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E ORA BUCCI CHE FA, SI DIMETTE? IL DIRETTORE DEL “SECOLO XIX”, MICHELE BRAMBILLA, PUBBLICA TUTTE LE CHAT CON IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA CHE DIMOSTRANO COME BUCCI ABBIA PRETESO DI DETTARE LA LINEA AL QUOTIDIANO: “IL 13 MAGGIO 2025 BUCCI HA INVIATO AL PRESIDENTE DI BLUE MEDIA, EDITRICE DEL ‘SECOLO’, PIERFRANCESCO VAGO, LE ISTRUZIONI SU COME FARE IL GIORNALE IN CAMPAGNA ELETTORALE. E VAGO ME LE HA INOLTRATE”

“IL VERO PUNTO È: A QUALE TITOLO MARCO BUCCI SEGNALAVA GLI ARTICOLI A LUI SGRADITI E SUGGERIVA CORRETTIVI? CON QUALE DIRITTO? CON QUALE DENARO È STATO PAGATO QUESTO LAVORO DI DOSSIERAGGIO NEI CONFRONTI DEL SECOLO (E, A QUANTO SEMBRA, ANCHE DI ALTRE TESTATE)? CON DENARO DELLA REGIONE, CIOÈ PUBBLICO, CIOÈ DEI CONTRIBUENTI?”

Questa è la storia delle pressioni che Marco Bucci (A quale titolo? Con quale diritto?) ha esercitato sul Secolo XIX. Vado per punti in ordine cronologico.
Marco Bucci ha cominciato a esercitare pressioni sulla mia direzione quando era ancora sindaco, e prima ancora che io cominciassi, e prima ancora che tra noi due ci fosse alcun contatto (io e Bucci non ci conoscevamo).
Infatti nei mesi di agosto e settembre del 2024 Bucci ha più volte detto in pubblico, rivolgendosi a giornalisti del Secolo XIX, che sarebbe presto arrivato un direttore
che “li avrebbe messi in riga” dopo il modo in cui il Secolo aveva seguito l’inchiesta della Procura della Repubblica sul governatore Giovanni Toti.In un’occasione disse a un giornalista del Secolo che avrebbe parlato con lo stesso giornale solo dopo il mio arrivo: “A quel punto sì che faremo tante interviste”. La circostanza è provata da un editoriale pubblicato sul Secolo XIX dall’allora direttrice Stefania Aloia, che denunciava il disprezzo per la democrazia e per la libertà di stampa dell’allora sindaco Bucci
Quando sono arrivato (29 settembre 2024) dopo i primi incontri di cortesia, Bucci ha cominciato a lamentarsi per alcuni articoli (qui sotto le mie chat con Bucci su whatsapp).
Ho sempre cercato di fare un giornale il più equilibrato possibile, come è nella mia storia giornalistica (20 anni al Corriere della Sera, sei a La Stampa, e poi direzioni di giornali non schierati: La Provincia di Como, la Gazzetta di Parma, il Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino) e come mi aveva raccomandato a Ginevra il mio editore, il signor Gianluigi Aponte, il giorno della mia assunzione: “Faccia un giornale apolitico, apartitico, dia voce a tutti e non si faccia tirare la giacca da nessuno”.
Ho annunciato l’equidistanza del giornale nell’editoriale di ingresso e in quelli all’inizio delle due campagne elettorali, per le regionali e per le comunali, in pieno accordo con il mio editore
I primi contatti con Marco Bucci, allora sindaco, sono stati cordiali. Lui mi disse subito che il Secolo era fazioso, di sinistra, schierato con la Procura della Repubblica. Io gli risposi che avrei fatto un giornale imparziale e lo invitai a segnalarmi eventuali errori o squilibri. Lui cominciò presto a mandarmi messaggi di lamentela su alcuni articoli.
Durante la campagna per le elezioni comunali della primavera 2025 Bucci ha cominciato a intensificare le pressioni facendo preparare dal suo staff una serie di dossier tesi a dimostrare che il Secolo era schierato con il centrosinistra.
Questi dossier, e non semplici rassegne stampa, riportavano alcuni articoli del Secolo XIX seguiti da commenti negativi e da informazioni del tutto false: venivano inviati da Bucci al presidente di Blue Media, editrice del Secolo, Pierfrancesco Vago, che me li girava solo per conoscenza, senza mai dire di favorire alcuno.
A un certo punto (13 maggio 2025) Bucci ha inviato a Vago anche le istruzioni su come fare il giornale in campagna elettorale e Vago me le ha inoltrate. È un foglio che si intitola “Risposta del governatore Bucci”: lo ripubblico e pubblico anche lo screenshot che dimostra l’inoltro, contemporaneo a quello di uno di questi dossier preparati dallo staff di comunicazione di Bucci.
Ho interrotto i rapporti con Bucci, protestando per il suo comportamento, l’8 maggio 2025, come risulta dalla chat tra me e lui su whatsapp.
In ottobre Pierfrancesco Vago mi ha chiesto un incontro chiarificatore con Bucci, avvenuto in Regione il giorno 9. Gli ho risposto via mail che ritenevo irrituale che l’incontro si svolgesse in Regione . Alla fine ho accettato quella sede solo per il grande rispetto che ho nei confronti del signor Vago, persona educata, onesta, perbene, che mi ha sempre trattato in modo impeccabile.
In quell’incontro ho ripetuto a Bucci quello che gli avevo sempre detto: che mi era stato dato mandato di fare un giornale super partes, e gli avevo chiesto che se avesse visto qualche errore, inesattezza o faziosità, avrebbe dovuto segnalarmela (in modo da permettermi di verificare ed eventualmente correggere, come faccio con chiunque) invece che far preparare questi dossier.
Dossier che erano confezionati a cadenza regolare. Prova ne sia che, come pubblichiamo in queste pagine, ce n’è uno che parte da settembre, quindi in un tempo in cui Bucci ed io non avevamo rapporti. Altro che concordati con me
Ma anche dopo quel 9 ottobre Bucci ha continuato a inviare a Vago questi dossier sul Secolo per dimostrare che il giornale è fazioso e contro di lui (risulta dalle chat tra Vago, che mi inoltrava le lamentele di Bucci, e me). Bucci contesta perfino la mia presenza alla festa di compleanno della sindaca Salis, dove c’era mezza città: quindi non potevano certo essere dossier concordati con me! Addirittura lo staff di Bucci contesta la qualità delle fotografie pubblicate, sostenendo che in un servizio sull’Ilva quella del governatore era sfuocata e quella di Silvia Salis più nitida; che lui era ritratto a capo chino, e lei “orgogliosa” a testa alta. Lascio al lettore giudicare il livello culturale, intellettuale e politico di simili osservazioni. Per “provare” che stiamo con la sinistra, l’ufficio comunicazione di Bucci stigmatizza perfino il fatto che un giornalista del Secolo, Emanuele Capone, dice “brava la mia sindaca!” commentando sui social un video in cui Silvia Salis canta con i Pinguini Tattici Nucleari. Sto scherzando? Purtroppo no.
Il 22 novembre Bucci ha inviato anche a me uno di questi dossier, e gli ho risposto in modo chiaro che si trattava di ricostruzioni inaccettabili (vedi chat tra me e Bucci)
Da quel momento Bucci ha ripreso a inviare i dossier al mio editore, che me li inoltrava. Ho sempre risposto al mio editore che non accettavo le interferenze del presidente della Regione. Tutto questo è riscontrabile nella chat integrale tra me e Bucci, che ho anche allegato all’Ordine dei Giornalisti e che è agli atti dell’inchiesta.
All’inizio di dicembre 2025 Bucci scrive al mio editore che il Secolo non deve dare spazio a “quelli del Pd”, i quali sono “cretini totali”, e che invece il giornale dovrebbe denunciare il Pd “come il partito delle tasse”.
Le pressioni dell’ufficio stampa della Regione sono diventate di dominio pubblico a Genova, anche perché non riguardavano solo il Secolo, e l’Ordine dei Giornalisti della Liguria in gennaio ha aperto un’inchiesta sui giornalisti che compongono l’ufficio comunicazioni del governatore
Il 14 gennaio 2026 Federico Casabella, capo dello staff di Bucci, ha fatto mettere a verbale all’Ordine dei Giornalisti che i dossier sui giornalisti del Secolo, a quanto gli risultava, erano stati concordati tra Bucci e me. Una palese menzogna, che ho potuto dimostrare all’Ordine dei Giornalisti in quattro punti:
1) il fatto che questi dossier sono sempre stati inviati al mio editore, e non a me, salvo l’ultimo di settembre-ottobre-novembre, inviato a entrambi a fine anno.
2) il fatto che in questi dossier si critica il mio operato: ad esempio quando si chiede all’editore di farmi cambiare linea per le elezioni comunali o si stigmatizza la mia presenza alla festa di compleanno della sindaca Silvia Salis. È del tutto evidente che simili affermazioni non possono essere state concordate con me.
3) Il fatto che in tutte le chat su whatsapp tra me e Bucci e tra me e Vago è sempre evidente la mia protesta per tali dossier e tali indebite ingerenze.
4) Il fatto che l’11 giugno 2025 ho scritto un editoriale in prima pagina e ospitato a pagina 10 una serie comunicati di protesta contro il comportamento di Bucci il quale, a un evento pubblico e davanti alle telecamere, aveva detto “quelli del Secolo devono darsi una regolata”. È evidente che tra noi due c’era un duro contrasto, non un accordo
Il 27 febbraio scorso l’Ordine dei Giornalisti mi ha prosciolto dall’accusa di aver concordato i dossier con Bucci, accusa che ha ritenuto del tutto falsa, alla luce della documentazione che ho prodotto
Voglio infine aggiungere che faccio questo lavoro da mezzo secolo e ho diretto cinque quotidiani, ma mai ho visto una cosa del genere. Bucci non ha fatto solo pressioni: si è comportato come se avesse un chissà quale diritto sul Secolo XIX. Un conto sono le normali osservazioni o lamentele dei politici (quelle esistono ovunque e da sempre), un altro conto è un presidente di Regione che manda all’editore l’elenco degli articoli da pubblicare in campagna elettorale. A che titolo?
I dossier preparati dall’Ufficio Stampa della Regione, su richiesta di Bucci, riportano solo alcuni articoli, senza mai menzionare quelli in cui, invece, è Bucci stesso o comunque il centrodestra a parlare. Si tratta insomma di estrapolazioni, come la raccolta del Secolo può facilmente dimostrare.
Molte affermazioni a commento di queste “rassegne stampa”-dossier sono assolutamente false. Ad esempio vien scritto, nelle istruzioni che Bucci pretende di dare al giornale per la campagna elettorale per le comunali, che il Secolo ha intervistato solo politici nazionali di centrosinistra, e nessuno di centrodestra. Ma a quella data (12 maggio 2025), come si può agevolmente documentare, il Secolo aveva intervistato molti più esponenti nazionali di centrodestra (quasi il doppio) che di centrosinistra
Sono a Genova da un anno e mezzo e con nessun altro politico ho avuto problemi. Anche nel centrodestra, non c’è nessuno che mi abbia mai manifestato lamentele per una faziosità del giornale.
È infine del tutto evidente che la dichiarazione di Casabella, secondo il quale io sarei stato d’accordo con Bucci nel confezionare e inviarmi dossier sui miei giornalisti, è di una gravità assoluta e comporta un ingente danno reputazionale. La mia redazione avrebbe avuto ben diritto di sfiduciarmi e avrei subito pesanti (ma soprattutto infamanti) sanzioni disciplinari, credo anche la radiazione dall’Albo. Quindi sono stato costretto a tutelarmi presentando alla Procura della Repubblica di Genova una querela per diffamazione contro il portavoce Casabella e chiunque altro abbia eventualmente contribuito a convincerlo dell’esistenza di quell’accordo.
Mercoledì 11 marzo il governatore Marco Bucci e il suo portavoce Federico Casabella hanno indetto una conferenza stampa in Regione ribadendo la menzogna di un mio accordo nella preparazione dei dossier, chiamati da loro “normali rassegne stampa”. Due giornalisti hanno chiesto conto del vademecum mandato al mio editore per la campagna elettorale 2025 ed entrambi hanno risposto di non sapere di che cosa si trattasse, di non aver mai visto quel foglio, e quindi – tantomeno – di non averlo mai inviato ad alcuno.
Giovedì 12 ho scritto che Bucci mente e ho indicato la data, l’ora, il minuto e il secondo in cui quel vademecum è stato inviato al mio presidente Vago.
A quel punto Bucci, con un comunicato diffuso anche dall’Ansa, ha rettificato, dicendo che se quel documento è intitolato “Risposta del governatore Bucci” significa che qualcuno glielo aveva chiesto, e quindi che non era nato di sua iniziativa. Bucci si è dunque smentito da solo.
Lo stesso giorno (12 marzo) Bucci mi ha chiesto il permesso di pubblicare le chat tra noi due. Gli ho risposto che non avevo alcun problema (infatti le pubblico qui integrali) ma, a quel punto, bisognava pubblicare tutte le chat, anche i messaggi che lui mandava al mio editore, e di depositare tutto alla Procura della Repubblica. Gli ho scritto: “Ci stai?”. Marco Bucci non mi ha risposto, ha eluso l’opzione-Procura e nella tarda serata di venerdì 13 ha diffuso, senza il mio permesso, le chat tra noi du
Ecco perché ho reagito pubblicando anche i messaggi che il mio presidente mi ha inoltrato, sbugiardando Bucci – tra l’altro – sul vademecum elettoral
“Reagito” è la parola chiave. Nulla, in questa vicenda, è stato frutto di una mia iniziativa.
Ho reagito alla prepotenza e all’arroganza di dossier pieni di falsità, che accusavano i giornalisti del Secolo. Ho difeso i miei colleghi, la mia testata, la sua storia di 140 anni di indipendenza
Ho reagito quando ho saputo dall’Ordine dei Giornalisti che Federico Casabella aveva affermato che quei dossier erano stati concordati con me.
Ho reagito quando Bucci ha detto in conferenza stampa di non aver mai inviato nulla al mio editore.
Ho reagito quando Bucci ha affermato – in una conferenza stampa ripresa in diretta da Primocanale e da TeleNord, quindi tutto documentato – di non sapere nulla del vademecum elettorale sulle comunali 2025.
Ho reagito quando ha diffuso le chat tra me e lui (io non avevo mai pubblicato sue frasi delle chat, solo due mie proteste).
Ecco, questa è la storia di uno di noi, anzi di loro. Una storia voluta da Bucci e il suo staff, non certo da me, che ho sempre respinto le sue pressioni anche grazie al mio editore Pierfrancesco Vago, che mi ha sempre solo riferito di queste pretese di Bucci, senza mai impormi nulla, anzi sempre ribadendomi di “tenere la barra dritta per un giornale imparziale ed equilibrato”.
Ora, al di là di tutto questo, il vero punto è: a quale titolo Marco Bucci segnalava gli articoli a lui sgraditi e suggeriva correttivi? Con quale diritto? Io, ripeto, ho fatto un giornale credo imparziale. Ma se anche avessi voluto farlo di sinistra, o di destra, nessun politico avrebbe avuto il diritto di eccepire. Solo l’editore può dire a un direttore: così non va bene. Non certo alcun altro. Marco Bucci, così come nessun altro politico, non ha alcun diritto di interferire nella linea di un giornale.
Ultimissima. Con quale denaro è stato pagato questo lavoro di dossieraggio nei confronti del Secolo (e, a quanto sembra, anche di altre testate)? Con denaro della Regione, cioè pubblico, cioè dei contribuenti?
Michele Brambilla
direttore de Il Secolo XIX)

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