Novembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
IL CAV STAMANE AVEVA DETTO: “NON PUO’ ESSERE IL LEADER SE HA CONTRASTI CON LA LEGA”… PARISI: “FORZA ITALIA HA PERSO 10 MILIONI DI ELETTORI CHE SPERAVANO IN UNA RIVOLUZIONE LIBERAL-POPOLARE, DEVO RECUPERARE IL LORO CONSENSO, DI QUELLO DI SALVINI NE FACCIO A MENO”
Acque sempre più agitate nel centrodestra per la leadership della coalizione, con il coordinatore di Forza Italia Stefano Parisi e il segretario della Lega Matteo Salvini ormai ai ferri corti.
E le parole pronunciate stamattina da Silvio Berlusconi in un’intervista a Radio anch’io sono suonate come un altolà (ma c’è chi parla di un benservito) a Parisi, designato dallo stesso premier alla guida della sua creatura politica.
“Parisi sta cercando di avere un ruolo all’interno del centrodestra ma avendo questa situazione di contrasto con Salvini credo che questo ruolo non possa averlo”.
E in serata è arrivata la replica dell’ex candidato alla poltrona di sindaco di Milano: “Non si governa con gli slogan. Con le ruspe non si governa l’Italia”, ha detto Parisi nel salotto di Vespa, aggiungendo un lapidario: “Chi sta con Salvini perde le elezioni”.
Berlusconi e l’unità del centrodestra.
Quelli tra Stefano Parisi e Matteo Salvini sono solo “scontri personali”, non rotture definitive. Silvio Berlusconi in un’intervista a Radio anch’io però ha ribadito che il centrodestra deve rimanere unito: “Parisi sta sta cercando di avere un ruolo all’interno del centrodestra ma avendo questa situazione di contrasto con Salvini credo che questo ruolo non possa averlo”.
Per il leader di Forza Italia, “il centrodestra è compatto, aldilà di quello che appare negli ultimi giorni”. Sabato scorso, infatti, Padova e Firenze sono diventate nelle stesse ore le due anime del centrodestra, con le manifestazioni organizzate dal segretario della Lega Matteo Salvini e dal coordinatore di Forza Italia Stefano Parisi, che dalla città veneta ha lanciato un messaggio netto: “È arrivato il momento. Ora dobbiamo candidarci alla guida del Paese”. E ha aggiunto: “Noi non siamo quella roba che è a Firenze oggi”, prendendo le distanze dal segretario del Carroccio.
Nell’intervista radiofonica Berlusconi ha sottolineato che “tutti i partiti che fanno parte della coalizione sanno che, se la rompono, si condannano all’irrilevanza. Stiamo lavorando a un programma condiviso, il resto appartiene al teatrino delle schermaglie e delle ambizioni personali. La nostra è un’alternativa liberale alla politica di sinistra e al populismo di Grillo”.
La replica di Parisi a Porta a Porta.
In serata è arrivata la replica del coordinatore di Forza Italia dal salotto di Porta a Porta. Replica che Stefano Parisi ha tenuto su toni netti: “Io passi indietro non ne faccio, vado avanti. Mi sono preso la responsabilità di rappresentare un’area politica popolare che oggi nel paese ha la maggioranza. Io sono convinto che Berlusconi mi sosterrà . Berlusconi non mi molla, non si fa guidare da Salvini, sono convinto che non cambierà idea, non credo che in un weekend si cambia linea”, ha detto il manager che non ha lasciato passare sotto silenzio la sostanziale sconfessione piovutagli addosso in mattinata dal leader del centrodestra.
Parisi si è richiamato alle parole con le quali l’ex presidente del Consiglio ha marcato la differenza tra destra e liberali e popolari, contenute in un’intervista di venerdì.
“Poi – ha lasciato cadere – non so cosa è accaduto tra venerdì ed oggi, ma so che bisogna essere stabili perchè altrimenti si genera confusione e sconcerto, la gente non capisce e poi resta a casa quando si tratta di andare a votare”.
Il leader di ‘Energie per il rinnovamento’ ha glissato davanti alle insistenze di Bruno Vespa che ha parlato più volte di una sorta di lettera di licenziamento dell’ex Cavaliere, ma la replica di Parisi è stata netta: “Il problema non è recuperare il consenso di Salvini o di qualche altro leader del centrodestra. Il fatto è che Forza Italia ha perso dieci milioni di voto ed io cerco di recuperare la fiducia degli italiani. Il problema – ha continuato Parisi – non è se ho il sostegno di qualcuno ma se il centrodestra ha il sostegno delle persone. Con le ruspe – avverte ancora – non si governa l’Italia”.
Dunque, Parisi ha mostrato fiducia sul reale sostegno da parte di Berlusconi, ma non ha perso l’occasione per ribadire che “agli italiani non interessa quanto io sia d’accordo o meno con Salvini. Certe cose succedono nei palazzi, nelle cene, nel mondo del potere, ma sono cose – ha accusato ancora – che gli italiani non capiscono più”.
Ecco perchè la risposta che Parisi ha spedito ad Arcore dal salotto tv di Bruno Vespa è che “se Berlusconi vuole Salvini leader può stare con lui, solo che così il centrodestra perde le elezioni perchè l’Italia non è lepenista e su questo non c’è dubbio”.
Anche per quanto riguarda il referendum Parisi è stato netto: “Non concordo con chi dice che si vota ‘No’ per cacciare Renzi. Renzi deve andare via con delle elezioni democratiche.”
“Io – ha spiegato – sono per il ‘No’ la referendum perchè questa riforma genererà confusione nel nostro sistema. Per fare così è meglio non fare nulla”.
Vespa ha poi chiesto a Parisi cosa accadrà in caso di vittoria del No: “A Renzi non piace galleggiare ma gli piace fare campagna elettorale. Se vince il no Mattarella prende in mano la situazione e il premier deciderà se fare una campagna elettorale da premier o da segretario del Pd, lui è molto scaltro e saprà cosa fare. Quello che è importante è avere una buona legge elettorale”.
(da agenzie)
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Novembre 14th, 2016 Riccardo Fucile
“IO PENSO A RICOSTRUIRE UN’AREA LIBERAL-POPOLAREI, I PARTITI SONO FINITI, NON SI GOVERNA CON LE RUSPE MA CON UN PROGETTO CONCRETO”
«Il centrodestra e il Paese vanno guidati da una leadership consapevole e capace, con idee chiare e progetti concreti per ricostruire il Paese, che non sappia solo vincere, ma che sia in grado poi di governare. Io mi candido a guidare questa comunità politica che stiamo giorno dopo giorno costruendo. Chi vuol esserci è il benvenuto, chi vuole andare con Salvini faccia pure. Più chiarezza c’è, meglio è».
Rompe gli indugi Stefano Parisi, senza più attendere investiture da alleati o da Arcore: «Io vado avanti comunque», dice.
E con la sua candidatura messa sul tavolo, si pone come alternativa moderata a Salvini che «non è più la Lega di Bossi dai contenuti federalisti e riformisti, ma lepenisti» e che si presta «al gioco di Renzi, permettendogli di presentarsi come unico argine al populismo».
L’alternativa vera al premier sarebbe lei?
«Dopo la vittoria di Trump negli Usa è sempre più evidente come la sinistra non sia stata in grado di capire il malessere, l’insicurezza, l’impoverimento, le paure di intere comunità . Renzi, imponendo come sua priorità il referendum con l’appoggio di Confindustria e banche internazionali quando la gente ha tutt’altri problemi, dimostra plasticamente la sua crisi. Ma se l’alternativa non può essere Grillo, non può esserlo nemmeno un centrodestra guidato da Salvini con i suoi slogan e le sue ruspe. FI e i moderati sono a questo bivio: imboccando la via indicata dalla Lega ci si schianta, scegliendone un’altra ci si candida a vincere».
Quale è l’altra strada?
«È quella alla quale stiamo lavorando: una comunità politica che si allarga ogni giorno di più, liberale, popolare, riformista, radicale e concreta nel proporre soluzioni».
È possibile un’alleanza fra questa componente, Lega e FdI?
«Lo vedremo alla fine del cammino, ma non si può partire – come alcuni in FI fanno – dall’idea che si debba costruire una coalizione per forza, anche quando l’eterogeneità la rende di per sè instabile. Se c’è chi vuole andare con Salvini in posizione minoritaria prego, vada pure. Noi vogliamo rappresentare altro».
Ma lei a nome di chi parla? Di FI? O ormai lavora a un nuovo partito?
«Io non sono di FI, non ci sono entrato quando mi chiesero di fare il coordinatore e non ci entrerò. E non penso all’ennesimo partitello, ma a qualcosa di più grande. I partiti per come li abbiamo conosciuti sono finiti, la vittoria di Trump insegna. Il processo di ricostruzione dell’area liberale e popolare va fatto oltre FI, perchè lì dentro tante persone non ci entrerebbero mai».
Il suo rapporto con i vertici azzurri è travagliato: perchè ce l’ha tanto con i Toti, i Romani, i Gasparri, i Brunetta
«Ma a me non interessano i nomi, io sto costruendo una cosa nuova, chi vuol starci ci sta, non evita come la peste le occasioni di incontro, come la mia conferenza programmatica dalla quale si sono tenuti lontani… Sinceramente, non mi importa nulla di quello che fanno queste persone, ci sono simpatizzanti, dirigenti, amministratori, parlamentari di FI che sono entusiasti del cammino che stiamo facendo e altri che andranno altrove. Non è un mio problema».
Magari lo è di Berlusconi, che forse non vuole un partito sfasciato: ha mandato un messaggio a lei, ma anche a Toti..
«Beh, non mi sembra la stessa cosa: venerdì ha mandato un saluto per una manifestazione per il No. Nell’intervista al Corriere è stato nettissimo, ha detto che non siamo la destra, non siamo Salvini, siamo liberali e popolari: più chiaro di così…».
E ha rilanciato il proporzionale, che per Salvini è l’arma per un nuovo Nazareno.
«Parlo per me e dico basta con queste sciocchezze: Verdini non l’ho mai visto, figuriamoci se mi interessa la sommatoria dei partitini o il Nazareno, io Renzi lo voglio battere. E lo dico chiaramente: se vincerà il no, sbaglierebbe FI ad appoggiare un governo a guida Renzi. Fossi in loro non lo farei. Ma il proporzionale, con correttivi maggioritari certo, può essere la soluzione per evitare coalizioni costruite con lo scotch e non in grado di governare».
Se lei si sente alternativo a Salvini, non parteciperebbe a primarie del centrodestra?
«Non penso che oggi sarebbero una soluzione, tanto più senza regole e garanzie di trasparenza. E comunque il problema del centrodestra oggi è darsi prima una identità , e solo dopo un leader. Tra diverse identità ci si confronterà : se si troverà un accordo, bene, altrimenti ciascuno farà la sua strada. E io andrò avanti, in ogni caso».
(da “il Corriere della Sera”)
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Novembre 3rd, 2016 Riccardo Fucile
AURIGEMMA, NONOSTANTE L’AIUTINO DI STORACE, RIBADISCE L’ERRORE
C’è da dire una cosa: alzi la mano chi non è mai caduto della trappola del “breve e conciso”.
Nella fretta dell’eloquio spesso ci si sbaglia e vengono fuori strafalcioni. Il più comune è “coinciso”.
Ma per arrivare a confondersi con “circonciso” ci vuole più impegno.
È quello che è accaduto al consigliere regionale del Lazio, Antonello Aurigemma (Forza Italia) che durante una un’assemblea di consiglio, come riporta Il Corriere della Sera, ha fatto, e ribadito, lo stesso errore.
Il presidente di turno Francesco Storace gli dà la parola e il consigliere di Forza Italia Antonello Aurigemma esordisce: “Sarò breve, però, penso, nello stesso modo circonciso…”.
Al che Storace lo interrompe: “Conciso, non circonciso”. Ma lui ribadisce convinto: “Circonciso”.
Comprensibile l’emozione del momento, l’ansia del dibattito, la solennità del luogo. Ma Antonello Aurigemma non è certo di primo pelo.
È un politico abbastanza svezzato: per dirne una, è stato assessore ai trasporti del Comune di Roma con la giunta di Gianni Alemanno, e chissà quanti dibattiti pubblici ha dovuto sostenere.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 17th, 2016 Riccardo Fucile
“NON SI TRATTA DEL GOVERNO MA DEL MERITO DELLA RIFORMA”…CL NON SI ESPONE MA PRECISA: “SERVE MAGGIORE STABILITA’ DEL SISTEMA POLITICO”
L’Udc si ribella in Sicilia. Forza Italia si rende libera dalla linea nazionale a Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli.
Qui i berlusconiani invitano a votare “Si” al referendum costituzionale del 4 dicembre, al contrario di quanto sostengono i vertici del partito, compreso Silvio Berlusconi.
La decisione è stata presa da un’assemblea cittadina degli iscritti, alla quale ha preso parte anche il sindaco Lello Russo, rieletto nel 2015 con una coalizione di centrodestra.
Andando, quindi, controcorrente rispetto alla posizione nazionale del Partito azzurro schierato, invece, con il “No”.
“Non si tratta di schieramenti politici, ideologie o di uno sterile dibattito pro o contro il governo — dice il sindaco Russo — ma di una Riforma e dei suoi contenuti: dalla riduzione del numero dei parlamentari al superamento del bicameralismo paritario, ad una maggiore efficienza del procedimento legislativo”.
A Pomigliano nei mesi scorsi era nato anche un comitato per il “Sì”, creato da un esponente di Fi. Si rispecchia in toto, invece, la posizione del Pd locale, spaccato tra sostenitori del “Sì” e del “No” che stanno svolgendo la campagna referendaria soprattutto sui social.
La verità è che come è spaccato il Pd, lo è anche il centrodestra.
Di Alfano e Verdini è noto il sostegno da subito alle riforme istituzionali di Renzi, ma Renato Schifani — che ha votato la riforma in Parlamento e ora è presidente di un comitato del No — ora vuole mostrare che tra i vecchi azzurri c’è anche chi si batte contro la riforma di Renzi.
“Sono più di 120 gli ex parlamentari di centrodestra, la maggior parte di Forza Italia, che mi hanno assicurato personalmente il loro attivo coinvolgimento nella campagna per il “No” spiega l’ex presidente del Senato. Tra loro, anticipa, ci sono il presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre, l’avvocato Giulia Buongiorno, Paolo Guzzanti, Alessandro Meluzzi, l’ex presidente del Senato Carlo Scognamiglio e l’ex ministro Antonio Guidi.
E un altro pezzo di centrodestra prende posizione, anche se sembra un po’ ambigua: Comunione e Liberazione.
“Il dibattito sulla riforma — si legge in un documento — è da mesi appesantito da forzature e strumentalizzazioni, che hanno condotto le formazioni politiche a una forte polarizzazione e a trasformare il referendum in un test sull’attuale governo e sul premier in particolare”.
Rispetto alle posizioni di “sterile indifferenza” e “cinico disimpegno” o alla “logica dello schieramento a priori” sottolinea:
“Entrambe le posizioni ci appaiono umanamente e politicamente aride e improduttive, se non addirittura dannose, anche per chi le sostiene”.
Cl sottolinea in ogni caso che “la vera urgenza del momento” è “la necessità di una maggiore stabilità ed efficienza del sistema politico a favore di migliori condizioni di vita per ogni cittadino e per il Paese, in vista dell’obiettivo fondamentale di sempre, vale a dire la promozione del bene comune”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 16th, 2016 Riccardo Fucile
IL COMMOSSO RICORDO DI CIAMPI E LA BACCHETTATA ALLA PLATEA RUMOROSA: “NOI PARLIAMO DI IDEE, NON SI FANNO CHIACCHIERE”
«Siamo qui per costruire una piattaforma nuova. Vogliamo cambiare il clima, vogliamo che la gente non voti più “contro” qualcosa ma “per qualcosa”.
Basta clima d’odio, bisogna riportare la gente vicino alla politica perchè il clima di odio allontana le persone della urne».
Lo ha affermato Stefano Parisi aprendo venerdì la sua convention «Energie per l’Italia» in programma per due giorni nell’ex capannone industriale trasformato in spazio espositivo nella zona dei Navigli.
Parisi ha iniziato i lavori con un ricordo a Carlo Azeglio Ciampi, il presidente emerito della Repubblica scomparso venerdì mattina: «È stato un personaggio molto importante per la mia vita, con lui ho collaborato quando divenne presidente del Consiglio. Dedicò tutta la sua vita alle Istituzioni. Ci ha lasciato ma la sua memoria rimane nella storia del Paese».
Quindi il manager ed ex candidato sindaco di Milano è entrato nel vivo della convention. «Abbiamo voglia di ripensare a un programma nuovo per il Paese, un programma liberale, una riflessione nuova. È l’inizio di un lavoro che deve continuare nelle prossime settimane e mesi e presto sono convinto che avremo un nuovo programma di governo».
Il fuori-programma
Stefano Parisi ha poi aggiunto: «Oggi nasce una comunità politica nuova che non è contro i partiti, ma dà un contributo ai partiti e sta dentro il centrodestra e deve essere integrata in quest’area. Il centrodestra ha perso milioni di voti ed il fatto che lo abbia fatto è perchè serve ricostruire dei rapporti di fiducia, ma non serve solo un lavoro autoreferenziale, la politica se si apre ha possibilità di crescere, se si chiude rischia di perdere».
Concluso il suo intervento la convention è continuata con il contributo di altri ospiti. Con un inatteso fuori-programma: Parisi è infatti risalito sul palco a sorpresa per «bacchettare» la platea rumorosa: «Questa è una conferenza programmatica dove si parla di temi e di idee, se dovete chiacchierare andate fuori, questo si faceva nei vecchi congressi di partito».
La prima giornata di convention si concluderà con una tavola rotonda a cui prenderanno parte diversi direttori di giornali: Lucia Annunziata, Luciano Fontana, Maurizio Molinari e Maurizio Belpietro.
(da “il Corriere della Sera”)
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Settembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
NIENTE POLITICI SUL PALCO, TUTTA SOCIETA’ CIVILE… 1800 PERSONE DI CAPIENZA, NESSUN POSTO RISERVATO… DIVERSE SORPRESE E UNA ATTENTA REGIA CON SILVIO ALLA FINESTRA
Follow the money. Sul corrente intestato all’associazione “L’Italia che verrà ” da qualche giorno arrivano versamenti, da imprenditori, professionisti gente interessata al progetto.
L’associazione – nuova e dal nome tutto politico – è quella di Stefano Parisi. E il progetto è quello che Mr Chili, ex candidato sindaco di Milano presenterà domani, a Milano, allo spazio Megawatt, sotto una grande scritta Energie per l’Italia, Idee per riaccendere il paese.
E che assomiglia molto a un nuovo movimento, una newco separata e distinta da Forza Italia, nelle cui casse non entrerà un euro.
Niente politici sul palco, tutta società civile, location fatta apposta per le tv, con la regia dell’evento affidata — e questa pare davvero una metafora — ad Alessandro Banfi, ex direttore di Tgcom 24, Mediaset.
La cui informazione, negli ultimi tempi, è molto filo-governativa.
Nel ruolo di presentatori il primo giorno Giuseppe De Bellis, vicedirettore del Giornale e il secondo Giancarlo Loquenzi, direttore Radio Rai.
Saranno loro a dare la parola ai mitici esponenti della mitica “società civile” che, dal palco, esporrà le Idee per l’Italia. Che al momento, non si capisce se saranno anche le idee per Forza Italia.
Un azzurro che ha parlato col Cav spiega: “Parisi si è allargato, perchè doveva fare il manager e si è messo a fare il leader, ma Berlusconi è pragmatico. Vede come va. Se riesce, punta di lui, se fallisce si tiene Forza Italia”.
Lui, Parisi, stimatissimo a corte da Gianni Letta, aprirà la convention con un saluto e chiuderà sabato alle 12. E ha curato nel dettaglio la scaletta dell’evento.
I pezzi grossi – soprattutto della Milano che conta – arrivano sabato. Prima parleranno Claudio De Albertis, presidente Ance — i costruttori — e Piergaetano Marchetti, lo storico notaio di Rcs, Antonio Gozzi, presidente di Federacciai.
Poi gli economisti: Veronica De Romanis, Nicola Rossi, già con D’Alema a palazzo Chigi, poi vicino a Montezemolo e Monti.
In mezzo giovani ricercatori iperliberisti dell’Istituto Bruno Leoni.
E la giornalista Annalisa Chirico, in qualità di presidente di “Fino a prova contraria – Until proven guilty”, il movimento “per una giustizia giusta ed efficiente” nato lo scorso marzo a Villa Taverna, sotto gli auspici dell’ambasciatore John R. Phillips. Un’associazione favorevole al Sì al referendum, in nome della la stabilità che favorisce investimenti.
Posizione che formalmente non è quella di Parisi. Formalmente, perchè informalmente anche nel giro renziano stretto vivono l’evento con favore, perchè è chiaro che quello è “un centrodestra con cui si può parlare”.
Ecco gli altri ospiti di un parterre senza troppi colpi di scena, molto milanese, attorno al quale lo staff di Parisi ha alzato un muro di riservatezza: Massimo Gandolfini, il presidente del Family day, che fino a poche settimane fa era vicino al mondo leghista; altro cattolico di peso Giancarlo Cesana, ex responsabile di comunione e liberazione, ex presidente del Policlinico, figura di spicco del mondo di Cl, espressione dello zoccolo duro di Don Giussani.
E poi i giovani: Giacomo Lev Mannheimer, figlio d’arte del noto sondaggista; Elisa Serafini, ricercatrice, ma nota soprattutto perchè era uno degli ospiti fissi della trasmissione Announo di Giulia Innocenzi. Si mise in evidenza attaccando Travaglio, guadagnandosi la simpatia di Giuliano Ferrara.
C’è anche qualcuno tra i manager, come dicono a Milano, del mondo di Corrado Passera, come Marco Morganti, amministratore delegato di banca prossima, in un parterre che ha la tipologia umana più di una nuova Scelta civica che del berlusconismo.
Idee sacconiane sul lavoro, cattoliche sulla famiglia, a parlare di libertà di educazione ci sarà suor Monia Alfieri.
Già trapelata la presenza di Maryan Ismail, di origine somala, candidata del Pd alle elezioni comunali di Milano, che però ha sbattuto la porta in faccia al Pd perchè avrebbe deciso di interloquire con la parte più minoritaria e ortodossa.
La sala ricorda un’arena. I dirigenti di Forza Italia e degli altri partito che andranno non troveranno nessun posto riservato. 1800 persone di capienza.
Come nelle tradizioni: sala piccola rispetto all’affluenza programmata, per ottenere l’effetto “pienone” e “bagno di folla”.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 15th, 2016 Riccardo Fucile
“DOBBIAMO RICOSTRUIRE UN’AREA LIBERAL-POPOLARE”… “SI LAVORI PER VINCERE, NON PER FAR PERDERE QUALCUN ALTRO”…”NON MI INTERESSA RIPORTARE NEL CENTRODESTRA QUALCHE PARLAMENTARE , MA GLI ELETTORI CHE SONO SCAPPATI”
Candidato leader del centrodestra? “Non è vero che io oggi faccio questo perchè domani voglio fare quello. Al momento decisivo si deciderà chi è il candidato più competitivo in quel momento. Non sto dicendo: io no. Dico che al momento giusto si vedrà “.
Così Stefano Parisi, ex manager e candidato alle Comunali di Milano, intervistato dal direttore del Giornale
“Il tema non è chi siederà più vicino o lontano a Berlusconi, che sulle questioni cruciali avrà la parola definitiva”, sottolinea.
“La domanda è: chi ha tela da tessere e cose da dire? Chiunque ha queste caratteristiche sarà in corsa. A un patto”. “Che si corra senza alchimie, spinti dalla volontà di vincere e non da quella di fare perdere qualcun altro”.
Alla convention “Megawatt”, in agenda a Milano, Parisi vuole portare i contributi “di persone che a un’assemblea di partito non andrebbero, ma che sono disponibili a partecipare a una discussione libera e aperta”.
Con l’obiettivo di “ricostruire una piattaforma ideale per un’area liberale popolare che si contrapponga in modo chiaro e netto alla sinistra”.
“Sono contro il nuovismo”, aggiunge Parisi. “Penso che l’Italia abbia bisogno di persone di esperienza, non necessariamente politica. Non basta essere giovani e uscire dal web per poter fare il sindaco di Roma, come insegna la storia di queste ore. Ma c’è un ma”.
“Se il centrodestra vuole recuperare i dieci milioni di voti persi e tornare forza di maggioranza ci sarà posto per tutti. Ma chi invece pensa solo a sopravvivere alla meno peggio si mette ai margini da solo”.
Parisi ha idee chiare anche sulle primarie: “O sono regolate come negli Stati Uniti o sono una farsa”.
E su una mano tesa a Salvini risponde in pratica che è un problema della Lega con chi vuole stare, non suo.
Alfano? “A mio avviso non si deve raccogliere per raccogliere, fare l’Attak per rimettere insieme i cocci. Il problema non è riportare nel centrodestra un ministro o un parlamentare, è riportarci le persone. Non dobbiamo andare a caccia di deputati ma di elettori”
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 13th, 2016 Riccardo Fucile
FONTANA: “LA SOMMA ALGEBRICA DI PARTITI E PARTITINI NON FA UN PROGETTO POLITICO”
Inutile guardare al ’94, l’anno della discesa in campo di Silvio Berlusconi. Per il centrodestra, che deve “ricostruire un’identità politica” e “trovare un nuovo leader”, serve “una scelta chiara” e Stefano Parisi è l’uomo giusto.
Con un editoriale a firma del direttore, Luciano Fontana, il Corriere della Sera delinea la road map del centrodestra.
“Solo una scelta chiara e un leader sostenuto con generosità potranno parlare a un elettorato che si è rifugiato in altri lidi o ha rinunciato alla partecipazione politica. L’Italia ha bisogno di spirito d’impresa anche in politica, e questo Stefano Parisi è in grado di assicurarlo, ma soprattutto di un gruppo dirigente in sintonia con il diffuso disagio economico e sociale. Che sappiano parlare (con idee, programmi, parole d’ordine) in modo semplice agli elettori. Che non si limitino a solleticare la rabbia ma indichino strade ragionevoli di uscita dalla crisi”.
Per il Corriere è una scelta di fatto obbligata
Altrimenti è il solito gioco del cambio del nome al partito e del leader buttato in pasto all’opinione pubblica e trascinato rapidamente nell’oblio. Un gioco praticato troppe volte e destinato a bruciare le ultime speranze degli elettori conservatori senza rappresentanza.
Secondo Fontana, il centrodestra non deve guardare allo spirito del ’94
“Inutile guardare al passato, al mitico ’94, l’anno della discesa in campo di Berlusconi. Quel mondo, politico, sociale ed economico non c’è più. La competizione tra il polo progressista e quello conservatore è stata sostituita da un tripolarismo in cui la sinistra non si sa bene se esista ancora, il centrodestra si è frantumato in tanti pezzi, la protesta e l’insofferenza degli elettori hanno preso la strada di un movimento ancora indefinito, e molto fragile nelle prove di governo delle città , come i Cinque Stelle”.
La via d’uscita, secondo il Corriere, è la costruzione di una “nuova area liberale e moderata”
L’unica possibilità resta la definizione di una nuova area liberale e moderata che sappia sottrarre la destra italiana alle pulsioni populiste. Critica con l’Europa ma attenta a non scivolare in un isolazionismo pericoloso. Il centrodestra non potrà mai rinascere, come pensa qualche colonnello di Forza Italia, come la somma aritmetica di partiti e partitini antitetici, una somma che non fa una politica e un progetto.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 9th, 2016 Riccardo Fucile
“MEGAWATT, ENERGIE PER L’ITALIA” E’ UNA SORTA DI LEOPOLDA CHE SI TERRA’ A MILANO IL 16 E 17 SETTEMBRE… TRA ASSENZE, PRESENZE E BOICOTTAGGI
Episodio 1.
In settimana un retroscena su Libero ha raccontato che Berlusconi, tramite Sestino Giacomoni, avrebbe telefonato ai big azzurri per invitarli a non andare alla convention di Stefano Parisi in programma il 16 e 17 settembre a Milano il cui titolo è “Megawatt, energie per l’Italia”.
Motivo: preservare l’immagine nuovista del manager, che verrebbe offuscata se di fianco si trovasse Gasparri, Brunetta, Romani & C.
Sentite cosa risponde Maurizio Gasparri: “Ah ah… io non ho ricevuto nessuna telefonata. E comunque se a qualcuno venisse in mente di alzare il telefono per tenere alla larga certe persone da Parisi, dovrebbe chiamare quelli che gli vanno dietro. Non faccio nomi per carità di patria, ma sono tutte seconde e terze file del partito. Averli come ospiti alla convention equivarrebbe a un flop. Io fossi Parisi li terrei lontani…”.
Episodio 2.
Mercoledì, nel redivivo Mattinale, creatura che gli era stata sottratta e che ora è tornata saldamente nelle sue mani, Renato Brunetta inaugurava una rubrica, “Quid & Megawatt”, con evidente relazione tra il quid (quello che secondo Berlusconi non aveva Alfano) in relazione all’ex candidato milanese.
Il sottotesto brunettiano è che, naturalmente, pure a Parisi manca il quid.
La perfida rubrichetta, però, il giorno dopo sparisce. Ordine di Silvio? Ah saperlo, direbbe Dagospia.
Episodio 3.
Oggi Vittorio Feltri spara un titolo di apertura di Libero che recita: “La rivolta dei falliti”.
E i falliti in questione sono proprio quelli che si oppongono a Parisi e l’hanno tenuto nel mirino per tutta l’estate.
“Chi osteggia Parisi imputandogli di aver ricevuto il battesimo dal Cavaliere è come il bue che dice cornuto all’asino (…) è in atto una rivolta dei falliti, politici di risulta che dopo aver ammazzato il partito tentano pure di sotterrarlo: vadano a nascondersi prima di essere rottamati”. Il direttore di Libero non usa il fioretto.
Tre scene illuminanti per capire il clima da lunghi coltelli che in questi giorni sta agitando Forza Italia in vista dell’appuntamento del prossimo week end, quando a Milano
“Mister Chili” (la sua società di video on demand) radunerà politici e società civile intorno al suo progetto di rilancio di Forza Italia e del centrodestra.
Parisi è stato cannoneggiato per tutta l’estate, ma è proprio adesso che il fuoco di fila contro di lui si sta facendo più intenso.
Insomma, la vecchia guardia del partito gli fa la guerra e sono in tanti a sperare che la sua iniziativa si tramuti in un flop.
Giocando di sponda con Matteo Salvini, anch’egli abile e arruolato tra i detrattori di Parisi, che il capo leghista teme come competitor nella corsa alla leadership della coalizione.
Nel frattempo tutti negano le presunte telefonate giunte da Villa La Certosa.
“Non mi ha chiamato nessuno, ma del resto non ce n’è bisogno. Non ho alcuna intenzione di andare alla convention parisiana. Quella è un’iniziativa fuori da Forza Italia e noi non c’entriamo nulla”, risponde Paolo Romani.
“Nessuna telefonata”, taglia corto Renato Brunetta.
“Anche il mio telefono non ha squillato”, dice Altero Matteoli, che sottolinea: “Non andrò a Milano perchè non capisco cosa vuole fare Parisi. Forza Italia ha una classe dirigente in grado di rilanciare il partito da sola, non c’è bisogno di un papa straniero. Se poi Parisi vuole essere aggiuntivo… Ma non venga a farci la lezione”.
E sul presunto nuovismo di Parisi che Berlusconi vorrebbe preservare, Giovanni Toti è addirittura irridente: “Quando lui era direttore generale di Confindustria io andavo ancora al liceo”.
Personaggi di peso, tutti contro il manager, cui vanno aggiunti Daniela Santanchè, il neo riacquisto Renato Schifani e Laura Ravetto.
Poi ci sono altri due tronconi: chi sta in attesa in maniera assai diplomatica, come Maria Stella Gelmini, Mara Carfagna e Deborah Bergamini, e coloro che, chi più e chi meno, si stanno posizionando dalla parte dell’ex ad di Fastweb.
Tra questi Antonio Tajani (che oggi ospita Parisi nella sua convention di Fiuggi), la deputata Elena Centemero, Stefania Prestigiacomo (“Stefano è l’uomo giusto. E poi c’è Silvio”, dice in un’intervista), Anna Maria Bernini, Renata Polverini, Lara Comi, Gregorio Fontana e Francesco Giro.
Tutti loro, o quasi, saranno a Milano. “Mi sorprenderebbe assai vedere a Megawatt alcuni di quelli che hanno cannoneggiato Parisi tutta l’estate. A Milano ci saranno quelli che stanno dalla sua parte, ma senza eccessi: resteremo nelle retrovie. Protagonista dovrà essere la società civile”, osserva Giro.
Che non ha dubbi sulla posizione di Berlusconi, che proprio questa settimana ha visto Parisi spronandolo ad andare avanti: “Il Cav sta con lui”.
Anche se poi Berlusconi, cui Parisi ha appena presentato un dossier sulla situazione economica del partito, si sa com’è fatto: da una parte rinnova la fiducia al manager, dall’altro rassicura la vecchia guarda dicendo che “Parisi si muove in maniera autonoma”.
Sta di fatto che, telefonate o meno, il leader di Fi ha dato la sua benedizione al manager e a Milano non vuole vedere vecchie facce.
“Meno politici ci sono e meglio è. Deve emergere il nuovo e la società civile che si sta coagulando intorno a Stefano”, conferma Antonio Tajani.
Ma dell’input berlusconiano viene data anche un’altra lettura: l’ex Cav a Milano non vorrebbe vedere nemmeno i forzisti pro Parisi, perchè questo sancirebbe ufficialmente la nascita di una corrente parisiana nel partito azzurro.
Cosa che però, a scorrere gli eventi delle ultime settimane, è già nei fatti.
“In Forza Italia è in atto una guerra tra le cariatidi che si fingono berlusconiane e Parisi”, scrive Vittorio Feltri sempre nell’editoriale di oggi, articolo che è andato di traverso a tutta la vecchia guardia del partito.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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