I SUPERMERCATI E I DISTRIBUTORI DI BENZINA LI ABBIAMO SVUOTATI NOI CON LE NOSTRE PESSIME SCELTE
LA DIPENDENZA DALLE FONTI FOSSILI E DAL TRASPORTO SU GOMMA NON SONO DESTINI INELUTTABILI, MA SCELTE SBAGLIATE CHE STIAMO PAGANDO
Non diciamo che non si poteva evitare, per cortesia.
Semplicemente, alla fine, i nodi vengono sempre al pett
ine. E nel caso della protesta degli agricoltori e degli autotrasportatori che ha svuotato gli scaffali dei supermercati e i distributori di benzina del sud Italia nel giro di pochi giorni, sono venuti al pettine tutti assieme.
C’è il nodo del gasolio, ovviamente. L’Italia è un Paese che dipende enormemente dalle fonti fossili per scelta, un “petrostato senza petrolio”. Basta che aumenti il prezzo della benzina, a causa di una crisi geopolitica, e i prezzi di tutto si impennano. Scegliere di essere dipendenti dalle fonti fossili è una scelta. E l’altra strada, quella di un mix energetico fondato sulle fonti rinnovabili e dell’elettrificazione della mobilità, è si è deciso di non percorrerla perché era “ideologia green”. Alla prova dei fatti, un errore.
C’è il nodo, poi, del trasporto su gomma. Anche dipendere dai tir è una scelta. E in questi giorni abbiamo scoperto, drammaticamente, quanto ci dipende il Sud. Che non ha ferrovie degne di questo nome, ha quattro interporti in croce – un quinto rispetto al nord Italia – ed è completamente privo di intermodalità, ossia di una logistica che preveda l’uso di più mezzi – navi e treni, soprattutto – per far arrivare le merci a destinazione. Se fermi i tir, fermi mezza Italia, insomma. Un destino ineluttabile? No, assolutamente. Semplicemente, un’altra scelta sbagliata. Due volte sbagliata, visto il fiume di soldi del Pnrr che è appena passato dall’Italia.
C’è il nodo, poi, della debolezza del governo. Che fa il gradasso con quattro ragazzini che sfondano le vetrine a Milano, ma fa una fatica enorme a trattare con chi svuota gli scaffali dei supermercati di mezza Italia, lasciandola priva di generi di prima necessità. Un po’ perché non ha i soldi per farlo, un po’ perché ne teme il potere negoziale. E dire che in uno dei tanti decreti sicurezza c’è la possibilità di rompere i blocchi stradali, arrestando chi li pone in essere. Una legge, questa, che evidentemente valeva solo per i ragazzini che protestavano contro l’inazione di fronte alla crisi climatica.
Infine, c’è il nodo geopolitico. E qui, repetita iuvant, paghiamo cara come il fuoco l’acquiescenza a Trump e Netanyahu. Certo, non siamo ingenui: sappiamo benissimo che non avremmo impedito la guerra in Iran. Ma è proprio grazie a Paesi come l’Italia e a governi come quello di Meloni, che hanno sabotato un’azione comune europea contro lo strapotere del tycoon della Casa Bianca, che Trump ha trovato terreno fertile per fare quel che voleva. Alla prova dei fatti, fare il pontiere tra Bruxelles e Washington – o peggio: la quinta colonna di Washington a Bruxelles – è stata l’ennesima pessima idea.
Oggi noi paghiamo tutto questo, non il destino cinico e baro. Non è una grande consolazione saperlo, ok. Ma almeno evitiamo di raccontarci bugie.
(da Fanpage)
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