LE RAGIONI DEL SISTEMA PROPORZIONALE
TUTTI DEVONO POTER ESSERE RAPPRESENTATI, ALTRO CHE ABNORMI PREMI DI MAGGIORANZA
Parafrasando il filosofo, “uno spettro si aggira per l’Italia…, l’astensionismo”, fenomeno che ha raggiunto, nel giro di due decenni, un livello ben più che allarmante per tutte le tipologie elettorali, salvo quando il “popolo sovrano” non percepisca e realizzi che in discussione ci siano i valori della Repubblica, come nel referendum costituzionale sul controllo della magistratura.
Ma come talora accade, invece di analizzare il problema e proporre soluzioni, le forze politiche, sempre più ridotte a comitati elettorali, taluni peraltro eterodiretti da gruppi imprenditoriali e fiancheggiati da stampa compiacente, sono lì a spartirsi le spoglie di ciò che resta del parlamentarismo italiano proponendo una legge elettorale, ribattezzata Melonellum, che non solo presenterebbe gravi inconvenienti di costituzionalità, ma che soprattutto, attraverso un premio elettorale mostruoso, tende a svuotare di significato e contenuti la volontà popolare, insomma il voto, che è appena il caso di ricordare è “personale, uguale, libero e segreto” secondo le vigenti disposizioni costituzionali.
Non solo un premio abnorme, ma anche la conferma delle liste bloccate e delle candidature plurime che confermeranno, in capo a quei comitati elettorali, perché chiamarli partiti nel senso costituzionale del termine mi sembra del tutto inopportuno e fuorviante (anche qui il richiamo è alla disposizione costituzionale che indica i partiti politici quali associazioni che concorrono con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Quale metodo democratico? Quale politica nazionale?), la legittimazione a compilare le liste degli eletti in Parlamento, con ciò invertendo l’ordine costituzionale della forma di governo: è il Governo (reale o potenziale, o chi per lui) che determina i componenti del Parlamento e non l’opposto, come prescrive, sempre la Costituzione.
Ben si comprende, dunque, la disaffezione al voto di larga parte della popolazione che, disillusa, preferisce non recarsi alle urne, piuttosto che confermare, con il proprio complice atteggiamento, scelte prese altrove. E pensare che dopo Tangentopoli, figlia anche del crollo del muro di Berlino, avevano provato a convincere gli italiani, non chi scrive per la verità, che il sistema elettorale allora vigente, il proporzionale, doveva essere abbandonato e sostituito da un maggioritario (corretto) tale da garantire un rapporto migliore e più diretto fra elettore ed eletto, senza minimamente rendersi conto che l’imposizione centralistica delle candidature (tanto nel maggioritario, quanto in un proporzionale con liste bloccate) avrebbe allontanato gli elettori non solo dalla politica, ma anche dalle urne.
La proposta di legge attualmente in discussione non solo ignora il problema dell’astensionismo, ma cristallizza la situazione (in buona sostanza legittima pochi a decidere al posto di molti) e, quel che è peggio, appare come un grimaldello in grado di “scardinare” la forma di governo, anticipando per via di legislazione ordinaria quella riforma costituzionale, il premierato, che tanto piace all’attuale maggioranza di governo: un unicum che ridimensiona i poteri del Presidente della Repubblica, amplifica quelli del Capo dell’Esecutivo e, infine, riduce a cinghia di trasmissione del governo la volontà del Parlamento. Per giustificare politicamente (e istituzionalmente) questo vero e proprio scempio costituzionale, viene utilizzato, ancora una volta, il “criterio” della stabilità, corollario indegno della “governabilità” e della necessità che l’Esecutivo, di fatto, non sia il frutto di una trattativa fra forse politiche successivamente all’esito elettorale, ma discenda, direttamente e magari con un “aiutino” in termini di deputati e senatori, dalle elezioni. Forze politiche non più mediatrici della volontà popolare, ma ruota di scorta di un candidato premier. Ciò non solo è intollerabile, ma è anche grandemente pericoloso, perché lascia aperti spazi enormi a visioni populistiche e autoritarie che non tarderanno ad affermarsi sulla scena politica del nostro Paese.
Esistono rimedi a questa deriva autoritaria e autoreferenziale?
Il primo rimedio è rappresentato dalla necessità di rivedere, aggiornare, attualizzare le modalità di voto, adottando una organizzazione che tenga conto della oggettiva innovazione tecnologica che consente, oggi, di operare a distanza mediante l’uso di credenziali, come lo SPID, affidabili, certe e trasparenti. Ciò consentirebbe a molti più elettori di partecipare al voto senza necessariamente recarsi al seggio. Ma su queste tematiche chi scrive ammette di non avere sufficienti conoscenze per proporre una soluzione degna di questo nome!
Molto più pregnante e significativo è l’adozione di un sistema elettorale in grado di ri-mettere al centro il popolo sovrano, invertendo la rotta adottata negli ultimi decenni (dalla preponderanza della governabilità alla preponderanza della rappresentanza), ciò anche in linea con quanto sostenuto in Assemblea costituente: se è pur vero che il testo costituzionale non indica la tipologia di sistema elettorale, è altrettanto vero che le maggioranze previste per l’elezione di taluni organi istituzionali (Presidente della Repubblica) o di garanzia (giudici della Corte costituzionale e componenti del CSM) lasciano chiaramente intendere che il costituente avesse in mente la necessità di coinvolgere l’opposizione, non già l’esistenza di una stramaggioranza autosufficiente. Per questa ragione mi appare più consono che la stagione della governabilità (e delle sue leggi elettorali) possa considerarsi conclusa e (per necessità o per scelta consapevole) debba tornarsi, con opportune correzioni, a un sistema elettorale proporzionale. A tal riguardo non mancano, in Europa, modelli a cui ispirarsi, in particolare quello tedesco. Il contesto di quel Paese è, tuttavia, del tutto peculiare ed è destinato a un rapido, quanto forse traumatico, mutamento anche a causa della presenza di forze politiche di destra radicale. In presenza di un federalismo non competitivo e di una unificazione che appare compiuta solo giuridicamente, la Germania ha deciso di conservare il suo sistema elettorale proporzionale con clausola di sbarramento al 5% ed elezioni “mista dei componenti del Bundestag, la Camera di rappresentanza del popolo tedesco. L’elettore, come è noto, esprime sulla medesima scheda elettorale due voti contestuali: uno per un candidato nel collegio uninominale e l’altro per il partito politico, presente in una circoscrizione che combacia con il singolo Land, che presenta una lista bloccata di candidati. Ciò che rende profondamente diverso il contesto politico-istituzionale tedesco dal nostro è la circostanza che i candidati sono scelti, sulla base di una sorta di elezioni primarie, dagli iscritti al partito di quel singolo Land, con ciò “recuperando” il senso democratico della compilazione delle liste circoscrizionali.
L’esistenza poi della norma costituzionale sulla sfiducia costruttiva (che impedisce di sfiduciare il Cancelliere se, contestualmente, non si è in grado di garantire una maggioranza parlamentare a un nuovo soggetto) rende molto bene l’idea dell’esistenza, in Germania, di partiti politici estremamente organizzati e, soprattutto, i cui componenti, tanto i dirigenti, quanto i parlamentari, rispettosi di una radicata quanto forte disciplina di partito. Ciò rende quel Paese un unicum e, soprattutto, allontana il nostro dall’idea che si possano adottare disposizioni elettorali simili.
Che fare? Un ripensamento verso un sistema elettorale proporzionale, del tutto simile a quello in vigore nella c.d. prima Repubblica appare a chi scrive necessario, ancorché attualizzato con alcune disposizioni volte a eliminare i segni del tempo: liste circoscrizionali a livello regionale “aperte”, introduzione delle preferenze (doppia preferenza di genere?), divieto (o forte contenimento) delle candidature plurime (che appaiono sempre più ingannevoli), introduzione di una clausola di sbarramento (4-5%) e di un meccanismo volto a disincentivare gli apparentamenti farlocchi (intervenendo, ad esempio, sui rimborsi elettorali), forti limitazioni alle spese per i candidati, sono solo alcune delle possibilità che, naturalmente, non troveranno “cittadinanza” nelle strategie delle attuali segreterie dei partiti, tutte concentrate a confermare, all’infinito, l’attuale sistema di potere. Diversamente il Paese è destinato a una deriva autoritaria, legittimata da una minoranza, sui cui esiti, in tempi di crisi economica, nessuno può far previsioni, anche in termini di conservazione della democrazia.
(da lafionda.org)
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