LUCA CARLEO, IMPRENDITORE MILANESE CLASSE 1981, EX RESPONSABILE VICARIO PER LA LOMBARDIA DI FUTURO NAZIONALE, E’ STATO ARRESTATO A MILANO PER UNA FRODE FINANZIARIA DA OLTRE 30 MILIONI DI EURO
CARLEO AVEVA LASCIATO IL PARTITO DI VANNACCI DOPO L’AVVIO DELLE INDAGINI, CHE SI ERANO CONCENTRATE SU OPERAZIONI FINANZIARIE ILLECITE NEI CONFRONTI DI DIVERSE SOCIETÀ QUOTATE IN BORSA
Sono stati arrestati con ordinanza di custodia in carcere Ciro Di Meglio e Luca Carleo, ex
ad e ex dg di società del gruppo di telecomunicazioni Ops, in un’indagine del Nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf e del pm di Milano Nicola Rossato su presunte frodi sul mercato finanziario da 30 milioni di euro.
Carleo, poco prima delle perquisizioni e dei sequestri di luglio, era stato nominato da Futuro Nazionale di Roberto Vannacci come responsabile vicario per la Lombardia con delega per la città di Milano e poi si era dimesso. Gli arresti sono stati eseguiti dopo gli interrogatori preventivi e la decisione della gip D’Antoni.
La gip Giulia D’Antoni, dopo gli interrogatori dell’11 settembre in cui gran parte degli indagati, tra cui Carleo e Di Meglio, non hanno risposto, ha emesso l’ordinanza eseguita oggi a carico anche di altri 8 indagati ai quali sono state notificate misure interdittive: per una commercialista l’interdittiva professionale e per altri sette indagati il divieto di esercitare incarichi in uffici direttivi di imprese.
L’ordinanza ha accolto il quadro accusatorio dell’inchiesta del pm Rossato della Procura diretta da Marcello Viola. L’indagine il 29 luglio aveva portato anche al sequestro di quote e azioni di società del gruppo Ops, oltre ad una serie di perquisizioni. Attraverso le società, secondo i pm e le indagini della Gdf, il “duo” composto dagli imprenditori Di Meglio, 49 anni, e Carleo, 45 anni, avrebbe portato avanti “strategie delinquenziali” per “ottenere profitti personali ai danni degli investitori e del mercato”, approfittando “della situazione di crisi in cui si trovavano tali società”, sfruttandole, mentre l’intento “dichiarato” era quello di “risanarle”.
I reati contestati nell’inchiesta sono manipolazioni del mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per le società quotate, formazione fittizia di capitale e malversazioni di erogazioni pubbliche. In una delle conversazione intercettate Carleo “illustrava”, secondo i pm, nel dettaglio “con quali modalità era riuscito” ad aggirare “la prova dell’avvenuto pagamento” di una somma stabilita da una delibera del cda, ossia “simulando operazioni inesistenti, falsificando verbali e retrodatando l’accollo di debiti della società”.
Carleo diceva: “Mi son fatto venire un colpo di genio che guarda (…) perché Consob ha mandato una roba da vaffanbagno, da str…. come al solito e quindi ho dovuto trovare la pezza per metterla in ordine”. Nell’indagine figurano 35 indagati (più tre società iscritte) ed era stato disposto il sequestro preventivo da oltre 100mila euro di azioni e quote “nella disponibilità” dei due e di un altro indagato, Angelo Di Lorenzo, delle società Ops Italia, Ops Ecom, Ops Retail e Orion Capital.
(da Dagoreport)
Leave a Reply