SALVINI GIÙ DAL PONTE! GLI INDAGATI DALLA PROCURA DI ROMA PER CORRUZIONE E RIVELAZIONE DEL SEGRETO D’UFFICIO SUL CASO DEL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA SONO IL MAGISTRATO TOMMASO MIELE, EX PRESIDENTE AGGIUNTO DELLA CORTE DEI CONTI, L’AVVOCATO GIACOMO SACCOMANNO, EX COMMISSARIO DELLA LEGA IN CALABRIA, E L’IMPRENDITORE VINCENZO VIRGOGLIO
SECONDO I PM, I TRE AVREBBERO TENTATO DI INFLUENZARE IL GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ DEI GIUDICI CONTABILI SULL’APPROVAZIONE DEL PROGETTO FORTEMENTE VOLUTO DAL LEADER LEGHISTA. ALL’EX TOGA SAREBBE STATA PROMESSA UNA POLTRONA IN ENTI PUBBLICI O SOCIETÀ PARTECIPATE DOPO LA PENSIONE – E PENSARE CHE, QUANDO LA COMMISSIONE CIPESS BOCCIÒ IL PIANO PER LA REALIZZAZIONE DEL PONTE, LO STESSO SALVINI E MELONI GRIDARONO AL COMPLOTTO
Una poltrona per il dopo pensione in cambio di informazioni riservate e di un aiuto per superare uno dei passaggi più delicati del progetto del Ponte sullo Stretto.
È l’ipotesi sulla quale lavora la procura di Roma, che ha iscritto nel registro degli indagati Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, un imprenditore reggino e un avvocato già componente del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina Spa.
I carabinieri del Ros hanno eseguito una serie di perquisizioni nei confronti dei tre professionisti. L’indagine, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, ruota attorno al sospetto che gli indagati abbiano tentato di influenzare il giudizio di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina.
Le accuse contestate, a vario titolo, sono pesanti: corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.
Pressioni fortissime e promesse di utilità a magistrati contabili per far approvare la delibera Cipess sul ponte sullo Stretto: una delibera dal valore di 13,5 miliardi di euro smontata dalla sezione controllo corte dei conti sugli atti del governo.
Allora il ministro Matteo Salvini e la premier Giorgia Meloni gridarono al complotto. Oggi si scopre invece che ci furono pressioni dall’ex componente del cda, prima e dopo la bocciatura della delibera.
E che ad essere agganciato sarebbe stato anche l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Miele, andato in pensione lo scorso febbraio. Pressioni che non hanno raggiunto l’obiettivo: la delibera non è stata mai pubblicata in Gazzetta.
Secondo la ricostruzione dei magistrati, l’avvocato Giacomo Saccomanno, 71 anni – ex commissario della Lega in Calabria e uomo di fiducia di Salvini – insieme all’imprenditore Vincenzo Virgoglio, avrebbe cercato di avvicinare il magistrato contabile “al fine di condizionare l’esame della Corte dei Conti in favore della società Stretto di Messina Spa”. In cambio della sua disponibilità, i due gli avrebbero promesso il proprio sostegno per ottenere, una volta conclusa la carriera in magistratura, incarichi di prestigio in enti pubblici o società partecipate.
Per gli investigatori il giudice avrebbe accettato di mettersi a disposizione dei due interlocutori. Avrebbe fornito aggiornamenti costanti sull’andamento della procedura davanti alla Corte dei Conti, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati e sugli sviluppi della camera di consiglio chiamata a pronunciarsi sul progetto.
Ma c’è di più. Quando il 29 ottobre 2025 arrivò il parere sfavorevole della Corte, il magistrato, secondo l’accusa, si sarebbe impegnato a predisporre una memoria nell’interesse della società Stretto di Messina Spa da far pervenire al commercialista della stessa società.
In cambio avrebbe puntato a un incarico di vertice: la presidenza dell’Autorità Antitrust oppure quella di una società partecipata.
L’inchiesta ricostruisce anche altri tentativi di avvicinamento. L’avvocato e l’imprenditore, infatti, avrebbero cercato contatti con ulteriori magistrati ritenuti utili agli interessi legati alla realizzazione dell’opera. L’obiettivo sarebbe stato quello di ottenere informazioni coperte da segreto d’ufficio e notizie riservate sui procedimenti in corso.
Durante le perquisizioni, i carabinieri del Ros hanno sequestrato computer, telefoni cellulari e altri supporti informatici. Materiale che adesso verrà analizzato dagli investigatori per verificare la consistenza delle accuse e ricostruire la rete di rapporti che, secondo la procura, avrebbe cercato di incidere su uno dei dossier più sensibili e controversi degli ultimi anni.
“Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la Società è totalmente estranea. Confermiamo la massima la disponibilità a collaborare con le autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto”. Lo ha detto l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci.
“La società – ha affermato l’ad – prosegue nel suo impegno di realizzare il ponte sullo Stretto con massima trasparenza per adempiere alla missione affidatale dal Parlamento e dal governo conformandosi a tutti i rilievi espressi dalla Corte dei conti nelle sue delibere così come dettagliatamente definito dal dl ‘Commissari’ dell’11 marzo 2026”.
(da agenzie)
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