Aprile 12th, 2010 Riccardo Fucile
SONO DIVENTATE 2.637.394, PER UNA SPESA COMPLESSIVA NEL 2009 DI 12,45 MILIARDI DI EURO, UN PUNTO DEL PIL… LA CIFRA PER PAGARLE E’ AUMENTATA DEL 36,4%, A FRONTE DI UN’INFLAZIONE CRESCIUTA DELL’8,3%…IN 5 ANNI, A SASSARI AUMENTO DEGLI INVALIDI DEL 46,9%, A ROMA DEL 43%, A PIACENZA DEL 42,8%
Altro che riforma istituzionale e della giustizia, altro che “pugno di
ferro” contro la cattiva amministrazione e tagli alle logiche clientelari: quando si tratta di passare dalle parole ai fatti, nella Casta politica non pare emergano differenze e si continuano a elargire sussidi a piene mani.
Non siamo certo tra coloro che vorrebbero togliere le pensioni a chi ne ha diritto, anzi, vorremmo vedere aumentare le minime a un livello decoroso, almeno a 800 euro.
Ma in Italia questa strada non solo non interessa al potere politico, ma viene di fatto resa impercorribile dalla prassi di concedere la pensione d’invalidità anche a chi non ne ha diritto. E se, dal 2005 al 2009, periodo in cui il centrodestra ha governato per 3 anni, abbiamo assistito a un boom delle pensioni d’invalidità , vuol dire che non solo alle promesse non sono seguiti i fatti, ma che la situazione è ulteriormente peggiorata.
Lo rivela l’analisi dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre: negli ultimi cinque anni, le pensioni d’invalidità sono aumentate del 25,5%, per una spesa complessiva nel 2009 di 12,45 miliardi. In termini assoluti, in Italia tali pensioni d’invalidità ammontano a 2.637.394 e la spesa per farvi fronte rappresenta un punto del Pil, ovvero del prodotto interno lordo.
Non solo: la spesa complessiva è aumentata del 36,4%, a fronte di un incremento dell’inflazione dell’ 8,3%.
Che improvvisamente in certe province italiane il numero degli invalidi abbia subito degli aumenti, in appena 5 anni, del 46,9% come a Sassari, del 43%, come a Roma, del 42,8% come a Piacenza, del 41,2% come a Latina, lascia parecchio perplessi.
Se era risaputo che, in termini assoluti, la provincia che eroga il più alto numero di pensioni d’invalidità è Napoli con 187.969 assegni, l’espandersi degli invalidi in tutta Italia, da nord a sud, è segno che qualcosa nei controlli non funziona, salvo che nel nostro Paese non si certifichi una “epidemia” d’invalidità doppia rispetto a quella degli altri Stati europei.
D’altronde non c’è motivo di dubitare dei dati ufficiali dell’Inps, su cui si basa la ricerca: ci chiediamo piuttosto come vengano effettuati i controlli e se realmente tutti i beneficiari, da Bolzano alla Sicilia, da Verona a Napoli, ne abbiano diritto.
Ma non è ammissibile che un qualsiasi governo ritenga, a parole, una buona metà di tali pensioni poco credibili, salvo poi non fare una mazza per verificare le singole posizioni. Continua »
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Aprile 11th, 2010 Riccardo Fucile
SONO 19.000 I MIGRANTI FORZATI SCAPPATI DALLA GUERRA E AVENTI DIRITTO DI ASILO POLITICO: IN CALO DEL 35,5%, A CAUSA DEI RESPINGIMENTI IN MARE ATTUATI IN VIOLAZIONE DELLE CONVENZIONI INTERNAZIONALI FIRMATE DALL’ITALIA… SONO PER LO PIU’ AFGHANI, ERITREI, SOMALI, ETIOPI
C’è chi si rivolge agli sportelli dedicati all’orientamento al lavoro, chi chiede assistenza legale, chi partecipa a corsi per imparare l’italiano: gli uomini provengono soprattutto da Afghanistan, Eritrea e Somalia, le donne dall’Africa nera.
Il 67% ha un’età compresa tra i 21 e i 30 anni, pochi gli over 40.
A scattare la foto delle loro condizioni di vita nel nostro Paese è il Centro Astalli, un’associazione di gesuiti presente a Roma, Vicenza e Palermo che opera da centro polifunzionale per l’assistenza e la protezione dei rifugiati in Italia e che ha redatto il Rapporto 2010 sul loro stato nel nostro Paese.
Qua si parla non di immigrati, ma di “migranti forzati”, perchè scappati da una guerra.
Sono protetti da convenzioni internazionali, firmate anche dal nostro Paese e violate dall’Italia nel momento in cui ha respinto in mare, senza dare modo di verificare chi tra i profughi avesse diritto o meno a chiedere asilo politico, tutti gli immigrati indiscriminatamente.
Avremmo cioè dovuto portarli a Lampedusa e poi discernere a seconda delle richieste e delle origini.
Per dare modo a Maroni di fare i suoi spot televisivi invece, sono stati respinti in mare e riconsegnati alla Libia dove marciscono nelle galere o trovano la morte nel deserto nel disperato tentativo di un ritorno al loro Paese.
Un’opera “umanitaria”, insomma, di cui l’Italia può andare fiera, stigmatizzata dalle organizzazioni internazionali.
La flessione delle domande di asilo è stata del 35,5%, ma rispetto al 2008 gli utenti che hanno usufruito dei servizi dei Centri è cresciuto del 33%, così come i tempi di permanenza superando in molti casi i sei mesi. Continua »
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Aprile 10th, 2010 Riccardo Fucile
DATI ISTAT: I REDDITI SONO DIMINUITI DEL 2,8% RISPETTO AL 2008, LA PROPENSIONE AL RISPARMIO E’ SCESA AL 14%….CALA IL POTERE D’ACQUISTO E SCENDONO I CONSUMI…MENO PANE, VINO, CARNE E OLIO E IL 60% HA CAMBIATO MENU’
La crisi si è abbattuta sui redditi delle famiglie, riducendo i risparmi al lumicino. Secondo i
dati Istat, nel 2009 il reddito disponibile delle famiglie è diminuito del 2,8% rispetto all’anno precedente, la contrazione più ampia degli ultimi 20 anni, e la propensione al risparmio è scesa al 14%.
Non sono state risparmiate nemmeno le società non finanziarie che hanno visto le quote di profitto scendere ai minimi da quando esistono le rilevazioni statistiche.
Una fotografia che non sorprende i consumatori che ogni giorno possono verificare la contrazione delle spese, con una diminuzione del 2,6% del potere d’acquisto degli italiani.
Con meno soldi nel portafoglio, gli italiani hanno ridotto ovviamente anche i consumi, diminuiti dell’1,9% su base annua.
Prosegue la flessione del tasso di investimento delle famiglie, sceso all’8,8%, a causa di una riduzione degli investimenti ben superiore a quella del reddito disponibile.
Secondo la Confederazione degli agricoltori, il 40% delle famiglie ha tagliato il carrello della spesa alimentare: meno pane, vino, carne bovina, olio di oliva.
Il 60% ha dovuto cambiare menù, optando nel 35% dei casi per prodotti di qualità inferiore e si è accentuata la corsa alle promozioni, con un vero e proprio boom degli acquisti negli hard discount, dove le vendite sono cresciute non a caso di oltre il 15%. Continua »
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Aprile 9th, 2010 Riccardo Fucile
MALUMORI NEL CENTRODESTRA: “E’ UN TRADIMENTO, GLI ELETTORI CHIEDEVANO ALTRO”….TREMONTI SMENTISCE UNA MANOVRA ESTIVA, MA PARLA DI UNA MANOVRA DA 8 MILIARDI NEL 2011….O SI SCOMMETTE SU UNA CRESCITA LEGATA A UNA MINORE PRESSIONE FISCALE O SI AMMETTA DI AVER TRADITO IL PROGRAMMA
I soldi in cassa non bastano e il governo avrebbe in mente di varare una manovra correttiva da 4-5 miliardi prima dell’estate, per puntellare i conti pubblici e sostenere le spese nei prossimi mesi.
Le voci sono circolate in parlamento da fonti vicine al premier e si dava per scontata la smentita di Tremonti, per evitare ripercussioni sul mercato dei titoli pubblici.
In realtà i tecnici del ministero starebbero già lavorando a un decreto, con l’obiettivo di recuperare almeno 5 miliardi, per finanziare la spesa corrente e in particolare alcuni impegni indifferibili, come le missioni italiane all’estero.
In pratica è nato un problema di liquidità appena è finito l’effeto dello scudo fiscale, senza contare che anche i giochi e le lotterie hanno fatto incassare meno del previsto.
Tremonti in ogni caso ha confermato la manovra da 8 miliardi a settembre, per ridurre il deficit 2011: tutto questo finirà per condizionare i conti pubblici perchè meno crescita significa che ci saranno anche meno entrate per finanziare la spesa corrente, col rischio di portare la manovra da 8 a 13 miliardi.
Il premier aveva promesso di non mettere le mani nelle tasche degli italiani, ma si rende conto che i soldi veri possono arrivare solo da una manovra fiscale: c’è chi ipotizza un ritocco delle accise su prodotti come gli alcolici, chi un aumento dell’Iva di 2-3 punti, magari presentando il tutto come un anticipo della riforma fiscale federalista.
Altre ipotesi al vaglio sono altri tagli alle spese per enti locali e sanità , ma in questo caso le riperucussioni locali sarebbero pesanti, con quasi tuti i Comuni che ormai boccheggiano, a forza di veder diminuire le entrare statali.
Che l’aria sia pesante lo dimostrano anche i titoli dei giornali di area centrodestra. Continua »
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Aprile 9th, 2010 Riccardo Fucile
PROTESTA A MILANO CONTRO I LIMITI IMPOSTI DAL PATTO DI STABILITA’ E I TAGLI DECISI DAL GOVERNO…. I SINDACI LEGHISTI FANNO FINTA CHE AL GOVERNO NON CI SIANO LORO E MANIFESTANO CONTRO SE STESSI
Che il senso del ridicolo non alligni in molti partiti è un fatto ormai assodato nel Bel Paese,
ma in nessun Stato al mondo si è mai vista una farsa come quella andata in onda ieri a Milano, a cura del pregiato circo Barnum leghista. Mentre il governo discute di pseudoriforme cui non frega nulla a nessuno (l’importante è aver incassato il legittimo impedimento) e di federalismo (per ingrassare le finanze padane a scapito del centrosud), ecco a Milano sfilare il corteo di protesta contro il governo dei sindaci lombardi (Moratti a parte) per i tagli ai bilanci decisi da Tremonti.
Vi state immaginando i sindaci del Pd in piazza, magari con il sostegno di Rifondazione e dei vendoliani?
No, in prima fila ci sono diverse faccie di tolla, primi cittadini che protestano contro il governo di cui fanno parte e quindi unico artefice dei tagli ai servizi locali.
Il boia che manifesta contro la forca: un corteo che avrebbe dovuto essere accolto dai milanesi con il lancio dalle finestre di bulaccate di acqua gelida. Giusto per rinfrescare la memoria.
E’ la solita sceneggiata che va in onda: a Roma, ladroni, poi si torna al paesiello e ci si veste con la maschera degli onesti.
Partito di pseudo-lotta e di mal-governo che ora “protesta contro i tagli agli enti locali e le limitazioni al patto di stabilità “”: proprio quelli decisi in consiglio dei ministri da Tremonti, Bossi, Maroni, Calderoli e Zaia che hanno approvato, alzando la bella manina.
Perchè non hanno votato contro se non volevano i tagli, si chiederebbe un italiano che ha ancora il dono dell’intelletto. Continua »
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Aprile 8th, 2010 Riccardo Fucile
IN VENETO PANE E ACQUA, A BRESCIA VIETANO ANCHE L’INGRESSO IN MENSA: I SINDACI LEGHISTI NON COPRONO I DEBITI DELLE MENSE SCOLASTICHE…. VIOLATA LA LEGGE 176 SULL’OBBLIGO DI FREQUENZA DEL TEMPO MENSA…MA QUESTI SINDACI SANNO CHE ESISTONO I SERVIZI SOCIALI NEI COMUNI?
Sono talmenti radicati nel territorio, sono così sensibili alle esigenze dei propri amministrati, rappresentano così bene i ceti operai e le categorie più deboli, che molti sindaci leghisti della nuova generazione si stanno distinguendo in mirabili iniziative sociali.
Dopo la vicenda di Montecchio Maggiore, nel vicentino, in cui la giunta comunale leghista aveva lasciato gli scolari a pane e acqua, in una scuola elementare di Adro, nel bresciano, il comune ha negato il pranzo ai figli delle famiglie in arretrato coi pagamenti.
In attesa che questo governo trovi la rotta giusta per fare finalmente qualcosa di utile per la collettività e non solo per pochi, la preoccupazione dei leghisti pare sia quella di tagliare i panetti ai bimbi non in regola con la retta.
Ad Adro sono arrivati al punto di impedire l’ingresso nella mensa agli alunni non a posto coi pagamenti, in quanto il sindaco non intende più coprire i debiti della mensa scolastica gestita da un’associazione di genitori.
Si tratta di poche migliaia di euro e l’iniziativa è partita dallo stesso sindaco famoso per le sue iniziative contro gli immigrati: anni fa mise una taglia sui clandestini e ad Adro gli extracomunitari in regola sono pure stati esclusi dal bonus a favore delle famiglie bisognose, a dimostrazione del latente razzismo che sta alle origini di tante deliberazioni della giunta.
In verità più che di morosi, qua si tratta di famiglie che pagano la retta in ritardo o che si trovano in una situazione momentanea di difficoltà , magari a causa della perdita del lavoro o di una messa in cassa integrazione. Continua »
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Aprile 8th, 2010 Riccardo Fucile
I DESTINI DELLA NAZIONE SI DECIDONO ORMAI AD ARCORE TRA UN PREMIER INTERESSATO SOLO ALLA GIUSTIZIA E UN CONDANNATO DA TANGENTOPOLI CHE SI PORTA DIETRO IL FIGLIO DISOCCUPATO… L’ITALIA DIVENTERA’ UNA “ESPRESSIONE GEOGRAFICA” A TUTTO VANTAGGIO DELLE FAMELICHE TRUPPE PADANE INTERESSATE SOLO AL CORTILE DI CASA E AI QUATTRINI…DOV’E’ FINITA LA VERA DESTRA?
Probabilmente quando Berlusconi decise di allearsi con Bossi (ai tempi, per capirci, in cui il
senatur si era trovato anche la casa pignorata, dopo la condanna a risarcire il magistrato Papalia per 400 milioni di lire), pensava di farlo da una posizione dominante: credeva di aver stipulato forse un atto d’acquisto di una ditta in fallimento.
A distanza di anni si trova invece ad essere l’azionista di minoranza, ricattato ogni giorno dall’avidità leghista, persino nella sostituzione di un ministro dell’agricoltura.
L’accordo infatti prevedeva Galan al posto di Zaia, ma i leghisti, nonostante l’elezione anche di Cota, non intendevano mollare il ministero dove hanno fatto più marchette di una vecchia prostituta di strada.
Che Berlusconi non si fidi troppo del “fraterno amico” Bossi, lo dimostra peraltro la notizia che esisterebbe addirittura un atto notarile con l’impegno, firmato da Bossi, di cedere il ministero al Pdl, in caso della scontata vittoria di Zaia in Veneto.
E al rispetto della firma, più che alla lealtà alla parola data, ha dovuto appellarsi il premier l’altra sera, alla cena del caminetto ad Arcore, per averla vinta.
Bossi è una vita che ricorre all’arte dell’imbroglio, di cui si è dimostrato maestro in passato, tra ribaltoni e controribaltoni.
Da uno che usciva di casa, secondo la testimonianza della prima moglie, dicendo che andava a lavorare in ospedale, senza essere neanche medico, c’è da aspettarsi di tutto.
Ma che i destini di una nazione debbano essere decisi ad Arcore, invece che in Parlamento, durante le cene del lunedì in cui Bossi si presenta con la quinta colonna Tremonti, il dotto Calderoli, il fighetto Cota e ora pure col figlio ex disoccupato, ci pare troppo.
Anche per un premier a cui di riforme ne interessa solo una: quella che lo tolga dai guai con la giustizia, del resto sai che gliene frega.
Presidenzialismo alla francese o all’inglese, modello tedesco o americano, per lui va tutto bene: che gli altri facciano come gli pare, l’importante è trovare il modo di non presentarsi in tribunale e magari spianarsi la strada per un settennato al Quirinale che è sempre meglio del palazzo di Giustizia di Milano.
L’importante, dicono tutti, sono le riforme.
Non quelle che eliminino la corruzione nella pubblica amministrazione, non quelle antievasione, non la riduzione delle tasse, non la ristrutturazione degli ammortizzatori sociali, non riforme che diano fiato al’occupazione e una casa ai giovani, ma “il federalismo” e il “presidenzialismo”.
Due aspetti a cui all’italiano medio non frega ua mazza. Continua »
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Aprile 7th, 2010 Riccardo Fucile
IL PROBLEMA E’ LA CLASSE DIRIGENTE, NON IL METODO: ESISTONO STATI CENTRALISTI CHE FUNZIONANO E STATI FEDERALISTI CHE LANGUONO…LA RICERCA DI RISORSE DEGLI ENTI LOCALI AUMENTERA’ LA PRESSIONE FISCALE E CRESCERA’ IL GAP TRA NORD E SUD DEL PAESE…L’ESEMPIO DELLE REGIONI A STATUTO SPECIALE
Il federalismo è ormai un concetto al quale gli italiani, grazie all’opera dei media e della politica, ha fatto l’abitudine, anche se non ne conoscono in pratica ancora gli effetti, ma solo le vaghe promesse messianiche.
Fa parte ormai di quelle parole d’ordine che la classe politica porta spesso avanti per giustificare la propria permanenza al potere.
Il carico fiscale nel nostro Paese è eccessivo? Aspettate, ora con il federalismo risolveremo ogni vostro problema.
I servizi fanno schifo? Colpa dello Stato centralista, se i soldi rimanessero in loco avremmo servizi efficienti. E così via.
Come se il primo problema italiano da risolvere non fosse intanto il debito pubblico.
E’ trasferibile questo debito verso la periferia? Probabilmente no.
Come lo si riduce? Va affrontato a livello centrale, con robuste terapie di risanamento che non sono certo il federalismo.
Parlare quindi di “maggiore disponibilità finanziaria” in alcune regioni, vuol dire semplicemente tagliare risorse in altre, non si scappa, almeno nella situazione attuale.
Non a caso i “sacerdoti spretati” del federalismo italico sono i leghisti che vorrebbero più risorse al nord.
Un altro aspetto in premessa: non esiste uno Stato ideale, inteso in senso istituzionale o metodologico.
Tutte le forme possono andare bene o risultare negative, a seconda della capacità di chi tiene dritta o meno la barra del timone.
Vediamo Stati centralisti che funzionano e altri federali che boccheggiano e viceversa: è comodo per la nostra classe politica trincerarsi dietro il miraggio federalista per giustificare la propria inefficienza.
Cerchiamo di scendere nel dettaglio dell’analisi.
La legge 42/2009, che istituisce il federalismo, è una scatola vuota da rimpire con i previsti decreti attuativi.
Elementi chiave della riforma sarano il trasferimento di funzioni dello Stato agli enti locali, la loro autonomia finanziaria e la perequazione tra regioni per assicurare i servizi minimi garantiti.
La legge prevede costi unitari standard, aggiustati per qualità ed efficienza, per ogni servizio pubblico.
Intanto il costo dei servizi pubblici dipende da quello del personale e l’efficienza dall’organizzazione del lavoro.
I contratti nazionali di lavoro non consentono certo una riduzione, quindi dipenderanno sempre dal livello di crescita dei salari.
L’organizzazione del lavoro dipende invece dai dirigenti e dai politici, indipendentemente dalla forma statuale. Continua »
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Aprile 7th, 2010 Riccardo Fucile
A LESMO, IN BRIANZA, UN ASSESSORE DELLA LEGA, DOPO QUATTRO RAPINE, SOSTIENE CHE “LA GENTE VIVE NEL PANICO” E PROPONE UNA TAGLIA SUI BANDITI…”TROPPO SCARSE LE FORZE DELL’ORDINE PER GARANTIRE LA LEGALITA'”: MA NON ERA MARONI CHE AVEVA PROMESSO SICUREZZA, FINENDO INVECE PER TAGLIARE I FONDI AGLI AGENTI?… LEGA DI GOVERNO E DI PRESA PER I FONDELLI
Mentre il centrodestra annaspa nella sua incapacità di fronteggiare l’arroganza della Lega e
mostarne le palesi contraddizioni di avido partito di clientele e di potere, incapace di avere una visione nazionale e solidale del Paese e portato solo a cavalcare gli egoismi della parte più becera della popolazione, mentre Bossi porta in visita alla villa padronale di Arcore anche il figlio a 12.000 euro di stipendio al mese, per mostrargli il pasto della bestia predatrice condiviso con la prole, in quel di Lesmo, paese di 7.000 anime della ricca Brianza, va in scena un tipico esempio del “buon amministratore leghista”.
L’assessore alla sicurezza della Lega, Flavio Tremolana, dopo l’ennesima rapina in villa, ha proposto ai colleghi di autotassarsi perchè “non possiamo poù tollerare una situazione di terrore come quella in cui siamo costretti a vivere”.
Ecco pronta una bella taglia sui rapinatori che terrorizzano la Brianza delle villette, proposta dall’assessore sceriffo: in meno di 72 ore, due rapine alla farmacia comunale (pare ad opera di italiani, per ulteriore sfregio alla Lega che sperava almeno fossero extracomunitari), giovedi scorso a un bar del paese, un mese fa alla filiale della Bcc.
Rincara la dose il parlamentare leghista Marco Desiderati: “Le forze dell’ordine sono troppo scarse per garantire la legalità , siamo sotto assedio e questa è l’unica strada rimasta”.
Ma come, viene da chiedersi: la Lega non ha forse il ministro degli Interni? Quel Maroni che aveva promesso di garantire sicurezza ai cittadini e pugno duro contro i criminali e che ogni sera in Tv fa il suo spottone, a spese di chi paga il canone, per glorificare il proprio operato?
Non è forse la Lega che ha governato questo Paese per 7 degli ultimi 9 anni? Non è forse la Lega che ha avallato il taglio di 3 miliardi di euro alle forze dell’ordine riducendole ad avere le pezze al culo e privandole persino della benzina per le volanti? Continua »
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