Marzo 2nd, 2011 Riccardo Fucile
IL PADRE DI BARBARA GUERRA PROPOSE AL PREMIER, TRAMITE LA FIGLIA, DI METTERE UNA CIMICE NELLA SEDE DI FUTURO E LIBERTA’ A MILANO… “MI HA DETTO CHE FORSE E’ MEGLIO DI NO, HA PAURA CHE SE POI ESCE QUALCOSA…MA MI HA CHIESTO DOVE E’ LA SEDE”
C’è anche la proposta fatta a Silvio Berlusconi di mettere una microspia nelle sede milanese di Futuro e Libertà nelle intercettazioni depositate dai pm di Milano.
E’ l’idea, che non ha avuto seguito in quanto il capo del Governo ha ritenuto “meglio non farlo”, di Innocenzo Guerra, padre della show girl Barbara, una delle ragazze ospiti delle serate ad Arcore.
L’uomo, impegnato nei lavori di risistemazione dei locali della sede di Fli in via Terraggio (inaugurati ufficialmente lo scorso 24 gennaio), e che definisce “tana dei cospiratori”, l’11 gennaio, parlando all’ora di cena al telefono con la figlia le dice: “Io gli volevo proporre se vuole mettere una microspia (ride)…” . Poco più avanti: “io..c’ho le chiavi io dell’ufficio (…) ieri è venuto anche il senatore Valditara”.
La figlia: “e si può fare?”. Il padre le ripete: “io c’ho le chiavi”.
La show girl: ‘allora glielo dico sub… cacchiarola. Non e’ qui sennò cazzo andavamo a casa sua subito”.
Innocenzo Guerra: “annuisce. Perchè già ieri parlava di La Russa questo qui, io son stato dentro 10 minuti…”.
E ancora: “eran dentro in sei che parlavano: ‘allora ti devi occupare dei palazzinari perche’ dobbiamo tirare fuori i 200.000 appartamenti della gente che gli manca la casà (…) Sto senatore parlava così adesso La Russa non ho capito cosa diceva di La Russa”.
Barbara Guerra riferisce, poi, al padre di aver cercato di contattare il premier: “ho detto di chiamarmi subito, m’ha richiamato poi alle quattro, ho chiamato alle due alle quattro m’ha richiamato…”.
Il padre: “E tu digli cheee… (…) che mio papà non è abituato a queste cose qui, perchè, ma però, gli devi dire, per l’amore e il rispetto che (…) che ho nei suoi confronti, se gli interessa si può fare”.
Barbara: (con tono di voce bassa) “eee glielo dico, adesso appena mi richiama (…) ee sì. Dai, facciamo così, adesso lo presso per un’ora intera gli dico, ma si libera perchè domani c’è una cosa da fare gli dico”.
Il padre: “eee, almeno sente le puttanate che dicono e di quello che fanno”.
L’uomo spiega alla figlia che “dopodomani arriva il camion con i mobili” e che il locale “domani è ancora vuoto, se lui ha una persona che può farlo (…) io c’ho le chiavi”.
Barbara: “e mo lo chiamo di nuovo, tanto che ore sono finirà sta cazzo di riunione”. Il padre: “eee, digli, è proprio la tana del…”.
Barbara: “del lupo”. Padre: “dei cospiratori”.
Poco dopo, in un’altra telefonata intercettata, Barbara dice al padre di aver “appena parlato” con Berlusconi che le ha detto ”’cheeee..mm. per … forse è meglio non farlo, però vuole sapere dove è la sede….”.
Il padre quasi al termine della conversazione: “mmm e perchè non è da fare?”, Barbara: “ee boh… Forse ha paura che se esce qualcosa”.
Durissima la presa di posizione del Fli dopo aver appreso della proposta fatta al premier di mettere microspie nella sede del partito: ” veramente impensabile che lo scontro politico possa raggiungere livelli così bassi al punto tale da ipotizzare pedinamenti e istallazioni di cimici all’interno delle sedi di partito”.dice il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino.
“Una ‘proposta’ che condanniamo con forza e che ci conferma la bassezza del livello della contrapposizione politica che dovrebbe fermarsi al confronto sui programmi”, conclude Bocchino.
Ha aggiunto il sen. Valditara: “Si sono intrufolati mentre parlavamo dell’inchiesta sull’affittopoli milanese che stavamo preparando e che ha proseguito Barbara Ciabò. Ci hanno sentito mentre parlavamo di appartamenti concessi a prezzo di favore e lo riferiscono. E’ impensabile che un capo d governo neanche si indigni, oggi vado in Procura a fare denuncia”
argomento: Berlusconi, Costume, criminalità, denuncia, emergenza, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, Politica, radici e valori, Sicurezza | Commenta »
Marzo 2nd, 2011 Riccardo Fucile
DA NOVE NUOVE INTERCETTAZIONI EMERGE IL BALLETTO DELLE CIFRE PROMESSE A RUBY… DIETRO UNA IMPROVVISA ED ENORME DISPONIBILITA’ DI DENARO SI NASCONDE FORSE IL PREZZO DEL SILENZIO?
AAA Ruby cerca casa da 350.000 euro, «tanto me la regala zietto». 
A Natale la neomaggiorenne marocchina Karima “Ruby” el Mahroug, ora al centro del processo che imputa a Silvio Berlusconi i reati di prostituzione minorile e di concussione, trattava con una agenzia immobiliare milanese l’acquisto di una casa come se possedesse (o quantomeno come se potesse fare solido affidamento su) questo denaro: «Tanto, dato che me la regala, posso anche scegliere qualcosa di carino!».
Mentre 9 nuove intercettazioni ribadiscono le aspettative di Ruby di ricevere soldi dal fronte-Berlusconi in cambio del proprio atteggiamento processuale, la storia della casa spunta dagli sms scambiati da Ruby il 19 dicembre con C.A., dipendente di una immobiliare.
Ruby: «Fammi sapere per giovedì… Ricorda, non più di 350.000 euro, capito!!».
Agente: «Tesoro, una bellissima a 290 (mila euro, ndr)».
Ruby: «Quanti mq? Tanto, dato ke me la regala, posso anke scegliere qualcosa di carino!».
L’agente descrive l’appartamento di «70 mq con parquet e aria condizionata»; Ruby lo vuole «più grande preferibilmente!»; l’agente sottolinea «già i mobili nuovi», e «sul prezzo possiamo trattare».
Ruby: «Mah, fammi vedere e poi mi faccio un’idea, ma sinceramente 70 mq son poki!».
Agente: «Ok ma 300.000 di più non trovi».
Ruby, ridendo: «Fai di più, tanto me la regala zietto… ah ah».
Quando il 14 gennaio 2011 Berlusconi era stato incriminato, aveva già destato attenzione la telefonata in cui il 28 ottobre 2010 Ruby confidava a un interlocutore che «Silvio mi chiama di continuo… mi ha detto “cerca di passare per pazza… racconta cazzate… ma io ti sarò sempre vicino… e avrai da me qualsiasi cosa”. Con il mio avvocato gli abbiamo chiesto 5 milioni… in cambio del fatto che io passo per pazza e ho raccontato solo cazzate… E lui ha accettato… in effetti seguiremo questa strada…».
Adesso, però, agli atti vengono depositate altre 9 intercettazioni sul tema.
Già il 14 ottobre, infatti, il fidanzato Luca Risso informa l’allora avvocato di Ruby (e oggi invece del coindagato Lele Mora), Luca Giuliante, che «Ruby mi ha detto che a fine mese la persona di cui abbiamo tanto parlato gli darà … ehm… 4 chili e mezzo di patate»: il legale risponde che «non è assolutamente così», forse è aspettativa che Ruby sta cercando di proiettare, anche se «ti confermo c’è la volontà di darle una mano, dobbiamo capire le modalità ».
Il 26 ottobre, al telefono con un amico che le chiede se sia stata a letto con Berlusconi, Ruby svicola: «Guarda che stacco il telefono subito».
Amico: «Ma soldi te ne ha dati questo qui?». E Ruby: «5 milioni».
Sui rapporti sessuali con il premier, la 17enne torna il 28 ottobre con un’amica: «Sembra che adesso sia successo chissà che cosa» ma «ci sono tremila uomini di 50 anni che si fanno le minorenni e non dicono mai niente», invece «solo perchè lui è Silvio devono aggredirlo in questa maniera (…) Eh, Silvio dubita che è stato qualcuno di quelli che lavorano da lui che ha fatto la spia».
E ora «m’ha detto: “Ti do tutti i soldi che vuoi, ti rendo tutta d’oro, però tu passa per pazza, non dire mai la verità “».
Ancora il 28 ottobre Ruby con l’amica G. evoca una cena dove «c’era lui (che in quel contesto è Fabrizio Corona, ndr), e c’era Stefano Bettarini… poi è venuto il mio avvocato… e poi l’avvocato di Silvio, perchè dovevano affrontare la faccenda e lui (Corona) mi ha detto “sei una grande”, mi fa, “continua così e sai quanti soldi ti farai?”.
A parte che già 6 milioni sono sicuri che li avrò appena faccio i 18 anni, 6 milioni di euro da Silvio… per nasconderlo da tutta questa vicenda…». Interpellati ieri dal Corriere, però, Corona e Bettarini smentiscono sia di aver mai conosciuto Ruby, sia di aver cenato insieme.
Del resto una bugia Ruby dice di certo quando nella stessa telefonata narra che «tutto il casino» è nato dal fatto che «sono venuti a casa mia, e appena hanno aperto la scarpiera praticamente cade una busta e c’erano 150.000 euro in contanti», in realtà mai sequestrati.
E curiosa è anche la predilezione della ragazza per la cifra 187.000 euro: nei verbali estivi dice che sono i soldi dati dal premier, ma il 20 ottobre al telefono con una prostituta Ruby dice di essere «tornata adesso con 187.000 euro dal Dubai».
Il 29 ottobre è un’altra amica a sentirsi raccontare da Ruby che «alle 4 e mezza ho l’incontro con il capo e… beh, a me sono promessi quat… mi hanno promesso 6 milioni pur di stare zitta, e io faccio quello che vogliono».
Il 30 ottobre Ruby spiega a un ex compagno di classe perchè non accetterà i «700.000 euro» offerti a suo dire da «Alfonso Signorini che vuole l’esclusiva per due interviste: non posso perchè io sono con il capo e lui praticamente mi dà 4 milioni e mezzo… per restarmene zitta».
Il 3 dicembre Ruby avvisa il fidanzato che «m’ha chiamato il signor Spinelli (tesoriere di Berlusconi, ndr), dicendomi che devo andare da loro il giorno 26 (Santo Stefano, ndr) per prendere il regalo, poi te lo spiego di presenza…».
Il 13 dicembre alla mamma di un amico Ruby accenna a «gli altri soldi che ricevo, li ricevo da chi tu sai, perciò sempre di nascosto».
Il 23 dicembre a un connazionale Ruby spiega che «praticamente io ricevo 20.000 euro ogni martedì».
Da chi? Nello sceneggiare una specie di scherzo che vuole fare, Ruby chiede all’interlocutore se conosce una donna che parlando al telefono possa inventarsi: «Pronto? Sono la segretaria del signor Spinelli…».
Luigi Ferrarella
Giuseppe Guastella
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, emergenza, Giustizia, governo, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Marzo 2nd, 2011 Riccardo Fucile
NON SOLO CONTANTE, CASE, AUTO E COLLANE: EMERGE IL CASO DI GIACOMO URTIS, AMICO DI LELE MORA, CHE HA SISTEMATO LABBRA, SENO, NATICHE E NASO A SETTE RAGAZZE DELL’OLGETTINA… DALLE INTERCETTAZIONI RISULTA CHE I TRATTAMENTI FOSSERO MESSI IN CONTO BUNGA BUNGA
Tutto “in serie” il trattamento per le ragazze delle notti del premier ad Arcore. Non soltanto le buste di denaro contante regalate (come quella da 20.000 trovata in una delle perquisizioni il 14 gennaio), le auto comprate (almeno 13 per 280 mila euro), le collane comprate in blocco (ad esempio 100 dello stesso tipo per complessivi 240.000 euro), il pagamento degli affitti di appartamenti nello stesso complesso all’Olgettina.
Ma anche interventi di medicina estetica presso lo stesso dottore sardo al quale si sono affidate, per «punturine da 300 euro» a naso o labbra o seno o natiche, almeno 7 delle ragazze maggiorenni che l’accusa ipotizza siano tra quelle prostituitesi con il presidente del Consiglio.
Nato in Venezuela, 34 anni, studio ad Alghero e da qualche mese anche a Milano in corso Como, in una intervista a Sassari & Hinterland, il dottor Giacomo Urtis si è descritto come «il dermatologo del figlio di Barbara Berlusconi», anche se, interpellato a Londra dal Corriere, ridimensiona in «ho fatto solo delle consulenze dermatologiche d’estate quando sono in Sardegna».
Aggiunge di occuparsi «dei clienti vip» quali «i personaggi televisivi del circuito di Lele Mora», della cui sorella è amico, e «sono entrato in un circuito molto chiuso di alta fascia, ho iniziato a lavorare per i Duchi di Kent, per il Principe di Lussemburgo, per Hermès e i proprietari della Vuitton».
Il suo call center smista le aspiranti pazienti ad alcune decine di chirurghi «a contratto» in cambio di una percentuale sulle clienti, praticando anche trattamenti economici dilazionati nel caso in cui la cliente possa magari alimentare il passaparola.
Proprio con questa dinamica sarebbero arrivate a Urtis le almeno 7 ospiti delle notti di Arcore.
Agli inquirenti interessa nulla delle opzioni estetiche delle ragazze: preme invece verificare se anche questi interventi siano stati pagati da Berlusconi, o direttamente (tramite il suo tesoriere Spinelli) o indirettamente (con l’utilizzo da parte delle ragazze dei “suoi” contanti).
Il dubbio è alimentato da alcune intercettazioni.
In una telefonata notturna di gennaio una ragazza, che al telefono si lamenta del ritardo di Spinelli nel pagarle come al solito l’affitto mensile, si sente rispondere dalla sua interlocutrice: «Comunque io mi voglio rifare il sedere». «Amò, ma ti rifai le punture da Giacomo?». «No, mi voglio far proprio il definitivo». «Eh ti conviene, perchè ormai spendi altri soldi per che cosa…». «Però me lo devono pagà », dice l’una.
«Come hanno fatte tutte le altre il seno, tu non fai il seno ma fai sotto», concorda l’altra.
«Speriamo che mi dà l’ok qualcuno».
E l’amica ridendo: «Fai fare il preventivo e lo porti lì, cioè basta, quanto ci vuole? Io ho fatto così per fare la finta lipo, 10.000 euro eh».
Ma Urtis, nello svelare di essere stato interrogato dal pm Ilda Boccassini, afferma che «i miei sono trattamenti da poche centinaia di euro e a pagarli erano le ragazze.
Cosa voleva sapere il pm?
Soprattutto se tra le mie clienti ci fossero state le due minorenni, Ruby e Iris: ma io non le ho mai conosciute».
Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella
(da “Il Corriere della Sera“)
argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, Giustizia, governo, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori | 1 Commento »
Marzo 2nd, 2011 Riccardo Fucile
L’ESPONENTE DEI FINIANI LANCIA UN APPELLO ALLE DONNE DEL PDL: “NON E’ PIU’ IL MOMENTO DI TACERE PER OBBEDIRE AL CAPO: OGGI STARE ZITTE SIGNIFICA ACCETTARE UAN CULTURA CHE CI SOTTOMETTE”… “BASTA CON LE CARRIERE POLITICHE NATE NEI FESTINI”
A Roma, alla manifestazione di piazza del Popolo, è stata tra le più
applaudite, sfoderando sul palco la grinta che ben conoscono Silvio Berlusconi e l’avvocato Niccolò Ghedini: “Basta con le carriere politiche nate nei festini”, ha scandito.
Giulia Bongiorno, da presidente della commissione Giustizia della Camera vicinissima a Gianfranco Fini, i suoi no al Cavaliere li ha detti in tempi non sospetti: bloccando le leggi sul processo breve e sulle intercettazioni.
Ora chiede alle colleghe del Pdl un atto di coraggio: “Tacere oggi significa essere complici”.
Sul processo non entra nel merito, vorrebbe suonare tranquillizzante per il Cavaliere: “Berlusconi dovrebbe essere felice di essere giudicato da tre donne…”.
Ma avverte su eventuali colpi di mano parlamentari per strappare la competenza a Milano: “Se vuole continuare a fare il premier non può ricorrere alle scorciatoie, deve affrontare a viso aperto il processo e dimostrare nel dibattimento l’infondatezza delle accuse”.
Il premier ha accusato la piazza delle donne di essere puramente anti-berlusconiana. Per lei quali obiettivi deve darsi questo movimento?
“Questo moto spontaneo e grandioso fa paura e si tenta di indebolirlo attribuendogli una matrice politica: invece alle manifestazioni ha partecipato una folla eterogenea, moltissimi dei presenti erano lontani dalla politica. È la spontaneità della risposta il dato più importante, la forza di questo movimento. Quello che unisce persone diversissime tra loro è molto più dell’antiberlusconismo: sicuramente è anche gente stanca di Berlusconi, ma è soprattutto gente che crede nelle donne. L’Italia non può più rinunciare ad avere donne in ruoli chiave”.
Anche alla leadership? Nichi Vendola ha candidato Rosy Bindi alla guida di una coalizione democratica. I tempi sono maturi per un premier donna?
“Siamo già in ritardo. Pensare a un premier donna e a una squadra di governo composta da donne valide non è un’anomalia, non è una scelta dettata dall’emergenza. Sarebbe una svolta, una risposta all’esigenza di novità e di cambiamento che è arrivata in queste settimane”.
Lei fu la prima donna nel Pdl a ribellarsi a Berlusconi. Al punto che il Cavaliere ordinò: “Levatemela di torno”. C’è una difficoltà tutta al femminile di lavorare con questo premier?
“Sì, sono stata considerata molto “disubbidiente” perchè ho esposto il mio punto di vista indicando gli effetti rovinosi di alcuni provvedimenti fortemente voluti dal premier. Nel Pdl nessuno lo contraddice, anche quando è evidente che sta commettendo un errore. “La penso come te, ma non si può dire,” mi sussurrava qualcuno. Ecco, secondo me l’accondiscendenza non aiuta. Quando ritenevo che fosse giusto farlo, io ho sempre contraddetto i miei maestri e i miei leader, e questo non significa che non li stimassi o che non mi fidassi di loro. Sicuramente poi, nel caso del Pdl, il fatto che le obiezioni venissero da una donna le rendeva addirittura impensabili, prima ancora che indigeste. Ma il maschilismo è trasversale: quando ho cercato di portare avanti il provvedimento che avrebbe permesso alle madri di dare il proprio cognome al figlio, ho sbattuto contro un muro eretto dagli uomini dei diversi schieramenti. Il provvedimento infatti si è arenato”.
Cosa dice alle sue colleghe del Pdl che ancora oggi difendono a spada tratta il premier?
“La difesa del proprio leader non deve tradursi in atti di autolesionismo. Secondo me, oggi tacere significa essere complici”.
Lei è stata l’avvocato di Giulio Andreotti: cosa consiglia all’imputato Berlusconi?
“Berlusconi ha i suoi avvocati, non ho nessun consiglio da dare. C’è chi dice che a conti fatti Andreotti ci ha rimesso a non sottrarsi al processo, avrebbe potuto conservare il suo potere ancora a lungo. Mi limito a un sola osservazione: un uomo delle istituzioni le istituzioni deve rispettarle sempre. Altrimenti contraddice se stesso”.
Andreotti, però, non era più a Palazzo Chigi. Qui c’è un presidente del Consiglio imputato per concussione e prostituzione minorile, tutto il mondo ne parla. Può restare al suo posto?
“Non credo che sia questo il punto centrale. Un premier può farsi processare restando in carica, ma ciò che non è accettabile è che un presidente del Consiglio attacchi sistematicamente tutta la magistratura. Questo atteggiamento ha generato un fortissimo conflitto istituzionale. Le dimissioni sono una scelta, ma il rispetto della magistratura e delle procedure è un obbligo. L’imputato presidente del Consiglio deve tenere presente che gli imputati comuni di fronte a questi atteggiamenti potrebbero sentirsi legittimati a emularlo”.
Non è questa la strada scelta da Berlusconi, per ora. Si parla di una mozione della maggioranza per strappare il processo a Milano e di una nuova legge sul legittimo sospetto…
“Non so quale possa essere la strada. Ma non può essere quella delle scorciatoie: se Berlusconi vuole continuare a fare il premier deve affrontare il processo a viso aperto e dimostrare nel dibattimento l’infondatezza delle accuse e la sua innocenza”.
Lei si è opposta ad alcune leggi del governo Berlusconi in materia di giustizia: in quali la forzatura ad personam era più evidente?
“Mentre provvedimenti come il lodo Alfano – molto contestato dalle opposizioni – possono avere una ratio nell’esigenza di tutelare una funzione e non creano effetti negativi sulla collettività , altri avrebbero avuto conseguenze devastanti sul sistema. Una delle prime formulazioni del testo sulle intercettazioni avrebbe messo il bavaglio alla stampa: forse è stato questo il provvedimento in cui ho ravvisato i maggiori pericoli anche per la libertà “.
A dire di Berlusconi, c’era un patto segreto tra l’Anm e Fini per bloccare le leggi sulla giustizia in cambio di una non specificata impunità .
“Escludo qualsiasi patto di questo genere, e non solo perchè Fini – non avendo alcun processo – non ne avrebbe avuto alcun bisogno. Questa accusa mi fa ridere: sono stata io a dare i consigli a Fini sulla giustizia, so perfettamente da cosa erano dettate le sue scelte: esclusivamente dalla volontà di non sconquassare il sistema”.
Sul processo breve sono in arrivo altri strappi?
“La riduzione dei tempi dei processi è un imperativo, ma quello che viene definito “il processo breve” i processi non li abbrevia: li cancella. Sulle intercettazioni, quello che non si dice è che dopo lunghi dibattiti era stato portato in aula un testo sul quale c’era l’ok di Alfano. Io stessa avevo partecipato alle ultime trattative. Ma se c’era l’accordo, perchè adesso questa marcia indietro?”.
Cosa ha pensato quando ha saputo che Berlusconi sarà giudicato da tre donne?
“La saggezza di un giudice non dipende dal suo sesso. E comunque, dato che in questi giorni Berlusconi ha detto di avere la massima considerazione delle donne, non potrà che esserne felice”.
Marco Damilano
(da “L’Espresso“)
argomento: Costume, denuncia, Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, Parlamento, Politica, radici e valori | Commenta »
Marzo 2nd, 2011 Riccardo Fucile
NEL COMITATO PROMOTORE “A DIFESA DELLA COSTITUZIONE” DA ANGELA NAPOLI E FABIO GRANATA DI FLI A ROSY BINDI E BERSANI DEL PD, DA TABACCI DELL’UDC A VENDOLA DI SEL… MA SOPRATTUTTO SFILERANNO DOCENTI E STUDENTI DELLA SCUOLA PUBBLICA, MINACCIATA DA UN GOVERNO CHE LA RITIENE UN LUOGO “IN CUI SI INCULCANO VALORI DIVERSI DA QUELLI DELLE FAMIGLIE”
L’occasione per una manifestazione unitaria dell’opposizione è il 12 marzo. Un’enorme bandiera tricolore, tante copie della Costituzione, un messaggio semplice: “Difendiamola!”.
A cinque giorni dall’anniversario dell’Unità d’Italia, l’appello a scendere in piazza è rivolto a tutti coloro che la Penisola vogliono vederla unita sotto gli stessi colori e la stessa carta.
Il comitato promotore “a difesa della Costituzione” è riuscito a mettere insieme Futuro e Libertà con Rifondazione comunista.
Ci saranno infatti Angela Napoli e Fabio Granata di Fli, Bruno Tabacci e Pino Pisicchio dell’Udc, Rosy Bindi e Pier Luigi Bersani per il Partito democratico, e poi Nichi Vendola, Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero, la Cgil, il Popolo viola, Valigia blu, La tavola della pace.
Ma soprattutto sfileranno insegnanti e studenti della scuola pubblica, tutelata dall’articolo 33 della Carta costituzionale, minacciata da un governo che la ritiene un luogo “dove si inculcano agli studenti valori diversi da quelli delle famiglie, dove i ragazzi non sono educati liberamente”.
“Dopo avere imbavagliato giudici e giornalisti, ora vorrebbero farlo anche con i professori, gli studenti e le famiglie — spiega Giuseppe Giulietti, uno degli organizzatori con l’associazione di cui è portavoce, Articolo 21 — è un delirio che va arrestato, mettendo insieme chiunque abbia a cuore la legalità repubblicana”.
Le carte in regola per riempire le piazze in tutta Italia ci sono.
L’evento più importante sarà quello romano. Appuntamento in Piazza della Repubblica e corteo fino a Piazza del Popolo.
I due luoghi, dal nome evocativo, non sono stati scelti a caso.
Sul palco nessun politico e nessuna associazione.
L’idea, spiegano gli organizzatori, è quella di non dare la parola a chi parla “per sè” ma solo a persone che parlano “per tutti”.
Perciò a leggere gli articoli della Costituzione “che rischiamo di perdere” ci saranno personalità del mondo della cultura, del cinema, dello spettacolo e della scuola.
La speranza degli organizzatori è che a concludere la manifestazione sia Roberto Vecchioni, cantante e professore insieme, con la sua “Chiamami ancora amore”, che racconta “i ragazzi e le ragazze che difendono un libro, un libro vero, così belli a gridare nelle piazze perchè stanno uccidendo il pensiero”.
Le adesioni vengono raccolte sul sito adifesadellacostituzione.it  .
Ci sono le firme illustri e quelle dei cittadini.
C’è l’appello dell’associazione finiana FareFuturo firmato da Filippo Rossi, secondo il quale “è arrivato il tempo dell’azione, il tempo per una destra moderna e non berlusconiana di mettersi in gioco, di scendere in piazza. Perchè non si può più star zitti. Perchè il mondo vero è là fuori, non certo in Parlamento”.
E c’è quello dell’Unione degli Universitari, che ricordano, a chi rischia di dimenticarlo, chi sono: “Siamo quegli studenti che leggono, discutono e conoscono la Costituzione italiana, che si emozionano quando sentono parlare i Padri costituenti. Gli stessi studenti che rabbrividiscono quando la Costituzione viene vista dai partiti e dalle forze politiche come qualcosa da osannare o calpestare a seconda dello schieramento”.
E sembra già di sentire Vecchioni: “Per la nostra memoria gettata al vento, da questi signori del dolore, chiamami ancora amore”.
argomento: Costume, denuncia, emergenza, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, Parlamento, Politica, radici e valori | Commenta »
Marzo 1st, 2011 Riccardo Fucile
DOPO LE ACCUSE DI PLAGIO RIVELATE DALLA STAMPA, IL MINISTRO GUTTEMBERG SI E’ DIMESSO PER DIGNITA’ DA OGNI INCARICO…IN ITALIA DA MESI IL SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA BELSITO SI RIFIUTA DI MOSTRARE LA LAUREA FANTASMA CHE DICHIARA DI AVER CONSEGUITO, MA NESSUNO GLI CHIEDE LE DIMISSIONI
Il ministro della Difesa tedesco, Karl-Theodor zu Guttenberg, da giorni in difficoltà in
seguito alle accuse di plagio della sua tesi di dottorato, ha annunciato questa mattina le dimissioni da ogni incarico politico.
Come aveva anticipato la Bild nella sua edizione online, il ministro ha comunicato la sua decisione in una conferenza stampa questa mattina.
L’esponente Csu, partito fratello della Cdu, aveva già – secondo Bild – presentato le dimissioni alla cancelliera Angela Merkel.
Dopo le accuse affiorate nelle scorse settimane, l’ateneo di Bayreuth, dove il giovane ministro aveva ottenuto il suo dottorato in diritto internazionale, aveva aperto un’inchiesta dando due settimane di tempo a Guttenberg per fare chiarezza.
Nel frattempo il titolare della Difesa aveva rinunciato, seppure “temporaneamente”, al titolo accademico.
Trentanovenne, popolarissimo e in ascesa, vera star del governo Merkel, Guttenberg era considerato uno dei politici in campo conservatore di maggiore peso e carisma, proprio grazie alla sua immagine di onestà ed integrità , ed un possibile futuro candidato per il cancellierato.
E’ finito improvvisamente nella bufera dello scandalo copygate a metà febbraio, quando un professore di diritto, Andreas Fischer-Lescano, lo ha accusato su un quotidiano di “plagio sfacciato” perchè numerosi passaggi
della sua tesi di dottorato di 475 pagine erano quasi identici a testi precedentemente pubblicati da altri autori.
Accuse che il ministro, appoggiato dalla Merkel, aveva respinto.
Dopo le rivelazioni, l’opposizione era partita all’attacco, chiedendone le dimissioni se le accuse di plagio fossero state provate.
Termina così in maniera drammatica la vicenda nata dalla scoperata che il ministro della difesa aveva copiato gran parte della sua tesi di dottorato.
Sulla vicenda era intervenuto di nuovo anche il presidente del Bundestag, il conservatore Norbert Lammert (Cdu), che già nei giorni scorsi era stato critico nei confronti di Guttenberg: il caso, aveva detto lunedì al quotidiano Mitteldeutsche Zeitung, rappresenta un «chiodo nella bara della fiducia nella nostra democrazia».
Parole forti, che erano seguite alla pubblicazione di una lettera aperta indirizzata alla Merkel e firmata da circa 23 mila tra accademici, dottorandi e semplici cittadini: nella missiva si criticava la gestione della cancelliera, che fa una «parodia» del dottorato di ricerca.
Se fino alla settimana scorsa Guttenberg era stato assediato solo dalle forze politiche d’opposizione, quindi, da oggi la pressione comincia a salire anche all’interno della coalizione di governo.
Se in Germania è sufficiente “aver copiato” una tesi per porre una “questione morale” di incompatibilità con un ruolo politico, in Italia siamo ancora nei pressi del Terzo mondo, senza offesa per i Paesi emergenti.
Ricordiamo il caso del sottosegretario leghista Francesco Belsito, amministratore del Carroccio, che quando ha dovuto presentare il curriculum per un posto nel Cda di una finanziaria della regione Liguria ha indicato di essere laureato in Scienza della Comunicazione.
Salvo dopo due anni, entrando al Governo, indicare nel sito ufficiale del Ministero, una laurea in Scienze Politiche.
E salvo poi ammettere che la prima sarebbe stata conseguita a Malta (e quindi mai riconosciuta in Italia), mentre la seconda in Inghilterra in una non meglio precisata università .
In entrambi i casi il sottosegretario non ha mai esibito la copia della sedicente laurea, nè indicato l’ateneo di provenienza.
In compenso a Genova egli risulta, negli archivi dell’università , come “studi interrotti”.
Nonostante diversi articoli di stampa e interviste, Belsito non ha mai dato prova di essere laureato, rifiutandosi anche di esibire la relativa documentazione.
In Germania sarebbe già stato accompagnato alla porta per falso in atto pubblico, in Italia gestisce un ministero grazie alla Padagna ladrona.
Un bell’esempio di trasparenza.
argomento: Bossi, Costume, denuncia, Esteri, Europa, Giustizia, governo, Parlamento, Politica, radici e valori | Commenta »
Marzo 1st, 2011 Riccardo Fucile
NELL’INCHIESTA DELLA PROCURA ANTIMAFIA, IL PARLAMENTARE E’ STATO ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI… DA UNA INTERCETTAZIONE EMERGEREBBE IL SUO RUOLO DI REFERENTE POLITICO DEL CLAN…. IN PASSATO AVEVA GIA’ AVUTO PROBLEMI PER LA REALIZZAZIONE DI UN TERMOVALORIZZATORE SU UN SUO TERRENO E PER L’ACCUSA DI AVER COMPRATO CON 600.000 EURO LA SUA ELEZIONE…HA PARTECIPATO CON LA SUA AZIENDA ALLA COSTRUZIONE DELLE CA.S.E. PER I TERREMOTATI
C’è un’indagine che potrebbe cambiare la storia della ricostruzione post-sisma
dell’Aquila.
Un’indagine che ha al centro un’azienda legata al clan dei casalesi, ed un politico: un senatore del Pdl.
Si tratta di una inchiesta della procura distrettuale antimafia dell’Aquila, nata da un fascicolo della procura antimafia di Napoli.
Cuore della vicenda, una intercettazione.
Una serie di telefonate e incontri dimostrerebbero che il clan dei casalesi sarebbe entrato nella ricostruzione dell’Aquila grazie all’aiuto di un senatore del Popolo delle Libertà che ora è sotto inchiesta.
Si tratta di Filippo Piccone, coordinatore regionale del partito di Berlusconi e imprenditore.
Il suo nome adesso è iscritto nel registro degli indagati nell’ambito di un’inchiesta per associazione di stampo mafioso.
Secondo gli inquirenti, il senatore sarebbe stato il “contatto” attraverso il quale l’azienda del clan si sarebbe inserita nella ricostruzione e avrebbe iniziato a lavorare.
A far cadere il parlamentare nella rete degli inquirenti sarebbero state, appunto, una serie di intercettazioni telefoniche captate dalla procura distrettuale antimafia di Napoli e immediatamente “girate” ai colleghi che si occupano delle indagini sulle infiltrazioni nella ricostruzione.
Telefonate nelle quali gli uomini legati al clan parlano di un appuntamento con il senatore Piccone per sbloccare i lavori da ottenere nell’ambito della ricostruzione post-sisma all’Aquila.
L’indagine – portata avanti dal sostituto procuratore Antonietta Picardi assieme al procuratore Alfredo Rossini – è blindata.
Ma questa non è certo la prima inchiesta che coinvolge il politico-imprenditore Piccone.
Due procure (L’Aquila e Pescara) indagano sull’affare del termovalorizzatore su un terreno del senatore.
Un affare che, secondo le informative della polizia giudiziaria, Piccone avrebbe cercato di realizzare “piegando” gli interessi della collettività abruzzese, ovvero, cercando di ottenere un’autorizzazione per un secondo termovalorizzatore che secondo gli uffici pubblici regionali del settore ambiente era inutile.
Piccone fu anche al centro del memoriale consegnato alla procura di Pescara dall’ex moglie dell’onorevole Sabatino Aracu (Pdl).
La donna accusò Piccone di aver comprato la candidatura con 600 mila euro consegnati al marito e a Fabrizio Cicchitto.
La Procura di Pescara archiviò per insufficienza di prove.
Una delle aziende di Piccone è poi coinvolta in un’indagine sul riciclaggio di denaro proveniente dalla malavita organizzata portata avanti dalla procura di Avezzano che riguarda la realizzazione di un centro commerciale.
Ma non è tutto: Piccone ha anche lavorato per la realizzazione delle 4900 case del Governo per i terremotati con le sue aziende, ottenendo due sub-appalti per un valore complessivo di due milioni di euro.
Giuseppe Caporale
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Comune, criminalità, denuncia, emergenza, Giustizia, Parlamento, PdL, Politica, terremoto | 1 Commento »
Marzo 1st, 2011 Riccardo Fucile
IL VERBALE DELLA DEPOSIZIONE DEL POLIZIOTTO ERMES CAFARO: RUBY GLI DICE: “BERLUSCONI MI HA RIVOLTO AVANCES INTIME E MI HA DATO 15.000 EURO”…”AD ARCORE C’ERANO FESTE CON DONNE CHE SI SPOGLIAVANO”… RUBY: “IO NIPOTE DI MUBARAK? CHI VUOI CHE CI CREDA”
Ruby mi disse che il presidente “ci aveva provato” con lei», che «le aveva rivolto delle avances di tipo intimo», che «le aveva dato 15 mila euro», che ad Arcore c’erano feste «con donne che si spogliavano».
Bisogna riuscire a leggere questo sinora segreto interrogatorio del capo equipaggio della Volante «Monforte-Vittoria» Ermes Cafaro – cioè del primo poliziotto che alle ore 19 del 27 maggio 2010 ebbe la ventura di incrociare a Milano in corso Buenos Aires la ragazza denunciata per furto di 3 mila euro dalla sua ex coinquilina – per comprendere perchè il giudice Cristina Di Censo descriva Karima «Ruby» el Mahroug come una minorenne «poco controllabile», che «ben avrebbe potuto porre a rischio l’impunità » cercata dal premier attraverso la telefonata notturna ai funzionari della Questura affinchè la affidassero subito alla preannunciata consigliere regionale Pdl Nicole Minetti.
Ruby, infatti, era davvero una «bomba» pronta a «esplodere» in confidenze vertiginose al primo che passasse per strada: in questo caso, a un poliziotto in commissariato.
E in Questura già alle ore 19 sapevano benissimo che non poteva essere la nipote del presidente egiziano Mubarak.
«Io nipote di Mubarak, chi vuoi che ci creda?»
Come spesso accade, l’innesco è una battuta: il 27 maggio 2010 «in commissariato mentre sbrigavo le pratiche – testimonia dunque l’assistente di polizia Cafaro il 6 dicembre davanti al pm Antonio Sangermano – Karima mi disse che avrebbe voluto fare il carabiniere. Io ironicamente risposi che ritenevo improbabile che una cittadina marocchina senza documenti potesse accedere ai ranghi dell’Arma. Fu proprio in quel momento che la minore mi rispose che lei era una lontana parente di Mubarak e che Silvio la stava aiutando per farle ottenere i documenti. Ripetè più volte il nome “Silvio” senza che io nell’immediato ricollegassi quel nome al presidente del Consiglio». Ruby è la prima a ironizzare sulla storia di Mubarak, «ridendo disse: “Chi ci crede che una marocchina abbia la nazionalità egiziana?”, con ciò mettendo in rilievo che il riferimento a questa parentela era un escamotage per facilitare l’ottenimento dei documenti e che alla pratica ci avrebbe pensato Silvio». Ruby parla subito al poliziotto anche delle feste di Arcore.
«Ricordo perfettamente che la minore precisò che era stata accompagnata o quanto meno presentata da Lele Mora presso la residenza di Arcore», una sera in cui «c’era una festa ed era naturalmente presente Berlusconi e altre ragazze e anche persone di sesso maschile, di cui non ricordo se mi specificò i nomi. Ruby mi disse che non si era tanto divertita o comunque si era trovata a disagio, tanto che il presidente se ne accorse e le si avvicinò, chiedendole se preferiva andare via. Sempre Ruby, che era un fiume in piena, continuò a raccontare che Berlusconi, avvedutosi del disagio della ragazza, l’aveva fatta accompagnare dalla sua scorta a casa. A dire della Ruby, proprio il capo scorta le aveva consegnato una busta che lo stesso disse provenire dal presidente Berlusconi in persona. La minore raccontò che all’interno di quella busta erano contenuti 15 mila euro in contanti».
Perchè disagio?
«La ragazza disse che quella sera ad Arcore vi erano numerose donne e che alcune si erano spogliate», ma il poliziotto dice di non riuscire più a ricordarsi se «bunga bunga» fu espressione usata da lei allora o letta poi da lui sui giornali: «Quel che è certo è che mi parlò di una festa con donne che si spogliavano e di un “gioco del trenino” che definì in qualche maniera che non ricordo».
La cosa «le aveva dato fastidio» e «non aveva inteso partecipare a questo gioco», nel cui contesto «Karima mi riferì che il presidente “ci aveva provato”, lasciando chiaramente intendere che lo stesso aveva rivolto delle “avances” di tipo intimo alla Ruby, senza però specificarne il contenuto e le modalità attuative».
Ruby «aveva chiesto di andare via».
E di favorevole alla posizione del premier c’è che al poliziotto la ragazza dice subito «che il presidente non sapeva che lei fosse minorenne ed era rimasto favorevolmente impressionato dal rifiuto che lei aveva opposto alle sue “avances”, tanto che questo atteggiamento riottoso della ragazza aveva fatto nascere un’amicizia proseguita e tuttora in atto», e «tanto che Berlusconi la fece accompagnare dalla scorta e consegnare una busta con 15 mila euro dal suo capo scorta».
Un altro aspetto importante della testimonianza di Cafaro, ai fini dell’accusa a Berlusconi di concussione dei dirigenti della Questura, è che la polizia, a mezzanotte entrata in fibrillazione dopo la telefonata di Berlusconi con la «balla» su Ruby egiziana parente di Mubarak, già alle 19 sapeva invece benissimo che era marocchina, minorenne, scappata da una comunità e denunciata per furto.
Cafaro, infatti, spiega che, appena in corso Buenos Aires chiese alla ragazza le generalità , «rispose di chiamarsi El Mahroug Karima, nata in Marocco il primo novembre 1992 (data vera, ndr), danzatrice del ventre in un qualche locale milanese, e domicilio in una abitazione in via Villoresi», quella della prostituta brasiliana Michelle che aveva chiamato il premier sul suo cellulare a Parigi, che poi ospitò di nuovo Ruby benchè in teoria affidata alla Minetti, e che con Ruby il 5 giugno litigò tra reciproche accuse di meretricio.
La banca dati della polizia «mi comunicò che a carico di Karima risultava una segnalazione per allontanamento da una comunità di accoglienza in Sicilia», e «che risultava anche una precedente denuncia per furto a carico della minore
Parimenti rilevante, visto che la Questura affidò davvero alla Minetti la 17enne poi però finita di nuovo a casa della prostituta brasiliana, è il ricordo che Cafaro ha delle ben diverse disposizioni «assolutamente precise ed inequivocabili» impartite all’inizio dalla pm minorile Annamaria Fiorillo: «Dispose il collocamento presso una comunità di accoglienza, dopo che Ruby fosse stata fotosegnalata».
Se ciò non è possibile, «la prassi è trattenere il minore in Questura»: e infatti nel caso specifico «la dottoressa Fiorillo parlò della comunità La Zattera e, ove non fosse stata rinvenuta la disponibilità », come è prassi «mi autorizzò a trattenere in Questura la minore sino alla mattina successiva, quando è più facile reperire una comunità disponibile».
Tutto il contrario di quanto poi avvenne.
Al livello di lavoro di Cafaro, che è la strada, arriva da lontano l’eco dell’agitazione di Berlusconi: «Fui informato dall’assistente di polizia Landolfi, che aveva condotto la minore in Questura, che lì si erano recate delle persone per la sua situazione e che erano state fatte pressioni affinchè la ragazza fosse affidata ad una persona, di cui solo in seguito ho saputo il nome, Nicole Minetti. Landolfi mi riferì che dalla segreteria della presidenza del Consiglio erano arrivate in Questura delle telefonate, e che personale del consolato egiziano (mi sembra che Landolfi parlò di servizi segreti egiziani) si era presentato in Questura» (circostanza invece smentita dalle indagini, nessuno del consolato fu avvertito o intervenne).
Landolfi, nel lamentarsi «che gli avessi lasciato una rogna, era visibilmente impressionato dalla mole di interventi che avevano caratterizzato la vicenda della minore, tanto che scherzando mi disse: “Vuoi vedere che questa lo conosce veramente Mubarak?”».
Nell’interrogatorio il pm chiede conto a Cafaro di frasi «fuori cornetta» registrate al 113 mentre era in attesa al telefono, 6 minuti dopo mezzanotte: lo si sente mormorare «nipote di Mubarak», e dire «ora me ne vado ai servizi segreti, ho deciso».
«È evidente – risponde Cafaro – che io fuori microfono ho fatto un cenno a ciò che la minore mi aveva detto proprio in riferimento al presidente egiziano. Ho anche fatto dei riferimenti scherzosi che non hanno alcuna attinenza alla realtà , in particolare quando accenno alla eventualità che io vada a lavorare presso i servizi segreti».
Luigi Ferrarella, Giuseppe Guastella
(da “Il Corriere della Sera“)
argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, Giustizia, governo, Milano, polizia, radici e valori | Commenta »
Marzo 1st, 2011 Riccardo Fucile
ELENA MORALI, EX DEL REALITY “LA PUPA E IL SECCHIONE” PARTECIPAVA ALLE FESTE A VILLA SAN MARTINO..E’ QUANTO EMERGE NELL’ INCHIESTA DEI PM SUL CASO RUBY DA UN COLLOQUIO TRA EMILIO FEDE E BARBARA FAGGIOLI
C’era pure l’ex “pupa” Elena Morali a villa San Martino. Ospite del premier. Delle sue
cene eleganti.
E delle sue nottate a suon di bunga bunga che, parole del Cavaliere, significa semplicemente “bere qualcosa e ballare”.
Fino ad ora il particolare era rimasto tra le pieghe delle 782 pagine di richiesta di rinvio a giudizio firmate dai magistrati Forno, Boccassini, Sangermano.
Il riferimento a Renzo Bossi viene fatto durante una telefonata tra Barbara Faggioli ed Emilio Fede.
E’ il 26 settembre 2010.
Mancano pochi minuti alle diciotto, quando una delle predilette del premier che, come Nicole Minetti, sogna una carriera politica, chiama il direttore del Tg4.
Si tratta di una telefonata di cortesia.
La Faggioli si trova in palestra con la “Nicky”.
S’informa sullo stato di salute di Fede. L’altro la rassicura: “Benino grazie, ieri avevo una sberla addosso che non finiva più”.
La Faggioli, però, insiste: “Insomma ti sei riposato”.
E allora Fede svela qualche particolare in più: “Sì, sì più o meno, fra una cosa e l’altra, poi sempre tardi a letto sono andato”.
E Lui? Lui come sta. Fede risponde: “Lui aveva un sacco di problemucci”.
Quindi i due iniziano a parlare di una delle tante serate di Arcore.
“Ma con chi è rimasto? Due?”, chiede Fede.
Allora Barbara Faggioli spiega: “In realtà è rimasto con quelle due, poi c’era la Cinzia e poi c’era l’Anna, poi io so che praticamente ieri è rimasto anche d’accordo che tornava la Maristelle, poi c’era quella, la pupa, quella che è fidanzata con Renzo Bossi che è rimasta”.
Il particolare stuzzica la curiosità di Fede.
Chi sarebbe la fidanzata del Trota? “Quella bionda”.
Fede capisce: “A sì quella che gli piace. La biondona, quella un po’ volgare”. Si tratta della slava? No, risponde la Faggioli, “è la bergamasca”.
E in effetti, le cronache rosa dell’estate scorsa raccontano del rapporto sentimentale, proprio in quel periodo, tra Renzo Bossi e tale Elena Morali, nota per la sua partecipazione al reality “La pupa e il secchione”.
La loro storia inizia nella primavera del 2010.
Tanto che intervistata da Bergamonews la ragazza ammette. “Più conosco il Trota più mi piace” .
Lei, però, ha le idee chiare e così al settimanale
Oggi dichiara: “Il mio Trota? Sarebbe un marito e un papà ideale. Io col mio lavoro starò in giro tutto il giorno. Uno dei due dovrà rinunciare alla carriera: lui. E’ un ragazzo fedele, sicuro di sè, forte e dolce. Ci siamo conosciuti un anno e mezzo fa a Miss Padania, a fine serata mi ha chiesto il mio numero e mi ha dato il suo”.
E’ metà agosto del 2010.
Poco più di un mese dopo, eccola partecipare alle feste di Arcore.
Ne parla la Faggioli con Fede.
Lo racconta la starlette Francesca Cipriani nelle ricostruzioni (basate sulle intercettazioni) dei magistrati di Milano.
E’ lei, annotano i pm, “a dire alla Faggioli che Lui aveva anche delle buste da cinque e da di piu”.
La Cipriani dice di essere rimasta contenta “perchè ha avuto quello che hanno avuto le altre e cita Ludovica Leoni ed Elena Morali, e dice di aver avuto un braccialetto d’oro con il diamante … con scritto “F” di Francesca”.
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, Giustizia, governo, Milano, radici e valori | Commenta »