Giugno 15th, 2011 Riccardo Fucile
IL CASO ANOMALO DI UN INDAGATO CHE CONTINUA A VERSARE DENARO A UNA TESTIMONE…. 200.000 EURO IN DUE ANNI ALL’EX METEORINA
E ora siamo sopra quota 200 mila euro.
A tanto ammontano i soldi ricevuti in poco più di due anni dalla ex meteorina Alessandra Sorcinelli dal suo amico Silvio Berlusconi.
L’ultimo è arrivato meno di un mese fa.
Il Fatto ha scoperto che 16 maggio 2011 il conto corrente del Banco di Sardegna, filiale di Milano in via Solferino, intestato alla bella cagliaritana, registra un bonifico in entrata di 10 mila euro, il solito taglio e soprattutto il solito ordinante del passato: Silvio Berlusconi.
Anche la causale è la medesima: “prestito infruttifero”.
Prima ancora che il deposito degli atti della Procura lo certificasse, il nostro giornale aveva descritto il menage finanziario tra la stellina 27enne e il presidente 72enne.
Ora si scopre che ai 115 mila euro bonificati su ordine di Berlusconi dal suo cassiere Giuseppe Spinelli nel 2010 e ai 45 mila euro del 2009, si devono aggiungere altri 44 mila e 352 euro incassati dall’amica del premier nel 2011.
A dire il vero questo anno non era partito nel migliore dei modi per l’ ex studentessa fulminata sulla via di Arcore all’età di 22 anni.
Alessandra Sorcinelli è stata perquisita e poi sentita in Questura il 15 gennaio scorso nell’ambito delle prime indagini pubbliche sul caso Ruby.
Pochi giorni prima, come avevamo raccontato allora, aveva ricevuto 10 mila euro dal Cavaliere. Nelle carte dell’accusa c’erano le telefonate dell’undici gennaio che avevano propiziato il versamento, a dire la verità un po’ sofferto.
Il tira e molla tra il ragioniere Giuseppe Spinelli, cassiere di Berlusconi, e la sua amica di vecchia data era delizioso:
Sorcinelli: Passo da lei.
Spinelli: No io sarei pronto anche per fare subito un bonifico volendo 5 più 5 meno 3 son 7, oppure adesso non so se…
Sorcinelli: Noo, faccia comunque 10, … perchè c’avrò altri pagamenti tra poco.
Spinelli: …e allora faccio 10, perchè (…) non vorrei dire (…) sai io devo eseguire (ride) io sono in mezzo”.
Pochi giorni dopo era scoppiato il diluvio delle intercettazioni sui giornali, comprese quelle del cassiere con la ragazza.
Si pensava che il ciclone Ruby avesse travolto la liaison bancaria e invece ora si scopre che tutto continua come prima.
Se Flavio Briatore potesse ancora parlare serenamente al telefono con l’amica Dani direbbe: “Stesso film, stesso conto”.
Proprio così: il Cavaliere se ne frega altamente del processo, del pm Ilda Boccassini e delle indagini e continua a fare feste e bonifici come se nulla fosse, senza tenere conto della sua attuale posizione di premier-imputato.
Già allora qualcuno storse il naso nel vedere un indagato, incidentalmente presidente del consiglio, che continuava a foraggiare un possibile testimone a suo discarico.
Ora si scopre che i bonifici continuano nonostante la ragazza sarda sia inclusa nella lista dei testimoni.
I nuovi bonifici scoperti dal Fatto partono quando la ragazza era stata già perquisita (non indagata) e aveva di fatto assunto la veste di testimone a discarico del premier.
Infischiandosene del fatto che presto la sua amica sarà chiamata a raccontare quello che sa sul bunga bunga, il 25 marzo del 2011 Berlusconi ordina di trasferirle 10 mila euro. Il 19 aprile il premier si ricorda della Pasqua in arrivo e le fa trovare in banca una sorpresa da 24 mila e 352 euro.
Non passa un mese e arriva il bonifico “standard” da 10 mila euro per un totale di 44 mila e 352 euro in meno di due mesi.
Alessandra Sorcinelli risponde con gentilezza al Fatto e non è imbarazzata per i nuovi versamenti scoperti. “Silvio Berlusconi non mi ha pagato niente”, sostiene, “quei soldi sono dei prestiti per me e per la mia famiglia che sta attraversando un momento difficile”.
La ex studentessa di scienze politiche non accetta di essere equiparata alle altre frequentatrici delle feste del premier: “io non ho mai ricevuto soldi per prestazioni sessuali. Eppure i giornali mi hanno distrutto e sputtanato l’immagine. Lo conosco dal 2005, altre ragazze che sono coinvolte in questa storia da molto meno. E io, tra virgolette, da loro mi dissocio. Io con lui ho un rapporto diverso”.
A chi le chiede se quei versamenti possano influenzare la sua testimonianza lei risponde: “pensa davvero che il premier mi stia pagando per dire cazzate? Questo aiuto economico c’era da prima che scoppiasse il caso Ruby. Io ho avuto delle difficoltà perchè non vado più in video e lui si è offerto di aiutarmi. Se dovrò testimoniare io dirò la verità , la mia verità , perchè ho la coscienza a posto”.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 15th, 2011 Riccardo Fucile
IL TRIONFO DEL QUORUM IN PRIMA PAGINA SU MOLTI QUOTIDIANI NEGLI USA E IN EUROPA….”PREMIER OSTAGGIO DELLA LEGA”… “SCHIAFFO BRUCIANTE” E “SCONFESSIONE”
La sconfitta di Silvio Berlusconi nei referendum finisce in prima pagina sui più importanti
giornali del mondo, che concordano nel ritenerla un altro “duro colpo” alla capacità di sopravvivenza politica del premier italiano.
“Una bruciante sconfitta politica”, la definisce il New York Times.
“E’ probabile che non provocherà l’immediata caduta del governo”, scrive Rachel Donadio, corrispondente da Roma del più autorevole quotidiano americano, “ma facendo seguito alle sconfitte sofferte dai candidati di Berlusconi nelle elezioni amministrative, dove ha perso la corsa per il sindaco a Milano e Napoli, la seconda e la terza maggiore città italiana, i risultati del referendum indicano una nuova realtà : l’uomo che un tempo sentiva il polso dell’Italia ha perso contatto, non ha più il suo tocco magico”.
“Un colpo a Berlusconi”, è il titolo che apre la prima pagina del Wall Street Journal.
Il quotidiano finanziario Usa, soprannominato “la bibbia del capitalismo”, giudica il risultato dei referendum “un segno di scontento popolare” nei confronti del primo ministro italiano, il quale “conserva la maggioranza in parlamento ma vede ormai scendere da mesi il consenso nel paese”.
Il Journal sottolinea che la Lega Nord, più importante alleato di Berlusconi in parlamento, “sembra averne abbastanza” di ricevere sberle in faccia, citando le parole del ministro Calderoli.
Prima pagina per Berlusconi, sotto il titolo “Roman defeat” (Sconfitta romana) e una foto del premier per una volta non sorridente scattata ieri a Villa Madama, anche sul Financial Times.
Il quotidiano della City parla di una “grave sconfitta” per il premier, “un altro duro colpo alla sua credibilità “, predicendo che i referendum aumenteranno le divisioni in seno all’alleanza di governo e scateneranno la lotta per una successione a Berlusconi all’interno del centro-destra, rendendo nel frattempo il premier “sempre più un ostaggio” della Lega Nord in parlamento.
Anche il resto della stampa britannica dedica ampio spazio all’esito dei referendum. “Berlusconi va verso un divorzio dall’Italia” è l’ironico titolo del Daily Telegraph, principale quotidiano conservatore, che definisce il risultato come “un’umiliante sconfitta” per il premier.
L’altro grande quotidiano conservatore del Regno Unito, il Times, usa quasi le stesse parole: “Un passo falso umiliante, dal punto di vista personale e politico, per Berlusconi”, afferma l’articolo, descrivendo il primo ministro come un uomo “schiacciato dagli elettori”, nonostante il suo appello a boicottare le urne.
Quanto ai giornali progressisti, il Guardian parla di una “schiacciante sconfitta” per Berlusconi e di una importante vittoria per il movimento anti-nucleare e per l’opposizione, segnalando che, dopo avere perso le amministrative poche settimane prima, ormai molti sostenitori chiedono a questo punto ai loro leader di “liberarsi di Berlusconi”.
E il quotidiano Independent intervista un politologo dell’American University di Roma, il professor James Walston, secondo cui il voto nei referendum dimostra che Berlusconi è ora politicamente “impotente”.
Titoli analoghi sulla Bbc, sulla rete televisiva araba al Jazeera – che si chiede “quanto a lungo Berlusconi riuscirà a mantenere la sua fama di sopravvissuto” – e sulla stampa francese.
Il moderato Figaro parla di una “umiliazione” per Berlusconi, Le Monde di “schiaffo bruciante”, Sud-OVest di “disfatta”, Ouest-France di “sconfessione”.
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Giugno 15th, 2011 Riccardo Fucile
I FALCHI VOGLIONO ANCHE LA LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI…. BERLUSCONI: “DOPO IL REFERENDUM E’ TUTTO PIU’ DIFFICILE”
“E adesso che si fa?”.
Sono in difficoltà i pasdaran della giustizia ad personam nel Pdl.
Dopo un decennio di leggi salva-Silvio, la gente ha detto basta.
Non si fa illusioni neppure Berlusconi.
L’avrebbero sentito mormorare agli Alfano e ai Ghedini: “Certo, d’ora in avanti tutto sarà più difficile”.
Su di lui s’allunga la possibile condanna per corruzione nel processo Mills (anche se proprio Ghedini la esclude), e le decine di udienze per Mediaset, Mediatrade, Rubygate, ma si allarga pure la grande ombra del Colle, di un Napolitano che d’ora in avanti – non che ne avesse bisogno, per la verità – sarà più forte nei suoi possibili “no” in grazia di quel 56,5% di italiani che è andato a votare per bocciare una norma monstre come il legittimo impedimento.
Messa in campo dall’Udc, giusto dall’attuale vice presidente del Csm Michele Vietti per salvare letteralmente il Paese, la magistratura e i cittadini da quel processo breve che avrebbe fulminato centomila processi.
Una legge per salvare Berlusconi ma, con lui, liberare pure migliaia di potenziali condannati.
Questo sono le leggi ad personam.
Che, fino a ieri sera, non erano certo state messe da parte. Nè morte, nè tantomeno ufficialmente seppellite.
Di loro, un deputato che gode la piena fiducia di Niccolò Ghedini come l’avvocato di Belluno Maurizio Paniz – il legale che liberò Zornitta dall’incubo di essere Unabomber, che si è accollato alla Camera la parte del falco nel Rubygate – ancora ieri diceva con voce tranquilla: “Non vedo il problema: faremo la riforma della giustizia. Faremo la prescrizione breve. Faremo, se ci riusciamo, anche la legge sulle intercettazioni”.
E il processo lungo? “Quello non so, vedremo”.
E la norma blocca-Ruby? “Quella l’avete inventata voi della stampa. Io, nel principio, la condivido. Ma non ne ho mai discusso”.
Per chi non lo ricordasse il processo lungo doveva servire per dare più potere agli avvocati nell’imporre ai giudici i testi in udienza.
E per non utilizzare le sentenze definitive (quella dell’avvocato Mills nel processo Mills). Dentro c’era la blocca-Ruby, processi congelati se c’è un conflitto d’attribuzione.
Giusto quello di cui la Consulta valuterà il 6 luglio l’ammissibilità (scontata) e quello per Mediaset, per cui s’aspetta il 5 ottobre.
Ha forti certezze Paniz. E non è il solo ad averle.
Chi vuole proteggere il Cavaliere dai processi sostiene la stessa cosa. “Almeno la prescrizione breve si deve fare”.
Già votata alla Camera, attende l’ok del Senato. Un voto, e si chiude.
Dal Quirinale ci si aspetta clemenza. Ma dopo questo weekend referendario tutto è più complicato. La trattativa già impossibile, diventa lunare.
Il perchè è lampante: dopo un simile voto, un capo dello Stato, su certi temi, non può lasciare neppure il minimo spiraglio di dubbio. Che, invero, non ha mai lasciato.
Soprattutto perchè la prescrizione breve è l’origine dei mali. È la figlia del processo breve. Ne condivide il vizio d’origine.
Scritta per l’imputato Berlusconi, essa però vale per tutti coloro che sono incensurati e si trovano ad affrontare il primo giudizio in cui potrebbero essere condannati.
Per loro si chiede, chissà perchè, uno sconto sui tempi di prescrizione.
Un regalo? Diciamo un occhio di riguardo.
C’è chi, nel Pdl, consiglia al Cavaliere di non gettarsi per nulla in questa partita.
Perchè a sfilarsi per primi saranno quelli della Lega, timorosi di perdere altri consensi.
E poi i Responsabili, che alzeranno a dismisura il prezzo del loro appoggio.
L’autorevole fonte del centrodestra dà la partita a rischio sconfitta. E cita in proposito un segnale negativo che, a suo dire, sarebbe arrivato dalla Corte costituzionale.
Una sentenza recentissima, la 183, fresca di una settimana.
L’ha scritta Giorgio Lattanzi. L’ultimo giudice arrivato alla Consulta dalla Cassazione. Un giurista rinomato.
Essa boccia un altro pezzetto della Cirielli che per Berlusconi, nel 2005, accorciò già la prescrizione.
Stabilisce che nel dare le attenuanti generiche a un recidivo reiterato il giudice non può essere sottoposto a limiti. Dev’essere libero.
Del pari, quel giudice perchè dovrebbe riconoscere una prescrizione accorciata per un imputato incensurato? Ne andrebbe della sua libertà .
Quindi la prescrizione breve sarebbe incostituzionale.
Dice la fonte Pdl: “Pare scritta apposta per fornire a Napolitano una buona motivazione per bocciare la nostra prescrizione breve”.
Un segnale quanto meno funesto.
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
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Giugno 15th, 2011 Riccardo Fucile
“PASSA LA MANO, DEVI LASCIARE”…”I COORDINATORI SBAGLIANO NELLA COMUNICAZIONE, VOLETE METTERE SU INTERNET UNO STAFF CON LE CONTROPALLE, COGLIONI?”… “AVETE SOLO FATTO GLI AFFARI DEI GRANDI SPECULATORI”
Sul blog del Pdl, “SpazioAzzurro”, lo sconforto è grande. 
Il risultato referendario viene considerato una sconfitta e si chiede alla classe politica di fare una sorta di mea culpa.
In alcuni casi anche un passo indietro.
«Prendiamo atto, il Pdl è in profonda crisi», dice “Maxcors”.
«Troppi si sono prodigati per emergere nel partito – aggiunge – non facendo altro che il proprio bene».
«Selezionate i migliori! – è l’appello finale – ce ne sono!».
«Ora bisogna darsi da fare – è invece il commento di “vero Libertario” – perchè noi lavoratori la prossima volta non vogliamo trovarci Vendola & co al governo». «Veramente – è il suggerimento di “Andreina” – datevi da fare perchè anche la vostra gente comincia a non credervi più tanto, e lo sta dimostrando».
«Coraggio – insiste – avete dormito fin troppo sugli allori!».
Duro l’attacco ai coordinatori e capigruppo del partito inviato da “Maxrn”: «Voi Cicchitto, La Russa, Bondi non lo volete capire, mettetevi da parte, la comunicazione è fallace!! La sinistra con il tam tam ha fatto vincere i sì nei referendum, coglioni!».
E anche secondo “Maxr” grande responsabile della debacle referendaria è la comunicazione: «La sinistra – osserva – ha fatto megapubblicità con i google adsense e su facebook (687 milioni di utenti nel mondo…), ma volete mettere uno staff su internet con le contropalle?», è il suo sfogo.
Anche Lorenzo però non scherza: «L’Italia si sveglia ecologista e vendoliana è un dramma! La colpa però è nostra (o vostra)! Prendiamone atto!!!! Per favore».
Su “SpazioAzzurro” c’è poi chi ha aderito all’invito del Pdl di non andare a votare, ma confessa di essere contento comunque per il risultato.
Si tratta di “Mirella”: «Il referendum per il nucleare – racconta – non l’ho votato, ma sono contenta che sia passato perchè dobbiamo pensare al futuro dei nostri figli…». Molto più tranchant “Daniela47” che si definisce una «ex elettrice»: «Faremo, diremo, vedremo….intanto mangiamo più degli altri!!! Ex elettrice saluta tutti!».
Un commento analogo a quello di “B.D” che ammette di prendere spunto dalle «parole di Di Pietro»: «Il Pdl, deve essere rivoltato come un calzino….».
«Non aver capito che sull’acqua non si deve lucrare e che il nucleare nessuno lo vuole vicino casa – è la critica di Giovanni Sp – è stato il segnale che proteggete i furbetti come Verdini, Montezemolo e Ricucci».
Categorico anche «l’ex tesserato incaz***»: »Non si lamenti il Pdl – scrive – ha maltrattato i suoi elettori in tutti i modi, ha fatto solo gli affari di grandi speculatori e grandi gruppi (vedi affaire Scajola- Ansaldo)».
«Caro Silvio – è infine l’appello di Mauro – lascia il partito in mano alle nuove leve e pensa al bene delle tue aziende, Milan compreso».
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Giugno 15th, 2011 Riccardo Fucile
“IL PROCESSO DEVE RIMANERE A MILANO”…”ANCOR PRIMA DELL’INVITO A COMPARIRE AL PREMIER, LA DIFESA SAPEVA PIU’ DELLA PROCURA”…”LA DIFESA RACCOLSE VERBALI DELLE RAGAZZE A OTTOBRE, MENTRE LA PROCURA INVIO’ L’INVITO A COMPARIRE A GENNAIO”
Tra il 27 e il 28 maggio 2010, quando Karima fu arrestata, ci fu “un attacco militare” in via Fatebenefratelli perchè una dopo l’altra arrivarono prima la consigliera regionale Nicole Minetti, poi la prostituta brasiliana Michelle Conceicao.
Così il pm ha replicato alle 16 eccezioni preliminari poste dalla difesa di Silvio Berlusconi, affermando inoltre che il processo deve rimanere a Milano e che i diritti della difesa sono stati più che tutelati
La notte tra il 27 e il 28 maggio 2010, quando Ruby fu arrestata, ci fu “un attacco militare” alla Questura di Milano.
Usa un’immagine forte il pm Ilda Boccassini per replicare alle 16 eccezioni preliminari poste nelle scorse udienze dalla difesa di Silvio Berlusconi al processo Ruby, in cui il capo del governo è imputato per concussione e prostituzione minorile.
Perchè un “attacco militare”?
Perchè quando Ruby, secondo l’accusa, venne rilasciata in seguito alle telefonate di Silvio Berlusconi, in Questura si verificò “ un accerchiamento militare”, visto che una dopo l’altra negli uffici di via Fatebenefratelli si presentarono prima la consigliera regionale Nicole Minetti,poi la brasiliana Michelle Conceicao.
Inoltre, la rappresentante della pubblica accusa ha risposto alle considerazioni svolte da Piero Longo e Niccolò Ghedini su una presunta violazione dei diritti della difesa.
“Come si fa a sostenere — ha domandato Boccassini, rivolgendosi ai giudici — che sono stati violati i diritti della difesa quando la difesa, ancor prima dell’invito a comparire a Berlusconi, sapeva più della Procura?”.
A dimostrazione di ciò, il pm cita la circostanza che i legali del premier raccolsero, durante le indagini difensive, i verbali di alcune delle invitate ad Arcore già a ottobre, quando l’invito a comparire fu spedito al capo del Governo solo a gennaio.
Ilda Boccassini si dice sicura che il processo a carico del premier sul caso Ruby debba restare a Milano.
E’ quindi da rigettare l’eccezione di competenza funzionale sollevata da Longo e Ghedini, che chiedono il ‘trasferimento’ del processo al Tribunale dei ministri, affermando che “è stato commesso un reato comune (quello di concussione, ndr) con abuso della qualità dell’incarico rivestito” da Silvio Berlusconi.
Nessun reato ministeriale, quindi, sostiene il magistrato, che a supporto delle sue tesi ha presentato ai giudici anche alcune sentenze della Cassazione.
Il processo è stato aggiornato al 18 luglio.
In quella data, i giudici della quarta sezione penale, presieduti da Giulia Turri, scioglieranno la riserva sulle 16 eccezioni preliminari avanzate dalla difesa del premier, alle quali ha replicato oggi, punto per punto, il pm Ilda Boccassini.
Prima del termine dell’udienza il nuovo legale di Ruby, Egidio Verzini, ha annunciato una conferenza stampa nel suo studio entro la fine del mese: “Per ora non posso dire altro”, ha detto Verzini.
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Giugno 14th, 2011 Riccardo Fucile
HANNO CONTRIBUITO AL QUORUM ANCHE IL 57,6% DEGLI ELETTORI DEL TERZO POLO, IL 39,5% DEI LEGHISTI E IL 25% DI CHI SOLITAMENTE NON VOTA… PERCENTUALI TRA IL 75% E L’80% TRA CHI VOTA A SINISTRA
Gli inviti ad andare al mare rivolti loro da Berlusconi e Bossi non sono bastati, anzi forse sono
pure risultati sgraditi e hanno determinato una reazione opposta.
Secondo una rilevazione fatta da Emg per il TgLa7, il 44,8% degli elettori del Pdl ha deciso di dire la sua sui referendum, così come il 39,5% di quelli della Lega.
Siamo di fronte a un evidente segnale di scontento degli elettori del cemtrodestra, tanto che il legittimo impedimento, il voto più strettamente legato al premier, ha preso gli stessi Sì degli altri quesiti.
Anche il Terzo Polo ha scelto a grande maggioranza, il 57,6%, di esprimersi in coerenza con l’invito di andare a votare espresso da Fini e Casini.
Ovviamente altissima l’affluenza tra gli elettori di sinistra: il 77,5% di quelli del Pd sono andati a votare, insieme all’80,5% di quelli dell’Idv e al 75,2% di Sel.
Ha deciso di andare a votare anche il 66,5% degli indecisi e il 25% di coloro che solitamente non votano mai.
Ha pagato il “voto civico”, composto da coloro che solitamente sono poco inclini a scegliere un partito.
Ma soprattutto nel risultato finale ha influito l’elettorato di centrodestra.
Prendendo in esame l’analisi dell’Istituto Cattaneo, “l’astensionismo aggiuntivo”, ovvero la percentuale di non votanti oltre la normale quota di astensionisti, si è avuto solo in minima parte in Lombardia e Veneto, mentre il successo maggiore si può riscontrare in Liguria, Trentino e Molise.
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Giugno 14th, 2011 Riccardo Fucile
NELLE AMMINISTRATIVE DI IERI IL PDL HA PERSO I SINDACI…IL TERZO POLO: “E’ LA SVOLTA”…DA BAGHERIA A VITTORIA, DA NOTO A LENTINI IL PDL ESCE SCONFITTO…SU 11 COMUNI IL PDL NE PERDE 9
L’onda lunga del referendum abbatte anche il tradizionale fortino del centrodestra.
E in Sicilia Pd e Terzo Polo fanno man bassa di successi nel secondo turno delle amministrative.
Da Bagheria a Vittoria, i centri più grandi interessati dai ballottaggi, da Noto a Lentini: l’alleanza che sostiene il governo regionale vince quasi ovunque.
Conquista sei Comuni su undici, mette lo zampino nelle affermazioni di altri candidati sostenuti da liste civiche e lascia al Pdl la guida di due soli enti, Favara e Patti.
Un risultato che fa esultare Pierferdinando Casini: «Questo straordinario successo dimostra che il Terzo polo è decollato nella regione e che si possono prospettare nuove forme di collaborazione con il Pd, davanti a una pretesa di autosufficienza assai arrogante del Pdl e dei suoi alleati. Oggi è la giornata dei referendum – dice il leader dell’Udc – ma invito a riflettere su ciò che è maturato in Sicilia».
Quello di far coincidere i ballottaggi delle amministrative con il referendum, d’altronde, era stata una scelta precisa, fatta dalla giunta di Raffaele Lombardo su richiesta del Pd.
Tutti i candidati anti-berlusconiani, nell’Isola, avevano fatto campagna elettorale per se stessi e per i quattro “sì”.
L’effetto-traino, alla luce dell’esito elettorale, ha funzionato.
A cominciare da Bagheria, centro di oltre cinquantamila abitanti alle porte di Palermo, dove l’Udc ha candidato un ex consigliere provinciale del Pdl, Vincenzo Lo Meo, che al secondo turno ha trovato l’appoggio di un Pd prima diviso.
Era venuto lo stesso Casini, venerdì, a sostenere la volata finale del suo rappresentante, e mercoledì lo aveva preceduto il presidente della Camera Gianfranco Fini.
In quello che è stato il regno di Totò Cuffaro, il candidato sostenuto da Terzo Polo e Pd ha sconfitto l’ultimo erede dell’ex governatore in carcere per favoreggiamento alla mafia: Bartolo Di Salvo, un ingegnere sponsorizzato dal ministro delle Politiche agricole Saverio Romano.
Ce n’è abbastanza perchè Giampiero D’Alia, capogruppo al Senato dell’Udc, parli di «terza sberla per Berlusconi».
Anche perchè la stessa alleanza, dall’altra parte dell’Isola, a Noto, ha premiato Corrado Bonfanti, candidato di Fli vicino a Fabio Granata: «La terra del 61 aO – dice il vicepresidente della commissione Antimafia – può diventare esattamente l’opposto, ovvero terra bruciata per questo centro- destra capeggiato dal Pdl».
«Quella fra Terzo Polo e Pd è un’alleanza decisiva», dice il senatore del Pd Beppe Lumia e in tanti ora parlano di conferma del «modello Macerata», di una indicazione a favore del centrosinistra allargato che giunge dall’estremo Sud.
A Vittoria il candidato del Pd Giuseppe Nicosia ha vinto con un cartello che, al ballottaggio, si estendeva dall’Udc a Sinistra e Libertà .
E a Lentini, in provincia di Siracusa, il nuovo sindaco Alfio Mangiameli rappresenta una coalizione che va dal Terzo Polo all’intera Federazione della Sinistra.
In Sicilia, già nel 2009, c’erano state le avvisaglie della crisi del Pdl: Lombardo aveva rotto con i “lealisti” fedeli a Schifani e Alfano e aveva formato una giunta con i finiani, aprendo poi al Pd e all’Udc dei casiniani sopravvissuti a Cuffaro.
Una parte dei democratici ora chiede a Lombardo di contribuire alla costruzione di una alleanza ancora più vasta, con l’apporto di Idv e Sel, in vista delle future elezioni regionali.
Ma sia la sinistra che il governatore non si sono detti sinora disponibili.
Il voto di ieri può aprire nuovi scenari.
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Giugno 14th, 2011 Riccardo Fucile
MARONI E ZAIA HANNO CONTRAVVENUTO ALLE INDICAZIONI DEL SENATUR E SONO ANDATI A VOTARE….LA BASE DEL CARROCCIO E’ IN RIVOLTA: IN VIA BELLERIO REGNA IL CAOS E SI BRANCOLA NEL BUIO
Bossi aveva detto che non era proprio il caso, ma Maroni a votare ci è andato.
Lo aveva detto, il leader della Lega, domenica sera, a urne ancora aperte, addirittura violando l’obbligo del silenzio elettorale.
Consapevole che il raggiungimento del quorum avrebbe stampato in faccia al governo quella che Roberto Calderoli ieri ha definito la «seconda sberla», dopo quella delle amministrative.
Ma il ministro dell’Interno ha voluto lo stesso infilare nell’urna le due schede sull’acqua.
Non un gesto isolato dentro il Carroccio: il governatore del Veneto Luca Zaia ha votato e ha detto quattro Sì, intestandosi così almeno una parte della vittoria dei referendari.
Come del resto hanno fatto molti sindaci, a cominciare da quello di Varese Attilio Fontana (al quale il Capo avrebbe telefonato per lamentarsi).
Molti elettori del Carroccio si sono adeguati, come dimostra l’alta affluenza alle urne registrata in zone ad alta intensità leghista.
Soprattutto di questo si parla adesso fra dirigenti e militanti: i quattro referendum hanno segnato la fine del monolitismo nel Carroccio, per la prima volta Bossi non è stato in grado di dettare la linea.
E ieri la sua voce si è fatta sentire.
Momento difficile, e dalle parti del Cerchio magico (al vertice di ieri in via Bellerio erano assenti i due capigruppo Reguzzoni e Bricolo) partono bordate controMaroni e Calderoli: «Fanno gli anti-governativi stando al governo… ».
Già , la linea.
Per ora resta quella dettata ieri sera da Bossi alla Padania, che oggi titola: «Sberle e coraggio».
Le sberle di cui parla Calderoli, e il coraggio evocato da Maroni contro Tremonti.
Con un corollario: a differenza del Pdl, la Lega non sottovaluta affatto la portata–negativa per il governo – di questi referendum.
Ma per il resto, quando mancano solo cinque giorni al raduno di Pontida, si brancola nel buio.
Ancora non si capisce quale sia il «forte messaggio» che il Senatur dovrebbe consegnare al suo popolo dal palco allestito sullo storico pratone, per convincere Berlusconi (e Tremonti) che per andare avanti il governo deve dare segnali precisi su tasse e immigrazione.
Chissà se basterà a una base molto irrequieta, come insiste un senatore, chiedere al governo di allentare la tenaglia del patto di stabilità , per consentire ai Comuni virtuosi almeno di investire quel che hanno accantonato.
Sarà un caso, ma per la prima volta i manifesti che convocano il raduno di Pontida, non hanno alcun titolo.
La linea, per così dire, l’ha dettata ieri Calderoli dopo il vertice in via Bellerio con Bossi, Maroni e Cota: non possiamo abituarci alle sberle.
Punto.
L’impressione, ad ascoltare quel che bolle nel pentolone del “movimento” è che si brancoli nel buio.
E che neppure Bossi, al momento sia in grado uscire da una situazione di stallo con un colpo di reni.
L’ala maroniana è in forte fibrillazione, quasi sul piede di guerra.
«O si fanno subito le grandi riforme, osi stacca la spina», conferma un colonnello vicinissimo a Bobo.
Da Verona, il sindaco Flavio Tosi (maroniano pure lui, ma si è guardato bene dall’andare a votare) dice che «bisogna tornare a parlare dei temi che stanno a cuore alla gente, altro che toghe rosse».
E attribuisce le colpe della «sberla» tutte a Berlusconi, perchè «una buona fetta di elettorato ha voluto esprimere un forte dissenso nei confronti del premier».
Lo hanno fatto gli elettori, lo deve fare la Lega.
E da Treviso, il pro-sindaco Gian Carlo Gentilini rincara la dose: «Con i referendum i cittadini, non il Parlamento, hanno sfiduciato il governo; Berlusconi deve farsi da parte, lo devono capire anche i soloni del Pdl».
Sala Rodolfo
(da “La Repubblica“)
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Giugno 14th, 2011 Riccardo Fucile
IL SENATUR TENTATO: CRISI DI GOVERNO A OTTOBRE PER NON PERDERE IL CONTROLLO DEL PARTITO … IL PREMIER CERCHERA’ DI GIOCARSI L’ULTIMA CARTA: QUELLA DELLA RIFORMA FISCALE, MA POTREBBE NON BASTARE
E’ depresso per questa ennesima sconfitta, preoccupato per l’ultimo sondaggio riservato che ha proiettato ieri il Pd come primo partito davanti al Pdl.
Il Cavaliere ieri ha provato a depotenziare il risultato del referendum inserendolo nel vento degli “indignados” che spira nel Continente.
«È un voto di protesta che c’è in tutta Europa – ha commentato con i ministri presenti al pranzo con gli israeliani a villa Madama – era inevitabile, prima o poi, che arrivasse anche da noi. Ma per il governo non cambia nulla».
Se questa è la linea ufficiale, dietro le quinte la preoccupazione per la tenuta della Lega è invece diventata un’ossessione.
Non è tanto il comportamento di Umberto Bossi a far tremare il premier, quanto «l’anarchia» che sembra regnare a via Bellerio.
«Se c’è qualcuno che ha perso i referendum– spiegano nel Pdl – quello sicuramente è Bossi, molto più di Berlusconi. E stato lui a invitare a non andare a votare, mentre il premier si è limitato a dire che lui non sarebbe andato, lasciando a tutti libertà di scelta».
Insomma, non è dal Senatur che Berlusconi si aspetta sorprese.
E semmai la «guerra dei colonnelli» a fargli vivere con ansia la vigilia di Pontida e, soprattutto, la verifica parlamentare che inizierà il 21 giugno al Senato (e il giorno successivo alla Camera).
E non l’hanno certo rassicurato le notizie che gli sono state riferite ieri da Montecitorio, dove la maggioranza è stata costretta a rinviare a stamattina il voto sul decreto sviluppo.
«La Lega sta facendo strani giochi al rialzo–commenta un uomo del govemo incaricato di seguire la partita – e per questo siamo costretti a mettere la fiducia».
E’ da qualche settimana che il Cavaliere sta seguendo con particolare attenzione quanto sta accadendo nel Carroccio.
Gli vengono riferiti movimenti in corso, posizionamenti strategici degli uomini di punta della Lega – da Maroni a Calderoli, da Zaia a Cota– in vista di un clamoroso cambio di linea.
Da attuarsi magari non ora ma ad ottobre, con una crisi di governo.
Una tentazione che ora sta valutando anche il Senatur.
«Bossi non tiene più i suoi – è il passa parola tra gli uomini più vicini al Cavaliere–e dobbiamo aspettarci di tutto. Ormai non si fanno più problemi a contraddirlo pubblicamente, come dimostra proprio la vicenda dei referendum».
Da Pontida, la prossima settimana, inizierà il progressivo allontanamento del Carroccio da Berlusconi, fino al definitivo sbullonamento dell’asse del Nord che ha retto per questi anni la maggioranza.
Il fatto che Roberto Maroni abbia esplicitamente escluso un sostegno della Lega a un governo tecnico o di unità nazionale non viene considerato sufficiente a palazzo Grazioli per allontanare il sospetto di un nuovo «ribaltone».
Anche perchè, se davvero in autunno ci fosse una crisi di governo, Napolitano farebbe tutto quanto è in suo potere per evitare che il paese resti senza guida in un momento così difficile: con la Finanziaria alle porte.
Anche i Responsabili, aggrappati a questa legislatura come i naufraghi a un salvagente, non farebbero responsabilmente mancare il loro appoggio a un governo guidato da un tecnico o dal ministro dell’Economia.
«Vedrete – prometteva ieri Berlusconi – il 22 ci saranno sorprese. Arriveranno altri a sostegno della maggioranza».
Ma anche tra i Responsabili l’insofferenza verso il governo è crescente e lo dimostra l’assenza prolungata ieri di un loro esponente (Antonio Milio) in commissione Bilancio alla Camera dove si votava sul decreto sviluppo.
Il premier, per uscire dall’angolo, è ora deciso ad accelerare al massimo sulla riforma fiscale. L’ultima carta a sua disposizione.
Indispettito per la “melina» del ministro dell’Economia, Berlusconi è determinato a farsi consegnare le bozze della riforma in tempo per il dibattito parlamentare del 22 giugno.
Così da poterla annunciare in aula nei dettagli e placare in questo modo il malcontento della maggioranza.
Anche sull’aspetto della comunicazione il capo del governo cambierà registro. E la nota di ieri a commento dei referendum, così diplomatica nei toni, viene segnalato da palazzo Chigi come il primo, tangibile, segno di un cambio di passo.
L’altro fronte che si è aperto ieri con il voto sul referendum è quello della giustizia. Berlusconi ha infatti già perso a Milano il primo plebiscito contro i magistrati, ma ieri è arrivata la sanzione finale degli italiani.
Quel 57% di elettori che si sono espressi bocciando il legittimo impedimento costituiscono, di fatto, una sconfitta delle leggi ad personam e un via libera politico alle procure.
Il timore del Cavaliere è che ora tutti i pm riprendano con rinnovata lena a dargli addosso, sentendosi le spalle coperte dal voto referendario.
Ad ottobre potrebbe arrivare la sentenza sul processo Mills.
A quel punto l’ala di lotta del Carroccio avrebbe una ragione in più per togliere il sostegno al Cavaliere.
Bei Francesco
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Bossi, governo, LegaNord, PdL, Politica | Commenta »