Febbraio 10th, 2012 Riccardo Fucile
UN APPUNTO CONSEGNATO UN MESE FA DAL CARDINALE CASTRILLON, A CONOSCENZA DI BENEDETTO XVI, RIFERISCE QUANTO DETTO DAL CARDINAL ROMEO, ARCIVESCOVO DI PALERMO…C’E’ ANCHE IL NOME DI SCOLA COME SUCCESSORE
Le affermazioni attribuite al cardinal Romeo durante il suo viaggio in Cina, aprono uno scenario di
imminente fine del pontificato di Benedetto XVI, sullo sfondo di contrasti e schieramenti in seno al Vaticano
Mordkomplotts. “Complotto di morte”. Fa impressione leggere nero su bianco su un documento strettamente confidenziale e riservato, pubblicato in esclusiva dal Fatto che un Cardinale autorevole, l’arcivescovo di Palermo Paolo Romeo, prevede con preoccupante certezza la morte del Papa entro novembre del 2012.
Una morte che, per la sicurezza con la quale è stata pronosticata, lascia intendere agli interlocutori del cardinale l’esistenza di un complotto per uccidere Benedetto XVI. L’appunto è anonimo e reca la data del 30 dicembre del 2011.
È stato consegnato dal Cardinale colombiano Darào Castrillà³n Hoyos alla segreteria di Stato e al segretario del Papa nei primi giorni di gennaio con il suggerimento di effettuare indagini per comprendere esattamente cosa abbia fatto e con chi abbia parlato l’arcivescovo Romeo in Cina.
Il Pontefice è stato informato del contenuto dell’appunto a metà gennaio scorso direttamente dal cardinale Castrillon durante un’udienza riservata e il Papa deve avere fatto un salto sulla sedia.
Il documento si apre con una premessa in lettere maiuscole: “Strettamente confidenziale”. Probabilmente gli uomini che curano la sicurezza del Pontefice – a partire dalla Gendarmeria Vaticana guidata dall’ex agente dei servizi segreti italiani, Domenico Giani – stanno cercando di verificare le circostanze in cui sono state pronunciate quelle terribili previsioni e la loro credibilità .
Da sempre si favoleggia sulle congiure vaticane e sono stati scritti molti libri sulla morte sospetta di Giovanni Paolo primo.
Qui però siamo di fronte a un inedito assoluto. Mai nessuno aveva messo nero su bianco l’ipotesi di un complotto per far fuori il Papa. Un complotto che potrebbe realizzarsi da qui al novembre prossimo e che è inserito nel documento all’interno di un’analisi inquietante delle divisioni interne alla Chiesa che vedono contrapposti il Papa e il Segretario di Stato Tarcisio Bertone alla vigilia di una presunta successione, che ci auguriamo sia invece lontana nel tempo.
Secondo la ricostruzione attribuita dal documento all’arcivescovo Romeo sarebbe Angelo Scola, arcivescovo di Milano, il successore designato da Papa Ratzinger.
Il documento in possesso del Fatto è scritto in lingua tedesca, probabilmente perchè sia compreso appieno solo dal Papa e dai suoi stretti collaboratori e connazionali, come monsignor George Ganswin.
Inizia con un lungo ‘oggetto’ in neretto: “Viaggio del Cardinale Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo, a Pechino a novembre 2011.
Durante i suoi colloqui in Cina, il Cardinale Romeo ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi. Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro il Santo Padre”.
Dopo questa premessa esplosiva, il testo si articola in tre paragrafi, ciascuno con un titolo in neretto.
Il primo è “Viaggio a Pechino”; il secondo “Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone” e il terzo è “Successione di Papa Benedetto XVI”.
Nel primo paragrafo si ricostruisce lo strano viaggio in Cina effettuato dall’arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, un personaggio influente nella Chiesa: 73 anni, nominato Cardinale nel Concistoro del 20 novembre 2010 dal Papa, parteciperà al prossimo Conclave.
Nato ad Acireale da una famiglia ricca e numerosa Romeo è un estroverso, amante della buona cucina e delle tecnologie tanto che sul sito della sua Arcidiocesi si legge “Seguici su twitter” che secondo lui “Il signore avrebbe potuto usare per i dieci comandamenti”.
Dopo una lunga carriera che lo ha portato in Filippine, Venezuela, Ruanda, Colombia e Canada fu nominato Nunzio in Italia e nel 2006 quando doveva essere nominato il presidente della Conferenza episcopale italiana, promosse una consultazione tra tutti i vescovi italiani, mai autorizzata e sconfessata da Benedetto XVI.
Anche il cardinale Castrillon de Hoyos fu sconfessato dal Papa per una sua lettera del 2001 nella quale si complimentava con un vescovo francese condannato per non avere voluto denunciare alle autorità civili un suo sacerdote, colpevole per abusi sessuali su minori.
Castrillon, più vecchio di Romeo appartiene alla corrente più tradizionalista della Chiesa e nel 2009 da presidente della Commissione “Ecclesia Dei”, quando si occupava dei Lefevbriani, non segnalò al Papa il pericolo rappresentato dalle posizioni antisemite del vescovo Williamson.
A 80 anni nel 2010 è un pensionato e non parteciperà al prossimo conclave.
Castrillon forse avverte come un’invasione di campo la visita di Romeo in Cina. Un paese nel quale è in corso una durissima repressione sulla comunità cristiana che si rifiuta di assoggettarsi al regime.
Secondo quanto è scritto nel documento però Romeo non si sarebbe occupato di questo :“A novembre 2011 il Cardinale Romeo si è recato con un visto turistico a Pechino, dove, di fatto, non ha incontrato nessun esponente della Chiesa Cattolica in Cina, bensì uomini d’affari italiani, che vivono o meglio lavorano a Pechino, e alcuni interlocutori cinesi.
A Pechino il Cardinale Romeo ha dichiarato di essere stato inviato personalmente da Papa Benedetto XVI per proseguire, o meglio verificare i colloqui avviati dal Cardinale Dario Castrillà³n Hoyos a marzo 2010 in Cina. Inoltre ha affermato di essere l’interlocutore designato del Papa per occuparsi in futuro delle questioni fra la Cina e il Vaticano ”.
Nel primo paragrafo l’anonimo estensore del documento consegnato agli uomini del Segretario di Stato Bertone e del Papa da Castrillon sostanzialmente tratteggia un Romeo un po’ sbruffone.
L’arcivescovo di Palermo si accredita come un antico amico del cardinale Castrillon, esperto di rapporti con le chiese clandestine dai tempi della sua esperienza nelle Filippine, e persino come il componente di una sorta di direttorio segreto che governerebbe la Chiesa di Ratzinger.
“Il Cardinale Romeo ha sorpreso i suoi interlocutori a Pechino informandoli che lui — Romeo — formerebbe assieme al Santo Padre — Papa Benedetto XVI — e al Cardinale Scola una troica. Per le questioni più importanti, dunque, il Santo padre si consulterebbe con lui — Romeo — e con Scola”.
Poi arriva il paragrafo sulle critiche che Romeo avrebbe rivolto al capo del Governo della Chiesa, il Segretario di Stato Tarcisio Bertone.
“Il Cardinal Romeo ha aspramente criticato Papa Benedetto XVI, perchè si occuperebbe prevalentemente della liturgia, trascurando gli “affari quotidiani”, affidati da Papa Benedetto XVI al Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Chiesa Cattolica Romana”.
Non solo: Bertone e Ratzinger sono descritti come una coppia di litiganti costretti a convivere nelle mura leonine:
“Il rapporto fra Papa Benedetto XVI e il suo Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone sarebbe molto conflittuale. In un’atmosfera di confidenzialità il Cardinale Romeo ha riferito che Papa Benedetto XVI odierebbe letteralmente Tarcisio Bertone e lo sostituirebbe molto volentieri con un altro Cardinale.
Romeo ha aggiunto però, che non esisterebbe un altro candidato adatto a ricoprire questa posizione e che per questo il Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone continuerebbe a svolgere il suo incarico”.
A questo punto, dopo aver premesso che “Anche il rapporto fra il Segretario di Stato e il Cardinale Scola sarebbe altrettanto avverso e tormentato”, arriva il paragrafo nel quale ci si occupa della successione del Papa, che vedrebbe in posizione privilegiata proprio il cardinale Scola, da sempre vicino a Comunione e Liberazione
“In segreto il Santo Padre si starebbe occupando della sua successione e avrebbe già scelto il Cardinale Scola come idoneo candidato, perchè più vicino alla sua personalità . Lentamente ma inesorabilmente lo starebbe così preparando e formando a ricoprire l’incarico di Papa. Per iniziativa del Santo Padre — così Romeo — il Cardinale Scola è stato trasferito da Venezia a Milano, per potersi preparare da lì con calma al suo Papato.
Il Cardinale Romeo ha continuato a sorprendere i suoi interlocutori in Cina – prosegue il documento consegnato dal cardinale colombiano al Papa – in Cina continuando a trasmettere indiscrezioni”.
Ed ecco che, dopo avere esaminato il quadro dei rapporti conflittuali all’interno del Vaticano in vista della successione a Ratzinger, Romeo, secondo l’appunto, avrebbe gettato di fronte ai suoi interlocutori la bomba:
“Sicuro di sè, come se lo sapesse con precisione, il Cardinale Romeo ha annunciato, che il Santo Padre avrebbe solo altri 12 mesi da vivere. Durante i suoi colloqui in Cina ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi. Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro il Santo Padre”.
Per accreditare la veridicità dei fatti riportati il documento maliziosamente chiosa:“Il Cardinale Romeo si sentiva al sicuro e non poteva immaginare, che le dichiarazioni fatte in questo giro di colloqui segreti potessero essere trasmesse da terzi al Vaticano”.
La chiusura è dedicata al tema centrale che angoscia evidentemente l’estensore: la successione a Ratzinger: “Altrettanto sicuro di sè Romeo ha profetizzato che, già adesso sarebbe certo benchè ancora segreto, che il successore di Benedetto XVI sarà in ogni caso un candidato di origine italiana.
Come descritto prima, il Cardinale Romeo ha sottolineato, che dopo il decesso di Papa Benedetto XVI il Cardinale Scola verrà eletto Papa. Anche Scola avrebbe importanti nemici in Vaticano”.
Il Fatto nella serata di ieri ha contattato telefonicamente il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, per chiedere la posizione ufficiale del Vaticano su questo documento ma la sua risposta è stata: “Pubblicate quello che credete ma vi prendete una responsabilità . Mi sembra una cosa talmente fuori dalla realtà e poco seria che non voglio nemmeno prenderla in considerazione. Mi sembra incredibile e non voglio nemmeno commentare”.
Un atteggiamento di totale negazione dei fatti che appare discutibile perchè il documento pone quesiti importanti non solo sulla salute e la sicurezza del Papa ma anche sulla situazione a dir poco sconcertante in cui versa la Chiesa.
Benedetto XVI è il capo della religione più diffusa sulla terra.
Per 2 miliardi di cattolici è il custode della dottrina e – al di là della veridicità delle affermazioni contenute nell’appunto che va tutta verificata – questo testo deve essere portato all’attenzione dell’opinione pubblica.
Una lettera simile non è una questione che può restare confinata nel circuito epistolare tra gendarmi, Segreteria di Stato e cardinali ma deve essere spiegata ai cristiani sempre più attoniti per quello che leggono sui giornali.
Il Fatto ha già pubblicato il 4 febbraio scorso la lettera del Nunzio negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, già segretario del Governatorato della Citta del Vaticano, nella quale l’arcivescovo formulava accuse gravissime sulla corruzione, i furti e le false fatturazioni dentro le mura leonine e accusava di presunti reati monsignor Paolo Nicolini, direttore dei Musei Vaticani.
Poi abbiamo pubblicato un documento esclusivo sui rapporti Aif-Uif che documentava la scelta del Vaticano di non fornire informazioni bancarie precedenti all’aprile del 2011 alle autorità antiriciclaggio.
Ora si scopre un documento nel quale si parla senza remore di morte certa del Papa e si favoleggia persino di un possibile complotto per uccidere il Pontefice.
Per questo l’appunto sulla morte del Papa deve essere pubblicato: perchè se ne verifichi coram populo l’origine e la veridicità e soprattutto perchè finalmente Santa Romana Chiesa esca dal silenzio e spieghi ai suoi fedeli (e non solo a loro) come è possibile che tra i cardinali e il Papa circolino previsioni certe di morte e ipotesi omicidiarie che solo a leggerle fanno venire i brividi.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Chiesa | Commenta »
Febbraio 10th, 2012 Riccardo Fucile
SOTTO LA DICITURA “STRETTAMENTE CONFIDENZIALE” LA PROFEZIA DELLA MORTE DEL PONTEFICE ENTRO L’ANNO IN CORSO
Sotto riportiamo il documento integrale tradotto dal tedesco, con in testa la scritta “strettamente confidenziale” e la data 30.12.2011
Oggetto: Viaggio del Cardinale Paolo Romeo (*20 febbraio 1938 ad Acireale, Provincia di Catania, Italia), Arcivescovo di Palermo, a Pechino a novembre 2011.
Durante i suoi colloqui in Cina, il Cardinale Romeo ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi. Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro il Santo Padre.
Viaggio a Pechino:
Nel novembre 2011 il Cardinale Romeo si è recato con un visto turistico a Pechino, dove, di fatto, non ha incontrato nessun esponente della Chiesa Cattolica in Cina, bensì uomini d’affari italiani, che vivono o meglio lavorano a Pechino, e alcuni interlocutori cinesi.
A Pechino il Cardinale Romeo ha dichiarato di essere stato inviato personalmente da Papa Benedetto XVI per proseguire, o meglio verificare i colloqui avviati dal Cardinale Dario Castrillà³n Hoyos a marzo 2010 in Cina.
Inoltre ha affermato di essere l’interlocutore designato del Papa per occuparsi in futuro delle questioni fra la Cina e il Vaticano.
In un colloquio confidenziale, il Cardinale Romeo ha informato i suoi interlocutori in Cina di aver curato durante la sua attività svolta per conto del Servizio diplomatico della Santa Sede presso le rappresentanze papali nelle Filippine, i contatti con la Chiesa Clandestina RKK1 e di essere, in virtù di questa sua esperienza, l’interlocutore adatto per curare le questioni fra la Cina e il Vaticano.
Inoltre dice di essere stato fra il 1990 e il 1999 Nunzio Apostolico in Colombia e di aver collaborato, proprio in quel periodo, con il Cardinale Castrillà³n.
Il Cardinale Romeo ha sorpreso i suoi interlocutori a Pechino informandoli che lui — Romeo — formerebbe assieme al Santo Padre — Papa Benedetto XVI — e al Cardinale Scola una troika. Per le questioni più importanti , dunque, il Santo padre si consulterebbe con lui — Romeo — e con Scola.
Al Cardinale Romeo è stato comunicato da parte cinese quanto segue: Molti Cardinali si sono recati in Cina, ma la visita più importante per il rapporto fra la Cina e il Vaticano è stata quella del Cardinale Dario Castrillà³n Hoyos a marzo 2010.
STRETTAMENTE CONFIDENZIALE 30.12.2011
Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone: Il Cardinal Romeo ha aspramente criticato Papa Benedetto XVI, perchè si occuperebbe prevalentemente della liturgia, trascurando gli “affari quotidiani”, affidati da Papa Benedetto XVI al Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Chiesa Cattolica Romana.
Il rapporto fra Papa Benedetto XVI e il suo Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone sarebbe molto conflittuale.
In un’atmosfera di confidenzialità il Cardinale Romeo ha riferito che Papa Benedetto XVI odierebbe letteralmente Tarcisio Bertone e lo sostituirebbe molto volentieri con un altro Cardinale. Romeo ha aggiunto però che non esisterebbe un altro candidato adatto a ricoprire questa posizione e che per questo il Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone continuerebbe a svolgere il suo incarico.
Anche il rapporto fra il Segretario di Stato e il Cardinale Scola sarebbe altrettanto avverso e tormentato.
Successione di Papa Benedetto XVI: In segreto il Santo Padre si starebbe occupando della sua successione e avrebbe già scelto il Cardinale Scola come idoneo candidato, perchè più vicino alla sua personalità .
Lentamente ma inesorabilmente lo starebbe così preparando e formando a ricoprire l’incarico di Papa. Per iniziativa del Santo Padre — così Romeo — il Cardinale Scola è stato trasferito da Venezia a Milano, per potersi preparare da lì con calma al suo Papato. Il Cardinale Romeo ha continuato a sorprendere i suoi interlocutori in Cina continuando a trasmettere indiscrezioni. Sicuro di sè, come se lo sapesse con precisione, il Cardinale Romeo ha annunciato che il Santo Padre avrebbe solo altri 12 mesi da vivere.
Durante i suoi colloqui in Cina ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi.
Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro il Santo Padre. Il Cardinale Romeo si sentiva al sicuro e non poteva immaginare che le dichiarazioni fatte in questo giro di colloqui segreti potessero essere trasmesse da terzi al Vaticano.
Altrettanto sicuro di sè Romeo ha profetizzato che già adesso sarebbe certo, benchè ancora segreto, che il successore di Benedetto XVI sarà in ogni caso un candidato di origine italiana. Come descritto prima, il Cardinale Romeo ha sottolineato, che dopo il decesso di Papa Benedetto XVI, il Cardinale Scola verrà eletto Papa.
Anche Scola avrebbe importanti nemici in Vaticano.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Chiesa | Commenta »
Febbraio 10th, 2012 Riccardo Fucile
IL SENATORE LEGHISTA IL 18 GENNAIO 2011 HA USUFRUITO, “CON ARTIFICI E RAGGIRI”, DI UN VELIVOLO DI STATO PER MOTIVI PERSONALI: ANDARE A TROVARE IN OSPEDALE IL FIGLIO DELLA COMPAGNA…IL TRIBUNALE DEI MINISTRI CONFERMA L’ACCUSA, LO SALVA A MAGGIORANZA LA GIUNTA DEL SENATO
“Artifici e raggiri” per andare e tornare in giornata da Roma a Cuneo su un aereo di Stato.
I pm della Procura di Roma e il Tribunale dei ministri non hanno dubbi: il 19 gennaio 2011, l’allora ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, ha usufruito di un velivolo della Repubblica italiana per motivi del tutto personali: doveva andare in ospedale a trovare il figlio della compagna, ricoverato dopo un incidente stradale.
Non solo.
Al fine di ottenere l’autorizzazione dalla Presidenza del Consiglio (i ministri non possono usufruire di voli di Stato se non tramite “richiesta altamente motivata”) ha ingannato i funzionari e, di conseguenza, il sottosegretario Gianni Letta.
Come?
Con “artifici e raggiri”, visto che per motivare la richiesta ha parlato di imprecisati impegni istituzionali.
Per questo motivo, l’esponente leghista è indagato con l’accusa di truffa aggravata dai pm capitolini, i quali a fine dicembre hanno inviato una richiesta di autorizzazione a procedere al Tribunale dei ministri.
Che si è mosso in proprio, ha ricevuto una memoria difensiva dall’accusato, ha fatto indagini e alla fine ha dato ragione alla tesi dei pm.
Iter d’obbligo: il faldone sull’autorizzazione a procedere è passato alla competente Giunta del Senato.
Quest’ultima si è riunita il due febbraio scorso per esaminare la ‘pratica-Calderoli’ e, a maggioranza, ha deciso di respingere la richiesta dei pm e di condividere le motivazioni fornite dall’ex componente del governo Berlusconi. Insomma, gli hanno creduto.
Per i componenti della Giunta, infatti, il volo Roma-Cuneo (e ritorno) era motivato da “comprovate e inderogabili esigenze di trasferimento connesse all’esercizio di funzioni istituzionali”, ovvero quanto dichiarato dallo stesso Calderoli pur di ricevere l’autorizzazione.
La richiesta della Procura ora passerà all’aula di Palazzo Madama, che dovrà esprimersi sulla proposta di negare l’autorizzazione a procedere ratificata dalla Giunta.
Intanto la questione resta aperta e fa discutere.
Non solo per le implicazioni di carattere penale (secondo gli inquirenti il danno per le casse dello Stato ammonta a poco più di diecimila euro), ma anche e soprattutto per il comportamento tenuto da Roberto Calderoli durante tutta la vicenda.
Un comportamento ricostruito con dovizia di particolari dagli inquirenti e contenuto nella richiesta di autorizzazione a procedere che ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare.
Tutto ha origine da un esposto presentato il 4 aprile 2011 alla Procura della Repubblica di Cuneo da Fabio Biolè, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, che aveva avuto notizia dell’uso improprio del volo di Stato da parte di Calderoli.
La denuncia è stata trasmessa per competenza alla Procura di Saluzzo, che a sua volta l’ha girata a quella di Roma per poi finire al Tribunale dei ministri. Che a questo punto ha deciso di indagare, avvalendosi della collaborazione di due agenti di polizia.
Secondo la ricostruzione dei fatti, il 19 gennaio 2011 Calderoli “disceso dall’aereo di Stato atterrato all’aeroporto di Levaldigi, dapprima si è recato a Cuneo, in via […] dove si è incontrato con la signora Gianna Gancia (compagna di Calderoli e presidente della Provincia di Cuneo, ndr). Quindi il Calderoli e la signora Gancia sono entrati in un’abitazione privata, all’interno di un immobile sul cui citofono non sono presenti denominazioni di uffici pubblici. I medesimi, usciti insieme dopo circa un’ora dalla predetta abitazione, si sono recati in ospedale”.
“Dopo circa un’ora” Calderoli è uscito per recarsi “nuovamente in aeroporto, dove è salito sullo stesso aereo con il quale era precedentemente atterrato”.
Da questa cronologia della visita ‘istituzionale’, i magistrati traggono una tesi ben precisa: “I predetti elementi di fatto, complessivamente valutati, non integrano esigenze connesse alle funzioni istituzionali del ministro Calderoli, ma evidenziano invece finalità strettamente legate alla vita privata del medesimo”, anche perchè “non può attribuirsi rilievo al fatto che il Ministro Calderoli, come affermato nella propria memoria, avesse impegni istituzionali il giorno precedente e nel pomeriggio dello stesso 19 gennaio 2011 (impegni comunque esclusi dalla relazione dell’ispettore capo)”.
E sì, perchè l’ex ministro della Semplificazione nella sua tesi difensiva aveva cercato di rispedire al mittente le accuse: in un primo momento Calderoli aveva giustificato la necessità del volo di Stato con l’urgenza di far visita in ospedale al figlio della compagna (ricoverato in prognosi riservata per un incidente stradale).
Successivamente, però, l’esponente leghista ha modificato versione: era volato a Cuneo su un velivolo della Repubblica perchè si è dovuto occupare della situazione finanziaria della Provincia guidata dalla sua compagna e che la sua visita in ospedale era solo una ‘deviazione’ sul programma di lavoro, che prevedeva impegni istituzionali prima e dopo la capatina in ospedale.
A questo punto, a chi gli faceva notare che durante la ‘missione’ non si era recato in nessun ufficio pubblico, Calderoli ha spiegato che le sue funzione politiche le aveva esercitate in un’abitazione privata, giustificando l’utilizzo dell’aereo di Stato perchè doveva far rientro immediatamente a Roma per partecipare ai lavori della Commissione sul federalismo.
Per gli inquirenti, però, non c’era nessun impegno istituzionale nè alcuna riunione di organismi parlamentari.
E a chi gli chiedeva perchè non avesse raggiunto Torino per prendere un volo di linea e fare rientro a Roma senza gravare sulle casse dello Stato, Calderoli si è giustificato dicendo che da Cuneo al capoluogo piemontese non c’è autostrada e che quindi sarebbe stato problematico salire su un volo per comuni mortali.
Tutte spiegazioni che il Tribunale dei ministri non ha accolto, a differenza di quanto fatto dai membri della Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato.
Per i pm, infatti, l’ex ministro ha gabbato i funzionari della Presidenza del Consiglio, giustificando la sua richiesta con “comprovate e inderogabili esigenze di trasferimento connesse all’esercizio di funzioni istituzionali”.
E’ proprio questa frase a mettere nei guai Calderoli.
“Tale affermazione — hanno scritto i pm — volta ad indurre in errore i funzionari competenti in ordine alla sussistenza dei presupposti per il rilascio dell’autorizzazione all’uso dell’aereo di Stato, era altresì idonea ad orientare la conseguente determinazione”.
E infatti i dipendenti della Presidenza del Consiglio hanno creduto alla motivazione della richiesta e “nella certezza della veridicità dell’affermazione, in quanto proveniente da fonte qualificata riconducibile al Ministro (il suo capo di gabinetto, ndr), non hanno richiesto chiarimenti ed hanno concesso l’autorizzazione”.
Da qui il capo d’imputazione: truffa aggravata nei confronti dei funzionari statali “perchè sussistono gli estremi degli artifici e raggiri idonei ad indurre in errore”.
Non sussistono, invece, le accuse di peculato e abuso d’ufficio perchè Calderoli, in quanto componente del governo, non aveva diritto al volo di Stato, destinato solo agli spostamenti del presidente della Repubblica, del Consiglio, di Camera e Senato.
Anche dei ministri, in realtà , ma solo in presenza di “richiesta altamente motivata”.
E non è il caso di Calderoli.
Tutto chiaro, tutto documentato.
Per molti, tranne che per la maggioranza della Giunta per le autorizzazioni a procedere.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Costume, denuncia, LegaNord | Commenta »
Febbraio 10th, 2012 Riccardo Fucile
A DIANO MARINA IL SINDACO LEGHISTA NOMINA DOMENICO SURACE AD AMMINISTRATORE DELLA MUNICIPALIZZATA G.M. … IL CASO ERA STATO RIVELATO DALLA CASA DELLA LEGALITA’: ECCO I DETTAGLI
Le carte sono quelle. Non c’è questione di “omonimia”.
Le carte ci dicono che il Domenico Surace è “mappato” come esponente della ‘ndrangheta, ed i fatti ci dicono che è stato nominato dall’onorevole Giacomo Chiappori, sindaco leghista di Diano Marina, ad Amministratore della municipalizzata G.M.
Come Casa della Legalità abbiamo sollevato la questione la scorsa settimana, Marco Preve l’ha ripresa su Repubblica.
Ribadiamo punto per punto il tutto, riportando di seguito il testo integrale in cui davamo conto di tutto.
Sono Atti ufficiali, della Prefettura e del Ros.
Comunque ecco qui, di seguito, quanto il Presidente della Casa della Legalità ha scritto a SanremoNews, in risposta al sindaco Chiappori ed alle dichiarazione del Domenico Surace.
Quando un soggetto è “mappato” dall’Antimafia non si può ignorare la questione. Questo vale anche per il Surace Domenico, nominato su iniziativa del sindaco di Diano Marina, Giacomo Chiappori, alla guida della municipalizzata G.M.
Fortunatamente i reparti investigativi sanno fare bene il loro lavoro e, come si è dimostrato, non fanno una “caccia alle streghe”, bensì indicano soggetti di cui si è accertato il ruolo ed il legame con l’organizzazione mafiosa.
Se indicano il Surace Domenico una ragione c’è.
Il nome di Surace Domenico, già amministratore pubblico al Comune di Diano Marina, compare non soltanto nella “mappatura” ufficiale delle cosche dell’imperiese redatta dalla Prefettura (e consegnata alla Commissione Parlamentare Antimafia), sulla base di dati già acquisiti (e non in corso di valutazione!), ma compare anche negli Atti dell’indagine Maglio del ROS di Genova.
Per meglio chiarire riportiamo qui alcuni brevi passaggi direttamente da questi Atti già noti, così da meglio chiarire la questione ed al contempo evitando di arrecare danno alle attività in corso. Ecco qui:
Saso Alessio: io conosco anche Papalia …
La Rosa Vincenzo: Giacomo Fiorello lo conosce…
Saso Alessio: Giacomo Fiorello lo conosco, mi dà una mano anche lui, quello che ha la discoteca, no?
…omissis…
La Rosa Vincenzo: su Diano Marina ?
Saso Alessio: su Diano Marina anche i Surace sono (le voci si accavallano) … quello che fa il… il consigliere comunale…
In riferimento al citato Papalia risulta interessante sottolineare che, il 24 agosto 2009, i fratelli Papalia Francesco (residente a San Bartolomeo a Mare – IM) e Giovanni erano stati protagonisti di una conversazione con Oppedisano Domenico cl. ’30 e Oppedisano Michele cl. ’69, conversazione che veniva registrata nel corso dell’intercettazione ambientale presso l’aranceto dell’Oppedisano Domenico, che aveva per oggetto questioni connesse al conferimento di “cariche” e all’efficacia delle stesse a seguito di ratifica che sarebbe avvenuta presso il santuario della Madonna di Polsi il 2 settembre successivo.
L’abitato di Diano Marina (IM) vede da tempo l’esistenza di personaggi riconducibili ad un ben determinato contesto mafioso.
Non è “Abbondanza” che vede “coppole e lupara” dappertutto, o che avrebbe qualche “particolare acrimonia” verso il sindaco leghista di Diano Marina.
Si tratta di dati ufficiali che gli Amministratori Pubblici, come un Sindaco dovono conoscere, perchè non solo è inaccettabile la contiguità o peggio, ma è inaccettabile anche l’ingenuità o la superficialità !
Mi si domanda come fa a conoscerli?
Semplice: prima di nominare qualcuno, così come prima di assegnare lavori pubblici, licenze o concessioni, si procede alle verifiche del caso.
Come farle?
Semplice, in questo caso bastava che il Sindaco, una volta individuato il nominativo prescelto, o la rosa di nomi su cui si stava valutando la scelta, chiedesse alla Prefettura se vi fossero elementi di rilievo in merito al nome o ai nomi su cui si stava valutando.
La risposta dell’on. Chiappori (“il Prefetto doveva avvisarmi”) non sta in piedi, perchè il Prefetto non legge “nel pensiero” del sindaco Chiappori e quindi non poteva certamente immaginarsi chi questi pensava di nominare, per poterlo avvisare.
Chiappori non deve dare segno di arroganza o indispettirsi…
E’ vero che non sapeva chi fosse Surace?
Ora lo sa, prenda atto dei fatti e proceda a rimuovere Surace dalla guida della GM.
Per dovere di completezza, bisogna anche segnalare che il Surace è soggetto che, direttamente e con la propria famiglia, opera chiaramente (e lo si può constatare anche dalla vicenda Saso agli Atti dell’indagine “Maglio”) per influenzare l’esito elettorale.
Non è certamente un caso che abbia appoggiato il sindaco Chiappori che poi lo ha nominato.
E sempre il Surace ha anche appoggiato (nella medesima tornata elettorale dello scorso anno) il sindaco Armando Biasi di Vallecrosia, altro Comune al centro delle verifiche antimafia e che già indicammo, come Ventimiglia, nell’agosto del 2010.
Vallecrosia è infatti un altro centro nevralgico degli interessi consolidati della ‘ndrangheta nel ponente ligure, dove, a sostegno del Biasi, già alle precedenti elezioni, si erano mossi, con tanto di volantinaggi, ad esempio, quei Macri’ poi arrestati perchè, per riaffermare il “potere” della ‘ndrangheta, volevano scatenare una “guerra” ed uccidere i Carabinieri che osavano indagare.
Per noi, Casa della Legalità , non conta il colore “politico” delle Amministrazioni. Bisogna guardare ai fatti e, quando è necessario, denunciarli, puntando i riflettori e facendo nomi e cognomi.
Noi lo abbiamo fatto e lo facciamo.
Inoltre, credo opportuno sottolineare che non si deve mai confondere il contrasto alla ‘ndrangheta, ed agli uomini che, in diversa misura, ne fanno parte o le sono legati o collegati, con “un attacco ai calabresi”… e proprio per questo bisogna impedire agli ‘ndranghetisti di farsi scudo, come cercando sempre di fare, della “comunità calabrese”.
Il Presidente della Casa della Legalità – Onlus
Christian Abbondanza
argomento: LegaNord | Commenta »
Febbraio 9th, 2012 Riccardo Fucile
DA FORZA ITALIA A SINISTRA ARCOBALENO, LA PARTECIPAZIONE ALLE ELEZIONI DEL 2006 HA PERMESSO DI INCASSARE FONDI FINO AL 2010… LE RISORSE SONO DIVISE TRA GLI EREDI O CONGELATE, MA IN TALUNI CASI NON E’ CHIARO CHE FINE ABBIANO FATTO
In fondo a un lungo corridoio di palazzo San Macuto, in un ufficietto al quinto piano di uno dei palazzi
della Camera, sono custoditi tutti i numeri dei partiti.
I soldi che arrivano dal finanziamento pubblico, i contributi privati, il rendiconto delle spese, i crediti, i debiti.
Migliaia di pagine in cui, spulciando, si scopre che sono numerose le formazioni politiche defunte che, come la Margherita, hanno ricevuto denaro fino al 2011 grazie al tortuoso meccanismo della vecchia legge sui rimborsi elettorali (che continuava a finanziare le formazioni politiche per cinque anni, anche se la legislatura ne durava due).
I più grossi sono Alleanza nazionale, Forza Italia, i Ds e la Margherita appunto.
Ci sono però anche vecchie coalizioni.
La Sinistra Arcobaleno, che ha avuto vita breve ma gode dei rimborsi per la partecipazione alle ultime politiche.
E perfino l’Ulivo e l’Unione, che hanno incassato fondi fino al 2010 per le elezioni del 2006.
A volte i soldi vengono ripartiti tra le forze nate dalle ceneri dei partiti morti. Altre, è più difficile capire che fine facciano.
O perchè restino lì, dentro formazioni “in sonno” che perseguono nell’accumulo senza fare attività politica.
E senza decidere – com’è stato per la Margherita – a chi o cosa devono essere devoluti milioni di euro di denaro pubblico.
ALLEANZA NAZIONALE
L’ex partito guidato da Gianfranco Fini muore ufficialmente nel marzo del 2009, ma alle politiche del 2008 gli aennini corrono già con Forza Italia nella lista unica del Popolo della Libertà .
Nonostante questo, i conti di An continuano a crescere grazie ai rimborsi delle elezioni politiche del 2006, delle europee del 2004, delle regionali del 2005.
Così, il partito riceve 22 milioni 251.447 euro nel 2008, 15 milioni 827.454 euro nel 2009.
E ancora 12 milioni 765.159 nel 2010 (ultima rata delle politiche e rimborso per le elezioni in Molise), e 27.069 euro nel 2011 (solo per il Molise).
In cassa, resta un patrimonio ingente e tuttora conteso tra coloro che sono rimasti nel Pdl (guidati da La Russa, Gasparri, Matteoli) e quelli che hanno seguito Fini in Futuro e Libertà .
Nell’ultimo bilancio presente alla Camera, quello del 2010, il patrimonio netto di An supera gli 83 milioni di euro, mentre l’avanzo è di 6.683.294 euro.
FORZA ITALIA
Nel 2008, il partito che fu di Silvio Berlusconi è quello che incassa più di tutti in termini di finanziamento pubblico.
È morente, il Cavaliere ne ha decretato la fine salendo sul predellino nel novembre 2007 a piazza San Babila a Milano, alle elezioni di quell’anno si presenta la lista del Popolo della libertà , eppure, Forza Italia incassa oltre 42 milioni di euro grazie alle politiche e alle regionali del 2006 e del 2005.
Riceverà ancora 30 milioni e 267.789 euro nel 2009, 25 milioni e 24mila nel 2010. E infine, 59.358 euro nell’anno magro del 2011 (per le elezioni in Molise).
Nel 2010 il bilancio chiude in passivo.
Il disavanzo è di oltre 6 milioni di euro.
Nella relazione che accompagna il rendiconto, è Sandro Bondi a spiegare che Forza Italia è intervenuta “a sostegno dell’attività del Pdl da un punto di vista organizzativo e operativo tramite la messa a disposizione di diverse strutture periferiche e di proprie strutture centrali”.
DS
I democratici di sinistra non esistono più dal 14 ottobre 2007, giorno di nascita del Partito democratico.
Non partecipano più ad alcuna elezione, quindi, ma come per An e Forza Italia, continuano a ricevere i rimborsi delle politiche 2006 (solo per il Senato, alla Camera correvano nell’Ulivo), e delle regionali del 2005.
Prendono quindi 11milioni e 729.880 euro nel 2008. Poco meno, 11milioni 104.087 euro, nel 2009. 9 milioni 446.375 euro nel 2010, quando non ci sono più i rimborsi delle regionali del 2005, ma c’è l’ultima rata del Senato e ci sono ancora le consultazioni di Molise e Sicilia.
Infine, nel 2011, l’ultimo rimborso per il Molise: 32.605 euro.
Tutti soldi che non sono confluiti nel Pd, che rivendica di vivere sui suoi rimborsi.
I Ds, nel bilancio 2010, conteggiano un avanzo di 5 milioni e 588mila euro. In quell’anno, già defunti, hanno ricevuto 9milioni e 515mila euro di contributi da persone fisiche, e altri 9 milioni e mezzo sotto la voce: altri.
MARGHERITA
Democrazia e Libertà – La Margherita può anch’essa considerarsi defunta dall’ottobre 2007, al pari dei Ds, ma come si è scoperto grazie all’inchiesta della procura di Roma che vede al centro il senatore Luigi Lusi, ha continuato a incassare finanziamenti e a restare una organizzazione politica sempre in attivo.
Nel 2008 riceve oltre 8 milioni di euro di rimborsi per le politiche del 2006 in Senato e per le regionali del 2005.
Nel 2009, incassa 7 milioni e 443mila euro. Nel 2010, 6 milioni e 82.190 euro. Infine, per la consultazione in Molise, 37.163 euro nel 2011.
A bilancio 2010 si leggono proventi per 14.882.090 euro, ma anche oneri di gestione di 14.474.277 euro.
L’avanzo finale, sopra il quale è leggibile la firma dell’ormai ex tesoriere Lusi, è di 976.676 euro.
C’è anche una relazione, in cui Lusi spiega che nell’esercizio 2010 la Margherita “ha perseguito nell’attività di supporto del Pd per il rinnovo dei consigli regionali e le altre elezioni amministrative che si sono svolte”. E che ha ricevuto da Partito democratico per l’affitto della sede di Sant’Andrea delle Fratte 3 milioni di euro.
ULIVO E UNIONE
Uniti nell’Ulivo non è mai stato un partito, era la coalizione che teneva insieme Ds e Margherita alle elezioni del 2006.
Non è più esistita, dopo la caduta del governo Prodi.
Nel 2008 è infatti nato il partito democratico, e il simbolo che più di tutti ricordava il professore è finito in cantina.
Eppure, anche l’Ulivo ha ricevuto soldi pubblici dal 2008 in poi.
Oltre 23 milioni di euro nel 2008, per le politiche del 2006 e per le europee del 2004 e le regionali del 2005. 14 milioni e 24.591 euro nel 2009.
Oltre 15 milioni nel 2010. Soldi che sono andati – anche quelli – ai reduci di Ds e Margherita.
All’ultima assemblea, nel giugno 2011, il rendiconto viene firmato dai co-tesorieri Luigi Lusi e Ugo Sposetti, che danno conto anche dell’inizio delle operazioni di chiusura dell’associazione, visto che gli ultimi rimborsi erano stati ricevuti un anno prima.
A ricevere soldi è stata anche l’Unione, la coalizione del centrosinistra: un milione e mezzo di euro nel 2008, 641.707 nel 2009, 695.449 nel 2010.
SINISTRA ARCOBALENO
La Sinistra- l’Arcobaleno teneva insieme Rifondazione comunista, il partito dei Comunisti italiani, la Federazione dei verdi e Sinistra democratica in vista delle elezioni 2008.
A quella consultazione, guidata da Fausto Bertinotti, la coalizione si presentò senza alcuna alleanza. Il Pd di Veltroni evitò l’apparentamento.
Così prese solo il 3 per cento e per la prima volta dalla famosa scissione dopo il cambio di nome del Pci, la sinistra radicale venne esclusa dalla Camera e dal Senato non eleggendo neanche un parlamentare.
Subito dopo, i partiti che formavano la lista andarono ognuno per la sua strada. Incassando però 1 milione 914.428 euro nel 2008, 1 milione 668.569 euro nel 2009, 1 milione 794.742 euro nel 2010 e ancora 1.730.152 euro nel 2011.
E infatti, l’associazione, con sede a Roma in via Napoleone Terzo 28, chiude il bilancio 2010 con un avanzo di 696.594 euro.
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)
argomento: Costume, denuncia | Commenta »
Febbraio 9th, 2012 Riccardo Fucile
L’ORGANISMO EUROPEO CONTESTA IN SEI PUNTI L’ATTUALE NORMATIVA ITALIANA E INVITA LE CAMERE A PROVVEDERE ALLE OPPORTUNE MODIFICHE PER GARANTIRE TRASPARENZA NELLA GESTIONE DEI SOLDI PUBBLICI
Una contestazione in sei punti e la minaccia di sanzioni per l’Italia. 
Adesso la nebulosa dei finanziamenti ai partiti finisce sotto la lente di ingrandimento delle autorità europee.
Troppe anomalie tutte italiane, troppa discrezionalità nella gestione di quattrini pubblici.
Dopo i richiami – caduti nel vuoto – della Corte dei Conti, adesso a intervenire è il Consiglio d’Europa.
Il documento è planato agli uffici di tesoreria di Camera e Senato in questi giorni.
Si tratta del rapporto di valutazione sui sistemi di finanziamento ai partiti stilato dopo mesi di istruttoria da parte del Groupe d’Etats contre la corruptione, il “Greco”, commissione speciale sulla lotta alla corruzione del Consiglio d’Europa.
L’istruttoria, frutto di questionari ai quali ha risposto il Parlamento italiano e attività ispettiva, ha prodotto il documento in due paginette spedito sotto forma di bozza, ben prima degli scandali di questi giorni: sarà approvato in via definitiva a Strasburgo dal Consiglio in programma il 23 marzo.
Sei le raccomandazioni alle quali l’Italia dovrà adeguarsi entro il 2014 se non vorrà incorrere in sanzioni.
Punto primo, rimarcato dagli ispettori: non esiste in Italia una sistema di controlli adeguato sui bilanci e dunque sui conti interni dei partiti.
Punto secondo: manca e dunque occorre una disciplina che regoli la vita interna dei partiti. La Commissione anti corruzione invita a dare piena attuazione all’articolo 49 della Costituzione, a suo dire rimasto sulla carta.
Terzo, ridurre e di molto la soglia dei 50 mila euro di finanziamento ai partiti al di sotto della quale – finora – è stato garantito l’anonimato al privato (e ai bilanci delle segreterie).
Come avviene negli altri Paesi, il contributo deve essere trasparente, oltre che documentato: anonimato solo per gli spiccioli.
E ancora, introdurre nella legislazione italiana un meccanismo sanzionatorio per chi viola le leggi sul finanziamento, ad oggi inesistente.
Quinto sollecito: prevedere degli organi indipendenti e realmente autonomi per la revisione e la vigilanza sui bilanci interni dei partiti.
Gli attuali revisori sono nominati spesso all’interno della stessa forza politica e anomalie (vedi caso Margherita o An) rischiano di passare sotto traccia.
Ultimo ma pesante richiamo riguarda l’estensione dei sistemi di controllo ai gruppi parlamentari – anch’essi destinatari di contributi da parte degli onorevoli e di privati – e alle fondazioni.
Il documento sarà forse l’ultima spinta in grado di convincere i partiti a mettere mano a una legge di autodisciplina.
argomento: Europa, Politica | Commenta »
Febbraio 9th, 2012 Riccardo Fucile
NEL PD VOLATA TRA IL SINDACO USCENTE MARTA VINCENZI E LA PINOTTI, CON DORIA OUTSIDER… NEL PDL RIDIMENSIONATO SCAJOLA DALL’ALLEANZA GRILLO-BIASOTTI… CASINI IMPONE ALL’UDC LOCALE, ALLEATO IN REGIONE CON LA SINISTRA, DI APPOGGIARE ENRICO MUSSO… FLI SENZA SIMBOLO SI NASCONDE COME PREVISTO PER NON FARSI CONTARE
A Genova incombono le elezioni comunali a maggio e i partiti sono ormai entrati in fibrillazione da tempo, delineando strategie ed alleanze e regolando i rapporti interni di forza.
Il più squassato è il Pdl, al centro da mesi di feroce polemiche interne tra le varie correnti: domenica celebrerà il congresso prov. e al larussiano Giorgio Bornacin dovrebbe subentrare Gianni Barci in nome e per conto dell’allenza tra il sen. Grillo e l’ex presidente della regione Liguria Biasotti.
Sconfitto Scajola, salvo colpi di coda dell’ultimo minuto.
Il Pdl, da mesi alla ricerca di un candidato sindaco, dovrà a quel punto prendere una decisione: uomo di apparato o esterno? Ma pare che di esterni disponibili a correre per perdere non ne abbiano finora trovato uno.
Altro partito in tensione è la Lega che correrà da sola: da tempo si è autocandidato sindaco il capogruppo in Regione Rixi, detto il badante, area “cerchio magico”, sostenuto da Rosi Mauro, dal tesoriere Belsito e dal deputato Chiappori.
Tutti nell’occhio del ciclone “maroniano” per disgrazie tanzaniane o locali. Ma la sua candidatura trova opposizione interna tra i novelli seguaci dell’ex ministro degli Interni che vorrebbero invece il consigliere comunale Piana ( appoggiato dal segretario regionale Bruzzone).
Tutto dipenderà da come Bossi e Maroni decideranno di muovere le altre pedine delle candidature della padagna.
La sinistra è dilaniata da mesi dalla lotta intestina, senza esclusione di colpi, tra il sindaco uscente Marta Vincenzi e la sen. Roberta Pinotti, mentre è in crescita il candidato appoggiato anche da Sel, il docente univ. Doria.
Se votano sotto le 20.000 persone, anche Doria potrebbe dire la sua, tra 20.000 e 30.000 dovrebbe farcela a filo la Vincenzi, oltre 30.000 vince la Pinotti, così dicono gli scommettitori. Al primo turno dovrebbero entrambe prevalere, senza arrivare al 50,1%, contro il candidato del Pdl o Musso appoggiato dal Terzo polo.
I problemi nascono al ballottaggio, quando le due aree moderate del centrodestra convergeranno su un unico candidato.
Arriviamo al camdidato indipendente Enrico Musso, ex deputato Pdl passato al gruppo misto e vicepresidente del Partito Liberale. ha fatto una sua lista civica, ha ottenuto da tempo l’appoggio di Fli e un giorno fa quello ufficiale dell’Udc.
Sarà appoggiato dalla sua lista civica e dall’Udc, un terzo polo atipico, senza il simbolo di Fli, come avevamo previsto da tempo.
Visto lo stato pre-agonico di Fli a Genova dopo un anno e mezzo di “dolce far niente” e l’effetto dell’arma letale Nan, la scelta è stata ovviamente quella di non farsi contare e “nascondere” qualche candidato nella lista civica di Musso.
Poi, dato che Musso, essendo stimato anche in ambienti Pdl, porterà parecchi voti “disgiunti” e prenderà un’ottima percentuale personale (20-22% al primo turno), Fli potrà dire che la scelta è stata un successo.
Se avesse optato per presentare il proprio simbolo, accanto a quello dell’Udc, il rischio era quello di arrivare intorno all’1,5%%.
Da tenere presente infatti che Musso potrebbe raccogliere un 7-10% in più sulla sua persona di quanto prenderà la somma della sua lista civica e dell’Udc, dato lo sfascio del Pdl locale.
argomento: elezioni, Genova | Commenta »
Febbraio 9th, 2012 Riccardo Fucile
ETTORE PIROVANO, PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI BERGAMO E DEPUTATO DEL CARROCCIO, IRONIZZA: “CHIEDERO’ IN VIA BELLERIO DI FAR ESEGUIRE UN BONIFICO DALLA TANZANIA ALL’EDICOLANTE”
Ettore Pirovano, il presidente della Provincia di Bergamo, nonchè parlamentare lumbard, ironizza
sulle trovate dei colleghi leghisti e nel farlo dà una notizia che la dice lunga sullo stato della “cassa” dei verdi padani: “Radio Padania – annuncia il leader di via Tasso – non ha fatto la consueta rassegna stampa, perchè l’edicola dove normalmente si serve l’emittente del Carroccio si è rifiutata di consegnare i giornali per un pregresso ancora non pagato”.
Ragion per cui, Pirovano avanza la propria proposta agli amministratori della Lega: “Chiedere alla Banca della Tanzania di inviare un bonifico all’edicola per saldare gli ultimi mesi dei giornali non pagati in modo che così potremmo riprendere la rassegna stampa per gli ascoltatori di Radio Padania”.
Pirovano, vicino alle posizione di Roberto Maroni, ha così inteso denunciare le difficoltà in cui versano molte sezione leghiste a causa dei mancati contributi del partito a livello nazionale e al contempo farsi interprete dell’incazzatura della base leghista verso la scelta del “cerchio magico” di “parcheggiare” otto milioni di euro iattraverso investimenti in fondi della Tanzania.
Qualche maligno però avrebbe commentato che coi quattrini che Pirovano percepisce nella sua duplice veste avrebbe fatto meglio a passare lui a saldare il conto all’edicolante.
argomento: Costume, denuncia, LegaNord, radici e valori | Commenta »
Febbraio 9th, 2012 Riccardo Fucile
RISOLTO ANCHE IL PIGNORAMENTO DI UNA CASA DI ALEMANNO: DAL SINDACO DI ROMA A BERSELLI, LA LISTA NERA DEI SOLDI DI AN… NEL 2010 PRESTATI 4 MILIONI DI EURO AL PDL: RESTITUITI DA UN CONTO ESTERO
La segretaria della Federazione romana Patrizia Cancelli minaccia di pignorare un appartamento ad Alemanno? Nessun problema, ci pensa la Fondazione An.
I parlamentari-avvocati del Pdl come Filippo Berselli battono cassa per migliaia di euro? Mani in tasca e portafogli aperto: copre sempre la Fondazione An.
Manca un milioncino di euro per foraggiare le regionali del 2010? Basta chiedere.
Era generosa la Fondazione. Erogava soldi a pioggia.
Cedeva in comodato d’uso quasi gratuito immobili ai giovani del Pdl (le storiche sezioni del Msi) e prestava denaro senza chiedere interessi (in spregio ai diritti degli associati) anche al partito rivale in tempi (quelli del “che fai, mi cacci?”) che avrebbero consigliato decisioni differenti.
Quasi 4 milioni di euro dati senza fiatare al Pdl a marzo del 2010 e poi restituiti mesi dopo con una sorpresa.
Il versamento di ritorno del partito di Silvio Berlusconi proveniva da un conto estero. Da una banca europea. Forse solo perchè, in questa storia nebbiosa e fosca, non mancasse un ulteriore mistero.
Il Pdl si appoggiò finanziariamente a un istituto bancario sopranazionale nonostante “di tale movimentazione” non ci fosse traccia nel rendiconto della Fondazione di An chiuso il 31 dicembre dello stesso anno.
Persino inevitabile che i fratelli di ieri, impegnati ad accoltellarsi politicamente oggi, arrivassero (dopo l’avvio della causa civile) al procedimento penale.
Sulla vicenda dei 26 milioni di euro “scomparsi” dalla Fondazione di Alleanza Nazionale, nata nell’aprile 2009 dopo il congresso in cui si decise di far confluire l’eredità post-missina nel Pdl, si addensano nubi.
Se ne stanno occupando in Procura a Roma, mentre lo scenario è quello del tutti contro tutti.
I vecchi compagni, anzi camerati di strada come Storace, si dicono “indignati”, La Russa minimizza, Granata attacca.
Scenario di guerra. Finiani e truppe pidielline duellano per un patrimonio stimato (tra liquidi e immobili) in circa 400 milioni di euro.
Denunce di appropriazioni indebite e addirittura di furti di reliquie, come quella presentata da Roberto Menia di Fli a fine 2011 in cui il capogruppo alla Camera lamentava “la sottrazione di beni custoditi nella sede di Trieste”.
Il clima è pessimo e non è più tempo di conciliazioni.
Sembra chiaro che la Fondazione (inizialmente in mano ai finiani, poi estromessi dai colonnelli folgorati da Berlusconi) non agisse in regime di liquidazione, ma gestisse l’esistente.
Quando i due periti del tribunale di Roma si sono trovati di fronte alle migliaia di pagine prodotte dalle controparti hanno scoperto angoli interessanti.
Il cambio delle governance delle società immobiliari della Fondazione, ad esempio. Un atto incongruo più utile a cambiare la composizione dei Cda e ad assumere che alla dismissione delle stesse.
O l’inserimento “coatto” nei bilanci della Fondazione del 2011 della cessione dei titoli derivanti dall’eredità della contessa Anna Maria Colleoni (di cui faceva parte la casa di Montecarlo) per 365.000 euro.
Peccato che la cessione fosse avvenuta un anno e mezzo prima e di alcune allegre distrazioni, la relazione sull’attività di liquidazione dell’associazione “Alleanza Nazionale”, sia piena.
Sui rendiconti c’è enorme confusione.
Gli esercizi di chiusura non risultano corredati dalla necessaria (e prevista) relazione del collegio dei revisori.
Quando l’aria intorno alla Fondazione si fa salata ed appare chiaro che “non siano stati soddisfatti creditori nè fornitori”, il comitato dei garanti si preoccupa di dare forma definitiva al termine “liquidazione”.
Reagiscono con due anni di ritardo sulle previsioni. Il 17 novembre 2011 autorizzano il neo presidente, il senatore Mugnai, a costituire la Fondazione An e a trasferire in suo favore 55 milioni (divisi tra fondo di dotazione iniziale e fondo di gestione iniziale) oltre a una serie di immobili e terreni sparsi tra Latina, Roma, Crema e Monterotondo.
Un’assoluta stranezza che si lega a quella dell’inventario dei beni. In nessuna delle due occasioni in cui viene stilato (a marzo del 2009 e a novembre del 2011) si può scorgere la firma del rappresentante legale, nè di alcun soggetto legittimato.
E inoltre, gli inventari “non consentono la puntuale individuazione dello stato d’uso dei beni” impedendo così ai periti di accertarne l’esattezza del contenuto.
In questa vicenda, come in tutte quelle legate al finanziamento dei partiti, balla un oceano di liquidità .
Quello dei tormentati eredi di Giorgio Almirante e dei figli illegittimi del Pentapartito emigrati in Forza Italia è frutto della cartolarizzazione ottenuta grazie alla Biis, la banca guidata da Mario Ciaccia, attuale sottosegretario alle infrastrutture e vice di Corrado Passera.
Tradotto: Forza Italia e An nel 2008 transarono con l’istituto l’immediato pagamento dell’intero rimborso elettorale per fruire immediatamente di oltre 40 milioni di euro. Soldi per cui si litiga, come dopo ogni funerale, ferocemente, senza ombra di memoria o di pietà .
Alessandro Ferrucci e Malcom Pagani
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: AN | Commenta »