Luglio 26th, 2012 Riccardo Fucile
NELL’ERA DELLA SPENDING REVIEW PRESSIONI DI MINISTERI ED ENTI LOCALI…NON BASTA LA TRANSENNA A FERMARLI
La «linea Maginot» venne aggirata dai tedeschi passando da Nord, attraverso la Foresta delle Ardenne.
La transenna anti-lobbisti viene aggirata passando dal retro, grazie al corridoio che fa il giro del pianerottolo e sbuca dritto a «Parigi», cioè davanti alla commissione Bilancio del Senato.
C’è una pausa nei lavori sul decreto legge per la spending review, il primo ad uscire è il presidente Antonio Azzollini, Pdl.
Lunga carriera da avvocato, più di una Finanziaria condotta in porto, una certa esperienza di come va il mondo, insomma.
Eppure. «Basta – sbotta ancora sull’uscio – non ve l’ho detto che dovete restare dietro la transenna? Ci dovete lasciar lavorare, la-vo-ra-re. E decidere in piena libertà ».
Accorrono i commessi mentre loro, i lobbisti, ripiegano in silenzio dietro la linea Maginot, un nastro rosso allungabile tipo quelli del check-in.
Saranno un ventina qui a marcare a uomo i senatori: fascicolo degli emendamenti, evidenziatore e tabletd’ordinanza.
Nulla a che vedere con la folla che si vedeva ai bei tempi del decreto sulle liberalizzazioni, quando vennero addirittura chiusi in una stanza separata e si tornò a parlare di una legge per regolare il loro mestiere.
Ma stavolta c’è una novità . Se prima a fare lobby erano solo i privati, adesso tocca soprattutto al settore pubblico.
È la mutazione genetica del «sottobraccista», chiamato così per quella dote innata di agganciare con savoir fairel’obiettivo.
Sarà che qui si parla di spesa pubblica, sarà che dopo una stagione di tagli la polpa non c’è più e stiamo arrivando all’osso.
E allora le aziende cercano sponde inedite, come dimostra la santa alleanza tra industrie farmaceutiche e sindacati che hanno scritto al premier Mario Monti e al ministro dell’Economia Vittorio Grilli per chiedere uno sconto di pena.
Resta il fatto che davanti a quella porta ci sono gli «ambasciatori» di tanti ministeri: quelli dell’Istruzione vigilano sui tagli alla ricerca, quelli della Farnesina sulle nuove regole per il personale all’estero.
Ma i più attivi sono i funzionari dell’Unione delle Province.
Uno potrebbe accostarli a un vecchio carrozzone borbonico e invece qui, al piano ammezzato di Palazzo Madama, si dimostrano smaliziati brasseurs d’affaires.
Sono stati loro a inventare quella regola del due: salvare almeno due Province in ogni Regione, che potrebbe risparmiare Terni, Isernia e Matera.
L’altro giorno hanno piazzato il loro campo base una porta più in là , nella commissione Giustizia.
E adesso a tenere gli occhi aperti sulla regola del due e su tutti gli altri emendamenti sensibili c’è Claudia Giovannini, elegantissima responsabile per le politiche dello sviluppo. Lobbismo pubblico, lobbismo privato la tecnica è sempre la stessa: «Se insisti solo sulle tue ragioni – spiega uno di loro – hai meno possibilità di portare a casa il risultato. Devi sempre indicare una soluzione che sia vantaggiosa per tutti». Coalizione di interessi: nei corsi di pubbliche relazioni la chiamano così.
Adesso la commissione sta per iniziare di nuovo, i lobbisti tornano dietro la transenna. Alle otto di sera c’è il cambio turno, per molti di loro arriva un collega che seguirà la seduta in notturna.
Scriveva John F. Kennedy, uno che se ne intendeva: «I lobbisti sono quelle persone che per spiegarmi un problema impiegano dieci minuti. Per lo stesso problema i miei collaboratori impiegano tre giorni».
Funziona sempre, anche se loro non ne possono più di sentirla.
Stanno pensando a tutt’altro mentre la porta della commissione si chiude di nuovo: «Se arriva pure il decreto d’agosto – dice uno di loro, ragazzo sveglio, settore comunicazioni – giuro che cambio lavoro. Non ce la faccio più a tirare tutte le notti fino alle due».
Lorenzo Salvia
(da “il Corriere della Sera“)
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Luglio 26th, 2012 Riccardo Fucile
INCONTRI, DIBATTITI, FESTE: DAL PD AL PDL… I RAGAZZI SI INCONTRANO PER PORTARE AL CENTRO DELLA DISCUSSIONE I PROBLEMI DI UNA GENERAZIONE, QUELLI SCOMPARSI DALLE AGENDE DEI PARTITI
L’Europa politica che non c’è ancora. Il lavoro che manca, schiacciato tra precarietà endemica e
disoccupazione alle stelle.
La crisi che colpisce, senza tregua, oscurando il futuro, sospendendolo in continuo punto interrogativo. E molto, troppo, ricade su di loro, le giovani generazioni.
Che non si arrendono, cercando risposte nella politica.
Nonostante la sfiducia nei partiti e nelle istituzioni.
Nonostante l’Italia sembri sempre di meno un “paese per giovani”.
Loro sono Giovani Democratici, Tilt, la Giovane Italia. Ma anche i giovani di Libera, l’associazione di Don Ciotti.
Da sinistra a destra, organizzazioni che cercano di disegnare in proprio la rotta per il futuro. Ne parleranno in tutto il Paese, per tutta l’estate. Nelle loro feste, per inserire nel dibattito pubblico questioni e priorità che li riguardano.
Giovani Democratici.
Il viaggio è iniziato il 25 luglio – con la Festa nazionale dei Giovani del Partito Democratico. Il luogo scelto è il comune di Pollica, Salerno.
Una scelta “non casuale” dice il segretario nazionale dei Gd, Fausto Raciti. “Vogliamo rendere omaggio ad Angelo Vassallo, il sindaco della città ucciso due anni fa, ed evidenziare come una città del Mezzogiorno, tema rimosso dalle agende politiche degli ultimi anni, possa essere esempio di buona amministrazione”.
Lo slogan della manifestazione è “L’Europa che vorrei”. Tanti dibattiti e numerosi ospiti, da D’Alema a Vendola, dalla Camusso a Enrico Letta e Matteo Orfini.
E durante la manifestazione sarà presentato un manifesto realizzato con tutte le altre forze progressiste europee contro le politiche di austerità e il fiscal compact.
Per Michele Grimaldi, coordinatore segreteria nazionale Gd, questa festa è anche “un grande segnale per la Campania, un simbolo del ricambio generazionale che vogliamo mettere in campo”.
Libera.
Sempre il 25 luglio ha preso il via il terzo raduno dei ragazzi Libera, l’associazione di Don Luigi Ciotti.
Partiranno da tutto il Paese per raggiungere Borgo Sabotino, bene confiscato in Provincia di Latina, oggetto, negli ultimi anni, di atti vandalici e intimidatori. L’incontro sarà dedicato ai vent’anni dalle stragi del 1992.
Per mettere in rete “un’energia esplosiva”, quella di centinaia di ragazzi che ogni giorno danno il loro contributo alla lotta contro tutte le mafie.
Trecento giovani che dialogheranno con Don Luigi Ciotti, Gian Carlo Caselli, Antonio Ingroia, Alfonso Sabella, con i giornalisti Attilio Bolzoni e Nando Dalla Chiesa.
Tanti i temi: le stragi del 92-93, tangentopoli e mani pulite, il crollo del muro di Berlino. Tre eventi che in modo diverso hanno influenzato la loro vita.
Giovani Comunisti.
Incontri con Ingroia, Diliberto, Luca Telese. Poi proiezioni di film e documentari.
E’ il Red Village dei giovani di Rifondazione Comunista e dei Comunisti italiani 3. Una settimana, a Frassinito, nel cuore del Salento. Si chiude il 29 luglio. Tante le parole d’ordine per altrettanti dibattiti.
Da Genova 2001 alle politiche su reddito e lavoro, dalla repressione alla necessità di un nuovo pensiero forte.
Poi l’Europa, le trasformazioni della democrazia e la questione giovanile.
Tilt!
Lo slogan parla da solo: “Siete pronti all’invasione dei desideri?”. Il 29 agosto parte il Tilt Camp 4, campeggio del gruppo che raccoglie numerose associazioni dei giovani di sinistra.
Il luogo scelto è Marina di Grosseto. Sono alla loro seconda edizione e l’ambizione è alta: “lanciare la sfida finale alla politica, a chi la conduce nelle istituzioni ma anche a noi, alle nostre pratiche quotidiane e al rischio che corriamo ogni giorno: quello di arrivare alla radice nell’analisi dei problemi ma non nelle pratiche”.
Per Mapi Pizzolante, portavoce di Tilt, “vogliamo dire della nostra idea di alternativa e di come nasca dalla partecipazione alla costruzione da parte di quei soggetti normalmente esclusi: pensiamo alle donne, a un’idea stessa di politica come servizio per gli altri e le altre, ai loro (e nostri) desideri”.
I ragazzi dell’Udc.
All’inizio di settembre è la volta dei giovani Udc e del loro movimento studentesco, “StudiCentro”.
Le iniziative si svolgeranno durante la festa del partito di Casini, dal 7 al 9 settembre a Chianciano Terme.
I temi in agenda sono tanti: lavoro, l’università e la ricerca, l’Europa e lo sport. E i lavori saranno diretti dal coordinatore nazionale dei giovani dell’Unione di Centro, Gianpiero Zinzi.
Giovane Italia.
Poi Atreju, la festa nazionale della Giovane Italia 6, associazione legata al Pdl.
Si svolgerà a Roma nel parco del Celio, dal 12 al 16 settembre.
“La delicata situazione che abbiamo vissuto in questo anno e le prossime elezioni, riportano Atreju al centro della scena politica”, dice Marco Perissa, il presidente dell’associazione.
Nelle intenzioni, “sarà un’edizione importante e decisiva, perchè oggi più che mai vogliamo gridare che non ci stiamo, che non saremo noi a uccidere i nostri sogni e non saremo noi a lasciare il futuro nella mani di chi ha abusato del passato compromettendo il presente”.
E l’obiettivo è risvegliare un sano protagonismo generazionale,
La speranza è che “possa essere uno stimolo ed un esempio per la politica, che deve rimettere al centro il cittadino e restituire al popolo la sua sovranità ”.
L’Italia dei Valori.
Infine i giovani dell’Idv, che apriranno la festa nazionale nazionale del partito di Di Pietro.
L’appuntamento è a Vasto dal 21 al 23 settembre. E presenteranno le “esperienze raccolte sul territorio e le storie di chi sta già lavorando per cambiare il panorama politico italiano”.
Per farsi portatori “di quella fase di rinnovamento di cui ha bisogno l’intera politica nazionale”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 26th, 2012 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELL’ANCI: “UNA SETTIMANA PER CORREGGERE GLI ERRORI, I SOLDI NON CI SONO PIU'”
Per il combinato disposto degli incassi minori dell’Imu rispetto a quelli previsti dal ministero del Tesoro e dei tagli agli enti locali con la spending review, molte città e numerosi capoluoghi si troveranno in difficoltà , ad agosto, nel pagare gli stipendi ai dipendenti.
Uno di questi comuni è Lecce, che ha ricevuto un terzo dell’Imu prevista.
L’allarme è arrivato da Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia e vicepresidente dell’Anci. «Confidiamo che la prossima settimana, in Conferenza Stato-Città , si correggano le distorsioni. Ormai non si può più parlare di generiche preoccupazioni dei comuni, siamo alla resa dei conti», ha affermato Cattaneo.
«In alcuni comuni – ha aggiunto – non ci sono più soldi in cassa. Nella Conferenza Stato-città della prossima settimana è necessario che il governo dia ufficialmente seguito all’impegno di colmare i minori introiti Imu, anche perchè quelle città che hanno incassato di meno rispetto alle previsioni del governo si sono già viste tagliare i trasferimenti in misura corrispondente alle errate previsioni sugli introiti».
Per Cattaneo «questo è l’esempio lampante di come i nostri allarmi fossero fondati. Il vero punto critico – aggiunge – si raggiungerà a fine anno, con le seconde rate Imu e la chiusura dei saldi obiettivo del Patto di stabilità . Moltissimi Comuni rischiano di non rispettare il Patto, un’eventualità che danneggerebbe fortemente i conti dello Stato». «Io piuttosto – ha concluso – preferisco non rispettare il Patto di stabilità che alzare l’Imu».
In allarme anche il sindaco di Vicenza, Achille Variati. «Piuttosto che alzare le tasse ai cittadini di Vicenza – ha affermato – presento in rosso al prefetto i libri contabili del Comune. Se il decreto legge sulla spending review passa in Parlamento così com’è, Vicenza si troverà in una situazione drammatica, perchè elaborare le contromisure in corso d’anno sarà un lavoro di revisione arduo, oltre che non previsto».
Nella seduta di giunta di questa mattina gli assessori hanno iniziato a verificare le conseguenze del taglio lineare di 1,25 milioni di euro nei trasferimenti 2012 dello Stato al Comune per effetto della spending review.
«Così è impossibile continuare a fare gli amministratori comunali e anche trovare candidati alle prossime elezioni. I Comuni sono costretti a chiudere», gli ha fatto eco il sindaco di Rocca Santo Stefano, piccolo comune in provincia di Roma, Sandro Runieri (Udc).
«Se i rappresentanti del governo avessero solo per un giorno indossato la fascia tricolore di sindaco – ha aggiunto Runieri – oggi forse non avrebbero preso i provvedimenti che stanno mettendo in forte difficoltà soprattutto i piccoli Comuni, già in affanno per le limitate risorse in bilancio. È quindi necessario valutare bene tutti i conseguenti effetti che i tagli andranno a causare alle attività delle amministrazioni comunali».
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Luglio 26th, 2012 Riccardo Fucile
LE INCREDIBILI STORIE ITALIANE: ELVIO CARIGNO E’ IN CARCERE PROPRIO PERCHE’ ACCUSATO DI AVER SOTTRATTO FONDI REGIONALI
«Bravo», gli ha detto la Regione Molise. E gli ha dato un bonus di 13.099 euro in aggiunta allo stipendio. 
Peccato che Elvio Carugno sia in galera.
Carugno è accusato di avere rubato soldi regionali. Il che conferma come la distribuzione dei «premi» messi a bilancio sotto la voce «merito» avvenga con criteri a pioggia che col merito non hanno niente da spartire.
Il tema è una ferita che sanguina da tempo. Basti ricordare la denuncia che fece qualche anno fa, alla vigilia dell’ultimo governo Berlusconi, l’allora ministro per la Funzione pubblica, Luigi Nicolais.
Il quale ammise che «il tentativo di misurare l’efficienza di chi dirige gli uffici pubblici», avviato dal governo D’Alema nel lontano 1999 con la legge 286 che prevedeva una ricompensa aggiuntiva per i dirigenti sulla base del raggiungimento o meno degli obiettivi fissati, non aveva dato «i risultati sperati».
Un eufemismo.
La prova era nei numeri: su 3.769 altissimi funzionari addetti alla macchina statale, quelli premiati col massimo bonus possibile erano 3.769.
Come se fossero tutti purosangue. Tutti bravissimi, puntualissimi, rigorosissimi. Senza un solo somaro, un ronzino, un brocco che meritasse un minimo di castigo… Come se tutti gli obiettivi prefissi fossero stati raggiunti.
Mai più, giurarono allora i responsabili della cosa pubblica. Mai più.
Fatto sta che, anche al di là dell’impegno personale di questo o quel ministro (ricordate la battaglia scatenata su questi temi dal contestatissimo Renato Brunetta?), ciò che è accaduto in questi giorni in Molise dimostra quanta strada ci sia ancora da fare.
Dice tutto la lettera protocollata il 6 luglio scorso e firmata dalla Direzione generale della Regione Molise e inviata al Servizio di gestione risorse umane.
Oggetto: «Erogazione indennità di risultato dirigenza anno 2011».
Messaggio: «In riferimento all’erogazione di cui all’oggetto, si partecipa che, avendo acquisito per le vie brevi le dovute informazioni da parte del nucleo di valutazione in merito ai termini di conclusione dei procedimenti di valutazione dei direttori di area e di servizio, rilevato che a tutt’oggi i medesimi procedimenti non sono ancora conclusi, si rimette alle opportune valutazioni della signoria vostra la plausibilità di procedere all’anticipazione dell’erogazione dell’indennità di risultato… ».
Totale dell’importo dei premi, in questi tempi di crisi, di assunzioni bloccate, di appelli quotidiani al pubblico impiego: 805.046 euro e 57 centesimi.
Da dividere, come anticipazione del 60% degli incentivi per i risultati raggiunti nell’anno passato, tra 68 dirigenti. Per capirci: tutti quelli della Regione.
Come se anche in questo caso, nella scia dello scandalo denunciato da Luigi Nicolais, non ci fosse nessuno ma proprio nessuno da lasciare a secco.
Si dirà : sono integrazioni in qualche modo dovute. Ma è vero solo in parte.
La Regione, accusano le opposizioni, poteva fissare un minimo molto basso e un massimo molto alto, scelta evitata stabilendo bonus che vanno in genere da 11 a 13 mila euro.
Poteva dare degli obiettivi precisi e non così generici (tipo «organizzazione degli uffici») da lasciare spazio a ogni interpretazione.
Di più: il nucleo di valutazione, composto da tre persone, è dominato da due membri di squisita nomina partitica: il sindaco di Santa Maria del Molise e il vicesindaco di Petacciato.
Tutti e due appartenenti al Pdl del governatore Michele Iorio.
La decisione di spendere così quegli 805 mila euro ha mandato su tutte le furie il capogruppo in consiglio regionale del Molise dell’Italia dei valori, Cosmo Tedeschi: «In un periodo difficile come quello che stiamo attraversando questa somma poteva, anzi doveva essere spesa per interventi più urgenti e, soprattutto, utili alla comunità ». Lo sconcerto, tuttavia, non riguarda solo i dipietristi e la sinistra.
Tra i dirigenti, infatti, vengono premiati anche i dirigenti della Sanità che, come spiegano i dati di pochi giorni fa, è tra le più sgangherate e indebitate, sul pro capite, della Penisola. Un dato per tutti: 2.939 euro di spesa per abitante, inferiore solo a quelle della Basilicata e del Lazio.
Di più: riferisce un’agenzia Agi di qualche settimana fa che «il Molise ha anche il primato per spesa pubblica primaria delle Pubbliche Amministrazioni, che Bankitalia ha rilevato in 4.100 pro capite nel triennio 2008-2010 contro i 3.300 euro della media nazionale».
Ma non basta.
Tra i dirigenti benedetti dalle gratifiche, con 11.718 euro di bonus supplementare (ripetiamo: è solo il 60%, poi deve arrivare il resto) c’è anche chi come Antonio Guerrizio è stato messo sotto inchiesta per una brutta storia di soldi spariti dalle casse, già parzialmente restituiti.
E soprattutto Elvio Carugno, in galera da mesi con le accuse di peculato aggravato e continuato. Pochi giorni fa l’ennesima richiesta di andare almeno agli arresti domiciliari gli è stata respinta: secondo i giudici potrebbe scappare, magari in Venezuela dove sarebbe finito in parte, probabilmente a una donna più o meno misteriosa, il milione di euro circa, stando alle indagini, scomparso dalle pubbliche casse.
Domanda: l’arresto è del 4 aprile, come mai tre mesi non sono bastati alla Direzione generale per depennare l’attuale carcerato dalla lista dei dirigenti meritevoli della massima gratifica?
Non sarà il caso di rivederle tutte, queste regole?
Gian Antonio Stella
(da “Il Corriere della Sera“)
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Luglio 26th, 2012 Riccardo Fucile
L’IDEA DELL’EX PM VEDREBBE UNO SCHIERAMENTO DI CHI SI OPPONE AL GOVERNO MONTI
Chiamare a raccolta i “non allineati”. Ovvero: le forze politiche e i movimenti sociali che fanno dell’opposizione al governo Monti la loro ragione sociale.
E che vengono messe ai margini del dibattito politico dalla maggioranza che sostiene l’esecutivo del Professore.
Antonio Di Pietro cala le proprie carte sul tavolo delle future alleanze in vista delle elezioni politiche.
Il pretesto è l’accordo sempre più difficile sulla legge elettorale. “La vera ragione per cui non non trovano la quadra è perchè non sanno più quale può essere la lista che potrebbe ottenere la maggioranza dei voti”, dice Di Pietro.
Poi sull’asse con Grillo: “Temono i non allineati. E fanno bene…”.
Tutto parte dalla legge elettorale. Di Pietro attacca. E spiega che i partiti di maggioranza “vogliono una legge che assicuri, a chi è già in Parlamento, di mantenere la maggioranza e alle persone di rimanere sulle loro poltrone”.
E Di Pietro anticipa, a Radio Radicale, anche i contenuti dell’accordo della maggioranza: “Siamo stati avvertiti in questi minuti, i partiti della maggioranza avrebbero trovato un accordo su un sistema in parte proporzionale, in parte per collegi, in parte con le preferenze e in parte no. Una legge scritta in modo che si sappia prima chi sono gli eletti e chi invece deve restare fuori”.
Poi una richiesta a Napolitano: “Mi appello al Capo dello Stato perchè non permetta la costruzione di una legge elettorale che non consenta ai cittadini di essere rappresentati: sarebbe un’altra pagina buia che offende la democrazia”.
Insomma, Idv, Sel e MoVimento Cinque Stelle come risposta alla maggioranza targata ABC.
E proprio i frequenti contatti tra Di Pietro e Vendola, sembra confermare questa prospettiva.
Ancora l’ex magistrato: “Ho visto Vendola questa mattina. Poi l’ho sentito al telefono. Ci sentiamo continuamente”.
E i rapporti tra Di Pietro e Grillo sono ormai noti, tanto da generare malumori tra gli esponenti di spicco dell’Italia dei Valori.
(da “La Repubblica“)
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Luglio 26th, 2012 Riccardo Fucile
L’AMMISSIONE DEL PREMIER A NAPOLITANO… FINITA LA STAGIONE DEI GRANDI PROVVEDIMENTI, IL VOTO A NOVEMBRE E’ PIU’ VICINO
Il piano era questo: via il Cavaliere impresentabile, dentro l’autorevole economista
neoclassico (o liberista, per chi preferisce) che faccia una politica di destra e convinca i tedeschi che adesso si possono fidare e pre-stare la loro garanzia a copertura delle finanze europee.
Solo che quel piano è fallito: dopo un paio di manovre, la riforma delle pensioni, quella del lavoro, la spending review e lo svuotamento e la messa in vendita delle municipalizzate che tanto danno fastidio alle multinazionali dei servizi, l’Italia si trova all’ingrosso nella palude in cui era a novembre.
Il Professore per primo, che sa benissimo che la situazione si risolve solo se Angela Merkel cambia atteggiamento (ma non può con le elezioni davanti), è scoraggiato e lo ha spiegato anche a Giorgio Napolitano, il regista del suo arrivo a Palazzo Chigi: “Il mio governo ha fatto tutto quello che poteva”, avrebbe detto il premier al capo dello Stato.
Il risultato è che l’avventura dell’ex presidente della Bocconi alla guida dell’esecutivo volge al termine: riforma della legge elettorale e voto in autunno, nelle prime due settimane di novembre, sembra essere la decisione finale dei partiti.
La prima conseguenza di questa scelta è già stata plasticamente definita negli incontri di ieri — separati — tra Monti e i segretari di Pd e Pdl, Pier Luigi Bersani e Angelino Alfano: i grandi provvedimenti del governo dei professori sono finiti, il ciclo di riforme si chiude con quei decreti che sono ancora in Parlamento (e sulla spending review, o meglio sui tagli a enti locali e sanità , bisognerà discutere parecchio).
Al massimo, ad agosto, ci sarà il tempo per tradurre in legge le proposte di Francesco Giavazzi sulla riduzione degli incentivi alle imprese o una (leggera) revisione delle agevolazioni e detrazioni fiscali.
Il furore rigorista tedesco applicato da Monti all’Italia non ha sortito l’effetto politico sperato — ovvero l’ammorbidimento dei paesi nordici — ma quello tecnico prevedibile: recessione con tanto di notizie greche, tipo comuni come Lecce — avverte l’Anci — che ad agosto potrebbero non pagare gli stipendi. È così che è arrivato lo stop.
D’altronde ieri il governo è sembrato davvero di aver scelto di mettere in folle: non pervenuto il comitato di guerra economico, smentito il blocco delle tredicesime per statali e pensionati propalato da Confcommercio (“alimentare l’allarmismo sociale rischia di causare danni”), maggioranza che si sfalda nelle due Camere lasciando riemergere l’asse PdL-Lega.
L’unica zeppa che potrebbe fermare la pietra rotolante delle elezioni anticipate a questo punto è, paradossalmente, la troppa litigiosità dei partiti sulla nuova legge elettorale.
Resta che la parabola del governo dei professori, benedetto ed omaggiato nei meglio consessi e circoli internazionali, è finita: prendendo a prestito da altre vicende, si potrebbe dire che ha esaurito la sua spinta propulsiva.
Anche l’asse un po’malandato con Hollande e Rajoy per chiedere a Berlino l’attuazione dello scudo anti-spread non pare funzionare granchè: è colpa di una maggioranza raffazzonata e troppo eterogenea, ragionano dalle parti del Pd e del-l’Udc, che ha reso eterogeneo e raffazzonato anche il suo governo (ogni riferimento alla “delusione” Corrado Passera è voluto), serve un nuovo Parlamento.
Bisogna vedere — a novembre o a marzo che sia, col Porcellum o col Provincellum — quale paese erediterà questa nuova maggioranza politica: l’Italia si presenta ad agosto (il mese delle imboscate finanziarie) con un governo che non ha più un suo compito chiaro davanti e una politica che pare non comprendere dimensioni e cause della resa dei conti cui l’eurozona si sta affacciando.
Sarebbe un contrappasso notevole per la hubris pre-politica di chi guidò il “cambio di regime” nel novembre scorso se, dopo neanche un anno, ci ritrovassimo costretti ad accettare la carità pelosa del Fondo monetario che Berlusconi riuscì a rifiutare a Cannes poco prima di essere costretto alle dimissioni.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 26th, 2012 Riccardo Fucile
IL CSM APRE UN FASCICOLO PER TRASFERIRE D’UFFICIO IL PROCURATORE GENERALE DI CALTANISSETTA… IL PDL LO ACCUSA PER LE PAROLE PRONUNCIATE IN RICORDO DI BORSELLINO
E ora tocca a Roberto Scarpinato.
Dopo il conflitto di attribuzione sollevato dal Quirinale contro i pm di Palermo, il Csm presieduto da Giorgio Napolitano apre un fascicolo finalizzato al trasferimento d’ufficio del pg di Caltanissetta, rilevando un profilo di incompatibilità ambientale sulla base della sua lettera a Paolo Borsellino, letta pubblicamente in occasione del ventennale in via D’Amelio.
Ma non solo.
Il comitato di presidenza del Csm ha attivato anche il pg della Cassazione, Gianfranco Ciani, titolare dell’azione disciplinare, affinchè verifichi se in quella lettera Scarpinato ha utilizzato argomenti, parole o toni censurabili con provvedimento punitivo.
Nel ventennale delle stragi il conflitto istituzionale contro i magistrati siciliani si allarga dunque a Caltanissetta, dove il presidente dell’Anm, Giovambattista Tona, giudica l’intervento di Scarpinato “del tutto condivisibile e condiviso dai tanti magistrati del distretto che l’hanno ascoltato e applaudito la mattina del 19 luglio”.
A sollevare il caso è stato Nicolò Zanon, consigliere laico del Pdl, citando la lettera in cui Scarpinato aveva definito “imbarazzante” partecipare alle cerimonie ufficiali per le stragi di Capaci e di via D’Amelio, per la presenza “talora, tra le prime file, nei posti riservati alle autorità ”, di “personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione” dei valori di giustizia e di legalità per i quali Borsellino è stato assassinato.
Il pg di Caltanissetta aveva fatto riferimento a “personaggi dal passato e dal presente equivoco” le cui vite — aveva aggiunto riprendendo un’espressione di Borsellino — “emanano puzzo di compromesso morale”.
Parole forti, contro la retorica antimafia e la strumentalizzazione della memoria.
A coloro che “non hanno null’altro credo che il denaro e il potere”, ha detto ancora il pg di Caltanissetta, “verrebbe da chiedere, se fosse possibile, che ci facessero la grazia di restarsene a casa il 19 luglio”, ma soprattutto “di tacere”.
Una vicenda che ora potrebbe pesare a sfavore di Scarpinato nella corsa alla poltrona di Pg di Palermo, che lo vede attualmente sfavorito rispetto al procuratore di Palermo Francesco Messineo.
Secondo Zanon, infatti, il Csm ora dovrebbe fare spazio ad altre candidature: “Ci vorrebbe un altro Pignatone”, ha detto il consigliere del Pdl, riferendosi al procuratore della Repubblica di Roma.
Per anni aggiunto a Palermo, Scarpinato è stato il primo a collegare il depistaggio di via D’Amelio alla trattativa mafia-Stato.
“I falsi collaboratori che hanno determinato il depistaggio — ha sostenuto pubblicamente — non si sono presentati da soli. I vertici di Cosa Nostra sapevano bene che erano costruiti a tavolino. Eppure non hanno reagito. Perchè? Perchè si convinsero che quella non era un’iniziativa individuale di alcuni poliziotti che volevano fare carriera, ma un depistaggio pilotato dall’alto, da un potere con cui si poteva trattare” .
Una tesi che contrasta con l’impostazione dell’inchiesta su via D’Amelio, che si avvia verso l’archiviazione dei tre funzionari indagati.
E se oggi Scarpinato ha deciso di non commentare (il suo telefono squilla a vuoto), a Caltanissetta il presidente della Anm Tona, ha usato parole severe: “Con stupore apprendo di quest’iniziativa che riguarderebbe il testo di una lettera a Paolo Borsellino il cui contenuto mi sembra totalmente condivisibile e pienamente condiviso dai tanti magistrati che cercano di onorare la memoria del magistrato ucciso in via D’Amelio”
Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 26th, 2012 Riccardo Fucile
INSORGONO GLI ONOREVOLI DELL’ASSEMBLEA REGIONALE: “TRATTATI PEGGIO DEI FORNITORI”… NON C’E’ LIMITE AL CATTIVO GUSTO
A causa della crisi di liquidità la Regione Sicilia non ha trasferito in tempo i fondi per i
pagamenti ai 90 deputati e ai dipendenti dell’Assemblea regionale siciliana e quindi lo stipendio del mese di luglio non è arrivato.
Se ne riparlerà ad agosto.
Secondo i calcoli ogni 30 giorni la Regione manda all’Assemblea i soldi degli stipendi: a giugno ha trasferito 12 milioni di euro, mentre a luglio ne ha «passati» soltanto cinque.
E anche per i dipendenti andati in pensione ci saranno ritardi nel tfr. Per quanto riguarda i parlamentari la cifra si aggira intorno ai 13mila euro netti.
Il presidente dell’Ars (ed ex assessore) Francesco Cascio comprende che i ritardati trasferimenti siano collegati «alle più complessive difficoltà economiche», ma passa all’attacco: «L’assessore all’Economia Gaetano Armao tratta l’Ars alla stregua di un qualunque fornitore, o di un ente. Ma l’Ars è un organo istituzionale di valenza costituzionale e di conseguenza l’erogazione dei trasferimenti è sempre stata effettuata d’ufficio. Da quando c’è lui si tende a stravolgere questo concetto, e quindi l’Ars passa in coda rispetto ai fornitori, e questo non è possibile”.
Per Totò Cordaro, vicecapogruppo del Pid, è incomprensibile che «gli assessori, non eletti, ricevano puntualmente gli stipendi e le loro indennità e i parlamentari no».
In generale i deputati si schierano con gli altri dipendenti («che vivono di stipendio»). I 90 deputati siciliani costano alla Regione circa 21 milioni l’anno, i 300 dipendenti dell’Assemblea circa 40 milioni.
(da “Il Corriere della Sera“)
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Luglio 26th, 2012 Riccardo Fucile
AVREBBE DIFESO IL FINANZIAMENTO DI UN MILIONE DI EURO ALLA COOPERATIVA GESTITA DAL FRATELLO
Alla fine è arrivato, forse inatteso quanto quell’avviso di fine indagine che a marzo scosse la politica dell’Emilia Romagna.
Il procuratore capo Roberto Alfonso e il pubblico ministero Antonella Scandellari vanno dritti per la loro strada e hanno chiesto nei giorni scorsi il rinvio a giudizio del governatore Vasco Errani con l’accusa di falso ideologico, per la vicenda del finanziamento, un milione di euro, erogato del 2006 dalla Regione alla cooperativa Terremerse presieduta dal Giovanni Errani, fratello del presidente.
Il finanziamento sarebbe servito per la costruzione di una cantina a Imola.
Dei soldi ottenuti indebitamente per i magistrati, visto che al momento della scadenza del bando per quei fondi i lavori non erano ancora ultimati.
A Errani si contesta, insieme a due funzionari regionali di aver dichiarato il falso in una relazione spedita in Procura nel 2009, a pochi giorni dall’articolo de Il Giornale della famiglia Berlusconi che accusava il governatore di aver favorito il fratello.
È proprio quella difesa scritta, nella quale si dà atto della correttezza della procedura seguita dai suoi uffici, che ha inguaiato Vasco Errani, mai coinvolto nell’inchiesta sul finanziamento stesso.
Errani si è fatto interrogare dai pm a metà giugno ma nonostante ciò, non ha convinto i magistrati.
Ora la parola passa al giudice per le udienze preliminari.
La richiesta della Procura, arrivata nei giorni scorsi nel più assoluto riserbo, attende ora il vaglio del giudice per l’udienza preliminare che presumibilmente arriverà non prima dell’inizio dell’autunno.
David Marceddu
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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