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GIOIELLI, VINI E ANCHE UNA SMART: TUTTE LE SPESE FOLLI DEL PDL NEL CONTO-BANCOMAT DELLA REGIONE LAZIO

Settembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile

CONTI DI UN’ENOTECA DI 14.000 EURO, 11.000 EURO PER UN ARREDAMENTO, BONIFICI A SAMANTHA, 2.896 EURO AL MESE PER IL SUV, BOLLETTE TELEFONICHE DA 17.000 EURO

Quattordicimila euro in enoteca, tremila e ottocento all’Apple store, ottocento per una cena, undicimila per comprare arredamento per chissà  quale immobile.
Poi, ancora, oltre 14mila euro per la Smart, oltre sedicimila per saldare una bolletta telefonica (morosa) e altre bollette telefoniche che sfiorano quell’importo.
Ci sono i versamenti di somme per “collaborazioni” a Samantha Weruska Reali, l’ex fidanzata di Fiorito, e cifre da capogiro versate ad associazioni sportive o culturali, pagamenti da centinaia di euro a gioiellerie, negozi di lusso e di tecnologia.
E ristoranti, ristoranti e ancora ristoranti.
Le centodue pagine che raccontano le movimentazioni del conto Unicredit 72093 del Pdl sono un pozzo di San Patrizio in cui un ruolo centrale lo hanno i bonifici a Franco Fiorito.
TUTTO REGOLARE
«Tutto regolare, tutto secondo la legge», dice Fiorito. Eppure a vederli nero su bianco in un estratto conto bancario, i suoi 109 bonifici sono impressionanti. Quelli che lui chiama «i soldi che spettano a un capogruppo» sono davvero tanti.
Il 3 aprile scorso, l’allora capogruppo gira sul suo conto tre versamenti da 4.190,5 euro, due da 4.191,0, due da 4.194,2 e due da 8.384,2.
Appena otto giorni dopo, l’11 aprile, altri due bonifici “a favore di Franco Fiorito” da 8.381 e altri due da 4.191. Per un totale da 71.254,3 in una settimana.
Solo un esempio perchè la frequenza dei versamenti, a cui vanno aggiunte anche le operazioni sull’estero, è più o meno quella.
I BONIFICI A SAMANTHA
Ci sono alcune voci, nascoste tra i tanti versamenti a favore dei collaboratori del gruppo consiliare che non possono non destare qualche sospetto.
Sono quelli a favore di Samantha Weruska Reali per “compenso collaborazione gruppo consiliare popolo della libertà ”.
L’ex fidanzata dell’allora presidente riceve dal gruppo 2.059 euro l’8 novembre del 2011 e altri 2.053, con la stessa causale, appena un mese dopo.
Tra i bonifici a chi lavorava per il Pdl, uno dei pochi nomi che figura (ai consiglieri da questo conto sembra non andare un euro) ci sono i rimborsi per le spese di viaggio di Isabella Rauti, moglie del sindaco di Roma Alemanno.
LA SMART E LA BMW
Francesco Battistoni, il grande accusatore di Fiorito, aveva contestato al suo predecessore l’acquisto di una Smart e di una Bmw X5, vetture comprate con i soldi del partito che, però, erano nelle disponibilità  di Batman.
E i pagamenti per i due mezzi sono, anche quelli, nell’estratto conto.
Il 23 maggio 2011 la Mercedes Benz Spa di Roma riceve il saldo da 14.839 euro per la due posti.
Mentre sono un’uscita costante e mensile, i 2.896,50 euro per il Suv.
LE ASSOCIAZIONI
Tra le spese più onerose del gruppo, ci sono i finanziamenti ad associazioni sportive e culturali.
Tra queste, oltre all’Unione Rugby Pontina (25mila euro) e all’associazione “Gente dell’Agro Pontino”, figura anche l’associazione giovani del Ppe, quella di cui è sponsor il consigliere regionale Carlo De Romanis, che Fiorito, oggi, qualifica come «un’associazione di amici suoi».
Sta di fatto che, finchè Batman ha guidato il Pdl, «la patacca» ha ricevuto decine e decine di migliaia di euro. Il 5 ottobre 2011, ad esempio, sono stati versati al Ppe 13mila euro.
Stesso stanziamento anche venti giorni dopo e, di nuovo, il 3 novembre.
GIOIELLI E HI TECH
Spese pazze, poi, per quanto riguarda gli acquisti con bancomat e carte di credito.
Ecco così che il 23 dicembre 2010 vengono spesi 2.841 euro per “regali vari” alla gioielleria Biondo, mentre il 24 aprile del 2011 qualcuno spende 500 euro al negozio Montblanc di Roma.
Ancora, stando all’estratto conto, i consiglieri Pdl bevevano parecchio.
È del 18 gennaio 2011 un bonifico da 6.601 euro all’Angolo di Vino.
L’acquirente evidentemente rimane soddisfatto: lo stesso esercizio il 2 febbraio riceve un altro versamento, ma stavolta da 14.4001 euro.
Sono invece una consuetudine dei politici laziali del Pdl gli acquisti negli Apple Store, nelle grandi catene di tecnologia e, soprattutto le cene nei ristoranti.
Tante le strisciate in locali di Anagni, Frosinone e San Felice Circeo (che farebbero pensare a Fiorito gourmant).
Cene che, dati gli importi da poche decine di euro, non potevano certo essere a fini elettorali. Molti anche i locali a Roma, alcuni dei quali storici, come Tullio, nei pressi di piazza Barberini, citato molte volte nell’estratto conto, il Caminetto ai Parioli o lo Shangri-la dell’Eur.
BOLLETTE TELEFONICHE
Chiamavano, chiamavano, chiamavano.
I conti delle Telecom fanno registrare cifre da capogiro. Il 3 agosto 2011 dal conto Unicredit vengono versati 16.794,30 euro alla Tim con la causale: “morosità  business”.
Accanto, un codice fiscale: è quello di Fiorito.
Tra ricariche via sportello e via internet, la telefonia è una voce che grava sul bilancio del Pdl. Ma a pesare sono soprattutto le bollette di chi ha un contratto che, ovviamente, viene caricato sul conto del partito: il 16 settembre viene pagata una bolletta da 13.114 euro.
E questa volta non c’è nessuna mora da pagare.

(da “La Repubblica”)

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FONDI PDL, FIORITO ACCUSA: “SOLDI ANCHE ALLA COLOSIMO, A LEI 200.000 EURO”

Settembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile

TIRATA IN BALLO LA NUOVA GIOVANE CAPOGRUPPO DEL PDL: “NCHE LEI HA PRESO SOLDI PRELEVATI DAI FONDI REGIONALI DEL GRUPPO”… SE E’ QUESTO IL VOLTO DEL CAMBIAMENTO…

Renata Polverini ieri l’ha presentata come il volto del cambiamento al Gruppo Pdl della Regione Lazio: “Ora posso andare avanti” ha detto abbracciandola. Lei, la consigliera 26enne dalla faccia pulita, Chiara Colosimo, è stata nominata nuovo capogruppo del Pdl. Sul sito Internet si legge il suo motto: “Io ho quel che ho donato” ma — stando a quello che ha dichiarato Franco Fiorito ai pm romani — la consigliera avrebbe anche preso.
L’ex capogruppo Pdl Franco Fiorito, ora indagato per peculato, ai pm Alberto Caperna e Alberto Pioletti ha raccontato di aver consegnato alla giovane Colosimo circa 200mila euro prelevati dai fondi del gruppo regionale.
Una parte di questi, circa 22mila euro, sarebbero stati utilizzati per pagare una società  che aveva fornito il catering durante l’evento denominato “Notte di mezza estate” che il ministro Giorgia Meloni e il deputato Pdl Fabio Rampelli avevano organizzato all’Auditorium negli anni passati.
Anche i soldi per rifocillare i partecipanti a quella serata in cui si discuteva di politica, sarebbero stati prelevati dalle casse del Pdl.
Fiorito ha consegnato ai pm gli strumenti per allargare a dismisura l’indagine: dai fondi del gruppo Pdl nell’ultimo biennio a quelli del partito laziale dal 1998 al 2011. l’ex capogruppo ha consegnato sei faldoni contenenti i bilanci di 14 anni di gestione del Popolo della libertà  e, prima ancora, di Forza Italia.
La Procura per ora li ha messi da parte, preferendo concentrare la sua attenzione sui soldi trasferiti all’estero dal capogruppo uscente.
Fiorito però sembra intenzionato a raccontare tutto quello che sa sul periodo in cui era capogruppo Alfredo Pallone, della corrente di Antonio Tajani come Francesco Battistoni, suo rivale.
Ai suoi amici in questi giorni ha confidato di avere molti dubbi sul rimborso di buoni benzina per decine di migliaia di euro e per alcuni soggiorni in hotel di parenti dei politici del Pdl.
Tra i documenti consegnati spuntano anche nuove spese rimborsate ai consiglieri.
Finisce così nel calderone anche il consigliere Antonio Cicchetti, ex forzista, poi passato al Pdl, che aveva la passione per i libri.
A spese del gruppo infatti avrebbe acquistato mille copie del libro ‘manoscritti della Biblioteca apostolica vaticana’, dello scrittore reatino Andrea Di Nicola. E altre 1500 copie di un altro testo, sempre a firma dello stesso autore, ‘La città  sanitaria’.
Ma Cicchetti al gruppo avrebbe presentato anche le spese per l’acquisto di spazi in reti televisive reatine.
Per una sola ospitata, infatti, aveva chiesto al gruppo che fossero pagati 220 euro.
Ma ci sono anche i soldi per le fondazioni, che Francone dice di aver rimborsato.
Dopo la nota associazione “Mario Ruggero Lazzaroni” che Fiorito dice di aver finanziato per circa 50mila euro, ne spunta una seconda.
Si tratta della fondazione Roma Laboratorio di Comunità , che avrebbe chiesto un rimborso di 12mila.
E poi ci sarebbero 100mila euro pagati all’associazione dei giovani del Ppe, di Carlo De Romanis, l’organizzatore della celeberrima festa romana. Per lunedì prossimo Fiorito è stato convocato a Viterbo per l’indagine sulle fatture false che sarebbero contenute nel suo dossier.
Intanto l’ex consigliere annuncia la volontà  di restituire i soldi.
Lo annuncia il suo legale, Carlo Taormina, che aggiunge: “Lo scandalo vero è che all’interno del gruppo consiliare non c’è controllo alcuno sui fondi. Il problema è a monte, al momento della delibera del comitato di presidenza che assegna i fondi. Noi faremo i conti e restituiremo i soldi che non ci spettavano per legge”.

Marco Lillo e Valeria Pacelli
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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ELEZIONI SICILIA: NEI SONDAGGI MICCICHE’ PERDE IL 2%, NEL NUOVO POLO PER LA SICILIA SE NE VANNO I LIBERALI

Settembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile

NEI SONDAGGI RISULTATO “INECCEPIBILE” PER   FLI , DATO AL 2% DOPO LA GRANDE OPERAZIONE DA PARACULI DI APPOGGIARE MICCICHE’ … CROCETTA AL 29% INCALZA ORMAI   IL 29,5% DI MUSUMECI, MICCICHE’ SCENDE AL 18%, FAVA ALL’ 11,5%, CINQUESTELLE AL 7%

Il sondaggio settimanale di Datamonitor sulle elezioni siciliane del 28 ottobre vede   ormai un testa a testa tra il candidato del Pdl Nello Musumeci e quello di Pd.-Udc Rosario Crocetta che ogni giorno sta recuperando terreno.
Musumeci dal 30% è sceso al 29,5%, Crocetta è salito dal 28% al 29%.
In discesa dal 20% al 18% l’esperto in aeroporti da non dedicare a Falcone e Borsellino Gianfranco Miccichè, appoggiato coerentemente per i suoi principi, i suoi valori   e i suoi precedenti dai vertici di Futuro e Libertà .
In salita Claudio Fava di Sel dal 10% all’11,5%, scende il grillino Giancarlo Cancellieri dall’8% al 7%.
Passiamo alle indicazioni di voto ai maggiori partiti: in testa il Pd con il 20%, poi il Pdl al 18%, Mpa — Partito dei siciliani al 12%, l’Udc all’11%, M5S al 7%, Grande Sud al 5,5%, La Destra al 5%, Sel al 4%, Pid al 4%, Idv al 4%, Rivoluzione siciliana al 2%, Fli al 2%, Forconi 1,5%.
Quanto alla lista Nuovo Polo per la Sicilia che appoggerà  Miccichè come governatore e che vedeva insieme Mps , Fli e liberali con l’aiuto di candidati dell’Mpa per raggiungere il quorum, non ha fatto in tempo a presentare il simbolo che già  si è persa i liberali per strada.
Ieri infatti il Partito liberale è uscito dall’alleanza del “Nuovo Polo per la Sicilia” e ha abbandonato Gianfranco Miccichè.
“La rottura – ha detto il segretario regionale, Grazio Trufolo – è stata determinata dalla violazione degli accordi e dal venir meno del rapporto di fiducia con gli alleati, rivelatisi inaffidabili”.
Dopo avere ottenuto all’unanimità  l’approvazione della scelta da parte dei componenti la direzione regionale liberale, ha convocato per domenica a Palermo, la segreteria regionale, per ufficializzare la rottura del patto elettorale.
Trufolo accusa gli ex compagni di viaggio di avere “stilato un programma troppo sicilianista e comunque di facciata, mortificando il partito liberale anche nella sua collocazione grafica, troppo marginale, all’interno del simbolo elettorale del Nuovo Polo”.
I liberali si dicono poi “irritati” dalle ultime dichiarazioni rilasciate dal candidato alla presidenza della Regione, Gianfranco Miccichè, da cui prendono nettamente le distanze.
“Non possiamo condividere – aggiunge il segretario liberale, Trufolo – l’uscita polemica ed infelice di Miccichè sulla intitolazione dell’aeroporto di Palermo a Falcone e Borsellino, che lui mette in discussione”.

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“NESSUN MORTO? CHE PECCATO, SARA’ PER LA PROSSIMA VOLTA”: LA FECCIA LEGHISTA SI MANIFESTA IN BRIANZA

Settembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile

INCENDIO DISTRUGGE FABBRICA DI GIOCATTOLI IN CUI LAVORAVANO CINESI: IL SEGRETARIO DELLA SEZIONE DEL CARROCCIO DI BOVISIO MASCIAGO SI RAMMARICA CHE NESSUN OPERAIO SIA MORTO NEL ROGO

Un enorme deposito di giocattoli cinesi è andato in fiamme ieri sera, tra Brugherio e Monza, nel cuore produttivo della Brianza.
Un incendio che ha tenuto impegnati decine di vigili del fuoco per diverse ore di lavoro e che ha prodotto alte colonne di fumo visibili anche da Milano.
La vicenda non è sfuggita ai leghisti brianzoli, tanto che il segretario della sezione di Bovisio Masciago, Patrizio Ferrabue, ha colto l’occasione per lasciarsi andare ad commento decisamente sopra le righe.
Nel corso dello scambio di battute con i suoi interlocutori ha chiesto: “Quanti cinesi morti?”. Gli hanno detto: “Nessuno…” E lui per tutta risposta: “Vabbè sarà  per la prossima, però che peccato!!!!”.
Con tanto di faccina sorridente.
Oggi i messaggi sono scomparsi da Facebook.
Probabilmente all’orecchio del segretario di sezione è arrivato il consiglio di qualche amico avveduto, ma non sono scoparsi dalla Rete.
Ad immortalarli e renderli pubblici ci ha pensato ‘l’anticomunitarista’ Daniele Sensi nel suo blog, sempre attento a smascherare la xenofobia strisciante con cui conviviamo spesso in maniera distratta.
Così, nonostante la repentina pulizia digitale, a Patrizio Ferrabue potrebbero toccare le stesse sorti dell’ex capogruppo della Lega Nord nel consiglio comunale di Udine, Luca Dordolo, espulso dal movimento nel mese di giugno dopo aver scritto un post razzista sul proprio profilo Facebook.
Dordolo aveva commentato un episodio di cronaca nera: una donna indiana uccisa dal marito era stata gettata nel Po, lui se l’era presa con l’assassino, colpevole di aver “inquinato il sacro fiume” (ad agosto è stato rinviato a giudizio per istigazione all’odio razziale).
Non contento, nelle scorse settimane Dordolo era tornato a colpire, postando l’immagine di un orango accanto a quella di Mario Balotelli, commentando “Ma sono uguali!!!”.

Alessandro Madron
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LA CAMERA PAGA META’ PRANZO AI DEPUTATI: COSTO 3,5 MILIONI L’ANNO

Settembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile

I QUESTORI: “NON CE LO POSSIAMO PIU’ PERMETTERE”… MA SI CAMBIERA’ SOLO NEL 2014

Il pranzo è servito. E pagato. Almeno per metà  prezzo lo offriranno, ancora per un bel po’, le casse della Camera.
Venti euro per un pasto completo a carico del deputato, altri 18 euro li integra l’amministrazione di Montecitorio attingendo al capitolo “ristorazione”.
Un andazzo non sostenibile, alla luce del giro di vite imposto al bilancio che sarà  approvato il primo ottobre.
Ne prendono atto i questori del Palazzo che in questi giorni hanno approvato la deliberazione con cui si cambia registro.
O meglio, si impegnano a cambiarlo. Ma dal 2014.
Il provvedimento avvia le procedure per l’affidamento in concessione del servizio di self service che dovrà  prendere il posto dell’attuale, costoso (non per gli onorevoli e i giornalisti che lo frequentano) ristorante.
Ma la procedura è lunga.
Perchè la burocrazia, anche quella parlamentare, necessita dei suoi tempi.
Il nuovo regime entrerà  in vigore nel 2014, quando si stima «un risparmio annuo di 2,5 milioni di euro», si legge nella deliberazione del collegio dei questori del 12 settembre.
«Il sistema di compartecipazione al prezzo del pasto sarà  rivisto – continua il provvedimento – prevedendo in ogni caso, per i deputati, che il pagamento delle consumazioni presso il self service sia a totale carico degli stessi».
Ma è un avviso a futura memoria, gli attuali parlamentari potranno dormire (e mangiare) tranquilli.
Il fatto è che la «compartecipazione» al pasto costa davvero tanto, troppo, per tempi di magra.
A scorrere il bilancio interno che la settimana prossima sarà  approvato dall’Ufficio di presidenza e di cui Repubblica è venuta in possesso, si scopre infatti che in questo 2012 la Camera prevede di incassare dalla ristorazione più o meno quanto l’anno scorso, ovvero 1 milione 130 mila euro.
Ma spenderà  4 milioni 545 mila (uno in meno rispetto al 2011): vuol dire che occorreranno tre milioni e mezzo per integrare i pasti e garantire comunque l’alto standard della ristorazione a prezzi “pop”.
Risotto alla pescatora e salmone con patate lesse e bevanda a 20 euro, stesso prezzo per un filetto, un contorno e una frutta, 5 euro una pasta con vongole e bottarga, per fare qualche esempio.
Ristorazione a parte, il bilancio di previsione 2012 della Camera – messo solo adesso nero su bianco per adeguarlo alla spending review montiana – è all’insegna del lacrime e sangue.
Cinquanta milioni di euro l’anno di risparmi per il 2013-14-15.
Tutto connotato dal segno meno? Quasi.
Dimezzati dal 2013 i contributi in favore del Circolo Montecitorio, frequentato sul Lungotevere da deputati (pochi) e dipendenti e funzionari (molti), e quelli per la Fondazione della Camera, guidata per cinque anni dall’ex presidente.
Pro tempore da Bertinotti, dal prossimo anno da Fini.
I bilanci della Fondazione saranno inviati in virtù del nuovo statuto alla Corte dei conti.
Detto questo, resta invariato il capitolo «rimborso spese di viaggi ai deputati»: 8,5 milioni di euro nel 2012.
E quello destinato ai viaggi degli ex deputati (anche loro con benefit): 800 mila euro. Uguale allo scorso anno l’esborso per la manutenzione ordinaria degli edifici della Camera (13,8 milioni di euro) e per la telefonia mobile ad appannaggio di onorevoli e funzionari (550 mila euro l’anno).
Stesso discorso per la buvette: anche nel 2012 costerà  540 mila euro.
In calo minimo dopo anni i «servizi di pulizia» 6 milioni 930 mila euro (anzichè i 7 milioni), la lavanderia di palazzo con 60 mila euro (anzichè i 70 mila).
Si dimezza la spesa per l’acquisto di giornali e periodici, che passa da 590 mila a 300 mila euro.
Quasi centomila euro in meno per carta e cancelleria dopo le polemiche dei mesi scorsi (920 mila euro).
È stato invece raggiunto a Montecitorio ieri mattina, dopo settimane di braccio di ferro, un accordo con i sindacati dei dipendenti con cui passano i tagli da 13,2 milioni l’anno a carico del personale.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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I DIAMANTI DI BELSITO TORNANO A RILUCERE IN VIA BELLERIO

Settembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile

LA PROCURA HA ORDINATO IL DISSEQUESTRO DEGLI 11 BRILLANTI TROVATI ALL’EX TESORIORE E 350.000 EURO IN CONTANTI NELL’AMBITO DELL’INCHIESTA CHE VEDE INDAGATI IL SENATUR E I FIGLI RENZO E RICCARDO

Date alla Lega quello che è della Lega.
E così la Procura di Milano ha dissequestrato gli undici diamanti trovati all’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito e i 350 mila euro depositati presso un notaio di Rovigo dal consulente Paolo Scala, sequestrati nei mesi scorsi ai due indagati nell’ambito dell’inchiesta sui fondi del Carroccio.
Soldi pubblici, perchè provenienti dai rimborsi elettorali, e usati per le spese personali della famiglia Bossi.
Il dissequestro è stato disposto in seguito alla richiesta depositata venerdì scorso dall’avvocato Domenico Aiello, avvocato della Lega.
Come si legge nel provvedimento firmato dal procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e i pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini, titolari dell’inchiesta che vede indagati, tra gli altri, Umberto Bossi e i due figli Renzo e Riccardo, “non vi è dubbio” che la proprietà  dei beni dissequestrati è del “Partito Politico Lega Nord”.
I diamanti, il cui valore si aggira attorno ai 400 mila euro, vennero sequestrati dalla Guardia di Finanza lo scorso dopo che l’ex Belsito (poi espulso dal Carroccio come del resto accaduto a Rosi Mauro), una settimana prima, li aveva restituiti assieme ai lingotti d’oro (il loro valore è di 200 mila euro) e a un’Audi A6 in via Bellerio. Secondo gli accertamenti i preziosi e i lingotti farebbero parte degli investimenti “creativi” fatti dall’ex tesoriere con i fondi del Carroccio.
Tra questi anche l’investimento di milioni di euro tra Cipro e Tanzania dello scorso inverno.
I 350 mila euro, sequestrati sempre cinque mesi fa all’ imprenditore Paolo Bonnet, anche lui indagato, sarebbero una tranche dell’operazione effettuata a Cipro di 1,2 milioni.
Per gli inquirenti, in Italia, erano rientrati solo 850 mila euro del totale.
I 350 mila euro erano poi stati depositati da Scala presso lo studio del notaio Alessandro Wurzer di Badia Polesine in provincia di Rovigo.
Diamanti e denaro sono quindi ritornati nella disponibilità  della Lega.

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ILVA, BOOM DEI TUMORI: “IL GOVERNO SAPEVA TUTTO”: + 306% PER IL MESOTELIOMA E + 12% DI MORTALITA’

Settembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile

IL GIP INVIO’ LO STUDIO AL MINISTERO… BOCCIATO IL PIANO DELL’AZIENDA

Le carte che spiegano la drammaticità  della situazione di Taranto e la reticenza del governo erano lì, sotto gli occhi di tutti.
Già  nel Decreto di sequestro preventivo dello scorso luglio si leggeva una frase che oggi inchioda il ministro della Sanità , ma anche quello dell’Ambiente e il governo tutto, alle proprie responsabilità .
Il Gip, infatti, scrive che già  nel marzo del 2012 era acquisita agli atti del procedimento “una nota elaborata congiuntamente dall’Ufficio di Statistica e dal Reparto di Epidemiologia Ambientale dell’Istituto Superiore di Sanità  relativa ai dati aggiornati agli anni 2003 e 2006/2008 della mortalità  a Taranto”.
Si tratta, aggiunge il Gip, di “atti pubblici — trasmessi in data 8 marzo 2012 dal predetto Istituto al Ministero della Sanità  — sulla cui piena utilizzabilità  non può sussistere dubbio alcuno”.
I dati e i suggerimenti relativi alla mortalità  a Taranto per malattie gravissime — vedremo più avanti che si tratta di quasi tutte le patologie tumorali — erano noti da tempo, giunti sui tavoli giusti ma momentaneamente accantonati.
Non erano ancora definitivi, si è giustificato il ministro Balduzzi mentre l’Isituto Superiore di Sanità  ha precisato di attendere la loro pubblicazione sulla rivista scientifica.
“O forse erano solo in attesa dell’Autorizzazione integrata ambientale” provoca invece Angelo Bonelli, presidente dei Verdi che di questa vicenda è uno dei protagonisti.
E’ stato Bonelli a rendere pubblici i dati dello sperimentato progetto “Sentieri” (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento): dati sconvolgenti.
La mortalità  generale a Taranto, non solo fino al 2002, come era noto finora, ma anche negli anni 2003, 2006/2008 è del 10% più alta rispetto a quella attesa (sono i Rapporti Standardizzati di Mortalità , Smr, cioè l’eccesso o il difetto in percentuale del numero di morti della popolazione in studio rapportata a quella di riferimento, la Puglia in questo caso).
La mortalità  relativa ai tumori lo è del 12%, dei tumori al fegato del 24, fino ad arrivare a un più 306% per il mesotelioma alla pleura, il tumore provocato dall’amianto.
Ma ci sono dati fuori controllo anche per le demenze (+25%), la sclerosi multipla (+28%), le malattie dell’apparato digerente (+34%) o le malattie respiratorie acute (+36%).
Dopo le rivelazioni del presidente dei Verdi, il ministro Clini ha minacciato querela per diffusione di allarmismo.
E ieri, a Radio Anch’io, ha ribadito che sui dati sanitari di Taranto “non c’è nulla di segreto, nulla di nascosto.L’unica cosa evidente è che si stanno manipolando con grande spregiudicatezza dati incompleti”.
Sempre ieri Bonelli ha annunciato la contro-querela al ministro Clini presentandosi in conferenza stampa con i documenti comprovanti la sua denuncia e spiegando che intende ottenere dal ministro un milione di euro da devolvere alle vittime dei fumi di Taranto.
In ogni caso la sostanza è che i dati esistono, documentati, dal marzo scorso.
Il governo li conosceva e ha fatto finta che non ci fossero.
Mentre il Tribunale di Taranto, dopo averli consultati, li ha ritenuti così rilevanti da inserirli nel Decreto di sequestro.
La gravità  si evince anche dagli effetti sui bambini e sulle donne, non solo sui lavoratori esposti alla fabbrica.
“Nello studio di aggiornamento la mortalità  per tutte le cause nel primo anno di vita risulta significativamente in eccesso” con un incremento della mortalità  del 35%. E sempre in “eccesso” è la mortalità  “per tutti i tumori in età  pediatrica (0-14 anni)”.
Per quanto riguarda le donne, poi, la mortalità  per tumori è più alta del 15% e quella del mesotelioma del 140%.
In questo quadro non stupisce che la Procura di Taranto si prepari a bocciare il piano di risanamento presentato dall’azienda.
Secondo le prime indiscrezioni, infatti, la valutazione dei custodi giudiziari sugli investimenti per risanare gli impianti sarebbe negativa.
Va in tal senso la relazione presentata alla Procura in cui si sospetta che l’Ilva voglia fermarsi alle promesse senza passare ai fatti.
Basti pensare all’ipotesi di copertura dei parchi minerari delegata al gruppo Wurth che ha preso 15 mesi di tempo per realizzare il progetto.
Nessuno assicura che alla fine la copertura si faccia. Lo scorso 26 luglio il procuratore Sebastio aveva detto che la Procura avrebbe valutato un piano Ilva in linea con le prescrizioni della magistratura.
Da questo punto di vista il piano dell’Ilva è inadeguato rispetto all’obiettivo dell’azzeramento delle emissioni inquinanti.
“Aspettiamo che sia il procuratore della Repubblica di Taranto a pronunciarsi – dicono dall’Ilva – e a formalizzare la sua decisione. Per noi conta questo pronunciamento”.

Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LE MANI DELL’INPS NELLE TASCHE DEI POVERI: CHIESTA INDIETRO LA QUATTORDICESIMA 2009 AI 200.000 CHE HANNO SBAGLIATO L’AUTOCERTIFICAZIONE

Settembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile

CHI GIA’ PRENDE UN ASSEGNO DA FAME DOVRA’ RESTITUIRE 12 EURO AL MESE… SPESSO SI TRATTA DI ERRORI FORMALI

La legge è legge. L’Inps sta per far partire 200 mila lettere indirizzate ad altrettanti pensionati al minimo che dal 2008 percepiscono la ricca quattordicesima concessa loro dal governo Prodi: circa 300-400 euro al mese pagati nel mese di agosto.
Sono i 200 mila (su 3 milioni di aventi diritto) per i quali è stata riscontrata un’imprecisione nell’autodichiarazione con cui hanno chiesto il bonus.
La decisione è stata confermata ieri dal presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua: “La quattordicesima è una bella iniziativa, ma non può percepirla chi non ne ha diritto. 200.000 persone hanno presentato dichiarazioni sbagliate, noi possiamo verificarle solo quando l’Agenzia delle Entrate rende disponibili i loro redditi per poi poter incrociare i dati. Per questo l’accertamento viene fatto quando questa somma è già  stata versata. I pensionati che hanno indebitamente percepito la quattordicesima dovranno restituirla”.
Funziona così: ogni anno il pensionato, dai 64 anni in su, deve autocertificare di avere un reddito annuo inferiore a 8.504 euro lordi, pari a 655 euro lordi per tredici mensilità .
Incassa la quattordicesima, e poi l’Inps chiede all’Agenzia delle Entrate la dichiarazione dei redditi dei tre milioni di percettori del bonus e guarda se veramente hanno un reddito inferiore al tetto.
Per chi ha sgarrato scatta la restituzione, facilissima: l’Inps trattiene il cosiddetto “indebito” dalla pensione.
Due cose vanno notate.
In primo luogo è lo stesso Inps a dire che si tratta di errori in buonafede.
Nè potrebbe essere diversamente: l’autocertificazione presentata all’Inps viene semplicemente confrontata con la denuncia dei redditi che è anch’essa un’autocertificazione.
Quindi l’errore nasce da una errata considerazione dei redditi da sommare, oppure dai Caaf che redigono per i pensionati la quasi totalità  delle autocertificazioni.
Ci sarà  anche qualcuno che, stando magari poco al di sopra del tetto, “ci prova” sperando che i controlli non vengano fatti.
In secondo luogo la notizia è che, se anche fossero dichiarazioni disoneste, 200 mila furbi su tre milioni di poveri costituiscono una percentuale talmente bassa da far pensare che, come in molti già  sospettavano, i poveri sono in fin dei conti, e a dispetto dell’oggettivo stato di bisogno in cui versano, più onesti dei ricchi.
Cionondimeno la legge è legge .
E l’Inps parte lancia in resta per il recupero di una somma che si aggira tra gli ottante e i cento milioni di euro, pari a poco più di un chilometro di alta velocità  ferroviaria.
Già  un anno fa sono stati chiesti indietro i soldi indebitamente versati a 185 mila pensionati per la quattordicesima del 2008.
Adesso scatta il recupero per l’anno 2009.
Dei 200 mila che hanno presentato dichiarazioni errate nel 2009 è ipotizzabile che, per un’amare legge di natura, 15-20 mila siano morti nel frattempo.
Per loro, trattandosi di una prestazione assistenziale e non previdenziale, gli eredi non saranno chiamati a pagare.
“Noi siamo per il rispetto della legge”, commenta Carla Cantone del sindacato pensionati Cgil, “ma è bene anche sapere che l’Inps chiede la restituzione della quattordicesima anche a chi ha sforato di un solo euro il tetto dei 650 euro lordi mensili”.
Mastrapasqua ha già  detto che, a differenza dell’anno scorso, quando il recupero fu fatto in cinque rate mensili, stavolta sarà  scelta una linea soft: “Lo faremo in 24 mesi, per consentire a tutti di avere una trattenuta bassa evitando un impatto negativo. Sono circa 300 euro diviso 24, quindi 12 euro al mese”.

Giorgio Meletti
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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BOLZANO, LITE SUI CARTELLI SOLO IN TEDESCO

Settembre 22nd, 2012 Riccardo Fucile

IL MINISTRO GIARDA: “LE LINGUE SONO DUE”… MENTRE DURNWALDER PROMETTE AI SUOI SCRITTE SOLO IN TEDESCO

Italiani che gridano alla «pulizia linguistica» e si preparano a dare battaglia, a costo di arrivare alla Corte costituzionale.
Tedeschi che agitano antichi fantasmi: «Ecco che torna lo spirito fascista, lo stesso di 90 anni fa».
Lingue bollenti in Alto Adige, dove di lingue ce ne sono almeno tre (italiano, tedesco e ladino) e dove da quasi mezzo secolo il pendolo delle varie comunità , a dispetto dell’obbligo al plurilinguismo previsto dallo Statuto d’autonomia, non ha ancora trovato un assetto definitivo.
Figurarsi ora che è stata varata dalla giunta provinciale di Bolzano, dopo quasi mezzo secolo, la nuova legge sulla toponomastica (grazie all’asse Svp-Pd): testo «d’indirizzo», come lo chiamano, ma dalla valenza oggettivamente storica, visto che in queste vallate ancora sopravvive, seppur affiancato da toponimi tedeschi e ladini, il famigerato Prontuario stilato nel 1923 dall’irredentista Ettore Tolomei sotto l’ombrello nazionalista del governo Mussolini.
Benedetta dal grande capo della Svp, nonchè potente presidente della Provincia, Luis Durnwalder, la nuova normativa, che affida a una commissione paritetica composta dai 3 gruppi linguistici il compito di valutare i toponimi di monti, torrenti, malghe e frazioni, ha scatenato le ire di Pdl e Fli, che hanno denunciato l’ennesimo tentativo di penalizzare il ruolo della comunità  italiana («Un grave passo indietro che rischia di portare alla scomparsa di tutti i toponimi della nostra lingua»).
A rendere gli animi ancora più bollenti ci si è messo pure Durnwalder, che, durante la conferenza stampa di presentazione della nuova legge, ha affermato (parlando in tedesco): «È chiaro che migliaia di toponimi verranno ripristinati nella loro forma originaria», aggiungendo poi che «solo le grandi frazioni dei Comuni» resteranno bilingue.
Parole interpretate come un de profundis per i toponimi italiani.
A nulla è poi valso il tentativo del presidente della Provincia di rasserenare gli animi: «Ora serve buon senso: non guardiamo cosa manca, ma che cosa è stato raggiunto». Ormai le trincee erano scavate.
Mercoledì il caso è approdato alla Camera sull’onda di un’interrogazione dei deputati pdl Giorgio Holzmann e Michaela Biancofiore, che, accusata «la maggioranza tedesca di comportarsi come quel Tolomei che combattono da sempre», hanno puntato il dito contro la composizione delle comunità  comprensoriali che dovrebbero avanzare le richieste di revisione alla commissione («Organismi nei quali gli italiani sono minoranza»).
La risposta del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, ha lasciato aperta la strada a chi spera di poter impugnare la normativa davanti alla Corte costituzionale: «La nuova legge verrà  attentamente vagliata» ha assicurato l’esponente di governo, facendo capire che non potrà  sottrarsi a quel principio di bilinguismo sancito dalla Costituzione.
I vertici della Svp ostentano sicurezza: «La legge reggerà  ad eventuali impugnazioni». E si sentono a un passo da una storica vittoria: «Finalmente vengono riconosciuti come primari i nomi tedeschi e ladini».
Ma Pdl e Fli: «Presenteremo ricorso al Tar caso per caso». La guerra dei nomi.

Francesco Alberti
(da “Il Corriere della Sera“)

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