Destra di Popolo.net

“LA TRATTATIVA C’E’ STATA E IL REGISTA FU SCALFARO”

Settembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

MARTELLI E SCOTTI RICOSTRUISCONO I RAPPORTI TRA STATO E MAFIA: “SOSTITUITI UOMINI CHIAVE”

La trattativa tra Stato e mafia c’è stata.
Lo hanno confermato in audizione davanti alla Commissione antimafia gli ex ministri Claudio Martelli e Vincenzo Scotti.
Il primo è tornato a indicare in Oscar Luigi Scalfaro il regista, dominus della strategia che per fermare le stragi tentò di “assecondare l’ala moderata di Cosa Nostra” sostituendo gli “uomini chiave della lotta alla mafia”.
Mentre Scotti ha ricordato che tentarono di legittimarlo lo invitarono a non occuparsi della cupola. “’E’ meglio che non fai più dichiarazioni sulle questioni che riguardano il Viminale’. Così mi disse il mio ex capo di gabinetto del ministero dell’Interno nel luglio del 1992, il giorno dopo l’assassinio di Paolo Borsellino”, ha raccontato durante l’audizione ieri Scotti.
“Ero ministro degli Esteri e avevo dichiarato al Tg1: ‘Non si può indebolire la lotta alla mafia’”.
Scotti era stato ministro dell’Interno nel governo Andreotti e in tale periodo, ha ricordato, aveva sostenuto la linea del pool antimafia di Palermo e di Giovanni Falcone che aveva permesso di celebrare il maxi processo, aveva istituito (insieme a Martelli) il carcere duro per i mafiosi (41 bis) e la Direzione Investigativa Antimafia (Dia).
Si attendeva una riconferma.
Invece nel governo Amato, costituito il 28 giugno, fu nominato ministro degli Esteri, e al Viminale andò Nicola Mancino.
“Restai al governo 33 giorni solo per senso di responsabilità ”.
Il presidente dell’antimafia, Giuseppe Pisanu, gli ha chiesto se non si lamentò dello spostamento agli esteri. “Non è mia abitudine lamentarmi. So assumere le mie responsabilità . La questione era sotto gli occhi di tutti. Forse il presidente del Consiglio non leggeva i giornali? E il presidente della Repubblica non ha forse visto che il governo istituiva il ministro dell’Interno e quello della Giustizia?”, è stata la risposta di Scotti.
Anche Martelli ha puntato il dito contro Scalfaro, confermando quanto già  dichiarato in un’intervista lo scorso agosto, ma soprattutto contro Giuliano Amato accusandolo di aver raccontato “bugie” ieri nel corso dell’audizione davanti alla stessa commissione asserendo di non aver ricevuto pressioni dall’ex segretario del Psi Bettino Craxi sulla sua revoca da ministro della Giustizia.
“Giuliano Amato ha mentito e sono pronto a citare anche testimoni”, ha detto Martelli. “Amato mi disse che Craxi era contrario a un mio nuovo mandato a via Arenula e l’episodio avvenne in un ristorante a Trastevere sotto la mia abitazione. Posso citare persone che erano presenti e che possono testimoniare che è andato proprio come io ho raccontato”.
A sostituire Martelli al ministero della Giustizia fu Giovanni Conso. “C’è una responsabilità  politica — ha detto ancora Martelli — e l’ha spiegato anche Conso nella sua audizione. Si voleva assecondare l’area moderata di Cosa Nostra per far terminare le stragi e questo togliendo di mezzo quei politici che avevano esagerato nella loro fermezza contro Cosa Nostra. C’è una responsabilità  politica e se poi ci sono dei risvolti penali spetta ai magistrati provarlo”.
Di fronte alle parole di Martelli, l’ex prefetto Achille Serra ha proposto al presidente Pisanu di trasmettere le “parole di Amato e Martelli all’autorità  giudiziaria per vedere se c’è falsa testimonianza”.
Ma in commissione l’obbligo di dire la verità  “è esclusivamente morale” ha spiegato il presidente. “Mentire è stupido perchè ci sono numerosi testimoni: io rimasi turbato da quanto mi disse Amato a pranzo”, ricorda Martelli.
“Ne parlai con diversi colleghi e amici esprimendo i miei dubbi ma non telefonai a Craxi nè lo cercai, chiamai invece Amato ma lui mi disse: ‘Senti Craxi, io sono solo un ambasciatore, non prendertela con me’.
Io ribattei: ‘Digli che io o resto a fare la lotta alla mafia o vengo a fare battaglia in aula’.
Dopo poco lui mi richiamò dicendo: ‘Craxi dice che le tue sono argomentazioni valide’”.
Come fa dunque Amato a negare? “Mente anche sull’incarico a Mancino — prosegue Martelli — perchè fu proprio Mancino in commissione vigilanza a dire che fu in primis Scalfaro a contattarlo per il Viminale”.
E “mente anche sulla nomina di Giovanni Conso”, aggiunge Martelli. “Venne a casa mia e mi garantì che avrebbe continuato il lavoro che avevo fatto io: cinque giorni dopo la sua nomina, al comitato ordine e sicurezza di cosa si discute? Di 41bis. Strano”. Ma Conso, concede Martelli, “in questo fuggi fuggi dalle responsabilità  si è assunto le sue con onestà ”.
Ma perchè “le stragi a un certo punto si fermarono?”, ha chiesto interessano Pisanu. “Perchè c

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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DALLA CORTE TEDESCA ARRIVA IL SI’ AL SALVA-STATI: “DA BERLINO NON OLTRE 190 MILIARDI”

Settembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

VIA LIBERA AL FONDO SALVA-STATI CON UNA TUTELA PER LA GERMANIA…LA BORSA ACCELERA, LO SPREAD CALA

Via libera al fondo salva-stati, ma con una tutela per la Germania, già  maggior contributore dell’Esm, che non dovrà  superare il tetto di 190 miliardi, se non con il parere positivo del Parlamento.
L’attesa decisione dei giudici costituzionali tedeschi sul fondo di stabilità  finanziaria, non ha posto i temuti vincoli che avrebbero rischiato di imbrigliare l’Esm, e che avrebbero spuntato di fatto il bazooka antispread messo in campo dal presidente della Bce.
Ed ha fatto reagire positivamente i mercati e calare sensibilmente lo spread.
Gli otto giudici di Karlsruhe hanno posto un freno alla partecipazione tedesca al salvataggio dei paesi in difficoltà , senza però vincolare ogni singolo utilizzo dell’Esm al varo del parlamento, come si temeva nei giorni scorsi. Evitando però anche di aprire completamente i rubinetti.
Un sì condizionato, accolto con un lungo applauso a Strasburgo dove il presidente della commissione europea Jos‚ Manuel Barroso stava scandendo il discorso sullo stato dell’unione, che fa ben sperare per il futuro dell’eurozona. La Corte costituzionale tedesca ha inoltre respinto il ricorso di urgenza dell’esponente della Csu Peter Gauweiler presentato lo scorso weekend.

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SGARBI DENUNCIATO PER ATTI OSCENI IN UN AGRITURISMO

Settembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

ERA IN MUTANDE CON LA PATTA APERTA   E I CLIENTI AVREBBERO INVEITO CONTRO IL CRITICO D’ARTE INVITANDOLO A RIVESTIRSI

Vittorio Sgarbi è di nuovo nell’occhio del ciclone.
Il critico d’arte, questa volta, è stato denunciato dai carabinieri di Mazzarrone (Catania) per atti osceni in luogo pubblico. Domenica scorsa, infatti, sarebbe rimasto in mutande e con la patta aperta davanti ai clienti, tra cui donne, bambini e alcuni ciclisti di un agriturismo del paese, nel quale era stato premiato durante il Festival internazionale dell’uva da tavola.
Una informativa di reato è stata depositata stamane alla Procura della Repubblica di Caltagirone.
Secondo quanto accertato dai carabinieri, chiamati dai titolari dell’agriturismo perchè gli avventori minacciavano di aggredirlo fisicamente, Sgarbi dapprima si sarebbe messo a passeggiare ai bordi della piscina firmando autografi e facendosi fotografare dai fan e poi si sarebbe tuffato in piscina indossando un paio di boxer.
L’indumento, sarebbe diventato trasparente al contatto con l’acqua e la patta dei boxer si sarebbe ripetutamente aperta.
Richiamato dalla titolare, Sgarbi avrebbe detto che non c’era nulla di male e si sarebbe seduto, sempre con la patta dei boxer aperta, di fronte ad un tavolo al quale erano sedute una ventina di persone, tra cui donne e bambini.
Gli avventori dell’agriturismo a questo punto avrebbero cominciato ad inveire contro di lui.
Domenica scorsa Sgarbi con un comunicato aveva reso noto di essere stato aggredito.
I carabinieri hanno anche accertato che qualcuno, sulla cui identità  sono in corso accertamenti, gli avrebbe versato una caraffa di caffè bollente addosso.

(da “il Corriere del Mezzogiorno“)

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TRAPANI: CONSIGLIO COMUNALE FINISCE A MORSI

Settembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

EX SINDACO INSEGUE IL PRIMO CITTADINO PER I CORRIDOI DEL MUNICIPIO FINO AL BAGNO DOVE GLI SFERRA IL MORSO FINALE

Politici che litigano ne abbiamo visti tanti. Ma non si ricorda di politici che prendono a morsi gli avversari.
E’ successo a Trapani, in consiglio comunale.
Da una parte i conti in rosso del Comune dall’altra parte l’ex sindaco che stanco delle critiche decide di comportarsi un po’ come Sgarbi (protagonista del gavettone più famoso della tv, quandò lanciò un bicchiere d’acqua in diretta contro Roberto D’Agostino) ma anche un po’ come Mike Tyson (il pugile che staccò con un morso l’orecchio all’avversario Holyfield).
E’ stato questo l’esito finale della riunione consiliare.
Il consiglio doveva discutere di rincaro delle tasse, Imu, per via di un buco di bilancio da 7 milioni di euro, una discussione finita per l’appunto con un morso assestato dall’ex sindaco pidiellino Girolamo Fazio (primo cittadino per 10 anni, già  noto per aver ricevuto accoglienze “particolari” nelle scuole della città  e oggi eletto con una lista “fai da te”) ai danni di un consigliere comunale lombardiano, Salvuccio Pumo. Tutto questo preceduto da una scena di goliardica memoria scolastica, quasi da “Oggi le comiche”, solo che protagonisti non sono stati nè studenti nè comici di professione, ma due politici.
Dapprima un gavettone e poi un inseguimento tra i due consiglieri per i corridoi del palazzo.
Il tutto davanti ai colleghi allibiti.
Pumo era intervenuto durante i lavori rimproverando a Fazio la responsabilità  del buco di bilancio per il quale si sono dovute aumentare le tasse, Fazio aveva risposto e la cosa sembrava finita lì.
Tanto che mentre il presidente del Consiglio si apprestava a dichiarare chiusi i lavori, Pumo si avvicinava a Fazio ma più per chiosare che per altro, quasi a volerlo sfottere. E qui scattava la scena del “gavettone”.
Fazio aveva dinanzi una bottiglietta d’acqua aperta: l’ha afferrata e ha indirizzato il getto verso Pumo che però ha fatto in tempo a ripararsi. Tanto che Fazio stesso ha finito per farsi la “doccia”.
Da quel momento in poi davanti ai consiglieri è iniziata la scena comica.
Fazio si è alzato dai banchi, Pumo ha iniziato una corsa dentro l’aula e poi fuori, è passato per i corridoi, ha tentato di salvarsi entrando nei bagni, con l’ex sindaco sempre dietro.
Alla fine Fazio è riuscito a raggiungerlo e ad assestargli il morso al naso, con tanto di ferite, per fortuna superficiali, per il malcapitato.
Per la verità  non è la prima volta che Fazio trascende tanto che appresso si porta una condanna per tentata violenza privata.
Un episodio che risale a quando era sindaco: aveva convocato nel suo ufficio l’allora presidente dell’azienda di trasporto urbano, peraltro suo stesso compagno di partito, e gli intimò che se non avesse fatto come lui pretendeva lo avrebbe rimosso dall’incarico e fin troppo su di giri continuava dicendo che non si sarebbe fermato solo alla rimozione.
Allora si difese dicendo che agì in quel modo per difendere la città , per la “sceneggiata” di ieri sera invece “tutto è avvenuto per caso” ha fatto sapere di buon mattino.
Niente era previsto, insomma.

Rino Giacalone
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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I GRANDI FONDI TORNANO A COMPRARE IN ITALIA: IL WALL STREET JOURNAL CERTIFICA L’INVERSIONE DI TENDENZA

Settembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

MORGAN ASSET MANAGEMENT TORNA A INVESTIRE SUI TITOLI DI STATO ITALIANI E SPAGNOLI, ALLEGGERENDO LA PRESSIONE

Diversi grandi fondi di investimento internazionali sono tornati ad acquistare titoli di Stato di Italia e Spagna, sulla scia del piano di possibili interventi calmieranti nel settore approntato la scorsa settimana dalla Banca centrale europea.
Lo riporta in prima pagina il Wall Street Journal, pur avvertendo come sia «troppo presto» per dire se questa inversione di tendenza proseguirà .
Ma la volontà  di questi fondi di riposizionarsi sulle emissioni dei due paesi – che offrono rendimenti più elevati rispetto a quelle di Germania e Francia (con quelli che sono i famigerati spread sui tassi) – «alleviano le pressioni» su economie che hanno dovuto sempre più far ricorso alla sola domanda interna per finanziarsi.
I FONDI
Tra i fondi citati dal quotidiano finanziario americano vi è innazitutto JP Morgan Asset Management, veicolo che da solo detiene oltre 840 miliardi di dollari in attività  e titoli a rendimento fisso in tutto il mondo.
E a riprendere gli acquisti sui bond di Italia e Spagna sono stati anche Standard Life Investment, fondo britannico, l’americana BlackRock e la BlueBay Asset Management.
Questo mentre gli sviluppi della scorsa settimana alla Bce hanno portato un ulteriore ed evidente calmieramento dei tassi di interesse e degli spread sui bond dei due paesi. Su queste emissioni i tassi retributivi sono in un rapporto inversamente proporzionale con il prezzo: se questo risale a seguito di acquisti i rendimenti ne risultano diminuiti.

(da “Il Corriere della Sera“)

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REGIONE LAZIO: APERTA UN’INCHIESTA SUI FONDI GESTITI DAL GRUPPO PDL

Settembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

IN PROCURA IL RAPPORTO DI BANKITALIA SUI MOVIMENTI E BONIFICI MILIONARI

Sul mistero di quei bonifici, adesso, farà  luce la procura.
E non perchè gli esponenti del Pdl alla Pisana, nel mezzo di una guerra fratricida, abbiano presentato un esposto ai pm accusando l’ex capogruppo Franco Fiorito di avere trascorso vacanze da sogno con i soldi del partito o avere spostato denaro Oltralpe.
Il fascicolo aperto dal procuratore Giuseppe Pignatone e dall’aggiunto nello Rossi, responsabile del pool di sostituti che si occupa di reati economici e finanziari, al momento, contiene solo la lunga e dettagliata relazione dell’Uif di Bankitalia, consegnata direttamente in procura dal direttore dell’ufficio, Giovanni Castaldi. Perchè l’unità  di informazione finanziaria di Palazzo Koch, attenta alle movimentazioni in odor di riciclaggio, si era già  accorta dei bonifici e dei trasferimenti di denaro all’esterodaq quel conto.
Somme consistenti che avevano acceso i sospetti degli 007.
Così erano stati chiesti chiarimenti alla filiale Unicredit presso la quale era aperto il deposito del Pdl.
Le movimentazioni finite sotto inchiesta riguardano gli ultimi due anni.
E i chiarimenti chiesti a Unicredit, adesso, sono arrivati e la relazione è finita a piazzale Clodio.
Un fascicolo ancora senza indagati e ipotesi di reato.
Ma ieri, in procura, è arrivato direttamente Castaldi, il direttore dell’Uif a consegnare la relazione. Ha incontrato i pm.
L’indagine adesso sarà  delegata al nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza che non avrebbe ancora ricevuto un incarico formale, ma sarà  chiamata a seguire quel flusso di denaro e stabilire dove sia finito e se le operazioni fossero legittime o ci sia un profilo penalmente rilevante.
Riciclaggio o evasione fiscale.
Almeno finchè dal Pdl non arrivi una denuncia.
Le informazioni fornite da Unicredit, su due anni e mezzo di gestione dei conti Pdl, riguardano bonifici su altre filiali bancarie.
Su conti italiani, come un’agenzia di Anagni. O su conti esteri: cinque banche spagnole.
La movimentazione complessiva, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe di di centinaia di migliaia di euro.
Ma sono soprattutto due bonifici, per una somma complessiva di circa un milione e mezo di euro ad avere acceso l’attenzione degli 007 di Palazzo Koch.
Poi i pagamenti in favore di una società  proprietaria di alcuni resort in Sardegna. A Porto Cervo.
E altri due bonifici sono finiti all’esame di Bankitalia: uno da diecimila euro, l’altro da 19 mila, che hanno causale «soggiorno dell’onorevole Fiorito».
E da Unicredit sarebbero arrivati chiarimenti anche su una decina di carte di credito prepagate.
Con addebiti sullo stesso conto.
Infine i pagamenti ai concessionari, per una Bmw e una Smart, acquistate coi soldi del gruppo: una pagata a rate, l’altra in un’unica soluzione.

Valentina Errante
(da “Il Messaggero“)

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SCAMPIA IN GUERRA E PM IN TRINCEA: 200 RICHIESTE DI ARRESTO INEVASE A CAUSA DEI TAGLI

Settembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

“LA FAIDA DEL QUARTIERE NAPOLETANO E’ UN PROBLEMA NAZIONALE”… MA LE RISORSE DESTINATE ALLA GIUSTIZIA SONO SEMPRE MINORI

“La faida di Scampia non è soltanto un’emergenza napoletana: è un problema di livello nazionale. Parliamo di clan che hanno forti contatti con la Spagna e che reinvestono milioni di euro anche in altre regioni, dedicandosi all’usura, all’acquisto di immobili, alla creazione di nuove imprese, inquinando altri tessuti economici e sociali”.
Il procuratore aggiunto di Napoli, Sandro Pennasilico, all’indomani dell’ennesimo morto ammazzato (Raffaele Abete, 42 anni, è stato ucciso davanti a un bar di via Roma), ribadisce la sua preoccupazione per la guerra in corso, tra i clan di Secondigliano e Scampia, per il dominio delle piazze di spaccio più redditizie d’Europa.
Ed è interessante scoprire — per quanto riferiscono fonti investigative — che mentre scriviamo, le piazze sono inattive: presidiate 24 ore al giorno da carabinieri e polizia, dopo i rinforzi ottenuti — 200 agenti — nei giorni scorsi.
E se la guerra di Scampia e Secondigliano — come dice Pennasilico — è un problema nazionale, il motivo, non riguarda soltanto l’espansione economica e criminale dei clan nelle altre regioni.
Riguarda anche i limiti che, ogni giorno, forze dell’ordine e magistratura incontrano per reprimere il contro potere camorristico.
“Se avessimo avuto l’emissione di circa 200 misure cautelari che la Procura ha chiesto da qualche anno all’ufficio Gip — ha commentato qualche giorno fa il vicecapo della polizia, Francesco Cirillo — forse questo avrebbe aiutato la nostra opera di prevenzione e repressione. Nei quartieri della nuova faida — ha aggiunto — ci sono oltre 200 persone che oggi potrebbero stare in carcere invece d’essere libere di fare gli interessi dei clan, magari di sparare, o di essere uccise”.
Ma è sufficiente fare un giro in procura per verificare ciò che è noto: le risorse destinate alla magistratura, da anni, sono sempre minori.
“Il gip è un giudice monocratico — commenta Pennasilico — quindi deve studiare gli atti e decidere da solo. Gli uffici sono sovraccarichi di fascicoli (basti pensare che, solo a Napoli, esistono almeno 80 clan, ndr) e il personale è insufficiente”.
Parliamo di ordinaria burocrazia: “I tagli al personale — continua Pennasilico — sono progressivi. C’è gente che va in pensione e non viene più sostituita. Non ci sono fondi e quindi è saltato anche il lavoro straordinario”.
Risultato: sempre più spesso, il singolo gip, deve fotocopiare atti da sè, scansionare documenti, sbrigare faccende che sottraggono tempo allo studio dei fascicoli e allungano i tempi che portano a ordinare un arresto.
C’è quindi un nesso tra la solitudine pomeridiana, nei corridoi dei gip, e il traffico ininterrotto nella piazze di spaccio, che porta poi a guerre da decine di morti per controllare affari da milioni di euro.
Un nesso che, appunto, è di rilevanza nazionale.
Tutto s’intreccia nelle guerre alla mafia, a Casal di Principe come a Scampia, a Palermo come a Reggio Calabria: anche il singolo cancelliere, non sostituito dopo la pensione, diventa un punto a favore dei clan e a sfavore dello Stato.
Ma cosa accade, ora che il governo, nell’azione repressiva, ha inviato rinforzi nella zona di guerra?
L’ultimo morto ammazzato — nel conflitto tra i “girati” del cartello di via Vanella Grassi contro l’alleanza Abate, Abbinante e Notturno — risale a soli due giorni fa.
.Tre le storiche piazze di spaccio a Scampia: le case dei Puffi, i lotti T-A e T-B e le vele celesti. I carabinieri presidiano le prime due, 24 ore al giorno, mentre la terza è controllata dalla Polizia di Stato.
Negli scorsi mesi s’era svolta una guerriglia a bassa intensità  che, comunque, aveva prodotto i suoi frutti: “Abbiamo installato una microcamera nei portoni dove si spacciava — spiega un investigatore — costringendo i clan a spacciare nei giardinetti, dove abbiamo effettuato diverse retate. Alle vele celesti abbiamo abbattuto cancelli ogni giorno, per distruggere le ‘difese’ organizzate dagli spacciatori e spingerli a venire allo scoperto. Ora, dopo aver ottenuto i rinforzi, le piazze sono libere”.
Ma questo non significa che l’operazione sia conclusa: i clan tentano di impossessarsi di vecchie zone, già  perse in questo risiko con le forze dell’ordine, come “l’oasi del buon pastore”, dove poliziotti e carabinieri passano a ore alternate.
Bloccate anche le piazze di Secondigliano: le “case celesti”, forse le più ambite in questa nuova faida, sono affidate ai carabinieri, come la piazza del Terzo Mondo, mentre l’area del clan più agguerrito — quella di Vanella Grassi — è affidata alla Polizia.
Ma anche questo, per risolvere il “problema nazionale”, non è e non può essere sufficiente.
“La sicurezza è compito del governo — dice il sindaco Luigi De Magistris — mentre a noi tocca la responsabilità  politica. Invito il governo a rinunciare a un acquisto: un caccia bombardiere F35 in meno. Investiamo quei soldi per prevenire e reprimere la lotta alla camorra”.
Entro la fine di settembre poi, la giunta varerà  una delibera che il sindaco definisce “rivoluzionaria”: dentro ci sarà  l’abbattimento delle Vele di Secondigliano, simbolo di una costruzione architettonica ghettizzante, del degrado del rione e — soprattutto — saranno sgomberati gli alloggi popolari che i clan, abusivamente, affidano a gente del posto, conquistando consenso e, con esso, aiuto nello spaccio.
Altri investimenti riguarderanno la cartellonistica (quasi assente nei rioni), il potenziamento dei vigili urbani e una mostra d’arte permanente nella metropolitana. De Magistris, inoltre, chiede la presenza delle forze dell’ordine — non dell’esercito, precisa — per un tempo prolungato: “È necessario un piano operativo strategico, della durata minima di sei mesi, in cui dobbiamo vedere fisicamente la presenza massiccia delle forze dell’ordine in città ”.

Antonio Massari
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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SCUOLA, ARRIVA IL REGISTRO DIGITALE MA E’ POLEMICA

Settembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

AL VIA L’ANNO SCOLASTICO… I PRESIDI: “NON ABBIAMO LE RISORSE PER TABLET E COMPUTER”

La rivoluzione digitale nel mondo della scuola è alle porte, ma la mancanza di risorse e attrezzature rischia di innescare il caos.
La spending review estiva prevede, infatti, che “a decorrere dall’anno scolastico 2012-2013” gli istituti e i docenti adottino pagelle e registri online e che inviino le comunicazioni alle famiglie in formato elettronico.
Se per le pagelle, così come per le iscrizioni (che da quest’anno si potranno effettuare solo via internet) però c’è ancora tempo, a pochi giorni dalla prima campanella – con il grosso dei rientri previsti fra domani e giovedì – l’adozione dei registri digitali è il principale grattacapo dei presidi, che – da Torino a Palermo – lamentano la mancanza di pc, tablet e software necessari.
«Il passaggio ai registri elettronici online presuppone che ci sia almeno un tablet per insegnante o quantomeno un computer in ogni classe – spiega Monica Nanetti, dirigente dell’Itis Fermi di Roma – ma molti istituti non hanno una dotazione tecnologica sufficiente. Ben venga l’innovazione, ma non si possono fare le nozze coi fichi secchi».
La stessa spending review precisa, infatti, che le nuove disposizioni debbano essere attuate con “le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili”, “senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.
Di fronte alle difficoltà  e alla mancanza di indicazioni da parte del ministero dell’Istruzione, che presenterà  domani il proprio piano per l’introduzione delle novità  digitali, ogni scuola si sta arrangiando come può.
In molti casi i registri online da settembre partiranno come sperimentazione e saranno comunque affiancati da quelli cartacei, perchè nel frattempo bisognerà  provvedere all’acquisto dei nuovi software e alla formazione dei docenti che li dovranno usare.
È questa la strada scelta dall’Ipia di Miano, a Napoli, così come dal liceo Newton di Chivasso, in provincia di Torino.
Anche nella maggior parte dei licei romani si procederà  per gradi.
Al Newton capitolino si partirà  su una sola sede: «La succursale è dotata di tablet sufficienti per ogni classe, ma la sede centrale no, quindi cominceremo da lì.
Ma per il primo anno terremo contemporaneamente i registri cartacei» spiega la dirigente Ivana Uras.
Anche dove i computer non mancano, come al Pasteur e al Visconti, sempre nella capitale, si partirà  gradualmente «perchè bisogna che i docenti prendano confidenza con il software e ci si deve accertare che tutto funzioni regolarmente, a cominciare dalla connessione» dicono le presidi, Daniela Scocciolini e Clara Rech.
Nessuna “svolta digitale”, invece, almeno per il momento, all’istituto comprensivo Arenella di Palermo: «Provvisoriamente ci affideremo solo al vecchio formato cartaceo, sia per il registro di classe che per quelli personali dei docenti – spiega il dirigente Giacomo Cannata – Siamo in attesa di indicazioni precise da parte del ministero, perchè non sappiamo come attuare le nuove disposizioni. Speriamo si proceda con una piattaforma comune per tutte le scuole».
Va controcorrente il preside del liceo Berchet di Milano, Innocente Pessina, per cui la mancanza di tablet o pc in ciascuna classe è un «falso problema». «Usiamo i registri elettronici ormai da 12 anni e ci troviamo benissimo anche senza tablet – racconta – I docenti inseriscono i voti, in un secondo momento, da un’aula dotata di computer vicina alla sala professori». «I vantaggi sono notevoli – conclude il dirigente milanese – Un preside ha sempre sott’occhio l’andamento di tutti gli studenti e questo vale anche per i genitori. Da quando abbiamo i registri online i ricorsi al Tar contro le bocciature si sono azzerati, perchè le famiglie sono costantemente informate sul rendimento dei ragazzi».

Sara Grattoggi
(da “la Repubblica“)

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L’EOLICO POTREBBE SODDISFARE IL FABBISOGNO MONDIALE DI ENERGIA

Settembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

RICERCA SU “NATURE CLIMATE CHANGE”: SULLA TERRA C’E’ ABBASTANZA VENTO PER COPRIRE LA DOMANDA GLOBALE…. LE PIU’ EFFICIENTI SAREBBERO LE TURBINE ATMOSFERICHE CHE SFRUTTANO LE BREZZE IN ALTA QUOTA

Una riserva di energia in grado, potenzialmente, di soddisfare il fabbisogno mondiale: una vera svolta potrebbe venire dall’eolico, secondo uno studio guidato da Kate Marvel del Lawrence Livermore National Laboratory.
La ricerca, uscita su Nature Climate Change, sostiene che particolarmente efficienti sarebbero le turbine atmosferiche che possono trasformare la forza dei venti ad alta quota in energia meglio delle turbine a bassa quota o sul mare che lavorano sui venti di superficie.
Usando modelli matematici e prendendo in considerazione solo le limitazioni geofisiche – e non fattori tecnici o economici – i ricercatori hanno calcolato che i venti di superficie possono generare sino a 400 terawatt di energia, mentre dai venti in tutta l’atmosfera si potrebbero ottenere 1800 terawatt.
Secondo i dati disponibili, sul pianeta il fabbisogno energetico oggi è quantificabile in 18 terawatt di potenza.
Se ne deduce che con i venti di superficie si potrebbe generare una potenza pari a 20 volte il fabbisogno terrestre e con quelli di alta quota di ben oltre 100 volte.
Lo studio mostra però che per avere effetti globali, le pale per la produzione di energia eolica dovrebbero essere distribuite uniformemente su tutta la superficie terrestre e non concentrate in poche regioni.
Gli effetti climatici, ipotizzando uno sfruttamento a livelli massimi, potrebbero essere significativi, sottolinea lo studio.
Per soddisfare l’attuale fabbisogno, tuttavia, sarebbero decisamente inferiori, a patto di avere una distribuzione su ampia scala delle pale.
La fattibilità , dunque, su un piano geofisico, sarebbe garantita.
“E’ più probabile, quindi”, ha sottolineato Ken Caldeira, della Carnegie Institution for Science, coautore dello studio, “che saranno fattori economici, tecnologici e politici a determinare la crescita dell’energia eolica nel mondo”.

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