Ottobre 8th, 2012 Riccardo Fucile
IL LEGALE E’ UN BOSSIANO DI FERRO, DAL 1996 GESTIVA TUTTE LE CAUSE PENALI E CIVILI DEL CARROCCIO… ORA CHIEDERA’ IL CONTO DELLE PRESTAZIONI MAI PAGATE
Faida tra “maroniani” e “bossiani”: sloggiato dalla sede storica della Lega, in via Bellerio
41, a Milano, l’avvocato storico del Carroccio, Matteo Brigandì.
L’ordine di andarsene, a Brigandì – che in via Bellerio aveva il suo ufficio – è stato notificato due settimane fa da Stefano Stefani, tesoriere del partito dopo lo scandalo Belsito: “Maroni – gli ha detto – non ti vuole più qui”.
L’intenzione del neo segretario federale, gli è stato spiegato, è di non rinnovargli la procura generale di gestire le cause penali e civili della Lega che gli aveva rilasciato Bossi fin dal 1996.
Ma di confermargliene alcune o revocargliene altre.
Il perchè non è stato spiegato.
Ma la motivazione è con ogni probabilità nel match tra le due fazioni, i duri e puri di Bossi (come Brigandì) da una parte e i fedelissimi di Maroni con l’inevitabile spoil system dall’altra.
Va detto che lo stesso ex ministro dell’Interno era stato difeso da Brigandì nel processo sulla “secessione”: il 7 aprile del 1997, infatti, lo aveva nominato “avvocato di fiducia” durante l’interrogatorio davanti al pm veronese Papalia che indagava sulle “camicie verdi”.
Ma il dopo Bossi ha cambiato gli equilibri, in via Bellerio.
E così Brigandì, due settimane fa, non ha potuto far altro che abbandonare l’ufficio: chiamato un camion, ha traslocato presso un nuovo domicilio fiscale 130 scatoloni di documentazione legale riservata, quasi tutte le cause legali della Lega degli ultimi 16 anni.
Inutile è stato il suo tentativo di far intervenire il Senatur per far tornare sui suoi passi Maroni.
Quando è andato a salutarlo, Bossi gli ha promesso un intervento. “Non preoccuparti – lo ha rassicurato – parlerò io con Maroni”. Ma non è servito a nulla.
Ma come ha reagito Brigandì alla “cacciata” dalla sede storica del Carroccio?
Ha dismesso tutti i mandati (ad eccezione delle cause personali di Bossi).
Quindi, poichè in questi anni non aveva mai avuto dal partito il saldo delle sue prestazioni professionali, sta preparando la parcella milionaria.
Ha difeso Bossi in circa 200 cause penali (perse un paio), e in tutte quelle sul lavoro, quasi tutte vinte.
Il conto alla Lega si annuncia salato, circa sei o sette milioni di euro.
Nelle cause in cui lo ha difeso con una nomina di fiducia, come nell’inchiesta di Papalia, l’onorario non lo presenterà al partito, ma direttamente all’attuale segretario federale, Maroni.
Alberto Custodero
(da “la Repubblica“)
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Ottobre 8th, 2012 Riccardo Fucile
A VENEZIA SI PRESENTANO IN 12.000 AD ASCOLTARE IL NUOVO SEGRETARIO: I TEMPI DI 50.000 PRESENZE SONO LONTANI… TRA UN PASSATO SCOMODO, UN PRESENTE INCERTO E UN FUTURO SENZA UNA STRATEGIA DI ALLEANZE
«Guardatelo questo popolo meraviglioso, mai visto tanta gente, militanti che solo noi abbiamo. Vi voglio bene!». Roberto Maroni, dal palco, suona una musica dolce. Quanti siete, quanti siamo. L’orgoglio padano si commuove, Maroni anche.
E si capisce che dev’esser stato un incubo, questo raduno veneziano.
Il primo con Maroni segretario della Lega, il primo con Umberto Bossi che se ne sta in disparte, rispetterà i patti e 20 minuti di microfono li avrà pure lui: il tempo per chiamare qualche fischio contro Giorgio Napolitano e lucidare una delle sue frasi più logore e stanche: «Sta venendo il tempo della grande battaglia…».
E invece sta arrivando il tempo delle elezioni e la Lega non sa cosa mettersi.
Non ne parlerà nessuno, nemmeno Maroni.
Meglio consolarsi sul quanti siamo, anche se sui numeri c’è qualche pasticcio. 12 mila, dice l’agenzia Ansa.
«Il 20% più dell’anno scorso», precisano dalla Lega.
Solo che nel 2011 ne avevano annunciati ben 50 mila, e dunque meglio lasciar perdere.
Rimane che il gran ripetere «una piazza così piena non l’ho mai vista» (Roberto Calderoli) magari si scontra con la buona memoria di un vecchio parlamentare leghista come il veronese Enzo Flego: «Una volta qui non entrava più uno spillo, ora c’è posto per tutti».
È che forse è proprio vero, la grande paura è passata. «La Lega c’è, è viva, è pronta a combattere», può concludere Maroni.
E allora avanti con l’elenco delle medaglie e dei nemici. «Siamo l’unica forza politica che si oppone al governo di FalliMonti», «La riforma della lacrimevole ministro Fornero è un obbrobrio che va cancellato», «Siamo il Paese con la più alta pressione fiscale», «Non vorrei che questo governo volesse mandare dei Podestà al posto dei Prefetti», «Mandare 900 milioni di euro per ripianare i debiti della Sicilia è uno scandalo», «Roma è contro il Nord, mette il freno a mano e inserisce la retromarcia».
L’altra settimana Maroni era al Lingotto di Torino, a parlare con gli imprenditori. Adesso, in Riva dei Sette Martiri, ha una platea ben diversa, c’è sempre l’allegrone con le corna, la vamp romagnola tutta di verde vestita, quello che ha perso qualche puntata e grida «Secessione!».
E poi, sul palco, ci sono i maggiorenti della Lega, magari gli stessi che un anno fa l’avrebbero buttato in Laguna, Maroni.
Sarà anche per questo che una delle frasi più ripetute, e da Bossi e da Maroni, è «la Lega deve restare unita, niente risse interne, compattezza massima».
Ma se è così unita che bisogno c’è di insistere tanto?
È la «Festa dei Popoli Padani», è l’anniversario della Battaglia di Lepanto, 1571, quando la flotta della «Serenissima» fermò il Turco invasore.
I leghisti veneti hanno tanta nostalgia.
«La Lega è nata a Lepanto», arriva a dire Giampaolo Gobbo, il sindaco di Treviso. Flavio Tosi, sindaco di Verona, se la prende con «i ladri di Roma, quei figli di puttana che hanno sempre governato e fanno le feste con la faccia da maiali».
Luca Zaia, il Governatore è più soave: «Non mi scandalizzo se i veneti vogliono un referendum sulla loro autonomia. Io non ho mai incontrato un veneto che mi dice di essere innamorato di Roma…».
Così il pontile all’attracco su Riva degli Schiavoni diventa la passerella per la collezione autunno-inverno della Lega.
I modelli, per la verità , non sono nuovissimi.
Come il referendum sull’Euroregione a statuto speciale che si trattiene il 75% delle tasse.
Oppure «via Equitalia dal Nord», «e i nostri sindaci dovranno passare ad azioni di protesta fiscale, alla disobbedienza civile». E «Coraggio, riprendiamoci il futuro!».
Al tempo, però: «Ne parleremo con i nostri sindaci entro un mese, qui in Veneto», dice Maroni, forse dimenticando d’averlo già annunciato a luglio, quando il vecchio Bossi è diventato un ex segretario in pensione.
Anche quella di Maroni resta una Lega che parla al futuro.
Il passato è scomodo: quante ne hanno dette, e non ne hanno fatte.
Il presente è incerto: ha solo sfiorato l’argomento elezioni, Maroni, invitando a diffidare di «personaggi che sono in politica da quando la Lega non c’era».
È sembrato un riferimento all’allor giovine democristiano Matteo Renzi.
Un guaio, se vincesse le primarie Pd.
Sarebbe per tutti una sfida tra il nuovo e il vecchio, e per i leghisti che sono in Parlamento da più di 20 anni sarebbe il si salvi chi può.
Ma tanto, come dicono da 16 anni da questo palco, «a noi le cadreghe non interessano».
O no?
Giovanni Cerruti
(da “La Stampa”)
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Ottobre 8th, 2012 Riccardo Fucile
PER SPOSETTI, RENZI HA GIA’ SPESO PIU’ DI 2 MILIONI DI EURO… BERSANI SCEGLIE LA STRADA DELLA RACCOLTA FONDI ON LINE, VENDOLA QUELLA DELLA SOTTOSCRIZIONE
Non bastavano le liti sulle regole. 
Ora nel centrosinistra infuriano anche le polemiche sui finanziamenti delle primarie.
A dare il la a questa nuova diatriba in casa democratica è stato l’ex tesoriere Ugo Sposetti che ha accusato Matteo Renzi di aver già speso 2 milioni e 35 mila euro e di prendere anche soldi dall’estero.
Precisamente da dove? A domanda Sposetti non risponde.
Le chiacchiere che girano tra i detrattori del sindaco di Firenze sono intrise di teorie da complotto giudo plutaico massonico: i finanziamenti arrivano da Israele e dalla destra americana.
Perchè mai Romney e Netanyahu dovrebbero pagare il sindaco di Firenze? A domanda i detrattori non rispondono.
Ovviamente a voci come queste Renzi non replica.
Però il primo cittadino di Firenze è pronto a querelare l’ex tesoriere dei Ds, qualora insistesse con la storia dei milioni: «Voglio proprio divertirmi».
In compenso replica a Sposetti l’uomo che ha in mano la cassaforte della campagna di Renzi: Alberto Bianchi.
E specifica che le entrate e i nomi dei finanziatori che hanno dato l’autorizzazione sono sul sito del sindaco. Così è: finora sono stati raccolti quasi 60 mila euro.
Tra oggi e domani verranno messe in rete anche le spese che, a dire la verità sono poche, perchè tranne qualche eccezione come Verona e Roma, sono i comitati pro Renzi locali a spendere i soldi dell’affitto delle sale.
Gli alberghi il sindaco li paga di tasca propria.
Tra l’altro, Renzi non ha voluto nemmeno del personale del Pd per la sua campagna, come gli era stato offerto, perchè ritiene che per le primarie non si debbano usare mezzi, soldi e strutture del partito.
Sposetti però insiste: «Con 60 mila euro possono pagare giusto le merendine. Io ho fatto questo mestiere e so quel che dico: andate a indagare voi giornalisti».
Ma a indagare si scopre che i camper a Renzi volevano darglieli gratis ed è stato lui che ha voluto pagare, che la sua campagna la fanno volontari (vengono dati solo due stipendi per il personale dell’ufficio stampa) e che il sito è stato allestito da un gruppo di ragazzi: la meticolosità del sindaco su queste cose rasenta la mania.
Del resto, anche gli altri due principali candidati alle primarie stanno attentissimi a non fare passi falsi.
Temono l’ira dell’elettorato che dopo gli scandali delle regioni non perdonerebbe. Tanto meno se venisse a sapere che la campagna viene finanziata con i soldi dei partiti, cioè con i soldi degli italiani.
Ragion per cui la sobrietà e la trasparenza sono d’obbligo.
Pier Luigi Bersani, per esempio, ha deciso di fare come il suo avversario Renzi e lancerà una raccolta di fondi “online”, rendicontando tutto.
Ma qualche sostenitore del sindaco di Firenze si chiede se il segretario del Pd non utilizzerà veramente i mezzi e le strutture del partito. Bersani giura di no.
Il suo comitato non ha ancora nemmeno i computer (se non i propri) e lui è da mesi che non usa più l’auto messagli a disposizione dal Pd: tagliata per sobrietà e per arginare i costi.
Resta solo la macchina di scorta che, fanno sapere dallo staff del segretario, è obbligatoria.
Precisissimo anche Nichi Vendola.
Il governatore della Puglia ha spiegato di avere poco o niente in cassa. Per questa ragione a breve lancerà una sottoscrizione. I creativi che gli cureranno la campagna per le primarie sono volontari.
Massima sobrietà , è la parola d’ordine del leader di Sel, che l’altro ieri ha aperto la sua campagna a Pompei e ha fatto la fila per pagare il biglietto di ingresso agli scavi, nonostante fosse stato accolto con tutti gli onori dal sovrintendente e da alcune autorità locali.
Se l’è addirittura conservato quel biglietto, per dimostrare che l’ha pagato di tasca sua. Qualche finanziamento, però, Vendola sarà costretto a trovarlo perchè l’iniziativa dell’altro ieri per quanto sobria qualcosa è costata.
Ottomila euro per l’esattezza: 800 più Iva per l’affitto della sala, 50 per i manifesti, 4 mila per il service audiovideo, e così via, fatture alla mano.
Maria Teresa Meli
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: Partito Democratico, PD | Commenta »