Ottobre 21st, 2012 Riccardo Fucile
L’EX MINISTRO DELLA DIFESA INTERVENNE IN PRIMA PERSONA CON PONZELLINI PER FAR SBLOCCARE IL FIDO ALLA QUINTOGEST, SOCIETA’ DEI LIGRESTI E DELLA MOGLIE LAURA DE CICCO… OPERAZIONE DEFINITA DAI PERITI DEI PM “NON CONVENIENTE PER LA BANCA”
Soldi facili a protetti di Ignazio La Russa. 
Dalle carte depositate per la proroga dell’indagine sugli ex vertici della Bpm, emergono particolari su diversi finanziamenti.
Tra i beneficiari della gestione di Massimo Ponzellini e del suo braccio destro Antonio Cannalire, c’è la Quintogest.
È una finanziaria che ha come soci Laura De Cicco (34%), moglie dell’ex ministro La Russa, l’amico storico, Salvatore Ligresti (Sai Fondiaria, 49%) e Antonio Giordano, un altro amico di La Russa (17%).
Nel marzo 2011 ha avuto un fido di 45 milioni.
In una nota del nucleo tributario della Guardia di Finanza di Milano, inviata ai pm Roberto Pellicano e Mauro Clerici, la Quintogest viene citata come esempio di società protetta: che Cannalire “si occupi della gestione delle pratiche di ‘provenienza politica’ lo si evince anche nella conversazione del 27 luglio 2011.
Michela, segretaria di Ponzellini chiede a Cannalire lo stato della pratica Quintogest e quest’ultimo le risponde che ‘sono a zero perchè Chiesa deve autorizzare l’aumento dei fidi per portarla in finanziamento’.
Pochi minuti prima Ponzellini (intercettato, ndr) era stato contattato dal ministro Ignazio La Russa”.
L’allora ministro chiede aiuto a Ponzellini, ma usa parole prudenti, forse non si fida del telefono, e non nomina mai la moglie: “Solo un problema di tempi che ti devo pregare, ti avevo accennato di una pratica che stai seguendo con una società che si chiama Quintogest, che è una società che finanzia il quinto dello stipendio… Comincia a trovarsi in serie difficoltà perchè non ha i soldi sufficienti da dare ai propri clienti”.
Ponzellini afferra il concetto: “Gli manca la finanza”.
La Russa: “Siccome i tempi sono quelli che sono, io vorrei che tu, naturalmente con la valutazione più seria possibile, prima delle vacanze trovassi una risposta, secondo le convenienze della banca, alla loro richiesta. Per cui ti farei chiamare da Giordano oggi pomeriggio”.
Ma prima di chiudere la telefonata, La Russa si fa più esplicito: “Vedi se si può chiudere, in un modo o nell’altro. L’importante è che sappiano quello che devono fare. Anche all’esito della tua risposta potrebbero decidere di vendere se non hanno prospettive di crescita di lavoro. Quindi hanno bisogno … è chiaro che sperano in una risposta positiva”.
Nel pomeriggio Giordano telefona a Cannalire.
Scrive la Gdf: “Giordano gli riferisce che era andato a trovare il suo amico (La Russa) il quale gli aveva detto che avrebbe chiamato Massimo (Ponzellini). Giordano gli dice di aver detto a La Russa ‘guarda non è che sono cose facili’ e questo (La Russa) gli avrebbe risposto: ‘Allora chiamo io Massimo, vedrai che è facile’.
Cannalire gli riferisce di avere detto a Ponzellini di effettuare una ‘due diligence’ al fine di verificare la percentuale di società che bisognerà acquisire. Cannalire, inoltre, gli dice che Enzo (Chiesa) ha proposto di fare una fusione delle tre realtà (Pitagora, Quintogest e Profamily) e, quindi, di ‘non partire direttamente con la richiesta di finanziamento’”. L’indomani, Cannalire informa Michela, segretaria del presidente della Bpm, che “il ministro La Russa vuole incontrare urgentemente Ponzellini. Entrambi concordano l’incontro per le ore 11.00 del 29 luglio 2011”.
Cosa si siano detti, rimarrà un mistero.
La Russa è un deputato e quindi non può essere intercettato direttamente senza autorizzazione della Camera.
Anche in merito al credito della Quintogest c’è una perizia richiesta a fine 2011 dai pm Pellicano e Clerici. Rileva che in un solo anno, dal febbraio 2010 al marzo 2011, la società ha triplicato il tetto massimo di fido “da 15 milioni a 45 milioni”.
Respinta, invece, la richiesta di ampliare ancora “il plafond per 6 milioni” nel settembre 2011. Ma quel credito di 45 milioni non era dovuto.
Scrive il perito dei magistrati: “Già nel 2010 era emersa la tematica della liquidità e pertanto l’impiego di un così rilevante plafond a condizione economiche non particolarmente convenienti per Bpm (da ultimo 4,25%) avrebbe potuto essere oggetto di più approfondite riflessioni dagli organi di vertice della banca”.
Antonella Mascali
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 21st, 2012 Riccardo Fucile
UN IMPRENDITORE CHE HA VINTO UN APPALTO CON L’ASL PER PORTARE I BAMBINI A SCUOLA SI E’ VISTO BLOCCATO DA EQUITALIA
C’era una volta il ricco nord est. Un ricordo sfocato perchè, dall’inizio della crisi, il numero
di piccole aziende in crisi è aumentato esponenzialmente anche in Veneto.
E, quando i conti vanno in rosso, puntualmente cominciano le pendenze con Equitalia. Cartelle esattoriali, pignoramenti e fermi amministrativi.
Il fatto però che le ganasce siano applicate a un pulmino per il trasporto dei disabili fa un certo effetto, soprattutto se il mezzo serve a trasportare dei ragazzi in carrozzina per conto dell’Usl 5 di Valdagno.
La denuncia arriva da Moreno Dal Pian, un imprenditore di autotrasporti di trasporti a Sovizzo, nel vicentino, che da qualche mese ha vinto una gara d’appalto con l’azienda sanitaria ma non può effettuare il trasporto perchè l’unico mezzo attrezzato per la mobilità dei disabili è stato bloccato con un fermo amministrativo.
E i ragazzi con difficoltà motorie rischiano di restare a piedi.
Dal Pian ha con Equitalia un debito importante, tra tasse non pagate e interessi circa 200mila euro.
Non è però un evasore: «Io lavoro con gli enti locali e ho sempre dichiarato tutto, fino all’ultimo centesimo. Il problema è che due anni fa la mia azienda è entrata in crisi e non ho i soldi per pagare le tasse arretrate. Ma a me sono arrivate le cartelle perchè al fisco non ho mai nascosto nulla», spiega l’imprenditore.
Due anni fa, su richiesta di una Cassa rurale e di Equitalia, gli viene anche pignorata la casa.
La sua storia rischia di finire come quella di tanti altri piccoli imprenditori strozzati dai debiti che decidono di farla finita, «ho anche provato a… No, non voglio nemmeno dirla quella parola lì», racconta.
La Federcontribuenti di Padova però gli viene in soccorso, e manda una lettera alla banca sostenendo che «il debito è stato gonfiato di 70mila euro, perchè sono stati applicati tassi da usura».
Dal Pian riprende la sua attività e vince una gara d’appalto con l’Asl 5 di Valdagno: 70mila euro per trasportare alcuni ragazzi disabili tutte le mattine fino all’ospedale. «Purtroppo però ho un solo mezzo che soddisfa tutti i requisiti tecnici per questo tipo di trasporto, ed è posto sotto sequestro».
Stando alle carte dell’agenzia di riscossione il mezzo vale 4mila euro ed è stato bloccato per una cartella che ne vale 30mila. «Ho provato a chiedere la rateizzazione di questa cartella, perchè con i soldi dell’appalto potrei rateizzare almeno questa cartella.
Per un mezzo del valore di 4mila euro rischio di perderne 70mila che mi servirebbero per ripagare una parte del debito e a dare lavoro a quattro autisti».
La risposta di Equitalia però è negativa, e l’azienda sanitaria è costretta a concedere una proroga a Dal Pian, che scadrà il primo novembre.
E si ripresenta lo stesso paradosso di tanti altri piccoli imprenditori: hanno un debito che va saldato, ma non possono riprendere l’attività perchè i pignoramenti bloccano gli impianti necessari per riprendere a fatturare.
E, intanto, il debito aumenta.
A fianco di Del Pian si è schierato il deputato regionale dell’Udc Antonio De Poli, che accusa Equitalia di «essere un Caterpillar» e di non «usare il buon senso». «
A subire questa decisione non sarebbe soltanto l’azienda indebitata, ma anche i disabili che beneficiano del servizio», prosegue De Poli. Anche Marco Paccagnella, presidente di Federcontribuenti, si schiera con l’imprenditore: «La vicenda è al limite dell’assurdo, stanno cercando in tutti i modi di non far lavorare un nostro associato». Equitalia nord però rimanda le accuse al mittente: «Il veicolo fermato è intestato a Del Pian, non alla srl che lavora con l’Asl. Non ci risulta — continua la nota dell’agenzia di riscossione — che sia stata fatta richiesta di rateizzare il debito».
Dall’Asl 5 la direttrice dei servizi sociali, Antonella Pinzauti, fa sapere che «l’azienda sanitaria ha già pronto un piano di emergenza per non arrecare disagi alle famiglie».
(da “Il Corriere della Sera)
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Ottobre 21st, 2012 Riccardo Fucile
IL REATO SI PRESCRIVE IN 15 ANNI E SI PUNISCE CON 4-12 ANNI DI CARCERE… LA NUOVA NORMA SCINDE COSTRIZIONE E INDUZIONE E FA SCENDERE LAA PENA ANCHE DA TRE A OTTO ANNI
Magari fossero appena 75 i processi per concussione la cui prescrizione rischierà di risentire dell’accorciamento determinato dalla legge anticorruzione, che ieri il ministro Severino ha ribadito «un testo che funzionerà », e che alla segretaria cgil Camusso pare invece «ben al di sotto delle aspettative».
Ad onta delle non poche misure che mancano, la legge ora alla Camera continua a calamitare polemiche su un’illusione ottica-mediatica (l’effetto-spugna sui processi di Berlusconi-Ruby e Penati) anzichè riflessioni sui veri, ma sconosciuti, effetti pratici della modifica della concussione
Oggi questo reato, nell’articolo 317 del codice, si prescrive in 15 anni e punisce con il carcere da 4 a 12 anni «il pubblico ufficiale che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente denaro od altra utilità ».
La nuova legge scinderebbe i casi di costrizione e induzione: un nuovo articolo 317 punirebbe da 6 a 12 anni il pubblico ufficiale che costringe il privato (immune come oggi da sanzioni); mentre un articolo 319-quater punirebbe il pubblico ufficiale che induce il privato (sanzionato con pene fino a 3 anni) a dare o promettere qualcosa, ma gli abbasserebbe la pena fra i 3 e gli 8 anni.
Questo abbassamento si riverbera sui termini di prescrizione parametrati sul massimo della pena più un quarto, sicchè con la nuova legge la concussione per induzione si prescriverebbe non più in 15 ma in 10 anni.
Quanti processi, nel corso della loro «vita»”, ne risentiranno?
Come già all’epoca dell’abortita legge sul «processo breve», la statistica giudiziaria resta per ora un segreto di Fatima sia al Csm sia al ministero che comunica solo le concussioni pendenti in Cassazione, 75, stimando che metà possano essere per induzione.
Tutto bene, allora?
Per capire che non è così bisogna ad esempio provare a fare, porta a porta nelle cancellerie, una statistica artigianale ma completa in una sede come Milano: già solo qui si può così verificare che 11 posizioni per concussione pendono in Appello, 7 in Tribunale e 48 in Procura: 66 solo a Milano, insomma, a fronte dei 75 citati in Cassazione.
Segno che, se lo stesso lavoro fosse fatto nelle altre sedi giudiziarie, il numero di procedimenti potenzialmente interessati sarebbe, in proiezione futura, ben più alto.
Duro a morire, invece, è lo spaccio continuo del luogo comune del processo Ruby a rischio.
Non è così: la prescrizione, scendendo da 15 a 10 anni, interverrà nel maggio 2020, ma, se per quella data non si sarà fatto in tempo a celebrare tre gradi di giudizio su Berlusconi, sarà semplicemente ridicolo addebitarne la colpa alla nuova legge.
Neppure è vero che la nuova legge cancellerà il processo che la Procura di Monza chiede su 7 accuse per l’ex capo dello staff del segretario pd Bersani, Filippo Penati.
Nulla infatti cambia per le 2 corruzioni e per le 2 violazioni della legge sul finanziamento dei partiti 2008-2009 e 2008-2010, che continueranno a prescriversi dopo 7 anni e mezzo, dunque nel 2016-2017.
Cambia invece l’orizzonte di 3 concussioni.
Due, che per l’area ex Ercole Marelli a Sesto accusano l’allora sindaco Penati d’aver indotto un imprenditore a una iniqua permuta di terreni, risalgono al 2000: già con le regole odierne non arriverebbero mai in Cassazione entro il 2015, con la nuova legge sarebbero già prescritti dal 2010.
La terza concussione, che per l’area ex Falck imputa a Penati di aver indotto un costruttore a versargli 4 miliardi di lire e affidare incarichi per 1,8 milioni di euro a due professionisti delle coop rosse, è datata «sino al febbraio 2003», sicchè l’attuale prescrizione, ancorata al 2018, con la nuova legge arriverebbe già nel febbraio 2013. E’ però anche vero che l’anno scorso per quest’accusa il gip negò ai pm l’arresto di Penati, proprio perchè qualificò i fatti non come concussioni ma come corruzioni, dunque già prescritte nel 2011 con le regole attuali.
Luigi Ferrarella
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 21st, 2012 Riccardo Fucile
A ROMA IL CONVEGNO “COLTIVARE SALUTE”… PRATICHE DI RICONOSCIMENTO DA PARTE DEI SERVIZI PUBBLICI
In Italia sono oltre mille i progetti di agricoltura sociale diffusi su tutto il territorio, ma
spesso sono poco conosciuti e non hanno ancora un quadro normativo sia nazionale che comunitario nel quale ritrovarsi.
E’ quanto emerge dal convegno “Coltivare salute: agricoltura sociale e nuove ipotesi di welfare”, in corso oggi presso il ministero della Salute a Roma e organizzato con la collaborazione del ministero della Salute, dell’Istituto superiore di sanità , l’università della Tuscia, l’università di Pisa, la Rete rurale nazionale e l’Inea, Istituto nazionale di economia agraria.
Pratiche che ad oggi, spiegano gli organizzatori, sembrano essere molto più numerose di quelle rilevate.
“In Toscana nel 2003 erano presenti 60 esperienze che avevano incluso circa 1200 persone negli ultimi dieci anni – spiegano -, l’equivalente di un servizio pubblico dedicato. Nella sola provincia di Torino la stessa quantità di aziende produce valori inclusivi che possono essere quantificati in circa 4 milioni di euro di risparmio per il servizio pubblico, al di là dei benefici umani per le persone coinvolte”.
In alcuni territori, inoltre, sono avanzate le pratiche di riconoscimento formale da parte dei servizi pubblici. “Le regioni Marche, Piemonte, Lazio e Veneto sono attive in questa direzione – spiegano -, mentre Emilia Romagna e Lombardia stanno discutendo iniziative e percorsi di rafforzamento”.
Nonostante il piano strategico per lo sviluppo rurale 2007-2013 abbia inserito l’agricoltura sociale fra le azioni chiave da sviluppare nei programmi regionali e diverse regioni abbiano già legiferato in materia, “al momento non esiste ancora un quadro normativo sia a livello comunitario che nazionale”.
In Italia, infatti, “si assiste ad una dicotomia tra politiche agricole che incoraggiano l’avvio di progetti e sistema sociosanitario che mantiene un atteggiamento diffidente nei confronti delle pratiche terapeutico-riabilitative attuate in contesti agricoli in quanto non sufficientemente validate a livello scientifico”.
Per questo, spiegano gli organizzatori, ad oggi occorre fare un quadro completo delle esperienze attive sul territorio, avviare iniziative pilota con governance multilivello per consolidare il capitale di esperienza, ma anche ricerche interdisciplinari per convalidare i risultati positivi, garantire il trasferimento delle conoscenze e creare collaborazione tra i diversi ambiti settoriali e le diverse amministrazioni coinvolte.
Azioni da realizzare al più presto, spigano gli esperti, anche perchè “il nuovo ciclo 2014-2020 dei fondi strutturali Ue offre opportunità di sviluppo all’agricoltura sociale che potrebbero essere massimizzate dalle amministrazioni nazionali e regionali attraverso un uso coordinato e simultaneo dei diversi fondi èun raccordo sinergico con le politche nazionali”.
(da “il Redattore Sociale“)
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Ottobre 21st, 2012 Riccardo Fucile
L’INPS RIFA’ I CONTI SULLE PENSIONI, MA PER I DATI DEFINITIVI RINVIA AL 21 NOVEMBRE
“Gli esodati che verranno salvaguardati sono all’incirca 220mila”. A fare i conti sul numero dei lavoratori che potranno andare in pensione nonostante non abbiano i requisiti previsti dalla riforma previdenziale è il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, intervenuto questa mattina alla trasmissione di Rai Radio 1 “Prima di Tutto”.
La copertura finanziaria, ha detto Mastrapasqua, “è garantita per i 65mila lavoratori inclusi nel decreto Salvaitalia, per altri 65mila di due provvedimenti successivi, per i 9mila aggiunti pochi giorni fa dal ministro Fornero e, ovviamente, per gli 80mila che sono riusciti ad andare in pensione entro il 31 dicembre 2012. Ogni sede Inps stà rifacendo i conti. Il 21 novembre – ha concluso – avremo finalmente i dati definitivi”.
Pochi giorni fa il ministro del Lavoro Elsa Fornero aveva parlato di 120mila persone finora salvaguardate 1 “alle quali se ne possono aggiungere altre 10.000 per effetto della finestra mobile del ministro Sacconi”, ribadendo l’intenzione del governo di “dare certezza a chi poteva andare in pensione nel 2013 e 2014”.
In seguito il ministro aveva riferito di altre 8.900 persone che hanno maturato il diritto ad essere tutelate e per le quali dovranno essere stanziati ulteriori 440 milioni di euro.
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