Ottobre 13th, 2012 Riccardo Fucile
AUMENTARE DEL 33% L’ORARIO DEI DOCENTI EQUIVALE A TAGLIARE IL 33% DELLE CATTEDRE E DEI POSTI DI LAVORO
Dunque, ho letto che nel nuovo Ddl del Ministro Profumo — quindi non si sta parlando di castelli in aria, si sta parlando di un testo già scritto — l’orario di insegnamento dei docenti di ogni ordine e grado passerebbe dalle 18 alle 24 ore settimanali.
Il tutto a parità di retribuzione, ovvero, ci aumentano l’orario del 33% e lo stipendio dello 0%.
Tutto questo al fine di “portare il livello di impegno dei docenti sugli standard dell’Europa occidentale” (senza però aumentare la paga sugli standard dell’Europa occidentale), e la mia richiesta di aiuto consiste appunto in questo: abitate in Europa occidentale?
Sapete quante ore di lezione frontale fanno gli insegnanti colà ?
Leggete l’articolo sottostante e avrete la certezza che il governo mente.
Non so se poi valga la pena ricordare che un insegnante lavora molto più di 18 ore: quelle sono soltanto le lezioni frontali.
Poi ci sono le ore di ricevimento, i consigli, le ore spese a correggere i compiti, eccetera eccetera.
Parlare di 24 o di 18 ore insomma è un po’ strumentale: sarebbe più onesto dire che ci si sta chiedendo di lavorare il 33% in più a parità di retribuzione.
Perchè se ho sei ore di lezione in più dovrò anche prepararle, e probabilmente avrò una o più classi in più, ventine di genitori in più con cui interagire in ore che non sono conteggiate, il 33% in più di compiti da correggere eccetera (naturalmente posso impegnarmi meno, correggere meno compiti, interagire meno coi genitori: forse mi si sta chiedendo questo: di aumentare la quantità e diminuire la qualità ).
Poi c’è il problema delle cattedre, vale a dire dei posti di lavoro.
Il ministro ha un bel da dire che vuole assumere un sacco di gente coi concorsi; se la matematica mi assiste, aumentare del 33% l’orario degli insegnanti equivale a tagliare il 33% delle cattedre.
A quel punto non sono nemmeno sicuro di mantenere il mio posto (sono ancora relativamente ‘giovane’, e ogni volta che si tagliano le cattedre sono i più giovani che si ritrovano a spasso).
Infine, siete liberissimi di pensare che noi insegnanti lavoriamo poco; neanch’io penso di essere tra quelli che lavorano di più.
Però a questo punto ho una domanda: vi viene in mente un’altra categoria qualsiasi in Italia, che di fronte alla richiesta di aumentare del 33% l’orario e la prestazione a parità di salario non marcerebbe su Palazzo Chigi coi forconi e le torce?
A me no, non viene in mente.
Leonardo Tondelli
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Ottobre 13th, 2012 Riccardo Fucile
UN’ANALISI DELLA UIL SCUOLA SBUGIARDA IL GOVERNO: STIPENDI BLOCCATI DA ANNI E ORA ANCHE UNA MANOVRA PER FAR FUORI I PRECARI
I prof italiani delle elementari lavorano di più dei colleghi europei (22 ore settimanali contro
19,6).
Lo stesso nella secondaria superiore (18 contro 16,3) mentre nella scuola media lavorano lo stesso numero di ore (18 contro 18,1).
‘Sono in classe più dei loro colleghi francesi, austriaci, finlandesi e come tedeschi e belgi a voler guardare le nazioni più sviluppate dell’area euro’, ommenta Massimo Di Menna, segretario generale della Uil Scuola che è andato a fare un confronto sulla base degli gli ultimi dati forniti dalla banca dati europea Eurydice dopo l’aumento delle ore di lezione settimanali deciso dal governo anche sulla base del lavoro dei prof in Ue.
‘Non c’è dunque alcuna ragione plausibile per obbligare a 24 ore di lezione. E’ una logica sbagliata quella che sottende all’aumento delle ore di insegnamento. Va considerato che si tratta di ore di insegnamento, di didattica che richiedono programmazione, preparazione, professionalità e che vengono svolte molte, molto spesso, in presenza di classi con tantissimi alunni’, spiega Di Menna.
Sensa contare, aggiungiamo noi, che i docenti italiani guadagnano il 70% di molti loro colleghi europei.
Ecco la tabella degli orari
Orario settimanale di insegnamento dei docenti
Fonte Eurydice – 2011
primaria /sec. Inf. /sec. Sup.
Bulgaria 12 /15 /14
Polonia 14 /14 /14
Estonia 16 /16 /15
Rep. Ceca 17 /17 /16
Slovenia 17 /17 /15
Danimarca 18 /20 /19
Grecia 18 /16 /14
Austria 18 /17 /17
Romania 18 /18 /18
Slovacchia 18 /18 /18
Finlandia 18 /16 /15
Cipro 19 /18 /18
media UE 19,6 /18,1 /16,3
Germania 20 /18/ 18
Ungheria 20 /20 /20
Belgio 21 /19 /18
Lituania 21 /18 /18
Lussemburgo 21 /18 /18
Italia 22 /18 /18
Francia 24 /17 /14
Spagna 25 /19 /19
Portogallo 25 /22 /22
(da “La Stampa”)
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Ottobre 13th, 2012 Riccardo Fucile
DALLA LOMBARDIA AL LAZIO GLI SCANDALI DA RECORDMAN
Una lettura consigliata è quella della relazione che il Prefetto di Reggio Calabria ha spedito al ministero dell’Interno.
Sono 231 pagine in cui si racconta di come la mafia, attraverso la politica, si è presa la città .
Pino Plutino, assessore all’Ambiente (scrive il gip), «ha beneficiato sia delle preferenze elettorali provenienti direttamente dagli affiliati» della cosca dei Caridi sia di un sostegno costante evoluto in «alterazione della libera competizione elettorale». A Reggio Calabria – dice chi indaga, poi si vedrà – ogni boss, ogni clan, ogni quartiere aveva il suo politico di riferimento a cui consegnare chili di voti in uno strepitoso mutuo soccorso.
L’assessore lombardo Domenico Zambetti, per i medesimi motivi, si era appoggiato alla ‘ndrangheta da cui acquistò quattromila voti al prezzo di cinquanta euro l’uno, per un totale di duecentomila euro.
Gli servivano per entrare in consiglio fra trombe e tamburi, e gli riuscì, e ne ricavò un assessorato di quelli di lusso, alla Casa.
Non è che quelle preferenze gli siano costate soltanto in denaro. Ricevette minacce. Fece favori. «Lo abbiamo in pugno», dicevano i boss, i quali naturalmente puntavano alla ciccia sugosa, i lavori per l’Expo.
Scandali e scandaletti recenti sono il giro d’Italia attorno ai campioni delle preferenze, come li ha definiti Roberto De Luca, docente di Sociologia e Scienze della politica dell’Università della Calabria.
In suoi numerosi studi (pubblicati anche dal Mulino) è spiegato che le preferenze impongono una campagna elettorale permanente, un’organizzazione articolata ed efficace, la disposizione di serate e convegni e cene, e poi volantini e comparsate in tivù e sui giornali. Roba costosa.
I casi del Lazio spiegano perfettamente come crescano i costi della politica (oltre a una naturale voracità umana).
Franco Fiorito, il consigliere ciociaro del Pdl, era stato eletto con quasi 30 mila voti di preferenza, e dalle sue parti ricordano una campagna elettorale sfarzosa, muri tappezzati, camion coi manifesti, orchestrine.
Un caravanserraglio che Fiorito ha dovuto mantenere anche dopo essere stato eletto, sennò si rischia l’oblìo e uno più furbo, o più briccone, si piglia il banco.
Vale per Samuele Piccolo, il ragazzo d’oro del Pdl che nel 2008, a 27 anni, entrò nel consiglio comunale di Roma col record di preferenze: 12 mila.
Pochi mesi fa è stato arrestato con l’accusa di aver costituito una associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale.
I denari che ne ricavava servivano (sempre parola di chi indaga) per noleggiare le sale dei ristoranti, per stipendiare i ragazzi del call center a disposizione della sua struttura o per i santini.
Non è un’equazione: nel 2010 Maurizio Cevenini a Bologna raccolse più preferenze di Silvio Berlusconi e in percentuale fu il più votato d’Italia, ed era un galantuomo. Però anche Vincenzo Maruccio, il consigliere laziale dell’Idv accusato di essersi messo in tasca quasi 800 mila euro, si insediò alla Pisana (da esordiente, perchè aveva fatto un giro da assessore nella giunta Marrazzo, e arrivava dal nulla, se non dalla devozione a Tonino Di Pietro) con ottomila preferenze, primo degli eletti nel suo partito.
Che la questione sia complicata lo ha detto anche un’autorità come Alfredo Vito, che nella Prima repubblica era chiamato “mister centomila preferenze”, sebbene a Napoli arrivasse anche a 150 mila.
Le preferenze furono abolite proprio per le distorsioni che provocavano, «ma adesso è peggio», ha detto Vito a febbraio al Mattino.
«Oggi la malavita ha rapporti organici coi partiti, e il rischio è che il voto sia filtrato dai clan».
Mattia Feltri
(da “La Stampa”)
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Ottobre 13th, 2012 Riccardo Fucile
IL PROBLEMA DEI CONTI DA PAGARE RIGUARDA L’1,2% DELLE FAMIGLIE… 160.000 SONO ALLA CANNA DEL GAS
Trecentomila famiglie in Italia non riescono a pagare i loro debiti. 
Lo rileva Bankitalia con un occasional paper sui dati relativi al 2010, secondo il quale di queste famiglie (che costituiscono l’1,2% del totale e il 5,5% di quelle indebitate), lo 0,6% del totale, è talmente “sovra indebitato” al punto che, non solo non riesce a pagare, ma le sue passività sono superiori alle attività .
L’85% di questi nuclei familiari, poi, arriva “con molta difficoltà ” a fine mese, mentre il 70% si trova nella condizione di sovraindebitamento per aver contratto un credito al consumo oppure un mutuo e un credito al consumo.
Il sovraindebitamento scatta quando una famiglia non riesce a rimborsare un prestito con un arretrato di oltre 90 giorni.
Dallo studio si evince inoltre che cala la percentuale delle famiglie indebitate per un mutuo ma è in aumento quella per il credito al consumo: tale riduzione, registrata tra il 2008 e il 2010, riguarda soprattutto i nuclei con un reddito basso. In particolare, tra il 2008 e il 2010 l’importo medio del debito è aumentato esclusivamente per i mutui e per le famiglie più abbienti.
La quota di mutui da esse detenuta è di conseguenza cresciuta, mentre ha raggiunto un minimo storico quella che fa capo alle famiglie con reddito basso, per cui l’importo medio del mutuo si è ridotto.
Il grado di sostenibilità dei prestiti non è variato nel suo complesso: è migliorato per le famiglie meno abbienti nel comparto dei mutui, mentre è peggiorato nel credito al consumo per gli anziani e per i nuclei che faticano molto a raggiungere la fine del mese con il reddito a disposizione.
L’incidenza sul reddito della rata del mutuo si è ridotta: il calo sostenuto dei tassi di interesse nel corso del 2009 ha più che controbilanciato quello del reddito derivante dalla recessione.
“Tra il 2008 e il 2010 la quota di famiglie con un servizio del debito elevato rispetto al reddito non si è sostanzialmente modificata. L’indicatore è migliorato per le famiglie a basso reddito che sono quelle che hanno beneficiato di una riduzione dell’incidenza della rata del mutuo sul reddito – si legge nel documento – Queste famiglie più frequentemente di altre hanno usato le surroghe, ricercando migliori condizioni contrattuali, e hanno subito eventi, come la perdita del posto di lavoro, che consentivano il ricorso al provvedimento di moratoria sui mutui. La moratoria ha inoltre contribuito a stabilizzare la frequenza dei ritardi nei rimborsi dei mutui, che è al contrario aumentata per il credito al consumo. Simulazioni riguardanti il 2011 e il 2012 indicano variazioni di modesto rilievo nelle condizioni di vulnerabilità delle famiglie indebitate”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 13th, 2012 Riccardo Fucile
MADRI NON TUTELATE, CONTRATTI FINTI ED EVASIONE DA 114.000 EURO
A Grottaminarda, paese di confine tra la provincia di Avellino e quella di Foggia, la Guardia di Finanza ha scoperto un call center che operava per conto delle più importanti società telefoniche italiane, dove i dipendenti erano pagati meno di due euro all’ora.
E per la maggior parte anche in nero.
I pochissimi contrattualizzati, con contratti a progetto che però di progettuale non avevano nulla, guadagnavano la stessa cifra dei loro colleghi.
La differenza stava solo nell’aver firmato un contratto che teoricamente prevedeva un compenso più alto, ma che per i gestori del call center non era altro che carta straccia.
Una situazione estrema che va oltre qualsiasi opacità emersa finora nella conduzione – pur molto discussa – di queste strutture dove si lavora per aziende importanti e in molti casi anche ricche senza però alcun rapporto diretto.
Lo scenario che gli investigatori si sono trovati davanti mano a mano che raccoglievano testimonianze e altri elementi utili alle indagini è apparso sempre più desolante.
Tra gli operatori del call center c’erano giovani laureati, ma anche persone adulte reduci dalla perdita di precedenti posti di lavoro.
Oppure donne senza alcuna tutela per la loro condizione di madri.
Tutti inchiodati per nove ore al giorno in un piccolo box con un telefono in mano e il compito di promuovere offerte commerciali di questo o quel gestore telefonico.
Chi non portava risultati era fuori in un minuto, e veniva sostituito senza difficoltà ; chi al contrario riusciva a piazzare qualche contratto si vedeva consegnare a fine mese una paga di 120 euro, a fronte dei 653 netti pattuiti.
Anche la gestione contabile era in sintonia con la totale violazione di qualsiasi legge e regolamento. I finanzieri del Comando provinciale di Avellino, e in particolare quelli della Tenenza di Ariano Irpino, hanno accertato che la titolare del call center, una trentacinquenne che in un colpo solo ha accumulato una lunghissima serie di denunce, era riuscita finora a evadere completamente il fisco.
Le cifre venute fuori dagli accertamenti sono notevoli: almeno 114 mila euro non dichiarati.
Una evasione che, insieme con le violazioni nei confronti dei lavoratori, verrà a costare alla titolare della struttura una sanzione di 213.500 euro già emessa dalla Guardia di Finanza.
Ma altre se ne aggiungeranno certamente dopo che i documenti contabili saranno esaminati dagli ispettori dell’Agenzia delle Entrate e dei vari enti previdenziali.
Fulvio Bufi
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Ottobre 13th, 2012 Riccardo Fucile
DAL PALCO DI VIA BELLERIO ESCE SCONFITTA LA STRATEGIA CONCILIANTE DI MARONI DI MANTENERE IN VITA IL GOVERNATORE FORMIGONI E BECCARSI TRE ASSESSORI SU OTTO… VINCE LA LINEA PERDENTE DI SALVINI: ORA CON NUOVE ELEZIONI FINALMENTE LA LEGA FINIRA’ FORA DAI BALL IN LOMBARDIA
”Un unico election-day ad aprile” per le politiche e le regionali, dopo aver approvato la legge
elettorale regionale e quella di bilancio “entro Natale”. Questa la decisione uscita dal consiglio federale della Lega per la Regione Lombardia che ha chiesto le dimissioni immediate dal loro mandato di tutti i consiglieri regionali rinviati a giudizio.
Che si tradurrebbe poi nelle sole dimissioni di Massimo Ponzoni, non certo del compagno di merende leghista Boni.
Una linea che, ha spiegato il segretario nazionale lombardo Matteo Salvini a TgCom24, “sarà sottoposta a referendum il 20 e il 21 ottobre”, dove in “1500 gazebo nelle piazze lombarde” verrà chiesto ai cittadini “se condividono scelta di votare in aprile e chi vorrebbero come governatore della Lombardia” (ma come, se lo chiede ancora? Certamente il cantante con la birra in mano che ulula contro i napoletani che puzzano…n.d.r.)
Dopo un’ampia discussione, il consiglio ha inoltre dato mandato al segretario federale Roberto Maroni e a Salvini, di gestire la questione riguardante il Pirellone, sia per quanto riguarda il nuovo assetto, sia per quanto riguarda la durata dell’attuale legislatura.
Ennesimo dietrofront, quindi, da parte del Carroccio, che al momento vede prevalere la linea di Salvini e Bossi, mentre giovedì a Roma aveva per bocca di Maroni dato il via al nuovo corso di Roberto Formigoni.
E proprio stamattina il presidente della Lombardia ha detto di essere pregiudizialmente contrario ad una giunta “a tempo” creata per durare solo qualche mese e non fino alla fine della legislatura.
“Certamente, le giunte nascono per eseguire un programma e questo vale per tutta la legislatura”.
Dopo l’arresto dell’ormai ex assessore Domenico Zambetti con l’accusa di aver comperato voti dalla ‘ndrangheta, infatti, Formigoni, aveva dichiarato di volere rimanere alla guida del Pirellone fino al 2015, limitandosi a dare un “forte segno di discontinuità ” e dandosi 10 giorni di tempo per il rimpasto della giunta.
Le indiscrezioni delle ultime ore parlano di 8 assessori, di cui 5 del Pdl e 3 della Lega, con l’eliminazione di tutti gli uomini considerati vicini a Bossi.
Come in tutti i festival tarocco non è detta l’ultima parola, dipende dalla legge della domanda e dell’offerta, ora si attende la contromossa di Formigoni.
Una cosa è certa: il partitino di Boni e Belsito, ormai ridotto ben sotto il 10% in Lombardia cerca di riaccreditarsi come l’emblema del “rinnovamento”.
Ben venga il voto ad aprile, così “fora dai ball” ci andrà l’accolita di padagni.
Se poi Alfano avesse le palle (che non ha) e facesse cadere anche Cota e Zaia, sai che risate…
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Ottobre 13th, 2012 Riccardo Fucile
APPENA NOMINATO A CAPO DELL ‘AZIENDA DI STATO, RINGRAZIA IL SUO SPONSOR LEGHISTA E GLI OFFRE CASA PER LE FERIE..E’ LA NUOVA LEGA 2.0
Quando Il Fatto Quotidiano aveva raccontato che tra Giuseppe Orsi, presidente di Finmeccanica, e Roberto Maroni, leader della Lega, ci sono rapporti confidenziali, entrambi avevano reagito piccati.
Una posizione comprensibile visto il contesto: l’ex direttore centrale di Finmeccanica Lorenzo Borgogni ha raccontato ai pm Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli di avere appreso da una sua fonte che proprio Orsi, allora amministratore di Agusta Westland, avrebbe ordinato nel 2010 ai suoi consulenti di creare la provvista da 10 milioni di euro per pagare mazzette alla Lega Nord in occasione dell’affare della vendita degli elicotteri all’India.
Il procuratore capo di Busto Arsizio Eugenio Fusco, dove l’indagine è nel frattempo finita, dovrà verificare le accuse contro Orsi che è indagato per corruzione e riciclaggio.
Oggi Il Fatto pubblica in esclusiva le intercettazioni di tre telefonate che — pur non scalfendo la presunzione di innocenza che si deve a Orsi — dimostrano i reali rapporti con Maroni.
Orsi ringrazia Maroni nel giorno della nomina per tutto quello che ha fatto per lui il 3 aprile 2011, quando è diventato am-ministratore delegato di Finmeccanica, cominciando la sua scalata completata proprio il giorno della telefonata intercettata con la nomina a presidente.
È il primo dicembre del 2011 quando alle 8 di sera Maroni chiama Orsi per complimentarsi.
MARONI (M): Non so se è la fine del calvario o se comincia adesso …
ORSI (O) Io credo che cominci adesso, caro Roberto …
M: Però volevo farti i complimenti, ti ho seguito con sofferenza in questi giorni, perchè è stata una cosa … ignobile c’era da aspettarselo perchè … però mi sembra che sia andata nel modo migliore
O: Sì, sì …è un po’ pesante tutte e due assieme (presidente e amministratore Ndr)… però …. qualcuno ingombrante o non allineato, meglio così
M: Esatto … esatto …
O: Però alla fine quella domenica (il 3 aprile 2011 Ndr), la telefonata l’hai fatta tu
M:. E si infatti … per cui sono molto soddisfatto … .
O: Adesso non so … se sono soddisfatti non so se ringraziarti o volertene …inc … certamente te ne vuole … dai ci vediamo presto, qui a Roma o dove ti capita …
M: Va bene (…)
O: dai ci vediamo presto e grazie comunque del tuo supporto …
Il 21 dicembre Orsi richiama Maroni e parlano dell’appoggio ottenuto nel nuovo Governo Monti.
MARONI (M): “Come va .. Infatti. Io avevo parlato con Passera per altre cose e lui mi ha detto che era stato lui a insistere non solo per la tua riconferma ma anche per l’estensione a .. poi non so se è vero o no.
O: Sì, sì.
M: “Ma perchè poi a cose fatte tutti si accreditano la vittoria poi la sconfitta sono orfani però insomma è meglio”.
Le vacanze di Natale però sono vicinissime e Maroni si lamenta scherzando con Orsi sul lavoro eccessivo per sua moglie, dipendente Alenia.
Maroni (M): mia moglie lavora .. .la fate lavorare anche durante le vacanze di Natale”
Orsi (O): è Caporaletti (presidente Alenia Ndr), chiamalo (rido- no).
Poi Orsi offre all’ex ministro la sua casa di Corvara, sulle Dolomiti in Val Badia.
Maroni non rifiuta ma poi tutto salta per i suoi impegni.
Orsi: No perchè io ho una casa a Corvara che rimane vuota perchè non c’andiamo quindi vabbè. Senti facciamo così, sentiamoci in quei giorni lì.
Maroni: Sì, sì volentieri.
Orsi: Io, con miei figli, vado su due o tre giorni.
Maroni: Bene bene
Orsi: Poi per il resto rimane rimane vuota.
Maroni: Ti ringrazio .
Orsi: Se vuoi andare su due o tre giorni, è bellissimo .. è un albergo è un (…) quindi.
Maroni: ahahah
Orsi: Io c’ho 15 giorni, dal 23 al al.. dal 23 al 6.
Maroni: Ah fantastico.
Orsi: In genere una settimana riusciamo a farla e invece no. Se poi vuoi andare su proprio il 26, 27 e 28
Maroni: Ah … ti ringrazio davvero, va bene va bene”.
Poi Orsi richiama ma Maroni non può: “Ti ringrazio, io credo di non riuscire ad andare perchè c’ho una cosa qui devo andare a Bergamo per la Lega”.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: la casta, LegaNord, Maroni, radici e valori | Commenta »
Ottobre 12th, 2012 Riccardo Fucile
DALLA LOMBARDIA AL LAZIO GLI SCANDALI DA RECORDMAN
Una lettura consigliata è quella della relazione che il Prefetto di Reggio Calabria ha spedito
al ministero dell’Interno.
Sono 231 pagine in cui si racconta di come la mafia, attraverso la politica, si è presa la città .
Pino Plutino, assessore all’Ambiente (scrive il gip), «ha beneficiato sia delle preferenze elettorali provenienti direttamente dagli affiliati» della cosca dei Caridi sia di un sostegno costante evoluto in «alterazione della libera competizione elettorale». A Reggio Calabria – dice chi indaga, poi si vedrà – ogni boss, ogni clan, ogni quartiere aveva il suo politico di riferimento a cui consegnare chili di voti in uno strepitoso mutuo soccorso.
L’assessore lombardo Domenico Zambetti, per i medesimi motivi, si era appoggiato alla ‘ndrangheta da cui acquistò quattromila voti al prezzo di cinquanta euro l’uno, per un totale di duecentomila euro.
Gli servivano per entrare in consiglio fra trombe e tamburi, e gli riuscì, e ne ricavò un assessorato di quelli di lusso, alla Casa.
Non è che quelle preferenze gli siano costate soltanto in denaro. Ricevette minacce. Fece favori. «Lo abbiamo in pugno», dicevano i boss, i quali naturalmente puntavano alla ciccia sugosa, i lavori per l’Expo.
Scandali e scandaletti recenti sono il giro d’Italia attorno ai campioni delle preferenze, come li ha definiti Roberto De Luca, docente di Sociologia e Scienze della politica dell’Università della Calabria.
In suoi numerosi studi (pubblicati anche dal Mulino) è spiegato che le preferenze impongono una campagna elettorale permanente, un’organizzazione articolata ed efficace, la disposizione di serate e convegni e cene, e poi volantini e comparsate in tivù e sui giornali. Roba costosa.
I casi del Lazio spiegano perfettamente come crescano i costi della politica (oltre a una naturale voracità umana).
Franco Fiorito, il consigliere ciociaro del Pdl, era stato eletto con quasi 30 mila voti di preferenza, e dalle sue parti ricordano una campagna elettorale sfarzosa, muri tappezzati, camion coi manifesti, orchestrine.
Un caravanserraglio che Fiorito ha dovuto mantenere anche dopo essere stato eletto, sennò si rischia l’oblìo e uno più furbo, o più briccone, si piglia il banco.
Vale per Samuele Piccolo, il ragazzo d’oro del Pdl che nel 2008, a 27 anni, entrò nel consiglio comunale di Roma col record di preferenze: 12 mila.
Pochi mesi fa è stato arrestato con l’accusa di aver costituito una associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale.
I denari che ne ricavava servivano (sempre parola di chi indaga) per noleggiare le sale dei ristoranti, per stipendiare i ragazzi del call center a disposizione della sua struttura o per i santini.
Non è un’equazione: nel 2010 Maurizio Cevenini a Bologna raccolse più preferenze di Silvio Berlusconi e in percentuale fu il più votato d’Italia, ed era un galantuomo. Però anche Vincenzo Maruccio, il consigliere laziale dell’Idv accusato di essersi messo in tasca quasi 800 mila euro, si insediò alla Pisana (da esordiente, perchè aveva fatto un giro da assessore nella giunta Marrazzo, e arrivava dal nulla, se non dalla devozione a Tonino Di Pietro) con ottomila preferenze, primo degli eletti nel suo partito.
Che la questione sia complicata lo ha detto anche un’autorità come Alfredo Vito, che nella Prima repubblica era chiamato “mister centomila preferenze”, sebbene a Napoli arrivasse anche a 150 mila.
Le preferenze furono abolite proprio per le distorsioni che provocavano, «ma adesso è peggio», ha detto Vito a febbraio al Mattino.
«Oggi la malavita ha rapporti organici coi partiti, e il rischio è che il voto sia filtrato dai clan».
Mattia Feltri
(da “La Stampa”)
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Ottobre 12th, 2012 Riccardo Fucile
TUTTI CONTRO TUTTI, DESTRA E SINISTRA, IMPRENDITORI E SOTTOSEGRETARI: COSA NON SI FA PER APPARIRE
“Litigo, quindi sono. O quantomeno appaio”.
à‰ l’ultima frontiera della politica italiana. Si litiga, si polemizza, ci si scontra. Possibilmente su temi effimeri. Meglio ancora se appartenenti alla stessa fazione politica.
I casi sono continui. Matteo Renzi, due giorni fa, è riuscito a beccarsi gli strali di D’Alema (gli ennesimi) e di Marchionne (con cui fino al giorno prima flirtava). All’elevata discussione si è poi aggiunto Bersani, personaggio perennemente in cerca d’autore.
L’affaire Renzi, peraltro, dimostra come spesso l’attacco altrui costituisca la campagna elettorale più efficace: quando rimani antipatico, in un colpo solo, a D’Alema e Marchionne, qualche pregio (anche involontario) devi averlo per forza.
Il litigio è trasversale.
Alligna come sempre a sinistra, o presunta tale.
La faida, assai avvincente, può scoppiare tra un Fassina che intende rottamare Monti e un Letta (Enrico) che per questo trasecola.
Lo stesso Letta che, tra un tweet e l’altro, rimprovera Vendola — in via teorica suo alleato — perchè troppo felice della vittoria di Chavez.
La litigata riguarda però anche i tecnici, pronti a scannarsi più o meno sobriamente su temi appassionanti.
Magari l’Irpef (Monti versus Polillo). La lotta nel medesimo pollaio è quantomai di moda anche in quel che resta del centrodestra. Alfano, leader senza quid, lascia intendere che Berlusconi farà un passo indietro; Daniela Santanchè lo smentisce, sostenendo più o meno che Angelino conti quanto il due di picche (se briscola è quadri ); Cicchitto lamenta l’agonia del Pdl (se n’è accorto pure lui); e Stracquadanio parla — perchè se ne intende — di partito-zombie.
Scontro autentico tra titani.
La Nuova Era del Litigio contagia pure la Lega, tra cerchi magici e pre-ultimatum: chi con Maroni, chi con Bossi, chi con nessuno. Non troppo dissimile la risacca dell’Italia dei Valori: chi con Di Pietro, chi con Donadi, chi con De Magistris (e chi con Maruccio, ennesimo Scilipoti interno).
Perfino il Movimento 5 Stelle non è esente dalla deriva rissosa, scisso (non tanto ma un po’ sì) tra fedelissimi di Grillo-Casaleggio e presunti ribelli in Favia style.
Se il litigio muta modalità e dialettiche in base al luogo dello scontro (apparentemente garbato nel centrosinistra, puntualmente cafone tra i berluscones), sono riscontrabili alcuni punti fermi. In primo luogo, mai come adesso il litigio coincide con il dissenso interno.
Ci si sportella (si direbbe con discreto gaudio) con chi teoricamente è tuo alleato, molto più che con chi dovresti combattere. In secondo luogo, il litigio sostituisce il vuoto idelogico.
Si litiga per sollevare polveroni.
Sperando che i toni beceri mascherino la penuria culturale del politico medio.
C’è però un terzo aspetto: il litigio è la scorciatoia più comoda per ricordare agli altri, e a se stessi, di esistere.
Lo scontro garantisce quasi sempre attenzione. Titoli di giornale. E ospitate in tivù. Più si abbassano stile e livello (e in questo i politici italiani non hanno rivali), più si evita l’oblio: l’unica cosa che terrorizza i nuovi statisti.
Il litigio, oltretutto, è altamente democratico: non fa distinzioni di fama.
Aiuta grandi e piccini. Soprattutto i piccini.
Più il pesce sarà marginale, più le acque mosse ne agevoleranno la scia.
Emblematici i recenti exploit della pidiellina Michaela Biancofiore.
Berlusconiana estatica, negli ultimi giorni recita (a memoria e maluccio) la parte della fedelissima.
Dalla Gruber su La7, in Rai: persino nel pianerottolo di casa, si presume.
Caricaturale senza accorgersene, è una sorta di nuova Bondi, appena più graziosa ma molto meno credibile.
Non appena si imbatte in una finiana (Perina) o comunque in un infedele, si erge a pasionaria. Butta là qualche perla. Descrive scenari tragicomici.
Poi, il giorno dopo, legge i giornali. Sognando che qualcuno abbia parlato di lei.
Bene o male non importa: l’importante è apparire. Rigorosamente vaghi. Possibilmente rissosi.
Litigo ergo sum.
Andrea Scanzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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