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DA LA RUSSA ALLA SANTANCHE’: TUTTI CHIEDEVANO FAVORI A PONZELLINI

Ottobre 12th, 2012 Riccardo Fucile

NUMEROSI I PERSONAGGI FINITI NELLE TELEFONATE CON IL NUMERO UNO DELLA BANCA POPOLARE DI MILANO, INTERCETTATE DALLA PROCURA

Ministri, banchieri, magistrati e generali della Guardia di Finanza.
Sono numerosi i personaggi eccellenti finiti nelle intercettazioni effettuate dalla procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari l’ex numero uno della Banca Popolare di Milano, Massimo Ponzellini.
Quei colloqui sono raccontati in un articolo pubblicato dal settimanale “l’Espresso” nel numero in edicola venerdì .
Si legge dell’ex procuratore nazionale antimafia, Giovanni Tinebra, che chiama Ponzellini per cercare il sostegno della Lega Nord nella speranza di diventare procuratore a Catania.
O di Ignazio La Russa che fa pressioni sul banchiere per aiutare una società  partecipata dalla moglie, la Quintogest, che a detta dell’allora ministro si trova in serie difficoltà .
I vertici della Popolare milanese si danno da fare per rispondere alle richieste di credito che vengono dal mondo della politica, da Daniela Santanchè a Paolo Romani. Di fronte a un funzionario della banca che frena su un finanziamento considerato troppo rischioso, Paolo Berlusconi chiama il factotum di Ponzellini, Antonio Cannalire, per dirgli di “fare presto perchè ho dei rientri, anche di due milioni”, spiega.
E se i dipendenti della banca cercano di resistere, il banchiere manda degli avvertimenti.
Come quello tramesso dalla sua segretaria: “Ha detto che lo manda a Foggia a fare fotocopie per cinque anni, dopo averlo degradato, se non gli sistema la roba della Brambilla”.
Le intercettazioni pubblicate da “l’Espresso” svelano poi numerosi passaggi delle complessa vicenda che un anno fa ha portato il finanziere Andrea Bonomi alla guida della Bpm.
Quando si diffondono le voci di una possibile scalata da parte della banca francese Bnp, il numero uno di Mediobanca, Alberto Nagel, chiama Ponzellini — in teoria un suo cliente — prendendolo di petto: “Ma cos’è sta cazzata di Bnp”?, gli chiede allarmato.
Ma il banchiere ora in carcere ha contatti, negati ufficialmente, anche con il rivale sconfitto di Bonomi, Matteo Arpe, che gli suggerisce delle modifiche al nuovo statuto della banca.
Non manca, tra gli altri, anche l’intervento della Banca d’Italia, nella persona di Anna Maria Tarantola, oggi trasferita alla presidenza della Rai.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“LEGGE DI STABILITA’, UNA LEZIONE AI PARTITI”: LA STAMPA ESTERA PROMUOVE MONTI

Ottobre 12th, 2012 Riccardo Fucile

DAL FINANCIAL TIMES AL WALL STREET JOURNAL E’ UN CORO UNANIME DI CONSENSI

Il Financial Times promuove le misure fiscali della legge di stabilità  italiana. Sottolineando che il pacchetto, nel quale ci sono il taglio delle prime due aliquote Irpef e le misure a favore del salario di produttività , «non devono essere viste come un rilassamento rispetto al rigore», rileva come il taglio delle tasse deciso dal premier italiano Mario Monti sia «una lezione per i partiti politici italiani».
LE SCELTE
«Come Monti ha dimostrato – sottolinea Ft nel commento – è possibile sostenere misure che siano allo stesso tempo politicamente popolari ed economicamente sostenibili senza rinnegare il consolidamento del bilancio».
Giudizio abbastanza positivo arriva anche dal Wall Street Journal che, in un commento dedicato in gran parte alla situazione dell’economia della Spagna, conclude dicendo: «Non tutte le notizie che arrivano questa settimana dall’Europa sono terribili» e cita la decisione di Monti di tagliare l’Irpef per le prime due aliquote e di aumentare di un punto l’Iva.
«Un passo avanti e un passo indietro – commenta Wsj – che è meglio di quanto accade normalmente oggi in Europa».

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SCARCERATO BRUNO CONTRADA, L’EX 007 CONDANNATO A 10 ANNI: “UN GIORNO LA VERITA’ SARA’ RISTABILITA”

Ottobre 12th, 2012 Riccardo Fucile

“IO TRADITO DA UOMINI DELLO STATO”

È tornato libero nel primo pomeriggio, dopo che due agenti della polizia penitenziaria gli hanno notificato l’ordinanza di “fine pena” del Tribunale di sorveglianza di Palermo.
Bruno Contrada ha finito di scontare la condanna a dieci anni per concorso in associazione mafiosa: in anticipo, rispetto al previsto, per via della “liberazione anticipata” e della buona condotta tenuta durante l’esecuzione della pena, poco meno di quattro anni trascorsi in due diversi penitenziari militari, a Palermo e a Santa Maria Capua Vetere, e altri quattro anni fra detenzione domiciliare e sospensione della pena per motivi di salute.
A 81 anni, l’ex numero tre del Sisde fa i conti con numerosi acciacchi e problemi fisici, ma non ha perso la sua determinazione nel negare la propria colpevolezza: «Un giorno la verità  sarà  ristabilita — ha detto subito dopo la notifica del provvedimento di remissione in libertà  — e qualcuno si dovrà  ravvedere del male fatto a me e alle Istituzioni».
Con Contrada, nella modesta abitazione popolare di via Maiorana, zona Leonardo da Vinci, a Palermo, ci sono la moglie e i figli e l’avvocato Giuseppe Lipera.
L’ex 007 non si fa attendere e accetta di parlare con i cronisti.
Si appoggia al bastone, è affaticato, la voce è debole, ma la grinta è quella di sempre. «Non odio nessuno, nè provo rancore», dice a chi gli chiede se, dopo 8 anni di detenzione e l’infamia di una condanna per mafia, ha risentimenti verso qualcuno. Ma, e lo ripete più volte, «non mi rassegno, nè mi pento».
Di un’esistenza passata a «servire le istituzioni» rifarebbe tutto.
«Ho passato la maggior parte della mia vita al servizio dello Stato e non cambierei nulla – dice – Con me nella tomba non porterò segreti».
Mai un passo indietro nel ribadire la sua innocenza.
Nonostante le condanne in tutti i gradi di giudizio. E la certezza che un giorno chi gli sopravviverà , e nel dirlo la voce gli si spezza, vedrà  ristabilità  la verità .
«Quando – sussurra – il 10 maggio del 2007 sono entrato nel carcere di Santa Maria Capua Vetere per scontare la pena ingiusta che mi era stata inflitta dissi che ero sicuro, come lo sono ora, che un giorno che vedranno i miei figli o i miei nipoti la verità  sarà  ristabilita e allora qualcuno dovrà  pentirsi per quello che ha fatto a me ed alle istituzioni che ho servito fedelmente da quando avevo 20 anni e indossai la divisa da bersagliere».
Lui, per quanto potrà , continuerà  a lottare perchè quella verità  possa essere affermata. «Finchè avrò respiro», dice.
A chi gli chiede cosa pensa degli altri uomini delle istituzioni coinvolti in indagini di mafia – il riferimento è all’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia – Contrada risponde senza tirarsi indietro: «per il generale Mori in particolare provo stima e ammirazione. Ma dell’indagine preferisco non parlare, non ne so nulla».
Venti minuti sotto il fuoco di fila delle domande dei cronisti, poi un commiato.
«Sono a vostra disposizione per qualunque incontro nei prossimi giorni», dice, stanco. «Ora, però – prosegue appoggiandosi al bastone – è il momento che torni a casa».

(da “la Stampa”)

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LEGGE ELETTORALE, SCONTRO SULLE PREFERENZE

Ottobre 12th, 2012 Riccardo Fucile

SI’ AL TESTO VOLUTO DA PDL, LEGA E UDC, MA E’ SOLO UNA BASE DI PARTENZA

Hanno finalmente adottato un testo base sulla legge elettorale: 16 voti contro 10 è passata la proposta del Pdl.
Quella che prevede il ritorno delle preferenze per eleggere due terzi dei parlamentari. Hanno votato a favore, oltre al Pdl, l’Udc, la Lega, Coesione nazionale, il Mpa e il rappresentate di Fli.
Contro solo l’Idv e il Pd che insiste sui collegi e su questo annuncia battaglia. Mercoledì prossimo scadrà  il termine per presentare gli emendamenti.
Giovedì si inizierà  a votare.
E Renato Schifani è convinto di portare il testo all’esame dell’aula a fine mese.
Il progetto presentato dal senatore Lucio Malan prevede un premio di maggioranza del 12,5 per cento.
Tradotto in seggi vuol dire 76 deputati e 37 senatori alla coalizione, o alla lista, che vince le elezioni.
Oltre ai due terzi eletti con la proporzionale in 31 circoscrizioni, è previsto anche un terzo di parlamentari scelto all’interno di listini bloccati.
C’è anche la soglia di sbarramento al 5 per cento nazionale che scende al 4 per cento per i partiti coalizzati.
Inoltre parteciperanno alla ripartizione dei seggi anche i partiti che supereranno la soglia del 7 per cento nelle circoscrizioni che rappresentano un quinto della popolazione.
Infine si prevede anche che il voto di preferenza sia unico, ma raddoppia se si sceglie di votare un uomo e una donna.
E ci sono provvedimenti di “contorno” sui tetti delle spese elettorali.
Giudizi politici molto positivi dal centrodestra, dove si è ricomposta lo schieramento che aveva vinto le elezioni politiche del 2001.
E anche dal Pd arrivano commenti favorevoli sul metodo seguito.
Il relatore Enzo Bianco fa notare come buona parte dei due testi presentati siano sovrapponibili e questo è il frutto del buon lavoro fatto in queste settimane.
Il relatore democratico sottolinea come nel testo Malan siano passate idee come il controllo dei costi, la preferenza unica, al massimo quella doppia di genere, e la norma anti-Scilipoti: chi viene eletto con una lista non può arrivare in Parlamento, dissociarsi e fare un suo gruppetto.
Va al gruppo Misto.
Ma Bianco dice no in maniera netta alle preferenze.
Anche Anna Finocchiaro sottolinea come «il testo Malan è simile al nostro».
Ma «prevede come strumento per scegliere gli eletti le preferenze. Io penso che la cronaca di queste settimane e di queste ore ci consegna una nuova questione morale», dice il capogruppo del Pd.
Dunque sarebbe meglio lasciar perdere e passare ai collegi.
Condivide il presidente della commissione Carlo Vizzini, ha votato no, che parla delle preferenze come di un pericoloso «bacillo»
Nel Pd si schierano contro anche il senatore Stefano Ceccanti e il gruppo montiano del Pd.
Un no alle preferenze arriva però anche da una quarantina di deputati del Pdl che si sono appellati a Berlusconi.
E sul dissenso interno punta anche Luigi Zanda.
«La partita al Senato non è chiusa. — dice il vicecapogruppo del Pd — Nel corso dell’esame questo testo uscirà  modificato. Anche sulle preferenze».

(da “La Repubblica“)

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SONDAGGIO ELEZIONI SICILIA: DIECI LISTE OLTRE LO SBARRAMENTO DEL 5%, FUORI IDV E FLI-MPS

Ottobre 12th, 2012 Riccardo Fucile

IL SONDAGGIO DI TERMOMETRO POLITICO: PDL 15%, PD 14,3%, CINQUESTELLE 9,9%, MUSUMECI PRESIDENTE 9,1%, GRANDE SUD 8,4%, CANTIERE POPOLARE 7,8%, UDC 7,6%, MPA 6,9%, CROCETTA PRESIDENTE 5,2%, FED. SIN., SEL, VERDI 5,1%, FLI-MPS 3,7%, IDV 2,9%

Dieci liste oltre lo sbarramento, dieci al di sotto.
E qualche sorpresa non da poco.
Il sondaggio sulle liste di Termometro politico per LiveSicilia.it, condotto dall’1 al 9 ottobre con metodo CAWI su un campione di 8.000 casi, fotografa un Parlamento regionale diviso in dieci gruppi, con il Pdl e il Pd in testa.
Ma attenzione: “Su questi dati — afferma Gianluca Borrelli, direttore editoriale di Termometro politico — peserà  molto la capacità  che i singoli candidati avranno di catturare la preferenza. Il sondaggio registra il consenso per la lista, ma sul territorio potranno esserci importanti variazioni”.
Tanto più che, come si è detto per il sondaggio sui presidenti, questa rilevazione, l’ultima possibile prima del silenzio imposto dalla legge, tiene conto di un solo giorno di effetto-Grillo: il leader del Movimento 5 Stelle, sbarcato in Sicilia appena ieri, potrebbe condizionare in una direzione o nell’altra il consenso del suo partito.
Un consenso che al momento è molto forte.
Il Movimento 5 Stelle è forse la sorpresa di questa competizione elettorale: il sondaggio, che ha un margine d’errore del 3%, lo registra al 9,9%, appena cinque punti percentuali alle spalle del Pdl e del Pd, i due partiti che guidano la graduatoria (rispettivamente con il 15 e il 14,3%).
Importante anche il risultato della lista collegata a Nello Musumeci, che si fermerebbe al 9,1%, e di Grande Sud, all’8,4%.
Al centro, invece, la sfida Udc-Pid andrebbe agli uomini di Saverio Romano.
Il Cantiere popolare, la formazione che fa capo all’ex ministro dell’Agricoltura, si attesta al 7,8%, con un vantaggio dello 0,2% sui centristi di Giampiero D’Alia. Decisamente in calo i consensi del Movimento per l’Autonomia/Partito dei siciliani, fermo al 6,9%.
Chiudono l’elenco delle liste oltre lo sbarramento del 5% la formazione che porta il nome di Rosario Crocetta, che si attesta al 5,2%, e il cartello Federazione della Sinistra-Sel-Verdi, al 5,1%.
Le delusioni, invece, riguardano finiani e dipietristi.
La lista “Nuovo polo per la Sicilia — Fli”, infatti, è data al 3,7%, ben lontano dalla soglia di sbarramento.
Peggio farebbe l’Italia dei Valori, che in base alla rilevazione si fermerebbe al 2,9%, un risultato decisamente più modesto di quello ottenuto a Palermo alle Amministrative.
Alle loro spalle si piazzano la lista di Cateno De Luca, al 2,1%, e quella di Gaspare Sturzo, ferma all’1%.
Sotto quella soglia gli altri partiti: i Forconi (0,5%), l’Alleanza di Centro (0,2%), il Partito comunista dei lavoratori (0,1%), il Partito Pensiero Azione (0,1%), i Volontari per l’Italia (0,1%) e Piazza pulita, per la quale il risultato è inferiore allo 0,1%.

(da “Sicilia Live“)

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SONDAGGIO ELEZIONI SICILIA: MUSUMECI 32,9%, CROCETTA 27,7%, MICCICHE’ 18,5%, CANCELLERI 9,3%, MARANO 7,9%

Ottobre 12th, 2012 Riccardo Fucile

L’ULTIMO SONDAGGIO DI TERMOMETRO POLITICO A DUE SETTIMANE DAL VOTO: IN AUMENTO I CONSENSI PER MUSUMECI, CROCETTA E IL CANDIDATO CINQUESTELLE, IN CALO MICCHICHE’ E IL CANDIDATO DI SEL

Nello Musumeci è ancora in testa, ma Crocetta lo avvicina.
Eccolo, il risultato dell’ultimo sondaggio commissionato a Termometro politico da LiveSicilia.it: nella corsa alla presidenza della Regione, secondo un campione di 8.000 casi raccolto con la metodologia CAW: il candidato del centrodestra otterrebbe il 32,9% e la spunterebbe per 5,2 punti percentuali su quello di Pd, Udc, Socialisti e Api (fermo al 27,7%).
Il distacco, quindi, si è ridotto dell’1,3 per cento rispetto alla rilevazione precedente, quando Crocetta era dato in svantaggio del 6,5%.
Ma questo sondaggio, condotto fra l’1 e il 9 ottobre, ha per ciascun candidato un margine di errore del 3%, e quindi l’ultima parola non è ancora detta.
Anche perchè nei 15 giorni di silenzio sui sondaggi che scattano dalla mezzanotte di sabato può accadere di tutto: “La potenza di fuoco dei candidati — spiega Gianluca Borrelli di Termometro politico — si scatenerà  soprattutto nei prossimi giorni, e quindi il risultato potrebbe subire variazioni”.
Un esempio può arrivare sicuramente dall’effetto-Grillo: il comico e leader politico genovese è appena sbarcato in Sicilia, e quindi la rilevazione non ha potuto saggiarne pienamente l’impatto sulle opinioni degli elettori.
Anche perchè il candidato del Movimento 5 Stelle, Giancarlo Cancelleri, corre.
Rispetto al sondaggio precedente l’esponente grillino scala una posizione, portandosi al quarto posto con il 9,3%, ma soprattutto guadagna l’1,1%.
Davanti a lui, invece, si piazza Gianfranco Miccichè: il leader di Grande Sud si attesta al 18,5%, con una flessione dello 0,3% rispetto allo scorso sondaggio.
Chi paga di più, però, è Giovanna Marano.
Per lei non c’è una rilevazione precedente, visto che fino al sondaggio di due settimane fa il candidato della sinistra era Claudio Fava, ma la sua coalizione paga lo scotto proprio di questo cambio in corsa: la sindacalista si ferma al 7,9% contro l’11,6% di consensi affidati a Fava, con una flessione che premia in parte Rosario Crocetta.
Alla sostituzione del candidato, d’altro canto, si somma probabilmente anche un effetto “voto utile”: se Crocetta guadagna il 2,4%, infatti, anche Musumeci vede crescere il proprio bottino, anche se nel suo caso l’incremento più lieve (l’1,1%).
Inseguono tutti gli altri, guidati da Cateno De Luca: “Scateno” è al 2,1%, con una buona crescita rispetto a due settimane fa (+0,4%), e precede Gaspare Sturzo, che invece si ferma all’1% e registra una lieve flessione (-0,1%).
Molto più modesti i risultati di Mariano Ferro (0,4%, stabile), Giacomo Di Leo (0,1%, stabile) e Lucia Pinsone (0,1%, in calo dello 0,1%).
Le ultime due settimane, però, saranno decisive.
E le calcolatrici dei sondaggisti dovranno stare ferme.

(da “Sicilia Live“)

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ECCO LE RAGIONI DELLO SCIOPERO DI DOCENTI E STUDENTI

Ottobre 12th, 2012 Riccardo Fucile

DALLE ORE DI LAVORO AGLI STIPENDI

In piazza oggi ci sono professori vicini alla Flc-Cgil, di ruolo e precari, ma anche studenti e universitari uniti da molti motivi di malcontento, che riassumiamo.
– Aumentano le ore di lavoro.
Il Consiglio dei Ministri ha deciso di aumentare le ore di insegnamento, da 18 a 24 ore settimanali.
Le 6 ore in più di lavoro saranno utilizzate per approfondimenti ma anche per sostituire gli assenti togliendo quindi lavoro ai precari.
Secondo la Flc-Cgil perderanno il posto 30 mila supplenti, secondo il Miur 10 mila.
Il Consiglio dei Ministri ha previsto però anche un aumento delle ferie di 15 giorni, che passano quindi da 30 a 45 giorni l’anno.
I risparmi ottenuti dovrebbero essere notevoli, il governo promette di utilizzarli tutti per attivare l’organico di rete, l’edilizia scolastica, le spese di funzionamento degli istituti.
– Tagli alla scuola.
La Flc Cgil denuncia che con la spending review verranno sforbiciati altri 200 milioni di euro, cui occorre aggiungere altri 184 milioni previsti dalla legge di stabilità .
– Le retribuzioni dei professori.
Il contratto del personale scolastico è bloccato dal 2009, gli scatti stipendiali automatici altrettanto.
Una parte dei fondi accantonati (300 milioni) sono stati utilizzati per garantire quest’anno i professori di sostegno e ora il governo non intende spendere altro.
Ieri al ministero è sfumato un tentativo di accordo proprio sugli scatti.
Nuovi scioperi degli insegnanti ci saranno nelle prossime settimane.
– Edilizia scolastica e investimenti .
E’ una delle voci più dolenti, le carenze e la sono state ammesse anche dal Miur in un’analisi molto critica dello stato degli edifici.
– Concorso.
Inutile e costoso, secondo la Flc-Cgil.
– Pensioni.
La Flc-Cgil è contraria ad un allungamento dell’età  pensionistica dei professori perchè blocca il rinnovamento di personale nella scuola e non tiene conto delle sue specificità  come le difficoltà  del corpo docente di insegnare per trenta o trentacinque anni di seguito come risulta anche dai dati sulle malattie della categoria pubblicati in un recente studio. Le immissioni in ruolo non coprono tutti i posti vacanti, quindi il precariato non diminuisce”.
– Diritto allo studio.
Gli studenti denunciano di essere costretti a spendere ogni anno tra i 900 e i 1.600 euro e di non avere praticamente accesso a Borse di studio, comodato d’uso dei libri di testo, gratuità  dei trasporti pubblici.
– Innovazione della didattica.
Gli studenti chiedono nuove forme di insegnamento invece del solito, vecchio modello frontale di lezione che non crea alcuna interazione fra studente ed insegnante, con materiali didattici preistorici, con programmi datati.
– Democrazia scolastica.
Il disegno di legge ex-Aprea ha cambiato le regole della rappresentanza scolastica e secondo gli studenti ha limitato i diritti degli studenti.
– Tasse universitarie.
Gli studenti denunciano un aumento negli ultimi anni del 60 per cento.
– Il numero chiuso.
Secondo gli studenti l’aumento dei corsi a numero chiuso è lesivo del diritto allo studio.
– Disoccupazione giovanile.
I giovani denunciano una disoccupazione giunta ormai a livelli insostenibili.

Flavia Amabile
(da “La Stampa“)

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“RECITO NOVENE E SPERO CHE NON TOCCHI A ME”: A MONTECITORIO VA IN SCENA LA PAURA DI MANI PULITE

Ottobre 12th, 2012 Riccardo Fucile

LO SFOGO DI TABACCI: “NON PARAGONIAMO QUESTO LADRI A CITARISTI: LUI AFFRONTO’ I GIUDICI E SI PAGO’ GLI AVVOCATI”

 «Chi hanno arrestato oggi?».
Se lo chiedono tra i banchi della Camera i deputati di tutti i partiti. Ogni mattina. Come ai tempi di Tangentopoli.
Alessandra Mussolini racconta: «In aula vedo colleghi che parlano da soli, altri che recitano le novene: “Fa che non tocchi a me”. C’è un clima brutto, un clima di paura». Pierluigi Castagnetti, che ne ha viste tante, spiega che si respira la stessa aria di vent’anni fa: «Sento la crisi di un sistema che va in pezzi, si avverte la sensazione di un degrado impossibile da sconfiggere. Dicono: ma sono le regioni a essere nel mirino. Come se le regioni non fossero un pezzo delle istituzioni».
Tutto può essere travolto.
E Beppe Grillo sta diventando il simbolo di chi fa piazza pulita.
Nel 1992 era il ruolo della Lega. «Ci vediamo in Parlamento, sarà  un piacere», ripete il comico.
Suona come l’epitaffio della Seconda Repubblica. Ma anche come la valanga che segue l’azione dei magistrati.
«Ma adesso è molto peggio», sentenzia Bruno Tabacci che nel ’92 venne indagato e assolto. La sua è l’analisi di chi è passato indenne per quella tempesta.
Si è immunizzato, ma ha visto lo Stato scivolare verso l’abisso anzichè riprendersi. L’assessore milanese e deputato dell’Api parla di un disastro morale. «Io non la vedo questa paura. Perchè sono puliti? Assolutamente no. È che c’è un clima di totale impunità . Sono delinquenti matricolati, non politici. Chiedergli se temono la giustizia è come chiedere a Vallanzasca se, quando ammazzava, si preoccupava che poi gli dessero la caccia».
Tabacci quasi trema, posa la borsa e riprende la borsa.
Dal Parlamento degli inquisiti a quello degli impuniti: a lui l’involuzione sembra naturale dopo l’era del berlusconismo.
Si sfoga, rosso in viso: «Vogliamo paragonare Citaristi a questi ladri? Il tesoriere della Dc affrontò 60 processi e quando la Democrazia cristiana sparì, cominciò a pagarsi gli avvocati di tasca sua. Questi rubano per la casa, la barca, le vacanze. È molto peggio di allora. Batman Fiorito, prima di finire dentro, è stato una settimana in televisione a prenderci per il culo. Sergio Moroni imbracciò un fucile e si sparò in faccia. Questa è la differenza».
Alla bufera giudiziaria che travolge la politica, alla nuova Tangentopoli che avanza ogni giorno, si uniscono gli scherzi della storia.
Per esempio, nel cortile di Montecitorio, con un sigaro spento e solo l’assistente al suo fianco, Umberto Bossi recita la parte dell’innocentista, richiamando il complotto della magistratura e dei tecnici.
Vent’anni sono passati anche per lui e per la Lega travolta dagli scandali di Belsito e delle paghette al Trota.
Il 16 marzo 1993 Bossi era seduto accanto a Luca Leoni Orsenigo quando sventolarono il cappio in aula.
«Non è una rivoluzione. Quella di Mani pulite lo fu – dice il Senatur –. Il vero crimine è stata la nomina di Monti a Palazzo Chigi. I crimini di questi giorni servono a coprire il delitto principale».
E gli arresti in Lombardia? E il commissariamento di Reggio Calabria. I furti del Lazio?
«È una congiura del sistema, i tecnici vogliono travolgere i partiti, prenderne il posto. Non è Tangentopoli. Allora ci fu una rivolta vera, dal basso».
È la fotografia della metamorfosi leghista, stampella di Formigoni in Lombardia.
Due decenni hanno cambiato le persone, le storie, i proclami. Ma non è cambiato il risultato: una politica non credibile, onnivora: di poltrone, di potere, di soldi.
Antonio Di Pietro stava dall’altra parte della barricata. Oggi invece dice di aver pianto quando ha saputo dell’indagine sul consigliere regionale Vincenzo Maruccio, suo pupillo nell’Idv.
L’ex pm si difende, ma teme di ritrovarsi nei panni dei politici che metteva sotto accusa ai tempi di Mani pulite.
«Erano chiusi in un fortino, me li ricordo bene. Si giustificavano con argomenti assurdi. Per questo adesso devo cercare le parole. Per non fare lo stesso errore». Mussolini fu eletta alla Camera proprio nel 1992. Bandiera del Movimento sociale in virtù del suo cognome, trionfatrice nel collegio di Napoli.
«Non si salva nessuno, ormai – spiega –. Nel ’92 c’era la Lega, c’era l’ex Msi a difendere la legalità . La Dc e il Psi rubavano, vero, ma per il partito. Oggi rubano per le ostriche».
Finirà  male, dunque. «Il fango travolge tutti, non c’è dubbio», avverte il Pdl Guido Crosetto, esponente della Seconda Repubblica.
«Ma nell’infamia direi che vent’anni dopo l’infamità  è maggiore. Si ruba per la settimana alle Maldive. Non c’è metodo, c’è un fenomeno sociale invece. E la democrazia rischia».
La politica non ce la fa a rialzarsi, dice Alfonso Papa, 109 giorni in carcere, sotto processo per la P4. «I dirigenti politici si sentono sempre irresponsabili. Prenda la Polverini: doveva garantire il controllo della Regione, poi fa i manifesti con scritto “li mando a casa io”».
Rischiano anche le persone in carne e ossa.
Il senatore del Pd Stefano Ceccanti si attende nuovi indagati, nuovi arresti.
«I soldi dell’assessore lombardo o quelli di Maruccio servivano per la politica, per farsi eleggere. Allora mi chiedo: quanto altro denaro è passato dai conti dei gruppi nelle regioni a quelli privati?».
Non finisce qui. Non finisce più.
Come Tangentopoli che è arrivata viva e vegeta fino a oggi.

Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica“)

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DAI VOTI FACILI AI BUSINESS MILIONARI: “COSI’ LA LOMBARDIA SI E’ VENDUTA AI CLAN”

Ottobre 12th, 2012 Riccardo Fucile

IL PATTO MAFIA-POLITICA-AFFARI

Scene di crimine e anticrimine in Lombardia: «La Sicilia l’hanno sconfitta, l’hanno demolita, è finita la Sicilia. La Campania la stessa cosa, la stanno distruggendo lo stesso. Ma la Calabria, dice, è venuta qua sopra! E gira e volta gli investimenti li fai qui. Ormai c’è la Calabria, qua sopra, e devono distruggere la Calabria».
Questa sgrammaticata ma puntuale analisi, registrata dalle microspie, viene fatta da due uomini di ‘ndrangheta.
Uno è Eugenio Costantino, e cioè «l’elegantone», il faccendiere legato ai clan, quello che con le sue leggerezze ha distrutto l’assessore regionale Mimmo Zambetti e azzerato la giunta di Roberto Formigoni.
L’altro si chiama Vincenzo Evolo, taglia extralarge, mani come pale, ritenuto il soldato del recupero crediti, il «cattivo».
È il marzo del 2011, Ilda Boccassini è diventata il procuratore aggiunto antimafia, insieme con Giuseppe Pignatone Lombardia, Roma e Calabria, ha arrestato centinaia di persone, tra cui medici, magi-strati, politici, è la zona grigia che per la prima volta comincia a venire stanata.
UN ASSESSORE AL NIGHT
Da dove spunta un assessore che a sessant’anni paga 200 mila euro per i voti della ‘ndrangheta? E dove ha preso quei contanti?
I carabinieri del comando provinciale di Milano e il pubblico ministero Paolo D’Amico si sono mossi nel totale segreto per non dare scampo agli indagati.
Sono stati sequestrati solo ieri i computer di Enrica Papetti, la segretaria fidatissima di Zambetti per sedici anni. Il faccendiere della ‘ndrangheta la descrive così: «Fa tutto
lei, tutti gli imbrogli (…) quella è proprio complice in tutto ».
Un dettaglio inedito arriva persino dalla Milano da bere.
Erano gli anni ’80, Pepè Onorato e Mimmo Teti erano i boss «dei calabresi» (allora si diceva semplicemente così), e un brigadiere fa un controllo in un night. Identifica i clienti: spuntano Teti e il futuro assessore Zambetti.
L’avvocato dice che Zambetti è stato in fondo un po’ superficiale, ma anche nel maggio 2009 rispunta il nome dell’assessore.
Lo fanno due calabresi finiti travolti da altre indagini: «Vedi se organizzi una quindicina di giovanotti che andiamo a Cinisello e ci prendiamo un aperitivo che c’è Zambetti (…) roba di elezioni, ma non devono votare niente, andiamo solo lì per presenza, passo con il pullman e li prendo».
MILANO-REGGIO CALABRIA

La campagna elettorale della ‘ndrangheta ha però sempre e solo uno scopo primario: «Zambetti ce l’abbiamo in pugno, gli facciamo un culo così».
Zambetti si mette a disposizione con favori che fa e appalti che promette. E così diventa più che legittimo domandarsi: da quanto tempo «lavorano» come portavoti questi clan che si muovono alla grande tra Nord e Sud?
Eugenio Costantino parla con suo padre del boss Pino D’Agostino, e gli dice, papale papale: «Con Scopelliti in Calabria, hai visto come ha fatto? Sono andati là , li hanno pagati, ed hanno comprato i voti. Se non paghi i voti non vinci!.. Pure Pino è stato due mesi l’anno scorso con la pol…», cioè con la politica, per Giuseppe Scopelliti, pdl. È lo stesso Scopelliti che ieri parlava a favore del sindaco di Reggio Calabria, comune «chiuso» per ‘ndrangheta.
L’INFILTRAZIONE INFINITA
Più le si leggono, più le si ascoltano, queste clamorose, anzi spaventose intercettazioni diciamo di ultima generazione, più emerge al Nord un salto di mentalità . Tanto da parte della ‘ndrangheta, più moderna, anche se ancoratissima alle tradizioni. Tanto – attenzione – da parte degli imprenditori.
Ne devono ascoltare presto sessanta, e di questi, la metà  non ha radici al sud. Eppure, hanno pagato e pagano i boss per varie ragioni e non li hanno mai denunciato. Mai. Solo per paura?
C’è infatti da riconsiderare grazie al lavoro svolto in strada il concetto sin qui noto di infiltraperzione.
Esempio perfetto è la vicenda dell’ultimo arrestato, il ristoratore cremonese Valentino Gisana. Gisana subisce un tentativo di estorsione, va dalla polizia e fa una denuncia generica, ma consegna a uomini della ‘ndrangheta il telefonino dei ricattatori.
E così tra il gigantesco Vincenzo Evolo e gli altri gangster ci si annusa, ci si capisce e Gisana non deve più pagare l’esoso pizzo.
Ma «qualche cosa bisogna pagare, il tempo che hanno perso», gli dicono in sintesi. E Gisana paga. Poi gli impongono di assumere un cameriere, e ok, assunto.
A quel punto Gisana, che vanta un credito nei confronti di un debitore che però non si fa trovare, domanda agli «amici» calabresi se lo aiutano loro.
E così la «macchina da guerra» del clan si muove, ma Gisana alla fine si sfoga con un amico: «Troppa gente che mi pressa, adesso quelli lì (e cioè i ricattatori) non mi hanno rotto più i coglioni, ma adesso io ho paura che (i “calabresi”) mi mettono sotto (…) lo “Zio” mi manda gli altri, cambiami l’assegno, cambiami l’assegno (…) per me è una storia infinita».
LA SPIEGAZIONE DEL MARESCIALLO
È, nel suo orrore, una frase bellissima. Una frase-chiave.
La giriamo a un vecchio maresciallo che spiega: «Questi cominciano perchè uno gli dà  fastidio, chiedono aiuto, funziona, poi hanno bisogno di prestiti, o di recuperare i crediti, e quando i boss li mettono sotto, che cosa devono fare? Vengono qui a raccontarci che hanno cominciato loro questa catena?».
Più di tante sociologie, vale dunque quest’indagine: sono gli imprenditori del Nord che adesso vanno a cercare i boss di riferimento?
Sia gli imprenditori sia i politici diventano però presto come «un pacchetto», che viene passato da mano mafiosa a mano mafiosa, tanto non si può ribellare nessuno: «Hai visto quel “pisciaturu” di Zambetti come ha pagato. Ehh, lo facevamo saltare in aria. Si è messo a piangere, ohh, davanti a me a zio Pino».
IL VOTO COERCITIVO
Il 5 maggio del 2011, l’«elegantone » fa a bordo della sua Bmw imbottita di microfoni come un’emittente radiofonica una specie di piccola mappa: «Magenta, Sedriano, Vittuone, Corbetta, anche che noi qui, dato che diamo una mano a tutti nella politica, allora conosciamo tutti. I sindaci qua sono tutti amici nostri… tutti di destra!
I sindaci di questi paesi non ce ne è uno che non conosciamo, in qualche modo l’abbiamo aiutato noi a vincere », dice Costantino. Come ottengono questi voti i boss? Perchè nell’ordinanza viene usato l’aggettivo «coercitivo»
«Una volta – spiegano in via Moscova – votavi come ti diceva il boss perchè ti faceva paura, ora lo voti perchè dice: “Ci guadagniamo tutti”.
La coercizione sta nel fatto che chi vota sa perfettamente che chi chiede è legato alla mafia calabrese».
In effetti, nelle intercettazioni del chirurgo Marco Scalambra, arrestato, si sente citare spesso la «lobby dei calabresi».
Lobby? sono clan, ma l’unico voto a forza di mazzate viene estorto a due truffatori. Hanno «zanzato» il calabrese sbagliato, e finiscono per cedere soldi e diamanti dopo con un sequestro di persona. Si salvano, ma «Vi diremo per chi votare».
Ecco perchè la procura antimafia dichiara apertis verbis che in Lombardia oggi abbiamo «il prodotto di un perfetto ed autorevole coordinamento di un’unica struttura organizzata, insediatasi, ed ormai radicatasi, anche nella provincia di Milano».
Più chiaro di così, ed è proprio il caso di dirlo, si muore.
Ammazzati.

Piero Colaprico
(da “La Repubblica“)

argomento: criminalità, denuncia, elezioni, mafia | Commenta »

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