Destra di Popolo.net

FACCIAMO UNA COLLETTA PER IL POVERO BRUNETTA: CON 262.000 EURO DI REDDITO HA DOVUTO CHIEDERE UN PRESTITO PER PAGARE L’IMU

Dicembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

CONTE (FLI): “LE SUE PAROLE SONO UNO SCHIAFFO AGLI ITALIANI IN REALI DIFFICOLTA’ ECONOMICHE”

”Io sto pagando la seconda rata dell’Imu e i soldi non li ho, ho dovuto chiederli in banca. La pagheremo cara, Monti ha sbagliato”.
A dirlo ai microfoni di Tgcom24 non è un cittadino qualunque, ma Renato Brunetta, economista, parlamentare europeo fino al 2008, ministro della Repubblica fino al 2011 e, soprattutto, deputato attualmente in carica.
Il dirigente del Pdl non ha precisato l’importo che lo ha messo in tale difficoltà  da dover ricorrere a un prestito, e dalla dichiarazione depositata alla Camera emerge che nel 2011 il suo reddito imponibile è stato di 262mila euro.
L’uscita ha provocato la reprimenda del capogruppo di Fli alla Camera Giorgio Conte: “Le parole di Renato Brunetta che sostiene di non riuscire a pagare l’Imu sono uno schiaffo a tutte quelle famiglie che hanno reali difficoltà  economiche e che davvero non riescono ad arrivare alla fine del mese”, afferma.
“Non voglio fare i conti in tasca a nessuno, ma avendo una vaga idea di quello che guadagna da parlamentare e di quanto ha percepito da Ministro — sottolinea Conte — sinceramente non credo che Brunetta possa permettersi di lamentarsi dell’Imu. Ancora una volta l’ex Ministro si è contraddistinto per cattivo gusto e — conclude Conte — per totale disprezzo degli italiani”.

(da “il Fatto Quotidiano“)

argomento: Berlusconi, Centrodestra in Liguria, Costume | Commenta »

IL SENATORE LIGURE MUSSO DENUNCIA PRESSIONI IN RAI DAL GOVERNATORE SCOPELLITI

Dicembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE DELLA REGIONE CALABRIA NON VOLEVA ANDASSE IN ONDA UN’INCHIESTA CHE LO RIGUARDAVA

Il senatore Enrico Musso, presidente del Comitato scuola e legalita’ della Commissione parlamentare antimafia, ha reso noto che il governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti avrebbe fatto pressione sui dirigenti della Rai per non far andare in onda una trasmissione di inchiesta che riguardava lui e la sua amministrazione, pressioni che non avrebbero comunque dissuaso l’azienda dal proposito.
“La giornalista Nerina Gatti- ha spiegato Musso, ex Pdl, parlando al Senato- ci ha detto che nell’imminenza della trasmissione di un suo servizio per la Rai che coinvolgeva Scopelliti il governatore avrebbe fatto pressioni per non farla andare in onda.
La giornalista ci ha anche riferito, e questo va detto ad onore della Rai, che i suoi superiori hanno respinto queste pressioni. Abbiamo segnalato questo episodio alla Commissione di Vigilanza sulla Rai”.
Musso ha inoltre evidenziato, nel suo intervento al convegno organizzato da ‘Ossigeno’ sulle minacce ai giornalisti al quale ha partecipato anche il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, la necessita’ di “predisporre tutele per questi cronisti minacciati ‘in modo minore'”.
Secondo il senatore bisognerebbe intervenire “sulle tipologie del contratto, sulle retribuzioni ed estendendo il ricorso al segreto professionale anche da parte dei pubblicisti”.

argomento: denuncia | Commenta »

LA SQUADRA DI GOVERNO: PASSERA, RICCARDI E GLI ALTRI, I TECNICI TENTATI DALLA POLITICA

Dicembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

ANCHE CATANIA E BARCA TRA I PIU’ CORTEGGIATI… LA FORNERO TORNA IN CATTEDRA

Se vincerà  Pier Luigi Bersani, i tecnici del governo Monti che avranno un reincarico nel nuovo governo di centrosinistra si conteranno (al massimo) sulle dita di una mano. I contatti ci sono, ma riservati e molto, molto selezionati.
Il ministro più corteggiato è Fabrizio Barca, che il segretario del Pd stima moltissimo e che avrebbe voluto come sindaco di Roma.
Ma l’economista che Monti ha chiamato alla Coesione territoriale ha declinato il pressante invito.
«Di cose da fare ne ho veramente tante, da qui ai prossimi cento giorni…» ha detto ieri, a margine di un convegno. «
Farò il ministro, fino al giorno prima della fine di questo governo». Il che non esclude un incarico di prestigio in un esecutivo di centrosinistra, nè, tantomeno, in un eventuale Monti bis. Ma alle elezioni, Barca lo ha già  detto, non intende candidarsi.
Elsa Fornero ha fretta di tornare alla sua cattedra di Economia politica a Torino.
La ministra più contestata ha vissuto d’un fiato questo anno di scelte delicate e polemiche furibonde e ieri, da Gad Lerner, si è concessa uno sfogo che riassume l’aspetto meno felice della sua esperienza governativa: «Due lacrimucce di Fornero sono state ridicolizzate per un anno mentre quelle di Vendola sono un segno di sensibilità  virile, per non parlare di quelle di Bersani…».
Conclusa l’esperienza al Welfare, vissuta con impegno e spirito di servizio, Fornero volterà  pagina. Convinta com’è che nessuno, neanche Monti, le offrirà  uno scranno o un ministero: «Io in politica? Non se ne parla».
Si parla assai, invece, del futuro di Corrado Passera.
Da mesi si vocifera di una sua lista, o comunque di un impegno diretto del ministro dello Sviluppo economico, il quale non fa mistero delle sue legittime ambizioni.
Al momento opportuno scioglierà  la riserva, ma se ci sarà  modo di continuare il lavoro avviato Passera è pronto: «Non mi tirerò indietro».
Un altro che sta seriamente rimuginando sul suo futuro politico è il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, «molto preoccupato» per l’impennata dello spread e per una campagna che rischia di vanificare l’«enorme sforzo» degli italiani: «Candidarmi? Comincerò a pensarci adesso».
Tra i più corteggiati, oltre al ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, c’è di certo Andrea Riccardi.
Il titolare della Cooperazione e integrazione è uno dei «cervelli» del movimento «Verso la Terza Repubblica» insieme a Luca Cordero di Montezemolo, ma il fondatore di Sant’Egidio non ha grandissima voglia di correre per un seggio alla Camera o al Senato.
L’esperienza di ministro è quella più nelle sue corde e c’è chi lo giudica in grado di tentare il gran salto agli Esteri.
L’attuale inquilino della Farnesina, Giulio Terzi di Sant’Agata, penserà  al da farsi «quando l’esperienza di governo sarà  finita», intanto però il centrodestra parla di lui per la poltrona di sindaco di Bergamo.
Una possibilità  che Terzi ha smentito con un certo stupore: «È una cosa molto simpatica, ma io non ci ho mai pensato…».
E nessuno, giura, glielo ha chiesto.
Chi non sembra subire il fascino della politica è Giampaolo Di Paola, che dopo aver guidato la Difesa è pronto ad andare in pensione.
La candidatura no, è una prospettiva che Di Paola ha sempre escluso.
E altrettanto disinteressata si mostra il ministro della Giustizia, Paola Severino, penalista di fama che potrebbe presto riprendere la carriera nel suo studio legale.

Monica Guerzoni
(da “il Corriere della Sera“)

argomento: elezioni, governo | Commenta »

NON C’E’ ACCORDO NEL PD: COME TI SCELGO I PARLAMENTARI CON LE SOTTO-PRIMARIE

Dicembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

A GIORNI L’INCONTRO TRA BERSANI E RENZI

Sono pronto a trovare una chiave di partecipazione per stilare le liste dei candidati”. Parola di Pier Luigi Bersani.
Rincara la dose Roberto Speranza, segretario regionale della Basilicata, tra i vicinissimi al segretario: “Dobbiamo trovare un modo per fare le primarie”.
Oggi a Roma c’è la segreteria democratica aperta ai segretari regionali.
Al centro proprio le primarie per le liste.
Si era partiti dall’idea dei gazebo aperti, si sta lavorando per trovare altre forme. Le esigenze sono diverse e c’è l’alibi dei tempi molto ristretti.
Il segretario le vuole davvero però, controllando una parte dei candidati (oltre alla quota tecnici e a quella società  civile, vuole pure quella competenze).
E poi, l’effetto marketing non è da sottovalutare. Le vogliono molti territori, a partire da Toscana ed Emilia Romagna.
Non le vuole Franceschini e non le vogliono i parlamentari uscenti (compresi quelli saliti sul carro di Renzi che temono più degli altri di restare fuori da ogni gioco). Dopodichè per salvare capra e cavoli i vertici Pd potrebbero inventarsi delle sotto-primarie, dalle consultazioni tra gli iscritti alle assemblee di partito dove alla fine si votano alcuni candidati.
“Combatteremo fino alla fine. No surrogati”, dice Pippo Civati.
E Graziano Del Rio, presidente dell’Anci, renziano di peso: “Una partecipazione vera per noi è importantissima”.
Anche le primarie per le liste sono al centro della discussione (a distanza – per ora – tra Renzi e Bersani).
Il segretario ha detto “combatteremo insieme anche con Renzi”.
Il sindaco di Firenze – che proprio ieri ha respinto al mittente le pro – offerte di Berlusconi con un Tweet (“Caro Silvio, le cose si possono comprare, le persone no. Non tutte, almeno. Io no. Hai le porte aperte per me? Chiudi pure, fa freddo! ”) aspetta ancora l’invito a pranzo di Bersani e la richiesta di una mano.
Per darla vuole pesare davvero, magari cominciando da un drappello di parlamentari nutrito (“più di quelli di Vendola, un segnale che non si sta tornando al vecchio Pci”, spiegano ambienti a lui vicini).
Alcuni fedelissimi dell’Emilia Romagna stanno parlando per loro conto. Si parla di un incontro in settimana.
“Giovedì, si vedranno giovedì”, tagliano corto i vertici del Pd lombardo che ieri hanno accompagnato Bersani a Piacenza.
Per loro adesso la priorità  è un’altra: veder trionfare Umberto Ambrosoli alle primarie che sabato decreteranno il candidato governatore del centrosinistra al dopo Formigoni. E Bersani è arrivato fin qui proprio per sostenere l’avvocato nella sfida contro Alessandra Kustermann e Andrea Di Stefano.
La sfida tra i tre è serrata.
Hanno già  partecipato a oltre mille appuntamenti e ogni giorno c’è almeno un confronto diretto tra i candidati.
Solo ieri si sono sfidati tre volte: a Bergamo, in un confronto organizzato dalla Fiom, nel pomeriggio su Telelombardia, in serata a l’Infedele.
Bersani ha cercato di parlare di Ambrosoli (“con lui può ripartire la riscossa civica”) ma i pensieri sono su altro.
La possibile candidatura di Monti e quel caffè che Renzi gli ha proposto e ancora aspetta risposta.

Wanda Marra
(da “il Fatto Quotidiano”)

argomento: Partito Democratico, PD | Commenta »

STADERINI: “PARTITA TRUCCATA PER VIETARE A NOI RADICALI DI ENTRARE IN PARLAMENTO”

Dicembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

NECESSARIE 160.000 FIRME PER PRESENTARSI ALLE POLITICHE

Radicali fuori dal Parlamento.
Questo potrebbe essere lo scenario che attende il partito fondato da Marco Pannella se non riuscirà  a raccogliere le circa 160 mila firme necessarie per presentare la lista alle elezioni politiche.
Per il segretario, Mario Staderini, “siamo sotto gli standard minimi della democrazia”.
Staderini, veniamo subito al punto: il problema è che non avete trovato un accordo con un grande partito, come nel 2008 con il Pd?
Non siamo mica dei panda. Noi non vogliamo sopravvivere a tutti i costi, chiediamo uno Stato di diritto.
Perchè adesso non c’è?

L’intero processo elettorale non è democratico. Non si sa ancora quale sarà  la data delle elezioni nè con quale legge elettorale voteremo.
Il Porcellum è vivo e vegeto e se un governo cade durante la legislatura, dopo due mesi si va al voto.
D’accordo, ma questo momento è davvero particolare.
Come mai?
Perchè le firme vanno raccolte in tutti i collegi, e se non hai autenticatori sul territorio il ministero non te li concede. Di più, nel Lazio e in Lombardia, dove si vota anche per le elezioni regionali, non ci sono proprio i moduli a disposizione. Le istituzioni se ne fregano. La raccolta delle firme si è trasformata in uno strumento per non far accedere al gioco chi è fuori dalla partita.
Ovvero solo chi ha un gruppo in parlamento è esente. Quindi potrebbe essere un problema anche per il Movimento 5 stelle.
Esatto. E noi, a differenza loro, non ci concentriamo solo sul nostro risultato elettorale ma cerchiamo di garantire un diritto. Per non parlare degli spazi negati in tv e le tribune politiche cancellate.
Quindi cosa farete?
Porremo la questione a Giorgio Napolitano, perchè si impegni a far partecipare tutti nel rispetto delle regole, ora il pallino è nelle sue mani. Oggi è presidente di una Repubblica senza diritto, di uno Stato in flagranza criminale, e noi non vogliamo giocare una partita truccata.
Sta dicendo che preferite non presentarvi?
Non ci saremo se non possiamo usare il simbolo “Radicali italiani” all’interno di una coalizione. Nel 2008 siamo stati vittime di un ricatto: o entravamo nel Pd o stavamo fuori del tutto.
Poi però avete agito autonomamente in molte occasioni.
Il Pd in questi anni ha preferito evitare il dialogo con noi, ma hanno il dovere di rispondere ai loro stessi elettori. Se ci fosse una vittoria del centrosinistra senza il patrimonio radicale sui temi etici e della giustizia sarebbe una vittoria monca.
Suona come un appello a Bersani.
Al segretario del Pd, come anche a Vendola o alle forze del centrodestra, mi appello perchè intervengano sulla democraticità  delle elezioni, a supporto della nostra lotta che è per il diritto di tutti. Chi non si batte è complice.
Non avete pensato di discutere con il quarto polo arancione, fortemente schierato sui temi etici e sulla giustizia?
Dialoghiamo con tutti, ma bisogna capire cosa si intende per giustizia. Quella “alla Di Pietro” non ci interessa.
Insomma, Bersani o morte.
A Bersani importa qualcosa della nostra situazione? Se qualcuno si facesse carico di questa lotta, che è la stessa di quella per la giustizia e l’amnistia, sarebbe un fatto politicamente rilevante.

Caterina Perniconi
(da “il Fatto”)

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COCAINA PADAGNA: BRESCIA SNIFFA 635.000 EURO AL GIORNO

Dicembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

NEL 2011 L’ASL HA CURATO 1.290 COCAINOMANI MA SONO IN COSTANTE AUMENTO… SPESI 230 MILIONI L’ANNO, ETA’ MEDIA DEI CONSUMATORI E’ DI 38 ANNI

Ma quanta cocaina circola a Brescia?
La domanda sorge spontanea mettendo in fila solo alcune delle operazioni antidroga compiute dalle forze dell’ordine nelle ultime due settimane: 110 grammi a Manerbio, 50 grammi a Cazzago, 2 chilogrammi a Fiesse. E si potrebbe continuare.
Con la polvere bianca scorre un fiume di denaro: 26mila euro che vengono «sniffati» ogni ora in qualche angolo della provincia. Fanno 625 mila euro al giorno, 230 milioni di euro all’anno.
Stime prudenti.
I luoghi di produzione sono noti: Colombia, Perù, Bolivia.
Da lì inizia il viaggio: verso Nord, gli Stati Uniti. E verso l’Europa. Magari in nave, via Brasile, diretta a Capo Verde o le Canarie, e poi lo stretto di Gibilterra, dove passano migliaia di barche e navi ogni settimana e i rischi sono limitati.
Fino alle coste spagnole o dell’Italia e da lì verso le piazze del consumo: Milano, la «coca city» del Nord, ma anche Brescia, Verona e via dicendo.
Talvolta anche in aereo, quando i quantitativi sono minori.
Il business è enorme: al dettaglio un grammo di cocaina costa al massimo 100 euro, ma la concorrenza ha fatto sì che il prezzo sia oramai sempre più basso.
Quanto guadagna chi la vende? I passaggi sono tanti.
I grandi quantitativi vengono gestiti dalle organizzazioni criminali ma, in basso, il business è più capillare, diffuso.
Un chilogrammo di cocaina può costare 30/32 mila euro se acquistato in Spagna mentre in Italia può salire fino a 47/48 mila euro.
Non tutti hanno però questi soldi.
Ai piani bassi gli spacciatori ne comprano un etto: un investimento da 5.300 euro.
Poi, prima di rivenderla, il taglio.
Qualcuno ci aggiunge anfetamine o altri «principi attivi», altri ci mettono della mannite, un lassativo per bambini che costa (la confezione da 120 grammi) meno di 9 euro.
Da un etto di cocaina se ne ricavano due venduti al dettaglio: 20 mila euro
Cocaina pronta per essere buttata sul mercato.
Il numero dei cocainomani saltuari è difficile da quantificare.
Maria Grazia Fasoli è la responsabile del Centro clinico cocainomani dell’Asl di Brescia, un servizio attivo da circa due anni e mezzo.
«Nel 2011 – spiega – le persone che nel territorio bresciano si sono rivolte al sistema dei servizi per le tossicodipendenze perchè cocainomani sono state 1.290, il 37% del totale dei soggetti».
Un dato in leggero calo rispetto al 2010 ma, prima di parlare di inversione di tendenza, la dottoressa invita alla prudenza.
Innanzitutto i pazienti che si rivolgono ai servizi sono solo una piccola parte delle persone che fanno uso di droghe.
E poi, «questa riduzione potrebbe avere diverse spiegazioni: per esempio l’aumento dei terapeuti privati che offrono interventi per questo tipo di problemi, la “normalizzazione” del consumo, la diffusione del ricorso a gruppi di auto aiuto».

Thomas Bendinelli
(da “il Corriere della Sera”)

argomento: Costume | Commenta »

I RIFIUTI TOSSICI DELL’ACNA FINIVANO A NAPOLI

Dicembre 12th, 2012 Riccardo Fucile

“DAI CASALESI VELENI FINO AL 2080”

Terra avvelenata.
La contaminazione a rischio cancro durerà  almeno fino al 2080.
Tra Giugliano, provincia Nord di Napoli, e le campagne del Casertano, nell’arco di vent’anni sono colate nel terreno 58mila tonnellate di percolato.
Veleni che hanno spaccato lo strato di tufo, unica protezione naturale delle falde acquifere ora cariche di sostanze tossiche che finiscono nei pozzi d’acqua potabile. Rischio per la salute umana e animale.
Pericoli che vengono dall’acqua e dalle coltivazioni. Disastro ambientale. Disastro doloso, perchè sapevano quel che facevano i protagonisti del traffico di rifiuti.
Un giro milionario ideato dal boss dei Casalesi Francesco Bidognetti, ma che coinvolge l’ex subcommissario straordinario ai rifiuti per la Regione Campania degli anni del governatore Bassolino, Giulio Facchi (2000-2006), ora indagato per lo stesso reato.
Un grande affare per una ricetta semplice: trasferire e smaltire illegalmente i rifiuti dal Nord Italia.
È il copione di Gomorra, ma nella realtà  non è come nel film di Matteo Garrone.
Non ci sono camorristi pieni di rimorsi perchè con il traffico di rifiuti stanno avvelenando la terra in cui sono nati.
Nella realtà  c’è solo il grande affare con il Nord.
In testa all’elenco delle aziende che spediscono i rifiuti in Campania c’è la malfamata Acna di Cengio, azienda chimica protagonista di gravi episodi di inquinamento ambientale fino alla chiusura nel 1999.
Ed è indagato un nipote di Bidognetti, Gaetano Cerci, considerato in altre vicende l’ambasciatore dei Casalesi presso il Gran Maestro della Loggia P2 Licio Gelli.
Terra irrecuperabile, secondo la Direzione distrettuale Antimafia napoletana, che notifica una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per il boss a conclusione delle indagini della Dia di Maurizio Vallone.
Ci sono nuovi dati sul danno provocato all’ambiente proprio mentre è in corso davanti al gup, con giudizio abbreviato, il processo a Bidognetti per avvelenamento della falda acquifera.
Primi anni Novanta: il boss fonda la società  Ecologia ’89.
È il canale ufficiale dello smaltimento illecito “trans regionale” dei rifiuti.
Dalle produzioni industriali del Nord alle campagne del Sud, per venire interrati senza rispetto dell’ambiente e delle normative.
Le aree destinate a diventare discariche sono gestite dalla Resit spa, l’affare è gestito da Gaetano Cerci e dall’imprenditore Cipriano Chianese.
È lui ad avere il canale aperto con Giulio Facchi, a ottenere autorizzazioni che la Procura di Federico Cafiero de Raho definisce «illecite o abnormi». Realizza quattro discariche a Giugliano, ottiene rimborsi non dovuti per la stessa Resit. Intanto centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti del Nord convogliano sulla Campania.
Gli esperti della Procura fanno i conti e le cifre sono da capogiro.
Nel ventennio sotto inchiesta vengono smaltiti tra Giugliano e il Casertano 807 mila tonnellate di rifiuti a fronte delle 99 mila previste dalle autorizzazioni (abnormi) del subcommissario.
Nel sottosuolo finiscono 58 mila tonnellate di percolato.
E i rifiuti tossici dell’Acna scivolano giù fino a venti metri sotto il piano della campagna. Il picco della contaminazione e dell’avvelenamento della falda acquifera, per gli esperti consulenti della Procura, non è stato ancora raggiunto sulla vasta area di campagna che non è mai stata bonificata.
Quel picco arriverà  nel 2064. «Un avvelenamento – scrivono gli inquirenti – di una imponente falda acquifera, disastro dipanatosi in una spirale con esposizione al pericolo per la salute dei minori, le persone maggiormente esposte a subire interamente un danno in relazione alla potenziale assunzione di sostanze cancerogene».

Irene de Arcangelis
(da “La Repubblica“)

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