Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
“LIBERO” CONFERMA: SILVIO HA CAMBIATO IDEA, LO MODIFICA… FORSE ESCE DOMANI IN VERSIONE MENO HARD
Videomessaggio rimandato. 
A pochi minuti dalla messa in onda, Silvio Berlusconi decide di registrare nuovamente il video con cui annuncerà il ritorno di Forza Italia, attaccherà la magistratura e, secondo le indiscrezioni, confermerà il sostegno al governo Letta.
La notizia è stata confermata a Libero da fonti Pdl.
Forse il Cav non si è piaciuto, ma questa è soltanto una battuta.
Dietro alla decisione di rimettere mano al discorso (che aveva studiato nel weekend insieme a Giuliano Ferrara), potrebbe esserci quello che in Giunta elezioni del Senato è già stato ribattezzato “lodo Buemi”, una nuova strada per arrivare alla decadenza di Berlusconi, ma che gli farebbe guadagnare circa un mese di tempo (una proposta che avrebbe ottenuto il consenso anche delle opposizioni).
Ma anche in questo caso siamo nel campo delle ipotesi.
Secondo quanto appreso da Libero il nuovo videomessaggio slitta di un giorno: verrà trasmesso domani, mercoledì 18 settembre, il giorno in cui la Giunta si esprimerà con il primo voto sulla decadenza.
Inizialmente si era diffusa la voce che Berlusconi fosse impegnato nella registrazione di un secondo video, da mandare in onda in due momenti differenti, ma l’ipotesi sembra rientrata.
Il Cav potrebbe optare per un’unica soluzione: i contenuti del video sarebbero quelli già citati (Forza Italia, magistratura, sostegno a Letta), ma cambierebbero le parole, le sfumature.
Tra gli altri temi affrontati, la sinistra che vuole eliminarlo dalla scena per via giudiziaria.
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Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
LE DICHIARAZIONI DEL SOTTOSEGRETARIO CASTIGLIONE A PIAZZA PULITA
“Che cosa succede se Berlusconi fa cadere il governo?”, è la domanda che il cronista Gaetano Pecoraro (Piazzapulita — La7) rivolge al sottosegretario all’Agricoltura del Pdl Giuseppe Castiglione.
Il senatore, credendo forse di non essere registrato, risponde: “Sarebbe un tragedia. Siamo in tanti…”.
“Con lei quanti ce ne sono? Tre o quattro?” fa il giornalista,
“Di più, siamo tanti”, dichiara Castiglione.
E precisa: “La situazione è questa. Da una parte c’è Mediaset, il partito di Mediaset, e noi nel partito di Mediaset non ci siamo, e dall’altra c’è il Pdl”.
Poi il sottosegretario rivela di avere parlato con l’ex premier: “Ho detto a Berlusconi che è un errore far cadere il governo, nessuno vuole andare a casa”.
Un altro senatore della fronda del Pdl potrebbe essere Bruno Mancuso, senatore Pdl, che ai microfoni di Piazzapulita spiega: “Sarebbe un problema convincere i senatori a tornarsene a casa dopo pochi mesi, sapendo che non sarebbero tornati. Io posso permetterlo, ho una clinica, ma c’è gente che non sa come fare, non ha risorse”
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
SIA DICHIARATO DECADUTO PERCHE’ INTERDETTO DALLA SENTENZA, NON PER LE NORME DELLA SEVERINO
Enrico Buemi, il senatore socialista che durante i lavori della Giunta per le elezioni e le immunità si è
polemicamente opposto ai “diktat” del Pd, getta sul tavolo della questione Berlusconi una proposta destinata inevitabilmente a far discutere, ma che indica una concreta via d’uscita dalle sabbie mobili in cui la vita politica italiana si è infilata nel giudizio sulla decadenza da senatore del Cav.
E dichiara: “La mia proposta, oltre ad avere dei supporti giuridici inconfutabili, ha anche un obiettivo politico. Le sentenze vanno eseguite, rispettando la legge”.
Buemi propone, in sintesi, che Berlusconi sia dichiarato decaduto dalla giunta perchè interdetto dai pubblici uffici con una sentenza passata in giudicato e non per le norme contenute nella legge Severino, avversata dal Pdl che la ritiene inconstituzionale perchè retroattiva, che potrebbe essere impugnata.
Questa la strada maestra per uscire dallo scontro tra le opposte posizioni, indicata dal senatore socialista durante il suo intervento.
Bisognerebbe seguire una diversa procedura, ma i tempi resterebbero esattamente gli stessi.
Con la sola differenza che l’effetto dell’operatività della decisione della Giunta rimarrebbe sospeso fino a quando la Corte d’Appello di Milano, rideterminando gli anni di interdizione, così come richiesto dalla Cassazione, comporterà come conseguenza la comunicazione al Senato della cancellazione di Silvio Berlusconi dalle liste elettorali.
La proposta di Buemi consiste dunque nel posporre la questione dell’incandidabilità a quella della interdizione facendola valutare, a norma di regolamento, da un comitato ristretto della Giunta presieduto dalla vicepresidente Stefania Pezzopane.
Buemi ha proposto un accordo fra i gruppi per considerare già acquisite tutte le risultanze istruttorie agli atti sul caso Berlusconi, sentenza di Cassazione compresa, in modo tale da non aggiungere “un solo giorno alla tempistica già definita”.
Poi, nella seduta della Giunta alla quale il comitato riferirà ad horas, tutti i componenti potrebbero votare la decadenza di Berlusconi a motivo della sua interdizione “con efficacia differita al momento in cui il segretario comunale del Comune di Milano comunicherà al Presidente del Senato che ha cancellato dalle liste elettorali il senatore Berlusconi”.
In pratica, Berlusconi sarebbe dichiarato di fatto decaduto, ma resterebbe in carica fino alla conclusione della procedura legata al rinvio della Cassazione alla Corte d’Appello di Milano per la ridefinizione della durata dell’interdizione dai pubblici uffici del leader del Pdl.
“Se l’unanimità rappresenta una garanzia, politica prima ancora che giuridica, avremo tutti incassato equamente la nostra porzione di risultato – ha fatto notare Buemi ai senatori della Giunta – e, chissà , anche la possibilità che in Assemblea la proposta della Giunta passi senza alcun voto”.
Durante una pausa dei lavori, Buemi si è detto convinto che il suo piano “abbia avuto apprezzamenti inaspettati anche dal Movimento 5 Stelle”. Siamo tutti concordi, credo, nella difesa dell’autonomia del Parlamento”, ha aggiunto, sottolineando le difficoltà a digerire le “ingerenze che provengono dalle norme contenute nella legge Severino”.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
A 36 ORE DAL VERDETTO DELLA COMMISSIONE DEL SENATO, LA VIDEOCASSETTA PER I TG E LE VOCI SU UNA CONFERENZA STAMPA CON ATTACCO AI GIUDICI. MA IL GOVERNO (PER ORA) NON CADE
Meno uno. E il Cavaliere Condannato torna a Roma e in tv.
Già stamattina, assicurano da Arcore, i telegiornali saranno inondati dall’attesissimo videomessaggio di Silvio Berlusconi.
Senza la dichiarazione di guerra al governo Letta per l’eventuale bocciatura della relazione di Andrea Augello, domani sera nella giunta per le elezioni del Senato. Almeno così giurano quelli che l’hanno visto oppure letto solo il testo di B., siano essi falchi del Pdl o colombe dell’esecutivo delle larghe intese.
Un evidente segnale che la trattativa è in corso.
A cominciare dalla questione della grazia da chiedere al Quirinale.
Tra il fine settimana e ieri tutti gli indizi vanno in questa direzione.
Primo, il video sarebbe stato preparato con l’aiuto di Giuliano Ferrara, sostenitore del passo indietro di B. e teorico del Cavaliere Ayatollah, guida spirituale del centrodestra.
Secondo, le parole dello stesso Augello che ieri ha avuto una telefonata con B.: “Ho sentito Berlusconi, non è stata una lunga conversazione, ma non mi è sembrato particolarmente depresso. Sta riflettendo su una decisione importante da assumere, se confermare la fiducia al governo, se rimanere in carica, se aspettare il voto”.
È la conferma che l’ipotesi delle dimissioni è di nuovo in campo, secondo il percorso concordato da Gianni Letta e Confalonieri con il Colle per arrivare a un provvedimento di clemenza.
Terzo, infine, l’ammissione di Schifani di domenica scorsa sulla richiesta di grazia che potrebbe essere chiesta “dalla famiglia”.
Con questa chiave, quindi, andrà decifrato il videomessaggio registrato ieri a Villa San Martino, ad Arcore. Berlusconi lancerà il ritorno di Forza Italia e parlerà dei ministri del Pdl senza invitarli a lasciare l’esecutivo.
Spazio, ovviamente, tanto spazio “alla persecuzione giudiziaria di questi venti anni”, con il consueto rosario di numeri da sgranare.
Una fonte informata, categoria colombe, sostiene che “l’attacco ai giudici non è neanche così duro”. Ma è sul “fallo di reazione del Pd” che i falchi ripongono le residue speranze per una resa dei conti domani sera.
Oltre al video, forse diviso in due parti, il Cavaliere dovrebbe fare anche una conferenza stampa.
L’appuntamento dal vivo, nella sede di San Lorenzo in Lucina a Roma, è previsto per domani. Prima della giunta.
In caso di rinvio, slitta a giovedì. E a quel punto tutto è possibile.
Le varie opzioni di B. sono la spia del tentativo di appeasement in corso. E ad Arcore non è nemmeno sfuggito il pronunciamento di Enrico Letta a Porta a Porta, al netto di altre frasi più dure del premier, sulla questione del voto segreto in aula al Senato, quando arriverà la decadenza di B.: “Applicare regole per come sono scritte”.
Parole che segnano una distanza dai falchi del Pd favorevoli al voto palese.
A movimentare però la trattativa tra Arcore, Quirinale e Palazzo Chigi, ci sono le divisioni tra falchi e colombe del Pdl.
Un’intervista al Tempo di Daniela Santanchè alias la Pitonessa ha scatenato le reazioni dei moderati filogovernativi del Pdl.
La Santanchè ha attaccato Alfano, a dire il vero non una grande novità : “Sarà un partito presidenziale, senza segretario. Elimineremo tutti quei lacci e lacciuoli tra la gente e il presidente”.
Contro la Santanchè si è distinta la ministra Beatrice Lorenzin: “La Santanchè mi sembra lo scorpione sulla rana, dove Forza Italia è la rana che ci porta tutti fuori dal fiume, ma il suo istinto la porta a uccidere Forza Italia come lo scorpione fa con la rana”.
In questo teatrino di corte, potrebbe fare il suo arrivo Guido Bertolaso, per arruolare i Volontari Azzurri.
La linea sarà pure morbida, ma sempre meglio tenersi pronti per le elezioni anticipate.
Fabrizio d’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
OGGI IL VIDEO MESSAGGIO DI BERLUSCONI: “MA NON SARO’ IO AD APRIRE LA CRISI”
Tappe bruciate, si va in tv già oggi. Video messaggio a disposizione dei tg forse all’ora di pranzo. 
Silvio Berlusconi precede così di un giorno il primo voto di giunta pro decadenza di domani sera. Negli oltre dieci minuti davanti alla telecamera, il Cavaliere lancia Forza Italia con tanto di appello finale all’adesione, ma sono i passaggi precedenti ad avere un peso politico. Niente crisi, adesso.
Ma lui c’è e non lascerà il campo. Almeno per ora.
Il video parte col lungo excursus sulla «persecuzione giudiziaria », sulla famosa “guerra dei vent’anni” e sulla necessità di una riforma.
Un unico passaggio sul governo, per intimare a Letta a impegnarsi per ridurre la pressione fiscale.
Apprezzamento poi per i cinque uomini Pdl nell’esecutivo – racconta chi ha visto il lungo messaggio – ma non c’è alcun passaggio sulla crisi, nessuna minaccia.
Nè un riferimento al voto imminente in giunta e alla sua vicenda. Berlusconi lo ignora, quanto meno preferisce dare questa impressione e va già oltre, si sente in campagna elettorale.
Il messaggio ai ministri è implicito: «Voi restate pure al governo, io costruisco il mio partito e lavoro ad altro».
L’ex premier è ormai sfiduciato, stanco del tira e molla col Pd e del mancato impegno di Letta nella ricerca di una soluzione ai suoi problemi.
È la ragione per la quale Alfano, Lupi, Lorenzin, Quagliariello e De Girolamo hanno concordato tra loro di presentarsi giovedì dal leader, nella nuova sede di Piazza San Lorenzo in Lucina, per rassegnare le dimissioni nelle sue mani e giocare d’anticipo. Rimettendo a lui ilcompito di respingerle.
È alto il timore di restare isolati nella torre eburnea del governo mentre i Verdini, la Santanchè e Capezzone prendono le redini del partito.
Quella di oggi sarà l’uscita virtuale dall’isolamento – dopo i 40 giorni di Arcore – e ha l’obiettivo studiato di oscurare mediaticamente il primo responso negativo di domani sera in giunta.
Stasera una puntata di Matrix, su Canale5 è già in cantiere per discutere del ritorno di Forza Italia e del suo leader.
Ma domani o al più giovedì, all’uscita virtuale dovrebbe seguire quella reale. Berlusconi tornerà a Roma, andrà nella nuova sede del partito: è il segnale che lui c’è, non si farà da parte e resterà lì anche in futuro.
Vuole farsi riprendere dalle telecamere non già al fianco dei vecchi dirigenti, ma circondato da una folla di giovani, volti freschi e sconosciuti.
Dovrà essere l’icona della nuova Forza Italia. Poi, da giovedì, parte la campagna televisiva, a tamburo battente, per rispondere colpo su colpo al «processo» che nel frattempo al Senato porterà alla sua scontata decadenza.
Bruno Vespa sta insistendo per averlo giovedì sera nel suo salotto bianco e potrebbe essere accontentato, fallito il tentativo di averlo stasera (al posto di Alfano).
La giornata di ieri Berlusconi l’ha trascorsa ad Arcore, come di consueto con i vertici delle aziende, presente Fedele Confalonieri.
Con loro, le figlie Marina e Barbara, che più di altri sono stati al suo fianco in questi giorni delicati. Mentre a Roma esplodeva più fragoroso che mai lo scontro tra falchi e colombe, dopo l’intervista con cui Daniela Santanchè sosteneva tra l’altro che Alfano non sarà il segretario anche in Forza Italia.
Resta il fatto che alla sortita polemica, presa di mira da tutte le colombe filo ministeriali del partito, non è seguita alcuna presa di distanza da Berlusconi.
Niente crisi, dunque. Ma chi sperava in un passo indietro resterà deluso.
«Io non mi faccio da parte, non tradirò la fiducia di dieci milioni di italiani» è il messaggio che in qualche modo sarà ribadito dal video odierno.
Niente dimissioni, almeno fin tanto che l’affare decadenza non arriverà in aula. L’opzione dei servizi sociali è stata invece sposata d’intesa coi figli.
Ma soprattutto non ci sarà alcuna richiesta di grazia formalizzata al capo dello Stato, come i figli avrebbero gradito.
«Non mi conviene, non posso bruciarmi questa carta, meglio attendere l’esito degli altri processi» ha rivelato il Cavaliere in privato.
C’è lo spettro del secondo e terzo grado su Ruby da qui a un anno, ad assillarlo: per quel reato, non basterebbe l’attenuante dell’età per evitare gli eventuali anni di galera, se confermati.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
IL DIBATTITO SUL VOTO SEGRETO
Il dibattito pro o contro il voto segreto in Senato sulla decadenza di B. dà la misura definitiva dell’abisso in cui sono precipitati i partiti.
E chi non se ne rende conto, accettando anche soltanto di discuterne, non fa che aggravare la sua posizione.
In un altro paese tutti i senatori, senza distinzione di colore, voterebbero senz’indugio per espellere un pregiudicato per frode fiscale e non farvelo tornare mai più.
E solo in un postaccio come il Parlamento italiano qualcuno può temere che non lo faccia neppure la metà più uno dei senatori.
Intendiamoci: è ovvio che, in assoluto, il voto segreto è una vergogna. I cosiddetti rappresentanti del popolo devono rendere conto ai cittadini in ogni momento, senza poter tirare la pietra e nascondere la mano.
Anche e soprattutto per i cosiddetti “casi di coscienza” che finora han giustificato il ricorso allo scrutinio segreto.
Ma questo semmai può dirlo Grillo, o qualcuno dei suoi appena arrivato in Parlamento: non chi ha sempre praticato il voto segreto (Grasso e Napolitano sono stati eletti solo grazie a quello) e ora vorrebbe abolirlo proprio sulla decadenza di B., con una mossa contra personam che non solo è una forzatura giuridica e un regalo a chi vuol gabellare B. per un perseguitato.
È anche la prova provata che, grazie al Porcellum, i partiti hanno portato in Parlamento troppa gente senza princìpi, scrupoli, dignità .
Del Pdl si sapeva: i parlamentari li ha nominati personalmente B. secondo il criterio della fedeltà cieca e assoluta.
Gente disposta a votare mozioni come quella su Ruby nipote di Mubarak è capace di tutto: anche di approvare la legge Severino per cacciare i condannati e poi, nove mesi dopo, di sostenere che non vale per i già condannati, ma solo per chi lo sarà per reati ancora da commettere.
Ma il Pd? Non aveva fatto le primarie? Non aveva rinnovato la sua rappresentanza con forze fresche e pulite? Così ci avevano raccontato.
Poi, alla prima prova, almeno 101 (ma forse 120) neoeletti si sono rivelati uguali o peggiori dei precedessori: capaci al mattino di acclamare Prodi presidente della Repubblica e nel pomeriggio di votargli contro per compiacere B.
I capicorrente li conoscono uno per uno, eppure non hanno preso provvedimenti, anzi custodiscono da cinque mesi il segreto su quei 101-120 nomi con un’omertà degna di Cosa Nostra.
E ora scoprono all’improvviso che, se — come vuole la prassi per le decisioni sui singoli — si vota a scrutinio segreto sulla decadenza di B., la banda dei franchi traditori potrebbe tornare in azione, salvare il Caimano e distruggere definitivamente il partito.
Così, anzichè smascherare i felloni, chiedono di cambiare le regole in corsa per ottenere il voto palese.
O preparano trucchetti da magliari, come quello suggerito da Miguel Gotor, già geniale spin doctor di Bersani: “I 108 senatori Pd infilino nella buca solo l’indice della mano sinistra, così è fisicamente impossibile un voto diverso dal Sì. Ci mettiamo d’accordo con alcuni fotografi che riprendono la scena, postiamo tutto sui social network ed evitiamo guai”
Cos’è, uno scherzo? Per legge i cittadini, quando vanno a votare, devono consegnare i cellulari prima di entrare in cabina per non rendere il voto riconoscibile: e chi ha fatto questa legge la viola spudoratamente perchè non si fida neppure di se stesso?
Ma che partito è quello che non riesce neppure a garantire la decadenza, imposta dalla legge, di un condannato per frode fiscale?
Questo dovrebbero chiedersi gli elettori che affollano le feste del Pd e sognano a buon diritto rappresentanti migliori.
Anzichè rallegrarsi per la presunta “trasparenza” mostrata dal partito con la richiesta di voto palese, dovrebbero inchiodare i leader con una semplice domanda: ma che gente ci avete fatto votare alle primarie?
Possibile che, invertendo i criteri di selezione delle candidature, il prodotto non cambi?
C’è un virus nell’aria delle aule parlamentari che corrompe tutto e tutti, o c’è qualcosa che ancora non sappiamo?
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
I PROTAGONISTI: QUALCUNO LAVORA ANCORA PER COSTA
Che scia ha lasciato quella notte del 13 gennaio 2012 sulle vite di quelli a bordo della Costa Concordia.
Anzi, quelli in plancia, quelli della rotta spericolata per fare l’inchino al Giglio, ma anche quelli del supporto da terra.
Che fine hanno fatto? Chi ha ripreso il mare, chi è rimasto a terra. In tutti in sensi.
Il comandante Francesco Schettino, per esempio.
Ieri è rimasto barricato nel suo appartamento a Meta di Sorrento, mentre le immagini della Concordia sollevata pian piano dal fondo del mare facevano il giro del mondo. Non ha risposto al citofono: al posto del nome è comparsa una targhetta bianca.
«Non parla neppure con me», riferisce Carlo Sassi, ex sindaco della cittadina, da sempre schierato dalla sua parte: «Sono mesi che non lo sento».
In paese invece lo vedono spesso ma chiedere notizie su di lui ai vicini può essere pericoloso. Una donna alla vista di una cronista ha lanciato una secchiata d’acqua e candeggina in strada: «È quello che vi meritate, lasciatelo in pace», ha gridato.
FRANCESCO SCHETTINO
L’uomo che disse «amm’a fa l’inchino al Giglio» è rimasto l’unico sotto processo per il naufragio di Concordia. Il 23 settembre tornerà in aula a Grosseto dove deve difendersi da accuse che vanno dall’omicidio colposo plurimo al naufragio, all’abbandono della nave. È stato licenziato dalla Costa, ma ha impugnato il provvedimento ed è cominciato un lungo braccio di ferro con la società armatrice.
CIRO AMBROSIO
A nemmeno trent’anni faceva il vice-comandante di una grande nave da crociera. Anche la sua carriera è naufragata sugli scogli del Giglio.
Guadagnava 7mila euro al mese e aveva davanti un futuro di successo. Oggi, dopo un patteggiamento a un anno e 8 mesi per il concorso nel naufragio, non può più navigare perchè la Capitaneria gli ha ritirato la patente.
Lavora, a terra, sempre per Costa, e ogni mese riscuote 1.600 euro.
DOMNICA CEMORTAN
Era la bionda misteriosa che aveva cenato con Schettino la notte del naufragio e poi lo aveva accompagnato in plancia di comando. Ex hostess della Costa, il suo personaggio si è disvelato grazie ad una serie di interviste.
La giovane moldava è tornata in Italia per seguire il processo al comandante della Concordia. Si è costituita parte civile. «Sono disoccupata, per colpa di questa storia non riesco più a trovare lavoro».
MANRICO GIAMPEDRONI
Da eroe a uomo sotto accusa nel giro di pochi mesi. La parabola dell’hotel manager, cioè del capo della struttura alberghiera della Concordia parte da una gamba rotta per soccorrere le persone in difficoltà , prosegue con il recupero da parte dei soccorritori e con le onorificenze della sua città , Ameglia (La Spezia).
Poi però la procura di Grosseto lo ha indagato perchè non ha seguito le procedure dopo l’incidente. Ha patteggiato due anni e sei mesi per omicidio plurimo colposo e lesioni plurime colpose.
Lavora ancora per la Costa ma non può stare a bordo delle navi, gli è stato ritirato il
libretto di navigazione.
MARIO PALOMBO
Il “cattivo maestro” di Schettino è un ammiraglio della Costa in pensione, originario proprio del Giglio. Quella notte è stato per sette minuti al telefono con Schettino, che pensava di salutarlo mentre passava sotto il terrazzo di casa (ma lui in realtà si trovava a Grosseto).
Sarebbe stato anche il vecchio comandante a parlare della pratica degli “inchini” a Schettino, che dopo il disastro ha anche provato ad accusarlo di averlo indotto in errore. Palombo si è sempre difeso spiegando di avergli suggerito di passare al largo del Giglio.
PIERLUIGI FOSCHI
Il suo nome è finito tra quegli degli indagati, nel maggio scorso, in un’inchiesta aperta d’ufficio dopo l’esposto di un gruppo di avvocati che assistono alcune decine di naufraghi. Era il presidente della Costa Crociere, adesso è rimasto nel gruppo ma ha lasciato ogni ruolo operativo.
ROBERTO FERRARINI
Il capo dell’unità di crisi della Costa, l’uomo che quella notte stette a lungo al telefono con Schettino per capire cosa era successo e trovare una soluzione, ha patteggiato due anni e dieci mesi. È rimasto anche lui a lavorare per Costa, ma con un incarico diverso.
ANTONELLO TIEVOLI
Era il maitre sulla nave, gigliese. Aveva mandato un messaggio alla sorella che abita proprio accanto alle Scole. E lei ha postato su Facebook: «La nave passerà vicino vicino». Non ha avuto guai con la giustizia e prosegue la sua attività sulle navi Costa. Ma sulla giacca non porta il suo cognome.
JACOB RUSLI BIN
Il capro espiatorio di Schettino, il timoniere accusato dal comandante di aver interpretato male il suo ordine. Dopo il naufragio è tornato nel suo paese in Indonesia e non si è fatto più vedere in Italia, nemmeno per il processo.
Ha patteggiato un anno e sei mesi. Il suo contratto con Costa è scaduto e ha fatto sapere di non voler più tornare a lavorare in mare.
SILVIA CORONICA
Non ha più voluto riprendere il mare, l’ufficiale di plancia, originaria di Trieste e condannata a un anno e sei mesi per omicidio plurimo colposo e lesioni colpose. Costa le ha pagato lo stipendio fino alla fine del suo contratto. Poi addio.
Michele Bocci e Laura Montanari
(da “La Repubblica”)
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Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
ALLE ORE 4 LA NAVE IN VERTICALE: “POCHI PAESI AL MONDO AVREBBERO POTUTO METTERE INSIEME CIO’ CHE E’ SERVITO PER QUESTA OPERAZIONE”
«La rotazione della Costa Concordia è conclusa. La nave è ora appoggiata sulla piattaforma. Abbiamo segnato un punto decisivo per l’allontanamento della nave dal Giglio». È Franco Gabrielli, Capo della Protezione Civile, ad annunciarlo ufficialmente verso le 4 di questa mattina in conferenza stampa.
La fiancata del lato dritto della nave è danneggiata. Saranno quindi necessari lavori di ristrutturazione, per poter poi montare i cassoni laterali.
I tecnici sottolineano che «non c’è stata alcuna bomba ecologica. Ci sarà solo da raccogliere qualcosa».
Franco Porcellacchia, responsabile del progetto per Costa Crociere, ha aggiunto: «Penso che meglio di così non potesse andare».
Grande la soddisfazione di Nick Sloane accolto urla e cori da stadio al suo arrivo nel porto piccolo dell’isola del Giglio: «Mi sento sollevato. Non mi aspettavo una questa reazione della gente. Pochi paesi al mondo avrebbero potuto mettere insieme ciò che serviva per un’operazione di queste dimensioni. Tutto il team è orgoglioso di ciò che abbiamo fatto» – ha commentato il direttore delle operazioni, che ha aggiunto di essere «un po’ stanco» e di voler andare a dormire dopo essersi bevuto una birra.
Applausi, suoni di sirena e urla dalle strade del Giglio hanno accompagnato la fine della rotazione della Costa Concordia, tornata in posizione verticale ma ancora non in linea di galleggiamento.
Secondo Rainews la nave lascerà l’isola la prossima primavera.
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