Destra di Popolo.net

IL CAVALIERE LASCIA IL CERINO IN MANO AL PD E PLACA FALCHI E COLOMBE

Settembre 19th, 2013 Riccardo Fucile

I MINISTRI POSSONO RESTARE, MA LUI RENDERA’ IL CLIMA IRRESPIRABILE

L’ultima malizia del Cavaliere, che spiega come mai quest’uomo è riuscito a occupare per vent’anni la scena italiana, consiste nel dire al Pd, a Letta, a Napolitano: «Io il governo non lo faccio cadere. Però, visto che mi avete abbandonato al mio destino di condannato senza muovere un dito, vi bombarderò ogni giorno rendendo l’aria politicamente irrespirabile. La crisi, se ne avete il coraggio, provocatela voi…».
Cioè, perfido, Berlusconi scarica a sinistra l’onere di mettere a repentaglio la stabilità  politica, tanto invocata dall’Europa e dai mercati.
Porrà  gli alleati di governo davanti a un bivio: subire tutti i santi giorni le provocazioni di Forza Italia (d’ora in avanti il Pdl torna alla vecchia insegna); oppure reagire in preda all’esasperazione, premendo loro il grilletto della crisi.
Che poi è quanto si augura sotto sotto l’ex-premier.
Le sue reali intenzioni vengono a galla là  dove impartisce l’ordine ai suoi ministri di «fermare il bombardamento fiscale».
Non chiede loro di dare le dimissioni, ma di infilare i bastoni tra le ruote a qualunque manovra economica comporti tasse.
Quando Alfano, Quagliariello & C chiederanno il da farsi, Silvio confermerà  che possono restare al posto loro, nessuno li chiamerà  per questo traditori o peggio.
Però avranno quale mission di evitare che il governo Letta somigli sempre più a quello «tecnico» di Monti, con le sue scelte di rigore molto apprezzate a Bruxelles e un po’ meno gradite in Patria.
Berlusconi non dovrà  nemmeno di illustrare il piano strategico, perchè sull’aumento dell’Iva i suoi lo stanno già  mettendo in pratica con ultimatum e minacce concentrate sul ministro dell’Economia Saccomanni.
E sbaglia chi si attende che le cosiddette colombe oppongano qualche forma di resistenza ai dettami del leader.
Su questa linea ci stanno tutti, tanto i «ministeriali» accusati dai falchi di vendersi per una poltrona, quanto i più scalmanati fautori della crisi.
Interpelli Cicchitto, che passa per moderato, e il video-messaggio viene interpretato come una prova ulteriore di grande responsabilità : «Discorso ottimo, perchè Berlusconi lancia un segnale forte senza prendersi la colpa di far cadere il governo». Senti invece la Santanchè, e quel medesimo passaggio sul governo (che in verità  non viene neppure citato) diventa preludio di una lunga cavalcata elettorale destinata a concludersi in febbraio, massimo a marzo.
Però al fondo entrambi sono soddisfatti.
Insomma, con un’astuzia quasi diabolica Berlusconi è riuscito a illudere entrambe le anime del suo partito, nonchè a disseminare nuovi dubbi tra i palazzi della politica. Guarda caso, quelle poche parole-chiave sui ministri sono le uniche da lui personalmente messe nero su bianco.
Il resto del discorso è figlio del canovaccio predisposto dagli avvocati (l’intero capitolo «processi e condanne») nonchè dal ghost-writer più accreditato ad Arcore, che è Capezzone.
A loro si è affidato il Cav, limitandosi a poche correzioni e rari ritocchi.
Se poi ha impiegato tre giorni per registrare il messaggio, creando senza volere un’attesa mediatica spropositata, ciò è dipeso soltanto dal tono dell’umore.
Lunedì la prosa non gli sembrava scorrevole, martedì lui si impappinava e insistendo andava sempre a peggiorare, ieri finalmente il parto.
E oggi pomeriggio calerà  a Roma per inaugurare la nuova sede di Forza Italia.
Verdini gli farà  trovare una folla di giovani festanti. Su tutte le pareti, grandi poster di Berlusconi con Blair, Putin, Bush e Sarkozy. Lussuosi divani in pelle.
Una grande sala col tavolo ovale, proprio come quella dove si tiene a Palazzo Chigi il Consiglio dei ministri.
Forse un modo per mitigare la nostalgia del governo, ricreandone l’atmosfera come a Cinecittà .

Ugo Magri
(da “La Stampa“)

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BERLUSCONI VERSO LE DIMISSIONI: ULTIMA SPERANZA IL VOTO SEGRETO

Settembre 19th, 2013 Riccardo Fucile

LO ANTICIPA GASPARRI: “SI DIMETTERA’ PRIMA DEL VOTO, NON ACCETTERA’ QUESTA PREPOTENZA”

Questa volta non è un’indiscrezione. E non è neanche un invito arrivato da qualche avversario.
Lo dice il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri: “Penso che si dimetterà  da senatore prima del voto, non accetterà  la prepotenza di questa persecuzione che sta subendo”.
E’ la prima volta che una figura ai vertici del Pdl mette in conto questa ipotesi.
Quello che in qualsiasi Paese dell’occidente sarebbe accaduto probabilmente anni fa potrebbe avvenire prima della metà  di ottobre, quando è previsto più o meno il voto finale dell’Aula del Senato sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi.
Sarebbe una “mossa del cavallo”, quella del passo indietro, con il quale l’ex presidente del Consiglio potrebbe raccogliere più di un punto a favore.
Primo, gli farebbe assumere ancora una volta — paradossalmente — l’immagine del presunto leader “responsabile”, dopo essersi ammantato del ruolo di più convinto sostenitore degli ultimi due governi di grande coalizione e della necessità  della cosiddetta “pacificazione”.
Secondo, spunterebbe l’arma del Pd che si sta “riconciliando” con la base grazie alla sua determinazione nel votare la decadenza subito e in ogni caso.
Terzo: in concreto rimescolerebbe di nuovo le carte e probabilmente allungherebbe di nuovo i tempi.
Ci sarebbe infatti da capire se la presentazione di dimissioni da parte del Cavaliere possa essere sufficiente per bloccare l’iter già  avviato a Palazzo Madama per “l’espulsione” dell’ex presidente del Consiglio.
Ma anche le dimissioni, così come la decadenza, devono essere ratificate dall’Aula del Senato.
E come in tutti i casi di un voto personale su un parlamentare basta la richiesta di 20 senatori per esprimersi con voto segreto.
Il segreto dell’urna potrebbe essere l’ultima speranza di salvarsi in extremis. A quel punto resterebbe “solo” l’esecuzione della pena e dell’interdizione dai pubblici uffici che sarà  rimodulata entro fine anno dalla Corte d’appello e che poi verosimilmente finirà  in Cassazione tra inverno e primavera.
Ciononostante resta l’ipotesi di nuove elezioni anticipate a febbraio e il videomessaggio — a prescindere dalle diecimila letture che si possono dare — era innanzitutto un comizio da campagna elettorale, che voleva “rifidelizzare” i già  fedeli e stringere le file dell’elettorato che non l’ha mai abbandonato e a maggior ragione dopo la sentenza ritenuta ingiusta.
A proposito di voto segreto: nella conferenza dei capigruppo del Senato il presidente Pietro Grasso avrebbe provato a “sondare” i vertici dei gruppi parlamentari per vedere cosa ne pensassero di una possibile convocazione della Giunta per il Regolamento richiesta dal Movimento 5 Stelle per evitare che sul caso Berlusconi si voti in Aula con il voto segreto.
Il vicecapogruppo del Pdl Giuseppe Esposito avrebbe detto che, forse “per stemperare il clima” nella maggioranza sarebbe stato meglio aspettare un pò prima di prendere una decisione in questo senso. Mentre il capogruppo di Gal Mario Ferrara, secondo quanto raccontano alcuni dei partecipanti, avrebbe lanciato una sorta di provocazione: “Noi potremmo anche essere d’accordo — avrebbe detto il senatore — ma se si dovesse rimettere mano al Regolamento in materia di voto segreto allora vorremmo che fosse voto palese sempre, non solo nel caso in cui ci si pronunci sulla decadenza dal mandato di parlamentare, ma anche quando si tratti di eleggere i presidenti della Repubblica e del Senato”.
“Effetti sul governo? Decideremo domani” dice il vicepresidente del Consiglio Angelino Alfano a Matrix.
Vale a dire oggi, all’indomani del voto serale in giunta al Senato che spiana la via alla decadenza di Berlusconi.
“Berlusconi ha dimostrato senso dello Stato — ha affermato Alfano riferendosi al videomessaggio del leader diffuso ieri – ma questo non significa che non sia aperta la questione sulla compatibilità  del nostro rapporto con questi compagni di strada. Questo tema lo affronteremo con il presidente Berlusconi in questi giorni: domani (oggi, ndr) lui sarà  a Roma e ci incontrerà  e domani decideremo”.
Sulla testa di Enrico Letta, insomma, continua a pendere l’incognita del comportamento del Pdl, anche se sembra essere tramontato l’aut aut che legava la tenuta dell’esecutivo al salvataggio politico del leader condannato in via definitiva per frode fiscale.
Si fa strada l’ipotesi di un lungo logoramento, il trattamento Monti per capirsi, per andare a elezioni anticipate contro un avversario ormai logorato.
Non a caso il videomessaggio di Berlusconi è parso soprattutto un inizio della campagna elettorale della nascitura Forza Italia. Che sarà  lui a guidare, anche fuori dal Parlamento.
“Il Pdl resta al governo per non lasciare spazi al partito delle tasse e della spesa pubblica”, afferma al Corriere della Sera Renato Schifani.
E il possibile voto anticipato? “Non è questione di date”, spiega il capogruppo al Senato. “Tutto dipende dalla capacità  del governo di dare una svolta alla politica economica, con la manovra di fine anno”.
Nel frattempo Berlusconi”continuerà  a fare politica. Sarà  lui a valutare il nuovo assetto, come sempre. Poi la struttura sarà  delineata di comune intesa, in piena serenità . Non posso non immaginare un ruolo di rilievo per Angelino Alfano. E posso rassicurare i nostri elettori: nessun trauma, la classe dirigente sarà  valorizzata in base a storie personali e capacità ”. Sull’ipotesi di un Letta-bis, Schifani afferma di escludere “operazioni di trasformismo da parte di alcun senatore del Pdl”.
Tanto tuonò che non piovve? Non la pensa così Rosy Bindi, già  presidente del Pd: “Per quanto mi riguarda, con questo discorso Berlusconi ha staccato la spina al governo Letta”, spiega a Repubblica.
“Troppe volte lo abbiamo sottovalutato, è l’inizio della campagna elettorale”. Quanto ai contenuti della performance berlusconiana, continua Bindi, “sono tutti slogan vecchi che non aiutano il paese e anche lontani dal programma del governo”. Una “denigrazione pura contro la sinistra… Ci leggo una chiara presa di distanza dal percorso delle larghe intese”.
Nel Pd la linea è chiara: se c’è qualcuno che toglie linfa al governo, questo è proprio il Cavaliere.
“Diciamo no — spiega il capogruppo a Montecitorio Roberto Speranza – alle elezioni anticipate perchè bisogna dare delle risposte al Paese. Se Berlusconi stacca la spina commette un atto gravissimo, un errore di cui si assume l’enorme responsabilità ”.
Il governo ora è più debole, ribadisce Nicola Latorre, perchè il video di ieri è un “macigno sulla strada” dell’esecutivo.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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LETTA TIRA DRITTO: AVANTI CON IL PROGRAMMA

Settembre 19th, 2013 Riccardo Fucile

TIMORI DI UN NUOVO SCONTRO SULL’ECONOMIA… IL PESSIMISMO DI UN MINISTRO: “STESSO COPIONE USATO CONTRO MONTI”

«Massimo rispetto per il lavoro e l’autonomia della magistratura», e dunque una censura, anche se informale, sulle parole del leader del Pdl.
Ma anche la capacità  di cogliere del buono in quelle parole: «Berlusconi vuole che l’agenda sia focalizzata sul rilancio economico e sulla riduzione del carico fiscale? Ben venga, visto che è quello a cui stiamo lavorando», è la sintesi della reazione del presidente del Consiglio.
Per un paio d’ore, con i suoi collaboratori, Enrico Letta riflette sul senso delle parole del Cavaliere e sulla necessità  o meno di intervenire in prima persona.
Cosa leggere nel discorso di Berlusconi? Come interpretarlo? Anche fra i ministri scatta una corsa all’esegesi: è l’annuncio di una crisi ventura o solo l’atto dovuto e orgoglioso di un condannato eccellente
In una giornata in cui c’è da gestire la polemica sull’Iva, le pressioni in questo caso concordanti, del Pd e del Pdl, per trovare in extremis le coperture necessarie ad evitare l’aumento, Letta si occupa anche di uno dei temi che più gli sta a cuore, quel provvedimento soprannominato «Destinazione Italia», che oggi arriverà  in Consiglio dei ministri e sul quale il capo del governo punta moltissimo per risollevare gli investimenti esteri diretti nel nostro Paese
Nel tardo pomeriggio, quando arriva e viene trasmesso il video registrato dall’ex premier, la posizione di Palazzo Chigi è quella delle ultime settimane: «Non vogliamo mischiare piano politico e azione di governo, sino a quando avremo la fiducia del Parlamento e riterremo di poter svolgere un ruolo utile per il Paese andremo avanti, senza commentare o entrare nel percorso di una vicenda che per l’esecutivo deve restare neutra».
Il fatto che Berlusconi non tolga la fiducia al governo, che si rivolga ai ministri del Pdl, per spronarli a presentare proposte per un’economia meno gravata dalle tasse, sono segnali positivi. Il bicchiere, da questo punto vista, è certamente mezzo pieno.
Ma c’è anche il resto del discorso, quello che Epifani giudicherà  eversivo, capace di destabilizzare il governo e a questo punto a Palazzo Chigi c’è da decidere se restare alla finestra o far trapelare qualcosa della reazione del presidente del Consiglio.
Fra i ministri c’è anche scoramento.
Uno di loro, non del Pdl, dice in modo chiaro che «il copione assomiglia a quello dell’anno scorso, quando Berlusconi cominciò a destabilizzare Monti, per poi farlo cadere qualche mese dopo».
Berlusconi, è la tesi, «non può fare la crisi sulla sua decadenza, non può farla sulla giustizia, il Paese è allo stremo e non capirebbe, e allora si prepara a farla sull’economia, magari già  dalla prossima legge di stabilità ».
È un sospetto che anche nel Pd trova riscontri, a cominciare dal pensiero dell’ex segretario, Pier Luigi Bersani, che non ne ha fatto mistero con lo stesso Letta.
A questo punto dovrà  essere il capo del governo a prendere eventuali decisioni, ma non sembra che sia ancora giunta l’ora.
A fine giornata il giudizio del premier è quello degli ultimi mesi e delle ultime settimane: «Il miglior antidoto contro l’instabilità  è l’azione di governo e sono convinto che possa andare avanti con profitto».
Oltre alle decisioni sull’Iva, sul provvedimento che riguarda gli investimenti esteri, sulla legge di stabilità  che comincia a delinearsi, c’è ora anche il massimo di attenzione sul rapporto fra deficit e Pil: a fine anno potrebbe superare di un decimale la soglia del 3%, occorrerà  una lieve correzione, una ragione in più per vedere nelle parole di Berlusconi un bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto.

Marco Galluzzo
(da “il Corriere della Sera”)

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LE CINQUANTA GIORNATE DI BERLUSCONI: IL GOVERNO BALLA CON IL PDL

Settembre 19th, 2013 Riccardo Fucile

IERI IL MESSAGGIO SENZA ULTIMATUM, OGGI LO SBARCO A ROMA DA FALCO SI PREPARA A DARE BATTAGLIA SULL’ECONOMIA. E ALLE ELEZIONI ANTICIPATE

C’è una fantastica battuta di Massimo Troisi buonanima che scolpisce il senso politico del videomessaggio del Cavaliere: tra un giorno da leone (o da falco, e quindi morire con tutto il governo Letta) e cento da pecora (o colomba e chiedere a capo chino la grazia al Quirinale), Silvio Berlusconi sceglie cinquanta giorni da orsacchiotto.
Una via a metà .
Che poi cinquanta giorni è anche il nuovo termine del centrodestra entro cui far ballare e poi eventualmente cadere l’esecutivo delle larghe intese.
Nel video diffuso alle diciotto di ieri, dopo un’agonia di rinvii e infinite registrazioni, B. fa l’eversore contro la magistratura, incita gli “italiani onesti” alla ribellione (“reagite, protestate, fatevi sentire”), ma non decreta la fine del governo Napolitano-Letta-Alfano, nonostante il voto scontato per la sua decadenza nella giunta del Senato.
Il conto alla rovescia delle ultime settimane si esaurisce in sedici minuti girati nello studio di Villa San Martino ad Arcore, in uno stile scialbo-maoista.
Per di più il Cavaliere non ritorna a Roma e fa saltare il simbolico vertice notturno coi ministri del Pdl in pellegrinaggio a Palazzo Grazioli per rimettere il loro mandato nelle sue mani. Se ne parla oggi. Forse.
Quando nel pomeriggio B. dovrebbe finalmente comparire nella Capitale per l’inaugurazione della nuova sede nazionale di Forza Italia, nella piazza storicamente andreottiana di San Lorenzo in Lucina.
E proprio la resurrezione del partito azzurro è stata al centro del video di ieri.
A vent’anni dalla “discesa in campo” del 1994.
Bilancio: “Lo amo ancora questo Paese, nonostante l’amarezza di questi anni, una grande amarezza, e nonostante l’indignazione per quest’ultima sentenza”. Ovviamente, quella definitiva per la frode fiscale di Mediaset.
L’attacco ai giudici e a Md, alla “via giudiziaria al socialismo”, a una sentenza “mostruosa”, a 50 processi che “hanno infangato la mia immagine”, all’“aggressione scientifica, pianificata, violenta del braccio giudiziario” della sinistra che non è mai diventata socialdemocratica, sono il cuore eversivo del video. Non solo.
Berlusconi non solo non accetta la condanna, come aveva chiesto il Colle nelle condizioni per un eventuale provvedimento di grazia, non solo annuncia che ricorrerà  in tutte le sedi, italiane ed europee, ma non fa nemmeno il passo indietro dalla politica, secondo il percorso concordato da Napolitano con le cosiddette colombe di famiglia capitanate da Fedele Confalonieri.
Il Cavaliere arriverà  alla fatidica scadenza del 15 ottobre, quando deciderà  tra servizi sociali e domiciliari, da senatore che non si dimette, che vuole arrivare alla prova dell’aula di Palazzo Madama sulla sua decadenza.
E lì c’è da giurare che le conseguenze saranno più gravi del video di ieri.
Da giorni persino gli agguerriti falchi del Pdl andavano proclamando: “Il presidente non farà  nulla per rompere, tenterà  di provocare il fallo di reazione del Pd”.
Questo l’obiettivo di ieri.
Minare il governo e iniziare un’offensiva sull’economia, che servirà  da scudo per coprire i veri motivi di una probabile crisi.
Solo in quest’occasione B. cita i ministri: “I nostri ministri hanno già  messo a punto le nostre proposte per un vero rilancio dell’economia, proposte che saranno principalmente volte a fermare il bombardamento fiscale che sta mettendo in ginocchio le nostre famiglie e le nostre imprese”.
È l’unica parentesi di “bene comune”, quella sull’economia, tra i guai giudiziari elencati, compreso il risarcimento a quel De Benedetti amico della sinistra, e le minacce eversive.
La ribellione al “contropotere” dei magistrati è la pietra angolare su cui poggia la rinascita di Forza Italia, la bandiera che B. riprende in mano anche come risposta alla “politica sporca” che provoca “nausea” ai cittadini”.
Il video è stato diffuso alle diciotto anche per tentare di oscurare mediaticamente il voto nella riunione serale della giunta.
Alfano aveva annunciato che i ministri sarebbero andati a Palazzo Grazioli subito dopo la bocciatura della relazione di Augello. Tutto rinviato a oggi.
Da perfetto democristiano, Berlusconi con il messaggio di ieri, si mantiene tutte le strade aperte. Questa è la chiave per decifrare le omissioni su governo e rottura delle larghe intese. Certamente, però, il video peserà  nella trattativa con il Quirinale per la grazia.
Da un lato B. soddisfa politicamente l’attesa di Napolitano e non ribalta il tavolo. Dall’altro però muove a una nuova crociata contro i magistrati. Il capo dello Stato continuerà  a far finta di non vedere in nome del suo realismo togliattiano?
Del resto, quella di ieri sembra una nuova tregua a tempo. Il Cavaliere non si dimette da senatore e sarà  a capo di Forza Italia: “Decaduto o no, sarò sempre con voi, al vostro fianco . Si può far politica anche senza essere in Parlamento. Non è un seggio che fa un leader”.
Frase che potrebbe preludere anche all’investitura di un candidato premier in caso di elezioni anticipate a febbraio.
Il nome che circola rimanda alla solita soluzione dinastica smentita miliardi di volte: la primogenita Marina. In ogni caso oggi Berlusconi dovrebbe tornare a Roma e parlare di nuovo, salvo ripensamenti dell’ultima ora.
Vedrà  anche i ministri e farà  il punto con il loro.
Almeno per il momento non si dovrebbe rompere.

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IL CAVALIERE APRE LA CAMPAGNA ELETTORALE: “ORA COSTRINGIAMO IL PD A FARE LA CRISI”

Settembre 19th, 2013 Riccardo Fucile

AUMENTERANNO LE RICHIESTE AL GOVERNO IN MODO DA RENDERE IMPOSSIBILE LA LORO ACCETTAZIONE: PER RENDERE IMPOPOLARE IL PD CHE DEVE MEDIARE CON I VINCOLI EUROPEI

«Dobbiamo costringere il Pd ad aprire la crisi di governo ». Il piano di Berlusconi è chiaro e porta dritto alle elezioni anticipate.
E il video-messaggio diffuso ieri è solo il primo tassello dell’operazione, di fatto l’apertura della campagna elettorale di Forza Italia.
Certo, manca in quel testo, limato fino all’ultimo e di cui nessun ministro del Pdl era a conoscenza, un esplicito ultimatum al Pd.
Anzi, il Cavaliere è stato attento a tenere separata la questione della sua decadenza da senatore dalla durata dell’esecutivo.
Nessun ricatto – «accettate il ricorso alla Corte costituzionale oppure è crisi» – come da giorni minacciavano i vari Schifani, Brunetta, Bondi.
Anzi, lo psicodramma della giunta delle elezioni, che ha tenuto banco per tutta l’estate, sembra dimenticato, come se il leader forzista ormai si vedesse già  fuori da palazzo Madama.
«Andrà  ai servizi sociali – pronosticava ieri nel cortile di Montecitorio Michela Vittoria Brambilla – e ogni giorno ci sarà  la fila delle televisioni per riprenderlo mentre aiuta qualche famiglia di bisognosi. Sarà  un trionfo per lui e un boomerang pazzesco per chi pensava di umiliarlo».
Una delle ipotesi che di cui si sente parlare nel Pdl è che Berlusconi si rivolga ai radicali – con i quali marcia mano nella mano nella campagna di raccolta firme per i referendum – per l’affidamento ai servizi sociali.
L’offerta di Pannella è quella di prestare servizio nell’associazione “Non c’è pace senza giustizia” che si batte per i diritti umani nel mondo.
Di fatto ormai la legislatura corre su un piano inclinato. Perchè d’ora in avanti, anticipa chi ha lavorato al videomessaggio nell’ultima settimana, «ogni giorno salirà  il tono delle richieste al governo. E non ci saranno più mediazioni».
Il tentativo è scoperto ed è la replica di quanto accaduto con l’esecutivo di Mario Monti: sfilarsi dall’abbraccio delle larghe intese e lasciare il Pd a difendere i provvedimenti più impopolari richiesti dall’Europa.
Un ministro del Pdl confida preoccupatissimo in serata lo stato d’animo delle colombe che restano come ostaggi nel governo: «Ci sentiamo sotto esame. È come se Berlusconi avesse impostato un conto alla rovescia di tre mesi. E, se falliamo sui provvedimenti economici, il governo salta e noi con lui».
Dopo il videomessaggio a palazzo Chigi è iniziata una processione di colombe per andare a parlare con Angelino Alfano e discutere del significato da dare alle parole del leader.
Ormai le comunicazioni tra il Cavaliere e i ministri del Pdl, tenuti all’oscuro del video, si sono rarefatte.
Oggi ci sarà  l’inaugurazione della sede di Forza Italia, alla presenza di tutti i parlamentari del Pdl, ma sembra che non sarà  concessa udienza privata ai ministri.
E’ come se Berlusconi se ne servisse alla stregua di scudi umani, pronto a sacrificarli se il Pd non dovesse ottemperare «alla lettera» ai diktatdel Pdl su Imu e Iva.
Lo stesso Enrico Letta, a cui si sono rivolti ieri i ministri pidiellini per capire la situazione, ha provato invano a rassicurarli: «State tranquilli e lavorate. Con Berlusconi ho un ottimo rapporto. Non so cosa dica a voi, ma a me.. «. E tuttavia nemmeno l’ottimismo di facciata del premier, che si tiene in contatto costante con fedele Confalonieri, è riuscito a scalfire il pessimismo diffuso tra le colombe. Tutto traballa.
La situazione è talmente precaria che Renato Brunetta ha rinnovato i contratti ai collaboratori del gruppo di Montecitorio solo fino a dicembre. «Berlusconi – ragiona Augusto Minzolini, uno degli ideologi della nuova fase – individua il punto di sopravvivenza del governo sui temi fiscali e vincola i ministri su questo».
È un cambio di prospettiva che comporta una progressiva riduzione degli spazi di agibilità  politica di Enrico Letta.
Mentre dall’altra parte si prepara la macchina da guerra elettorale del Cavaliere.
Certo, non potrà  essere candidato in prima persona per via dell’interdizione. Ma ormai è un dettaglio. Anche perchè a bordo campo si prepara la figlia Marina, sempre più presente.
L’erede ha un solo problema, confidato a un amico qualche tempo fa: «Non mi sento pronta a sfidare Renzi in tv».

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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MARCO TRAVAGLIO: 1,3 BALLE AL MINUTO

Settembre 19th, 2013 Riccardo Fucile

LE ANALOGIE CON IL MESSAGGIO DEL ’94… VENTI BALLE CONCENTRATE IN UN QUARTO D’ORA

A parte la perfetta imitazione della mummia di Mao Tse-Tung ricomposta in un frizzante doppiopetto scuro, il videomessaggio che annuncia la nascita di Forza Italia presenta varie analogie con quello primigenio del ’94 che annunciava la nascita di Forza Italia: il colorito pastello del faccino levigato come un culetto di bambino, peraltro adornato da una chioma decisamente più fluente di 20 anni fa; il set Ikea con i libri finti di legno e le foto di famiglia sulla scrivania, senza più Veronica, ma sempre rivolte verso l’esterno; l’impermeabilità  al senso del ridicolo che accomuna la salma parlante e i cameramen riprendenti, a nessuno dei quali scappa mai da ridere.
Neanche quando lui chiama il Padreterno a testimonial di Forza Italia 2.0 o quando invita kennedianamente gli italiani a domandarsi non cosa può fare lui per loro, ma cosa possono fare loro per lui.
Ma soprattutto il fatto che, dopo quasi 20 anni, il protagonista sia ancora a piede libero, il che costituisce il vero, l’unico, miracolo italiano.
Quanto alle differenze fra il ’94 e l’oggi, a parte i segni del tempo trascorso (più per noi che per lui), spicca lo straordinario progresso nella capacità  di mentire, frutto di un lungo e proficuo allenamento: in un quarto d’ora è riuscito a infilare la bellezza di 20 balle, che costituiscono il nuovo record mondiale di cazzate al minuto (1,3 periodico).
1) Il presunto “bombardamento fiscale che mette in ginocchio aziende e famiglie” non riguarda comunque le sue, vista la sua condanna per frode fiscale, senza contare i vari autocondoni.
2) Il presunto sabotaggio degli alleati che in 20 anni gli avrebbe “bloccato tutte le riforme” non gli ha impedito di approvare la legge sulle rogatorie del 2001 in 93 giorni, la Cirami del 2002 in 119 giorni, il lodo Schifani del 2003 in 69 giorni, il lodo Alfano del 2008 in 25 giorni.
3) È falso che gli abbiano legato le mani sulla “riforma della giustizia”, visto che in vent’anni ne sono state approvate 110.
4) Non è Magistratura democratica che ha trasformato le toghe “da impiegati pubblici non eletti in potere dello Stato”: è l’art. 104 della Costituzione, che definisce la magistratura “autonoma e indipendente da ogni altro potere”, cioè anch’essa un potere dello Stato. Come negli Stati di diritto da Montesquieu in poi. Il che non vuol dire “irresponsabile e immune”: i giudici che rubano finiscono in galera (tipo quelli corrotti da Previti), i politici che rubano si coprono a vicenda.
5) Nessun magistrato, nemmeno di Md, ha mai detto di voler realizzare “la via giudiziaria al socialismo”.
6) Nel 1992-’93 la magistratura non ha affatto eliminato “i 5 partiti democratici che governavano da 50 anni”: si sono eliminati da soli, rubando. Come lui stesso disse nel ’94: “La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti schiacciati dal debito pubblico e dal sistema di finanziamento illegale dei partiti lascia il Paese incerto al passaggio di una nuova Repubblica”.
7) Nel ’94 B. fu inquisito per le tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza, poi condannato in tribunale, prescritto in appello e assolto in Cassazione, ma non “con formula piena”, bensì dubitativa: “insufficienza probatoria” (e solo perchè Mills, che le prove a suo carico le conosceva, mentì sotto giuramento perchè corrotto da lui). E le tangenti esistevano: il manager Sciascia corruttore e i finanzieri corrotti furono tutti condannati.
8) “Per questo cadde il mio primo governo”. No, cadde perchè Bossi gli levò la fiducia, in dissenso sulla riforma delle pensioni.
9) “Da allora ho subìto 50 processi…”. Che però sono 28.
10) “…e 41 si sono conclusi senza condanne”. Ma le sentenze, meno di 41, lo dichiarano colpevole di corruzione, falso in bilancio, appropriazione indebita, falsa testimonianza, frode fiscale e rivelazione di segreti, ma impunito per prescrizione o per amnistia o perchè si è depenalizzato il reato.
11)“La sentenza (Mediaset) potrebbe non essere definitiva: mi batterò in Italia e in Europa per la revisione”. In Italia la revisione è ammissibile solo con nuove prove, che per ora non si vedono; in Europa nessuna Corte può ribaltare sentenze di tribunali nazionali.
12) “Md si è impadronita della maggioranza della magistratura e dei collegi giudicanti”. Md non è mai stata maggioritaria tra le correnti togate e anche alle ultime elezioni per l’Anm s’è piazzata terza, alle spalle delle componenti moderate (Unicost e di MI), con 1975 voti su 7359. E nessuno dei 5 giudici di Cassazione del processo Mediaset è di Md.
13) “Per condannarmi hanno inventato un nuovo reato: quello di ideatore di un sistema di evasione fiscale”. Ma il reato è vecchio come il mondo: la legge punisce il “mandante”, il “promotore”, l’ “organizzatore” e il “concorrente nel reato” (articoli 110-112 del Codice penale).
14) “Hanno rifiutato di sentire 171 testimoni a mio favore”. Può darsi, ma il giudice ha il potere di sfrondare le liste dei testi della difesa e del pm: altrimenti l’imputato potrebbe citare direttamente l’elenco telefonico e il processo durerebbe un secolo.
15) “Mi hanno sottratto al mio giudice naturale: la sezione ordinaria penale della Cassazione…”. Il giudice naturale, d’estate, per i processi a rischio prescrizione, è la “sezione feriale promiscua” (mista di giudici penali e civili): la sua comunque era tutta di giudici penali.
16) “…dove già  mi avevano assolto due volte per gli stessi fatti”. No, l’hanno assolto per Mediatrade, cioè per il periodo successivo a quello dei fatti contestati nel processo Mediaset.
17) “Mi hanno condannato per una presunta evasione dello zero virgola, a fronte di 10 miliardi pagati dal ’94 a oggi da Mediaset”. A parte il fatto che fino a due settimane fa i miliardi erano 6 e non 10, lo zero virgola non sta in piedi: la condanna riguarda ammortamenti di 7,3 milioni su due annualità , ma solo perchè i restanti 300 milioni relativi agli anni precedenti si sono prescritti grazie all’ex-Cirielli e alla controriforma del falso in bilancio.
18) “Io non ho commesso alcun reato”. Ma le sentenze definitive che lui cita come modelli di giustizia imparziale lo dichiarano colpevole di svariati delitti gravissimi (vedi punto 10).
19) “Sono orgoglioso di aver impedito di andare al potere a una sinistra che non ha mai rinnegato la sua ideologia e vuole levarmi di mezzo col suo braccio giudiziario”. Strano: con quella sinistra lui governa dal novembre 2011, mantenendola al potere.
20) “Forza Italia difende la tradizione cristiana della vita e della famiglia”. Parola di uno che fece abortire Veronica e — come dice Benigni — “ha avuto diverse mogli, fra cui alcune sue”. Infatti l’unica frase coerente e veritiera è l’appello ai “missionari della libertà ”: lui ha sempre prediletto la posizione del missionario.

Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano”)

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