Gennaio 6th, 2014 Riccardo Fucile
SI CONSUMA A CAPALBIO L’ULTIMA LITE TRA CORRENTI DEL PD
Per un renziano della prima ora come lui, è quasi un affronto essere stato, di fatto, rottamato, almeno
per il momento.
Capita all’ex sindaco di Capalbio, Luigi Bellumori, che due mesi fa è stato sfiduciato in consiglio comunale dal suo stesso vice, Settimio Bianciarelli, democratico anche lui, fuoriuscito in un gruppo autonomo.
Tant’è che, in mancanza di un primo cittadino, dal 28 dicembre a guidare l’amministrazione del comune simbolo della sinistra radical chic sin dai tempi di Achille Occhetto, è arrivato un commissario straordinario, la viceprefetto Erminia Giuseppina Ocello.
Dalle foto di piatti colmi di prelibatezze, feste per la Befana e del gatto rosso sullo scooter postate sul profilo Facebook, non sembra che Bellumori sia poi tanto contrariato.
Anche perchè, pare, alle prossime elezioni di primavera si ricandiderà ancora.
Ma è singolare che, a portare l’amministrazione comunale all’Ultima Spiaggia (in questo caso non è il nome del noto stabilimento balneare) non siano stati gli avversari politici quanto i bisticci all’interno del Pd, renziani contro cuperliani.
Finchè la cittadina della Maremma è finita commissariata.
Nel frattempo, anche il vice Bianciardi è stato folgorato da Renzi, però il segretario del circolo Pd, Marco Donati, gli ha negato la tessera in memoria dello «sfregio».
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 6th, 2014 Riccardo Fucile
“PERICOLO DI VITA? NON SI PUO’ DIRE PRIMA DI 72 ORE”
«Condizioni stabili». L’ex segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, ha subìto un intervento chirurgico dopo il grave malore che l’ha colpito nella mattinata di domenica. L’intervento sarebbe «tecnicamente riuscito».
L’ospedale di Parma diffonderà un nuovo bollettino medico domani intorno alle 11.
L’ALLARME
La tac cui era stato sottoposto presso l’ospedale di Piacenza aveva evidenziato una lieve emorragia cerebrale in seguito alla quale era stato disposto il trasferimento all’ospedale Maggiore di Parma dove, dopo ulteriori esami angiografici, i medici avevano optato per un intervento chirurgico, iniziato intorno alle 18 e durato circa 4 ore.
I dettagli sono stati resi noti dall’Azienda Ospedaliera: “Condizioni stabili, prognosi riservata, il paziente risponde positivamente”.
Sono questi i passaggi salienti del bollettino sulle condizioni di salute di Pier Luigi Bersani, l’ex segretario del Pd.
PRUDENZA
«Bersani è in pericolo di vita? Prima di 48-72 ore non possiamo esprimerci». Così Ermanno Giombelli, il medico che ha operato Pier Luigi Bersani, incontrando i giornalisti presso l’ospedale di Parma in una breve conferenza stampa.
«L’intervento è stato complesso sotto il profilo neurologico. Non ci sono altri aneurismi, ma non si possono escludere rischi di complicanze. Non presumiamo ci siano dei danni permanenti, il rischio maggiore sono le ischemie», ha spiegato Giombelli.
I DETTAGLI DELL’INTERVENTO
L’intervento è cominciato attorno alle 18.30 ed è finito verso le 22. L’operazione chirurgica è sostanzialmente servita per chiudere, con una specie di clip, la malformazione cardiovascolare, un aneurisma all’arteria cerebrale, le cui caratteristiche non potevano essere trattate in maniera endovascolare.
Una malformazione che potrebbe essere congenita visto che c’è una familiarità . «Nelle prossime ore – ha detto Giombelli – faremo una tac di controllo. Per il momento è presto per esprimere pareri assoluti, la prognosi rimane riservata e sicuramente non la scioglieremo prima di 72 ore. In queste situazioni andiamo avanti di 24 ore in 24 ore».
Le emorragie vengono calcolate in una scala da uno a quattro e quella di Bersani era al grado tre.
I danni neurologici da uno a cinque, e in questo caso il grado raggiunto era il due.
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 6th, 2014 Riccardo Fucile
PUBBLICA UN VECCHIO PROGRAMMA PER LE EUROPEE E AZZERA MESI DI DIBATTITO NEL MOVIMENTO PER UN REFERENDUM INCOSTITUZIONALE
Tre convegni alla Camera con economisti — in genere di buon curriculum — sull’euro, mesi di
discussioni tra i militanti, i gruppi parlamentari in gran parte orientati a una scelta netta contro la moneta unica, una posizione di vantaggio in un mercato elettorale (quello, all’ingrosso, euroscettico) in cui il Movimento 5 Stelle si era posizionato per primo e con più credibilità visto che, per non fare che un esempio, non ha firmato il Fiscal Compact come fece l’oggi antieuropeista Silvio Berlusconi.
Tutto questo, però, è finito venerdì, quando Beppe Grillo ha pubblicato i suoi sette punti programmatici (ne aveva già parlato anche all’ultimo V Day) per le prossime Europee.
Roba vecchia, se è lecito, nel senso che sono in parte suggestioni che arrivano dalla fase embrionale del Movimento 5 Stelle e, per così dire, euroconfuse più che euroscettiche.
Si prenda, ad esempio, il referendum sull’euro, che dovrebbe seguire un anno di dibattito: bizzarro che una forza politica proponga da anni una consultazione sulla moneta unica e ancora non abbia trovato modo di far sapere ai cittadini qual è la sua posizione.
Per di più i referendum su trattati internazionali — come quello che istituì l’euro — sono incostituzionali a norma dell’articolo 75 della Carta.
E, infine, se Grillo e il cofondatore del Movimento Gianroberto Casaleggio avessero seguito i convegni organizzati dai loro “portavoce” a Roma, avrebbero saputo che per tutti gli esperti il solo fatto di annunciare un referendum del genere avrebbe come conseguenza una immediata fuga dei capitali dall’Italia con relativa dissoluzione del sistema bancario.
Altri punti — come l’abolizione del Fiscal Compact e del pareggio di bilancio o l’adozione degli eurobond — sono al momento pie intenzioni, visto che manca il contesto politico in cui portarle avanti (tradotto: la Germania non vuole), ma servono a lanciare un segnale a quella bella fetta di elettorato del M5S che guarda con favore all’euroexit o che comunque è assai scontenta del funzionamento dell’Unione.
La cosa più rilevante, però, è quel che questa uscita segnala sulla natura ancora spuria del Movimento, diviso tra iperdemocrazia online e una incomprimibile natura verticistica.
Il risultato è una enorme confusione.
Su natura e problemi dell’euro — cioè la partita fondamentale del futuro prossimo — lo stesso Beppe Grillo, o meglio il suo blog, ha avuto un atteggiamento oscillante: a volte l’abbandono della moneta unica è stato dipinto come una catastrofe, altre come inevitabile e necessario per l’Italia.
Gli eletti e i militanti del M5S, però, specialmente quelli che si occupano di macroeconomia, non sono così ballerini e propendono largamente per l’addio all’euro: il sito “Economia 5 Stelle”, per dire, si apre proprio con un manifestino “No euro” .
Quel sito, si potrebbe obiettare, non è ufficiale. E, infatti, l’unica voce ufficiale è quella che arriva dal blog di Beppe Grillo e a “portavoce” e cittadini sparsi non resta che auscultare gli umori della casa-base o aspettare direttive.
Di più, sono caldamente invitati a non occuparsi di questioni che non li riguardano: lo stesso Casaleggio lo ha chiarito agli eletti in Parlamento durante due visite a Roma, l’ultima in occasione dei saluti per Natale proprio dopo i convegni dedicati alla della moneta unica. Decide la rete, cioè lui.
La scelta di organizzare la campagna per le europee attorno ai sette punti ha, infine, sedato anche alcuni rumors interni al Movimento: “Pare che pure Casaleggio si sia convinto che dobbiamo uscire dall’euro”, si diceva a Roma.
Ora è chiaro che non è così eppure resiste un ultimo paradosso: pur non avendo ancora preso una posizione netta sul tema, Grillo è considerato da tutti il campione italiano degli antieuro.
L’ultimo numero di The Economist, ad esempio, inserisce il M5S tra gli “Europe’s Tea Parties”, i partiti che distruggeranno Strasburgo dopo le prossime europee. L’euroconfusione regna anche a Londra.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 6th, 2014 Riccardo Fucile
PARLAMENTARI CONTRO GRILLO: “IL PARLAMENTO E’ LEGITTIMO, LA CONSULTA DICE CHE IL SISTEMA DI VOTO SI PUO’ MODIFICARE”
Da una parte le sollecitazioni di Matteo Renzi, sempre più pressanti, che danno l’impressione di una volontà di cambiare la legge elettorale che prima non c’era; dall’altra il niet di Beppe Grillo sul blog: «Non si tratta con un Parlamento illegittimo».
Tra l’incudine e il martello, i gruppi parlamentari del M5S tornano a navigare a vista. Non senza qualche voce critica che esce alla scoperto, con l’aggiunta di numerosi mal di pancia (privati).
Le parole più dure le utilizza il senatore triestino Lorenzo Battista, che alla “provocazione” del leader (la chiama così) risponde con un’altra provocazione ancora: «E allora anche il nostro vicepresidente della Camera, o il nostro questore, o il nostro presidente di Commissione Vigilanza Rai, sono illegittimi, essendo lì grazie ai voti di un Parlamento incostituzionale. Si dimettessero no?».
Se non fosse che la logica è spesso un’opinione.
«Insomma, parlare di Camere illegittime è pericoloso – aggiunge – e, volendo persistere, per ragioni di coerenza dovremmo andare a casa tutti noi. Non solo: ogni legge, ogni mozione, ogni interpellanza sono da annullare, seguendo questo principio».
Un altro senatore e membro della commissione Affari Costituzionali, Francesco Campanella, è meno diretto ma sottolinea due concetti che, di fatto, contraddicono le parole del blog.
Primo: «Nel comunicato che ha annunciato la propria decisione la Corte Costituzionale ha affermato che il Parlamento di questa legislatura ha piena legittimità a cambiare la legge elettorale».
Secondo: «La riadozione del Mattarellum sarebbe comunque un atto di produzione legislativa, impossibile se il parlamento attuale non fosse legittimato a legiferare».
Il deputato Tommaso Currò sembra quasi sconsolato: «È un teatrino, un gioco delle parti, dove anche Grillo partecipa. Diciamolo chiaramente: certi proclami come quest’ultimo hanno un sapore elettoralistico e basta».
Intanto che, come promesso, agli iscritti al blog venga data la possibilità di votare le diverse proposte di legge elettorale avanzate dal M5S e che verranno illustrate da Aldo Giannuli (saggista e ricercatore di Storia alla Statale, da sempre vicino all’area della sinistra radicale), sia alla Camera che al Senato c’è già la bozza di riforma depositata dal Movimento lo scorso ottobre.
Un proporzionale con un mini-premio e con un sistema di preferenze ispirato al modello svizzero, «che garantisce agli elettori la massima libertà nella scelta degli eletti e minimizza i risvolti negativi dei tradizionali sistemi di preferenza come clientelismo e corruzione. Se a Renzi interessa il modello spagnolo vero, che garantisca una governabilità del Paese e non un dominio, vada a leggersela», è l’invito di Danilo Toninelli, il massimo esperto in materia in casa grillina.
Insomma, su quella si può trattare, anche se il Parlamento è “incostituzionale”?
«Beh, se davvero quella proposta fosse largamente condivisa – ammette Mario Giarrusso – per noi sarebbe impossibile dire di no».
Matteo Pucciarelli
(da “la Repubblica”)
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