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RENZI TOGLIE AGLI ITALIANI LE PREFERENZE MA REGALA DEPUTATI ALLA LEGA

Gennaio 22nd, 2014 Riccardo Fucile

PRONTO IL SALVAGENTE PER I CLANDESTINI   PADANI: “LO SBARRAMENTO NON VALE PER I PARTITI A FORTE RAPPRESENTANZA TERRITORIALE”… DISSENSO ANCHE IN FORZA ITALIA: “CON LA RIPARTIZIONE NAZIONALE FAVORITI I FORZISTI DEL SUD”

«Chiamate Goldrake, più di così non potevo arrivare”. Matteo Renzi accomodato nel salotto di Porta a Porta difende a spada tratta il suo accordo sulla legge elettorale con Silvio Berlusconi.
Sull’assenza di preferenze e sulle soglie di sbarramento.
Anche a costo di “inimicarsi” i piccoli” che lo incalzano per abbassare le soglie di sbarramento, alzare al 40 per cento quella per ottenere il premio.
E soprattutto, il Nuovo centrodestra e la minoranza del Pd, che vogliono inserire le preferenze.
No, replica, il segretario del Pd, l’accordo è questo .
Verrebbe da rispondere: e chi se ne frega, l’hai fatta tu questa legge patacca, non gli italiani.
Spiega che l’accordo con Berlusconi è stato uno scambio: io, dice, ho ceduto sulle preferenze e il Cavaliere ha detto si al doppio turno.
Ma piovono critiche.
A partire da quelle d Gaetano Quagliariello che ieri ha detto: il mio giudizio sul progetto è positivo, ma vedo tre rischi di costituzionalità  Il ministro ha indicato il premio di maggioranza che rischia di essere ancora sproporzionato, il destino dei voti dei partiti che in una coalizione non superano il 5 per cento, finirebbero al partito maggiore e l’assenza delle preferenze.
«Ci sono in tutte le altre elezioni, – dice: – il pericolo di controllo mafioso ci sarebbe solo per il Parlamento?».
Ma sul cammino della legge, – che oggi inizia l’iter in commissione e dovrebbe approdare in aula il 29 gennaio, – grava una minaccia meno palese e più strisciante.
I deputati forzisti si sono resi conti che il meccanismo di ripartizione dei voti a livello nazionale, scegliendo i candidati che nelle circoscrizioni avranno i risultati migliori, penalizzerebbe i candidati forzisti del Nord.
Questi, infatti, devono fare i conti con una concorrenza più agguerrita e potrebbero ottenere percentuali più basse dei colleghi del Sud.
Così fra banchi forzisti della Camera ieri serpeggiava un certo malumore sulla proposta di Renzi.
E si parlava molto del possibile voto segreto sulla legge.
Malumore accresciuto dal fatto che il Cavaliere e Verdini si sarebbero presentati all’incontro con l’idea di ripartire i seggi nelle circoscrizioni e ne sarebbero usciti con il collegio unico nazionale.
Intanto spunta una modifica ad hoc che dovrebbe salvare la Lega.
Qualcosa che evita ai partiti con forte rappresentazione locale di sfuggire alla tagliola degli sbarramenti.
Ne parla Renato Brunetta e Renzi non è contrario: «Un sistema di salvaguardia » per partiti tipo la Lega, – dice – «può starci».

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“VOGLIONO I NOMINATI, FANNO CARTA STRACCIA DELLA CONSULTA: L’ITALICUM E’ INCOSTITUZIONALE”

Gennaio 22nd, 2014 Riccardo Fucile

NUOVA BATTAGLIA DEGLI AVVOCATI BOZZI E TANI: “RICORREREMO”

L’esultanza per la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il Porcellum, grazie alla loro ostinazione, sembra ormai lontanissima.
E “l’Italicum” agli avvocati Claudio Tani e Aldo Bozzi è apparso come uno spettro che può rovinare tutto.
Proprio la loro battaglia giuridica, insieme ai colleghi Giuseppe Bozzi e Felice Besostri, li ha portati prima in Cassazione e poi davanti alla Consulta, che ha dato loro ragione.
Ora, però, il progetto Renzi-Berlusconi li fa infuriare.
“È anticostituzionale”, dicono all’unisono mentre li intervistiamo: “Non è cambiato nulla, anzi l’Italicum è peggio della legge Calderoli”.
E anche se i toni, sia di Tani sia di Bozzi, sono appassionati, l’analisi giuridica non ne risente di certo: “Siamo al bipartitismo totale e assoluto che è in contrasto con la Costituzione, se quello che leggiamo dai giornali dovesse diventare legge produrrà  solo due forze politiche di grande dimensione. E con un’operazione puramente aritmetica la coalizione che otterrà  il 35% dei voti si accaparrerà  un premio di maggioranza del 18%, arrivando al 53%. L’effetto parallelo, negativo, sarà  che il 65% di coloro che avranno votato contro la coalizione che incassa un premio , si divideranno solo il restante 47%, le spoglie. Se il divaricatore è di questa natura siamo fuori dalla Costituzione”.
Chiediamo ai due avvocati se l’Italicum ignori la sentenza della Consulta.
Il giudizio è senza appello: “La sentenza se la saranno anche letta ma se ne fregano, per loro è come se non ci fosse stata. Non hanno alcun interesse ad applicarla perchè l’obiettivo non è ridare la parola ai cittadini, non è far pesare ogni voto allo stesso modo, o quanto meno in modo proporzionale, l’obiettivo è l’eliminazione dei piccoli partiti, spazzarli via”.
State parlando di Pd e Forza Italia? “Esattamente. La loro proposta non solo si fa beffa della sentenza della Corte costituzionale, ma è fatta a uso e consumo di quei due partiti, come se tutto il resto del pluralismo politico, sociale, economico e così via non esistesse. Vogliono passarci sopra”.
Per gli avvocati Bozzi e Tani l’Italicum viola l’articolo 49 della Costituzione che stabilisce il diritto dei cittadini di associarsi in partiti. “Dove sta scritto che non devono essere più di due?”.
Ci facciamo spiegare perchè, a loro avviso, la proposta Renzi-Berlusconi ignora la sentenza della Corte costituzionale: “La Consulta ha stabilito che ciascun voto deve contribuire potenzialmente, e con pari efficacia, alla formazione degli organi elettivi e, quindi, il margine di differenza tra voti e seggi non può compromettere il principio dell’uguaglianza del voto”.
I fautori dell’Italicum hanno parlato di proporzionale, quasi a voler evocare la Consulta.
“C’è un grande inganno perchè questo progetto di legge sceglie il proporzionale ma dice che con il 35% una coalizione può arrivare al 53% con un premio di maggioranza. Quindi, rispetto al Porcellum, nella sostanza, non cambia nulla, alla faccia del pluralismo”.
Forse, però, un punto della sentenza della Consulta è stato recepito: liste bloccate ma corte: “In realtà  neppure quello perchè la Corte ha detto solo che le liste bloccate corte, riferendosi alla loro formazione in elezioni locali, garantiscono maggiore conoscibilità  dei candidati. Ma la stessa Corte ha stabilito con chiarezza che una cosa è la conoscibilità  e un’altra è la possibilità  di scelta del candidato che — sempre secondo la Corte — deve essere garantita. Il cittadino deve poter scegliere raggruppamento e candidati . Così non è”.
Ancora un Parlamento di nominati? “Esattamente”. E a chi ribatte che le preferenze hanno generato candidati controllati dalla mafia o da altri gruppi di potere, entrambi gli avvocati respingono l’obiezione: “Non ci sono mai stati tanti indagati come da quando è entrato in vigore il Porcellum”.
E se l’Italiacum diventerà  legge così com’è, Bozzi e Tani sono pronti a dare ancora battaglia: “Siamo riusciti con gran fatica a passare un vaglio di costituzionalità , ma la causa è ancora pendente in Cassazione. Dunque, se non ci sarà  una riforma che rispetti i principi costituzionali, i partiti devono sapere che non è finita. Torneremo a chiedere il ricorso davanti alla Corte costituzionale”.
Partiti avvertiti mezzo salvati.
Forse.

Antonella Mascali
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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«VUOLE L’AMBULANZA? DITEGLI DI CORRERE DALLA DE GIROLAMO»

Gennaio 22nd, 2014 Riccardo Fucile

IL TESTO DELLA REGISTRAZIONE IN CUI LA DE GIROLAMO STABILIVA A QUALE COMUNE DOVESSE ESSERE ASSEGNATA L’AMBULANZA A SECONDA DELLA VICINANZA POLITICA

Eccole le registrazioni che provano gli interventi di Nunzia De Girolamo per disegnare l’emergenza della sanità  della provincia di Benevento non su misura delle esigenze dei malati ma per penalizzare i sindaci che non ‘corrono’ da lei.
Nella conversazione registrata dal manager Felice Pisapia che pubblichiamo oggi il ministro De Girolamo dice ai manager della Asl di non dare l’ambulanza al paese di Foiano Val Fortore e di darne una, ma senza personale, al paese di Ginestra perchè così il sindaco Udeur di quest’ultimo paese, Zaccaria Spina: “deve venire da me e io gli dò”.
Ai manager Asl che chiedono nel luglio 2012 l’assenso della coordinatrice del Pdl sulla soluzione penalizzante per il paese del sindaco Spina, donna Nunzia del Sannio risponde: “Ovviamente dovete dire a Zaccaria: ‘tu rimani senza niente, corri dalla De Girolamo!’”.
Sarà  un caso ma è questo proprio il punto esatto sul quale il ministro, messo alle corde dalle domande di Piazza Pulita, ha abbandonato a metà  la sua intervista con la giornalista Francesca Biagiotti.
Quando le chiede: “Lei ha mai chiesto di togliere tutto a Zaccaria Spina, sindaco Udeur di Ginestra?”, il ministro risponde: “Ginestra ha un’ambulanza”.
L’inviata ribatte: “sì ma senza personale” e il ministro afferma: “ma questo non dipende da me” poi subito si toglie il microfono e abbandona.
La trascrizione della registrazione della riunione del 30 luglio a casa del padre di Nunzia De Girolamo che pubblichiamo oggi dimostra che il ministro delle ambulanze ‘con o senza’ personale si occupava eccome.
Le registrazioni fatte dal manager della Asl indagato, Felice Pisapia, a casa De Girolamo sono state trascritte da un perito di parte e assommano a 400 pagine ma sono state riportate dalla Guardia di Finanza in un’informativa depositata e pubblicata dal Fatto solo per 9 pagine.
Oggi siamo in grado di pubblicare un’altra mezza dozzina di pagine della parte segreta.
Non è il frutto della trascrizione di un pubblico ufficiale ma è stata consegnata il 19 settembre scorso da Felice Pisapia al pm con le altre.
Partecipano al colloquio Nunzia De Girolamo , allora coordinatore del Pdl beneventano, Michele Rossi, direttore generale della Asl di Benevento; Mino Ventucci, direttore sanitario della Asl; Felice Pisapia (poi sottoposto a misura cautelare dell’obbligo di dimora per truffa e peculato) direttore amministrativo della Asl e Luigi Barone, attuale responsabile del sito del ministero.

Ecco la trascrizione.
Nunzia: Si deve fare quest’operazione qua.
Mino: però io.
Nunzia.: L’ambulanza fisicamente dove deve stare? Si deve decidere.
Mino.: La potremmo mettere a…o a Foiano.
Felice : A Foiano.
Nunzia: Un’altra volta con questa Foiano!
Felice: Eh il baricentro
Mino: Perciò ti sto dicendo a Foiano che è il baricentro o…
Michele: Foiano non le interessa!
Nunzia: No deve venire Zaccaria (Spina, sindaco Udeur Ndr) da me e io gli dò.
Mino: Per questo ti stavo dicendo: potremmo dare la Guardia medica a…
Michele: A Castelfranco.
Mino: A Castelfranco, ad Antonio.
Nunzia: Esatto.
Mino: Non ricordo il cognome.
Nunzia: Antonio Pio Morcone (sindaco di Castelfranco, fedele di Berlusconi, Ndr).
Michele: Che ormai lo ritiene un fatto acquisito, eh!
Nunzia: Sì, sì. Mino: E l’ambulanza con..
Nunzia: (ride) Nn’ cul Michè…
Mino: Da te viene. E l’ambulanza più… E l’ambulanza…
Michele: E l’ambulanza da Zaccaria
Nunzia: A Ginestra.
Mino: A Ginestra. L’ambulanza senza cosa…
Nunzia: Va bene così. Per me va benissimo.
Felice: Oh, tipo Sant’Agata questo qua.
Nunzia: Ovviamente tu devi dire … Dovete dire a Zaccaria: ‘tu rimani senza niente, corri dalla De Girolamo!’. Perchè quello qua mi ha fatto un discorso che non mi è piaciuto per niente. Michele: Eh ma Zaccaria fa sempre così a me non piace… Nunzia: Eh, è molto… Sì, eh non è il mio stile, hai capito? Troppo mastelliano.
Poi ci sono altri passaggi della medesima registrazione nei quali il manager della Asl Ventucci, dice chiaramente che un accorpamento tra presidi può portare voti.
Luigi: Poi dicesti, o tu o Mino, che Limatola si poteva accorpare con l’ospedale di Sant’Agata e che su Benevento si doveva capire se dividerli o lasciarli assieme … ehe ehe
Mino: Io penso che potrebbe essere fatto e tra l’altro, noi potremmo ricavare anche un buon ritorno in termini di voto.
Michele: Sono scelte politiche forti queste eh!
Mino: Eh… ma non potete consentirvi tu e Nunzia di mettervi contro i medici a Benevento.
Mentre più avanti è Nunzia De Girolamo a parlar male del sindaco di Ginestra, il solito Zaccaria Spina che si ostinava a non inchinarsi a Nunzia.
Mimo: A te Ginestra non interessa proprio?
Nunzia: Allora Ginestra, in realtà  ti spiego là  politicamente Antonio (Morcone, il sindaco di Castelfranco? Ndr) è sicuramenete più vicino a noi.
Mino: Infatti.
Nunzia: Ginestra però crede di essere più intelligente di noi… Mastelliani. Adesso si è allontanato da Mastella però dice: ‘io poi devo capire dove devo andare da chi mi dà  di più voti, darmi gli incarichi. Non se ne fotte di come va il territorio, hai capito? Cioè vuole l’incarico di direttore amministrativo nell’Asl, non è che vuole… allora a questo punto (voci sovrapposte sorridono)
Nunzia: Guardare in faccia a (incomprensibile )
Dopo questo lungo discorso si arriva alla decisione di Castelfranco, dove c’è il sindaco Antonio Morcone, vicino a Nunzia De Girolamo.
Michele: Siamo rimasti che si chiude Foiano …che va alla guardia medica di San Bartolomeo, o a Ginestra, o…
Mino: Bisogna dire dove
Michele: A Castelfranco
Luigi: A Castelfranco
Nunzia: Ci conviene
Mino: Lo vedi! Perciò dico!
Chissà  a chi conviene. Forse oggi lo spiegherà  Felice Pisapia al pm Giovanni Tartaglia Polcini. Il manager è stato convocato per essere interrogato.

Vincenzo Iurillo e Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano”)

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“LE UOVA A BERLUSCONI LE HO TIRATE IO”

Gennaio 22nd, 2014 Riccardo Fucile

PINO, 85 ANNI, ERA AL NAZARENO CON QUEL PRECISO INTENTO: “È UNA COSA CHE NON HO MAI FATTO IN VITA MIA”

Giuseppe Salomè, detto Pino, classe 1928. Ha alle spalle anni di militanza politica e sindacale, iniziata ai tempi dell’università : prima nel Psi, poi nel partito comunista italiano di Enrico Berlinguer. La sua famiglia era antifascista.
È cresciuto a Reggio Calabria, il padre era un ferroviere e la madre di origine greca una proprietaria di limoneti.
Si è laureato in Legge in tempi record, ma non con ottimi voti: “Eravamo un famiglia non molto abbiente e mio padre mi sollecitava a trovare un lavoro in fretta”.
Ha votato sporadicamente in questi anni, turandosi il naso: per Francesco Rutelli alle comunali di Roma, per Antonio Di Pietro e Antonio Ingroia alle ultime elezioni.
Critico da sempre nei confronti del Pd, si sente un po’ come l’ultimo dei mohicani.
L’altro giorno, nelle ore dell’incontro tra Renzi e Berlusconi al Nazareno, era in piazza. Aveva delle uova. Le ha lanciate contro l’auto dell’ex premier.
Ci ha scritto una lettera per rivendicarlo.

LA LETTERA
Sul Fatto Quotidiano del 19/1/14 è detto — a pag. 4  — che l’auto di Berlusconi, avvicinandosi all’entrata laterale del Pd (per l’incontro col suo segretario Renzi) “si becca un paio di uova provenienti da una sparuta truppa di G. Mascia e Popolo Viola che si spiaccicano sul cofano al grido ‘Vergogna! Vergogna!’”.
E c’è anche la foto di un uovo sfranto sul lunotto posteriore dell’auto. Ora — dato che sono l’autore del lancio delle due uova — tengo a precisare che non faccio parte di nessuna truppa del Mascia (che non so chi sia) e del Popolo Viola o di altri gruppettini analoghi.
Sono, invece, un vecchio di 85 anni, convintamente marxista che, dopo una vita di lotte per la sinistra di classe (F.G.S./Psdi; Psi: Pci; RC; Com.It  .), si ritrova senza un partito marxista, grazie alla distruzione che Craxi fece del Psi, e Occhetto, D’Alema, Veltroni, Fassino, Violante e complici vari hanno fatto del Pci, cioè del vero, grande e unico partito riformista, democratico italiano.
A seguito di tale distruzione ci ritroviamo ora con un Pd (che è una nuova Dc) che è finito (…). Questa disgustosa realtà  è stata aggravata quando — dopo l’Epifania — si sono diffuse le “voci” su un incontro che il Renzi voleva avere col Berlusconi!
Voci che si sono concretizzate: il 18/1, alle ore 16, presso la sede della Direzione del Pd, a via del Nazareno; di un partito che avrebbe (o dovrebbe avere) tra i suoi vecchi storici dirigenti uomini come Enrico Berlinguer! E questa scelta mi è sembrata una vera profanazione, un insulto folle… E a questo punto mi è esplosa una tale rabbia, una tale indignazione che mi sono detto che dovevo esternarla in qualche modo; e così mi è venuta l’idea di fare una cosa che non ho mai fatto in vita mia e, cioè, il lancio di uova contro il Berlusconi e il Renzi.
Così mi sono messo quattro uova nelle tasche del cappotto e alle 15:30 ero al Nazareno, dove pensavo di trovare centinaia di compagni ferocemente incazzati (a cominciare da quelli del partito di M. Rizzo che in mattinata avevano concluso il loro congresso in via dei Frentani), fronteggiati da centinaia di celerini.
E invece, tra via del Bufalo, via della Mercede e L.go di S. Andrea delle Fratte, c’erano un centinaio scarso di carabinieri, con 4/5 pulmini; una cinquantina di patetici contestatori vocianti… Ora, data la strettezza delle strade sopracitate, e lo schieramento dei cc, ho pensato che non mi sarebbe stato possibile nessun lancio ma, all’arrivo del corteo di Berlusconi il cordone si è dovuto aprire e, così, mi sono infiltrato potendo, però, lanciare solo due uova verso il lato destro e il vetro posteriore; solo due perchè sono stato bloccato — senza violenza — da un maresciallo che, guardandomi incredulo, mi ha detto: “Ma che fa? Si fermi! Mi consegni un suo documento”.
Gli ho consegnato la mia carta d’identità , l’ha controllata e mi ha detto “stia fermo qui”..
Dopo una decina di minuti è tornato e mi ha ridato il documento, scuotendo la testa. Dato che avevo ancora due uova ho pensato di attendere l’uscita del Berlusconi per utilizzarle, ma siamo stati allontanati — con una certa pesantezza — dai cc che ci hanno sospinto verso San Silvestro e verso P.za Mignanelli; e così non mi è stato possibile farlo.
Sono, comunque, rimasto in loco fino alle 19:30, spostandomi di fronte al portone della direzione del Pd, per utilizzare le uova rimastemi ma poi è uscita la voce che il Renzi aveva fatto la conferenza stampa all’interno della Direzione e che non si sapeva quando e se sarebbe uscito dal portone principale. E così me ne sono andato.
Questa, in estrema sintesi, è la cronaca del mio gesto, scaturente da una delusione cosmica sull’assurda situazione politica italiana.
E ora resto in attesa delle sue conseguenze legali, restando più che mai contento di averlo fatto.

Irene Buscemi
(da “il Fatto Quotidiano“)

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BERLUSCONI: “VOGLIO VEDERE SE ARRESTANO UN PADRE DELLA PATRIA”: PRIMO EFFETTO DELLA RIABILITAZIONE DA PARTE DELLO “STATISTA” RENZI

Gennaio 22nd, 2014 Riccardo Fucile

MA DUE BOMBE AD OROLOGERIA ATTENDONO IL CAVALIERE: RUBY 3 E SERVIZI SOCIALI… E NEL PRIMO CASO RISCHIA L’ARRESTO

“Ruby ter” e servizi sociali. Eccola la doppia mina, che rischia di deflagrare sull’operazione statista suggellata dall’accordo con Renzi.
La paura di Silvio Berlusconi è, di nuovo, al livello di guardia: “Stanno accelerando su tutto. Si sono rimessi in moto per farmi fuori”.
Le notizie che arrivano dalla procura di Milano sono da brivido. Sui servizi sociali l’udienza è stata fissata il 10 aprile. Ottanta giorni.
Poi ne basteranno cinque per capire se il Cavaliere andrà  ai servizi sociali o ai domiciliari.
Ma è l’altro spiffero che ha fatto ripiombare l’ex premier in un umore plumbeo, rovinando la serenità  ritrovata con l’intesa con Renzi.
E riguarda l’inchiesta più temuta e, potenzialmente, la più devastante.
Il “Ruby ter”, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. Da affrontare, stavolta, senza lo scudo dell’immunità  parlamentare. E quindi col rischio concreto del carcere. La data cerchiata in rosso, secondo fonti vicine all’ex premier, è “giovedì”. L’ora sono le 11,00.
Quando il capo della procura di Milano Edmondo Bruti Liberati farà  sapere se apre o no il fascicolo sul “Ruby ter”.
Basta dire che l’inchiesta è aperta, e si capisce automaticamente su quali fattispecie di reato l’ex premier è indagato.
Ecco l’incubo. Perchè Berlusconi è convinto che il fascicolo sia già  aperto. E che il copione sia già  scritto. Ovvero che è già  iscritto alla lista degli indagati.
Perchè si tratta del filone di inchiesta scaturita dai due processi sulle “cene eleganti”, il “Ruby 1” e il “Ruby 2”.
Entrambe le sentenze hanno smontato l’impostazione difensiva. Entrambe hanno dimostrato che ad Arcore funzionava un collaudato mercato del sesso, con prostitute, show girl e minorenni.
E Berlusconi non solo era il “regista” del bunga bunga. E non era solo il beneficiario delle prestazioni hard delle ragazze. Ma era anche colui che “elargiva” “somme di denaro” ed altre utilità  alle ragazze “ospiti ad Arcore che poi hanno testimoniato in aula”. Quelle delle cene eleganti.
E su cui pesa l’accusa di falsa testimonianza. Ragazze pagate per mentire. Istruite dai legali dell’ex premier per dare agli inquirenti una versione su misura per l’imputato. Per i giudici milanesi tutto questo rappresenta un inquinamento probatorio. Che giustificherebbe una misura cautelare, per evitare la reiterazione del reato.
Gli atti del Ruby 1 e del Ruby 2 sono stati da tempo trasmessi alla procura. Ora, dicono fonti berlusconiane, è tutto pronto. È la soluzione finale, secondo Berlusconi. Costruita ad arte. Nelle accuse. E nei tempi. Perchè, nell’ansia da complotto tornata a livelli alti, non viene vissuto come un caso che la doppia mina — servizi sociali e Ruby — stia esplodendo proprio ora che Berlusconi ha siglato il grande accordo con Renzi, ritagliandosi il ruolo di padre della patria.
Insomma, una manovra a “orologeria”. Che prefigura mesi complicati.
Secondo le indiscrezioni dalla procura — indiscrezioni raccolte da fonti berlusconiane — la dottoressa Ilda Boccassini avrebbe già  chiesto di farsi assegnare il fascicolo del Ruby ter.
Se così fosse – è l’opinione dei legali del Cavaliere – a quel punto significherebbe che la procura ha compiuto la scelta più radicale. E che non si può escludere nulla, arresto compreso, per evitare la reiterazione del reato e il rischio di inquinamento prove, visto che le ragazze vengono ancora pagare.
È su queste premesse che Berlusconi ha chiesto ai suoi di lavorare per far passare a tutti i costi l’accordo con Renzi sulla legge elettorale: sminare il campo, evitare trappole, e stare lontano dalle polemiche.
Perchè, ripete in queste ore, “voglio vedere se arrestano un padre della patria”.
E soprattutto perchè non è affatto escluso che nei prossimi giorni verrà  riaperto il “dossier grazia”, provando — di nuovo — a capire gli umori del Colle.
Ipotesi che tornano, come sempre, assieme agli incubi.

(da “Huffingtonpost”)

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