Gennaio 25th, 2014 Riccardo Fucile
LE CONVERSAZIONI AL CARCERE DI OPERA CON IL PUGLIESE LORUSSO SEMBRANO CONFERMARE I RAPPORTI DEI DUE BOSS CON IL LEADER DI FORZA ITALIA
I Graviano avevano Berlusconi. Parola di Totò Riina. Tra le tante conversazioni registrate nel carcere di Opera, quella della mattina del 25 ottobre 2013 è passata quasi inosservata.
Eppure Totò Riina, mentre passeggia con il suo compagno di cella Alberto Lorusso, si lascia andare a considerazioni non proprio scontate.
Il boss pugliese è molto curioso e chiede: “I Graviano stavano con i familiari a Milano?”. Il capo dei capi replica: “Sì forse saranno andati questi, stavano…, avevano Berlusconi… certe volte…”.
Poi c’è una parola incomprensibile e Lorusso commenta: “L’hanno legato, quando doveva testimoniare”.
Probabilmente Lorusso stuzzica il boss di Cosa nostra sulla mancata deposizione di Giuseppe Graviano al processo di appello a Marcello Dell’Utri.
Dopo le rivelazioni di Gaspare Spatuzza sulle confidenze ricevute dal suo capo al bar Doney di Roma nel gennaio 1994 su Marcello Dell’Utri e Berlusconi, il boss Graviano preferì tacere.
Riina, nonostante l’età , non si lascia andare con Lorusso e cambia discorso ma sembra critico verso i suoi ex fedelissimi.
Irride la loro scelta di costituirsi parte civile contro il killer reo confesso dell’omicidio del padre, Michele Graviano, nel 1982, e soprattutto critica le stragi realizzate dai fratelli al nord nel 1993.
E conclude “i Graviano per me non ha mai contato nè contano… devi dirigere a me che me ne devo andare a Firenze? Io me ne vado nella piazza di Palermo, incomincio a cercare chi di dovere!”.
I fratelli Graviano, Giuseppe 50 anni, e Filippo 52 anni, sono i boss trentenni che hanno condotto la strategia stragista del 1992-1993 da via D’Amelio alle stragi di Firenze e Milano.
Sono loro anche le bombe contro le chiese a Roma tra maggio e luglio che lanciavano segnali alla politica e al Vaticano. Inoltre sono sempre loro, secondo l’accusa del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza — che è stato creduto e riscontrato su tante altre vicende ma non su questo punto — ad avere intessuto i rapporti con Marcello Dell’Utri per ottenere in quel periodo garanzie sui benefici per i carcerati in caso di vittoria di Forza Italia alle elezioni del 1994 in cui scese in campo il Silvio Berlusconi.
È evidente che quella frase di Riina è guardata con attenzione dai pm palermitani che indagano sulla cosiddetta trattativa e che non hanno mai fatto mistero di indagare anche sui rapporti tra la mafia e la politica alle origini della seconda repubblica.
Il rapporto tra i Graviano e Marcello Dell’Utri è stato affermato nella condanna di primo grado e considerato non provato invece in appello, con sentenza ormai definitiva. I
l Fatto, indipendentemente dalla valutazione giudiziaria, ha provato a seguire le tracce dei rapporti tra la famiglia Dell’Utri e il mondo che gravita intorno ai Graviano in un’inchiesta autonoma che parte dal lavoro dei magistrati senza arrestarsi solo alle conclusioni, per loro natura limitate al versante giuridico, dei processi.
La prima persona ad affermare l’esistenza di un rapporto d’affari della famiglia Dell’Utri con ‘i mafiosi’ legati ai Graviano è stata la mamma di Marcello Dell’Utri.
Nel novembre del 1986 la signora Dell’Utri racconta al figlio Marcello, che in quel momento è intercettato dai carabinieri, sul suo telefono milanese, che “Giuseppe sta vendendo la fonderia ai mafiosi”.
Negli atti del processo Dell’Utri quella telefonata è confluita perchè Marcello parla con la madre di quel Tanino Cinà che i pm considerano il garante con i boss della protezione in favore della Fininvest.
“La madre dice — scrivono i carabinieri — che gli manderà alcune cose tramite Cinà poi affronta il tema della vendita, da parte di Giuseppe Dell’Utri), altro fratello dell’odierno imputato, della Fonderia Oretea, a soggetti ‘mafiosi’.
Si rappresenta, a tal fine, che agli atti risulta la vendita della detta Fonderia a soggetti vicini ai Graviano”.
Nessuno ha mai sviluppato questo spunto. La Fonderia Oretea è la storica fonderia che apparteneva ai Florio e che ha fornito la copertura dei tetti del teatro Politeama e dei gioielli del liberty palermitano. Dopo varie vicissitudini, con i suoi terreni e capannoni ormai in disuso, finisce nella seconda metà del secolo scorso a due famiglie palermitane: i Panzera e i Capuano.
Nelle visure camerali a un certo punto, alla fine del 1986, compaiono per un breve periodo due amministratori liquidatori: Massimo Capuano e Giuseppe Dell’Utri.
Capuano, nato nel 1954 a Palermo, oggi è amministratore delegato di Iw Bank Spa del gruppo Ubi. Fino al 2010 è stato amministratore di Borsa Italiana e poi di Centrobanca.
“Abbiamo ereditato, io, mia madre e i miei fratelli, la quota del 50 per cento della Fonderia nel 1957 alla morte di mio padre. Non ci siamo mai occupati della gestione. A metà anni 80 abbiamo aderito alla proposta dei proprietari dell’altra metà della società di vendere. È stato Giuseppe Dell’Utri, marito della signora che aveva ereditato dal padre l’altra quota della Fonderia, a trovare i compratori. In quell’occasione il nostro intervento si è limitato agli atti dovuti per la vendita. Non ricordo i Gioè”.
Capuano allora era un manager trentenne lanciato tra Ibm e Mc Kinsey a Milano.
La sua presenza nella società Fonderia Oretea al fianco del fratello maggiore di Marcello Dell’Utri, noto a Palermo come l’animatore della squadra di calcio Bacigalupo, poi deceduto, dura un lampo.
Le due famiglie vendono tutto ai fratelli Gateano e Maurizio Gioè, costruttori che secondo i pentiti Tullio Cannella e Filippo Drago, erano legati ai fratelli Graviano. Nel 1998 la Fonderia Oretea sarà confiscata definitivamente ai Gioè per mafia, insieme al resto del patrimonio, proprio perchè, non solo la mamma di Dell’Utri, ma anche i giudici consideravano i fratelli vicini alla mafia e ai Graviano in particolare.
I Gioè, dopo l’arresto e la condanna in primo grado saranno assolti in Cassazione.
La Fonderia invece resterà confiscata definitivamente per mafia anche in Cassazione.
Sui terreni della Fonderia, con sede in via Buonriposo, a Brancaccio, i Gioè portarono a segno una speculazione edilizia, quando la società fu confiscata era poco più di una scatola vuota.
Quando i Gioè, legati ai fratelli Graviano, comprano sono passati appena 4 anni dall’uccisione del vecchio padre dei fratelli Graviano.
Secondo il pentito Francesco Di Carlo in quegli anni Ignazio Pullarà chiede che fine hanno fatto i soldi di Michele Graviano investiti con il boss Stefano Bontate a Milano. Secondo Di Carlo, Pullarà lo chiede proprio all’amico di Dell’Utri: “Un giorno viene da me Ignazio Pullarà , quando avevano già ammazzato a Michele Graviano e mi dice: ‘Devo cercare a Tanino Cinà perchè Michele Graviano ha messo i soldi con Bontate a Milano”.
Tre anni dopo l’affare della Fonderia Oretea, i fratelli Graviano salgono a Milano.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Gennaio 25th, 2014 Riccardo Fucile
IN COMMISSIONE LA BINDI ACCUSA: “BASTA CON GLI INCIUCI CON BERLUSCONI, NESSUNO HA DATO MANDATO A RENZI DI TRATTARE SULLE LISTE BLOCCATE”…I BERSANIANI: “IL PD NON SI FA DETTARE GLI EMENDAMENTI DA FORZA ITALIA”
Una riunione bollente dei 21 deputati democratici della commissione Affari costituzionali svela il clima
di guerra che c’è nel Pd.
Motivo dello scontro: la legge elettorale, il patto Renzi-Berlusconi.
Sullo sfondo: la resa dei conti, la rivincita del congresso, il duello tra governisti e anti-governisti, la frattura profonda di una comunità .
Sono volate parole grosse ieri mattina a Montecitorio. Domani pomeriggio è previsto il secondo round, quello decisivo. Può finire molto male.
Matteo Renzi difende l’accordo e non vuole strappi. Gli emendamenti all’Italicum devono essere unitari e soprattutto non devono mettere un dito nell’occhio del Cavaliere.
Ma la minoranza non accetta diktat. Punta tutte le sue fiches sulle preferenze, contro le liste bloccate.
È la chiave che rischia di far saltare tutto, l’accordo «ma anche la legislatura, si tornerebbe a votare subito», avverte il segretario.
Sono ore decisive per la tenuta dell’impianto di riforma. Il sindaco e il suo osso del collo corrono qualche pericolo.
Alla legge elettorale Renzi ha affidato l’immagine di leader che decide e fa, ovvero il suo tesoro più prezioso.
Per questo il segretario è furibondo con Enrico Letta, con i suoi sconfinamenti in «un campo non suo».
Si riferisce alle parole pronunciate l’altra sera a “Otto e mezzo”, favorevoli a una «scelta più diretta tra i cittadini e gli eletti» e all’annuncio di una legge sul conflitto d’interessi, lo spauracchio del Cavaliere.
«Faccia quello che vuole, io vado dritto. In sei giorni abbiamo già approvato il testo base. Questi sono i tempi adesso che io ho preso in mano la pratica. Enrico pensa di intervenire? Stia attendo o fa la figura del sabotatore», è l’ultimatum di Renzi confidato ai suoi fedelissimi.
I due ieri non si sono sentiti. Meglio da un certo punto di vista, perchè l’atmosfera è pesantissima.
Lunedì si comincia a votare in commissione, entro mercoledì la legge va in aula. Lo sprint è deciso, fa parte degli accordi. Non si torna indietro.
Il problema sono i numeri in commissione. Sulla carta, la maggioranza a favore delle preferenze è schiacciante. Dodici democratici “non renziani” su 21, e tutti gli altri partiti. Da Alfano a Sel, alla Lega, ai 5 stelle.
Ieri Rosy Bindi, membro della commissione, urlava in riunione: «Non esistono altre vie, ci vogliono le preferenze. Nessuno ha dato a Renzi il mandato di trattare con Berlusconi sulle liste bloccate».
Maria Elena Boschi, la responsabile delle riforme, le ha ricordato il voto della direzione che ha sconfitto i nemici dell’accordo. «Giusto. Ma il segretario ci lasci la possibilità di tentare. Questo non può impedircelo, chiaro?».
Il punto è che se salta l’intesa sulle liste bloccate, semplicemente la riforma non esiste, finisce nel cestino.
«Lo scambio è chiarissimo: Forza Italia è contro le preferenze, punto e basta. Noi abbiamo strappato il doppio turno e le riforme costituzionali. Così si fanno gli accordi. E si rispettano», insiste Renzi.
Dario Franceschini cerca una mediazione. Ma stavolta non è consentita l’equidistanza tra “Enrico e Matteo” che un giorno acrobaticamente definì «due numeri uno».
Sceglie Renzi e rompe con Letta: «Le preferenze sarebbero un gravissimo errore. Non soltanto perchè farebbero quasi certamente saltare l’intesa raggiunta ma molto di più per i danni al sistema politico e alla sua trasparenza ».
In privato, il ministro dei Rapporti con il Parlamento spiega di «aver voluto evitare la guerra termonucleare tra loro». Letta e Franceschini si parlano, cercano un chiarimento. Senza esito.
«Sulle preferenze quella è la mia posizione da sempre, tu lo sai – dice il premier –. E sul conflitto d’interessi forse si poteva valutare meglio l’impatto. Ma è la posizione del Partito democratico da sempre, non facciamo finta di niente».
Una parte del partito lo segue e ora si sente più forte.
Per questo, il presidente del Consiglio può rientrare volentieri nel suo ambito. «Mi occupo di privatizzazioni. Come si vede dalle riunioni di ieri, il governo non è inoperoso. Dico solo che bisogna superare le insidie sulla legge elettorale».
La lista bloccata, secondo Renzi, non è un’insidia anche perchè senza non c’è il patto. Lo è invece la soglia di acceso al premio di maggioranza.
Gliel’ha comunica-to anche Giorgio Napolitano con il quale i contatti sono quotidiani perchè i loro interessi convergono: arrivare al traguardo.
Il capo dello Stato teme che il 35 per cento sia un tetto troppo basso, che l’asticella andrebbe alzata al 40 per cento. Troppo alta, risponde Renzi. Forza Italia non la regge. Ma si può fare qualcosa: portarla al 38 per cento, una cifra che soddisferebbe il Colle. In questo modo il premio sarebbe “limitato” al 15 per cento.
Un altro pezzo della legge elettorale destinato a cambiare, è il no alle candidature plurime.
Angelino Alfano insiste per cancellarlo: dev’esserci la possibilità di candidare la stessa persona in più circoscrizioni. Renzi è d’accordo e ieri ha dato il via libera anche Denis Verdini: «Angelino ce lo sta chiedendo in tutte le maniere. Va bene».
Questa è la fotografia. Nel gioco di sponda tra Quirinale, Alfano e Verdini, Renzi trova la misura di un compromesso che salva l’Ispanicum.
Nel Pd e nella sfida con Letta, l’impresa è molto più difficile.
Il capogruppo democratico in commissione Affari costituzionali Emanuele Fiano vede tutti i rischi di una rottura: «Ma io lavoro perchè il partito presenti le proprie posizioni unitariamente». Il lettiano Francesco Sanna capisce che il momento è davvero delicato. «La nobiltà della legislatura – dice – si misura sull’approvazione della legge elettorale». Dunque, cercherà le soluzioni possibili ma non metterà in pericolo la struttura del patto.
Alfredo D’Attorre, bersaniano, annuncia invece un attacco a tutto campo. «Verdini e Berlusconi non vogliono le preferenze? Fatti loro. Il Pd non si fa dettare gli emendamenti da Forza Italia. Il loro potere di veto va respinto e il Pd deve cominciare a ragionare con la sua testa».
Non si spaventa per la minaccia di Renzi: «Lui è l’ultimo a volere andare al voto con la legge proporzionale della Consulta, figuriamoci ».
Come dire: non va da nessuna parte con gli ultimatum.
Goffredo De Marchis
argomento: Partito Democratico, PD, Renzi | Commenta »
Gennaio 25th, 2014 Riccardo Fucile
RENZI NON RISCHIA E MANDA “BONACCINI CHI?” A RACCOGLIERE PERNACCHIE
Fischi per il renziano Stefano Bonaccini al congresso di Sel a Riccione. Che non sembra aver digerito il cambio di leadership nel Partito democratico.
L’esponente del Pd sale sul palco e si rivolge ai 900 delegati presenti in sala: «Cari compagni e compagne…». Ma immediatamente una scarica di fischi copre le sue parole. Dalla sala si sente anche: «Buffone, vergogna».
TENSIONE
Bonaccini prova a stemperare la tensione con una battuta, rispondendo «non mi dimetto» a chi gli dice «Bonaccini chi?».
Poi il responsabile Dem riprende la parola e raccoglie l’unico appluaso solo quando ricorda le vittime delle alluvioni di questi giorni.
Quindi torna a parlare dell’azione di governo: dalla sala un’altra voce lo contesta: «Buffone, vergogna». I fischi e le contestazioni aumentano.
E quando afferma che nessuno intende più «fare un governo con Berlusconi», i delegati protestano: «Non è vero!!».
A quel punto interviene il leader di Sel Nichi Vendola che invita la sala a lasciar parlare l’esponente del Pd.
Il governatore della Puglia raccoglie gli applausi della sala ma, nonostante il suo invito, poco dopo, fischi e mugugni riprendono.
Bonaccini ha poi detto: “Se nelle prossime ore, nella discussione che si sta facendo, si trovano, tra tutti, a larga maggioranza, possibilità di correzioni che riguardino anche la soglia di sbarramento, non abbiamo preclusioni”.
Una mano tesa, insomma, alle richieste di Sel e di tutti gli altri partiti minori, alle cui rimostranze il segretario Pd aveva risposto con un laconico “si arrangino“.
Visto il clima della sala Bonaccini ha preferito essere possibilista…
argomento: Renzi, Vendola | Commenta »
Gennaio 25th, 2014 Riccardo Fucile
PARADOSSALE: L’AUTORE DELLA SCONCERTANTE LEGGE CHE HA PERMESSO CHE I MERCANTILI VENISSERO SCORTATI DAI NOSTRI MILITARI DELLA MARINA CHE ORA URLA “ASSASSINI” AGLI IMPRENDITORI CHE IERI HA FAVORITO
Ieri sera, durante il ricevimento per la Giornata nazionale della Repubblica dell’India, a cui hanno
preso parte anche diversi esponenti delle istituzioni, un centinaio di esponenti di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Comitato Nove dicembre del Veneto, con anche alcuni marò, hanno organizzato una protesta fuori da Palazzo Clerici, nel pieno centro di Milano.
Al grido di «Non c’è niente da festeggiare, i marò dovete liberare», i manifestanti hanno chiesto la liberazione di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò accusati di avere ucciso due pescatori al largo delle coste dello Stato del Kerala nel 2012.
Sugli striscioni le scritte «Siamo tutti marò» e «Salviamo i nostri marò – Liberi subito».
IL BLITZ DI LA RUSSA
L’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa si è presentato al galà , ha detto ai manifestanti: «Voi restate qui, entriamo io e Fidanza», quindi si è presentato all’ingresso, seguito da un fotografo che si è infilato dietro di lui, ed è salito a parlare con il console indiano Manish Parbhat.
«Siamo stati ricevuti cortesemente – ha spiegato Fidanza – proprio nel salone dove stavano banchettando. Noi abbiamo espresso al console la nostra contrarietà all’idea di organizzare una festa per l’India a Milano, proprio mentre due nostri connazionali sono detenuti illegalmente».
Uscendo dalla sala La Russa e Fidanza hanno fatto lo show, cominciando a urlare “Assassini! Vergogna!». Le urla (si badi bene) erano rivolte a «alcuni imprenditori italiani ed elettori del centrodestra presenti, che hanno accettato l’invito alla festa solo per business. Ma gli affari non possono valere la vita di due italiani».
Ma come?
Se è stato proprio La Russa, persino contro i desiderata degli armatori, a volere che sulle navi mercantili fossero imbarcati nostri militari della Marina, esponendoli quindi a un inutile pericolo che nulla c’entra con i loro compiti istituzionali.
E stasera urla “assassini”, non alle autorità indiane, ma agli imprenditori italiani presenti?
Gli stessi che ha voluto tutelare senza motivo ieri?
Cosa non si fa per uno spot elettorale….
argomento: Fratelli d'Italia | Commenta »
Gennaio 25th, 2014 Riccardo Fucile
ANCHE NAPOLITANO TEME IL NAUFRAGIO… FORZA ITALIA: “NO A PREFERENZE O SALTA TUTTO”
Si riaccende la mischia intorno alla legge elettorale.
Mentre la bozza Renzi-Berlusconi riceve il primo via libera in Commissione Affari costituzionali, il presidente Napolitano torna a premere perchè le riforme si facciano “al più presto”, soprattutto quelle che possono correggere la “inefficienza delle istituzioni” nel prendere le decisioni che servono ai cittadini.
Ma il leader dell’Ncd — e vicepremier nel governo Letta — Angelino Alfano annuncia per il fine settimana una sfilza di emendamenti che minano l’intero impianto di “Renzusconi”, dalla reintroduzione delle preferenze alla revisione del conteggio dei voti per il ballottaggio.
Intanto Silvio Berlusconi — che delle preferenze è oppositore — manda a dire: “Finalmente nel Pd ho trovato qualcuno con cui si può ragionare e parlare”, riferendosi appunto a Renzi. Contrapposto alla “barbarie giudiziaria” che lo ha travolto.
E’ necessario “pervenire al più presto all’approvazione di riforme istituzionali che rendano il nostro ordinamento più idoneo a fronteggiare, nel contesto europeo, le nuove esigenze poste dalla crisi e dalle sfide della competizione globale”, scrive il presidente Giorgio Napolitano in un messaggio inviato al congresso di Sel in corso di svolgimento a Riccione.
“Solo così — aggiunge — sarà possibile sperare in un progressivo riavvicinamento alla politica da parte dei cittadini, la cui disaffezione per la cosa pubblica è determinata in larga misura dall’inefficienza di cui per molti aspetti le istituzioni danno prova, oltre che dai ricorrenti episodi di malcostume”.
Matteo Renzi dai microfoni di Virus su Raidue ribadisce: “Questa è l’ultima chance anche per i parlamentari. Io più che fare l’accordo non posso. Se qualcuno pensa con il voto segreto di sgambettarlo non è che fanno un danno a me, fanno un danno a loro, perchè la legislatura sostanzialmente vede il proprio fallimento”.
Non sembrano orientati a far presto gli emendamenti annunciati per il fine settimana da Angelino Alfano: “Proveremo la proposta principale, cioè le preferenze generalizzate, ma stiamo lavorando anche a una proposta di mediazione sul modello di quanto accade in Germania, con una parte di lista bloccata e una parte di preferenze. I nostri tecnici sono al lavoro entro domenica presenteremo anche questa: una parte la scelgono i partiti, una parte i cittadini”.
Il leader dell’Ncd va all’attacco dell’altro pilastro della legge elettorale, il meccanismo del premio di maggioranza. “Certamente non faremo i portatori d’acqua a nessuno ed ecco perchè stiamo lavorando a un emendamento sullo scorporo. E cioè i voti dei partiti che non prendono i seggi non possono essere contabilizzati per il candidato premier ai fini del ballottaggio”.
Questo per evitare “che un partito del 20% guidi una coalizione che arriva fino al 35% prendendo magari esso solo seggi e portando il proprio leader al ballottaggio”.
A questo proposito, Alfano ricorda a Forza Italia che con l’attuale legge elettorale andrebbe incontro a una sconfitta da parte del Pd, quindi dovrebbe pensare alle “alleanze” invece “di costruire regole che uccidano o costringano a scelte diverse i partiti e i movimenti politici dell’area del centrodestra”.
argomento: governo | Commenta »
Gennaio 25th, 2014 Riccardo Fucile
POI SI GIUSTIFICANO: “CI VOGLIONO MERITI SPECIFICI LEGATI AL TERRITORIO”…E SCOPPIA LA POLEMICA TRA FORZISTI E ALFANIANI
Essere di Forza Italia e non concedere la cittadinanza onoraria a Silvio Berlusconi? 
A Varese si può.
La sera del 23 gennaio i consiglieri comunali forzisti non hanno partecipato al voto sulla proposta presentata a settembre scorsi da un consigliere Pdl poi passato al Nuovo centrodestra, Piero Galparoli.
La maggioranza (composta da Lega, Fi e Ncd) si è divisa proprio quando il consiglio comunale è stato chiamato ad esprimersi sulla proposta di cittadinanza.
Se non sorprende il voto contrario della Lega Nord, fa quantomeno sorridere la decisione dei cinque consiglieri comunali di Forza Italia che sono usciti dall’aula.
Il capogruppo Ciro Grassia ha motivato il mancato sostegno alla proposta spiegando che per diventare cittadini onorari occorre avere meriti specifici legati al territorio: “Le cittadinanze onorarie a chicchessia e in particolare a personaggi come Silvio Berlusconi — ha detto — non possono essere discusse in una sede come quella del consiglio comunale poichè stravolgerebbe anche il senso vero della cittadinanza onoraria”.
Detto questo, a parole i forzisti varesini continuano a restare dei fedeli sostenitori del loro leader: il coordinatore cittadino Roberto Puricelli, dopo aver puntualizzato che personalmente avrebbe anche votato contro, ha ribadito il sostegno a Berlusconi: “Da sempre seguiamo il presidente e abbiamo stima di lui e come sempre gli siamo vicino per la persecuzione di cui è stato vittima. Credo semplicemente che proposte simili siano fuori luogo in questo momento, quando ci sono problematiche più urgenti da affrontare”.
Tra i commenti del giorno dopo spicca quello del presidente del consiglio regionale lombardo, Raffaele Cattaneo (Ncd), che ha preso la palla al balzo ed è intervenuto a gamba tesa sul suo profilo Facebook, marcando la differenza con i cugini di Forza Italia: “La proposta aveva soprattutto un significato politico — ha scritto — un atto di omaggio e considerazione verso colui che negli ultimi 20 anni ha consentito all’area moderata italiana di avere una rappresentanza politica forte”, poi Cattaneo continua: “Viene dunque da domandarsi: chi sono i veri berlusconiani? Coloro che, con fare invero un po’ servile e modi talvolta da cameriere, si affrettano a parole sempre a incensare Berlusconi per poi non sapere o volere dare seguito con atti politici responsabili a tali dichiarazioni o coloro che nelle valutazioni verbali distinguono ma nei fatti politici sono coerenti? Quanto accaduto nel consiglio comunale di Varese dice con chiarezza che si può essere berlusconiani anche nel Nuovo centrodestra”.
Alle parole di Cattaneo replica prima il coordinatore cittadino di Forza Italia, Roberto Puricelli, che rispedisce al mittente le accuse di servilismo e lancia un invito: “Se davvero vuoi difendere Berlusconi allora dovresti iscriverti a Forza Italia, noi ti aspettiamo”.
Le parole più dure arrivano dall’europarlamentare Lara Comi (coordinatore provinciale di FI Varese): “Quello dell’Ncd è stato un gesto puramente strumentale, come se noi domani chiedessimo la cittadinanza onoraria per Alfano o per Renzi. Questo non vuol dire difendere Berlusconi, era chiaro invece l’obiettivo malriuscito di ridicolizzarlo. I veri difensori di Berlusconi siamo noi, che gli siamo stati accanto sempre, nei momenti difficili e nei momenti felici”.
Alessandro Madron
argomento: Forza Italia | Commenta »
Gennaio 25th, 2014 Riccardo Fucile
SUCCESSIVAMENTE DENIS VERDINI AVREBBE RICEVUTO UN MILIONE DI EURO
“Stiamo valutando tutte le ipotesi, se venderlo, affittarlo o sceglierlo, anche se scomodo per la sua posizione, come nostra sede“.
A parlare è Felice Damiano Torricelli, presidente Enpap (Ente nazionale previdenza e assistenza psicologi), che si è trovato, con il nuovo cda da poco insediatosi, a gestire un palazzo al centro di Roma, pagato a peso d’oro dalla precedente gestione.
Un palazzo ora vuoto per il quale è stata sborsata la cifra record di 55 milioni di euro. Vicenda che vede Riccardo Conti, senatore Pdl-Forza Italia, indagato per truffa aggravata.
Tutto inizia nel gennaio 2011.
Quando il senatore Conti, con la sua immobiliare Estate 2 srl, compra il prestigioso palazzo di via della Stamperia, in pieno centro a Roma, e lo rivende, lo stesso giorno, all’Enpap, con una plusvalenza da 18 milioni di euro.
La Procura di Roma indaga Conti e l’ex presidente dell’Enpap Angelo Arcicasa, per truffa aggravata.
E’ di questi giorni l’avviso di conclusioni indagini, preludio della possibile richiesta di rinvio a giudizio.
Coinvolto anche il senatore di Forza Italia Denis Verdini, ex coordinatore Pdl, per finanziamento illecito ai partiti, dopo la compravendita record avrebbe ricevuto un milione di euro.
A Conti viene contestato anche l’omesso versamento dell’Iva. Per questo la finanza gli ha sequestrato per equivalente, lo scorso ottobre, beni dal valore di 8,5 milioni di euro. I coinvolti hanno sempre ribadito la correttezza del loro operato.
Anche nelle pieghe della compravendita non sono mancate sorprese.
L’ultima tranche per l’acquisto dell’immobile era di 11 milioni di euro che l’Enpap avrebbe dovuto versare all’immobiliare del senatore, ma è intervenuta Equitalia.
“Avevamo un debito di 11 milioni di euro, il saldo per le opere compiute — spiega Felice Damiano Torricelli, presidente Enpap – Non abbiamo proceduto al pagamento perchè sono arrivate diverse cartelle esattoriali da pagare e quindi abbiamo versato, da ultimo, 4 milioni di euro ad Equitalia Sud e non all’immobiliare Estate 2”.
Non solo, ci sono altre inadempienze del senatore e della sua società .
“Da quegli 11 milioni di euro abbiamo scomputato — racconta Torricelli — alcune cifre, la quota degli affitti della banca al piano terra che non ci veniva girata, la penale per il ritardo nella consegna del palazzo e poi la cifra che abbiamo dovuto pagare alle aziende che hanno lavorato presso l’immobile, non saldate dall’immobiliare, per sciogliere il patto di riservato dominio”.
Tra le ditte che hanno lavorato al palazzo, c’è anche la Effegi che è stata pagata dall’Enpap 600 mila euro per sciogliere il patto, ma avanzerebbe dall’immobiliare del senatore ancora due milioni e 300 mila euro.
La Effegi ha confermato il mancato pagamento.
La società finisce i lavori di ristrutturazione del palazzo in via della Stamperia il 7 dicembre 2012. Il collaudo dell’immobile avviene il 24 dicembre, e a quel punto aspetta che le sia saldato il conto.
Al momento nessun pagamento risulta avvenuto e il piano di rientro concordato non sarebbe stato rispettato.
Ora l’Enpap deve decidere cosa fare di quell’immobile.
Ma, beffa delle beffe, in realtà al momento il palazzo non è vendibile, così come spiega il presidente Torricelli: “Abbiamo messo in mora l’immobiliare del senatore Conti perchè non ci ha ancora fornito l’agibilità e gli accatastamenti del palazzo”.
Clemente Nazzaro e Nello Trocchia
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Giustizia | Commenta »
Gennaio 25th, 2014 Riccardo Fucile
LA DEMOCRAZIA DIRETTA CINQUESTELLE
Splendido esempio di democrazia diretta, il referendum di Grillo sulla legge elettorale. Velocissimo:
evitando di assillare i cittadini avvisandoli, che so, il giorno prima.
Lui ha convocato i votanti con un preavviso di mezz’ora e ha dato loro nove ore per rispondere alla domanda «proporzionale e maggioritario?» (quesito secco, come «minerale o frizzante?» e «corridoio o finestrino?»).
Ma la novità rivoluzionaria è stata la «campagna informativa»: invece di dare la parola a un sostenitore del proporzionale e a uno del maggioritario, il complicato dilemma è stato illustrato da un solo esperto (casualmente, un proporzionalista convinto).
E alla fine, con uno spoglio-lampo che non ha avuto bisogno di inutili scrutatori.
Ha vinto — indovinate — il proporzionale.
Questa è democrazia, signori, non quella pagliacciata che chiamano Parlamento.
Sebastiano Messina
(da “La Repubblica”)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 25th, 2014 Riccardo Fucile
LA PROPOSTA DI DIECI CIRCOLI: SOTTOPORRE L’ITALICUM AL GIUDIZIO DEGLI ISCRITTI
Un “referendum consultivo“ interno al Partito Democratico per invitare gli iscritti ad esprimere la propria opinione sul patto di governo tra il presidente del Consiglio Enrico Letta e gli altri partiti di maggioranza, il cosiddetto Impegno 2014.
E’ l’iniziativa che l’ex segretario bolognese Alessandro Gabriele che ha proposto alla direzione democratica cittadina “per ricompattare la base associativa del partito”, frammentata dopo i sussulti provocati dall’istituzione del governo delle larghe intese e dall’elezione del segretario Matteo Renzi.
“L’idea viene dall’Spd tedesca che a dicembre ha consultato i propri iscritti sull’accordo di governo con i cristiano democratici di Angela Merkel — spiega Gabriele — Il referendum interno in Germania è andato bene, non solo la partecipazione è arrivata al 78%, 370mila votanti in tutto, ma il partito ne è uscito rafforzato e il risultato ha fornito al governo un importante strumento negoziale. Quindi ho pensato che potesse essere un’ottima pratica da adottare anche in Italia”.
Insomma, che sia un patto alla tedesca, ma pienamente alla tedesca.
L’idea, proposta via ordine del giorno alla direzione del Pd di Bologna, è già stata accolta da 10 circoli cittadini, che il 28 gennaio prossimo si incontreranno a Borgo Panigale con le altre realtà che aderiranno per fissare una data unica per le consultazioni.
“Al referendum parteciperanno tutti i circoli che sottoscriveranno l’ordine del giorno che abbiamo inviato, dopo di che tutti gli iscritti che fanno parte dei circoli che hanno scelto di indire la consultazione interna potranno esprimersi a favore o contro l’Impegno 2014 — continua Gabriele — a votazione conclusa, infine, comunicheremo al Presidente del Consiglio Enrico Letta e alla direzione del Pd l’esito del referendum”.
Il punto, secondo Gabriele, ideatore dell’iniziativa insieme a Massimiliano Vignoli, segretario del Pd di Sala Bolognese, è che “in queste settimane, a livello nazionale, si è parlato poco di contenuti mentre le scelte del partito hanno molto peso sugli iscritti: ecco, io ritengo che il rapporto tra il Pd ed il governo si debba basare su un accordo condiviso ed approvato dalla base”.
“In un certo senso — sottolinea l’ex segretario democratico di Bologna — chiedere gli iscritti di votare è uno stimolo per il governo a lavorare bene, un po’ come succede tra un sindacato e i lavoratori. Noi iscritti al Partito Democratico valuteremo il suo impegno, e credo che se il patto con i partiti di maggioranza sarà fatto in maniera ragionevole e con obiettivi chiari, fissati assieme alle forze politiche, gli iscritti al Pd si esprimeranno con molto buon senso”.
Il modello, precisa l’ex segretario dei democratici bolognesi, “non ha nulla a che vedere però con la struttura partecipativa ideata e promossa dal Movimento 5 Stelle: nel nostro caso a votare verranno iscritti in carne ed ossa che prima di decidere si consulteranno incontrandosi di persona. Niente di paragonabile, insomma, al sistema dei grillini, dove si discute in una piazza virtuale e non è chiaro chi siano le persone da votare, o quali siano i temi sui quali ci si deve esprimere”.
La proposta, che altri circoli di Bologna stanno valutando se sottoscrivere, racconta Gabriele, è piaciuta anche all’attuale numero uno di via Rivani, Raffaele Donini.
“Del resto — spiega il democratico bolognese — la consultazione diretta su alcuni temi precisi fa parte del suo impegno elettorale, è iscritta nel programma. Certo, questa è una questione nazionale e il contesto è un po’ diverso, ma si tratterà di una sperimentazione e speriamo venga valutata positivamente dal Pd di Bologna. Auspico, quindi, che come previsto dal nostro statuto, in futuro lo strumento del referendum interno tra gli iscritti venga adottato su tutte le scelte importanti”.
Annalisa Dall’Oca
argomento: Partito Democratico, PD | Commenta »