Gennaio 24th, 2014 Riccardo Fucile
IL REPORT DELL’UNIONE EUROPEA
Il 12% degli occu pati non rie sce ad arri vare a fine mese in Ita lia.
Lo sostiene lo stu dio della com mis sione Ue sull’occupazione «Employ ment and Social Deve lo p ments in Europe Review» pre sen tato a Bru xel les.
Solo Roma nia e Gre cia fanno peg gio con oltre il 14%.
Que sto signi fica che sui 22 milioni e 292 mila occu pati regi strati dall’Istat a novem bre 2013, le per sone a cui non basta lo sti pen dio per vivere sono almeno 2 milioni e 640 mila.
Sono i cosid detti «lavo ra tori poveri» che cre scono insieme ai disoc cu pati, 3 milioni e 254 mila, in aumento dell’1,8% rispetto ad otto bre (+57 mila).
Il tasso di disoc cu pa zione gene rale a novem bre si è atte stato al 12,7%, con un aumento di 0,2 punti per cen tuali su otto bre e di 1,4 punti su anno.
Insieme alla disoc cu pa zione gio va nile, giunta al 41,7%, è un record dall’inizio delle serie sto ri che nel 1977.
Secondo l’Istat in sei anni, tra novem bre 2007 e novem bre 2013 in Ita lia gli occu pati sono dimi nuiti di 1,1 milioni di unità men tre i disoc cu pati sono più che rad dop piati pas sando da 1.529.000 a 3.254.000 (1,725 milioni in più).
A com ple tare il qua dro, lo stu dio Ue ha aggiunto un altro tas sello.
Per chi ha perso il lavoro in que sto primo ciclo quin quen nale della crisi, le pos si bi lità di tro varne un altro sono tra il 14% e il 15%, le più basse di tutti i 28 Stati membri.
«In Ita lia non cre sce solo la disoc cu pa zione ma anche la povertà » ha com men tato il com mis sa rio Ue al lavoro Lazlo Andor.
Sem pre secondo l’istituto nazio nale di sta ti stica, nel 2012 le per sone in povertà rela tiva erano il 15,8% della popo la zione (9 milioni 563 mila), quelle in povertà asso luta l’8% (4 milioni 814 mila).
Nel nostro paese la sof fe renza occu pa zio nale, la disoc cu pa zione e il feno meno della pau pe riz za zione riguar dano com ples si va mente più di 15 milioni di per sone.
Una cifra spa ven tosa che tut ta via cor ri sponde a quella euro pea sul rischio poverta. Secondo Bru xel les, infatti, le per sone a rischio poverta ed esclu sione sociale sono un quarto dei cit ta dini euro pei.
Una per cen tuale più alta della disoc cu pa zione per chè riguarda anche chi lavora e ha un red dito basso.
Que sti sono alcuni degli effetti della reces sione ini ziata nel 2008.
Lo stu dio della com mis sione li descrive come una «dou ble dip reces sion» o «reces sione a forma di W», una let tera che riprende gra fi ca mente l’andamento del pro dotto interno lordo e degli inve sti menti dal 2008 al 2013.
Que sta espres sione è stata ini zial mente usata per l’economia degli Stati Uniti e oggi viene adot tata anche per l’Unione Euro pea.
La com mis sione distin gue tre periodi nella reces sione: il primo «tuffo» («dip») cor ri sponde al bien nio 2008—2010 quando il numero dei disoc cu pati in Ita lia, Gre cia, Spa gna, Irlanda, Por to gallo (i «Piigs»), ma anche in Croa zia e a Cipro si è dete rio rata.
Tra il primo tri me stre del 2010 e la metà del 2011 il tasso di disoc cu pa zione è rima sto abba stanza sta bile, men tre è aumen tato l’indicatore della carenza di mano do pera, cioè la con di zione eco no mica nella quale i lavo ra tori qua li fi cati sono insuf fi cienti per rispon dere alla richie sta di occu pa zione ad ogni costo.
Il terzo periodo, che dura dalla metà del 2011, ha regi strato un aumento ver ti gi noso della disoc cu pa zione che ha rag giunto, nel set tem bre 2013, la quota di 19,4 milioni.
Anche dal punto di vista occu pa zio nale si con ferma dun que la netta sepa ra zione tra i paesi del Sud e quelli del Nord Europa.
Nel quin quen nio della reces sione, i posti di lavoro a tempo inde ter mi nato sono dimi nuiti per quat tro anni con se cu tivi: 8,3 milioni (-4,6%) dall’ultimo tri me stre del 2008. Nello stesso periodo è stata regi strata una forte cre scita dei part-time e dei lavori pre cari: 2,5 milioni in più dall’ultimo tri me stre del 2008 (+6,4%).
Il record è dete nuto dall’Olanda con il 49,2%, seguito dal Regno Unito, dalla Ger ma nia, dalla Sve zia e dall’Austria.
L’Italia regi stra un aumento di poco infe riore a 1,5 milioni di part-time.
In que sti casi la spe ranza di tro vare un lavoro fisso è crol lato tra il 2008 e il 2012 in 24 stati mem bri, men tre è cre sciuto in Lus sem burgo, Ger ma nia e in Olanda. Dani marca, Cipro e Slo ve nia.
In que ste con di zioni cre sce il tasso degli «sco rag giati», cioè di coloro che pur potendo lavo rare non cer cano un lavoro, e dei «Neet», in par ti co lare gio vani e donne: —3,7% della popo la zione euro pea.
Aumenta invece il tasso di atti vità tra i più anziani: +5 dal 2007 al 2012.
Roberto Ciccarelli
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Gennaio 24th, 2014 Riccardo Fucile
VIAGGIO TRAGICOMICO DEL SIGNOR TARQUINIO PER PAGARE I BALZELLI PUBBLICI. …UNO SFORZO SOVRUMANO NELLA CALCA RIBOLLENTE DI UN’UMANITà€ IN FILA DAVANTI ALLA SORTE
Tarquinio stava aprendo la porta per uscire. La moglie Teresa e i due figli lo guardavano, con le lacrime
agli occhi. Portava con sè una valigia, uno zaino, un sacco a pelo, un fornelletto a gas. Anche lui non riuscì a trattenere il pianto.
“Vai caro, non voltarti indietro — disse lei.
Sì — disse Tarquinio — ce la farò.
Hai il modulo dei pagamenti pregressi? Hai la copia ubicazionale con la quadratura? Hai la planimetria calpestabile e i nostri numeri di scarpe?
Sì, si
ai la foto del nostro cassonetto? Hai l’ipotesi di frazionamento tra materiale organico e plastica termoindurente? Hai la fotocopia degli incarti delle mozzarelle? Hai il conto dell’aliquota calcolata sulla base dei valori catastali medi?
Ce l’ho. Non sono sicuro però di avere il miniconguaglio del 2012 e il bollino blu dello scaldabagno ricalcolato su base regionale.
Te l’ho messo nella cartella azzurra, caro, insieme alla ricevuta delle sette multe che pagammo per lo stesso verbale del 2007 e alla ricevuta della tassa sull’ombra del bar di tuo zio. Forse sono documenti che non ti chiederanno, ma è meglio star sicuri.
E la mia pagella delle elementari? E il certificato di vaccinazione di Tonino? E la ricevuta della tassa Ama per la cremazione di nonna?
Tutte nella cartella dove c’è scritto Tares, Tia, e Tanatos. Ma adesso vai.
Mamma dove va il babbo? — chiese preoccupato il piccolo Tonino — E tornerà ?
Certo che tornerà — disse Teresa con uno stanco sorriso — Va a pagare la Tares e la mini-Imu. Starà via per un po’. Ma lo rivedremo.
Papà papà — disse la piccola Tamara con un sorriso birichino — non è che fai come una volta che uno andava a comprare le sigarette e poi non tornava più?
Tornerò, tornerò miei cari — disse Tarquinio con la voce rotta per l’emozione.
Tarquinio arrivò davanti al Grande Edificio delle Riscossioni. Tuonava e pioveva, la folla occupava tutta la piazza e lunghissime file transennate bloccavano il traffico.
Un vigile correva qua e là multando le auto in colonna.
Tarquinio si mise in coda pazientemente. Dalla fila giungevano gemiti, cachinni e improperi. Molti erano attendati, altri cucinavano su fornelli improvvisati . T
arquinio prese il ticket del suo turno. C’era scritto 1245.
Mamma mia! Vuole dire che sono il millesimo e passa?
Le è andata bene — disse una voce nota — almeno lei ha il numero. Io ho un’equazione che sto cercando di risolvere da stamattina. C’è anche una radice quadrata.
Riconobbe la voce del geometra Gaudio, suo coinquilino. Era in vestaglia e anfibi.
Signor Tarquinio si prepari al peggio. Sono qui da due giorni, ma non avevo un documento e mi hanno rimandato indietro. Le presento Olga, la nostra padrona di casa.
Al suo fianco c’era un gigantesco uomo vestito da donna, pesantemente truccato.
Ma scusi… — sussurrò Tarquinio sottovoce — ma quella non è la signora Olga. Non vorrei dire ma è… un travestito.
Non mi smascheri. Mi hanno rimandato indietro perchè mi mancava una dichiarazione della padrona di casa sui millesimi del riscaldamento. La signora Olga è in ferie, ma hanno detto che potevo portare la fotocopia. Lui è mio cugino Oscar, speriamo che ci caschino.
Mamma mia — sospirò Tarquinio — come è tutto complicato.
Suvvia sia paziente — disse un vecchio dagli occhi azzurri e buoni, con un barboncino al guinzaglio — bisogna dimostrare che abbiamo una coscienza civica, certo c’è un poco di confusione ma un cittadino deve aiutare lo Stato, non limitarsi a sterili lamentele e luoghi comuni sull’inefficienza. È tempo di intesa, non di separazione.
Ma vaffanculo — disse una vecchiona grassa in tuta mimetica, con un carrello da spesa pieno di documenti.
In quel momento si presentò davanti a loro un uomo elegantemente vestito di nero.
Mi presento. Sono Briasconi, line-solver e ticket manager. Potrei agevolarvi. Ho qui un numero 343 per la Tares e un 121 per la mini Imu. Cento euro. Risparmierete almeno un giorno, è un affare.
Non si faccia fregare — disse Gaudio — ieri ho preso due ticket da uno di questi bagarini. Uno era per la fila in farmacia e un altro per una riffa al festival dell’Unità .
– Io non sono un bagarino — disse il ticket manager — sono un serio professionista. Se vuole ho anche un ticket per il concerto del 2092 in memoria di Violetta.
Vada via cialtrone — disse la vecchiona con la mimetica — o le ammazzo con il faldone dell’Iva.
Calma, calma — disse il vecchio dallo sguardo buono — prima o poi verrà il turno di tutti.
Tarquinio passò tutto il giorno nella fila. Telefonò molte volte a casa.
Intorno c’era chi giocava a carte, chi lavorava a maglia, chi raccontava di leggendarie file passate. Tutti erano incazzati ma sopportavano con rassegnazione.
Venne la notte. Tarquinio si infilò nel sacco a pelo e si mise a guardare le stelle.
Stava per addormentarsi quando sentì qualcuno toccargli la spalla. Era il vecchio dagli occhi azzurri.
– Glielo avevo detto che doveva avere pazienza! Ci vuole il dialogo, ho parlato con un usciere del suo caso. Venga con me. Magicamente sorpassarono la fila. Aveva iniziato a nevicare, e i fiocchi coprivano tutti di un bianco velo, le persone, le tende e le valigie, tutto era silenzioso e immobile.
– Ma… moriranno di freddo.
– Ma no, sono contribuenti, sono abituati a tutto, venga avanti — disse una voce.
C’era una piccola baracca luminosa e dentro un impiegato sorridente che beveva un tè caldo.
Desidera? — disse con voce cortese . Io dovrei pagare la nuova Imu e la Tares e forse un residuo di Tia e di Tarf e…
Capisco — disse l’impiegato con un sospiro —, ma non posso aiutarla. Perchè ? Perchè mi chiamo Akaki Akakjevic e lei sta sognando Gogol e presto si sveglierà . Così avvenne. Tarquinio si destò di colpo.
Pioveva a dirotto, suonavano le sirene delle ambulanze, scoppiavano risse, poliziotti in tenuta da guerra si toglievano il casco e sotto avevano un altro casco, la gente urlava e sveniva.
Da un altoparlante, una voce risuonò imperiosa nella piazza.
Si comunica che oggi per uno sciopero del personale marittimo dei traghetti verranno accolti solo i numeri fino al 500.
Comunichiamo inoltre che durante la notte ci sono state modifiche legislative e quindi la Tares è diventata Tartas e Tartar, e va pagata in due distinte file, mentre la mini Imu è divisa in minimuno, minimudue e minimutre, prendete un ticket al pronto soccorso, oppure consultate il nostro sito segreto. Ricordiamo inoltre che da oggi sono proibite le fotocopie e gli ologrammi.
Ma vaffanculo — urlò la vecchia.
Non hai più bisogno di me — disse Oscar togliendosi le scarpe coi tacchi — me ne vado.
Ma io mi stavo affezionando — disse il geometra Gaudio.
Dite tutti così — disse Oscar — e se ne andò mestamente.
In quel momento una valanga di persone si accalcò alle loro spalle. Erano i nuovi contribuenti, più duemila pensionati che dovevano ritirare la pensione in sportelli attigui, più un’orda di giovani perchè s’era sparsa la voce che c’era Balotelli in fila per pagare una multa.
Ho un ticket col numero 62. Un sessantadue, in un’ora siete allo sportello! — gridò un ticket manager.
Un uomo erculeo lo abbattè con un colpo di cric e si impossessò del ticket.
Ma subito la vecchiaccia gli assestò una pedata nei coglioni e gli fregò il bigliettino.
La precedenza agli anziani — ghignò.
Via via — disse il signore dai dolci occhi azzurri — non trascendiamo. È vero, c’è qualche problema e qualche lungaggine, ma mentre noi siamo in fila, un nuovo clima politico di dialogo si sta instaurando nel paese. Presto tutto questo sarà un ricordo.
È sicuro? — disse Tarquinio — e si creò un capannello intorno al vecchio dagli occhi buoni. Ma certo — proseguì quello — siamo qui per fare il nostro dovere, non lamentiamoci perchè l’Imu e la Tares sono complicate. Ben altri problemi sono in ballo. Io vi chiedo, amici: ma voi siete per il porcellum, per il mattarellum o per il parabellum? E siete per un modello Touch Screen moderno con election day all’americana o per un modello tedesco Bundestag e doppio turno con sbarramento al 5%?
Oppure per un partito unico non ideologico quindi non più elezioni ma una serie di quiz tipo universitario, e inoltre… Non finì.
La vecchia in mimetica gli saltò al collo e affondò i denti. L’uomo erculeo gli diede una testata sul naso, Gaudio lo finì con un colpo di karate.
Altri vennero e si spartirono vestiti e documenti.
Il barboncino, sinistramente somigliante a un cagnolino famoso, sfuggì per un pelo al linciaggio.
Arrivarono due poliziotti che scortavano un importante funzionario Equitalia in divisa da ussaro. Cos’è successo? — chiese il funzionario. Hanno ammazzato un uomo, lo hanno fatto a pezzi e adesso il cadavere è lì per terra… — disse la vecchia sogghignando.
“Ma la Tares l’aveva pagata? — disse il funzionario. Non ha fatto in tempo — disse Tarquinio. Non è una scusa. Prendete le sue generalità e mandate la cartella esattoriale maggiorata ai figli o a eventuali eredi. Ma… — disse Tarquinio — tutto qui? No certo — disse il funzionario. Mettete i suoi occhiali nel Vetro e plastica e il cadavere nell’Organico. E se ne andò. T
utti tornarono in fila.
Un’altra notte stava per cominciare.
Stefano Benni
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 24th, 2014 Riccardo Fucile
NONOSTANTE LA CRISI IN GERMANIA I DISOCCUPATI SONO SCESI DA CINQUE MILIONI A MENO DI TRE
Nove tedeschi su dieci sono soddisfatti del lavoro che fanno.
Un dato incredibile, emerso da uno studio della fondazione Bertelsmann anticipato dal quotidiano Welt, che rivela anche molti dettagli interessanti sullo sviluppo del mercato del lavoro negli ultimi dieci anni, considerati un decennio di vero e proprio “miracolo” dell’occupazione in Germania.
Il boom che ha fatto precipitare, nonostante la crisi, i disoccupati da cinque milioni a meno di tre, è dovuto all’incremento esponenziale dei lavori flessibili. Facile, fare miracoli con i precari, si potrebbe obiettare. Ma dando uno sguardo più approfondito ai dati, si evince che il “modello Germania” regge.
Se è vero che nel 2003 i lavoratori flessibili rappresentavano un quinto della forza lavoro (19%), ora un lavoratore su quattro ha un impiego a tempo (24%).
Ma i “precari” non minacciano gli “stabili”, che sono addirittura aumentati dal 39 al 41 per cento. Il motivo è semplice: aumenta la richiesta di lavori specializzati, mentre il calo demografico sta frenando l’offerta. In altre parole, in settori come l’industria la sete di operai e lavoratori iperqualificati è grande e la tendenza a stabilizzarli, anche.
E la progressiva flessibilizzazione non scoraggia chi si affaccia al mondo del lavoro: sono calati anche gli inattivi, quelli che neanche cercano un’occupazione: dal 24% sono scesi al 19%.
Nè ha influito sul mood dei tedeschi, apparentemente felici della loro occupazione, nel 90 per cento dei casi.
Certo, nel terziario, rileva lo studio, stanno aumentando le pressioni perchè gli orari degli impiegati siano più flessibili, perchè si mostrino anche più spesso reperibili e si è registrata anche un’impennata di persone che devono lavorare anche nei weekend. Ma anche questo non sembra mettere i tedeschi particolarmente di malumore.
Tonia Mastrobuoni
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Gennaio 23rd, 2014 Riccardo Fucile
IL VIETNAM DI RENZI IN PARLAMENTO…”RENZI E’ UNO DI QUELLI CHE VUOLE PRENDERE LA BASTIGLIA CON L’ACCORDO DI BARONI E BARONESSE”
Il passo è, da sempre, felpato. Si vede e non si vede, ma è peggio quando non si vede; le conseguenze, poi,
arrivano all’improvviso, quando è ormai troppo tardi per metterci riparo.
Le dimissioni di Cuperlo, per dire, sono opera sua.
Massimo D’Alema ne aveva già discusso con l’ormai ex presidente Pd prima della direzione del partito, Fassina ne era al corrente, ma non approvava, poi quella frase, sprezzante, di Renzi nella replica al suo discorso e tutto è stato più semplice.
Il piano del vero, grande rottamatore della sinistra italiana, appunto Massimo D’Alema, è andato splendidamente in porto.
Renzi ha perso definitivamente il controllo della sinistra del partito e il suo incubo peggiore, ora, è che questa sinistra non abbia un vero leader con il quale interloquire.
E che il percorso di tutte le sue iniziative, dalla legge elettorale al piano lavoro, passando anche per la riforma della giustizia (che sta scrivendo con Maria Elena Boschi) si trasformino in un Vietnam, prima in commissione, poi in Aula. .
D’Alema sostiene di trovarsi a distanza perchè “com’è noto, passo la maggior parte del mio tempo all’estero”, ma dietro questo ennesimo cortocircuito interno c’è chi l’ha giurata a Renzi da sempre.
Solo a fine estate scorsa, d’altra parte, diceva: “Renzi è come quelli che vogliono prendere la Bastiglia con l’accordo di baroni e baronesse”.
E che poi, giusto l’altro giorno, a commento del discorso del segretario in direzione: “Siamo alle comiche”. L’ultimo che l’ha detto è finito male, ma lui non se ne cura; l’importante, in questa fase, è non far trionfare Renzi, forse per dimostrare che nessuno è in grado davvero di “cambiare verso” al Paese.
Poi Renzi ha fatto entrare il pregiudicato al Nazareno, colpendo al cuore l’ortodossia dell’ancien regime del Pd, certo, ma rompendo anche un tabù della “vecchia politica”, cifra dalemiana nei rapporti con gli avversari di sempre.
Per questo, ora D’Alema punzecchia. L’ha fatto anche l’altro giorno, ovviamente dall’estero, mandando i soliti messaggi cifrati: “Fare le riforme è un elemento molto positivo, sono necessarie per il nostro Paese, certamente bisogna farle bene. Il Parlamento discuterà e approfondirà , nella piena libertà di approfondire, correggere, decidere, secondo le regole democratiche normali”.
Pochi minuti prima, il sindaco di Firenze aveva avvertito: “Se si cambia qualcosa, salta tutto”.
La lettura in filigrana del messaggio dalemiano non ha bisogno di grande esegesi, è limpida: occhio Renzi — ecco la “profanazione” del verbo politichese dalemiano — perchè in Aula sulle riforme te le facciamo scontare tutte. E prima dell’Aula, direttamente in commissione”.
I numeri, invero, sono tutti a sfavore di Renzi.
Commissioni, gruppi, ovunque bisogna fare i conti con la composizione voluta da Bersani e, dunque, di stretta osservanza della sinistra del partito.
In commissione Affari Costituzionali, dove c’è la legge elettorale, la geografia è particolarmente contraria al segretario Pd: 13 a 8. Altro che Vietnam.
Servirebbe un mediatore, uno capace di reggere le fila senza dar sfogo all’ala dalemiana che a ogni pie’ spinto da l’idea di voler riaprire il congresso.
Pensano a Pier Luigi Bersani, anche per la sostituzione di Cuperlo, l’uomo capace di arrivare al chiarimento di rapporti tra maggioranza e minoranza Pd senza strappare tutto e, soprattutto, senza lasciare che i tatticismi dalemiani prendano il sopravvento.
Un lavoto certosino, di lunga e difficile tessitura, che presuppone anche l’assenso proprio di D’Alema a dare il via libera al “cambio del verso” del partito.
Ma come fidarsi mai di chi sostiene, non smentito, che “capotavolo è solo dove mi siedo io”?
Sara Nicoli
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Partito Democratico, PD | Commenta »
Gennaio 23rd, 2014 Riccardo Fucile
IL PREMIER IN TV: “IL PAESE NON HA BISOGNO DI DIATRIBE, IO E MATTEO ABBIAMO CARATTERI DIVERSI”
“Parlo, agisco, faccio ciò che è necessario nel mio ruolo. Oggi sono in questo ruolo, devo fare le cose, devo interpretare il mio ruolo al meglio, in un momento in cui gli italiani faticano credo che ci sia bisogno di una politica che affronti il merito delle cose con la dovuta attenzione”.
Il premier Enrico Letta, ospite di “Otto e mezzo” su La7, ha difeso il suo governo dalle critiche, ha parlato del rapporto con Matteo Renzi, ma soprattutto ha sottolineato l’urgenza di una riforma elettorale: “È importante che la legge elettorale si faccia presto e bene, è fondamentale farla prima delle Europee, insieme al primo voto sul bicameralismo. Questo consentirebbe di avere più fiducia nei cittadini nella politica”. Poi l’assicurazione di non voler mettere i bastoni tra le ruote: “Quando sarà fatta la legge elettorale il governo sarà più a rischio? Se lei pensa che io per durare un giorno in più mi metto di traverso sulla legge elettorale è una cosa proprio sbagliata”.
Legge elettorale.
Il premier tiene fermo il punto della distanza del governo dal dibattito sulla legge elettorale che appartiene al Parlamento, ma si spende in favore dello spazio alle preferenze nella riforma elettorale attualmente sul tappeto.
La decisione di Renzi di intervenire sulla legge elettorale e sul bicameralismo “è un fatto assolutamente positivo” e “io lo sostengo”, ha detto, aggiungendo che “se in Parlamento c’è un accordo largo alcuni aspetti” della riforma del voto “possono essere modificati. Io ad esempio credo che i cittadini debbano essere resi più partecipi nella scelta dei candidati”.
Renzi.
Per quanto riguarda il rapporto con il segretario Pd, il premier ha sottolineato che “ognuno c’ha il suo carattere e, come gli italiani hanno capito, noi siamo molto diversi. Lui ha una grande forza nell’interpretare il suo ruolo e io penso possa essere indirizzata in positivo, il Paese non ha bisogno di diatribe”.
Ma di una cosa è sicuro: con il segretario del Pd si rema nella stessa direzione: “Sono troppo determinato a mantenere il ruolo di chi cerca una soluzione alle cose concrete, non possiamo permetterci il lusso di dividerci. Ho sentito l’intervista di Renzi al Tg3, che va nella stessa direzione. Ognuno fa la sua parte”.
In merito, invece, all’ipotesi del sindaco di Firenze a Palazzo Chigi: “L’ha smentito Renzi stesso, dopodichè vorrei parlare di cose”, ha tagliato corto il presidente del Consiglio.
Crisi.
Per il premier “la situazione è ancora complicata, ma dei passi avanti li abbiamo fatti. Avessi la possibilità di stampare soldi lo farei, ma non è così, e la vera fatica è quella, poi la dialettica politica è normale”.
Per quanto riguarda le accuse di fallimento, parola usata proprio dal leader pd, il premier replica: “Stiamo ai fatti. L’Italia era in crisi, pesantemente. Oggi non è più così. Si è fermata la recessione ed è cominciata la crescita nel terzo trimestre; per la prima volta è ripartito il fatturato industriale e per la prima volta, dopo due anni, il debito è sceso. Si possono fare tanti discorsi. Ma questi tre dati dicono che la strada per uscire dalla crisi la si è imboccata”.
Futuro.
Sul futuro, Letta spende parole chiare, in giorni in cui si ventilano “staffette” a Palazo Chigi: “Ci saranno altri mesi di governo perchè sono assolutamente determinato a continuare questa opera di risanamento”.
“Questo governo ha una squadra che difendo, che ha lavorato in condizioni difficilissime e ha ottenuto risultati. Anche Saccomanni, il più attaccato da destra, ha fatto molto. Servono più risultati? Sì, ma la strada è quella giusta e l’inversione di tendenza è fondamentale”.
Conflitto d’interessi.
Nel 2014 Enrico Letta vorrebbe riuscire ad approvare una regolamentazione del conflitto di interessi. “Alcune cose mi piacerebbe farle meglio, penso al conflitto di interessi che quando Berlusconi sosteneva il governo era più difficile da fare”. Quando gli è stato chiesto se ne abbia parlato con Angelino Alfano, ha risposto: “Sarà uno dei punti che discuteremo nelle prossime settimane”. Ovviamente, ha precisato, “il tema non è punitivo nei confronti di nessuno”.
Jobs act.
Enrico Letta ha annunciato che parteciperà alla direzione del Pd che varerà il Jobs act e sul patto di governo di Matteo Renzi sul lavoro.
Bersani.
Un pensiero il premier lo ha rivolto a Pier Luigi Bersani: “La più bella cosa che ho vissuto nelle ultime settimane è stato passare un’ora e mezza con Pier Luigi. È stato un incontro emotivamente forte e quello che gli è successo è una delle cose che ti fanno ragionare sulle priorità vita. Ora lui pensa a tornare completamente e rapidamente in salute. Io lo ho visto in palla”, ha detto rispondendo a una domanda sulla possibilità di affidare a Bersani la poltrona lasciata vuota da Gianni Cuperlo.
Sulle dimissioni di quest’ultimo, Letta ha affermato: “Ho provato a dissuaderlo, per quello che potevo. Evidentemente non ci sono riuscito. Penso che in questo così delicato bisogna essere tutti… Dopodichè ho stima di lui e sono convinto che continuerà un suo contributo, un suo ruolo fondamentale”.
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 23rd, 2014 Riccardo Fucile
SOTTO INCHIESTA LE FATTURE PER MISSIONI INTERNAZIONALI, INVITO A COMPARIRE ANCHE PER ALCUNI ASSESSORI E CONSIGLIERI
Le inchieste sui “rimborsi facili” toccano anche la Regione Abruzzo. 
La procura della Repubblica di Pescara ha emesso 25 informazioni di garanzia, con invito a comparire, nei confronti del presidente della Giunta, Gianni Chiodi, di quello del Consiglio, Nazario Pagano e di altre 23 persone, tra assessori e consiglieri.
I reati contestati sono truffa aggravata nei confronti della Regione Abruzzo, peculato e falso ideologico riguardo a rimborsi per una serie di missioni istituzionali.
Titolari dell’inchiesta sono i sostituti procuratori Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli, già nel pool dell’inchiesta “Sanitopoli”.
Solo due mesi fa invece, il gip del Tribunale di Pescara Mariacarla Sacco, aveva sottoposto ai domiciliari l’assessore Pdl alla Cultura Luigi De Fanis e la sua segretaria, dopo una denuncia di un imprenditore a seguito delle continue richieste di denaro che il politico gli avrebbe fatto.
Le indagini sullo scandalo “rimborsopoli” erano iniziate un anno e mezzo fa e riguardano il periodo compreso tra il gennaio 2009 e dicembre 2012.
Nel mirino degli inquirenti, le spese sostenute per trasferte non giustificate o in luoghi diversi da quelli indicati.
Oltre a irregolarità nelle fatture di rimborso spese.
I documenti contabili, in particolare, sono tutti nelle mani dei magistrati che, tramite i carabinieri, li hanno acquisiti anche in copia nei vari centri dove gli amministratori si recavano per le trasferte.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 23rd, 2014 Riccardo Fucile
LO CHIAMANO “BONITAXI” PERCHE’ SCARROZZA IN AUTO RENZI DA 5 ANNI…MA BONIFAZI NON HA ANCORA VERSATO I 30.000 EURO DOVUTI AL PARTITO
C’eÌ€ stato un tempo in cui Francesco Bonifazi, 37 anni, nuovo tesoriere del Pd di provata fede renziana, era dalemiano; era la stagione 2008-2009, a Firenze c’erano le primarie per scegliere il nuovo sindaco e Bonifazi, detto «Bonitaxi» percheÌ spesso scarrozza il segretario democratico sulla sua Audi A4 nera, era il capo dello staff elettorale di Michele Ventura, ex vicecapogruppo alla Camera del Pd che del dalemismo ha fatto una religione.
D’altronde, la storia familiare bonifaziana eÌ€ inserita nella filiera Pci-Pds-Ds.
Tutti comunisti, in casa: il babbo eÌ€ Franco Bonifazi, per anni direttore della Mukki, la centrale del latte; lo zio eÌ€ Alberto Bruschini, giaÌ€ membro della deputazione generale del Monte dei Paschi e giaÌ€ direttore della Cassa di risparmio di Prato. Persone, insomma, che un tempo sarebbero state definite «notabili di partito».
Insieme con Bonifazi, nel comitato pieno di antirenziani, c’era anche Maria Elena Boschi, oggi responsabile riforme della segreteria pd, con la quale c’eÌ€ un’amicizia di vecchia data.
EÌ€ stato infatti Bonifazi qualche anno fa, quando ancora il sindaco non la conosceva bene, a spingere percheÌ la bionda avvocatessa facesse parte della squadra di Renzi, proponendola per il cda di Publiacqua, partecipata del Comune di Firenze.
Ma Boschi non eÌ€ l’unica a essere stata segnalata da Bonifazi.
Il tesoriere in passato ha sponsorizzato anche Federico Lovadina, avvocato tributarista trentenne e suo collega di studio, nominato nel cda della Mercafir.
PercheÌ anche le segnalazioni devono rispettare le pari opportunitaÌ€. Buona sorte anche per la fidanzata Caterina Carpinella: la sua associazione culturale Cultcube nel 2010 ha preso in gestione il teatro dell’Affratellamento, luogo storico della sinistra fiorentina (il cui vicepresidente eÌ€ babbo Bonifazi) e lei eÌ€ da poco responsabile cultura del Pd fiorentino.
Da quando è stato folgorato sulla via di Rignano, Bonifazi non si stacca più da Renzi.
Ma non si limita a guidare la macchina del capo; una volta, quando Bersani era segretario del Pd e incontroÌ€ a pranzo il sindaco, toccoÌ€ a «Bonitaxi» pagare il conto.
Per questo chi non lo conosce lo scambia per la guardia del corpo. Ma fisiognomicamente, saraÌ€ la barba, saraÌ€ la faccia, eÌ€ una via di mezzo fra il Valerio Staffelli di Striscia la notizia e un naufrago dell’Isola dei famosi.
Mettici anche il ventre prominente di cui un po’ si vergogna. Lo scrive su Facebook quando, il 24 settembre 2013, interviene per la prima volta alla Camera: «Dichiarazione di voto su articolo 11 delega fiscale. Emozione irripetibile, ma anche un grande onore! E forse anche un po’ troppa pancia» eÌ€ la didascalia del selfie di Bonifazi, che assieme a Boschi e a Luca Lotti, il braccio ambidestro del sindaco, eÌ€ nel «giglio magico» di Matteo Renzi.
Nel 2009 Renzi gli chiese di fare l’assessore, ma lui disse no percheÌ si trova meglio nei ruoli politici che in quelli tecnici.
Da capogruppo del Pd a Palazzo Vecchio ha fatto da cuscinetto a Renzi su tutte le magagne che il sindaco si trovava di fronte, cercando di tenere a bada la minoranza del gruppo consiliare.
Un ruolo rispettato fino in fondo, anche a sua insaputa, quando non era ancora alla guida del gruppo consiliare: durante la campagna elettorale per le amministrative ogni tanto uscivano fuori comunicati tonitruanti contro gli avversari, tipo Giovanni Galli, l’ex portiere scelto dal centrodestra, di cui lui non sapeva neanche l’esistenza; erano preparati dallo staff renziano, ma uscivano con la firma di Bonifazi.
Quando dichiara spontaneamente, invece, dichiara poco. Prima di aprire bocca vuole sempre essere sicuro di dire una cosa in linea col segretario. Questo tuttavia non gli evita qualche gaffe. Nel maggio 2012, durante il Consiglio comunale, si diffuse in aula la notizia, falsa, della morte di Paolo Villaggio.
Bonifazi prese parola e propose un minuto di silenzio. Poi si scopriÌ€ che Villaggio era, ed eÌ€, vivo e vegeto. «Ringrazio per la gentilezza dell’iniziativa e per le condoglianze, ma per ora sto ancora abbastanza bene» disse Villaggio. «EÌ€ stato un minuto di silenzio preventivo, un’iniziativa mai vista».
A differenza di altri renziani, Bonifazi non critica mai il sindaco-segretario. Non lo sentirai mai sfogarsi, neanche se c’eÌ€ qualcosa che non gli torna.
Lo chiama «Matteo» come tutti quelli che gli stanno intorno, ma anche «Il cavallo»; e aggiunge che «con Matteo si vince tutto».
Il suo vecchio amico Ventura, quando erano insieme, lo ammoniva spesso: «Francesco, il senso critico bisogna sempre mantenerlo». Oggi peroÌ€, dice Ventura, «il senso critico di Francesco si eÌ€ un po’ perso, diciamo meglio: si eÌ€ annullato. Eppure un leader che forma una squadra deve contornarsi di persone che lo criticano. Anche percheÌ per criticare bisogna avere personalitaÌ€. Io comunque non nutro alcuncheÌ nei confronti di Francesco, pur pensandola diversamente, continuiamo a confrontarci».
Di Antonio Misiani, il suo predecessore, Bonifazi dice che eÌ€ «una persona seria», ma appena nominato ha fatto subito fare una due diligence per avere il bilancio a raggi X e dato in pasto ai giornali i conti del partito per rivelare quanto sia messo male.
Anche lui però ha qualche conticino aperto con il partito.
Quello del Piemonte, la Regione dov’eÌ€ stato eletto nel febbraio scorso grazie al listino bloccato. In Piemonte, come in molte altre federazioni regionali, il Pd chiede un contributo ai suoi candidati consiglieri regionali e parlamentari.
In questo caso sono 30 mila euro spalmabili sulla legislatura, cioeÌ€ in teoria 6 mila l’anno. Bonifazi, ha scoperto il Foglio, fino alla metaÌ€ di gennaio non aveva ancora cominciato a pagare le quote.
A Panorama spiega che «eÌ€ solo un problema burocratico: sono stato eletto in Piemonte, ma non eÌ€ ancora chiaro se i soldi li devo dare alla federazione piemontese o a quella in cui sono iscritto, cioeÌ€ quella della Toscana. Avevo giaÌ€ chiesto delucidazioni quando il responsabile enti locali era Luca Lotti. PagheroÌ€ appena questo nodo saraÌ€ sciolto».
Ma la coordinatrice della segreteria regionale del Piemonte, Magda Negri, eÌ€ inflessibile: «Capisco che l’onorevole Bonifazi, eletto nella circoscrizione Piemonte 2 per la Camera, voglia molto bene alla sua cittaÌ€ e dopo 11 mesi dalla sua elezione s’interroghi su dove versare la quota che i candidati in posizione eleggibile, nel caso dell’on. Bonifazi non conquistata attraverso primarie ma regalata nella trattativa nazionale tra le correnti, dovevano garantire alle organizzazioni territoriali nella misura di un terzo alla firma di accettazione della candidatura e il resto rateizzato».
Continua Negri: «Eppure l’attuale amministratore del Pd non puoÌ€ non ricordare di avere firmato una dichiarazione di accettazione del regolamento finanziario del Pd del Piemonte al fine di contribuire al raggiungimento dell’obiettivo di autofinanziamento della campagna elettorale per le elezioni politiche del 2013. Un’accettazione con firma di suo pugno. Per usare il tono piuÌ€ lieve che va di moda oggi, caro Bonifazi non c’eÌ€ nessun problema: i soldi sono dell’organizzazione piemontese che ti ha eletto e non dei fiorentini che ti hanno proposto».
Insomma, caro Bonifazi, la porti un assegno in Piemonte.
David Allegranti
(da “Panorama“)
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Gennaio 23rd, 2014 Riccardo Fucile
IN COMMISSIONE DEMOCRATICI SPACCATI
Il presidente della I commissione (Affari costituzionali), Francesco Paolo Sisto di Forza Italia, suona il
pianoforte (pare che si sia esibito con il Cavaliere in una prova canora memorabile) e di professione fa l’avvocato penalista a Bari dove è molto quotato.
Nel capoluogo pugliese, appunto, lo chansonnier Sisto ha avuto la ventura di difendere l’allora governatore Raffaele Fitto e da quel patrocinio legale gli è poi venuta voglia di tuffarsi in politica.
Così – dopo aver fatto parte della «squadra giustizia del Cavaliere» insieme ai colleghi Ghedini e Longo – Sisto ha fatto il salto di qualità quando la sua vicinanza a Denis Verdini ha facilitato l’ascesa alla presidenza della I commissione, che conta ben 47 poltrone.
Penalista più che costituzionalista, il galante Sisto (talvolta in Transatlantico si inchina e mima il baciamano con le colleghe) si è ritrovato dunque a dirigere il traffico sulla legge elettorale.
Presidente e relatore, Sisto è stato contestato per il doppio incarico ma poi il Pd ha mollato la presa perchè aveva altre gatte da pelare
Infatti il partito che fu di Bersani schiera in commissione due squadre.
La prima, soccombente nei numeri, è fedele al sindaco di Firenze: guida il drappello Maria Elena Boschi, la giovane avvocatessa fiorentina – membro della segreteria e responsabile del Pd per le Riforme (il posto che fu di Violante) – che di recente è stata ricevuta anche da Napolitano.
Boschi ieri pomeriggio non era in commissione perchè impegnata dietro le quinte a tenere i contatti con il segretario durante le ore convulse in cui è stata decisa la sorte della norma salva Lega.
La Boschi, ma anche il portavoce di Renzi, Lorenzo Guerini (che non è in commissione ma è sempre nei paraggi), hanno avuto un bel daffare con il collega Alfredo D’Attorre che incarna più degli altri lo spirito dell’ex segretario Pier Luigi Bersani (anche lui membro della prima commissione).
Come un’ombra accanto a D’Attorre, si muove il professore Andrea Giorgis, torinese vicino a Chiamparino, docente di diritto costituzionale – che in questi giorni ha organizzato il riavvicinamento tra «renziani» e «cuperliani», tant’è che gli iniziali rapporti di forza in commissione (13 a otto) vanno via via smussandosi: «Bisogna fare presto e bene sulla legge elettorale. Per cui non c’è nulla di male, e Renzi ci ha dato atto di non volersi mettere di traverso, se discutiamo di soglia di accesso al premio di maggioranza, di sbarramento e di liste bloccate».
Col passare dei giorni D’Attorre e Giorgis hanno intessuto una tela grazie anche a un eccellente interlocutore in commissione che si chiama Gianclaudio Bressa (franceschiniano schierato con Renzi), uno che mastica pane e legge elettorale fin dalle elementari.
Così hanno iniziato a ragionare intorno a un percorso finalmente unitario anche gli altri commissari del Pd non schierati con Renzi: Roberta Agostini (archivista, nominata da Bersani come responsabile Pari opportunità ), l’ex popolare Maria Gullo, il bersaniano Enzo Lattuca (il più giovane deputato del Pd, classe 1988, dottorando in diritto costituzionale a Bologna), il palermitano Giuseppe Lauricella (docente di diritto pubblico e figlio dell’ex ministro socialista Salvatore Lauricella), il lettiano Marco Meloni (responsabile università con Bersani), il padovano Alessandro Naccarato (vicino al ministro Zanonato), Barbara Pollastrini (parlamentare da molte legislature, moglie del banchiere Piero Modiano), e l’ex ministro Rosi Bindi.
Resta difficile la posizione di Gianni Cuperlo che ancora ieri sera, dopo una fugace apparizione in commissione, diceva che non tollera l’accusa di «comportamento strumentale» mossagli da Renzi.
I renziani della commissione (Ettore Rosato, Emanuele Fiano, Luigi Famiglietti, Daniela Gasparini e Matteo Richetti, più il lettiano Francesco Sanna) sanno però che dovranno trattare con i «pontieri» di Cuperlo.
Sanna, per esempio, ha contestato la parte in cui la legge sottrae al Viminale il compito di disegnare i collegi e li affida al Parlamento.
Come dire che anche chi appoggia Renzi non considera tutto il testo base come oro colato.
A bordo campo, comunque, osservano e sono pronti a intervenire altri membri della commissione che non hanno nulla da invidiare in quanto a preparazione: Pino Pisicchio (Centro democratico), l’ex ministro Ignazio La Russa (Fdi), l’ex ministro Maria Stella Gelmini (FI), il vendoliano Gennaro Migliore, il costituzionalista del Movimento 5 Stelle Danilo Toninelli, l’avvocato Gregorio Gitti (Per l’Italia).
Dino Martirano
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 23rd, 2014 Riccardo Fucile
SPUNTA L’IPOTESI BERSANI
Botte da orbi nel Pd. Le dimissioni di Gianni Cuperlo e la corsa per la sua successione, i veleni e le recriminazioni si fondono dando vita a un lacerante braccio di ferro interno.
A largo del Nazareno è già partita la corsa per la poltrona di Presidente.
E nelle ultime ore è iniziata a farsi largo un’ipotesi suggestiva: affidare la guida dell’assemblea dem a Pierluigi Bersani, da poco rientrato a casa dopo l’intervento.
Matteo Renzi gioca in queste ore la delicatissima partita della legge elettorale. Eppure ha già iniziato a mettere la testa sul dossier.
Convinto, il segretario, della necessità di rilanciare: «Voglio spiazzare».
Ecco allora l’idea fatta trapelare da ambienti della maggioranza dem – di proporre all’ex segretario l’incarico appena abbandonato da Cuperlo
Non è escluso che Bersani alla fine accetti. Ammesso che il clima interno migliori, ammesso che davvero ottenga garanzie – come sottolineato in mille contesti – per un Pd capace di mostrarsi «comunità politica nella quale tutti possono dire quel che pensano».
Sulla pagina Facebook del candidato premier alle ultime Politiche, intanto, si moltiplicano i messaggi di incoraggiamento, accompagnati dalla richiesta di tornare in pista: «Mai come in questo momento c’è bisogno di te»,scrivono.
Oppure ancora l’ala dura: «Riposati che poi c’è da rimediare ai danni di quel moccioso».
La rosa di nomi vagliata in queste ore per individuare il dopo Cuperlo non si esaurisce con Bersani.
C’è innanzitutto Andrea Orlando, ministro dell’Ambiente in quota “giovani turchi”.
A loro, per ragione di equilibri, potrebbe spettare la Presidenza. Anche se Matteo Orfini gioca in difesa: «Io? Non credo di essere adatto. E Orlando fa il ministro». Circolano anche i nomi di Walter Veltroni e dell’attuale vicepresidente Sandra Zampa.
Più difficile invece che possa spuntarla Guglielmo Epifani, protagonista due sere fa di un durissimo botta e risposta con Renzi.
«Caro Matteo – ha tuonato l’ex leader della Cgil durante la riunione del gruppo – con Cuperlo sei stato screanzato». «I miei genitori mi hanno insegnato bene l’educazione», l’infastidita replica del sindaco di Firenze.
I tempi della successione, in ogni caso, restano comunque incerti.
«Per l’assemblea deve venire la gente da tutta Italia – sottolinea Zampa – Ci vorrà qualche settimana. Credo che entro febbraio chiuderemo la vicenda».
(da “La Repubblica”)
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