Gennaio 30th, 2014 Riccardo Fucile
ALTRO CHE LEGGE ELETTORALE, I PROBLEMI VERI DEGLI ITALIANI SONO ALTRI
In Italia l’ammontare delle pensioni minime è “inadeguato” e non c’è una legislazione in grado di garantire alle persone anziane lo stesso livello di vita del resto della popolazione.
Queste 2 delle 7 violazioni della Carta sociale europea evidenziate nel rapporto del Comitato per i diritti sociali del Consiglio d’Europa.
Il documento reso noto oggi è composto da 50 pagine e prende in esame il periodo che va dal primo gennaio 2008 al 31 dicembre 2011.
L’analisi condotta dal Comitato ha riguardato anche le politiche per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, le norme che devono garantire il diritto alla sicurezza sui luoghi di lavoro e quelle relative all’accesso ai servizi sanitari e all’assistenza sociale.
La Carta sociale europea, firmata a Torino nel 1961 e rivista nel 1996, è una delle convenzioni internazionali alla base dell’attività del Consiglio d’Europa, l’organismo paneuropeo a cui aderiscono 47 Paesi.
Naturale complemento alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo che tutela i diritti civili e politici degli individui, la Carta garantisce i diritti sociali ed economici in materia di alloggio, salute, istruzione, occupazione, circolazione delle persone, non discriminazione e tutela giuridica.
Il Comitato per i diritti sociali ha il compito di verificare la compatibilità delle situazioni nazionali con quanto indicato nella Carta.
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Gennaio 30th, 2014 Riccardo Fucile
CI SARA’ SEMPRE QUALCUNO PIU’ POLACCO DEI POLACCHI
È vero che se corri dietro al tram risparmi un euro e mezzo, ma se corri dietro a un taxi riesci a
risparmiare molto di più.
Che questa scemenza sia applicabile all’economia, e quindi alla vita delle persone, non fa ridere per niente.
Eppure è quello che ci sentiremmo di suggerire alla Electrolux, la multinazionale degli elettrodomestici che ha proposto ai suoi lavoratori un accordo che suona più o meno così: noi vi molliamo qui e andiamo a fare le nostre lavatrici in Polonia, a meno che voi non accettiate di prendere salari polacchi.
In pratica si tratta di una riduzione di stipendio di quasi il 50 per cento: quello che prima facevi per 1.400 euro, domani potresti farlo per 700. Se no a casa.
Prendere o lasciare che si direbbe, dall’economia, alla politica, alle riforme, pare la moda del momento.
Vedete anche voi che la formuletta del tram e del taxi è una metafora perfetta: perchè diavolo inseguire stipendi polacchi quando si potrebbero rincorrere addirittura quelli cinesi?
E perchè limitarsi agli stipendi cinesi quando si potrebbero pagare stipendi cambogiani?
Il fatto è che c’è sempre qualcuno che è il polacco di qualcun altro (o il cinese, o il cambogiano…) e quindi non si finisce più: la corsa al ribasso è una specie di toboga insaponato dove si prende velocità e non si riesce a frenare.
Ma certo, certo, non c’è dubbio che la faccenda non sia così semplice.
Non c’è dubbio che sul costo del lavoro alla Electolux (come ovunque in Italia) pesino anche altri fattori.
Le tasse sul lavoro, i costi, il famoso cuneo fiscale eccetera eccetera. Bene.
Ridurre, tagliare lì e non dalle tasche dei lavoratori, tutto giusto, tutto bello e assai riformista. Però. Però non c’è niente da fare: se costruire una lavatrice in Italia costa 24 euro all’ora e in Polonia costa 8, non bastano nè i tagli al costo del lavoro, nè i tagli al cuneo fiscale, nè riti propiziatori, nè mani benedette, nè ometti della provvidenza. Restano i sacrifici umani, quelli sì: sui lavoratori.
E in più, della proposta Electrolux non si calcola un piccolo dettaglio.
Che i lavoratori prenderebbero stipendi polacchi, ma non abiterebbero in Polonia. Continuerebbero a pagare affitti o mutui italiani, a comprare cibo nei supermercati italiani e a far benzina in Italia, chè Varsavia gli viene un po’ scomoda.
Dunque, non per tirare in ballo il vecchio maestro Keynes (ma anche il signor Ford, che fece il botto vendendo le Ford agli operai della Ford), se ne deduce che oggi, con il suo stipendio, un lavoratore dell’Elecrolux potrebbe forse permettersi di comprare una lavatrice Electrolux, ma domani, con il suo stipendio polacco, non potrà più.
Meno soldi in tasca a chi lavora, quindi meno consumi interni, quindi nuovi lavoratori in esubero, quindi nuove riduzioni di salario.
È la famosa manina magica del mercato che sistema tutto, a favore del mercato, naturalmente.
Ecco: per portarsi avanti col lavoro, meglio forse cominciare a studiare la piantina di Pechino o cercare un bilocale a Phnom Penh.
Certo, urge un taglio delle tasse sul lavoro, non c’è dubbio, e dei costi dell’energia, non c’è dubbio, e una politica industriale, non c’è dubbio.
Nel frattempo, sarebbe bello non diventare troppo polacchi, troppo cinesi o troppo cambogiani, continuando a fare la spesa qui.
Potendo ancora sognare in italiano e non in polacco, sarebbe bello avere uno Stato che offra buone condizioni a chi viene a investire e a produrre, ovvio, giusto, ma anche che chieda garanzie e imponga qualche obbligo.
Alessandro Robecchi
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Gennaio 29th, 2014 Riccardo Fucile
AVEVA DATO DEL BOIA A NAPOLITANO, DA “GRANDE RIVOLUZIONARIO” ASPETTIAMO CHE RINUNCI ALLA IMMUNITA’ CHE GLI GARANTISCE IL PARLAMENTO
Il deputato del Movimento 5 Stelle Giorgio Sorial è indagato dalla procura di Roma per vilipendio nei confronti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Il fascicolo è stato aperto sulla base di un esposto del deputato Pd Stella Bianchi presentato in seguito all’uso dell’espressione “boia” utilizzata dal collega del M5S.
Sorial è indagato in base a quanto previsto dall’articolo 278 del codice penale: offesa all’onore e al prestigio del presidente del capo dello Stato.
Reato che prevede una reclusione da uno a cinque anni.
La procura dovrà ora chiedere l’autorizzazione a procedere al ministero della Giustizia.
L’articolo 278, infatti, rientra tra quelli per cui è necessario il via libera del Guardasigilli.
Ad occuparsi del caso sarà il pool “reati contro la personalità dello stato” coordinato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo.
(da Ag.)
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Gennaio 29th, 2014 Riccardo Fucile
PRIMA HANNO VOLUTO COSTRINGERE IL GOVERNO AD APPLICARE LA “GIGLIOTTINA” SUL DECRETO IMU-BANKITALIA, POI ATTACCANO L’UFFICIO DI PRESIDENZA…”UNA VIOLENZA COSI’ NON L’HO MAI VISTA IN TRENT’ANNI”… INSULTI A SFONDO SESSUALE A DEPUTATE PD
Una conversione che alla fine è diventata ‘lampo’. 
Per evitare l’ostruzionismo del M5s e far sì che il decreto Imu-Bankitalia ottenesse il via libera entro la mezzanotte di oggi, la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha usato la ‘ghigliottina’: si chiama così quello strumento parlamentare che serve a mettere ai voti un decreto quando questo sta per scadere.
Con il voto di Montecitorio ora il dl è legge, ma in aula scoppia il caos.
Se il provvedimento non fosse passato entro i tempi stabiliti, i cittadini avrebbero dovuto pagare la seconda rata dell’Imu.
Il decreto del governo, infatti, tra le altre cose contiene la norma sull’abolizione della seconda rata della tassa sulla casa, ed è al centro di uno scontro parlamentare durissimo da settimane. Quello che ha portato ieri il deputato grillino Sorial ad insultare il capo dello Stato.
Dopo aver applicato per la prima volta nella storia repubblicana la ‘ghigliottina’, la Boldrini lascia l’aula di Montecitorio visibilmente provata dalle proteste e dalle urla che tanti deputati le hanno gridato contro.
Ad accompagnarla verso il suo ufficio al primo piano ci sono i commessi parlamentari, che la invitano a salire con l’ascensore da un corridoio laterale all’aula, probabilmente per volerla tutelare da eventuali ‘faccia a faccia’ con deputati furibondi. Ma lei non ci sta.
E a voce alta ribatte: “Voglio passare di qui – dice solcando a passi lunghi il Transatlantico – non dalla via laterale. Non devo mica scappare, ci mancherebbe altro”.
Ma in aula, intanto, è bagarre.
I deputati delle opposizioni protestano in varie forme per la decisione che è stata presa per aggirare l’ostruzionismo che stava mettendo a rischio la conversione in legge del decreto.
Dai banchi del Movimento 5 Stelle sono partite le urla (“siamo tornati al fascismo con una presidente Sel”) alle quali hanno risposto i colleghi della maggioranza.
Gli esponenti di Fdi hanno occupato i banchi del governo e dal Pd sono partiti anche alcuni cori con l’inno e ‘Bella Ciao’.
Nel lasciare l’emiciclo il ministro Dario Franceschini riesce a schivare un fascicolo del decreto lanciato verso l’ingresso dell’aula dai piani alti dell’emiciclo stesso.
Negli stesso minuti, una deputata del M5S, Loredana Lupo, denuncia di aver ricevuto “uno schiaffo in faccia dal questore Stefano D’Ambruoso”. D’Ambruoso respinge le accuse e replica: “Nessuno schiaffo, ho cercato di fermare le violenze”.
Due deputate Pd in commissione Giustizia, Micaela Campana e Alessandra Moretti, hanno detto che “il deputato M5s Massimo Felice De Rosa” le ha aggredite, “rivolgendoci insulti a sfondo sessuale dicendoci, per usare un linguaggio più accettabile ‘siete solo capaci di fare sesso orale'”.
Le deputate hanno preannunciato querela.
Di sicuro c’è che alcuni commessi di Montecitorio hanno dovuto ricorrere alle cure dell’infermeria.
Uno ha un braccio dolorante, un altro ha raggiunto i medici dicendo di aver ricevuto un colpo al volto.
“Una violenza così non l’ho vista in 30 anni”, racconta uno dei più anziani assistenti parlamentari, da sempre in aula.
Chi era alla Camera ha raccontato che, in effetti, dalla tribuna si è assistito ad una scena decisamente caotica.
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 29th, 2014 Riccardo Fucile
LA MOGLIE DEL PRESIDENTE INPS HA CARICHE IN RAI E IN NUMEROSE AZIENDE SANITARIE
Ha un buon maestro la consorte di Antonio Mastrapasqua, il presidente dell’Inps al centro dell’indagine della procura di Roma per uno dei suoi numerosi incarichi.
La moglie, Maria Giovanna Basile, di professione commercialista ha accumulato “20 poltrone”, come spiega il quotidiano Repubblica.
Dalla Rai ad alcune aziende sanitarie fiorentine e romane.
Settore di attività che condivide con il marito, che è anche direttore generale dell’ospedale Israelitico della Capitale.
Secondo i pm Maria Cristina Palaia e Sabrina Calabretta, sarebbe responsabile di cartelle cliniche truccate e fatture gonfiate per un giro di circa 80 milioni di euro.
Degli incarichi di Lady Mastrapasqua aveva chiesto conto Elio Iannutti, presidente Adusbef e senatore dell’Idv nella scorsa legislatura.
In un’interrogazione del 24 maggio 2012 Iannutti aveva chiesto conto dei possibili conflitti di interesse per gli incarichi di “sindaco effettivo fino al 31 dicembre 2013 presso l’Istituto fiorentino di cura e assistenza SpA, di sindaco supplente fino al 31 dicembre 2013 presso Direction projects Spa, di sindaco effettivo fino al 14 maggio 2019 presso Santa Chiara Firenze Spa, di sindaco effettivo fino il 30 giugno 2012 presso Società azionaria laziale immobiliare costruzioni Spa, di Presidente del Collegio sindacale fino al 31 dicembre 2013 presso Barocco Roma Srl, di sindaco effettivo fino al 31 dicembre 2012 presso Marcantonio SpA, di sindaco effettivo fino al 6 luglio 2013 presso Produzione imballi alimentari Spa, di sindaco effettivo fino al 31 dicembre 2012 presso la Rai Spa, di sindaco supplente fino al 31 dicembre 2012 presso Finemi Spa, di sindaco supplente fino al 31 dicembre 2012 presso Giomi Rsa, di sindaco effettivo fino al 2019 presso Faleri ceramica sanitari Spa, di sindaco effettivo carica fino al 23 luglio 2013 presso Cappellani Gioni Spa, di sindaco supplente fino al 2019 presso Rentest Spa, di sindaco supplente fino al 24 giugno 2013 presso Aci Sardegna Società gestione servizi Spa, di sindaco effettivo fino alla prossima assemblea presso Atesia-Telemarketing, comunicazione telefonica e ricerche di mercato, di sindaco supplente fino al 31 dicembre 2013 presso Directional projects SpA, infine di socia della Gdb consulting Srl”.
Nel frattempo, alcuni incarichi sono scaduti, altri sono stati rinnovati, come quello di capogruppo del collegio dei sindaci della Rai, o la presenza in Rai Cinema e Rai Way (la società dei ripetitori).
Altri permangono, come quello in Acea e in Aci.
Intanto nei prossimi giorni il governo deciderà come procedere con il mandato di Mastrapasqua all’Inps, che scadrà a fine 2014.
Tra le ipotesi c’è quella del commissariamento dell’Istituto (circola il nome dell’ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu), mentre resta la possibilità di accelerare il cammino della riforma della governance dell’Istituto impantanata da tempo in Parlamento.
Mastrapasqua comunque continua a difendere il proprio operato dicendo di non ricoprire alcuna carica incompatibile con la presidenza Inps.
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Gennaio 29th, 2014 Riccardo Fucile
CUPERLO AL RENZIANO NARDELLA: “SIETE DEGLI SQUADRISTI”
«Questo testo, se non viene modificato profondamente, presenta dubbi di costituzionalità ». Gianni
Cuperlo morde il freno.
Lo fa da lunedì sera, quando nella riunione in cui Renzi ha posto l’aut aut, il leader della minoranza democratica ha preso la parola per dire che «se il segretario chiede la fiducia, bisogna dargliela ».
Ma ha anche aggiunto che il Pd di Renzi sta subendo una mutazione genetica, non lo riconosce più come il suo partito.
E poco prima di entrare in commissione Affari costituzionali per ritirare materialmente gli emendamenti, Cuperlo si è sfogato con il renziano Dario Nardella: «Siete degli irresponsabili, usate metodi squadristi…».
L’accusa di autoritarismo e di scarso rispetto per l’opposizione interna si trascinada quella battuta “Fassina chi?” del segretario, che portò alle dimissioni da vice ministro di Stefano Fassina.
Scontro riacceso il giorno del dibattito in direzione proprio sulle preferenze nella nuova legge elettorale, che provocò le dimissioni di Cuperlo da presidente del Pd, dopo un’altra battuta di Renzi
Il segretario prova a rabbonire, lodando il senso di responsabilità della sinistra dem per la prova di forza evitata sugli emendamenti. Ma cambia poco.
Il “correntino” si prepara alla guerra dei nervi.
O l’Italicum è trasformato oppure in aula – ripetono i cuperliani -sarà il momento della verità . E potrebbero esserci modifiche, ad esempio per le preferenze, che hanno un consenso trasversale e saldano un asse con gli alfaniani e i centristi.
«Il dissenso politico resta – afferma Rosy Bindi – ci siamo riservati di ripresentare in aula gli emendamenti contro le liste bloccate, sulle soglie più basseper i piccoli partiti, sull’alternanza di genere».
Una cosa infatti è evitare ora possibili appigli strumentali a Berlusconi per fare saltare tutto – ragiona la presidente della commissione Antimafia altra sono le obiezioni di merito: «Queste restano in piedi. E poi chi dice prendere o lasciare, non fa sul serio. Non vogliamo fare naufragare la riforma, sia chiaro»
L’accordo sulla soglia più alta dal 35 al 37% per avere il premio di maggioranza – è al centro della trattativa, tuttavia non basta per la minoranza che è pronta a dare battaglia.
Si materializza lo spettro dei “franchi tiratori”. Tutti negano. Ma sono gli stessi che a Montecitorio mormorano: «Non lo voteremo mai un testo blindato ».
Alfredo D’Attore, bersaniano, invita Renzi a evitare gli ultimatum: «Non servono: nessuno di noi ha paura della minaccia del voto anticipato: il problema non è certo che qualche parlamentare non torni alla Camera. Piuttosto se si va a votare con il proporzionale consegnatoci dalla Consulta, finisce la vocazione maggioritaria del Pd e sarebbe un colpo letale anche alle ambizioni di governo di Renzi»
Il Pd che resiste ha varie anime.
I “giovani turchi” sono cauti. Hanno siglato un patto con i renziani in Sicilia per la candidatura di Fausto Raciti contro Giuseppe Lupo, segretario regionale uscente, dato per favorito, di Areadem, la corrente di Franceschini: lotta in casa renziana, quindi. Ebbene i “turchi” escludono “giochetti”: «Bisogna trovare una soluzione per le liste bloccate, però si vota come dice il partito alla fine», assicura Matteo Orfini.
Cesare Damiano, l’ex ministro del Lavoro, è per mantenere le obiezioni fino in fondo: «Se si tratta con Forza Italia, si tratta. Su tutto. Le preferenze sono una questione dirimente, non possono passare le liste bloccate e noi minoranza abbiamo offerte le alternative dei collegi uninominali, delle primarie per legge e per tutti ».
Sul punto primarie, altra divaricazione: alcuni dem sono possibilisti sulle primarie per legge ma facoltative (decidono i partiti); altri le vogliono obbligatorie.
Ironizza Sandra Zampa, vice presidente del Pd: «Siamo come willy il coyote, in bilico sul burrone, una riforma va fatta».
Giovanna Casadio
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 29th, 2014 Riccardo Fucile
DEDICATO A TUTTI QUEI PIRLA CHE A DESTRA MANIFESTANO SIMPATIA PER LE TESI ECONOMICHE DEL GRANDE PATACCARO DI FIRENZE
“Proposta di Electrolux razionale. Costo del lavoro per azienda è triplo dopo oneri sociali. Per salvare lavoro deve abbassare 40% stipendi”.
Sono le parole twittate dal finanziere Davide Serra, area renziana.
Lo ringrazio perchè le considero la prova provata di quanto avevo scritto qui ieri: il peggiore uso mondiale dei social network è quello fatto dai maschi di potere che sgomitano per farsi sentire.
Se l’autore avesse riletto solo per un paio di secondi il suo testo, respirando forte per ossigenare i neuroni, si sarebbe immediatamente domandato: ma se gli stipendi si abbassano del 40 per cento e i prezzi rimangono uguali, come fanno a campare gli operai?
E i consumi, con la progressiva erosione dei salari, come potranno mai ripartire?
E quel “costo del lavoro triplo” è triplo rispetto a che cosa, agli stipendi bielorussi, al costo del lavoro senza oneri sociali, all’età della cognata, a una cifra a caso?
Ma come accidenti si fa, santo cielo, a sparare un paio di belinate veloci veloci su una faccenda che è lacrime e sangue, questione sociale gigantesca, vita delle persone?
Poi si finisce sui giornali, certo.
Ma non si fa mica una bella figura.
Michele Serra
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 29th, 2014 Riccardo Fucile
DA DOMANI LA LEGGE ALLA PROVA DELL’AULA… ALFANO AVVERTE: “NO AL VAMPIRELLUM, AL PRIMO VOTO SEGRETO CROLLA TUTTO”
È stato chiuso l’accordo tra Pd e FI sulla legge elettorale. 
L’intesa, confermata da diverse fonti parlamentari, prevede alcune modifiche al testo base già approvato dalla commissione Affari costituzionali di Montecitorio.
In particolare, la soglia per far scattare il premio di maggioranza passerà dal 35 al 37 per cento.
Viene poi recepita la norma cosiddetta «salva-Lega»: il quorum minimo per l’ingresso in Parlamento è stato fissato al 4,5% rendendo dunque più facile il superamento della soglia per il partito di Matteo Salvini, storico alleato di Forza Italia.
Prevista la clausola salva-Lega: i partiti che ottengono il 9% in almeno tre regioni rientrano comunque in Parlamento. Sono inserite su richiesta dell’Ncd le multi candidature.
Una coda di trattativa potrebbe ancora riguardare ritocchi alla soglia di accesso per i partiti non coalizzati (oggi all’8%) e per le coalizioni (12%).
Decisivi, per l’uscita dall’impasse, i nuovi contatti telefonici avvenuti in mattinata tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.
L’intesa raggiunta non è ancora stata ufficializzata dai due principali partiti, ma a sentire alcuni parlamentari del Pd ormai è cosa fatta.
I DUBBI DELLA MATTINA
In mattinata era stata la plenipotenziaria di Matteo Renzi, Maria Elena Boschi, a mostrarsi fiduciosa e a parlare di «prudente ottimismo» sulla possibilità di chiudere l’accordo in giornata.
Poi la stessa Boschi, con il capogruppo Roberto Speranza e il portavoce Lorenzo Guerini, si era riunita con il segretario del Pd per fare il punto della situazione.
Vi sarebbero poi state alcune telefonate tra Renzi e Berlusconi per arrivare ad una chiusura, nonostante in mattinata sia il capogruppo azzurro a Montecitorio, Renato Brunetta, sia Maurizio Gasparri rilasciavano in radio e tv dichiarazioni non incoraggianti: il primo lasciava ipotizzare che Forza Italia non avrebbe cambiato nulla; il secondo buttava lì il sospetto che, una volta ottenuta la nuova legge, il sindaco di Firenze farà di tutto per andare al voto gettando alle ortiche le altre riforme .
«NO AL VAMPIRELLUM»
Renzi è dunque riuscito a convincere il Cavaliere. Dovrà però fare i conti con le forze politiche più vicine al Partito democratico, che ancora oggi hanno mostrato insofferenza: il ministro delle Riforme, Gaetano Quagliariello, esponente di punta del Nuovo Centrodestra di Alfano, oggi alleato di governo, ribadisce il veto sulla combinazione fra premio di maggioranza e sbarramento per le forze minori, che consentirebbe al partito vicente, a cui andrebbero i seggi non assegnati a chi non raggiunge il quorum, di portarsi a casa un bonus del 20-25%.
«In questo modo si passerebbe dal Porcellum al Vampirellum – ha detto intervistato su Canale 5 -. Se l’accordo fosse portato avanti solo da Renzi e Berlusconi, verrebbe bocciato al primo voto segreto».
«IL CAIMANO PORTA MALE»
Negativo anche il commento di Nichi Vendola, possibile alleato del Pd alle elezioni, che in un’intervista sulla Gazzetta del Mezzogiorno ricorda tra l’altro che la legge non prevede condizioni di ineleggibilità per conflitto di interesse e il giudizio che ne dà è quello di un provvedimento «utile a saziare l’ingordigia dei grandi partiti» e che «disprezza le minoranze».
Una legge «che non a caso Berlusconi ha rivendicato a sè».
Poi l’avvertimento a Renzi e all’intero Pd: «L’abbraccio con il Caimano ha sempre portato male alla sinistra»
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 29th, 2014 Riccardo Fucile
RENZI E BERLUSCONI PROVANO A INDOSSARE IL COSTUME DI STATISTI
Due telefonate con Berlusconi – la prima lunedì notte, la seconda ieri mattina – e l’accordo ha bisogno solo dell’ultimo imprimatur.
Ognuno cede e guadagna qualcosa. Grazie anche al pressing di Napolitano, Forza Italia molla sulla soglia del 35 per cento: bisognerà arrivare almeno al 37 per cento per ottenere un premio del 15%.
In ogni caso nessuno potrà avere più del 55 per cento dei seggi, per evitarlo il premio si riduce all’aumentare dei voti della coalizione vincente.
In cambio Berlusconi ottiene di tenere alte le soglie di sbarramento contro i partiti più piccoli: al 5 per cento per chi si coalizza, 8 per cento per chi tenterà l’avventura in solitario.
E per uccidere nella culla ogni ipotesi di federazione di centro, ci sarà anche un ulteriore sbarramento del 12 per cento per le coalizioni di partiti.
Se ne rende subito conto Pier Ferdinando Casini, appena appresi i dettagli dell’intesa: «Con questa legge — confida ai dirigenti del suo partito — si blocca il terzo polo e il progetto di rifondazione della Dc. O di qua o di là e noi dovremo scegliere».
La Lega invece è salva grazie a una norma ad hoc che premia le formazioni regionali. Così come è salvo Angelino Alfano, che premeva per potersi candidare in più circoscrizioni (saranno al massimo cinque) per poi optare per una.
Questo è l’impianto finale dell’Italicum e i collegi – come pretendeva la minoranza democratica e Ncd – saranno ridisegnati dal governo, con 60 giorni di tempo.
Le preferenze? Non pervenute, sotto sotto nessuno dei due contraenti del patto le voleva.
Con l’aiuto di Gianni Letta e Denis Verdini – a cui anche il renziano Dario Nardella riconosce di essersi trasformato in una «colomba » – l’uomo di Arcore è pronto a dire sì.
E in nessuna occasione, nè nell’incontro alla sede del Pd, nè nelle due telefonate con Renzi, ha mai chiesto le elezioni anticipate («Brunetta ha sbagliato a chiederle») o preteso contropartite sulla giustizia.
Se sarà questa la storia da raccontare sulla legge elettorale che avrà cambiato l’Italia, bisognerà fissare il 28 gennaio come il punto d’arrivo della trattativa.
Perchè Renzi pensa davvero di aver portato a casa il risultato. « Mi accusano di aver riportato in gioco Berlusconi… ma la verità è che lui dal gioco non è mai uscito».
L’ultima mano di poker tra i due campioni del tavolo verde si è giocata sul premio di maggioranza.
Berlusconi fino all’ultimo si era inchiodato alla soglia del 35 per cento. Poi, con l’intervento del Quirinale e i ragionamenti di Gianni Letta, ha accettato di salire.
Non fino a quel 40 per cento auspicato da molti costituzionalisti, l’asticella si è fermata infatti al 37 per cento.
Del resto Napolitano aveva fatto sapere a tutti i leader impegnati nell’intesa di non ritenere accettabile un premio di maggioranza superiore al 15 per cento.
Una soglia invalicabile, visto che la legge dovrebbe comunque passare un primo screening di costituzionalità da parte del Quirinale per poter essere promulgata. L’attuale premio, è la valutazione a caldo che filtra dal Colle, sarebbe invece «ragionevole».
Niente da fare al contrario per il “barrage” al quattro per cento: Renzi ha insistito ma il Cavaliere non si è schiodato, vuole la fine dei partitini, a partire dal nuovo centrodestra.
Con tutte le cautele del caso, visto che uno dei contraenti è quello stesso Berlusconi che fece illudere D’Alema sulla Bicamerale e poi si sfilò in una notte, il segretario del Pd inizia a crederci davvero. Tanto da aver iniziato già a ricucire le spaccature interne al suo partito.
Con Bersani anzitutto, che avrebbe spinto i suoi a non opporsi più di tanto, dando così una mano al giovane leader.
Nella serata decisiva, la soddisfazione al Nazareno è palpabile e filtra dalle parole con cui il leader si congeda dai suoi collaboratori: «Magari non è l’accordo migliore, non è la legge ideale che avrebbe firmato il Pd. Ma l’abbiamo fatta in 15 giorni e, se verrà approvata, anche all’estero ora passerà l’idea che l’Italia è riformabile. E soprattutto avremo detto addio per sempre alle larghe intese».
Il Pd si impegna intanto a fare da solo le primarie per la scelta dei parlamentari, compilerà le liste con l’alternanza uomo-donna, non farà candidare nessuno, nemmeno il segretario, in più collegi.
E guai a chi si azzarda a notare una somiglianza troppo forte tra l’Italicum è il vecchio Porcellum…
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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