Gennaio 28th, 2014 Riccardo Fucile
E LA RIUNIONE SI CHIUDE CON UN ARMISTIZIO
Lo scontro è duro e quello che si raggiunge, dopo di due ore drammatiche di assemblea nel gruppo Pd,
è al massimo una tregua armata.
Renzi arriva alla sala Berlinguer alle nove di sera e pretende che i “suoi” deputati obbediscano alla disciplina imposta dal Nazareno e aiutino il segretario a chiudere l’accordo con Berlusconi. «Il punto – esordisce Renzi – ormai non è tanto il merito ma la trattativa politica. Se non ho dietro tutto il Pd non riesco a spostare niente. Dovete ritirare tutti gli emendamenti che avete presentato sulla legge elettorale. E mi dovete dire subito, stasera, un sì o un no».
La richiesta fa rumoreggiare la sala, la minoranza si scalda.
Ma il segretario non ha ancora finito: «È chiaro che, se non accettate questa richiesta, salta l’accordo con Berlusconi e io non potrò tacere di chi sarà stata la responsabilità . Tutto resterà come prima e sarà stata vostra la colpa di aver fatto saltare la legislatura».
E ancora: «Non mi venite a dire che tutto si può risolvere in aula con un accordo parlamentare, sapete bene che non è così. Io vi ho portato l’accordo politico sulle riforme e sul doppio turno, più in là non si può andare. Se non ritirate gli emendamenti non sarò più responsabile del gioco».
Le minacce non restano senza risposta.
Parte all’attacco il centravanti di sfondamento, Alfredo D’Attorre: «Caro Matteo, la devi smettere con questi aut aut. Nessuno qui dentro ha paura di andare a votare. Il rapporto tra noi deve essere di collaborazione. Gli ultimatum non fanno bene nè a te nè al partito».
Renzi prova a smussare: «Nessun ultimatum, ma vi chiedo di lasciarmi trattare ancora con Berlusconi avendo dietro tutto il Pd».
Dopo i cannoneggiamenti iniziali è Gianni Cuperlo, leader della minoranza, ad accettare il compromesso.
«Noi manteniamo le nostre riserve sul merito e sul metodo – osserva l’ex sfidante di Renzi alle primarie – ma aderiamo alla richiesta del segretario di ritirare i nostri emendamenti ». Un gesto di buona volontà , motivato anche dal timore di essere additati come i colpevoli del fallimento della riforma. Incontrando i deputati di minoranza nel pomeriggio, Cuperlo li aveva infatti messi in guardia: «Attenzione a non farci strumentalizzare, non dobbiamo passare per quelli che vogliono far saltare tutto».
La riunione prosegue. Interviene il piemontese Andrea Giorgis, professore di diritto costituzionale, per intimare al segretario di trattare ancora e ancora: «Noi li ritiriamo ma solo per strappare di più a Berlusconi. Altrimenti in aula sarà un inferno».
Una minaccia implicita di cercare assi trasversali con gli altri partiti – da Sel a Ncd, da Scelta Civica alla Lega – interessati a introdurre le preferenze, abbassare le soglie di sbarramento, alzare l’asticella per accedere al premio di maggioranza.
Ma la cosa che sta più a cuore a tutti i democratici anti-Renzi è che, dalla trattativa, esca fuori una norma di salvaguardia che dia la certezza di evitare il voto anticipato in primavera.
Quale potrebbe essere? «O Forza Italia accetta che a ridisegnare i collegi sia il governo – spiega un deputato della minoranza – oppure limitiamo la riforma alla Camera dei deputati, costringendo così Berlusconi ad eliminare il Senato con legge costituzionale».
In entrambi i casi sarebbe scongiurato un voto a maggio.
La riunione si chiude quindi con un armistizio. In cambio di un ritiro «tecnico» degli emendamenti, Renzi proseguirà oggi la trattativa con Berlusconi e Verdini (si vedranno forse nel pomeriggio). In particolare su tre punti.
Aumentare dal 35 al 38 per cento la soglia per ottenere il premio di maggioranza, ottenere le primarie per legge, lasciare al Viminale il compito di comporre la mappa dei collegi (ci vogliono almeno due mesi).
Dunque l’intesa tra Renzi e Berlusconi torna di nuovo in bilico. Anche perchè sul premio di maggioranza tutti confermano che sia entrato in campo un giocatore pesante: il capo dello Stato. Napolitano, riferiscono gli uomini al centro della trattativa, sarebbe molto perplesso su quel 35%, ritenendo la soglia di accesso al premio troppo bassa. «
Solo la Grecia ha un premio di maggioranza al 15% – sarebbe stata l’osservazione di Napolitano – e noi la supereremmo con il 18%.
In pratica il premio di maggioranza equivarrebbe alla metà dei voti presi dal partito vincente. È troppo».
Analoga bocciatura arriverebbe, in via informale e preventiva, anche da molti giudici della Corte costituzionale sondati dai partiti. Così, un po’ per il pressing del Colle, un po’ per paura di un blitz parlamentare, alla fine anche Berlusconi si starebbe convincendo a mollare qualcosa sul premio di maggioranza. Magari senza arrivare al 38%, fermandosi appena prima.
Che il vento spinga il Cavaliere da quella parte lo ammettono a malincuore gli stessi falchi forzisti. Non a caso, con un tweet serale, Augusto Minzolini cercava ancora di scongiurare un esito ritenuto dai più inevitabile: «La soglia del premio al 38% come vuole Napolitano sarebbe un azzardo per il centrodestra: doppio turno di fatto, con voti grillini decisivi. Ma il masochismo del centrodestra non ha limiti».
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 28th, 2014 Riccardo Fucile
REGALO CONFERMATO, PRESCRIZIONE AL COSTRUTTORE, MA IL REATO NON C’È
Il fatto sussiste, la casa di 200 metri quadri in via Fagutale c’è ed è costata 1,7 milioni, ma non costituisce reato averla ricevuta in dono da un privato, in tutto o in parte. Quando il giudice monocratico Eleonora Santolini ha pronunciato la sentenza, al sollievo si è subito unito lo stupore, nessuno si aspettava una decisione tanto assolutoria nei confronti dell’ex ministro Scajola, proprietario a sua insaputa e “politicamente ucciso” dalla storiaccia dell’appartamento con vista Colosseo. Politicamente ucciso e ora resuscitato da una sentenza che gli restituisce appieno, contro ogni previsione, onore e credibilità .
Nella confusione è quasi passato inosservato che il costruttore Diego Anemone, l’asso pigliatutto negli appalti del G8 in tandem con Angelo Balducci, protagonista di vari altri processi che lo vedono in veste di corruttore se la sia cavata con un proscioglimento per prescrizione.
Cosa non ha funzionato questa volta?
I fatti messi uno in fila all’altro, sono quelli che conosciamo, assolutamente surreali. Però sono passati oltre 7 anni da quel dannato rogito, dove si presentò l’architetto Angelo Zampolini, per conto di Anemone, e tirò fuori assegni per un ammontare di 1,1 milioni di euro a completamento dei soli 690 mila euro versati dall’ex ministro. Va aggiunto che Anemone contribuì anche alla ristrutturazione dell’alloggio nei due anni successivi, periodo che non rientra nella prescrizione, ma non è stato preso in esame.
E c’è un altro interrogativo: come mai, essendo entrambi imputati del reato di finanziamento illecito ai partiti, uno è stato assolto nel merito e l’altro soltanto prescritto?
La spiegazione di Perroni si limita a Scajola: “Il giudice poteva non entrare nel merito del processo, in caso di prescrizione non lo fa quasi mai, se lo ha fatto è perchè emersa la sua totale estraneità alle accuse”.
Non altrettanto, si deduce, è accaduto per Anemone.
“Di questa maledetta casa non voglio più nemmeno sentir parlare dopo tre anni e nove mesi di sofferenza”, insorge lo Scajola riabilitato, ma il telefonino squilla in continuazione e tra i primi a chiamare è Silvio Berlusconi.
Quasi un invito a rientrare in politica, in quella Forza Italia anch’essa resuscitata cui Scajola apparteneva. “Sono commosso non lo nego, ho sempre detto la verità ”, dice al suo Presidente.
È il ritorno alla vita pubblica da quel maggio 2010 quando uscì dal Viminale senza aver neppure ricevuto l’avviso di garanzia, come tiene a precisare.
La conferma viene dalla valanga di attestazioni di solidarietà di esponenti della sua area, sia pure al momento divisi, da Brunetta a Gasparri, dalla Carfagna alla Gelmini. È tutto un coro.
La casa? Acqua passata, anche se i pm Ilaria Calò e Roberto Felici che avevano chiesto tre anni e 2 milioni di multa, potrebbero decidere di fare ricorso.
La vicenda, surreale nella sua rappresentazione, è intricata anche sotto il profilo giudiziario.
Forse non ha pagato la scelta di contestare soltanto il reato di finanziamento illecito, il più politico dei reati, e non quello di corruzione, ma il tallone d’Achille è sempre stato nella mancata prova di una contropartita, di un do ut des tra Anemone e Scajola. Sembra di capire che il giudice ha valutato l’assenza di dolo da parte dell’ex ministro oppure, semplicemente, gli ha creduto: lui non lo sapeva: “Qualcuno voleva mettermi alla prova”, disse.
Di sicuro gli ha giovato non aver mai cambiato versione: lui la casa l’ha pagata al valore di mercato (quello indicato dal catasto), ovvero circa 700 mila euro.
Smentito dalle sorelle Papa, che lo hanno indicato presente al compromesso e dunque a conoscenza del prezzo reale, è stato invece confermato che fosse momentaneamente assente quando Zampolini tirò fuori gli assegni.
La prova regina non c’era e alla fine il giudice ha creduto al ministro che comprò la casa “a sua insaputa”.
La frase ha segnato un’epoca, ma ieri Scajola ha provato a smentirla: “Non ho detto a mia insaputa ma che non potevo dire ciò che non sapevo e se c’era qualcosa che non sapevo non la potevo dire”.
Ineffabile.
Rita Di Giovacchino
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 28th, 2014 Riccardo Fucile
“HA VOLTATO LE SPALLE A SILVIO NEL MOMENTO PIU’ DELICATO”
È come se Francesca Pascale avvertisse sulle spalle tutto il peso dell’ortodossia berlusconiana. Per
farla rispettare, chiusa nel fortino di Arcore, è pronta a opporsi a clamorosi ritorni: «De Girolamo — ragiona a voce alta — ha voltato le spalle a Berlusconi nel momento più difficile. Che segnale sarebbe se lei tornasse nel partito, soprattutto per quelli che sono rimasti in Forza Italia? La verità è che io, se penso a chi ha tradito, provo totale disgusto».
Assieme all’amica senatrice Maria Rosaria Rossi, la fidanzata accompagna e consiglia l’ex premier. Pesano parecchio, alla corte di Arcore.
Filtrano i contatti di Berlusconi con il mondo esterno, dettano la linea. Questa: «De Girolamo e gli altri ministri del Nuovo centrodestra hanno tradito chi li ha inventati politicamente. È come tradire il padre. Non erano nessuno. E, d’altra parte, neanche oggi lo sono».
Francesca e Nunzia non hanno mai legato davvero. Cresciute entrambe in Campania, berlusconiane cristalline, hanno vantato a lungo fedeltà e devozione al Fondatore.
Fino al momento dello strappo, spartiacque di una storia: «Non si tratta solo di una questione politica — è l’opinione della compagna del Cavaliere — ma anche umana. Hanno abbandonato Berlusconi nel passaggio politicamente più complicato».
Anche oggi Francesca accompagnerà Berlusconi a Roma. Rientreranno nella Capitale, dopo un lunedì speso assieme ai vertici delle aziende e ai figli Marina e Piersilvio.
Lei, intanto, continua a mettere in guardia il leader azzurro. E a sussurrargli: «Hanno cercato di prendere in giro il Presidente per troppo tempo, l’obiettivo era quello di non fare cadere il governo. E questo perchè, altrimenti, sarebbero caduti loro ».
Quando si infuria, poi, Pascale è ancora più dura: «Non gli è mai interessato nulla dell’Italia. Quei giovani ministri sono il tipo peggiore di giovani, quelli che non fanno bene a questo Paese».
La porta, insomma, sembra sbarrata. Non solo per Nunzia, almeno ad ascoltare i ragionamenti informali della fidanzata del premier: «Per carità , Alfano è un bravo ragazzo. Ma se Berlusconi non avesse alzato la manina, chi mai l’avrebbe eletto segretario?Io, comunque, non l’ho mai sentito davvero come il mio segretario ».
Lui, il Cavaliere, non sembra ancora aver preso una decisione. Giorni fa ha ricevuto una missiva vergata personalmente da De Girolamo. Intensa, politicamente e umanamente.
Ci ha pensato su, perchè la tentazione di dare una lezione ad Alfano — strappandogli un ex ministro — è forte. Ma il segnale, tra gli uomini di san Lorenzo in Lucina, sarebbe devastante.
Come spiega in queste ore la senatrice Rossi: «Sul territorio braccia spalancate ai quadri del Ncd. Quanto ai vertici, se si fanno delle scelte si portano avanti. Se uno va via e chiude la porta, poi quella porta resta chiusa».
Eppure, qualche indizio a favore di un clamoroso colpo di scena va comunque messo agli atti. A nessuno è sfuggito, venerdì scorso a Montecitorio, il pranzo tra l’ex ministro dell’Agricoltura e due berlusconiane doc come Gabriella Giammanco e Annagrazia Calabria.
È stata l’ex ministra a organizzare l’incontro, in nome di un’antica amicizia. Soprattutto con Giammanco, che però resta parecchio cauta: «Nunzia è mia amica, ma va detto che è in una posizione scomoda e ha fatto una scelta discutibile. Alla fine deciderà Berlusconi».
Un tweet firmato Stefania Prestigiacomo, poi, ha riaperto i giochi: «De Girolamo ha la mia stima e la esorto a tornare da noi. Meritava ben altra difesa da parte di Alfano e Letta. Due pesi e due misure ».
Senza contare il legame solido che lega Nunzia a Jole Santelli, un’altra rimasta in FI e membro di diritto del cerchio magico frantumato dalla scissione nel Pdl.
Tra gli altri azzurri, però, si respira aria pesante. Il Mattinale, emanazione del Brunetta pensiero, si schiera: «Non siamo l’ambulanza che raccoglie i feriti del governo. Ncd in frantumi». E Renata Polverini: «Nulla contro Nunzia, ma non ci si comporta così. Non è giusto, soprattutto per chi è rimasto ».
Si vedrà . Di certo la politica ha delle regole. E, come va ripetendo Pascale, queste regole non vanno sfidate: «Io avrei già difficoltà a vedere un’alleanza con il Nuovo centrodestra, figurarsi se qualcuno volesse addirittura tornare nel partito. Alfano e gli altri di Ncd non riesco più neanche a salutarli… ».
La strada, per De Girolamo, resta tutta in salita
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 28th, 2014 Riccardo Fucile
IPOTESI DI ABUSO E TURBATIVA D’ASTA PER LE RIUNIONI DEL “DIRETTORIO” CON IL DG DELL’ASL… IN ARRIVO DODICI AVVISI DI GARANZIA
«Sviluppi giudiziari imminenti », soffiano le voci di Benevento. Ma una certezza intanto c’è: il cerchio delle indagini si è stretto.
Secondo indiscrezioni figurano tra gli indagati l’ex ministro Nunzia De Girolamo e i dirigenti suoi fedelissimi, tra cui l’attuale direttore generale della Asl, Michele Rossi.
Almeno quattro filoni. Dodici, almeno, le persone inquisite.
Il pool della Procura che si occupa della Sanitopoli beneventana punta sui molteplici aspetti di una spy story che sembra consumata in una vera e propria “faida”, tra gruppi di potere, a colpi di registrazioni incrociate.
Tutto comincia quando un dirigente dell’Asl, inquisito per truffa e peculato, Felice Pisapia, nel settembre del 2013 consegna alla Procura i file audio di lunghe conversazioni in cui la De Girolamo, Rossi, lo stesso Pisapia e altri discutono di «ogni aspetto della gestione» della Sanità sul territorio, a cominciare dalla gara d’appalto da 12 milioni per il 118.
Ora, attraverso interrogatori serrati, ricerca di documentazione e forse altre azioni in arrivo, i pm Giovanni Tartaglia Polcini, Nicoletta Giammarino e Flavia Felaco stanno stringendo sui capitoli più scottanti: la presunta turbativa sugli appalti; le transazioni milionarie e le domiciliazioni fasulle autorizzate con milioni di denaro pubblico, a favore di avvocati amici; e soprattutto le gesta di quel «direttorio», guidato dalla De Girolamo, che avrebbe ispirato a criteri di interesse personale o di ricerca di consenso elettorale, le scelte della Asl, come già paventava il gip Flavio Cusani nell’ordinanza del 27 dicembre.
Da fonti qualificate, ecco l’indiscrezione: l’attuale dg, Rossi, il manager che in privato si inchinava all’allora deputata Pdl («Nunzia io non resterei un secondo di più alla Asl, se non per te e con te, perchè la nomina l’ho chiesta a te, tu me l’hai data…») è indagato con le ipotesi di abuso e turbativa d’asta.
Il suo nome porta direttamente all’ipotesi di concorso per l’ex ministro De Girolamo, e dei suoi fedelissimi.
L’iscrizione nel registro degli indagati, per la De Girolamo, risalirebbe già a tempo addietro, ma coperto da segreto.
Un dato che non contrasta con le affermazioni di Angelo Leone, legale dell’ex ministro: «Smentisco. Non ci sono state comunicazioni della Procura. Non abbiamo ricevuto nè un avviso di garanzia, nè un invito a comparire».
Si può essere infatti indagati e non avvertiti dalla Procura. Una fonte autorevole sottolinea: «Le dimissioni? Una scelta avvenuta anche in ragione dell’incedere dell’inchiesta».
L’istruttoria ha imboccato una svolta. Lo segnalano due elementi.
Da un lato, crolla il muro dell’omertà : alcuni testi, compresi dirigenti della Asl, si presentano in Procura. E c’è un altro fenomeno insolito: alcuni studi professionali si sono presentati per restituire all’Asl ingenti somme, frutto di «errati calcoli» o di transazioni sbagliate.
Dopodomani, infine, torna davanti ai pm l’indagato-accusatore Pisapia.
Non è escluso che decida di vuotare il sacco.
Conchita Sannino
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 28th, 2014 Riccardo Fucile
RECLUTAVA GIOVANI UOMINI E DONNE NELLE SCUOLE, LI FACEVA TORTURARE E ABUSAVA DI LORO TRA VIAGRA, ALCOOL, ABORTI E COCAINA… LA BBC MOSTRA IMMAGINI AGGHIACCIANTI
Violenze sessuali, alcool, viagra, cocaina. Con tanto di immagini e testimonianze dirette. Agghiaccianti. 
A più di due anni dalla morte del colonnello libico Gheddafi un documentario della BBC4 mostra per la prima volta “le stanze segrete del sesso” nelle quali il leader di Tripoli violentava giovani uomini e donne, anche minorenni, che sceglieva andando in visita nelle scuole o nelle università .
“Centinaia, forse migliaia di adolescenti furono torturati, violentati e costretti a diventare schiavi sessuali” durante i 42 anni di regime di Gheddafi.
Molti, assicura il documentario del canale britannico che andrà in onda il 3 febbraio, erano vergini quando vennero rapiti.
Prigionieri nelle stanze segrete dell’Università di Tripoli o in vari palazzi del potere, per anni furono alla mercè del colonnello, dei suoi figli e degli affiliati al regime. Senza possibilità alcuna di riscatto perchè chi riusciva a scappare o sopravviveva, il più delle volte era ripudiato dalla sua stessa famiglia: le violenze subite erano considerate un danno all’onore.
Come riferisce in esclusiva il quotidiano Daily Mail, in queste stanze le ragazze venivano costrette a guardare film porno per essere “educate” a quello che dopo veniva richiesto dal raìs.
Una delle camere mostrate dal documentario, in stile anni Settanta con annessa Jacuzzi, ha accanto anche una sorta di “suite ginecologica” completamente attrezzata, dove ragazzi e ragazze venivano controllati per verificare se avessero malattie sessualmente trasmissibili prima che Gheddafi potesse abusare di loro. E dove si praticavano perfino aborti, quando era necessario.
Il quotidiano britannico racconta il “modus operandi” del dittatore per scegliere le sue vittime. Le invitava ad eventi e sceglieva a piacere.
Dopo, i suoi uomini tornavano a sequestrarli. “Alcuni avevano solo 14 anni”, racconta al giornale online un insegnante di una scuola di Tripoli. “Semplicemente prendevano le ragazze che volevano. Non avevano coscienza, morale, pietà , anche se si trattava di una bambina”.
Una madre addirittura denuncia di come la sua famiglia si fosse messa alla ricerca della figlia scomparsa, per poi ritrovarla solo tre mesi dopo, morta, in un campo. E la paura ancora oggi è dilagante, tanto che molte famiglie hanno paura di parlare della questione apertamente, forse timorosi di ripercussioni nei loro confronti.
“Ad abusare delle ragazze per la prima volta era sempre il dittatore che poi le passava, come oggetti usati, a uno dei suoi figli o a qualche alto funzionario”, racconta la psicologa di Bengasi Seham Sergewa, che ha intervistato decine di vittime per il Tribunale Penale Internazionale.
Ma tra le perversioni di Gheddafi, raccontate dalla BBC e riportate sempre dal quotidiano inglese, c’è anche la sua ossessione di essere al centro del mirino dei nemici politici.
Come quando un chirurgo brasiliano venne condotto in segreto, nel cuore della notte, in un bunker di Tripoli per un’operazione di liposuzione alla pancia e un ritocco al viso, tutto senza anestesia generale, per paura di essere avvelenato.
Tra le testimonianze anche quella di “un’amazzone” del Raìs, che ammette di averlo adorato. Fin quando una mattina fu costretta, insieme alle altre donne della guardia, a presenziare e tifare durante una fucilazione di massa di 17 studenti, da parte degli uomini dell’esercito libico.
Altre voci terribili, infine, come quella di una ragazza violentata davanti al padre per punizione.
L’ultima follia poi fa riferimento alle presunte voci secondo le quali Gheddafi amasse far congelare i corpi degli uomini che aveva fatto uccidere, così da poterli esporre come trofeo.
Silvia Ragusa
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: criminalità, denuncia, Libia | Commenta »
Gennaio 28th, 2014 Riccardo Fucile
LA MINORANZA PD AVEVA RITIRATO TUTI GLI EMENDAMENTI TRANNE TRE PER AGEVOLARE UN’INTESA
Sulla legge elettorale la prima apertura di Forza Italia è durata il tempo di una smentita, mentre Renzi ottiene dai deputati Pd il ritiro degli emendamenti extra-accordo in Commissione e il partito di Berlusconi annuncia un emendamento con la clausola salva-Lega.
Oggi c’è stato a Roma un faccia a faccia tra Matteo Renzi e Denis Verdini il quale avrebbe dichiarato la disponibilità di Forza Italia a discutere dell’innalzamento dal 35 al 38 per cento della soglia per accedere al premio di maggioranza. Verdini avrebbe invece ribadito il no all’ipotesi di portare dal 5 al 4% la soglia di sbarramento per i partiti piccoli.
La trattativa è aperta, dunque, ma si muove sul filo di equilibri molto precari.
Appena le agenzie di stampa hanno battuto la notizia dell’apertura sulla soglia del 38%, infatti, dai falchi del partito sono partite le smentite.
Prima Daniela Santanchè poi Renato Brunetta hanno definito tale possibilità di modifica destituita di ogni fondamento e a ruota lo stesso Verdini ha diffuso una nota ‘chiarificatrice’: “In relazione ad alcune ricostruzioni giornalistiche, preciso che è destituita di fondamento ogni ipotesi di accordo diverso da quello stipulato fra il presidente Silvio Berlusconi e il segretario del Pd, Matteo Renzi. Sono quindi false – dichiara Verdini – le notizie circa una modifica al rialzo della soglia del 35% per assegnare già al primo turno il premio di maggioranza”.
Non solo, Forza Italia annuncia un possibile slittamento dell’approdo in Aula della riforma, previsto per il 29 gennaio, attribuendone la responsabilità ai “problemi del Pd”. La decisione dell’eventuale rinvio sarà oggetto della conferenza dei capigruppo in programma domani
L’apertura invece era stata confermata da Renzi nell’incontro con i membri pd della commissione Affari costituzionali.
Anche sulla delega al governo per la definizione dei collegi, avrebbe spiegato Renzi, la trattativa con Forza Italia, che chiede resti materia parlamentare, sarebbe ancora aperta.
Quanto all’idea delle primarie per la scelta dei candidati parlamentari, subito bocciate da FI, Renzi avrebbe chiesto di mantenere l’emendamento, ma di trasformare la consultazione da obbligatoria a facoltativa per i partiti.
Alla luce di questo scenario, il segretario ha quindi chiesto e ottenuto dai commissari del Pd un ritiro ‘tecnico’ (che lascia aperta la porta a modifiche in Aula) di tutti gli altri emendamenti (32 su 35) relativi a proposte estranee all’accordo Renzi-Berlusconi.
La minoranza ha accettato perchè, spiega il bersaniano Alfredo D’Attore, “così si può andare avanti per migliorare la legge”, ma la decisione è stata “molto difficile” e il confronto molto teso.
“Il Pd deve presentarsi unito nelle trattative sulla legge elettorale”, ha spiegato il segretario. Il partito non può offrire agli altri partiti l’alibi delle sue spaccature, è stato il senso dell’intervento di Renzi, e solo mostrandosi unito si capirà se sono gli altri a voler far saltare tutto e a non volere la legge elettorale.
Dunque “vi chiedo formalmente il ritiro degli emendamenti in commissione perchè altrimenti salta l’accordo”, ha chiarito. Una sorta di aut aut insomma che ha provocato reazioni anche piuttosto decise finchè Gianni Cuperlo ha preso la parola e ha dato il suo sofferto via libera alla linea del segretario.
Tutto ciò prima che arrivasse la smentita di Verdini a sparigliare nuovamente il gioco e a lasciare il leader del Pd nell’imbarazzo.
“E’ la posizione di Forza Italia, vedremo”, si è limitata a commentare poi Maria Elena Boschi, responsabile riforme Pd: “Noi confermiamo la nostra posizione su quel punto e manteniamo l’emendamento” (per alzare la soglia del 35%).
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 27th, 2014 Riccardo Fucile
SALVINI NON HA NEANCHE LE PALLE DI METTERCI LA FACCIA, MANDA AVANTI I SUOI PROTETTORI
Toccare il meno possibile affinchè l’accordo non salti. 
Forza Italia tiene un profilo più che basso in vista dell’apertura del dibattito in commissione Affari costituzionali sull’Italicum.
E presenta appena venti emendamenti (dei quali la gran parte espressione di tutti e quattro i membri azzurri in commissione) al fine di operare appena qualche piccolo e marginale ritocco all’articolato.
È solo una la proposta emendativa destinata a far discutere.
E ha un nome e un cognome già noti al dibattito politico: salva-Lega. Perchè su quel versante il partito di Silvio Berlusconi è deciso a non mollare di un millimetro.
E vuole dare garanzie a un alleato prezioso in vista della corsa al premio di maggioranza, che scalpita in mancanza di garanzie sulla propria sopravvivenza.
La copertura offerta da Palazzo Grazioli è totale.
Perchè, qualora gli emendamenti passassero, il Carroccio potrebbe salvarsi sia che decidesse di correre all’interno del centrodestra sia se tentasse un’avventura solitaria.
Le correzioni proposte da Forza Italia prevedono infatti in ogni caso una quota di seggi per i partiti che “abbiano presentato liste di candidati in non più di sette circoscrizioni e che abbiano ottenuto almeno l’8% dei voti validi nel complesso delle circoscrizioni in cui hanno presentato liste di candidati”.
L’unica clausola prevista è che le liste debbono essere presenti in circoscrizioni “che abbiano un numero di residenti pari almeno al 20%” della popolazione nazionale.
In breve: sarà sufficiente che il partito di Matteo Salvini si presenti – per esempio – in Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna e Marche e che, rispetto al totale dei voti espressi in quelle determinate regioni non scenda sotto l’8%.
Ma c’è un altro dettaglio che non passerà inosservato ai colleghi di Pd e del Nuovo centrodestra.
Annidato in due semplici righe tecniche. “All’articolo 1, comma 3, capoverso ‘Art. 3’, il comma 4 è soppresso”.
Un complicato gioco di scatole cinesi, che, eliminando un riferimento ad un’altra legge del 1993, toglie di fatto al governo il compito di disegnare (entro quattro mesi, secondo l’articolato di più di vent’anni fa) i collegi plurinominali.
Una battaglia di tempi. Gli azzurri provano a forzare la mano, togliendo dalle lungaggini del Viminale (e dalle mani di Angelino Alfano) la definizione dei confini dei collegi. Difficile che gli ex alleati ci stiano.
Così com’è complicato che si accodino ai berlusconiani nel loro tentativo di toccare il meno possibile il testo base.
Al contrario i partiti minori si sono coordinati fra di loro nel tentativo di armonizzare la propria battaglia contro l’accordo fra Renzi e Berlusconi.
Dando vita ad una serie di riunioni incrociate, alla fine della scorsa settimana, nell’ufficio del capogruppo del Misto Pino Pisicchio.
Da Enrico Costa a Gennaro Migliore, da Scelta Civica ai Popolari per l’Italia, tutti gli esponenti di chi oggi rischia di scomparire hanno cercato di fare squadra in vista dell’avvio del dibattito. E sono pronti a vendere cara la pelle.
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 27th, 2014 Riccardo Fucile
GIUSEPPE PRETE (MOVIMENTO GENTE ONESTA): “I GRANDI PARTITI VOGLIONO VINCERE A TAVOLINO SENZA NEANCHE GIOCARE LA PARTITA”
In Italia sono numerosi i partiti “in fieri”, alcuni già strutturati e radicati sul territorio: spesso di piccole dimensioni e di respiro locale, alcuni con un ampio programma che non ha nulla da invidiare a quello dei partiti maggiori.
La filosofia dei grandi partiti è sempre più spudoratamente quella di “ucciderli nella culla” attraverso una nuova legge elettorale con soglie di sbarramento impossibili da superare.
Quanto questo sia democratico lo lasciamo giudicare prevalentemente ai nostri lettori, ma non rinunciamo a chiederlo anche al leader di un Movimento che ben rappresenta i piccoli partiti che stanno “crescendo” sul territorio.
Diamo voce a Giuseppe Prete, presidente del Movimento Gente Onesta, che, attraverso questa intervista, ci permette di analizzare il problema dalla parte dei più piccoli.
Il dibattito politico di questi giorni è prevalentemente incentrato sulla riforma elettorale e sul tanto discusso Italicum proposto da Renzi: intanto qual’è il suo giudizio politico?
Premesso che, con le elezioni europee alle porte, il buon senso avrebbe dovuto indurre i partiti ad evitare di creare “cortine fumogene” con argomenti certamente rilevanti, ma lontani dal fondamentale appuntamento politico europeo.Non condivido questa fretta. Tornando alla sua domanda, Renzi e Berlusconi in realtà provano a cambiare le carte in tavola. L’Italicum non è altro che il risultato di una manifestazione “muscolare” dei potenti, della paura di leader affermati e ben assestati sulle poltrona del potere e del rifiuto a confrontarsi con una concorrenza di cittadinanza attiva per costruire insieme un Paese competitivo. E’ solo una riforma che premia i partiti legati allo status quo quasi “di diritto” e con il terrore che vadano in parlamento movimenti e idee nuove, attraverso una gestione corretta della cosa pubblica e una maggiore onestà . E’ altresì una riforma che danneggia quei Movimenti che stanno nascendo proprio ora, spinti dal dovere civile di rendere l’Italia un Paese migliore per tutti, non solo per categorie protette e lobbie..
Esaminandolo per settore, che pensa delle varie soglie di sbarramento del 5% per i partiti in coalizione, dell’8% per quelli che vanno da soli e del 12% per la coalizione?
Penso che sia una bufala: in pratica ufficialmente non ci “uccidono” ma ci confinano in una riserva indiana, quella dell’ opposizione eterna. Si garantiscono la vittoria a tavolino senza giocare la partita e per non dire che hanno ucciso la democrazia ci obbligano ad apparentarci con altri, magari sotto-costole pilotate sempre dai due grandi partiti.
Altro aspetto contestato è il premio di maggioranza che scatta a una quota bassa, appena il 35%…
La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il porcellum proprio sul premio di maggioranza. Ora ripropongono lo stesso pur sapendo che è incostituzionale. Certo, se la Corte ha questi tempi lunghi, loro intanto intascano la vittoria e magari tra dieci altri anni dichiareranno l’Italicum incostituzionale. In Italia funziona così è tutto orchestrato.
A suo parere questa riforma produce più stabilità o determina una riduzione degli spazi di democrazia?
Noi siamo consapevoli del fatto che solo il cittadino sarà il giudice finale e solo lui potrà decidere da quale parte stare. Noi non accettiamo la “morte” della democrazia, perpetrata da una dittatura dove i potenti rubano ai deboli.
Chiudiamo con l’ultimo aspetto: liste bloccate e preferenze: per quale propende?
Liste bloccate per continuare a portare in Parlamento la metà di loro che non meritano di varcare la soglia del Parlamento? No, grazie. Sia il cittadino a scegliere.
Alla luce di questa riforma, quale futuro vede per i partiti piccoli?
Il cammino verso il Parlamento per tutti noi si fa difficile, ma non impossibile. La riforma elettorale proposta da Renzi e Berlusconi ha lo scopo di mettere il bastone tra le ruote a quei movimenti, ancora in evoluzione, che vogliono dire la loro e mostrare che un futuro migliore è possibile. Io parlo ovviamente per il mio Movimento: viene logico pensare di chiudere i battenti (il loro vero obiettivo è questo), ma non intendiamo abbandonare chi crede in noi e ci chiede di continuare a lottare. Quindi andremo avanti con le idee che fino ad oggi ci hanno contraddistinto e, per essere più forti, troveremo delle giuste alleanze con partiti legati alla nostra stessa linea di pensiero politico, senza mettere in discussione la nostra identità . Non intendiamo certo regalare questa “vittoria” a dei bari a tavolino. Noi del Movimento Gente Onesta abbiamo già fatto una scelta di campo: laddove vi sono disonesti e pregiudicati, ci schieriamo dall’altra parte, quella dei cittadini per bene.
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Gennaio 27th, 2014 Riccardo Fucile
MAPPATURA IMPOSSIBILE, MANUTENZIONI LUMACA, SICUREZZA INESISTENTE: RENZI PROMETTE DI SPENDERE 5 MILIARDI DI SOLDI NON SUOI, I SOLITI FONDI EUROPEI CHE VENGONO DIROTTATTI A SECONDA DEL BLUFF DEL MOMENTO
Cinque miliardi. Matteo Renzi, segretario del Pd, lancia il suo affondo su uno dei più gravi e urgenti
problemi da risolvere: la sicurezza delle scuole frequentate ogni giorno da otto milioni di studenti. Intervistato dal Tg3 chiede «cinque miliardi di investimenti per ristrutturare gli edifici». Ma non solo. Precisa che «l’Europa deve accettare» che l’investimento resti «fuori del patto di stabilità ».
È la stessa strada percorsa dal governo Letta che a fine dicembre aveva annunciato di aver recuperato oltre 6 miliardi di fondi europei non spesi che correvano il rischio di perdersi.
La novità è la destinazione. Renzi chiede che cinque miliardi vadano per intero alla ristrutturazione delle scuole.
Senza dividere le somme in mille capitoli diversi, un po’ al turismo, un po’ al lavoro e così via come è sempre accaduto finora.
L’incapacità di affrontare sul serio l’emergenza è tale che da quasi venti anni il Miur lavora alla mappatura completa degli interventi urgenti da fare nelle scuole, un’altra tela di Penelope infinita a cui mancano ancora troppi dati mentre quelli che sono stati inviati con il tempo finiscono per essere superati, e quindi inutili.
Il Miur ha pubblicato soltanto una volta una parte dei dati a sua disposizione, nell’autunno del 2012 quando ministro era Francesco Profumo.
Le cifre raccontano quello che vivono ogni giorno gli studenti sulla loro pelle.
Il 4% degli edifici è stato costruito prima del 1900. E la maggior parte, il 44% delle scuole, in un periodo che va dal 1961 al 1980.
Solo il 17,7% degli edifici è in possesso del certificato di prevenzione incendi.
Il 33% non possiede un impianto idrico antincendio; un edificio su due non ha una scala interna di sicurezza; quattro su dieci non hanno la dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico. Ancora più serio è l’allarme sismico, quasi 4 edifici su 10 sono in zone ad alto rischio.
Se i dati del ministero si fermano qui, altre associazioni tentano ogni anno di restituire una fotografia ancora più dettagliata dello «scuolicidio», la distruzione lenta e costante degli istituti con indagini a campione.
Secondo il rapporto 2013 di CittadinanzAttiva in una scuola su sette ci sono lesioni strutturali evidenti, presenti in gran parte sulla facciata esterna dell’edificio, il 20% delle aule presenta distacchi di intonaco: muffe, infiltrazioni e umidità sono stati rilevati in quasi un terzo dei bagni (31%) e in un’aula e palestra su quattro. Il 39% delle scuole presenta uno stato di manutenzione del tutto inadeguato molto in aumento rispetto al 2012 quando erano il 21%.
Più della metà delle scuole non possiede il certificato di agibilità statica, oltre 6 su 10 non hanno quello di agibilità igienico sanitaria, altrettante non hanno quello di prevenzione incendi.
Solo un quarto delle scuole è in regola con tutte le certificazioni.
Temperature ed aerazione non sono adeguate nella gran parte delle aule, visto che il 51% di esse è senza tapparelle o persiane e il 28% ha le finestre rotte. Il 10% delle sedie e dei banchi è rotto e in oltre un terzo dei casi (39%) gli arredi non sono a norma, adeguati ad esempio all’altezza degli alunni.
Legambiente ha analizzato anche le disparità tra le diverse parti d’Italia.
Dal rapporto Ecosistema Scuola 2013 emerge che se Trento, Prato e Piacenza sono i primi tre capoluoghi di provincia per qualità dell’edilizia scolastica, bisogna invece arrivare alla 23esima posizione per trovare il primo capoluogo di provincia del Sud che è l’Aquila, seguito da Lecce alla 27esima posizione.
Flavia Amabile
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