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CONFCOMMERCIO: SALDI, NESSUNA SCOSSA DAL BONUS DI 80 EURO, OGNI GIORNO CHIUDONO 23 NEGOZI

Luglio 18th, 2014 Riccardo Fucile

LO SCONTRINO MEDIO PASSA DA 92 EURO A POCO MENO DI 98, APPENA LO 0,78% IN PIU’

Per Federazione Moda Italia (Confcommercio) l’effetto “bonus è molto debole, prosegue la crisi del settore”: i saldi 2014 a due settimane dall’avvio – si spiega in una nota – registrano un modesto miglioramento dello 0,78% rispetto al 2013.
Il 60% delle imprese riscontra un incremento o stabilità  degli incassi contro il 40% che vede un peggioramento.
Lo scontrino medio da 92 euro del 2013 passa a poco meno di 98. Il dato è stabile a Roma, Napoli, Bologna, Genova, Cagliari, in lieve aumento a Milano +4%.
Per il Presidente di Federazione Moda Italia e vice presidente di Confcommercio, Renato Borghi “il bilancio in questo momento non è definitivo ma è evidente che l’effervescenza degli acquisti si è raffreddata. Cosi come, ad una prima analisi, il bonus degli 80 euro non ha avuto quell’effetto di stimolo ai consumi che le imprese, soprattutto quelle del comparto della moda, si aspettavano”.
La crisi e la riduzione delle vendite, nel corso degli anni, scrive l’associazione, “hanno inciso profondamente sulle imprese del settore. Il 2013 si è concluso con la chiusura in Italia di 12.334 aziende del dettaglio del settore moda (abbigliamento, pelletteria, calzature, tessuti per la casa ed articoli sportivi), a fronte delle sole 5.973 aziende che hanno aperto, con un saldo negativo di 6.361 imprese”.
Il trend del primo trimestre 2014 (gennaio/marzo 2014) non sembra invertire la tendenza, viene messo in evidenza, della nati-mortalità  delle nostre imprese rispetto al 2013. Le imprese attive al 31 marzo 2014 sono 130.493.
Il saldo nati-mortalità  registrato in questi soli 90 giorni d’inizio 2014 è stato di 2.050 aziende: quasi 23 negozi al giorno in meno.

(da “La Repubblica“)

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BERLUSCONI: “NON MOLLO LE RIFORME ANCHE SE OGGI MI CONDANNANO”

Luglio 18th, 2014 Riccardo Fucile

TRA UN’ORA LA SENTENZA DI APPELLO DEL PROCESSO RUBY… PER L’EX PREMIER IL PATTO DEL NAZARENO RIMANE L’UNICO MODO PER DIFENDERSI ANCHE DAI PROCESSI

L’ora e mezza di incontro in streaming tra Renzi e i Cinque stelle se l’è risparmiata. Troppa tensione per restare lì davanti a un computer in questa ennesima, angosciata vigilia di sentenza.
Silvio Berlusconi getta uno sguardo poco dopo ai lanci delle agenzie, per nulla stupito dell’esito, raccontano.
«Con Matteo il patto regge e ha fatto bene a ribadirlo a quelli lì, siamo noi i partner delle riforme e dobbiamo restarlo qualunque cosa mi accada nelle prossime ore» dice a un altrettanto soddisfatto Denis Verdini, appena rientrato assieme a Sestino Giacomomi dall’incontro con i coordinatori regionali di Forza Italia sulla campagna di tesseramento che partirà  a breve.
Il leader non ha dubbi, pur nell’angoscia di queste ore: gli converrà  restare aggrappato a quel tavolo concesso dal presidente del Consiglio.
Anche nell’ipotesi per lui sciagurata di una condanna Ruby confermata o di una riduzione non consistente della pena.
L’unico passaggio della riunione in streaming che lo ha infastidito è l’apertura di Renzi sulle preferenze.
Berlusconi lo ripete a scanso di equivoci, «il patto del Nazareno deve reggere per intero, sul Senato come sulla legge elettorale, oppure salta tutto».
Dunque, nella sede di San Lorenzo in Lucina l’ex Cavaliere non ha avuto alcuna voglia di farsi vedere, non era giornata, meglio delegare.
Del resto, è di un altro incontro che il capo ha voluto una relazione dettagliata.
Quello che il pontiere fiorentino delle riforme ha avuto nel pomeriggio con Raffaele Fitto, ormai capofila dei dissidenti.
Un faccia a faccia «chiarificatore» dopo la telefonata dai toni rudi del giorno prima tra i due. Anche ieri, negli uffici del partito, non è che le distanze si siano ridotte. L’eurodeputato pugliese gli ha confermato che non farà  un passo indietro, nè lui nè i senatori (e i deputati) che si riconoscono nella linea del «no all’appiattimento su Renzi», ma allo stesso tempo ha avvertito l’amico Denis: «Sappiate che non lascerò mai il partito ».
Il muro contro muro continua, insomma, e una soluzione andrà  trovata prima dell’inizio delle votazioni di lunedì.
«Perchè noi gli emendamenti alla riforma li abbiamo presentati e ora certo non è che li possiamo rinnegare» racconta il senatore Augusto Minzolini in trasferta nel Transatlantico di Montecitorio.
A farsi strada è tuttavia l’ipotesi di un abbandono dell’aula da parte dei dissidenti. Ogni decisione è sospesa.
E lo stand by è dettato da un’altra scadenza, il pronunciamento dei giudici di appello di Milano sulla condanna a sette anni in primo grado il processo Ruby.
Il volto di Berlusconi è tetro quando intorno alle 18 con Maria Rosaria Rossi sale i gradini dell’aereo privato per lasciare Roma.
Annullata la partecipazione al sit-in pro Israele.
Gli avvocati per tutto il giorno lo hanno rincuorato, rassicurato, soprattutto Franco Coppi, reduce da una requisitoria a suo giudizio riuscita.
Il fatto è che qualsiasi riduzione eventuale che mantenesse una pena superiore ai due anni sarebbe comunque ininfluente rispetto al rischio di revoca dei servizi sociali. Tutti a incoraggiarlo, Berlusconi resta per terra: «Ricordatevi che abbiamo a che fare coi giudici di Milano».

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)

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C’È LO STREAMING, MANCA TUTTO IL RESTO

Luglio 18th, 2014 Riccardo Fucile

TRA RENZI E DI MAIO ALLA FINE RIMANE SOLO UN SENSO DI INTONTIMENTO ED ESIBIZIONE NARCISISTICA… RENZI SCIVOLA ORMAI VERSO UNA RETORICA CONSUNTA

Metti a un tavolo Matteo Renzi. Metti anche Luigi Di Maio. Metti che parlino di politica o di qualcosa che assomiglia alla politica.
Metti che parlino per un’ora e mezzo e anche più. Metti che ci sia anche lo streaming, il nuovo feticcio della comunicazione democratica.
Alla fine cosa resta? A essere sinceri, un vago senso di intontimento.
Dopo aver fatto le ore piccole a Bruxelles a giocare la sua partita per imporre Federica Mogherini a ministro degli Esteri della Ue, Renzi si è dovuto sorbire anche l’incontro con la delegazione del Movimento 5 Stelle sulla legge elettorale.
Renzi ricorda il pupazzetto di una famosa pubblicità  di una marca di pile: sembra inesauribile.
Anche quando dà  evidenti segni di nervosismo.
In jeans, aria casual, all’inizio del colloquio pareva disattento, poco interessato. Si toglieva la giacca, se la rimetteva, parlava con il corpo più che seguire un filo logico. Spesso intento a chattare e mandare messaggi via smartphone.
Però, intanto, si era scelto il posto più a favore di telecamera e quando ha preso la parola non l’ha più mollata, fino alla fine, battute comprese.
Renzi deve stare molto attento ai suoi discorsi pubblici.
Ormai è venuto il tempo del fare e ogni parola di troppo è vissuta con fastidio.
Se pensiamo ai suoi ultimi interventi, il rischio maggiore cui Renzi va incontro è quello di girare a vuoto: intrappolato ancora nel ruolo di sindaco, infastidito dai rituali delle cerimonie parlamentari, affastella luoghi comuni, usa espressioni enfatiche da talk show, si abbandona a una retorica consunta.
Il decisivo stinge nell’incerto e il carisma si annacqua.
Non basta lo sguardo silente e adorante di Ale Moretti per restituirgli forza e autorevolezza.
Il senso di questi incontri è che ci sarà  un rinvio, che non è detta l’ultima parola, che in futuro ci potrebbe essere anche un accordo tra Pd e M5S.
Lo streaming ha ormai perso valore comunicativo, sta diventando l’ennesimo esercizio narcisistico in un momento in cui il concreto (la ripresa economica) dovrebbe fare la sua parte.
Non è più il momento delle «aperture» è il momento delle chiusure.
Può, in questo momento, un grande leader concludere dicendo «se sono rose fioriranno»?

Aldo Grasso
(da “il Corriere della Sera“)

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LE TELEFONATE DEI FILORUSSI: “L’ABBIAMO ABBATTUTO NOI, NON SANNO CHE QUI C’E’ LA GUERRA?”

Luglio 18th, 2014 Riccardo Fucile

ORA NEGANO, MA UN VIDEO INCHIODA I FILOSEPARATISTI RUSSI ALLA RESPONSABILITA’ DI AVER ABBATTUTO IL VOLO MALESE… LA TELEFONATA TRA UN LEADER DEI RIBELLI E UN AGENTE DEI SERVIZI SEGRETI RUSSO: “ABBIAMO BUTTATO GIU’ UN AEREO”

Il video postato su Youtube con le dovute cautele è rimbalzato sulle prime pagine dei maggiori network internazionali, dal Guardian al New York Times.
Per numerosi addetti ai lavori, potrebbe essere una prova del coinvolgimento diretto dei separatisti vicini a Putin.
Tanto più che un altro leader dei ribelli filorussi, Igor Strelkov, è stato sorpreso a cancellare dal proprio profilo Facebook un post dove si vantava di aver abbattuto un “cargo ucraino”.
Secondo gli ucraini Strelkov avrebbe eliminato le proprie vanterie sul social network quando è circolata la notizia che il velivolo in realtà  era malese.
A dimostrazione che il ribelle parlasse proprio del volo MH17 ci sono le foto che lui stesso ha incluso nel post, identiche a quelle provenienti dal disastro della Malaysia Airlines.
Ma andiamo con ordine.
Il video della telefonata imbarazzante è stato postato dai servizi ucraini e dunque nessuno per il momento può giurare che sia autentico.
Il quotidiano “Kyiv Post” ha fornito una traduzione in inglese:

Igor Bezler: “Abbiamo appena abbattuto un aereo. Il gruppo Minera. È caduto vicino a Yenakievo”
Vasili Geranin: “Dove sono i piloti?”
Igor Bezler: “Sono andati in cerca dell’aereo per fotografarlo. C’è una colonna di fumo”
Geranin: “Quanti minuti fa?”
Bezler: “Circa mezz’ora”.

Una nuova conversazione, sempre inclusa nel filmato su Youtube, avviene 40 minuti dopo. I filorussi hanno compreso di aver distrutto un aereo civile.
Questa volta le persone al telefono vengono chiamate “Major” e “Greek”.
Il primo racconta la scena del luogo dove è precipitato il velivolo MH17 : “Abbiamo trovato il primo morto, ci sono i resti di sedili e corpi”.
Major impreca quando descrive il ritrovamento del passaporto di un ragazzo indonesiano “dall’università  di Thompson”.
Greek chiede se ci sono armi nell’aereo, e il suo interlocutore è chiaro: “Niente di niente, solo oggetti di uso quotidiano, medicinali, asciugamani, carta igienica”
La registrazione include un’ultima chiamata tra ribelli e un comandante cosacco filorusso:

Primo ribelle: “A proposito dell’aereo che è stato abbattuto nell’area Snizhne-Torez. È risultato un aereo passeggeri. È caduto vicino a Grabovo. Ci sono un sacco di corpi di donne e bambini. Ora i cosacchi ci stanno dando un’occhiata”.
Secondo ribelle: “La tv ha detto che si tratta di un AN-26. Un cargo ucraino. Ma sui resti c’è scritto Malaysia Airlines. Che cosa ci faceva in territorio ucraino?”.
Comandante cosacco: “Volevano mandarci delle spie. Fanculo. Non dovrebbero volare qui, siamo in guerra”.

(da “Huffingtonpost”)

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AEREO MALESE ABBATTUTO: SATELLITI E INTERCETTAZIONI PORTANO AI FILORUSSI

Luglio 18th, 2014 Riccardo Fucile

L’ESERCITO UCRAINO NON HA LE CAPACITA’ DI COLPIRE UN AEREO A QUELLA QUOTA E IN QUELLE CONDIZIONI

Forse stavolta non dovremo attendere per sapere con certezza chi ha abbattuto il volo MH17, indipendentemente dai risultati di un’indagine che al momento non si capisce chi, come e dove svolgerà  in quella zona di confine dove sono precipitati i rottami del Boeing 777 malese e le forze regolari ucraine continuano a combattere per riconquistare le posizioni occupate dalle milizie filorusse.
I satelliti americani, che controllano da mesi l’area e per primi hanno registrato l’esplosione dell’aereo, avrebbero infatti localizzato con precisione il punto da cui è partito il missile attribuendo di conseguenza la responsabilità  dell’attacco.
Mentre continua il violento scambio di accuse tra Mosca e Kiev, ci si interroga anche sulla possibilità  che l’abbattimento dell’aereo civile in volo da Amsterdam a Kuala Lumpur sia stato un errore piuttosto che un attacco deliberato.
E su chi abbia realmente la disponibilità  dei missili Buk M-1, che prima dello scoppio del conflitto erano in dotazione sia alle forze armate ucraine che a quelle russe.
Ma è un fatto che i separatisti, che lo scorso 14 giugno avevano già  rivendicato l’abbattimento nella stessa zona di un Ilyushin 76 militare ucraino con a bordo 49 persone, abbiano messo le mani da mesi su alcune batterie di Buk M-1, dopo essersi impossessati di una importante base dell’esercito regolare a Lugansk.
Il Buk M-1 è un’arma micidiale (50 chilometri di raggio d’azione) ma sofisticata, e necessità  di addetti al lancio e operatori radar bene addestrati.
Dunque, se ad utilizzarla sono stati i separatisti, bisogna ipotizzare che almeno una squadra di militari della difesa aerea di stanza a Lugansk abbia defezionato e si sia unita a loro oppure (questo suggeriscono le intercettazioni diffuse ieri dall’intelligence di Kiev) che Mosca abbia inviato ai separatisti dei consiglieri militari di supporto in grado di gestire gli armamenti più sofisticati come appunto i missili Buk M-1.
S’è detto anche che il volo MH17 della Malaysia Airlines sarebbe stato scambiato per un altro Ilyushin militare carico di rinforzi e materiale diretto a Donetsk o forse a Lugansk, dove due giorni fa le truppe regolari hanno dichiarato di aver riconquistato l’aeroporto.
Ma si tratta di un’eventualità  improbabile per due motivi.
Primo: il transponder del Boeing 777 segnalava costantemente ai radar il proprio codice di identificazione civile.
Secondo: al momento dell’abbattimento il Boeing 777 era in volo di crociera ad oltre diecimila metri di quota all’interno di un corridoio riservato all’aviazione commerciale, e se al contrario si fosse trattato di un cargo militare diretto in zona si sarebbe trovato a una quota molto più bassa perchè già  impegnato nella manovra di avvicinamento e atterraggio.
Per il momento gli americani si sono limitati a confermare che il missile è stato perfettamente inquadrato da due satelliti, al momento del lancio e nell’istante in cui ha colpito l’aereo malese.
E Jake Tapper, un funzionario che ha parlato con la Cnn senza ricorrere all’anonimato, ha affermato che l’amministrazione Obama non ritiene che le forze regolari ucraine attualmente dislocate in quella zona abbiano la capacità  di abbattere un aereo di linea a quella quota e in quelle condizioni.
Un modo indiretto ma chiaro per dire che, secondo Washington, la responsabilità  di questa tragedia è tutta sulle spalle dei separatisti filorussi.

(da “Huffingtonpost”)

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