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VERDINI-LETTA, ASSE PER IL SI’ ALLE RIFORME

Giugno 11th, 2015 Riccardo Fucile

I DUE IN PRESSING SU BERLUSCONI PER LANCIARE UN NUOVO PATTO CON RENZI…MA IL CERCHIO MAGICO VUOLE LA ROTTURA, SENZA INTESA SARA’ SCISSIONE

Un nuovo patto del Nazareno. Con un nome diverso, stavolta: “Opposizione repubblicana”.
Ci lavora da mesi Denis Verdini. E da ieri lo sostiene apertamente anche Gianni Letta, alleato discreto ma tenace dell’ex coordinatore azzurro.
I due si sono ritrovati riservatamente, per oltre due ore. Un faccia a faccia utile ad analizzare il summit di martedì notte con l’ex Cavaliere, ma anche a mettere nero su bianco la strategia in vista del nuovo vertice fissato per martedì prossimo a Palazzo Grazioli.
Nel frattempo, naturalmente, il ras toscano continua a lavorare anche al piano B: la scissione. Non a caso, ieri sera ha convocato i suoi senatori avvertendoli: «State pronti»
Da tempo Verdini e Letta sono i nemici giurati del cerchio magico. Ribattezzati “duo tragico” dalla tesoriera Maria Rosaria Rossi, provano a convincere Berlusconi che non è più tempo di restare isolati. Meglio varare un nuovo organigramma nel partito e siglare un armistizio con il presidente del Consiglio.
Non sono gli unici a tifare per un nuovo patto con Palazzo Chigi, fra l’altro.
Con loro c’è Fedele Confalonieri, in stretto contatto con Verdini.
E pure buona parte della galassia aziendale,con l’eccezione significativa di Marina. «Ho ancora la speranza che Renzi riesca a cambiare ciò che va cambiato — ha detto ieri Piersilvio Berlusconi — ma siamo vicini alla scadenza del tempo. Il governo deve darsi una mossa».
Le colombe non mancano neanche al Senato. Una è il capogruppo Paolo Romani: «Invece di contare sulle uscite di alcuni dei nostri, Renzi dovrebbe parlare con la gente giusta e con interlocutori credibili. Certo, ci sarebbe qualche modifica alla riforma costituzionale, ma il testo passerebbe senza intoppi »
Se gli eventi non dovessero precipitare prima — e il cerchio magico lavora invece, alacremente, affinchè precipitino — Berlusconi e Verdini torneranno a incontrarsi martedì prossimo. Solo allora il capo di FI risponderà  all’ultimatum di Denis. Nella giacca del big toscano ci sarà  anche un elenco di dieci senatori
Se mancheranno risposte adeguate, sarà  scissione. «Per Berlusconi — ragiona il verdiniano Saverio Romano — è il momento di capire che non ha senso inseguire Salvini».
E però la resistenza è strenua, basta ascoltare un falchissimo come Renato Brunetta: «Un nuovo patto con Renzi? Non esiste. Un’opposizione alla Verdini? Non esiste. Un disgelo? Non esiste”. L’ultima parola, come sempre, a Silvio Berlusconi.

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)

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SCUOLA ITALIANA: DOCENTI PIU’ VECCHI, SALARI PIU’ BASSI E MENO FINANZIAMENTI PUBBLICI

Giugno 11th, 2015 Riccardo Fucile

RAPPORTO EURYDICE: IL CONFRONTO CON GERMANIA, FRANCIA E SPAGNA

Gli insegnanti più anziani e che lavorano per più tempo, i salari più bassi e i minori finanziamenti statali.
E’ questa la fotografia della scuola in Italia messa a confronto con i sistemi scolastici di Spagna, Francia e Germania.
A scattarla sono i rapporti annuali Eurydice che permettono di farsi un’idea precisa delle condizioni di salute di cui il sistema scolastico italiano gode oggi, nel momento storico in cui il governo Renzi procede a una riforma fortemente contestata da alunni, docenti e sindacati. Anche in Francia è tempo di cambiamenti strutturali: il Consiglio superiore dell’educazione ha infatti da poco approvato un importante provvedimento in materia di scuola media che ha, come in Italia, mobilitato il corpo docente sceso in piazza a manifestare.
Parliamo in ogni caso di un sistema scolastico che, insieme a quelli di molti altri Paesi europei, gode di miglior salute rispetto a quello di casa nostra. Ma andiamo per gradi.
Percentuale docenti attivi nell’insegnamento
I docenti italiani sono i più anziani. Se in Francia gli insegnanti attivi prima dei 30 anni sono l’8,2 per cento, in Spagna il 6,1 e in Germania il 4,3, in Italia il dato è quasi senza possibilità  di confronto: solo lo 0,4 per cento dei docenti italiani è già  professionalmente impegnato prima dei 30 anni.
Al preoccupante ritardo col quale si accede alla professione si aggiungono le altrettanto preoccupanti percentuali in uscita: se infatti in Spagna dopo i cinquant’anni è professionalmente attivo solo il 29,3 per cento dei docenti e in Francia il 32.3, l’Italia svetta su tutti i restanti Paesi dell’Unione con un sonoro 59,3 per cento.
Salari minimi e massimi.
Ad aggravare la situazione italiana sono anche i dati circa i minimi e massimi salariali, da inizio a fine carriera: se un docente in Spagna viaggia tra i 32mila e i 45mila euro lordi annui e in Germania addirittura tra i 46mila e i 64mila euro, il docente italiano si accontenta di un minimo di 24mila e un massimo di 38mila euro, quasi la metà  di quello tedesco e sempre meno del collega francese, che registra un minimo salariale di circa 25.500 euro e un massimo di 47.500. Qualcuno potrebbe sollevare a questo punto l’ipotesi (immaginifica) per cui il docente italiano lavora, di media, meno dei colleghi europei, ma, come sottolinea il Presidente nazionale di ANIEF Marcello Pacifico, i dati confermano altro: “L’orario d’insegnamento annuale dei docenti italiani è in media rispetto ai colleghi degli altri Paesi”.
Anche il Papa è intervenuto sull’argomento bollando il tutto come un’ingiustizia, mentre secondo un rapporto Uil del 2012 “le retribuzioni dei docenti italiani sono costantemente al di sotto della media degli altri Paesi Ue, con uno spread che parte dai 4.000 euro annui all’inizio della carriera, per arrivare ai 10.000 a fine carriera (…) le retribuzioni iniziali dei nostri docenti assicurano un tenore di vita al di sotto di quello medio italiano”.
Finanziamento pubblico all’istruzione.
Lampante la differenza che si registra nel finanziamento pubblico al mondo dell’istruzione che si registra tra l’Italia e diversi altri Paesi europei: se nel giugno del 2013 il bilancio francese poteva vantare una spesa di quasi 79 miliardi di euro, nello stesso periodo quello italiano si assestava intorno ai 48 miliardi, poco più della metaà  del primo, mentre quello inglese, per una popolazione che conta circa 7 milioni di persone in meno rispetto all’Italia, vantava il corrispettivo di ben 80 miliardi di euro di spesa pubblica.
Infine, tanto per tirarci su di morale, ragionando in proporzione la Norvegia spende complessivamente per l’istruzione il triplo dell’Italia: se infatti la spesa norvegese, nel periodo da noi preso in considerazione e su una popolazione di circa 5 milioni di persone, si assesta sui 12 miliardi e mezzo d’euro, basta fare le dovute proporzioni per ottenere il risultato già  tristemente annunciato.
Valutazione dei docenti.
Direttamente collegato al tema delle retribuzioni è quello inerente le nuove proposte del governo circa la valutazione degli insegnanti.
I docenti italiani accetterebbero molto più di buon grado la valutazione del proprio lavoro se lo stesso venisse adeguatamente e più equamente valorizzato.
Se infatti in Europa sono al momento solo quattro i Paesi, tra cui l’Italia, a non prevedere alcun sistema di valutazione dell’insegnante (insieme a Scozia, Norvegia e Finlandia), in molti riterrebbero più opportuno scegliere il modello più consono al particolare tessuto sociale e culturale italiano.
I modelli francese, tedesco e portoghese per esempio si basano tutti su un sistema misto risultante da una valutazione interna del capo d’istituto coadiuvata da quella esterna dell’ispettorato scolastico.
In ogni caso la valutazione dei docenti da parte di alunni e genitori, annunciato in questa nuova riforma, non sembra conoscere precedenti nel resto d’Europa.
Licenziamento.
In molti negli ultimi tempi, hanno invocato la possibilità  di licenziamento per i docenti simili a quelle dei lavoratori impiegati nel settore privato.
Se però, anche ora, si va a confrontare l’insegnamento pubblico italiano con quelli dei predetti Paesi europei, i dati confermano identiche dinamiche in ordine di licenziamento che, essendo gli insegnanti funzionari pubblici, risulta essere ovunque un evento molto raro (ad es. nel caso di perdita della cittadinanza).
Classi pollaio.
Falso invece, sempre in relazione alla situazione europea, risulta l’allarme relativo alle cosiddette classi pollaio: in questo caso la media italiana, di 21,3 studenti per classe, viaggia in linea con quella europea, che si assesta sui 21,1 allievi.
Assunzione.
Passando infine a un altro dei temi bollenti di questi giorni, quello del reclutamento dei docenti, l’Europa si divide tra metodi “aperti”, dove cioè la responsabilità  del reclutamento spetta alla singola scuola (spesso però congiuntamente all’autorità  locale) e metodi centralizzati, dove cioè la responsabilità  della gestione delle assunzioni è tutta demandata all’amministrazione pubblica.
Il modello verso il quale il nuovo ddl Scuola si indirizza è quello aperto, seppur però con aspetti preoccupanti.
Uno su tutti la responsabilità  unica, nella cosiddetta chiamata diretta, del dirigente scolastico che, volendo fare un salto nel passato, trova un precedente nero e buio nella riforma della scuola di epoca fascista.
In Germania, come anche in Francia e in Spagna, la responsabilità  nelle assunzioni non è demandata alle singole scuole ma gestita dalle autorità  pubbliche: in Germania il tutto spetta ai singoli Laender, in Spagna entrano in gioco le comunità  autonome e in Francia direttamente il ministero.

Fabrizio Basciano
(da “il Fatto Quotidiano“)

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CASO AZZOLLINI, IL PD VOTERÀ PER L’ARRESTO

Giugno 11th, 2015 Riccardo Fucile

ORFINI: “DA VALUTARE LE CARTE, MA INEVITABILE”… QUAGLIARELLO: “DECISIONE POLITICAMENTE GRAVE”

“Mi pare evidente. Per una richiesta del genere si devono valutare le carte, ma mi pare che sia inevitabile votare a favore dell’arresto”.
Lo ha detto il commissario del Pd di Roma e presidente nazionale del partito, Matteo Orfini, lasciando il Campidoglio al termine di un vertice con il sindaco Ignazio Marino, a chi gli chiedeva cosa farà  il Partito democratico in merito alla vicenda di Antonio Azzollini, senatore di Ncd del quale la procura di Trani ha chiesto l’arresto.
La procura ha chiesto l’arresto del senatore per associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta dell’ex ospedale psichiatrico “Casa Divina Provvidenza” di Bisceglie.
Azzollini è anche indagato, assieme ad altri 60 tra funzionari comunali, ex amministratori e politici, in una maxi truffa da 150 milioni di euro legata all’opera di costruzione del porto di Molfetta, appaltata nel 2007 e mai terminata.
Quagliariello: “Pd decida dopo aver letto le carte”.
“Abbiamo espresso solidarietà  sia umana che politica al senatore Azzolini. In questa vicenda bisogna conoscere per deliberare, noi non conosciamo ancora le carte, non le conoscono nemmeno i componenti della Giunta per le autorizzazioni. Credo che la Giunta ha delle prerogative costituzionali molto precise e a quelle si deve attenere”. Lo ha detto il coordinatore nazionale di Ncd, Gaetano Quiagliariello, ai microfoni del Gr1, in merito alla richiesta di arresto avanzata dalla procura di Trani nei confronti di Antonio Azzollini.
“Diffido fortemente in questo momento di chi fa dichiarazioni in un senso o nell’altro, magari soltanto sulla base di articoli di giornale. Prima bisogna conoscere e poi prendere delle decisioni”, ha aggiunto Quagliariello che, in merito alla posizione del pd, afferma: “se fosse un sì pregiudiziale e ideologico noi riterremo questo sì ingiustificato e politicamente grave. Riteniamo che anche il Pd, che ha certamente una cultura diversa dalla nostra, debba giudicare sulla base dei fatti. Non ci dobbiamo sostituire alla autoritaà  giudiziaria, ma abbiamo alcune prerogative costituzionali: quelle di verificare la competenza e verificare la mancanza di fumus, e lo dobbiamo esercitare in maniera rigorosa. Sia noi che il Pd, come l’ultimo senatore”, ha concluso Quagliariello.
Per Giovanardi “la dichiarazione del presidente Pd Orfini che straccia l’art. 68 Della costituzione e le competenze della giunta, anticipando l’ inevitabile il si del Pd all’arresto prima ancora che la giunta e l’assemblea abbiano avuto modo di conoscere la consistenza delle accuse, è un ulteriore segno di imbarbarimento della vita politica e di subordinazione del parlamento non alle ragioni della giustizia ma a quelle di una procura della Repubblica”.

(da “Huffingtonpost”)

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I 50 POLITICI CHE SIEDONO DA PIU’ TEMPO IN PARLAMENTO: COLUCCI DA 36 ANNI, BOSSI DA 24, ELIO VITO DA 23

Giugno 11th, 2015 Riccardo Fucile

TRA GLI ATTACCATI ALLA POLTRONA ANCHE LA RUSSA, CICCHITTO, PRESTIGIACOMO, CASINI, BINDI E MATTEOLI

28 anni fa entrava per la prima volta in Parlamento, varcando la porta d’ingresso di Palazzo Madama.
Correva l’anno 1987 quando Umberto Bossi venne soprannominato “Senatùr”.
Da allora la sua carriera parlamentare è proseguita senza intoppi. Sono 24 anni e 59 giorni che il fondatore della Lega Nord siede tra Palazzo Madama e Montecitorio, guidando la classifica degli attuali deputati con maggior anni di incarichi parlamentari alle spalle.
Il vento della rottamazione soffia sulla politica, ma non tutti ne sono stati investiti. OpenPolis tiene continuamente aggiornata la classifica dei 50 parlamentari che più degli altri hanno consumato le suole delle scarpe nel tratto che va da Piazza Montecitorio a Corso Rinascimento.
Tra i deputati di oggi, i primi otto sono tutti di area centrodestra.
I deputati.
Dietro Umberto Bossi c’è un ex aequo: si tratta di Elio Vito, ex radicale ma convertitosi alla rivoluzione liberale di Silvio Berlusconi nel 1994 e da allora sempre fedele a Forza Italia/Popolo della Libertà .
E di Ignazio La Russa, partito dal Movimento Sociale per poi partecipare alla “svolta di Fiuggi” e aderire ad Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, fino alla sua adesione prima al Pdl e poi a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni: entrambi hanno una poltrona in Parlamento da ben 23 anni e 46 giorni.
A seguire c’è Fabrizio Cicchitto, parlamentare del Nuovo Centrodestra e presidente della Commissione Affari Esteri della Camera, da 23 anni e 7 giorni in Aula; Rocco Crimi di Forza Italia da 21 anni e 55 giorni. Stefania Prestigiacomo ha invece collezionato 21 anni e 55 giorni.
Prima deputata di sinistra a figurare nella classifica c’è Rosy Bindi, con i suoi 21 anni e 55 giorni da parlamentare.
I senatori.
Ma c’è un nome, forse meno noto rispetto ai soliti volti che compaiono nei pastoni televisivi, che scala tutte le classifiche: è Francesco Colucci di Alleanza Popolare (Ncd-Ucd), che tocca la punta di 36 anni in Parlamento (per la precisione 35 anni e 334 giorni). È entrato per la prima volta in Parlamento, come deputato socialista, il 25 maggio 1972. Ha successivamente ricoperto anche incarichi governativi: dal 1980 al 1982, per esempio, è stato sottosegretario alle Finanze.
Oggi fa parte del gruppo Ap di Palazzo Madama, con il 60 per cento di presenze in Aula e un indice di produttività  parlamentare, calcolato secondo i criteri OpenPolis, che lo colloca al 290° posto su 315 senatori.
Dietro di lui Pierferdinando Casini, oggi presidente della Commissione Affari Esteri del Senato, in Parlamento da 31 anni e 332 giorni.
Come lui, Altero Matteoli, di Forza Italia.
Primo esponente del Partito Democratico a comparire nella graduatoria è Anna Finocchiaro, in Aula da 27 anni e 342 giorni.

(da “Huffingtonpost“)

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RAI 2, LA CONDUTTRICE E’ TROPPO BRAVA, MANDIAMOLA VIA

Giugno 11th, 2015 Riccardo Fucile

LISA MARZOLI HA PORTATO AL SUCCESSO “CRONACHE ANIMALI”… ORA VIENE CACCIATA PER FAR SPAZIO NEL PROGRAMMA A PRODOTTI GRIFFATI, INCOMPATIBILI CON LA PRESENZA DI UN GIORNALISTA

In televisione tutto è possibile. Anche l’incredibile.
Come dimostra una storiaccia che ha per protagonisti Raidue, il programma “Cronache animali” e la conduttrice Lisa Marzoli, giornalista prestata a costo zero dal Tg2.
La trasmissione, trasmessa nei fine settimana invernali, affronta i temi legati agli animali senza eccessi di retorica: al contrario, fornisce dati e informazioni efficaci. Così, week-end dopo week-end, conquista share e credibilità : tant’è che Raidue decide di riproporre il programma, dal lunedì al venerdì, nel corso dell’estate 2015.
Peccato solo che la conduttrice Marzoli non abbia voglia di festeggiare l’evento.
Le è stato infatti comunicato che, dalla prossima stagione, verranno inseriti prodotti griffati nel programma.
Dettaglio tutt’altro che secondario, visto che rende incompatibile la sua presenza in quanto giornalista, che per regolamento non può avere nulla a che fare con la pubblicità .
Risultato: a fine estate, Marzoli non condurrà  più il suo “Cronache animali”, tornerà  al Tg2, e verrà  sostituita dall’incolpevole Massimiliano Ossini.
Perchè, come si diceva in partenza, tutto è possibile: ma preferibilmente il peggio.

Riccardo Bocca
(da “L’Espresso”)

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BUZZI TRATTAVA SUI FONDI SOCIALI CON LA SEGRETARIA DI MARINO

Giugno 11th, 2015 Riccardo Fucile

GLI INVESTIMENTI DI UN’AZIENDA E LA TRIANGOLAZIONE COMUNE-COOP

Trasformato in appestato un minuto dopo essere stato arrestato, al punto da affiorare con fatica nei ricordi di chi pure gli dava del tu, Salvatori Buzzi, in realtà , dell’amministrazione capitolina è stato non un interlocutore, ma un ingranaggio cruciale.
Con la giunta Alemanno, prima. Con quella Marino, poi.
E, del resto,con quale facilità  avesse accesso al gabinetto di Ignazio Marino, come ai vertici del partito a Roma, lo documentano le intercettazioni del Ros un mese e mezzo prima del ciclone “Mafia Capitale”
“DIECI MILIONI”
In quei giorni, la Leroy Merlin, azienda francese della grande distribuzione specializzata in prodotti per la casa, riprendendo il filo di un negoziato avviato con la precedente giunta di centro-destra, manifesta all’amministrazione capitolina la disponibilità  a realizzare un grande punto vendita su terreni concessi dal Comune di Roma nella zona di Ciampino, a ridosso del campo nomadi “La Barbuta” (villaggio “residenziale”, si fa per dire, ridotto a discarica umana per il quale il tribunale di Roma ha condannato il Campidoglio per «condotta discriminatoria»).
E’ un investimento che promette indotto e occupazione, in cambio del quale, l’azienda francese, oltre ai terreni, chiede una riqualificazione dell’area per la quale è disposta a investire ulteriori 10 milioni di euro che il Comune deve vincolare a investimenti nel sociale.
E’ un piatto che eccita l’appetito di Buzzi. «10 milioni, hai capito? — dice a uno dei suoi soci, Sandro Coltellacci — 10 milioni sul sociale. Sui nomadi, o sugli immigrati, o sugli asili nido o su quel cazzo che vuoi tu. Sono disposti a fare un Associazione temporanea di imprese. Leroy Merlin, costruttori e noi, che gestiremmo la quota dei 10 milioni».
Buzzi prepara dunque un “progetto” che consegna al segretario del Pd romano Lionello Cosentino, durante un incontro il 13 settembre.
«Chi è l’assessore che si deve muovere per primo?», chiede Cosentino. «Dovrebbe essere Masini (Paolo, con delega alle periferie- ndr) insieme alla Cutini (Rita, Politiche sociali- ndr)», spiega Buzzi. Cosentino: «Interesso Marino. Gli do un input e ti faccio sapere».
“LA SEGUE MARINO”
Il 22 settembre, alle 12.48, squilla il cellulare di Buzzi. Lo cerca Silvia Decina, capo della segreteria di Ignazio Marino. I due si danno del “tu”.
Decina: «Ciao Salvatore, sono Silvia Decina, il capo della segreteria di Ignazio Marino».
Buzzi: «Buongiorno Silvia».
Decina: «Ti volevo dire che Lionello mi ha dato la documentazione per Ignazio sulla Leroy Merlin. Adesso Ignazio l’ha vista e sta facendo convocare una riunione di staff».
Buzzi: «Gli è piaciuta al Sindaco? ».
Decina: «Moltissimo. Tanto, ma proprio tanto. Però ha chiesto che la seguissimo noi qui direttamente dal Gabinetto, perchè se inizia a passare per tutti gli assessorati non ne usciamo vivi con questo».
Entusiasta, Buzzi informerà  Massimo Carminati. Che gli suggerisce il “pacco” da rifilare a Leroy Merlin e Comune una volta entrati nel progetto del centro commerciale: «Tu apri un finto cantiere. Poi, una volta che te portano via tutto, gli dici: “Mo io qui che faccio? Non posso lavora’. Quindi, dammi un altro posto”». Insomma, acquisire la licenza di costruire a Ciampino, al ridosso del campo nomadi, per poi scegliersi il posto in cui realizzare davvero le cubature previste dal progetto.
INTERROGATO VENAFRO
Anche la Regione era una tappa della scalata di Buzzi. La leva era Gramazio capo dell’opposizione e l’anello su cui battere era stato individuato in Maurizio Venafro (capo di Gabinetto di Zingaretti fino al 24 marzo, quando riceve un avviso di garanzia). Ieri Venafro è stato interrogato dai pm sul perchè nominò Angelo Scozzafava (sodale di Buzzi) nella commissione per il Cup.
Verbale secretato. Il 19 marzo Venafro disse ai pm: «Scozzafava me lo segnalò Gramazio. Volevamo assicurare trasparenza delle gare coinvolgendo le opposizioni».

Carlo Bonini e Maria Elena Vincenzi
(da “La Repubblica”)

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GELA, AL BALLOTTAGGIO IL M5S SI ALLEA CON NCD

Giugno 11th, 2015 Riccardo Fucile

IL CANDIDATO GRILLINO INCASSA L’ENDORSEMENT DEL CENTRODESTRA LOCALE

Da Nord a Sud, aumentano i casi di apparentamenti tra candidati grillini e centrodestra.
Dopo la cittadina in provincia di Bolzano, anche in Sicilia spunta un «abbraccio politico» tra Movimento 5 Stelle e Nuovo Centro Destra.
Succede a Gela in provincia di Caltanissetta, cittadina di nascita e roccaforte del Presidente della regione Rosario Crocetta.
Al ballottaggio del 14 giugno per eleggere il sindaco si fronteggeranno il primo cittadino uscente Angelo Fasulo, sostenuto dal Partito Democratico e dal Megafono (il movimento del governatore Crocetta) e il candidato grillino Domenico Messinese.
A sorpresa, però, a inseguire è il candidato del Pd, secondo con il 23,7% contro il 24,2% dei 5 Stelle.
I grillini puntano a conquistare la guida della città  simbolo dell’ascesa di Crocetta, in cui una eventuale vittoria avrebbe una portata politica rilevante, assestando un duro colpo al governo dell’isola.
Per questo lo «sgambetto» al candidato del Pd è stato architettato assieme alla compagine di centrodestra.
L’alleanza se non formale almeno sostanziale tra il candidato 5 Stelle Domenico Messinese e il terzo classificato con il 21,7% Lucio Greco – sostenuto da liste civiche di centrodestra e da una larga frangia di fuoriusciti da Forza Italia – è stata sancita da un abbraccio tra i due durante un comizio in piazza.
Greco, infatti, ha chiamato a raccolta i suoi sostenitori al primo turno per ringraziarli e all’evento è poi arrivato anche Messinese, che ha incassato l’endorsement.
L’aperta discesa in campo del centrodestra a sostegno dello sfidante grillino minaccia davvero di rendere una missione quasi impossibile la rimonta del sindaco uscente del Pd.
Il mezzo endorsement a Enna
Dalla costa all’entroterra siciliano, invece, la partita si gioca a ruoli invertiti.
Anche a Enna, infatti, il 14 giugno si voterà  a uno strano ballottaggio tra il candidato democratico Vladimiro Crisafulli (41,8%) e Antonello Di Pietro (24,1%), ex senatore Pd sceso in campo senza l’appoggio del suo ormai ex partito ma con due liste in cui convergono Nuovo Centro Destra e Udc.
A Enna i grillini hanno ottenuto un buon terzo posto con il 17,1% delle preferenze, tesoretto di voti fondamentale per entrambi i candidati ma che anche qui sembra indirizzato a convergere sul candidato di centrodestra.
Il candidato grillino Davide Solfato, infatti, ha detto pubblicamente che non sosterrà  mai Crisafulli, simbolo della vecchia politica siciliana.
Sulla pagina Facebook dei 5 Stelle locali, invece, è comparso un post in cui si spiega che il Movimento lascia liberi di scegliere i propri elettori, ma «al contempo invitandoli a valutare la moralità  dei candidati sindaci nonchè la convergenza con il nostro programma, che in diversi punti si avvicina a quello del candidato» Antonello Di Pietro.
Un mezzo endorsement, che però rischia di far perdere anche questo comune al Partito Democratico, indebolendo la leadership di Crocetta.

Giulia Merlo
(da “il Fatto Quotidiano”)

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SICILIA, 16.000 DIPENDENTI MA NESSUNO SA AGGIORNARE IL SITO PER L’APPRENDISTATO

Giugno 10th, 2015 Riccardo Fucile

LA REGIONE NON TROVA UN DIPENDENTE IN GRADO DI GESTIRE IL PORTALE E GLI ENTI NON RIESCONO AD INSERIRE LE LORO OFFERTE DI LAVORO

Un portale on line bloccato perchè tra gli oltre 16mila dipendenti della Regione Siciliana non se ne trova uno in grado di aggiornarlo.
L’ultimo paradosso siciliano nasce sul web: da qualche giorno infatti è scaduto il contratto della società  privata che gestiva il portale apprendistatoregionesicilia.it.
Si tratta di un sito web fondamentale per i giovani che vogliono scegliere un corso di formazione professionale da frequentare.
È per questo motivo che dopo la scadenza del contratto, gli operatori della società  privata avevano messo a disposizione della Regione Siciliana le credenziali per gestire il sito web.
Solo che alla Regione di quelle credenziali non sanno che farsene: nessuno infatti ha le competenze per aggiornare il sito.
Il risultato è che gli enti di formazione accreditati con la Regione Siciliana non riescono ad inserire on line i cataloghi con le proprie offerte formative.
Un problema doppio, dato che a fine mese scade il bando per gli operatori della formazione, e se entro quella data non si troverà  un tecnico in grado di aggiornare il portale, tutti gli enti che non sono riusciti a pubblicare on line i propri cataloghi rimarranno esclusi.
“È un problema serio, ma speriamo di siglare a breve un altro contratto con gli esterni”, spiegano dal dipartimento Formazione della Regione Siciliana.
Nel frattempo però i rappresentanti degli enti di formazione hanno preso d’assalto gli uffici della Regione per chiedere chiarimenti ma in cambio non hanno ottenuto alcuna spiegazione.
“Semplicemente nessuno all’interno dell’amministrazione è in grado di gestire il portale” è la giustificazione raccolta degli operatori degli enti di formazione che rischiano di rimanere fuori dai bandi di concorso.
Non è la prima volta che i dipendenti della Regione Siciliana mostrano di avere qualche difficoltà  con il web.
Già  nell’aprile scorso l’assessorato alla Formazione era stato costretto a cercare un collaboratore esterno per curare la comunicazione sui social network.
Erano i tempi in cui l’ex assessore alla formazione Nelli Scilabra e il governatore Rosario Crocetta tessevano le lodi del cosiddetto Piano Giovani, che avrebbe dovuto utilizzare 400 milioni di euro di fondi europei per tirocini e contributi alle start up degli under 35.
Per pubblicizzare sui social network il Piano Giovani l’assessorato alla formazione aveva pubblicato un atto d’interpello interno, rivolto cioè ai dipendenti regionali che avessero capacità  di gestione sui social: e nonostante gli oltre 16mila dipendenti, nessuno aveva risposto.
È per questo motivo che dall’assessorato erano stati costretti a varare un secondo bando da 25mila euro l’anno per cercare un esperto di Facebook e Twitter all’esterno della pubblica amministrazione.
Un lavoro che alla fine si è concentrato in poche settimane, dato che a causa di un gigantesco pasticcio il Piano Giovani non ha poi mai visto la luce.
Il motivo? Il sito web utilizzato è crollato praticamente subito e dopo settimane di polemiche il progetto è praticamente finito in soffitta.

Giuseppe Pipitone
(da “il Fatto Quotidiano”)

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LE MINACCE DI AZZOLLINI ALLE SUORE: “DA OGGI COMANDO IO, SE NO VI PISCIO IN BOCCA”

Giugno 10th, 2015 Riccardo Fucile

SE QUESTO E’ UN SENATORE…. LE VERGOGNOSE INTIMIDAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE BILANCIO

Minacce sporche, volgari, irripetibili alle suore della casa di cura Divina Provvidenza: “Da oggi in poi comando io, se no…”.
Lo avrebbe detto Antonio Azzollini alle suore facendo irruzione nella Casa di cura. La frase, riferita da presenti, è nell’ordinanza di arresto del presidente della commissione Bilancio del Senato.
Episodio “intimidatorio”, dice il gip, che “inaugura la stagione del potere azzolliniano”.
Sono almeno due le persone che riferiscono ai magistrati la frase pronunciata da Azzollini che, nel novembre del 2014, aveva “preteso” l’ingresso nell’Ente di Di Terlizzi “quale condizione necessaria – scrive il Gip – per garantire un suo intervento in favore della Congregazione al fine di far controllare, ad un consulente di sua fiducia, la gestione per suo conto”.
Anni prima c’era stato l’episodio d’intimidazione alle suore.
“Il senatore Azzollini, nell’estate successiva all’assunzione da parte di Dario Rizzi della carica di direttore generale della CdP (assunta di fatto nel maggio 2009 e formalizzata l’anno successivo) – spiega il giudice – organizzò una sorta di irruzione nella sede biscegliese della Casa Divina Provvidenza, imponendo da quel momento in poi alle suore la sua presenza quale capo dell’Ente, in cambio della sua attivazione, in qualità  di presidente della Commissione Bilancio del Senato, per il riconoscimento in favore della CdP del provvedimento di proroga della sospensione degli oneri fiscali e previdenziali di cui aveva goduto a far tempo dalla legge finanziaria per il 2005”.
L’irruzione, prosegue il Gip, è connotata da una frase (“Da oggi in poi comando io, se no, vi p… in bocca”) la cui portata intimidatoria si apprezza in tutta la sua incisività  in considerazione del destinatario della stessa (le suore)” e “inaugura la stagione del potere azzolliniano sulla CdP, una stagione caratterizzata dall’innesto all’interno della Congregazione di tre uomini (Belsito, Di Terlizzi, e successivamente De Bari) deputati ad amministrare l’Ente secondo i dettami del politico, a controllarne quotidianamente gli affari, a pilotare assunzioni e rapporti negoziali, con tanto di trasmissione in anteprima al politico dei principali provvedimenti attinenti la gestione (bilancio, piano di concordato, progetti di esubero del personale, ecc.)”.
Non molleremo la Commissione Bilancio.
Nessuna pausa o passo indietro di Azzollini alla guida della commissione. Ncd si compatta a difesa del senatore Antonio Azzollini, raggiunto oggi da una richiesta di arresto della procura di Trani, e soprattutto non intende mollare la presidenza della commissione Bilancio di Palazzo Madama. Lo riferiscono fonti interne al partito di Angelino Alfano.
Le stesse fonti sottolineano, tra l’altro, come dopo la riunione d’urgenza a Palazzo Madama sulla richiesta d’arresto, Azzollini sia andato proprio a presiedere la commissione.
“Azzollini ci ha ribadito di non avere alcuna intenzione di lasciare la presidenza della commissione – spiegano le stesse fonti – Non ci sarà  nessuna pausa o sospensione dall’incarico. Si tratta di voci messe in giro ad arte in un momento in cui la commissione Bilancio è particolarmente importante nel lavoro del Senato”.
“Il potere azzolliniano”.
Tra il 2011 e il 2013 alla Case della Divina Provvidenza ci sono state assunzioni fatte “secondo logiche clientelari”, scrive il Gip di Trani nell’ordinanza d’arresto nei confronti di una decina di persone tra cui il senatore Antonio Azzollini.
E sarebbe proprio lui, afferma il giudice, l’artefice di queste assunzioni. “A partire dal momento dell’esproprio di potere da parte del senatore Azzollini e del suo entourage – si legge – le assunzioni selvagge di personale alla sede di Bisceglie vennero decise dal politico”.

(da “Huffingtonpost”)

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