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L’EX CAPO DEI SERVIZI FULCI: “LA FALANGE RIVENDICAVA GLI ATTENTATI DALLE SEDI SISMI”

Giugno 25th, 2015 Riccardo Fucile

“UN NUCLEO DI 15 AGENTI SEGRETI USAVA ESPLOSIVI”

Quindici agenti segreti super addestrati sospettati di essere collegati con le bombe del 1993, e le telefonate della Falange Armata che partivano dalle sedi coperte del Sismi. È un racconto che arriva dal passato l’ultimo tassello inedito sulla Falange Armata, l’oscura sigla criminale che nei primi anni Novanta rivendicava ogni singolo fatto di sangue andato in onda nel Paese: dai delitti della banda della Uno bianca alle stragi mafiose del 1992 e 1993.
Un mistero mai risolto quello dei telefonisti del terrore che chiamavano i centralini dell’agenzia Ansa per firmare eccidi e stragi con cui nulla avevano probabilmente a che fare.
Adesso però, a più di vent’anni di distanza, emerge un particolare nuovo: quelle chiamate sarebbero state fatte dalle stessa zone in cui all’epoca il Sismi aveva localizzato le sue basi periferiche.
A raccontarlo è l’ambasciatore Francesco Paolo Fulci, punta di diamante della diplomazia italiana negli anni ’80, al vertice del Cesis (Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza) tra il 1991 e il 1993, oggi presidente della Ferrero.
Le chiamate del terrore dalle sedi del Sismi
“C’era questa storia della Falange Armata e allora incaricai questo analista del Sisde, si chiamava Davide De Luca (oggi deceduto ndr), gli chiesi di lavorare sulle rivendicazioni”, è l’incipit del racconto di Fulci, che dopo essere stato interrogato dai pm di Palermo Roberto Tartaglia e Nino Di Matteo nell’aprile del 2014, ha deposto oggi al processo sulla Trattativa Stato — mafia.
“Dopo alcuni giorni De Luca venne da me e mi disse: questa è la mappa dei luoghi da dove partono le telefonate e questa è la mappa delle sedi periferiche del Sismi in Italia, le due cartine coincidevano perfettamente, e in più De Luca mi disse che le chiamate venivano fatte sempre in orario d’ufficio”, racconta Fulci nell’aula bunker del carcere Ucciardone, davanti alla corte d’Assise di Palermo, che sta processando politici, boss mafiosi e ufficiali dei carabinieri per il patto segreto tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra.
Ma perchè pezzi del Sismi avrebbero dovuto rivendicare le stragi di mafia?
Fulci non lo dice, spiega però di “essersi convinto che tutta questa storia della Falange Armata faceva parte di quelle operazioni psicologiche previste dai manuali di Stay Behind, facevano esercitazioni, creare il panico in mezzo alla gente e creare le condizioni per destabilizzare il Paese”.
Questa è la mappa dei luoghi da dove partono le telefonate e questa è la mappa delle sedi periferiche del Sismi in Italia: le due cartine coincidevano perfettamente
Falange, Gladio e la guerra non convenzionale
Nel gergo militare si chiama guerra non convenzionale: una strategia che prevede anche l’inquinamento dei flussi informativi, per aumentare il livello di tensione.
È a questo che servono le chiamate della Falange nei primi anni Novanta quando le stragi al tritolo sconquassano l’Italia?
Per contestualizzare il racconto di Fulci, bisogna fare un salto indietro nel tempo e arrivare fino al 27 ottobre del 1990   quando al centralino dell’Ansa di Bologna arriva arriva una chiamata che rivendica l’omicidio di Umberto Mormile, educatore carcerario del penitenziario milanese di Opera, ucciso sei mesi prima.
“Il terrorismo non è morto, ci conoscerete in seguito” recita una voce al telefono: è la prima rivendicazione della Falange Armata, che arriva due giorni dopo il celebre discorso con cui Giulio Andreotti rivela alla Camera dei Deputati l’esistenza di Gladio, affiliata alla rete Stay Behind, l’organizzazione militare segreta costituita in ottemperanza al Patto Atlantico. Fulci non collega esplicitamente le telefonate della Falange a Gladio, ma si lascia sfuggire: “forse in effetti si trattava di qualche nostalgico”.
L’elenco dei 15 agenti segreti e le bombe del ’93
Ma non solo. Perchè nella sua permanenza ai vertici del Cesis, Fulci non riceve informazioni solo sulle telefonate della Falange. Scopre infatti che dentro la VII divisione del Sismi esiste un servizio speciale coperto composto da 15 agenti segreti super addestrati.
“All’interno dei Servizi c’è solo una cellula che si chiama Ossi, che è molto esperta nel fare guerriglia urbana, piazzare polveri, fare attentati”, ha spiegato Fulci nella sua deposizione.
Si riferisce agli Operatori Speciali Servizio Italiano, che un documento riservato del Sismi definisce come “personale specificatamente addestrato per svolgere in territorio ostile e in qualsiasi ambiente, attività  di carattere tecnico e operativo connesse con la condotta della guerra non ortodossa”.
Nei due anni trascorsi al vertice del Cesis, Fulci riceve minacce di ogni genere, scopre addirittura di essere spiato nella sua stessa abitazione: chiede e ottiene, quindi di avere tutti i nomi che fanno parte di quel reparto speciale.
“Li copiai su un foglietto che nascosi poi nella mia libreria, dicendo a mia moglie che se fosse successo qualcosa era lì che bisognava cercare: dopo aver lasciato l’incarico ed essere andato a New York alle Nazioni Unite provai a dimenticare quella brutta esperienza”.
All’interno dei Servizi c’è solo una cellula che si chiama Ossi, che è molto esperta nel fare guerriglia urbana, piazzare polveri, fare attentati
“Riina chiudi la bocca”: il ritorno della Falange
E invece pochi mesi dopo avere lasciato l’Italia, Fulci si ricorda di quel foglietto con quei 15 nomi.
“Dovete considerare- ha spiegato Fulci — che i servizi devono raccogliere informazioni, non utilizzare esplosivi e bombe, piazzare polveri e cose simili. Siccome avevo letto le notizie di queste bombe a Firenze e a Roma e i giornali facevano cenno ai soliti servizi deviati, mi dissi: questa cosa si può chiarire. Presi il foglietto e lo portai generale dei carabinieri Luigi Federici spiegandogli: per essere certi che i servizi non c’entrano niente, questi sono i nomi delle persone che sanno maneggiare esplosivi all’interno dei servizi”.
Ai quindici nomi, però, Fulci ne aggiunge un altro: quello del colonnello Walter Masina, che però non fa parte della VII divisione e degli Ossi.
“Non avrei dovuto farlo ma volevo fargliela pagare, dato che Masina era quello che spiava la mia abitazione”.
Cosa succede dopo che Fulci consegna quell’elenco ai carabinieri?
“Mi accusarono di avere montato un depistaggio con gli americani“. È mentre la denuncia di Fulci cade nel vuoto, le stragi targate Cosa Nostra finiscono all’improvviso,   la prima Repubblica è ormai crollata sotto il peso di Tangentopoli e parallelamente scompaiono pure le rivendicazioni della Falange.
Un silenzio durato fino al dicembre del 2013, quando al carcere di Opera, a Milano, arriva una lettera indirizzata al superboss Totò Riina.
C’è scritto: “Riina chiudi la bocca, ricordati che i tuoi familiari sono liberi, al resto ci pensiamo noi”.
Sono i mesi in cui il boss corleonese si lascia andare a confidenze e rivelazioni durante l’ora d’aria, mentre la Dia di Palermo registra ogni cosa: un’informazione nota soltanto agli investigatori.
Chi è dunque che manda quella lettera?
La firma è sempre la stessa: Falange Armata.

Giuseppe Pipitone
(da “il Fatto Quotidiano”)

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SONO 159 GLI ASSASSINI DELLA SCUOLA PUBBLICA, 112 I NO, 49 GLI ASSENTI

Giugno 25th, 2015 Riccardo Fucile

APPROVATA LA PATACCA SPACCIATA PER RIFORMA DELLA SCUOLA… MA IL CAPO DEI KILLER HA POCO DA RIDERE: PERDE I PEZZI PER STRADA E ALTRE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI VOTI

L’Aula del Senato con 159 sì e 112 no ha approvato la richiesta di fiducia avanzata dal Governo sul maxi-emendamento interamente sostitutivo del Ddl di riforma della scuola.
La chiama si è svolta tra le contestazioni dell’opposizione e con presenti 271 senatori su 320 totali.
Non hanno partecipato al voto, non esprimendo la fiducia al Governo, i senatori del Pd, Corradino Mineo, Walter Tocci, Roberto Ruta e Felice Casson.
Il provvedimento, con le modifiche contenute nel nuovo testo, torna ora alla Camera.
Numeri comunque bassi: mancano infatti due voti per la maggioranza assoluta.
“Ce l’abbiamo fatta”. La ministra Stefania Giannini ha mandato questo messaggio al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, appena uscita dall’aula del Senato che aveva approvato la fiducia.
Intanto, sia dentro l’aula sia fuori, un gruppo di insegnanti ha protestato contro la riforma.
Momenti di tensione si sono registrati soprattutto in corso Rinascimento, di fronte all’accesso principale di palazzo Madama. Qui una ventina, tra insegnanti e personale della scuola, ha rumorosamente contestato l’approvazione del ddl. Si sono sentite urla, si è visto qualche spintone e qualcuno ha tentato di avvicinarsi al portone del palazzo. La strada è stata anche chiusa al traffico per precauzione.
“Questa fiducia — sostiene Stefano Fassina — serve a rendere ancora più distante la società  dalla politica. E’ un atto sbagliato nei confronti del popolo che ha chiesto di dialogare e intervenire su un testo che non funziona. E’ un grave errore sul piano della democrazia e sul piano della politica”.
Su una linea d’onda simile la grillina Paola Taverna, secondo cui quello ad ddl è “un sì alla morte della scuola pubblica, un sì per una scuola azienda, un sì a capo chino per garantirsi una poltrona e qualche anno ancora fino alla pensione”.
Il giudizio di Beppe Grillo invece, è categorico: “Hanno ucciso la scuola pubblica”.

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TORTURA: SALVINI INVOCA LA “LIBERTA’ ASSOLUTA DELLA POLIZIA”, NON HA CAPITO CHE QUANDO NON SARA’ PIU UTILE A RENZI TOCCHERA’ A LUI

Giugno 25th, 2015 Riccardo Fucile

UN SINDACATO DI POLIZIA CHE INVITA UN ISTIGATORE ALL’ODIO: L’ITALIA E’ TUTTA UNA COMICA… IL REATO DI TORTURA ESISTE IN TUTTA EUROPA E PUNISCE SOLO GLI ECCESSI

Matteo Salvini contro il capo della polizia Alessandro Pansa.
“Ritengo – dice il segretario della Lega Nord a una manifestazione del Sindacato autonomo di Polizia – che l’attuale capo della Polizia di Stato non sia il miglior capo della Polizia di Stato possibile” e “credo che mai come in questo periodo gli uomini della polizia si siano sentiti abbandonati non solo dalla politica ma anche da alcuni dei loro dirigenti”.
l leader della Lega, Matteo Salvini, si schiera contro il reato di tortura, al centro di un aspro dibattito dopo la sentenza della Corte di Strasburgo sul G8 di Genova e casi come quello di Stefano Cucchi.
In una manifestazione davanti a Palazzo Chigi insieme al Sap: “La Corte europea dei diritti umani potrebbe occuparsi di altro. Per qualcuno che ha sbagliato non devono pagare tutti (e infatti non è così…n.d.r.). “Le forze di polizia devono avere libertà  di azione assoluta, se poi un delinquente lo devo prendere per il collo e si sbuccia il ginocchio… Cazzi suoi” (peccato che non c’entri un cazzo con il reato di tortura…n.d.r.)
“Idiozie come questa legge – ha aggiunto – espongono le forze dell’ordine al ricatto dei delinquenti”. O forse è più idiota chi la contesta.
Domani ricorre però la giornata internazionale contro la tortura: in Italia, ad oltre 26 anni dalla ratifica della convenzione delle Nazioni Unite, il Codice penale ancora non prevede questo reato.
“La posizione del Sap è fuori dalla Comunità  Internazionale – dichiarano in una nota Patrizio Gonnella (Antigone), Massimo Corti (Acat) e Franco Corleone (coordinatore dei garanti dei detenuti) – la polizia deve essere un corpo che protegge i diritti umani e non deve aver paura del reato di tortura”.
“Affermare che il reato di tortura sarebbe un regalo agli estremisti e ai violenti è inaccettabile – si legge ancora nel comunicato – praticamente tutti i paesi a democrazia avanzata dell’Europa hanno il reato nel loro codice. Anche il Vaticano grazie a Papa Francesco ha codificato il crimine di tortura così come chiesto dall’Onu di Ban Ki-Moon”.

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SALVINI TRADISCE LA MELONI E SI ACCORDA CON SILVIO PER MARCHINI

Giugno 25th, 2015 Riccardo Fucile

IL LEADER LEGHISTA AD ARCORE HA DATO IL VIA LIBERA PER LANCIARE LA CANDIDATURA DELL’IMPRENDITORE ROMANO… MARCHINI PERO’ PENSA UN “LABORATORIO” BIPARTISAN

La cena di Arcore, martedì sera, tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini (presente anche Licia Ronzulli), ha avuto un risvolto romano.
Nel quadro delle alleanze, presenti e future, il leader di Forza Italia ha esposto a quello leghista il suo piano per Roma: «Il nostro candidato – gli ha detto – è Alfio Marchini».
Messaggio che Berlusconi ha già  veicolato ai suoi luogotenenti romani: Antonio Tajani, il coordinatore Davide Bordoni, il senatore Francesco Giro (che un pensierino, sulla candidatura, lo stava facendo…).
Dunque, Marchini. E Salvini, questa è la notizia, non ha opposto il veto.
Anzi: «A Roma voglio vincere, uniti si può fare», il senso del suo discorso.
Del resto, era quello che nello staff dell’imprenditore si aspettavano da qualche settimana: «Vedrete che Salvini non dirà  no…», ragionavano i suoi. Così è stato.
Per Salvini contano due aspetti.
Presentarsi a Roma, ma senza doversi «misurare» con un suo vero e proprio candidato.
Evitare la candidatura di Giorgia Meloni, capofila di un pezzo di destra che ha condiviso l’esperienza della giunta Alemanno (che ora è in Fdi).
Marchini, sarebbe l’uomo giusto per riunire il centrodestra sotto mentite spoglie. L’imprenditore, infatti, lavora alla formazione di due liste: una esclusivamente civica (col suo nome), l’altra più «politica», dove ci saranno anche ex centrodestra ed ex centrosinistra.
È possibile che, per varare questa sorta di «laboratorio», i partiti non presentino i loro simboli: anche gli Ncd alfaniani sarebbero su questa strada.
In questo modo, ragiona chi sta intorno a Marchini, «si può superare il 30% al primo turno e poi giocarcela al ballottaggio».
Lui, l’imprenditore, continua a ripetere: «Come va a finire non lo so, Marino è come il toro che ignora il torero voltandosi dall’altra parte. Dovrebbe dimettersi per garantire quell’agibilità  politica che oggi non c’è».
Scioglimento per mafia o corruzione? «Chi ama Roma, e noi tutti amiamo Roma, l’ultima cosa che vogliamo è uno scioglimento del comune per fenomeni criminali».
Roberto Morassut (Pd) lo critica: «A differenza di Marchini, penso che invece c’è assoluto bisogno di ristabilire le differenze fra destra e sinistra».
Controreplica di Marchini: «Dal 2013 il bipolarismo, a Roma, non esiste più».

Ernesto Menicucci
(da “il Corriere della Sera”)

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INTERVISTA A FASSINA: “IL PD E’ PIENO DI BANCHIERI, LA VERA SINISTRA OGGI E’ PAPA FRANCESCO”

Giugno 25th, 2015 Riccardo Fucile

“IL PROBLEMA NON E’ IL PD, MA IL SOCIALISMO EUROPEO, DIVENUTO FENOMENO IRRILEVANTE”

Stefano Fassina spiega che il «problema è il Pd» e la colpa di Renzi è quella di «esserne l’interprete estremo».
È «l’impianto culturale del Partito democratico » che non funziona perchè nasce sulla base della democrazia plebiscitaria «che poi diventa l’Italicum» e intorno al «liberismo presente già  al Lingotto, dove non a caso c’era Pietro Ichino, l’autore, assieme a Sacconi, del Jobs Act».
In fondo il problema non è nemmeno il Pd «ma il socialismo europeo, una forza sostanzialmente inutile, un club irrilevante dove il leader del partito socialista più antico d’Europa, Sigmar Gabriel, mette in discussione la possibilità  di presentare alle prossime elezioni un candidato alternativo alla Merkel. Più irrilevanti di così». Adesso, per l’ex viceministro, i punti di riferimento mondiali sono Syriza e Podemos ma prima ancora Papa Francesco che «solleva una critica al capitalismo estranea da decenni alla sinistra. E che lascia quasi senza parole».
Nell’addio quanto c’entra il duello con Renzi? Si ricorderà  la battuta “Fassina chi”.
«Zero. Non è una questione di battute, è questione di scelte fatte e che hanno pesato. La riforma del lavoro ha tolto qualche residua tutela a milioni di lavoratori senza dare nulla ai precari. L’intervento sulla scuola incide sulla libertà  di insegnamento e sulle condizioni lavorative di migliaia di persone».
Dopo il 41 per cento delle Europee lei disse a Repubblica: «Renzi è un leader, mi ero sbagliato». Cosa è successo dopo?
«Ho riconosciuto quel successo, ho sperato che nascesse una leadership in grado di ascoltare diversi punti di vista. Invece è successo che Renzi ha interpretato quel voto come una forma di autosufficienza, come un’investitura totale. Con i guai che ne sono seguiti».
Lo considera un usurpatore della Ditta?
«Assolutamente no. Anzi, è l’interprete fedele ed estremo del Pd che fu costruito al Lingotto. Bersani purtroppo è stata solo una parentesi. Il Pd ha nel suo statuto una cultura plebiscitaria che poi si riflette nelle sue azioni. Persino sulla scuola abbiamo assunto l’ispirazione dell’uomo solo al comando, il preside, che disciplina gli insegnanti sfaticati».
Secondo lei Bersani resta nel Pd solo perchè ne è stato il segretario?
«Con Bersani e con altri c’è la condivisione dell’analisi sullo strappo che si è prodotto con una parte significativa del nostro mondo attraverso le scelte del governo. Ma no, non resta solo perchè è l’ex segretario. Ci ho parlato, lui crede ci sia lo spazio per una funzione nel Pd. Sa però che per me è importante fare fino in fondo quello che sento».
Lei dice che nel Pd si vede soprattutto l’establishment, la finanza internazionale. Oltre a Marchionne, a chi si riferisce: a Serra, a Costamagna?
«Nel momento in cui Cassa depositi e Prestiti deve espandere il suo intervento sull’economia reale, il governo nomina un professionista di prima qualità , ma che è espressione della finanza internazionale. C’è un’enorme contraddizione e vedo uno spostamento dell’asse verso interessi forti, quelli del big business industriale e finanziario. Costamagna non è l’unico. Si mettono grandi banchieri d’affari ovunque».
Tipo?
«Ce n’è uno stuolo a Palazzo Chigi, tutti consiglieri del premier ».
Bersani dice: «Se vado via dal Pd, mi rifugio in Vaticano». Solo uno scherzo?
«L’esortazione Evangelii Gaudium e l’enciclica Laudato Sii contengono una critica radicale al capitalismo che la sinistra non è in grado di esprimere da almeno tre decenni. Consideriamo il riformismo un adattamento passivo alla situazione data, senza nessuna ambizione di correzione di rotta che rimetta la persona al centro. È la politica della Merkel e prima di lei di Schroeder, tanto celebrato a sinistra ».
Sembra quasi dire che Renzi c’entra poco o nulla.
«Il processo non è recente. Il punto è: vogliamo invertirlo o rimaniamo subalterni al dominio tedesco sull’eurozona rappresentando interessi forti e sacrificando in cambio quelli diffusi della gente? Il Pd è quello dei cittadini o di Marchionne e delle banche d’affari internazionali? ».

Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica”)

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RUTELLI: “RENZI VUOL FAR CADERE MARINO, LO DISTURBA IL CASO ROMA”

Giugno 25th, 2015 Riccardo Fucile

“IL PREMIER E’ MOSSO SOLO DA CALCOLI ELETTORALI, MA MARINO DEVE CREARSI UNO STAFF ALL’ALTEZZA DELLA GRAVITA’ DEL PROBLEMA”

“Io spero che a Roma le cose non precipitino, ma vedo purtroppo la volontà  da parte del governo di farle precipitare. La cosa più brutta è che Renzi abbia deciso che Marino debba andar via”.
Sono le parole dell’ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli, durante la trasmissione “Ditelo a RomaUno”, su RomaUno Tv.
L’ex vicepresidente del Consiglio analizza dettagliatamente la situazione della Capitale: “Marino è stato eletto dai cittadini e dunque se ha dentro di sè la forza di continuare è giusto che continui e vada avanti. Il suo rapporto con la città , però, non è buono. Ma è grave la strategia di Renzi, che ha deciso di far cadere Marino per un motivo politico-elettorale: non vuole che le prossime elezioni comunali nelle altre città  siano di fatto imperniate su una crisi di Roma”.
L’ex ministro dà  alcuni consigli al primo cittadino: “Marino avrebbe dovuto fare forse una giunta più forte e mettere in campo una squadra molto più grande, tanto più perchè la situazione della città  è difficile perchè ha ereditato dalla giunta Alemanno veramente un sacco di guai. Quando nacque la nostra amministrazione, nel ’93, la situazione era molto, molto, molto peggiore: avevamo avuto in carcere la metà  della giunta capitolina, tutti i responsabili delle aziende erano finiti in galera, si era scoperto un sistema di corruzione sistemico guidato dalla politica di allora. Ma noi avevamo 100 persone che lavoravano per risolvere la situazione”.
“Marino — continua, rifilando una nuova stoccata a Renzi — “deve cambiare tutto ma non perchè, come si dice a Roma, è arrivato il Cacini. Non bisogna fare il “ghe pens imi”, che è una tendenza politica attuale. Oggi si dice: ‘Ci penso io, vado in televisione, faccio i miei tweet’. No, tu devi stare chino sulle carte, studiare, vedere le procedure, vedere le trappole e al contempo avere con te 80-100 persone. Questo certamente non è avvenuto, però si può fare ancora in tempo”.
E aggiunge: “Marino deve avere la forza di fare una nuova giunta di altissimo livello e mettere in campo due task force, di cui una per il Giubileo. Va organizzato senza grilli per la testa, mancano pochi mesi, il governo ha perso 100 giorni da quando il papa lo ha annunciato”.
Al conduttore Andrea Bozzi che gli chiede se questa è una strategia di Renzi oppure fantapolitica, l’ex sindaco risponde ironicamente: “Non è fanta, che è un’aranciata, ma è politica, non c’è dubbio. E’ evidente che il governo da mesi non ha trovato il modo per stabilire chi si debba occupare del Giubileo”

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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BOLZANO, SINDACO A RISCHIO A UN MESE DAL VOTO

Giugno 25th, 2015 Riccardo Fucile

SPAGNOLLI RISCHIA LA CRISI PER L’OMBRA DEL TYCON AUSTRIACO…LE OPERAZIONI IMMOBILIARI LEGATE A RENE’ BENKO

Bolzano ha un nuovo sindaco da un mese, ma potrebbe finire commissariata.
Luigi Spagnolli (Pd), in realtà  rieletto per la terza volta, è arrivato infatti in consiglio comunale e non ha trovato i voti per una maggioranza per dare l’ok alla nuova giunta. A mancare è stato il voto di una esponente della Sà¼dtiroler Volkspartei, Anna Pitarelli, e così il sindaco ha ottenuto solo 22 sì contro 23 no.
E proprio oggi, 25 giugno, scade il termine previsto dalla legge elettorale per la formazione della giunta. Così per Spagnolli è ora iniziata una corsa contro il tempo per tentare di trovare un modo per avviare la legislatura.
I giornali locali altoatesini parlano di “colpo di scena” poichè la decisione della Pitarelli non era stata comunicata alla Svp — che fa parte formalmente della coalizione che ha sostenuto Spagnolli alle elezioni — e perchè la stessa consigliera aveva votato insieme al resto dei consiglieri di maggioranza per l’elezione del presidente del consiglio comunale.
“E’ una manovra per avere di sicuro il commissario e aprire la strada all’operazione Benko” dice il sindaco all’Alto Adige.
L’operazione Benko è cruciale in questa partita politica, anche se per chi non è bolzanino non dice niente.
Renè Benko è un tycoon austriaco di 38 anni: è considerato uno dei 50 uomini più ricchi del suo Paese perchè proprietario del più grande gruppo privato austriaco attivo nel settore immobiliare, peraltro condannato in via definitiva per tentata corruzione.
A Bolzano si parla lui da tempo, nel bene e nel male, per le sue operazioni in città .
Tra queste la costruzione di un megastore multipiano vicino al duomo. Ma non solo. Tanto che esiste una pagina facebook che si chiama “Benko che compra cose”.
Tra queste spunta anche “Benko compra la destra e la sinistra per costruire il nuovo centro. Commerciale”.
Le operazioni di Benko, dunque, sono diventate tema di campagna elettorale.
E tra le liste della Svp c’era anche una pattuglia di cosiddetti “benkiani”. E tra questi c’era anche Anna Pitarelli, la “franca tiratrice” di Spagnolli.
Il sindaco è in mezzo al fuoco incrociato tra le varie anime della sua coalizione.
Chi è apertamente “anti Benko” sono i Verdi guidati da Cecilia Stefanelli.
E il primo cittadino, peraltro arrivato in municipio dopo un ballottaggio con altissima astensione, ha dovuto passare molto del tempo trascorso dal giorno della sua rielezione per trovare una quadra dentro la sua coalizione, tanto da chiedere una “tregua” di un paio di mesi per rinviare la questione all’autunno e eventualmente far passare da un referendum.
Ma la tregua evidentemente non c’è stata.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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GIGGINO BATTE SEVERINO: IL TRIBUNALE DI NAPOLI HA ACCOLTO IL RICORSO DI DE MAGISTRIS

Giugno 25th, 2015 Riccardo Fucile

NON SARA’ SOSPESO… ORA ANCHE DE LUCA SPERA

Il Tribunale di Napoli ha accolto il ricorso del sindaco di Napoli Luigi de Magistris contro la sospensione dalla carica disposta in base alla legge Severino.
Il presidente Ferrara, in considerazione dell’ “evidente rilievo mediatico assunto in questi giorni dalla questione relativa al ricorso proposto dal sindaco di Napoli avverso il decreto prefettizio di sospensione dalle funzioni nei suoi confronti emesso ai sensi della cosiddetta legge Severino, l’interesse pubblico sotteso”, si legge nella nota, comunica che “con ordinanza depositata in data odierna il Tribunale ha sospeso l’efficacia del suddetto provvedimento fino alla decisione della Corte Costituzionale sulla già  sollevata questione di legittimità  costituzionale, rimettendo le parti per il merito all’udienza del 26 ottobre”.
Questa sentenza delle toghe potrebbe avere effetti futuri anche sul caso De Luca. Anche sul capo del neoeletto presidente di regione pende infatti lo stesso rischio di sospensione per effetto della Severino.
Quella di mantenere in carica de Magistris è “una decisione del tribunale. L’ennesima prova che un pezzo della legge Severino non funziona. Ci sono pezzi della legge che si potrebbero correggere, come il regime delle sospensioni”.
Lo ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano arrivando alla riunione del Ppe, a Bruxelles.
Dopo la sospensione scattata a seguito della condanna in primo grado per abuso di ufficio nel caso WhyvNot, de Magistris aveva ottenuto la sospensiva dal Tar che aveva anche trasmesso gli atti alla Corte Costituzionale.
Il provvedimento del Tar sarebbe comunque rimasto in vigore fino a domenica.
L’ex magistrato era sta condannato, il 24 settembre 2014 a Roma, ad un anno e tre mesi di reclusione a conclusione del processo “Why not”.
Il pm di Roma Roberto Felici aveva chiesto l’assoluzione per l’imputato: “Chiedo l’assoluzione per Luigi de Magistris perchè il processo ha dimostrato che non era a conoscenza che stesse compiendo atti illeciti”.
E così subito dopo il verdetto il sindaco arancione aveva annunciato battaglia, parlando di “errore giudiziario”, e aveva brindato quando il Tribunale amministrativo prima, il Consiglio di Stato poi aveva congelato la sua sospensione e inviato gli atti alla Consulta.
L’ex magistrato era sta condannato, il 24 settembre 2014 a Roma, ad un anno e tre mesi .

(da “Huffingtonpost“)

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INTERVISTA A DE GREGORIO: “BERLUSCONI MI HA PAGATO E FORSE NON SONO IL SOLO”

Giugno 25th, 2015 Riccardo Fucile

“CASO STRANO IL LIBRO CHE HO SCRITTO IN ITALIA NON VUOLE PUBBLICARE NESSUNO”

«Il destino politico di Silvio Berlusconi è strettamente legato a questa sentenza. Se verrà  assolto, vorrà  dire che sono un bugiardo. Ma se invece sarà  condannato, allora i giudici avranno stabilito che un ex presidente del Consiglio ha offeso gravemente le istituzioni repubblicane ».
Quando faceva il giornalista, scovò Tommaso Buscetta in crociera. Parlamentare tra il 2006 e il 2013, ha confessato di essere stato corrotto con 3 milioni di euro.
Dopo aver patteggiato la pena, Sergio De Gregorio si è inventato un altro lavoro. «Promuovo all’estero piccole imprese italiane. Quelle che vendono pomodori, olio di oliva, arredi d’ufficio», racconta.
Berlusconi rischia 5 anni di reclusione anche per le sue accuse. Come finirà  il processo?
«Per carità , non faccio pronostici. Non provo alcun risentimento nei confronti di Berlusconi, nè l’ho mai provato. Ho solo scelto di dire verità . Avrebbe fatto bene a dirla anche Lavitola. Mi dispiace che, per difendere questa barricata, stia pagando un prezzo altissimo in termini di carcerazione preventiva».
Perchè secondo lei Lavitola non dice tutto?
«Una volta glielo ho domandato anche io, in aula. Valterino, gli ho detto, ma chi te lo fa fare? E lui ha sfregato il pollice e l’indice, per alludere ai soldi. Ma un giorno di carcere non vale tutti i soldi del mondo».
Lei però quei tre milioni per passare al centrodestra li ha presi.
«Ho sbagliato a mettere la mia funzione a disposizione di Berlusconi. Ma ho ammesso le mie colpe, ho pagato e chiesto scusa a tutti. Anche a Prodi e a Papa Francesco?».
Papa Francesco?
«Gli ho scritto per scusarmi di aver strumentalizzato persino il cardinale Parolin per fare un piacere a Berlusconi».
A cosa si riferisce?
«Nell’ambito del processo Mediaset, Berlusconi era preoccupato per una rogatoria a Hongk Kong . Il premier locale voleva incontrare Benedetto XVI. Ne parlai con monsignor Parolin, senza spiegargli che si trattava di un favore a Berlusconi».
Il Papa le ha risposto?
«No».
Il pm ha detto di essere certo che altri parlamentari, non solo lei, siano stati corrotti.
«L’ho sempre pensato anche io, ma non ho le prove. Ho raccontato solo i fatti di cui avevo conoscenza diretta».
Che fine ha fatto il libro che doveva scrivere sull’Operazione Libertà ?
«In Italia non vuole pubblicarlo nessuno. Un editore inglese potrebbe farlo dopo la sentenza. Sempre che non riescano a bloccare pure lui».

(da “La Repubblica”)

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