Destra di Popolo.net

RENZI-BERSANI INCONTRO DECISIVO OGGI A PIACENZA PER FRENARE L’ALLUVIONE DEL PD

Settembre 17th, 2015 Riccardo Fucile

DAL FACCIA A FACCIA PUO’ PASSARE IL FUTURO DELLE RIFORME E DEL PD

È l’incontro. Anzi, l’Incontro da cui può dipendere l’alluvione o meno del Pd.
Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani si sono dati appuntamento oggi a Piacenza. Dopo gli impegni ufficiali del premier nelle zone alluvionate. L’ex segretario del Pd, invece, è già  lì.
Gli staff, al momento, si sono confermati l’appuntamento. E forse proprio l’organizzazione del “faccia a faccia” spiega i toni morbidi seguiti allo strappo più duro sulle riforme, da ambo le parti.
Per ora non solo non si registrano “bordate” dei falchi renziani verso la minoranza, ma nemmeno annunci di “Vietnam” da parte della sinistra. O, quantomeno, toni critici verso la “forzatura” in atto sulle riforme.
L’incontro è confermato dallo stesso ex segretario. Che su Facebook usa le più classiche formule di rito per smorzare l’attenzione dei riflettori: “Non mi risultano incontri riservati. Sia chiaro che per me a Piacenza si parla di alluvione, mentre ci sono ancora frazioni isolate e gente che spala fango dalle case, e spero se ne parli seriamente. Di tutto il resto c’è sempre stata la disponibilità  a parlarne a Roma”.
Ma è evidente che nell’alluvionata Piacenza si capirà  se ci sarà  o meno la frattura all’interno del Pd. E come arriveranno Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi alla direzione di lunedì, che sarà  preceduta dalla “chiusura” di Bersani alla Festa dell’Unità  di Bologna, la sera prima.
Il premier si presenta a Piacenza forte dei numeri, garantiti dal duo Lotti-Verdini, che hanno assicurato che sono sufficienti a reggere la conta.
Bersani, raccontano i ben informati, ha la forza di 25 irriducibili, ma soprattutto un ragionamento di fondo: “Se le riforme passano con i voti di Verdini e senza la sinistra, politicamente è finito il Pd e la legislatura cambia completamente il segno. E la vittoria numerica potrebbe diventare una sconfitta politica”.
Quasi un alluvione. E chissà  se proprio a Piacenza sarà  evitato o annunciato.

(da “Huffingtonpost”)

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L’UCRAINA HA INTERDETTO BERLUSCONI: “PERSONA NON GRADITA PER TRE ANNI”

Settembre 17th, 2015 Riccardo Fucile

DOPO LA VISITA IN CRIMEA CON PUTIN, IL GOVERNO DI KIEV GLI VIETA L’INGRESSO

Silvio Berlusconi è stato dichiarato “persona non gradita” dall’Ucraina, a seguito della sua recente visita in Crimea, dove ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin.
Il Consiglio nazionale per la sicurezza ucraino — riferisce Interfax — ha deciso di vietare l’ingresso nel Paese per tre anni all’ex premier e leader di Forza Italia per il suo viaggio, non concordato con Kiev, nella regione occupata dall’esercito russo da marzo 2014.
La decisione del servizio di sicurezza dell’Ucraina è stata presa per motivi di sicurezza.
La visita di Berlusconi nella penisola sul Mar Nero, avvenuta lo scorso 11 e 12 settembre ufficialmente per commemorare le vittime italiane della guerra di Crimea, è stata la prima di un ex capo di governo di uno stato dell’Unione europea dopo l’annessione da parte di Mosca, che ha provocato il primo piano si sanzioni occidentali contro la Federazione russa.
“Questa visita nella Crimea occupata — aveva denunciato nei giorni scorsi il ministero degli Esteri ucraino in una nota sul proprio sito — è un nuovo tentativo della Russia di legittimare a qualsiasi prezzo l’occupazione illegale e una manifestazione di mancanza di rispetto della sovranità  statale dell’Ucraina”.
Anche Matteo Renzi, ospite di Otto e mezzo qualche giorno fa, aveva criticato la scelta di Berlusconi, da sempre sostenitore dell’annessione russa e critico sulle sanzioni europee a Mosca, dicendo che “il problema Russia non si affronta con passeggiate in Crimea ma con un lavoro di anni. Chi dice risolvo il problema immigrazione andando a passeggiare in Crimea — aveva aggiunto il premier   — vi prende in giro”.

(da agenzie)

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INDAGATO IL PRESIDENTE DI UNIMPRESA: “PROGETTI FASULLI”

Settembre 17th, 2015 Riccardo Fucile

IL NUMERO UNO DELLA ASSOCIAZIONE DI IMPRENDITORI ACCUSATO DI CONCORSO IN TRUFFA E ABUSO D’UFFICIO… SONO QUESTI GLI “AMICI” FAVORITI DAL GOVERNO CON GLI SGRAVI FISCALI?

C’è un altro palazzo del potere che trema a Napoli.
C’è una stanza della Camera di Commercio sigillata per evitare l’inquinamento di tracce o prove.
E’ la conseguenza di una perquisizione ordinata dalla sezione reati pubblica amministrazione della Procura di Napoli, guidata dall’aggiunto Alfonso D’Avino, eseguita il 17 ottobre 2014 dalla Guardia di Finanza e rimasta finora segreta.
C’è un’inchiesta, iscritta al modello 21: affronta la gestione complessiva dell’istituzione di piazza Bovio.
Si sospetta l’erogazione di contributi pubblici per progetti ritenuti fasulli.
Il presidente nazionale di Unimpresa (Unione Nazionale di Imprese) Paolo Longobardi è indagato insieme ad altre due persone per concorso in truffa e abuso d’ufficio.
Secondo l’embrione dell’accusa formulata dal pm Giancarlo Novelli, il magistrato che ha affondato le mani nella Rimborsopoli della Regione Campania, la giunta camerale della Camera di Commercio potrebbe aver violato un dovere di astensione deliberando un finanziamento a un progetto di Unimpresa nonostante legami di parentela che nelle due pagine del decreto di perquisizione non sono precisati ma che collegherebbero esponenti della giunta camerale con quelli dell’associazione beneficiaria.
Il pm ritiene inoltre che il progetto in questione, relativo a un’iniziativa enogastronomica che si è svolta a Castellammare di Stabia dal titolo “La Cittadella del Gusto”, presenterebbe una evidente ‘discrasia’ tra la documentazione presentata in sede di richiesta di approvazione e quella portata a rendiconto.
In particolare, non combacerebbe il numero dei gazebo autorizzati dal Comune con quelli indicati nella fattura dell’impresa che li ha forniti.
Nel fascicolo sono indagati anche Raffaele Ottaviano, presidente di Uninpresa Napoli, e Vincenzo Longobardi.
Unimpresa è una delle associazioni di imprese rappresentate in Camera di Commercio.
Come si legge sul loro sito, “è un’organizzazione nazionale nata nel 2003, e costituisce il sistema di rappresentanza delle micro, piccole e medie imprese così come individuate dalle norme dell’Unione Europea (regolamentazione del 6/5/2003 n. 1422), che operano nei diversi settori dell’attività  primaria, secondaria e terziaria esistenti”.
L’inchiesta parte da loro ma si sta allargando a macchia d’olio in Camera di Commercio, anche grazie al lavoro del pm della Corte dei conti Ferruccio Capalbo, titolare di un’azione contabile parallela.
La Finanza sta passando al setaccio la regolarità  delle iscrizioni nelle liste delle varie associazioni camerali, probabilmente gonfiate ad arte per ragioni elettorali, e quella delle relazioni di accompagnamento dei progetti presentati dalle varie imprese.
Alcuni progetti-truffa non sarebbero stati realizzati. Ci sono poi progetti dai nomi abbastanza curiosi. Come quelli intitolati “Acconciatore: da mestiere a professione” e “Orientare e formare il ruolo delle imprese nella lotta alla contraffazione”.

Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano“)

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FIOM EMILIA: “BASTA STAND CGIL ALLA FESTA DELL’UNITA’, IL PD DI RENZI E’ DI DESTRA”

Settembre 17th, 2015 Riccardo Fucile

“IL PD E’ CONTRO I LAVORATORI, IL SUO MODELLO E’ MARCHIONNE”

Prima l’ha definito un “circo per i padroni”, e poi, Bruno Papignani, leader della Fiom Emilia Romagna, ha lanciato un appello a tutta la Cgil: “Basta con gli stand alla festa dell’Unità , il Pd è di destra”.
Secondo il segretario regionale delle tute blu, il partito guidato da Matteo Renzi “è contrario ai lavoratori — spiega al fattoquotidiano.it — e lo dimostra la posizione assunta dal presidente del Consiglio. Quando un leader dice che a Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat Chrisler, si dovrebbe fare un monumento, mi pare che abbia scelto un modello sindacale, quello, appunto, di Marchionne, che però punta a fare fuori il sindacato. Allora, bisognerà  che facciamo fuori Renzi”.
Nel mirino di Papignani, però, c’è anche l’attaccamento di molti sindacalisti alla Festa dell’Unità .
Tra cui, i numerosi volontari tesserati alla Camera del lavoro.
“Molti di voi — scrive su Facebook — sono ancora legati a quelle cose, ma quando vedo che la Cgil è alla Festa e viene definita associazione non so cosa ci andiamo a fare. Non volantiniamo nemmeno contro il Jobs Act, come avevo proposto. Se vogliamo creare una cultura diversa, dobbiamo essere coerenti”.
Parole per le quali, tra i corridoi di via Marconi, sede della Camera del Lavoro di Bologna, cuore pulsante del sindacato guidato da Susanna Camusso, c’è già  chi grida allo strappo.
Se, infatti, il segretario della Cgil bolognese Maurizio Lunghi, nell’ascoltare la proposta di Papignani, lanciata durante un direttivo dei metalmeccanici, ha risposto con un sorriso gelido, Bruno Pizzica, segretario generale Spi-Cgil Emilia Romagna, passa al contrattacco. “Ci sembrava che il tempo delle censure fosse superato da molti anni — scrive in una lettera indirizzata al leader regionale dei metalmeccanici — ma a leggere queste dichiarazioni ci viene qualche dubbio. Dunque la Cgil non deve più aprire un suo stand alla Festa dell’Unità  e i suoi dirigenti devono stare alla larga dal Parco Nord, luogo di un partito di destra. Innanzitutto ognuno va dove vuole, e se tanta parte della nostra gente va al Parco Nord (e non solo a mangiare, ma anche a lavorare volontariamente) forse faresti bene a tenerne conto. Capisco poi questa ansia di isolarsi e di affermare la tua purezza politica, ma non capisco dove pensi di andare a parare con la tua categoria, dentro la Cgil e nei rapporti con la politica”.
A fare da eco al segretario regionale dello Spi c’è Valentino Minarelli, leader dei pensionati Cgil di Bologna. “I lavoratori hanno bisogno di un sindacato non arroccato, che sappia confrontarsi con tutti. Altrimenti siamo destinati a vedere lasciate nel cassetto le aspirazioni del mondo del lavoro. La Cgil ha delle proposte e non vedo perchè non debba diffonderle, i pensionati bolognesi e lo Spi di Bologna non hanno alcuna intenzione di isolarsi dalla società  bolognese, anche per questo sono alla festa dell’Unità  di Bologna a diffondere i loro documenti e volantini”.
Accuse che Papignani accoglie con un’alzata di spalle. “Prima o poi capiranno che anche per i pensionati è finita la cinghia di trasmissione, siamo in una nuova era e i pensionati di oggi sono come me”.
Ma nemmeno davanti a chi lo accusa di “fare male ad attaccare il Pd proprio quando vogliamo lavorare per la coalizione”, Papignani retrocede.
“Se fosse questa la coalizione — sottolinea il leader regionale dei metalmeccanici — se per farne parte mi fosse richiesto di tenere la bocca chiusa sul Partito democratico, non esiterei ad esserne estraneo. Basta consociativismo, basta ipocrisie e soprattutto, basta interessi personali. Il segretario del Pd, che è anche capo del Governo, è al servizio di Confindustria. Quindi niente silenzi, niente compromessi”.
Sostegno alle parole del segretario della Fiom regionale, invece, è arrivato da Piergiovanni Alleva, consigliere regionale l’Altra Emilia — Romagna.
“Bisogna capire che il Pd non è la casa di tutti, ma la casa dei padroni, con una cameretta sempre più angusta e defilata per i maltollerati lavoratori. Se è vero, e anche da qui si inizia a dimostrarlo, che la Cgil è contraria al Jobs Act, cioè alla più tremenda legislazione anti — operaia degli ultimi 50 anni, è il momento di dimostrarlo mettendo alle strette il Pd. Che da un lato pretende di averla tra i suoi ospiti, e dall’altro attacca costantemente tutti i valori di cui la Cgil è portatrice”.

Annalisa Dall’Oca
(da “il Fatto Quotidiano”)

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“DENUNCEREMO FRATELLI D’ITALIA PER IL VOLANTINO CON FOTO VITTIMA OMOFOBIA USATA PER FINE DIVERSO”

Settembre 17th, 2015 Riccardo Fucile

L’AVVOCATO SCHUSTER NON PERDONA PER LA GAFFE CONTRO LA CULTURA GENDER

“Denunceremo Fratelli d’Italia. Il termine ‘gaffe’ per definire il loro gesto è davvero una parola mite“.
Lo annuncia l’avvocato Alexander Schuster, legale della fotografa inglese Rose Morelli, autrice della foto che rende omaggio a Leelah Alcorn, 17enne americana transgender morta suicida. L’immagine dell’artista è stata poi impropriamente utilizzata a Trento dal partito Fratelli d’Italia per un manifesto contro la cultura “gender”.
Il giurista, ospite di “Legge o giustizia”, su Radio Cusano Campus, spiega: “Del volantinaggio di Fratelli d’Italia fuori dalle scuole trentine si è accorto l’Arcigay. E’ stata poi contattata Rose Morelli, la quale ovviamente è rimasta inorridita di fronte a questo gesto. E’ difficile immaginare che Fratelli d’Italia non sapesse che questa fotografia era stata scattata per una campagna contro le cure riparative, in occasione della morte infelice e tristissima di una persona che si è tolta la vita perchè suoi genitori non l’accettavano e l’avevano costretta a seguire quelle terapie”. E aggiunge: “Non posso entrare nei dettagli della denuncia, stiamo valutando. C’è stata una violazione del diritto di questa immagine. Ma è anche un fatto grave di natura morale, perchè è stato stravolto il significato della foto. E vi è malafede, perchè sul sito era chiaramente indicata l’origine e il significato di quella foto”

(da “il Fatto Quotidiano“)

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SANTANCHE’ NON PAGA I COLLABORATORI DI CIAK E PC PROFESSIONALE

Settembre 17th, 2015 Riccardo Fucile

TAGLIATI I COMPENSI DOPO APPENA DUE ANNI DALL’ACQUISTO DELLE TESTATE… “VELTRONI? SCRIVE GRATIS”

Puoi vedere il bicchiere mezzo vuoto: Daniela Santanchè non paga da mesi i collaboratori delle sue testate e fa pagare all’Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti italiani, circa un terzo dello stipendio dei suoi giornalisti.
Lei lo vede mezzo pieno: “Continuo a credere nei giornali e ho deciso di non licenziare nessuno, nelle mie testate. Per farlo, ho firmato con il sindacato un accordo di solidarietà ”.
Questa storia comincia il 1° aprile 2014, quando Daniela Santanchè, politica di Forza Italia e donna d’affari, diventa anche editrice.
E non è un pesce d’aprile: rileva due testate, Ciak e Pc professionale, dalla Mondadori che se ne voleva disfare. Le aggiunge a Villegiardini, comprata nell’autunno 2013, e dà  vita a Visibilia Editore, che affianca a Visibilia, la sua società  che raccoglie pubblicità .
Rilascia subito dichiarazioni ottimistiche, in cui dice di credere nel futuro dei giornali, malgrado la crisi che taglia le copie vendute e riduce la pubblicità  raccolta.
“Sono orgogliosa”, dice nel maggio 2014 al festival di Cannes, “di essere qui. Ho acquisito Ciak perchè sono un imprenditore che crede allo sviluppo di questa rivista in maniera verticale e di nicchia. Mentre molti licenziano, io ho assunto 18 giornalisti e ho confermato la direzione di Piera Detassis che stimo molto. Credo occorra portare su Ciak il lusso e il glamour che è un settore estremamente interessante. Per ora, solo in questo numero, abbiamo aumentato il trend pubblicitario del 200 per cento e siamo solo all’inizio”.
Obiettivo dichiarato: portare le vendite da 35mila a 50mila copie.
Non va come sperato, per la storica rivista di cinema diretta da Piera Detassis fin dal 1997 e per Pc professionale, rivista specializzata rivolta agli appassionati e ai professionisti del personal computer.
Le due testate sono realizzate da due redazioni composte rispettivamente da quattro e sei giornalisti, oltre i direttori (Detassis e Giorgio Panzeri) e un gran numero di collaboratori esterni.
Molti di questi hanno smesso di ricevere i pagamenti. C’è chi li aspetta dal febbraio 2015, chi dal dicembre 2014. Nessun seguito alle e-mail di sollecito, nessuna risposta al telefono.
Intanto l’azienda apre una trattativa con le redazioni, proponendo un contratto di solidarietà : riduzione dell’orario di lavoro del 30 per cento, con una pari riduzione dello stipendio, che viene però quasi del tutto integrato dall’apposito fondo dell’Inpgi. La trattativa viene condotta dall’Associazione lombarda dei giornalisti, l’articolazione locale del sindacato dei giornalisti, a cui Visibilia Editore prospetta una situazione nera: i ricavi del 2014 (4,5 milioni di euro) producono un bilancio in perdita e sono destinati a calare del 10 per cento nel 2015 e di un ulteriore 10 per cento nel 2016.
Il 30 luglio viene firmato l’accordo: è dichiarato lo stato di crisi, i dieci giornalisti accettano la riduzione di orario e stipendio, l’Inpgi paga, l’editore s’impegna a non licenziare nessuno e a pagare i collaboratori, regolarizzando anche il pregresso. Questa parte dell’accordo, finora, non è stata realizzata.
“Ma noi abbiamo mantenuto il patto stretto con le redazioni quando abbiamo acquisito le testate”, protesta Santanchè. “Abbiamo tenuto in vita due giornali che Mondadori voleva chiudere, non abbiamo licenziato nessuno, abbiamo lasciato piena autonomia giornalistica alla redazione e ai due direttori, in particolare a Piera Detassis”.
E i pagamenti ai collaboratori? “Abbiamo sospeso i pagamenti a quelli di cui volevamo fare a meno”, confessa. Tra questi c’è anche Walter Veltroni, da tempo collaboratore di Ciak? “A Veltroni ho telefonato io”, risponde Santanchè, “per dirgli che sarei stata contenta di continuare a pubblicare i suoi interventi, ma che non eravamo più in grado di pagarli. Lui mi ha risposto che ci avrebbe pensato. Mi risulta che abbia comunque continuato a scrivere. Anche se ora forse è più interessato al calcio che non al cinema”.
Com’è la situazione economica della Visibilia Editore? Difficile da decifrare.
La società  è quotata in Borsa, perchè è nata da una fusione con Pms, società  di consulenza già  sul listino Aim di Milano.
Dunque è tenuta a depositare bilanci e fornire cifre e relazioni.
Ebbene, le cifre del 2014 indicano una perdita di bilancio di ben 2 milioni e 74mila euro.
“Ma è l’effetto della svalutazione della società  che è stata necessaria perchè abbiamo dismesso Sel Press, che realizzava rassegne stampa”, spiega Daniela Santanchè, che si mostra tranquilla: “Continuo a credere nei giornali di nicchia e i conti, faticosamente, li mettiamo a posto. Quest’anno poi si è arrestata anche la discesa di Visibilia pubblicità ”.
Meno tranquilli i collaboratori, che continuano ad aspettare mesi di compensi arretrati.

Gianni Barbacetto
(da “il Fatto Quotidiano”)

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PENDOLARI SUL BINARIO MORTO GRAZIE AL MONOPOLIO REGIONI-FS

Settembre 17th, 2015 Riccardo Fucile

UNA VOLTA I GOVERNATORI PROTESTAVANO PER I DISSERVIZI, ORA FANNO SOCIETA’ MISTE CON LE FERROVIE PER DIVIDERE AFFARI E GUADAGNI

Il caso limite è in Sardegna, dove la Regione autonoma ha pensato di mettere una pezza al deludente servizio di Trenitalia andando in giro per il mondo a comprarsi un treno più veloce, e si è messa nei guai.
Ma è tutto il sistema ferroviario regionale, quello dei pendolari, che si sta avvitando in una spirale di cui un giorno conteremo i danni.
Troppo tardi, secondo il costume nazionale.
Mentre si blatera di liberalizzazione e mercato come sante medicine in grado di ridare efficienza ai trasporti pubblici, Regioni e le Fs stanno blindando un nuovo monopolio fondato sull’alleanza tra il colosso statale e il ceto politico locale.
Nel 2008 il governatore sardo Renato Soru — oggi europarlamentare e segretario regionale del Pd— annunciò la sua idea geniale.
Visto che per fare i 257 chilometri di treno tra Cagliari e Sassari si impiegavano non meno di tre ore, causa curve e salite da ferrovia andina, decise di comprare un treno spagnolo tipo “pendolino” che, piegandosi in curva come una moto, avrebbe impiegato meno di due ore.
Furono spesi 78 milioni di euro per otto nuovi convogli di tre carrozze.
L’attuale governatore Francesco Pigliaru l’anno scorso si è insediato e ha scoperto che nessuno si era preoccupato di chiedere l’omologazione all’Agenzia per la sicurezza ferroviaria, procedura complessa e necessaria, visto che un treno non è una Panda.
A sette anni dall’annuncio di Soru, l’Agenzia darà  l’omologazione nei prossimi giorni ma con il divieto di piegare in curva.
A dicembre il nuovo treno entrerà  in servizio esattamente alla stessa velocità  dei treni vecchi.
L’assessore ai Trasporti Massimo Deiana ha scoperto che per andare più forte bisogna aspettare che la rete Fs investa 50 milioni sul segnalamento elettronico.
Ci vorranno almeno un paio d’anni, se Rfi fa alla svelta.
Se ne sono accorti ora, dopo sette anni. La Regione compra i treni senza farli scegliere a Trenitalia che li deve gestire (e che magari riusciva anche a pagarli meno).
Trenitalia, che non ha gradito l’alzata d’ingegno di Soru, fa spallucce: “Il cliente è libero di scegliersi il treno che vuole”.
Però Regione e Trenitalia litigano sui costi di gestione del nuovo treno. Per farlo correre il monopolista chiede un tanto a chilometro e Pigliaru, visto che la sua amministrazione ha scelto il treno, deve pagare. Non ha alternative.
Il tentativo di chiedere a Ntv, la società  di Italo,di andare in Sardegna a sostituirsi a Trenitalia non ha sortito risultati apprezzabili.
E   questo sarebbe un mercato? Così pensa il numero uno delle Fs Michele Elia.
Ogni anno le Regioni gli versano 1,9 miliardi per pagare i treni dei pendolari. Guai a dire che è una sovvenzione, si offendono.
Lo chiamano mercato perchè c’è un cliente, la Regione, che chiede un servizio, e una società  molto aperta alla competizione, le Fs, che se lo fa pagare.
Almeno fino a un certo punto c’è stata una vivace dialettica cliente-fornitore, di cui è simbolo il governatore della Toscana Enrico Rossi con la sua icastica dichiarazione dell’8 novembre 2013: “Trenitalia mi ha rotto le palle”.
Ma adesso sta cambiando tutto. L’idea che il trasporto ferroviario regionale debba essere messo a gara è un puro mito metropolitano: nel 2009 il governo Berlusconi ha cancellato ogni obbligo. E le regioni hanno cambiato strategia.
Visto che lo Stato centrale lesinava i finanziamenti e che Trenitalia usava la posizione di forza per fare i comodi suoi, sono entrate nel business.
In Emilia Romagna la regione con una mano ha bandito la gara (per ben 22 anni) — non è obbligatorio ma non è nemmeno vietato — e con l’altra ha fatto un accordo con Trenitalia per vincere la gara insieme, formando una nuova società  alla quale partecipa Tper, la società  regionale.
Di Tper fa parte Fer, la società  che gestisce alcune tratte ferroviarie locali ma è anche stazione appaltante.
Insomma, Ferbandisce la gara e la vince.
Un capolavoro della liberalizzazione, benedetto da una sentenza della Cassazione che nega il conflitto d’interesse laddove — leggete bene — la società  vincitrice sia solo partecipata e non totalmente posseduta dalla stazione appaltante.
Fatto: c’erano due società  ferroviarie in Emilia Romagna, Trenitalia e Fer, adesso ce n’è una sola.

Giorgio Meletti
(da “il Fatto Quotidiano”)

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