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LAMPEDUSA, PERCHE’ I PROFUGHI NON VOGLIONO LASCIARE LE IMPRONTE: “LASCIATECI SCEGLIERE DOVE ANDARE”

Gennaio 10th, 2016 Riccardo Fucile

IL SISTEMA DI IDENTIFICAZIONE DOVREBBE CONSENTIRE A CHI ARRIVA DI POTER DETERMINARE LA PROPRIA DESTINAZIONE: SE UNO HA PARENTI IN UNO STATO PERCHE’ MANDARLO IN UN ALTRO?… E QUASI NESSUNO VUOLE RESTARE IN ITALIA

“Così uccidono i nostri sogni. Nella lista ci sono paesi in cui non vogliamo andare e dove non sapremmo cosa fare. Ero partito con mia moglie ma ci hanno divisi e ora lei è stata rapita. Non ho sue notizie da giorni”.
“Il mio sogno è andare in Gran Bretagna. Lì c’è mio fratello. Ma la cosa più importante è lasciare Lampedusa. Nessuno di noi vuole stare in Italia”.
Ibrahim, 32 anni, e Filimon, 20, sono eritrei. Arrivati a Lampedusa il mese scorso, protestano insieme ad altri 200 migranti contro l’obbligo di identificazione tramite le impronte digitali, come impongono le norme comunitarie.
Sono per lo più eritrei e sudanesi, tutti ospiti dell’hotspot dell’isola.
Lamentano una scarsa attenzione da parte dei rappresentanti dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo, agenzia dell’Unione europea che deve seguire le loro pratiche all’interno del centro di accoglienza.
Ecco come funziona: una volta prese le impronte, i migranti vengono assegnati ai paesi dell’Ue in base al sistema delle quote, senza che possano decidere dove andare.
Ma loro non vogliono che qualcuno scelga al loro posto il paese di destinazione.
“Non è l’uomo a scegliere il paese ma il paese a scegliere l’uomo — prosegue Ibrahim — Il sistema della relocation non va bene per chi scappa: è una forzatura”. I migranti, però, fanno anche una controproposta: sono disposti a farsi portare a Roma per essere identificati, a patto di passare sotto la tutela dalla Croce rossa.
“Vogliamo andare via perchè non abbiamo nulla da fare qui — racconta Nahom, 19 anni, anche lui eritreo — Desideriamo raggiungere le nostre famiglie negli altri paesi europei e invece ci tengono in questa prigione a cielo aperto. Il centro è buono, ma ci sono problemi di amministrazione: ci hanno dato medicine per curare la scabbia e altre malattie della pelle. Ma a chi sta davvero male dicono che deve essere registrato con le impronte, unica via per essere trasferito in una struttura medica”.
Prima di Lampedusa, poi, c’è stato il passaggio in Libia. “E’ un paese terribile. Ci siamo stati sette mesi, chiusi in una casa. Non avevamo cibo. In realtà  non avevamo nulla. Chi ci teneva chiusi lì era crudele, tre nostri compagni sono morti. Niente medicine, e non abbiamo mai visto la luce del sole”. Costo per Lampedusa: “7.500 dollari”.
Il 5 e il 6 gennaio, i 200 migranti hanno protestato per la strade dell’isola poi, la notte dell’Epifania, sono rientrati nel centro di accoglienza dopo la mediazione del sindaco Giusi Nicolini, del parroco Mimmo Zambito, e di don Mussie Zerai, sacerdote eritreo che negli ultimi 20 anni ha contribuito a salvare migliaia di migranti africani passati dal mar Mediterraneo.
Continuano a chiedere un incontro con le autorità  competenti per non finire in un paese che non possono scegliere. Ma non è la prima volta che protestano.
A luglio del 2013, ad esempio, altri migranti riuscirono a ottenere ciò che volevano: il trasferimento in altri centri italiani senza che venissero prese le loro impronte digitali.

Libero Dolce e Jacopo Salvadori
(da “il Fatto Quotidiano”)

argomento: Diritti civili | Commenta »

PAPA FRANCESCO: “CORROTTO E’ QUELLO CHE SI LAMENTA PER LA MANCANZA DI SICUREZZA E MAGARI LICENZIA I SUOI IMPIEGATI OGNI TRE MESI PER EVITARE DI ASSUMERLI A TEMPO INDETERMINATO”

Gennaio 10th, 2016 Riccardo Fucile

“OMOSESSUALI NON VANNO EMARGINATI, VOGLIO CHE RESTINO VICINO A DIO”

“Io preferisco che le persone omosessuali vengano a confessarsi, che restino vicine al Signore, che si possa pregare insieme. Puoi consigliare loro la preghiera, la buona volontà , indicare la strada, accompagnarle”.
È il messaggio che Papa Francesco affida al suo primo libro intervista intitolato “Il nome di Dio è Misericordia” scritto insieme al vaticanista Andrea Tornielli, coordinatore di Vatican Insider, e coedito da Piemme e dalla Libreria Editrice Vaticana.
Dopo il coming out di monsignor Krzysztof Charamsa, subito allontanato dai suoi incarichi nella Santa Sede, Bergoglio torna a parlare dell’omosessualità  riprendendo le parole pronunciate sul volo di ritorno da Rio de Janeiro al termine del suo primo viaggio internazionale.
“Avevo detto in quella occasione: se una persona è gay, cerca il Signore e ha buona volontà , chi sono io per giudicarla? Avevo parafrasato a memoria — racconta il Papa a Tornielli — il Catechismo della Chiesa cattolica, dove si spiega che queste persone vanno trattate con delicatezza e non si devono emarginare. Innanzitutto mi piace che si parli di ‘persone omosessuali’: prima c’è la persona, nella sua interezza e dignità . E la persona non è definita soltanto dalla sua tendenza sessuale: non dimentichiamoci che siamo tutti creature amate da Dio, destinatarie del suo infinito amore”.
Nel libro intervista è centrale il tema dei divorziati risposati e dei processi di nullità  matrimoniale, riformati e semplificati dopo tre secoli da Bergoglio, che ha perfino abolito le parcelle degli avvocati rotali.
“Proprio in questi giorni — racconta il Papa — ho ricevuto l’e-mail di una signora che abita in una città  dell’Argentina. Mi racconta che venti anni fa si era rivolta al tribunale ecclesiastico per iniziare il processo di nullità  matrimoniale. Le ragioni erano serie e fondate. Un sacerdote le aveva detto che si poteva procedere senza problemi, perchè si trattava di un caso molto chiaro per quanto riguarda l’accertamento delle cause di nullità . Ma per prima cosa, ricevendola, le aveva chiesto di pagare cinquemila dollari. Lei si è scandalizzata, ha lasciato la Chiesa. L’ho chiamata al telefono, ho parlato con lei. Mi ha raccontato di aver avuto due figlie che si impegnano tanto in parrocchia”.
Francesco racconta anche che questa signora argentina “mi ha parlato di un caso appena accaduto nella sua città : un neonato di pochi giorni è morto senza battesimo, in una clinica. Il prete non ha lasciato entrare in chiesa i genitori con la bara del piccolo, ha voluto che si fermassero sulla porta, perchè il bambino non era battezzato e, dunque, non poteva procedere oltre la soglia. Quando la gente si trova di fronte a questi brutti esempi, — sottolinea Bergoglio — in cui vede prevalere l’interesse o la poca misericordia e la chiusura, si scandalizza“.
Un problema, quello dei divorziati risposati che riguarda il Papa in modo diretto: “Io ho una nipote che ha sposato civilmente un uomo prima che lui potesse avere il processo di nullità  matrimoniale. Volevano sposarsi, si amavano, volevano dei figli, ne hanno avuti tre. Il giudice civile aveva assegnato a lui anche la custodia dei figli avuti nel primo matrimonio. Quest’uomo era tanto religioso che tutte le domeniche, andando a messa, andava al confessionale e diceva al sacerdote: ‘Io so che lei non mi può assolvere, ma ho peccato in questo e in quest’altro, mi dia una benedizione’. Questo è un uomo religiosamente formato”.
Nel libro Bergoglio condanna senza mezze misure le curiosità  dei confessori soprattutto in materia sessuale. “Una volta — racconta il Papa — ho sentito di una donna, sposata da anni, che non si confessava più perchè quando era una ragazza di 13 o 14 anni il confessore le aveva domandato dove metteva le mani quando dormiva. Ci può essere un eccesso di curiosità , in materia sessuale, soprattutto. Oppure un’insistenza nel fare esplicitare particolari che non sono necessari”.
Sulla prostituzione Francesco ricorda l’incontro con una ragazza all’ingresso di un santuario. “Mi ha detto: ‘Sono contenta, padre, vengo a ringraziare la Madonna per una grazia ricevuta’.
Era la più grande dei suoi fratelli, non aveva il papà  e per aiutare a mantenere la famiglia si prostituiva: ‘Non c’era altro lavoro nel mio villaggio…’. Mi ha raccontato che un giorno nel postribolo è arrivato un uomo. Si trovava lì per lavoro, veniva da una grande città . Si sono piaciuti e alla fine lui le ha proposto di seguirlo. Per tanto tempo lei si era rivolta alla Madonna chiedendole di darle un lavoro che le permettesse di cambiare vita. Era tutta felice di poter smettere di fare ciò che faceva”.
Le ultime pagine del volume sono dedicate alla corruzione condannata spesso dal Papa nei suoi primi tre anni di pontificato.
Per Francesco essa “non è un atto, ma una condizione, uno stato personale sociale, nel quale uno si abitua a vivere. Il corrotto è così chiuso e appagato nella soddisfazione della sua autosufficienza che non si lascia mettere in discussione da niente e da nessuno. Ha costruito un’autostima che si fonda su atteggiamenti fraudolenti: passa la vita in mezzo alle scorciatoie dell’opportunismo, a prezzo della sua stessa dignità  e di quella degli altri. Il corrotto ha sempre la faccia di chi dice: ‘Non sono stato io!’. Quella che mia nonna chiamava ‘faccia da santarellino’”.
Per Bergoglio “il corrotto è quello che s’indigna perchè gli rubano il portafoglio e si lamenta per la scarsità  di sicurezza che c’è nelle strade, ma poi truffa lo Stato evadendo le tasse, e magari licenzia i suoi impiegati ogni tre mesi per evitare di assumerli a tempo indeterminato oppure sfrutta il lavoro in nero. E poi si vanta pure con gli amici per queste sue furbizie. È quello che magari va a messa ogni domenica, ma non si fa alcun problema nello sfruttare la sua posizione di potere pretendendo il pagamento di tangenti. La corruzione fa perdere il pudore che custodisce la verità , la bontà , la bellezza. Il corrotto spesso non si accorge del suo stato, proprio come chi ha l’alito pesante e non se ne rende conto. E non è facile per il corrotto uscire da questa condizione per un rimorso interiore. Generalmente il Signore lo salva attraverso le grandi prove della vita, situazioni che non può evitare e che spaccano il guscio costruito poco a poco permettendo così alla grazia di Dio di entrare. Dobbiamo ripeterlo: peccatori sì, corrotti no!“.

Francesco Antonio Grana
(da “il Fatto Quotidiano”)

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ACQUA DI COLONIA E LEGALITA’

Gennaio 10th, 2016 Riccardo Fucile

UN PROBLEMA DI GESTIONE DELL’ORDINE PUBBLICO DIVENTA SPECULAZIONE POLITICA… NESSUNO SI E’ MAI INTERROGATO SU COME UNA STUDENTESSA SU CINQUE E UNO STUDENTE SU SEDICI SIA VITTIMA DI VIOLENZA SESSUALE NEI COLLEGE AMERICANI

Che i fatti di Colonia siano gravi, che chi ha commesso reati debba pagare, che eventuali richiedenti asilo responsabili di furti e violenze sessuali debbano essere cacciati, è un dato di fatto.
Finora abbiamo solo 32 “sospettati”, di cui 22 profughi di varia origine, due tedeschi e un americano, sappiamo che solo il 40% dei reati denunciati è a sfondo sessuale e che il 60% è relativo a furti e borseggi e che i facinorosi ubriachi sarebbero stati circa un migliaio a fronte di 1,1 milione di rifugiati accolti in Germania e dei 20.000 alloggiati a Colonia, un numero esiguo rispetto a coloro che non hanno dato problemi.
Non si sa da chi e perchè siano stati convocati presso la stazione di Colonia attraverso il web, ma le indagini ce lo diranno nei prossimi giorni.
Restano i fatti: gravi, inammissibili ed evitabili.
In nessuna piazza d’Italia a Capodanno è accaduto il minimo incidente, neppure in città  ad alta densità  di immigrati.
A Genova 180.000 in piazza al Porto Antico, a ridosso del Centro storico, nessuna denuncia del genere. Una prima risposta c’e’: un ottimo servizio di ordine pubblico, quello che a Colonia non è esistito.
A noi non interessa l’etnia, lo stato civile, le propensioni ai palpeggiamenti dei 1000 ubriaconi in piazza a Colonia: qualsiasi polizia avrebbe previsto e sarebbe intervenuta a manganellate, ottimo sistema per calmare bollenti spiriti e aspiranti borsaioli. E tutto sarebbe finito in dieci minuti.
Al massimo il giorno successivo ci sarebbe stato un semplice bollettino sul numero degli arrestati e su quelli ricoverati in ospedale.
Nessuno avrebbe chiesto che percentuale ci fosse di indigeni e di stranieri, la Annunziata non avrebbe dovuto lanciare alcun appello alle donne vittime della cultura islamica e Salvini avrebbe dovuto ripiegare sull’indignazione contro chi aveva pisciato contro il muro della sua seconda casa di Recco.
Amen.
Una minoranza di origine islamica pensa che la donna sia “violabile” impunemente?
Esiste una legge che, se applicata, è sufficiente per fargli cambiare rapidamente idea, così come dovrebbe essere in tutto il mondo civile.
A cominciare dai college americani, dove il vice presidente Biden disse: “Le università  devono affrontare i fatti riguardo gli assalti di natura sessuale. Non è più possibile chiudere gli occhi e fingere che non esistano”.
Nello specifico: la task force nominata da Obama ha stimato che una studentessa su cinque subisce una qualche forma di violenza sessuale all’università . Soltanto il 12% dei casi verrebbe denunciato alle autorità  di polizia.
La ricerca mostra che gran parte delle vittime conosce gli assalitori e che alcool e droghe fanno spesso parte del mix che conduce alle violenze.
Ancora più sotterraneo e difficile da decifrare, suggerisce la task force della Casa Bianca, il fenomeno degli stupri ai danni di studenti maschi. I ragazzi sarebbero più restii a denunciare gli assalti subiti e le università  farebbero poco o niente per sostenerli.
Il risultato è che in questo momento 51 università  americane — destinatarie di fondi federali e quindi soggette alla legge che proibisce la discriminazione di genere — sono sotto inchiesta per il modo in cui hanno gestito i casi di violenza sessuale.
Un ottimo argomento che i giornali della sedicente destra italiana siamo certi vorranno approfondire con la stessa “obiettività ” dimostrata nel caso di Colonia.
Salvini e la Meloni potrebbero poi anche fornirci la loro analisi culturale sulle cause psichiatriche che hanno portato l’anno scorso in Germania a più di 1.600 aggressioni compiute da gruppi di estrema destra ai danni di rifugiati, picchiati o costretti a fuggire dopo che i loro alloggi sono stati dati alle fiamme.
Magari dedicando uno dei loro tanti tweet giornalieri a condannare le violenze contro le donne aggredite da questi presunti “machi” di sedicente razza ariana.
Perchè la morale finale è solo una: se uno Stato sa fare rispettare la legalità  nessuno si permette di commettere impunemente reati odiosi sapendo che rischia anni di galera e qualche sprangata sul cranio.
Non ha rilevanza da dove vieni, ma dove stai   e come ti comporti, sia che arrivi da lontano che da due isolati vicini: lo Stato faccia lo Stato, i cittadini i buoni cittadini.
E le donne potranno uscire la sera da sole liberamente e vestite come gli pare senza essere importunate da maschi frustrati, senza il bisogno dei cattivi consigli di certo pattume pseudodestro nostrano o delle analisi sociologiche di femministe pentite (mai come in questo caso) “sulla via di damasco”.
Un pizzico di acqua di Colonia per ricordare che la migliore essenza è la legalità .

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