Gennaio 18th, 2016 Riccardo Fucile
VIA NAZIONALE ESPRESSE DUBBI SU FABIO ARPE, GIA’ MULTATO DALLA VIGILANZA PER LA MARZOTTO SIM
Fu Banca d’Italia a fermare la nomina dell’uomo indicato da Flavio Carboni a Pier Luigi Boschi per l’incarico di direttore generale di Banca popolare dell’Etruria nel luglio 2014. La vigilanza di Palazzo Koch nel febbraio 2014 aveva concluso la terza ispezione nell’istituto di credito aretino contestando numerosi rilievi ai vertici nella gestione della banca e certificando la drammatica situazione finanziaria in cui versava, tanto da suggerire — tra l’altro — un rapido salvataggio attraverso la fusione con un altro istituto di credito e un rapido rinnovo dei vertici.
Suggerimenti non seguiti che hanno poi portato al commissariamento.
Dopo via Nazionale è intervenuta la Procura di Arezzo che venerdì 21 marzo 2014 manda la polizia tributaria della Guardia di Finanza nella sede di Etruria mentre era in corso il Consiglio di amministrazione a perquisire gli uffici su richiesta del pm Roberto Rossi e a comunicare che tre delle persone riunite nel Cda sono indagate: il presidente Giuseppe Fornasari, il direttore generale Luca Bronchi e David Canestri, dirigente centrale con deleghe alla pianificazione, al risk e compliance.
Se il board aveva ignorato l’invito di Bankitalia ora non può esimersi dal rinnovarsi.
A fine aprile viene nominato il nuovo presidente, Rosi, e dal consiglio di amministrazione fa carriera e diventa vicepresidente Pier Luigi Boschi, padre dell’allora neoministra Maria Elena.
Rimane vacante la poltrona di direttore generale. Per individuare un sostituto Etruria si rivolge a un’agenzia di cacciatori di testa, la Geovision Srl. Ma c’è anche chi si muove autonomamente: Boschi.
Come anticipato da Libero e ricostruito ieri dal Fatto, è in questo periodo che Boschi si rivolge all’amico Valeriano Mureddu, l’imprenditore 46enne di origini sarde e cresciuto a pochi passi da casa Renzi a Rignano sull’Arno, per chiedergli se conosce qualcuno in grado di fare il direttore generale della banca.
Mureddu, come ha lui stesso confermato ieri al Fatto e a Repubblica, si è rivolto “all’amico che ritengo mio mentore”: il faccendiere Flavio Carboni.
A lui presenta anche Boschi. Lo porta a Roma. Si vedono tre volte, ha riferito ieri al Fatto l’uomo a processo per la P3.
Carboni ha poi telefonato a un altro amico: Gianmario Ferramonti che, al pari di Carboni, ha attraversato gli ultimi decenni d’Italia attraverso fascicoli giudiziari e particolari legami politici.
Il faccendiere gli chiede se conosce qualcuno “capace di salvare Etruria — ha detto a questo quotidiano Ferramonti — così gli propongo Fabio Arpe: una persona preparatissima, brava, capace”.
Lo porta a Roma da Carboni, glielo presenta. Carboni si persuade. Così chiama nella capitale Mureddu e gli propone il nome di Arpe. “Valeriano poi lo riferisce a Boschi che lo porta nel Cda”, ha riferito Carboni.
I quotidiani economici dell’epoca riportano la notizia secondo la quale il presidente Rosi nella seduta del cda del 23 luglio 2013 ha proposto a direttore generale Fabio Arpe. Notizia confermata al Fatto ieri da alcuni consiglieri di amministrazione che riportano come il nome di Arpe sia stato sottoposto anche a via Nazionale per non “avere certezze assolute”.
Bankitalia però esprime dei dubbi. Arpe era stato multato dalla Vigilanza nel dicembre 2012 per la Marzotto Sim. Non che sia l’unico: in quel momento vicepresidente è Boschi, già multato anche lui dalla vigilanza per 144mila euro come membro del cda in cui sedeva dal 2011.
Sanzione che non gli ha ostacolato l’ascesa alla vicepresidenza.
La nomina di Arpe viene invece fermata su parere di via Nazionale. Arpe era reduce da una lunga e articolata vicenda giudiziaria che aveva coinvolto banca Mb, vicenda dalla quale però è stato ritenuto poi totalmente estraneo.
Probabilmente è un “bravissimo imprenditore”, come sostiene Ferramonti. Ma ha la sfortuna, in questa vicenda, di essere “l’uomo indicato da Carboni”.
E la domanda ancora senza risposta può fornirla solamente Boschi: perchè decide di muoversi autonomamente per individuare il direttore generale e si rivolge a Carboni? Sì, attraverso Mureddu. Che lo porta a Roma per presentargli il faccendiere, con cui si incontra poi tre volte. Quindi non può non sapere.
E quale tipo di legame e rapporto ha Boschi con Mureddu, tale da spingersi a sfogarsi con lui della drammatica situazione della banca — come riferito dal 46enne di origini sarde al Fatto — e chiedergli di indicare il nome del direttore generale?
Mureddu è al momento un personaggio piuttosto misterioso. Al suo attivo ha una società , Antiche Dimore, e non ha mai avuto altri incarichi aziendali.
Libero ieri ha scritto che il 46enne è noto per essersi spacciato come agente dei servizi segreti e lo indica come un massone indagato dalla Procura di Perugia.
A quanto il Fatto ha potuto verificare nel capoluogo umbro esiste un’inchiesta su alcune logge ma è stata avviata da poco e non ci sono, al momento, indagati.
Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 18th, 2016 Riccardo Fucile
RETRIBUZIONI AL TOP E LA LIGURIA NE SOTTRAE UNA PARTE AL FISCO
«Una bella furbata», sibila un dirigente del Pd ligure, particolarmente attivo nel criticare gli alti
costi della politica. Niente nomi, per carità . E si capisce: l’argomento è di quelli spinosissimi.
Parliamo dei super stipendi dei consiglieri regionali, che restano appunto altissimi da un capo all’altro della Penisola nonostante i buoni propositi e i limiti imposti dai governi in tempi di spending review .
Nel caso della Liguria, la «furbata» consiste nel fatto che una fetta per nulla trascurabile della cospicua retribuzione dei membri di giunta e consiglio regionali è stata sottratta al Fisco.
Come? Semplicemente includendo nella voce “rimborso spese” l’indennità di funzione, cioè la parte del compenso legata ai vari ruoli e mansioni degli eletti in Regione.
E i rimborsi spese, com’è noto, sono rigorosamente esentasse.
In questo modo la Liguria ha sì rispettato – come hanno dovuto fare tutte le altre amministrazioni regionali – i tetti alle indennità dei consiglieri fissati a fine 2012 dalla Conferenza delle Regioni, tagliando, nel contempo, gli oneri per le casse pubbliche. Ma, grazie al “giochino” dei rimborsi spese – unico nel panorama nazionale – ha minimizzato il sacrificio economico per i politici di turno e ha scaricato, in parte, il peso dei tagli sul Fisco.
Ovvero su tutti i cittadini.
A parte Piemonte ed Emilia, tutte le altre Regioni hanno parametrato i compensi al massimo consentito: 13.800 euro lordi al mese per i presidenti e 11.100 euro per i consiglieri.
Qualche cifra: Toti porta a casa 13.684 euro lordi contro i 13.245 del collega Maroni: di questi 8.800 sono l’indennità di carica più il rimborso spese fisso di 4.884 euro netti, cifra che è esente da oneri fiscali.
Il consigliere semplice si deve “accontentare” di 8.800 euro lordi di indennità di carica più 2.200 euro netti di rimborsi.
Non solo: in Liguria per uno strano meccanismo che coniuga distanze e cariche, sono riusciti a guadagnare quando Toti anche la vice leghista Sonia Viale, il fratello d’Italia Gianni Berrino e il forzista Marco Scajola.
Vincenzo Galliano
(da “il Secolo XIX”)
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Gennaio 18th, 2016 Riccardo Fucile
POCA TRASPARENZA: ECCO COME HANNO FATTO
“Cinquemila euro «basta e avanzano», aveva proclamato l’anno passato il presidente della giunta regionale dell’Emilia Romagna, Stefano Bonacini.
La sua mossa sembrava il preludio di una nuova importante sforbiciata generale ai costi della politica locale. In realtà sono stati in pochi a seguirlo.
Solo la Regione Piemonte, la scorsa settimana, è scesa a quota 5mila (più indennità e rimborsi, si intende).
In tutte le altre regioni, invece, dalla Lombardia al Lazio, dal Veneto alla Campania, presidenti, vicepresidenti, assessori e consiglieri vari intascano molto di più.
Anche 3mila euro al mese, visto che una larga maggioranza di loro sfrutta in pieno il tetto massimo di 13.800 euro lordi fissato da una legge di fine 2012.
Anche il compenso del governatore emiliano è un poco più alto: ai 5mila euro di indennità di carica vanno infatti aggiunti 2.500 euro di indennità di funzione e 2.258 di rimborsi.
Il totale fa comunque meno di 10mila euro, 9.758 per la precisione.
I piemontesi, con la manovra che ha appena tagliato altri 11 milioni di euro di costi della politica, adesso li hanno raggiunti.
Al presidente della Giunta regionale Sergio Chiamparino ed al presidente del Consiglio regionale Mauro Laus sono stati assegnati in tutto 10.200 euro lordi al mese: 5mila sotto forma di indennità di carica, anzichè 5.940, 1.700 come indennità di funzione e 3.500 come rimborso spese, anzichè 4.050.
Ai consiglieri senza incarichi spettano invece 8.500 euro, 9.750 agli assessori.
Subito alle loro spalle, in base ad una ricognizione fatta dagli uffici del Consiglio regionale del Piemonte chiesta dal gruppo Pd, si piazzano le Marche, che attribuiscono ai presidenti di Giunta e Consiglio in tutto 11.600 euro (9.100 ai consiglieri).
Governatori al massimo
E tutte le altre Regioni? Costano molto ma molto di più. Ben 9 su 20 applicano il tetto massimo deciso a fine 2012 dalla Conferenza delle Regioni: 13.800 euro lordi omnicomprensivi per i presidenti di Regione e di Assemblea e 11.100 euro per i consiglieri. Zaia in Veneto, Zingaretti nel Lazio, De Luca in Campania, Emiliano in Puglia, Crocetta in Sicilia, Oliverio in Calabria e Pittella in Basilicata, dunque, graduando in maniera differente le tre voci di stipendio, intascano il massimo.
E lo stesso fanno i loro consiglieri. Lombardia, Liguria e Trentino si fermano un pelo sotto, ma la sostanza non cambia: a Bobo Maroni vanno 13.155 euro, a Toti 13.720 euro, 13.755 a Rossi.
Anche gli stipendi base (indennità di carica e indennità di funzione) in Friuli, Umbria e Abruzzo sono un poco più contenuti: i presidenti ricevono rispettivamente 10.080, 11.600 e 9.300 euro. In più occorre però conteggiare i rimborsi spesa.
La babele dei rimborsi
E qui si entra in una vera e propria Babele. In Friuli il rimborso è stabilito in questo modo: 2.500 euro ai consiglieri di Trieste e Gorizia, 3.500 per quelli di Udine, Tolmezzo e Pordenone. Al presidente della Regione e del Consiglio e agli assessori vanno invece 2.450 euro, a meno che non rinuncino all’auto di servizio, in questo caso spettano loro 3.500 euro.
In Abruzzo chi risiede nel capoluogo riceve 4.100 euro, di chi invece abita ad oltre 100 chilometri di distanza arriva a 4.500.
Nelle Marche è invece prevista una quota fissa di 2.700 euro, più una variabile (massimo 1.500 euro) in base a presenze e km percorsi.
In Sardegna al rimborso base di 3.850 euro vanno aggiunti altri 650- 1.200 euro (assessori).
In Liguria, dove è stata tolta l’indennità di funzione e aumentati i rimborsi (che sono esentasse) , addirittura sono previste 4 fasce di rimborso chilometrico (oltre 80 km, da 51 a 80, da 26 a 50 e da 0 a 25 km dalla sede), con gli importi che vanno da un minimo di 2.775 euro ad un massimo di 4.884 euro (vicepresidenti a assessori). Quattro fasce anche in Umbria: rimborso «massimo» 4.100 euro, «medio» 3.800, «minino» 3.500, mentre un «residente a Perugia» ne percepisce «appena» 3.300. Insomma un bel guazzabuglio: la trasparenza invece è un’altra cosa.
(da “il Secolo XIX”)
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Gennaio 18th, 2016 Riccardo Fucile
“CHIUDERE I PARADISI FISCALI: 188 MULTINAZIONI SU 201 HANNO I CONTI LI’ PER EVADERE IL FISCO”
Sessantadue persone detengono la stessa ricchezza della metà della popolazione mondiale. Un dato
che, secondo Oxfam, racconta da solo l’enorme disuguaglianza di reddito nel nostro pianeta e che vanifica la lotta alla povertà globale.
A pochi giorni dall’appuntamento di Davos, l’ong traccia una mappa preoccupante della distribuzione della ricchezza.
“Dal 2010, 3,6 miliardi di persone – la metà della popolazione mondiale – ha visto la propria quota di ricchezza ridursi di circa 1.000 miliardi di dollari: una contrazione del 41%, nonostante l’incremento demografico abbia registrato 400 milioni di nuovi nati nello stesso periodo. I 62 super-ricchi hanno invece registrato un incremento di oltre 500 miliardi di dollari, arrivando così ad un totale di 1.760 miliardi di dollari, in un contesto che continua a lasciare le donne in condizione di grave svantaggio (perfino tra i 62 super-ricchi solo 9 sono donne)”.
Il divario, ricorda Oxfam, “è drammaticamente cresciuto negli ultimi 12 mesi” tanto che si sono avverate con un anno di anticipo le previsioni secondo le quali “l’1% della popolazione mondiale avrebbe posseduto più del restante 99% entro il 2016”.
Anche in Italia la disparità di reddito è impressionante: “i dati sulla distribuzione nazionale di ricchezza del 2015 evidenziano come l’1% più ricco degli italiani sia in possesso del 23,4% della ricchezza nazionale netta, una quota che in valori assoluti è pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero dei nostri connazionali”.
Gli ultimi cinque anni di crisi, sempre secondo Oxfam, hanno dimostrato che l’aumento della ricchezza è andato a beneficio di oltre la metà il 10% più ricco degli italiani, lasciando le briciole al resto della popolazione.
“A Davos, quest’anno, chiederemo con forza a governi e grandi corporation di porre fine all’era dei paradisi fiscali”, dichiara la presidente di Oxfam International, Winnie Byanyima.
“I paradisi fiscali sono quei luoghi nei quali multinazionali ed èlites economiche si rifugiano evitando di contribuire, con la giusta quota di tasse, al finanziamento di servizi pubblici gratuiti e di qualità a tutti i cittadini. Oggi 188 delle 201 più grandi multinazionali sono presenti in almeno un paradiso fiscale, alimentando una disuguaglianza economica estrema che ostacola la lotta alla povertà ”.
“L’elusione fiscale delle multinazionali ha un costo per i paesi in via di sviluppo stimato in 100 miliardi di dollari all’anno, ed ha un impatto importante anche nei paesi OCSE come l’Italia”, è invece il commento di Roberto Barbieri di Oxfam Italia.
“Il Governo Italiano può agire per porre fine all’era dei paradisi fiscali, sostenendo a livello nazionale e in Europa una serie di misure. Per le imprese multinazionali sono necessari maggiore trasparenza e approcci comuni da parte degli stati. Sosteniamo quindi l’obbligo di rendicontazione pubblica in ogni paese in cui le multinazionali UE operano (country-by-country reporting), e un modello vincolante di tassazione unitaria nella UE perchè le tasse siano pagate laddove l’attività economica si svolge realmente. Per questo oggi Oxfam Italia lancia Sfida l’ingiustizia, una nuova campagna per dire Basta ai paradisi fiscali e rendere credibile l’impegno preso dai leader mondiali di eliminare la povertà estrema entro il 2030”.
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 18th, 2016 Riccardo Fucile
CROLLA IL CASTELLO DI CARTA DEI VERTICI CINQUESTELLE. SAPEVANO TUTTO DA TEMPO: “E’ INUTILE AVERE LE MANI PULITE SE POI LE SI TIENE IN TASCA”
“Ho informato immediatamente dopo l’onorevole Fico del mio interrogatorio e del contenuto di tale interrogatorio”. Così il sindaco di Quarto, in provincia di Napoli, Rosa Capuozzo, risponde ad una domanda del pm Woodcock sulla circostanza se abbia informato il direttorio del Movimento 5 stelle del suo interrogatorio sulle presunte minacce da parte del consigliere comunale Giovanni De Robbio avvenuto il 24 novembre 2015.
Tale dichiarazione è contenuta nel verbale dell’interrogatorio, in qualità di teste, reso dal sindaco, il 12 gennaio scorso.
In quella occasione la Capuozzo rivela anche che percepì la natura illecita delle pressioni esercitate da De Robbio soltanto durante il terzo incontro con quest’ultimo che faceva riferimento ai presunti abusi edilizi eseguiti nell’abitazione dove vive con il marito.
A tale proposito ha detto al pm che era intenzionata a registrare le conversazioni con De Robbio facendosi regalare da un parente una ‘penna’ in grado di videoregistrare. “In quel momento – ha affermato – ero determinata a denunciare”.
Il terzo episodio al quale si riferisce la Capuozzo avvenne in Consiglio comunale dove ebbe un colloquio con De Robbio e che risale, spiega il sindaco, al 22 o al 23 novembre, prima cioè di essere interrogata in Procura.
Intanto la prima cittadina ha scritto un post su Facebook che accusa il moVimento 5 stelle.
“È inutile – afferma – avere le mani pulite se poi le si tiene in tasca. Il M5s ha avuto l’occasione di combattere il malaffare in prima linea con un suo Sindaco che lo ha fatto, ma ha preferito scappare a gambe levate, smacchiarsi il vestito, buttando anche il bambino insieme all’acqua sporca. Non si governano così i Comuni ed i territori difficili, non si abbandonano così migliaia di persone che hanno creduto in noi e nel movimento”.
(da “Huffingtonpost”)
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