Gennaio 21st, 2016 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DELL’ASSESSORE: “BONOLIS IL 12 GENNAIO HA FATTO UNA SELEZIONE PER IL SUO PROGRAMMA SU QUELLE BASI, E’ VERGOGNOSO CHE SI ALIMENTI ODIO E XENOFOBIA PER LUCRARCI”
Cercansi uomini o donne “contrarie all’integrazione degli stranieri in Italia” e “contro i diritti delle
unioni gay”. Monica Cerutti, assessore all’Immigrazione e alle Pari opportunità della Regione Piemonte, attacca “Ciao Darwin”, la trasmissione televisiva di Mediaset condotta da Paolo Bonolis, che, accusa Cerutti, “a Torino ha cercato razzisti e omofobi per sottoporli a un casting”.
Obiettivo, la partecipazione alla nuova edizione del programma che si basa su “contrapposizioni” tra due gruppi opposti, il tutto condito da belle ragazze vestite il meno possibile.
Il casting, aggiunge l’assessore in un comunicato ufficiale della Regione Piemonte, si è tenuto il 12 gennaio.
No comment, per ora, da Mediaset e dallo stesso Bonolis.
«Si tratta di un vero e proprio schiaffo al rispetto delle persone e dei diritti di tutti e tutte – dice Cerutti – È inaccettabile che in un momento come questo, durante il quale l’odio nei confronti del diverso è sempre maggiore, ci siano programmi televisivi che vogliono alimentare xenofobia e omofobia. I media devono assumersi la responsabilità che hanno sulle spalle. Ci sono milioni di persone che purtroppo affidano la propria informazione e formazione esclusivamente alla televisione ed è impensabile che questa parli loro attraverso stereotipi, populismi e strumentalizzazioni»
La Regione Piemonte, dice l’assessore, “si sta impegnando per approvare una legge contro ogni forma di discriminazione: lunedì prossimo durante la seduta della I Commissione del Consiglio regionale cominceremo a discutere gli emendamenti che sono stati presentati. Ho deciso di chiedere che il caso del casting omofobo e razzista a Torino, tenuto dalla trasmissione Ciao Darwin, venga segnalato all’Unar, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali. Le istituzioni – ha concuso Cerutti – non possono continuare a predicare nel deserto».
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 21st, 2016 Riccardo Fucile
SE IL CALCIO VUOLE IL PUBBLICO DEL RUGBY BISOGNA FARE UNO SCATTO NELLA SCALA EVOLUTIVA
Il macho in tuta Sarri che dà del finocchio al collega Mancini — per eccesso di shampoo e ostentazione di cachemire in luogo pubblico, immagino — viene difeso dai bastian contrari e da chi pensa che i panni sporchi si lavino in famiglia, e se non si lavano è meglio perchè la puzza fa l’uomo vero.
Anche Mancini la pensava così un tempo, poi è andato ad allenare in Inghilterra e ha visto che un altro mondo è possibile.
Invece molti di noi (a giorni alterni anch’io) sono convinti che lo stadio sia uno sfogatoio dove è legittimo ciò che altrove è vietato, un ruttodromo in cui il maschio italico libera gli istinti più turpi per poi tornare rigenerato alla vita civile.
Se sta sugli spalti deve potere tirare fumogeni, ricattare presidenti, insultare arbitri, minacciare di morte i propri giocatori e augurarsi quella degli avversari.
Se invece sta in campo deve potere provocare, simulare, attingere agli stereotipi sul mestiere della sorella dei rivali e sulla loro scarsa virilità .
Per tutti vale una sola regola: l’omertà .
Chi come Gasperini fa i nomi degli ultrà violenti, o chi rende pubblica una frase omofoba come Mancini, è chiamato quasi a scusarsi per avere rotto il patto.
Questo è il calcio, da noi e per noi. Ma allora smettiamo di lamentarci per gli stadi vuoti e il clima di guerra incombente.
Se vogliamo le famiglie e il pubblico del rugby, bisogna rassegnarsi a compiere uno scatto nella scala evolutiva.
Non serve indossare il cachemire, signor Sarri.
Basta smettere di considerare la buona educazione e l’autocontrollo una debolezza o, direbbe lei, roba da froci.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Gennaio 21st, 2016 Riccardo Fucile
“CI SONO TANTI RAGAZZI CHE VENGONO DERISI, POI QUALCUNO SI SUICIDA PERCHE’ NON CE LA FA PIU'”… “IN INGHILTERRA NON AVREBBE MAI PIU’ MESSO PIEDE IN UNO STADIO”… E I GIORNALI DI TUTTO IL MONDO STIGMATIZZANO LA VICENDA
La nottata è passata. Ma quelle parole, e il modo, ancor l’offendono. Per non dire di certi gesti, di cui
ancora non si sapeva nulla e che ora Roberto Mancini rivela.
Insieme a un altro particolare: “Il problema non è che Sarri abbia offeso me: non mi sento toccato dai suoi insulti, figuriamoci. Lui in realtà ha offeso tante persone, tanti poveri ragazzi che in Italia o in altre parti del mondo vengono presi in giro, vengono derisi da gente che pronuncia certe paroline con tanta facilità … poi magari ogni tanto capita che qualcuno si suicidi perchè non ce la fa più. Quante volte abbiamo letto di storie simili?”.
Il Mancio come paladino dei diritti civili, dunque?
“Ma no guardi io non sono il paladino di nessuno. Però come si fa, dai, a sentire ancora queste cose… Siamo nel 2016! Tra l’altro la cosa che mi faceva arrabbiare di più era che mentre Sarri mi diceva “frocio” e “finocchio” era a un passo dal guardalinee e dal quarto uomo, e quelli impassibili. Anzi io gli facevo notare le offese e loro mi dicevano “lascia stare, dai”. Ma lui mi insultava, e faceva pure il gesto con la mano, tipo “vattelo a prendere nel c…”. Incredibile”.
Poi lei è andato a cercare il suo collega nel dopopartita: davvero niente scuse?
“Sono entrato nello spogliatoio, io, da solo, contro tutti loro. E lui faceva ancora lo sbruffone: “E vabbè scusa, t’ho chiesto scusa, che vuoi ancora?”, diceva. Allora ho risposto in malo modo: “Ma non hai capito che hai 60 anni e certe cose non le devi proprio dire?”. (i testimoni riferiscono di un insulto di Mancini seguito dalla frase “Tornatene ad allenare in C”, ndr). Poi sono uscito, ho aspettato il quarto uomo e gli ho ripetuto perchè avesse fatto finta di niente. Ha solo chiamato l’arbitro per dirgli di espellere i due allenatori”.
Una tipica storia italiana, insomma. Come è italianissimo l’adagio “sono cose di campo e devono rimanere lì”.
“Mi avesse detto figlio di… o pezzo di m… non me ne fregava niente, era chiaro che sarebbe rimasto un fatto di campo. Ma è ora di finirla con certe offese, quando ci sono persone che tutti i giorni le subiscono e soffrono e ci si rovinano la vita. Per giunta non possono arrivare da una persona di 60 anni, e che allena in serie A. Era stata una partita tranquilla, non avevo protestato mai, non c’erano stati screzi fra me e lui, niente. Protesto solo col quarto uomo al 90′ perchè secondo me aveva dato un recupero eccessivo e Sarri esplode in quel modo. Ha perso completamente il lume della ragione. Ma lui è così, dev’essere la sua natura. Pare che ne avesse già fatte, di battute simili. Poi ha peggiorato tutto con quello che ha detto in tv”.
Cosa avrebbe dovuto dire?
“La cosa più semplice del mondo: “Ho detto delle fesserie, mi scuso” e finiva lì. Invece è andato a fare il simpatico, dicendo che mi aveva chiamato “democristiano”. Così ha offeso pure i democristiani… Un livello basso, ma veramente basso”.
Dalle sue dichiarazioni notturne, Mancini, qualcuno ha creduto di capire che lei avesse fatto pure un coming out… Può chiarire?
“Magari nella foga del discorso si è capito male: ho solo detto che se gli uomini fossero tutti come Sarri, allora sarei orgoglioso di essere gay. Quanto al resto, ovviamente rispetto tutti i gusti sessuali, però a me piacciono le donne, e solo quelle”.
La vicenda è arrivata sui giornali di tutto il mondo in un batter d’occhio: sorpreso?
“Neanche un po’. Mi pare normale, giusto. All’estero c’è una sensibilità diversa su queste storie. Infatti ribadisco quello che ho detto lì per lì: in altri paesi, tipo in Inghilterra, un allenatore che pronunci parole simili contro un collega non metterebbe più piede in campo”.
Come finirà questa storia secondo lei?
“E come deve finire? All’italiana, no? Due giornate di squalifica e via… Piuttosto le chiedo una cosa: dal Napoli non dicono niente? Il presidente del Napoli non ha nulla da dichiarare?”.
Zero. Nulla. Nemmeno una parola.
“Incredibile”.
Andrea Sorrentino
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 21st, 2016 Riccardo Fucile
L’EX SPIA RUSSA AVVELENATA A LONDRA NEL 2006: “FU PUTIN A ORDINARLO”
Il presidente russo Vladimir Putin ha “probabilmente approvato” l’omicidio di Alexander Litvinenko, ex spia russa morta il 23 novembre del 2006 a Londra a causa di un avvelenamento da polonio. Lo ha stabilito un’inchiesta pubblica britannica sulla vicenda.
Nel rapporto di 300 pagine curato dal giudice Sir Robert Owen si afferma che i due cittadini russi Andrei Lugovoi e Dmitri Kovtun, accusati di aver avvelenato l’ex agente del Kgb e oppositore di Putin col polonio radioattivo al Millennium Hotel di Mayfair, nel cuore di Londra, agirono probabilmente sotto la direzione della Fsb, l’intelligence di Mosca, e del suo capo, Nikolai Patrushev.
Tracce del veleno vennero trovate negli alberghi, ristoranti e altri luoghi pubblici da loro visitati. I due, considerati come i principali indiziati dell’assassinio, hanno sempre negato le accuse.
Mosca si è sempre rifiutata di estradarli nonostante le richieste della giustizia britannica e dopo i fatti del 2006 Lugovoi e Kovtun hanno fatto carriera politica in Russia
Prima di morire l’ex agente del Kgb aveva lasciato una lettera agli amici in cui accusava direttamente Vladimir Putin di volerlo assassinare: “Può far tacere un uomo – aveva scritto Litvinenko- ma la protesta esploderà in tutto il mondo, signor Putin, e rimbomberà nelle sue orecchie per il resto della vita. Il mio dio la perdona per quello che mi ha fatto”.
Putin aveva respinto ovviamente ogni accusa ma, dopo aver cercato di restare del tutto fuori dalla vicenda, fu costretto a impegnarsi a fornire la collaborazione a Scotland Yard e ai servizi inglesi.
Le prime indagini rivelarono che Litvinenko era stato avvelenato nel sushi bar di Londra in cui il primo novembre aveva cenato con Mario Scaramella, faccendiere italiano ed ex consulente della Commissione Mitrokhin (sulle attività illegali dei servizi segreti sovietici nel nostro Paese).
(da “La Repubblica”)
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