Febbraio 20th, 2016 Riccardo Fucile
GLI STRANI RAPPORTI DI PAOLO FERRARA, UNO DEI SEI PAPABILI
Secondo Matteo Orfini, presidente del Pd, è uno che «nega solidarietà a una giornalista minacciata dai clan (Federica Angeli, nda.), loda i balneari abusivi, denuncia “Libera”: e Grillo per premiarlo lo propone come sindaco di Roma. Complimenti vivissimi».
Lui, Paolo Ferrara, risponde sostenendo che «sono attacchi strumentali del solito Orfini e del solito Esposito, il Pd a Ostia copriva il malaffare».
Ma chi è, stando ai fatti, il cinque stelle più noto a Ostia, ex consigliere del X Municipio e, adesso, nientemeno uno dei sei candidati sindaco del Movimento?
Ferrara è sicuramente uno dei cinque stelle che possono causare più problemi, politici e d’immagine, al Movimento.
Conquistò l’onore delle cronache quando alimentò una campagna del M5S contro «Libera» di don Ciotti, rea a suo dire di aver conquistato senza appalto la gestione della spiaggia Amanusa di Ostia, e di aver commesso degli abusi (risultò poi che l’abuso era un muro non a norma nei bagni: qualcosa di imparagonabile rispetto alla media degli abusi nei 71 stabilimenti del litorale).
Quella denuncia era la parte principale di una relazione antimafia che il Movimento annunciò il 7 settembre in una conferenza stampa in Campidoglio molto pubblicizzata (in platea nelle prime file sedeva anche un personaggio discusso come l’ex poliziotto Piero Fierro).
I cinque stelle annunciarono che avrebbero consegnato nei giorni seguenti la relazione alla commissione antimafia, poi successe qualcosa; tra di loro molti si ribellarono contro quell’impostazione («è assurdo mettersi ad accusare don Ciotti sul tema antimafia», ci confidò un senatore), la relazione si arenò (doveva essere consegnata «la settimana prossima»), e quando riapparve erano state stralciate molte parti su «Libera».
Nel frattempo erano venuti fuori dettagli interessanti: su Ferrara, non su «Libera».
Innanzitutto si seppe che l’ex titolare di quella spiaggia era un amico di Ferrara, Roberto Bocchini, a tal punto che Ferrara gli fece da testimone di nozze.
Si scoprì che Bocchini aveva precedenti penali. E aveva ottenuto la spiaggia del Faber beach direttamente dal tribunale che l’aveva sequestrata a un prestanome del clan Fasciani. Ferrara in un primo momento negò l’amicizia con Bocchini, «lo conosco, ma non è un mio amico» (Bocchini si risentì assai e lo attaccò su facebook).
A quel punto la denuncia era già morta, e il Movimento scelse di glissare.
A marzo, a Ostia, era già accaduto che Roberto Spada – accusato di essere il reggente del clan Spada – dichiarasse: «Mi piacerebbe candidarmi qui a Ostia. Il M5S è l’unico che ha dimostrato finora di essere un partito pulito», e postasse sui social network una grande foto e elogio di Di Battista.
Uno s’immagina che a un endorsement così tutti i cinque stelle si siano ribellati, a partire da Ostia: non avvenne.
Infatti Beppe Grillo, siamo in grado di rivelare, a Ostia non voleva neanche mettere piede. Ce lo dovettero quasi trascinare, per il rotto della cuffia.
Ovviamente, alla «fiaccolata della legalità » la prima cosa che fece fu prendere le distanze da quel milieu: «In queste ore esponenti del clan Spada hanno espresso pubblicamente il loro sostegno al M5S. Il loro sostegno lo respingiamo al mittente».
A giugno Ferrara partecipò invece attivamente a organizzare un incontro tra il direttorio M5S e quelli che Carla Ruocco definì «gli imprenditori onesti».
L’incontro, quando La Stampa lo rivelò, fu negato platealmente; ma ve ne sono foto, e fu poi ammesso.
Papagni, uno dei portavoce di quegli imprenditori, e figura chiave dell’incontro con Ruocco, si vide poco dopo sequestrare il lido: aveva un permesso per 69 metri quadri, erano diventati 400. A Ostia raccontano anche degli «ottimi sentimenti» di Mauro Balini, il re del porto, verso Ferrara.
«Ferrara è il cerchio magico», molto legato politicamente a Roberta Lombardi, racconta dall’interno chi conosce bene le vicende romane.
E firmò anche il discusso «piano antenne» – M5S a braccetto col Pd, stavolta – che lascia mano libera ai gestori per collocare gli impianti.
A Ostia ogni spiaggia ha un’antenna davanti, un’antenna molto, troppo vicina.
Jacopo Jacoboni
(da “La Stampa”)
argomento: Grillo | Commenta »
Febbraio 20th, 2016 Riccardo Fucile
IL CORDOGLIO DELLE ISTITUZIONI NEL RICORDO DI UMBERTO ECO… SGARBI: “L’INTELLETTUALE PIU’ GRANDE DAI TEMPI DI CROCE”
Un “gigante”, una “perdita enorme”. Uno dei nomi “più venerati nel mondo”, una figura
riconosciuta in tutta Europa e fino agli Stati Uniti.
Un intellettuale totale e trasversale, che ha trasformato la cultura in best-seller, ha avvicinato il mondo accademico e della cultura al resto della società .
La morte di Umberto Eco rimbalza sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo, dal New York Times a Le Monde, passando per il Guardian o El Paìs.
“Ci ha lasciato un gigante” dice il ministro della Cultura Dario Franceschini, “è una perdita enorme” aggiunge il presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si definisce “particolarmente addolorato” e definisce Eco “un uomo libero e di grande passione civile”.
Da Madrid esprime cordoglio il premier Mariano Rajoy, da Strasburgo lo piange il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz.
Per Vittorio Sgarbi è stato l’intellettuale più grande dai tempi di Benedetto Croce, Roberto Saviano lo ringrazia citando l’ultima frase del Nome della Rosa, nomina nuda tenemos. “C’è stato — aggiunge — quando, sconosciuto e in difficoltà agli inizi, la mia vita stava precipitando”. La Nave di Teseo, la casa editrice che Eco, insieme ad altri autori, aveva fondato per lasciare quella che aveva chiamato Mondazzoli, lo saluta con un’immagine sulla sua pagina facebook: “Addio capitano — si legge — Grazie Umberto Eco”. “Ha lavorato con noi fino all’ultimo” ha raccontato su Repubblica Elisabetta Sgarbi, che coordina la nuova iniziativa editoriale.
“Umberto Eco — continua la Sgarbi parlando all’AdnKronos — ha detto che fondare una nuova casa editrice era una follia, ma che si doveva farlo. Che lo faceva per i suoi nipoti. Con questa serietà , sino al visto si stampi, ha seguito il suo ultimo libro in cui, ancora una volta, riversa tutto il suo genio: si intitola ‘Pape Satan Aleppe. Cronache di una società liquida’. E uscirà per la sua casa editrice La nave di Teseo”.
Mattarella: “Uno spirito critico che ha portato grande prestigio”
I saggi e i romanzi di Eco “hanno portato grande prestigio all’Italia e arricchito la cultura di ogni latitudine” scrive in una nota il presidente Mattarella. “Umberto Eco — continua il capo dello Stato — era un uomo libero, dotato di un profondo spirito critico e di grande passione civile. È stato un protagonista del dibattito intellettuale italiano e internazionale. Nella sua autobiografia si specchia il percorso di ricerca di identità culturale di intere generazioni del dopoguerra. Interprete, nei suoi anni giovanili, dei fermenti che animarono il mondo cattolico, seppe esprimere in modo creativo nelle sue diverse esperienze la curiosità che lo guidava, sia sul terreno della sperimentazione dei linguaggi, a partire dalla televisione, sia su quello della ricerca semiologica. La critica sociale che ha espresso nei suoi saggi e nei suoi frequenti interventi pubblicistici era figlia di questa capacità di lettura della società contemporanea. Umberto Eco ha vissuto immerso nelle contraddizioni del suo tempo, senza lasciarsene travolgere”.
Il presidente ricorda ancora di Eco come fosse “osservatore acuto e disincantato, scrittore finissimo, anticipatore e sperimentatore di fenomeni e tendenze” e che “si è sempre proiettato nella dimensione internazionale, lontano da ogni chiusura dogmatica o provinciale”.
Renzi: “Inesauribile capacità di anticipare il futuro”
Renzi ha mandato un messaggio di cordoglio ai familiari di Eco. “Esempio straordinario di intellettuale europeo — ha sottolineato il capo del governo — univa una intelligenza unica del passato a una inesauribile capacità di anticipare il futuro”. Renzi si era intrattenuto con Eco e con il presidente della Repubblica francese Franà§ois Hollande a Expo, a Milano, sui temi della identità europea, dell’innovazione scientifica, della memoria e della lotta contro l’intolleranza. “Una perdita enorme per la cultura, cui mancherà la sua scrittura e voce, il suo pensiero acuto e vivo, la sua umanità ”.
“Ci ha lasciato Umberto Eco — aggiunge il ministro Franceschini su twitter — Un gigante che ha portato la cultura italiana in tutto il mondo. Giovane e vulcanico fino all’ultimo giorno”. Il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi lo ha definito “un grande ambasciatore dell’Italia nel mondo”.
I sindaci delle “sue” città : “Ci mancherai”
In lutto i sindaci delle “sue città ”, Bologna e Milano.
“Ci mancherai — scrive su facebook il primo cittadino del capoluogo emiliano, Virginio Merola — Mancherai a Bologna, ci mancherà il tuo ingegno, il tuo spirito, la tua libertà di pensiero. Addio Umberto”.
Un dolore espresso anche dal collega lombardo Giuliano Pisapia: “Addio maestro e amico, genio del sapere innamorato di Milano, uomo di sterminata cultura e di grande passione politica. Milano senza di te è triste e più povera. Ma Milano è orgogliosa di essere la tua amata città . Averti vicino in questi anni è stato un grande privilegio”. Infine Maria Rita Rossa, sindaco di Alessandria, dove Eco è nato, che da una parte esprime il timore per un vuoto improvviso e dall’altra ricorda che quel vuoto sarà riempito dalla lezione lasciata dallo scrittore: “Ci rimane la sua cultura, le tracce di una intera vita nei suoi libri, nella sua dignità e nei suoi esempi. E, più forte di ogni segno tangibile, ci rimane quel monito che è soffio di vitale della conoscenza: la curiosità e la consapevolezza di sapere di non sapere e non fermarsi mai nello studio”.
Maraini: “Perdita per l’Italia”. Lagioia: “Ha reso la cultura un mondo più aperto”
Per Dacia Maraini “oltre a essere un grande scrittore, era un amico, una persona squisita, disponibile, gentile, non saliva mai in cattedra e aveva un fortissimo senso dell’ironia. E’ una perdita personale, ma anche una perdita per l’Italia perchè il suo sguardo era sempre acuto e sapiente”.
Nicola Lagioia, scrittore, vincitore del Premio Strega 2015, scrive: “Umberto Eco era così parte dell’orizzonte culturale e da così tanti anni che quasi non si è abituati a considerarlo di carne e ossa”.
“La cosa interessante — osserva parlando con l’AdnKronos — è che Eco ha svecchiato la cultura italiana della sua generazione rispetto a tutta una serie di generi che i letterati consideravano sottocultura. Mi colpì molto, a tal proposito quando Eco disse che con il tempo è invecchiato di più ‘Il giovane Holden’ che ‘Peanuts’. La sua famosa battuta ‘Posso leggere la Bibbia, Omero o Dylan Dog per giorni e giorni senza annoiarmi’ non nasceva dal desiderio di appiattire tutto, ma di dare dignità culturale a generi come il fumetto. Io so, per esempio, che molti coetanei di Umberto Eco, letterati e scrittori, si scandalizzarono quando uscì ‘Il nome della rosa’, ebbero veri e propri travasi di bile, ma al di là del fatto che piaccia o no, quel romanzo ha creato un filone e questo rimarrà ”. Lagioia fa notare poi che Eco è morto nello stesso giorno della scrittrice statunitense Harper Lee: “Il dio della letteratura — sorride — a volte fa dei brutti scherzi”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: arte | Commenta »
Febbraio 20th, 2016 Riccardo Fucile
COMMOZIONE NEL MONDO PER LA MORTE DEL GRANDE SCRITTORE ITALIANO
Da Le Monde al New York Times, passando per la Frankfurter Allgemeine, la morte di Umberto Eco è sulla prima pagina dei siti dei principali quotidiani del mondo, che lo ricordano soprattutto come l’autore de “Il Nome della Rosa”.
“I suoi libri erano al tempo stesso storie avvincenti ed esercizi filosofici ed intellettuali”, scrive il Washington Post”, mentre Le Monde sottolinea che “Il nome della rosa” ha assicurato a Eco “una notorietà quasi universale”.
Per il New York Times era “un accademico da best seller che navigava in due mondi” e il Guardian lo descrive come “scrittore di best seller, e gigante della filosofia e il mondo accademico”.
“Morto Umberto Eco, l’erudito che amava le enciclopedie”, scrive l’argentino El Clarin. Ma a ricordare Eco sono anche mondi più lontani.
“E’ morto Umberto Eco, l’autore che ha incuriosito, fatto scervellare e deliziato i lettori di tutto il mondo”, scrive in India l’Hindustan Times.
Il NYT.
Il New York Times piange la morte di Umberto Eco. “Come studioso di semiotica, Eco ha cercato di intepretare le culture attraverso i loro segni e simboli, con parole, icone religiose, spartiti. Ha pubblicato più di 20 libri di saggistica su questi temi mentre insegnava all’Università di Bologna. Ma piuttosto che separare la sua vita accademica dalla sua narrativa popolare, Eco ha infuso nei suoi sette romanzi molti dei suoi temi scientifici”, si legge sul sito del quotidiano americano che celebra lo scrittore come una sorta di celebrità della cultura pop, “capace di fondere due mondi, quello accademico e quello letterario senza mai perdere il contatto il pubblico e la realtà “.
Le Monde.
“Se la curiosità e il campo di indagine di Umberto Eco conoscevano pochi limiti, la costante della sua analisi resta la volontà di vedere il senso là dove si sarebbe tentati di non vedere altro che fatti”. Lo scrive il quotidiano francese Le Monde nel dare la notizia della morte dello scrittore e accademico italiano Umberto Eco, morto ieri sera a 84 anni. “Filosofo destinato a essere inserito nella super selettiva Library of Living Philisophers, Eco sembra promesso anche a una posterità da romanziere. Una sorta di Pico della Mirandola, colui che il medievalista Jacques le Goff chiamava ‘il grande alchimista’”, scrive ancora Le Monde.
El Pais.
“Eco è stata una presenza costante e imprescindibile della vita culturale italiana dell’ultimo mezzo secolo”. Lo scrive il quotidiano spagnolo El Pais commentando la morte dello scrittore italiano Umberto Eco a 84 anni. “Ripercorrere la vita e la carriere di Eco significa ricostruire un pezzo importante della storia culturale non solo italiana”, continua il quotodiano.
Guardian.
Umberto Eco “era uno dei nomi letterari più venerati al mondo”. Lo scrive il Guardian commentando la morte dello scrittore e accademico italiano Umberto Eco. Il quotidiano britannico ricorda l’intervista fatta proprio dal Guardiano a Eco a Londra nel 2015. “Credo che un autore deve scrivere ciò che il lettore non si aspetta. Il problema non è quello di chiedere di cosa hanno bisogno ma di cambiarli, per produrre noi il tipo di lettore che si desidera per ogni storia”, aveva spiegato Eco illustrando il suo approccio alla lettura.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: arte | Commenta »
Febbraio 20th, 2016 Riccardo Fucile
IL CODICE DI COMPORTAMENTO DEI DIPENDENTI PUBBLICI VIETA L’ASSUNZIONE DI CONGIUNTI… MA NELLA LETTERA DI RINUNCIA RIESCE PURE A FARE UN AUTOGOL E PARLA DI RIMBORSO SPESA
“Dimissioni” chiedevano i Cinquestelle. “Intervenga l’Autorità nazionale anticorruzione”
invocavano i piddini. “Non si assumono i parenti per ragioni anche di etica politica” richiamava ai principi Rete a Sinistra.
E’ la nuova, ennesima bufera sulla Lega Nord in Liguria: il contratto di collaborazione che l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Edoardo Rixi, anche vicesegretario nazionale della Lega, ha firmato a un suo cognato, Andrea Carratù, un cococo da 9.000 euro all’anno , per un suo impegno come assistente politico, per gestire l’agenda dell’assessore.
Dopo il rinvio a giudizio per l’inchiesta “Spese pazze”, per lo stesso Edoardo Rixi e per il presidente del consiglio regionale Francesco Bruzzone.
Dopo la frase omofoba pronunciata la settimana scorsa da un altro consigliere regionale della Lega, Giovanni De Paoli: “Se avessi un figlio gay, lo metterei nel forno».
Dopo tutto questo, la notizia dell’assunzione del cognato dell’assessore, con un contratto stipulato l’8 gennaio 2016 e che terminerà a fine legislatura, ha fatto saltare il banco.
Come uscirne? Con la rinuncia dell’interessato prima che arrivassero guai seri.
Perchè l’assunzione di un familiare è un atto in contrasto con la legge vigente, altro che “dimissioni volontarie”.
Il 19 giugno 2013 è entrato in vigore il codice di comportamento dei dipendenti pubblici emanato con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 62 del 16 aprile 2013 pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 4 giugno 2013 che recita: “Il dipendente pubblico si deve astenere dal partecipare all’adozione di decisioni che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado, del coniuge o di conviventi”.
Probabilmente Toti non conosce neanche le norme vigenti, tanto da sostenere che “per me non era il caso di dimettersi”, salvo che non volesse immolare Rixi davanti al giudice.
E arriviamo al comunicato di Carratu’: «avevo accettato per aiutare a risolvere problemi a un amico come Rixi, ma se deve creargliene preferisco rinunciare al rimborso spese».
Ma quale rimborso spese?
Comprendiamo che i rimborsi spesa siano un vulnus psicologico dei leghisti in Regione, visto il processo che dovranno affrontare per gli scontrini a fronte di spese private, ma Carratù ha avuto un regolare contratto di consulenza di 9.000 euro l’anno per mezza giornata di lavoro.
Non è un benefattore, ma un “collaboratore remunerato”.
Finiamo con l’esilarante commento di Rixi: “Apprendo che un caro amico ha deciso di lasciare e di sacrificare ancora una volta se stesso per difendere la Lega e la giunta regionale da un disgustoso e vigliacco attacco”.
Qualcuno lo avvisi che Carratù non si è immolato in combattimento al fronte, ma ha solo rinunciato in tempo un contratto di lavoro che sarebbe stato annullato per violazione della legge che abbiamo citato.
Giù il sipario, fine dell’avanspettacolo.
argomento: LegaNord | Commenta »
Febbraio 19th, 2016 Riccardo Fucile
LA PARTITA DI RENZI: ASSE CON CAMERON E LA MERKEL
Una giornata intera di bilaterali tra capi di Stato e di governo, incontri tra gli sherpa, tutto nel retrobottega senza la plenaria che arriva solo a sera, dichiarazioni alla stampa e pizze ordinate per disperazione a una certa, quando si è capito che non si cenerà comodi al ristorante.
Angela Merkel per la verità si porta avanti. Intorno alle 18.30 fa un salto alla Maison Antoine di Place Jordan con la scorta e si gusta un cartoccio di patatine fritte, quelle doc belghe. Meglio che aspettare la ‘English dinner’, che doveva essere colazione, poi pranzo e poi chissà quando inizia.
Alla fine i 28 si ritrovano a tavola alle 21 e qualcosa: nel menu la bozza di intesa sulla Brexit.
E’ il documento che permetterà alla star di questo vertice, David Cameron, di tornare a casa a cantare vittoria sull’Ue e cercarne una al referendum di giugno, scommettendo contro l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione e contro gli euroscettici.
E’ il documento sul quale per tutta la giornata i leader si sono scontrati.
Alla fine arriva una proposta di compromesso sui punti controversi: la Gran Bretagna potrà sospendere il welfare per gli immigrati dall’Ue ma solo per l’emergenza immigrazione dei prossimi 7 anni.
Mentre non potrà fermare ulteriori processi di integrazione nell’area euro.
Ma al tempo stesso Eurolandia non potrà attuare forme di integrazione discriminatorie nei confronti di Londra. Ad ogni modo, su tali questioni nell’accordo è chiarito nero su bianco che la Gran Bretagna non potrà porre il veto.
E’ una proposta di intesa che arriva a tavola tra una ‘corona di carciofi’ con formaggio di capra e rucola, filetto di vitello con salsa al dragoncello, spinaci e polenta e una bavarese ai frutti della passione.
L’Italia ne è ben contenta, l’ha auspicata dall’inizio. Del resto, Renzi non usa questo Consiglio europeo per fare il ‘guastafeste’.
In questi giorni, il premier italiano sceglie la modalità ‘ricerca di alleati’, cauto e diplomatico persino con l’Austria che tra un po’ ci chiude la frontiera del Brennero. Così cauto che a sera non dichiara lui con i giornalisti italiani raccolti in sala stampa ma manda il sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi.
Pur condividendo la preoccupazione di Alexis Tsipras sull’emergenza immigrazione, il premier italiano non si accoda alla minaccia del collega greco di porre il veto sull’accordo con Londra in assenza di una garanzia da parte europea sul fatto che la frontiera a nord della Grecia resti aperta.
Almeno fino al vertice straordinario sull’immigrazione a Bruxelles, chiede Tsipras, convocato per il 6 marzo insieme con la Turchia di Erdogan.
“Bisogna lavorare insieme, non pensare di risolvere la questioni con vie nazionali o isolando il Paese più in difficoltà “, dice il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi. Del resto, il veto minacciato da Tsipras, spiegano dal suo entourage, serve come mossa tattica per generare una tregua e tentare di imporre il tema nell’agenda europea, così come si è posta fin da subito la questione Brexit.
Renzi non si associa a Tsipras e i suoi precisano che la mossa del greco non è concordata con il governo italiano. Insomma, nessuna strategia comune, nessun intento di stringere l’Ue a tenaglia dal Mediterraneo.
E di conseguenza anche Renzi non ha concordato con Tsipras la scelta di minacciare i paesi dell’est ieri sera alla cena dei 28, proponendo un taglio dei fondi europei per chi non attua il piano Juncker di redistribuzione dei migranti.
Come sempre, Renzi cerca gli alleati tra i più forti. E stavolta li trova proprio in Angela Merkel, ex o attuale nemica numero uno di Atene, e David Cameron, che non ha nemmeno voluto fare un bilaterale con Tsipras tanto si è infuriato per la minaccia di veto.
Il bilaterale mattutino con la Cancelliera conferma al premier italiano che sui migranti può contare su Berlino.
Pur attaccata in patria per la linea aperturista, Merkel continua a restarne convinta. E con Renzi oggi non avrebbe potuto fare diversamente, tra l’altro. Perchè proprio mentre i due si incontravano a Bruxelles, al largo di Lampedusa veniva avvistato l’ennesimo barcone di profughi e cadaveri in mare. Un’altra tragedia del Mediterraneo.
Addirittura pare che al summit Ue Merkel si sia detta “sorpresa” negativamente dall’atteggiamento del Cancelliere austriaco Werner Faymann che ha confermato l’intenzione di stabilire tetti agli ingressi nel suo paese, nonostante gli avvertimenti arrivati da Bruxelles (“E’ illegale”).
Chissà : ci sta anche che Merkel e Faymann si siano assegnati i classici ruoli di poliziotto buono e poliziotto cattivo, visto che comunque alla Germania conviene che la vicina Austria faccia il lavoro sporco bloccando le frontiere. Renzi e i suoi ne sono consapevoli, ma a Bruxelles prevale l’ufficialità di un incontro in cui — dopo tanto tempo — il premier e la Cancelliera si sono trovati dalla stessa parte della barricata. Anche se ufficialmente la richiesta renziana di tagliare i fondi a chi non accetta i profughi raccoglie solo le proteste dell’Ungheria (“Ricatto politico”), della Polonia e nessun frutto: se ne parlerà al vertice con Erdogan a marzo?
Ma c’è un altro alleato sul quale Renzi ha sempre contato fin dall’inizio della partita Brexit. E’ Cameron.
Renzi è sempre stato dalla sua parte. E pur nutrendo i dubbi di quasi tutti gli attori del negoziato, non ha mai attaccato il premier Tory.
E su questo sì che ha raccolto il primo frutto. Stanotte la sponda di Cameron è stata preziosa per Renzi per sventare il tentativo della Commissione europea, appoggiata in questo da Berlino, di inserire il Fiscal Compact nei Trattati Ue.
Sostanzialmente l’idea era di chiudere questo vertice con una dichiarazione finale che prevedesse di far rientrare il Fiscal Compact nei Trattati Ue quando si tratterà di modificarli per concretizzare l’intesa con Londra.
Un’idea folle per Roma e anche per il Regno Unito. Renzi del resto ha appena iniziato a mettere nel mirino il Fiscal Compact come macchina ‘stritola economie’.
Se il tentativo notturno fosse andato avanti, sarebbe stato un problema enorme per la partita italiana sulla flessibilità nelle spese. L’asse con Cameron è servito a sventare la mossa. O almeno a metterla da parte, per ora.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Europa | Commenta »
Febbraio 19th, 2016 Riccardo Fucile
L’ANALISI DELLA UIL: “COSTANO 329 EURO AL MESE”
Le famiglie che hanno bambini piccoli spendono sempre più: nell’anno scolastico 2015-2016, le
mamme e i papà italiani pagheranno mediamente 329 euro mensili per pagare le rette degli asili nido e delle mense scolastiche nelle scuole materne o primarie, con un aumento del 3,1% rispetto all’anno scolastico 2012-2013.
A lanciare l’allarme è il servizio politiche territoriale della Uil che ha presentato i risultati di un dossier fatto sui capoluoghi di regione.
Le politiche sull’infanzia restano la Cenerentola del Paese: soltanto 13 bambini da 0 a 3 anni su 100 frequentano un asilo nido comunale o convenzionato.
Nelle città capoluogo di regione le strutture dedicate a questa fascia d’età sono 717 per 43mila posti, su una popolazione di bambini di oltre 334mila.
A preoccupare Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil, sono gli incrementi delle rette che incidono in maniera pesante sulle famiglie: “Per la frequenza di un asilo nido comunale — spiegano i vertici del sindacato — si spendono in media 252 euro mensili che incidono per il 7% sul reddito, con un aumento del 2,4% rispetto a tre anni fa”.
Anche per mandare i figli in mensa si fanno più sacrifici: la retta mensile costa mensilmente 77 euro con un aumento del 5,5% rispetto a tre anni fa.
Le cifre cambiano da città in città .
Per fare la fotografia della situazione mense la Uil ha tratto i dati dai Comuni e ha calcolato le rette tenendo presente una media di presenza di 20 giorni al mese: Torino è la più cara con la media di 128 euro al mese; segue Ancona con 107 euro mensili e Palermo dove ogni mese costa 100 euro. In Emilia Romagna, a Bologna, il dato scende a 98 euro così a Campobasso 91 euro.
Il servizio meno caro si registra a Roma, Bari, Perugia dove si spendono mediamente 50 euro mensili per mangiare a scuola.
Le città che hanno chiesto alle famiglie di tirar fuori più soldi, rispetto al 2012-2013 in cambio del servizio del pranzo sono Catanzaro (+83,3%); L’Aquila (+47,6%); Campobasso (+28,2%); Napoli (+20%) e Ancona (+13,8%).
Ma c’è anche chi ha deciso di abbassare la retta: la maglia rosa va a Potenza dove sono passati da 114 a 90 euro (-21,1%). Il resto delle città o l’ha ridotta di poco in percentuale o l’ha lasciata invariata.
L’Italia è a macchia di leopardo anche per quanto riguarda la spesa per gli asili nido: ad Aosta mediamente costa 393 euro mensili; a Firenze 353 euro; a Torino 348 euro e a Bolzano 340 euro.
Bisogna andare al Sud per trovare cifre più contenute: con 100 euro mensili Catanzaro s’aggiudica il podio; a seguire Cagliari con 154 euro; Roma con 160 , Campobasso che chiede 165 euro e Bari con 178.
Il resto delle città supera i 200 euro. In questo caso gli aumenti maggiori sono avvenuti a Venezia (+22,1%) e a Roma (+22,1%).
Resta drammatica la situazione dei posti negli asili nido dove permangono ampie differenze territoriali: a Catanzaro c’è un solo asilo con 45 posti e così L’Aquila che ne ha 3 con 56 posti in grado di soddisfare solo il 2,5% del bisogno. Al contrario chi abita a Trento può scegliere tra 52 strutture per 1.176 posti.
“In Italia — spiega Giovanni Torluccio, segretario della Flp della Uil — manca un investimento sull’infanzia. Dal punto di vista dei comuni i finanziamenti sono ridotti a zero; le tassazioni locali saranno costrette ad aumentare”.
Alex Corlazzoli
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: denuncia | Commenta »
Febbraio 19th, 2016 Riccardo Fucile
IN NEVADA PRIMARIE DEMOCRATICHE: SANDERS HA RECUPERATO 22 PUNTI E ORA E’ IN VANTAGGIO DI 3… TRUMP PREVALE DI POCO SU CRUZ MA HA PERSO 16 PUNTI IN UN MESE
Si spostano verso sud le primarie per decidere i candidati delle elezioni presidenziali del prossimo 8 novembre.
Entrambi gli appuntamenti elettorali del weekend — in Nevada per i democratici e in South Carolina per i repubblicani — si annunciano più combattuti di quanto sembrava fino a poche settimane fa.
In Nevada — uno stato fino a poco tempo fa considerato sicuro per Hillary Clinton — gli ultimi sondaggi danno Bernie Sanders in forte recupero, prefigurando un altro possibile testa a testa dopo il ‘pareggio virtuale’ in Iowa e la pesante sconfitta dell’ex first lady in New Hampshire.
Secondo un sondaggio di Fox News, a livello nazionale Clinton è stata superata per la prima volta da Sanders: il senatore del Vermont è dato al 47% (37% in gennaio), la ex segretario di Stato al 44% (49% un mese fa).
Nei sondaggi della Fox la Clinton guidava con vantaggio di 46 punti su Sanders la scorsa estate e di 22 punti due mesi fa.
In casa repubblicana, il dibattito è dominato dai postumi dello ‘scontro’ tra Papa Francesco e Donald Trump.
Dopo l’aspro confronto a distanza, Trump ha scelto toni più conciliatori con Bergoglio durante un town hall in South Carolina.
“Il Papa è un uomo fantastico, non mi piace scontrarmi con lui”, ha risposto a una domanda durante il confronto con gli elettori organizzato da Cnn. Per il candidato repubblicano alla Casa Bianca, sono stati i media a ‘gonfiare’ l’attacco nei suoi confronti. “Il Papa è stato più morbido rispetto a quanto non sia stato riportato”.
Per il Pontefice, ha aggiunto, “nutro un grande rispetto, ha una forte personalità . Sta facendo un buon lavoro. Penso che gli siano state date informazioni sbagliate. Certo non è stata una bella cosa da dire perchè noi dobbiamo avere una frontiera. Al momento non ne abbiamo una. Dobbiamo costruire un muro e lo faremo. Abbiamo bisogno di sicurezza. È quello che chiedono i cittadini”.
La polemica con Bergoglio ha avuto un’eco enorme negli States, e il magnate è consapevole del possibile effetto boomerang.
Gli effetti, tuttavia, saranno più evidenti nei prossimi appuntamenti, visto che in South Carolina i cattolici non sono molti.
Secondo gli ultimi sondaggi, Trump continua a essere avanti in South Carolina, anche se il suo vantaggio si è fortemente ridimensionato.
L’ultima rilevazione di Nbc/Wall Street Journal – condotta tra il 15 e il 17 febbraio, quindi prima dello ‘scontro’ con il Papa – indica che il sostegno verso Trump è sceso al 28%, giù di otto punti rispetto a gennaio. Ted Cruz è invece salito al 23%. Terzo Marco Rubio al 15%.
Un mese fa il vantaggio stimato di Trump in questo stato era di 16 punti.
Secondo il New York Times, la battaglia tra i due candidati democratici alla Casa Bianca è diventata particolarmente aspra tra gli elettori latinoamericani.
Proprio l’arrivo in uno stato con una larga presenza di latinoamericani, che sono quasi il 28% della popolazione, secondo i dati dell’ufficio del censimento relativi al 2014, era visto come l’inizio della discesa verso la nomination di Hillary.
Lo scenario, però, è cambiato, come dimostrano i pochi sondaggi effettuati: secondo la media di Real Clear Politics, Clinton avrebbe 2,4 punti percentuali di vantaggio su Sanders.
Lo staff di Clinton sembra pronto al peggio: sta abbassando le aspettative sul Nevada e spostando l’attenzione sul South Carolina, dove si voterà sabato 27, e sugli undici stati che voteranno per la nomination democratica il primo marzo, il ‘super Tuesday’. Il risultato in Nevada, però, potrebbe essere un’avvisaglia in vista del voto in stati come Texas e Colorado, il primo marzo.
In Nevada, molta attenzione è data anche alla questione occupazionale, visto che la disoccupazione è al 7,1%, mentre a livello nazionale è al 4,9: un punto, questo, che potrebbe giocare a favore di Sanders e del suo messaggio populista contro le lobby e Wall Street.
Il nervosismo di Hillary è ormai evidente.
Con il primo sorpasso del senatore del Vermont a livello nazionale, l’incubo si è materializzato per lo staff di Hillary.
Secondo il rilevamento diffuso da Fox News, la ex segretario di Stato perde terreno soprattutto tra le donne (-25 punti), i bianchi (-13 punti) e i democratici ‘regolari’ (-14 punti), mentre tiene tra i neri e i laureati.
Il senatore ‘socialista’ batte l’ex first lady anche in un’eventuale sfida contro il front runner dei repubblicani Donald Trump: 53% contro 38%, mentre la Clinton avrebbe un margine di vantaggio più ristretto, 47% a 42%.
La differenza, spiegano gli autori del sondaggio, la fanno gli indipendenti, più propen
si a votare Sanders contro Trump (54% a 33%) piuttosto che Hillary (43% a 39%). Sanders, sempre secondo lo stesso rilevamento, vincerebbe anche una eventuale corsa a tre con l’indipendente Michael Bloomberg, il miliardario ex sindaco di New York: il senatore otterrebbe il 46%, Trump il 35% e Bloomberg il 12%.
La Clinton invece avrebbe il 39%, solo due punti in più su Trump, con Bloomberg al 17%.
(da “Huffingtonpost“)
argomento: Esteri | Commenta »
Febbraio 19th, 2016 Riccardo Fucile
L’AUDIZIONE AL COPASIR DEL DIRETTORE DELL’AISE, GENERALE MANENTI.. E LA PROCURA EGIZIANA ORA SMENTISCE LA NOTIZIA CHE I RESPONSABILI SAREBBERO AGENTI SEGRETI LEGATI ALL’OPPOSIZIONE
I servizi segreti egiziani non hanno dato informazioni alla nostra intelligence sulla tragica morte di Giulio Regeni.
In tre ore e mezza di audizione davanti al Copasir (comitato parlamentare per la sicurezza) il direttore dell’Aise (agenzia informazioni e sicurezza estera), Alberto Manenti, ha risposto alla commissione bicamerale presieduta da Giacomo Stucchi.
Si parla degli scenari in Libia e Siria, temi che saranno affrontati giovedì prossimo dal Consiglio supremo di difesa presieduto da Sergio Mattarella. Si affronta il tema della diga di Mosul, dove sono impegnati 450 militari italiani. Nella riunione emerge che all’Italia sono affidati i lavori di esecuzione, ma il generale contractor del progetto è la Difesa Usa.
Tutti, però, trattengono il fiato quando si affronta il tema cruciale e più delicato: la fine di Regeni dopo torture atroci.
Manca del tutto una risposta al perchè il ricercatore sia stato non solo mutilato, con le orecchie tagliate e le unghie strappate – atto dal chiaro valore simbolico – e torturato, ma anche ucciso. Se si esclude l’ipotesi che chi lo stava seviziando avesse commesso un errore, resta forse una sola spiegazione plausibile: Regeni ha visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere, andava eliminato.
Manenti ha reso noto che colleghi americani di Regeni, presenti al Cairo, hanno subito vicende drammatiche: tre di loro sono scomparsi e non se ne sapeva più niente, salvo ritrovarsi salvi in Usa dopo aver subito un certo numero di violenze.
Gli stessi egiziani, insomma, che li avevano rapiti, hanno poi provveduto a riportarli oltreoceano. Resta tuttavia sconfortante la cronologia dei fatti ricostruiti al Copasir.
Insieme alla delegazione del ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi – che poi ritornerà subito in Italia alle prime drammatiche notizie sul ricercatore italiano – c’è il vicedirettore dell’Aise, generale Giovanni Caravelli.
Poi subito al Cairo arriva anche Manenti, per una missione tuttavia definita «già programmata». Fatto sta che dai servizi d’Egitto, Mukhabarà t in testa, non arriva nessuna notizia, riscontro, traccia informativa tale da aiutare l’Aise e il governo italiano per metterlo nelle condizioni di conoscere almeno una parte della dinamica dei fatti.
In quelle ore, al Cairo, davanti alla richiesta di informazioni, c’è stato un rimpallo tra servizi e polizia egiziana: un gioco delle parti per coprire la verità .
Per il resto, dunque, il comitato parlamentare apprende che poco o nulla si sa.
I risultati dell’autopsia non sono ancora disponibili.
In corso c’è il lavoro della procura di Roma guidata da Giuseppe Pignatone con i Carabinieri del Ros e lo Sco della Polizia di Stato.
Ieri, però, il quotidiano filo-governativo egiziano AlYoum7 online, citando fonti vicine alla procura egiziana, ha scritto che Regeni «sarebbe stato ucciso da agenti segreti sotto copertura, molto probabilmente appartenenti alla confraternita terrorista dei Fratelli musulmani, per imbarazzare il governo egiziano».
Notizia poi smentita dal procuratore egiziano di Giza, Ahmed Naji.
Sembra un epilogo già scritto.
Con ipotesi fin troppo facili da formulare e già trapelate all’inizio del caso.
Marco Ludovico
(da “il Sole24ore”)
argomento: Giustizia | Commenta »
Febbraio 19th, 2016 Riccardo Fucile
NON PAGA LA BATTAGLIA PER NEGARE ELEMENTARI DIRITTI CIVILI IN VIGORE DA 15 ANNI IN EUROPA… ALFANO STA PORTANDO IL PARTITO FUORI DAL PARLAMENTO
Quello che salta all’occhio nell’ultimo sondaggio Ixe di poche ore fa è il tonfo di Area Popolare,
protagonista di una energica resistenza alla legge per i diritti civili tra coppie omosessuali.
L’unione del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e dell’Udc di Pierferdinando Casini ha perso quasi 2 punti in un mese, cioè esattamente da quando è entrato nel vivo il dibattito sul testo della Cirinnà .
Il 15 gennaio Area Popolare era data al 3,7, oggi scende all’1,9, quota pericolosamente lontana dal 3 per cento necessario per avere una rappresentanza nella nuova Camera.
A beneficiare dell’ultimo periodo non è solo il Pd, ma anche il suo leader, il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che in una settimana prende un punto percentuale e aggancia di nuovo il 32 per cento.
E lo stesso accade al governo che di punti ne guadagna due e arriva al 30.
Scetticismo si regsistra sulla ripresa economica e questo è un dato registrato ormai da diverse settimane.
Il 68 per cento degli intervistati (+2 per cento in una settimana) non vede segni di uscita dalla crisi. Gli ottimisti sembrano leggermente diminuire, calano dal 30 al 29 per cento del campione di intervistati.
Infine la questione migranti. Ixè ha “indagato” l’atteggiamento degli italiani rispetto alla presa di posizione di Vienna che ha annunciato controlli stretti a tutte le frontiere. Il 71 per cento ritiene che questa scelta sia sbagliata, il 26 per cento la definisce giusta.
(da agenzie)
argomento: Alfano | Commenta »