Febbraio 26th, 2016 Riccardo Fucile
SANITA’ LOMBARDA, GLI INDAGATI PARLANO DI UN CONTRIBUTO ELETTORALE AL SINDACO DI VERONA… LA SCELTA SUL DIRETTORE GENERALE DELLA GIUNTA TOTI PER ESTENDERSI IN LIGURIA
Non c’erano solo dentiere e sanità lombarda nelle mire di Fabio Rizzi, plenipotenziario del
governatore Roberto Maroni, e del suo alter ego Mario Longo.
Giocano la partita veneta, dove si vuole espandere la zarina Paola Canegrati, e puntano sul cavallo Tosi. Che batte cassa.
«Mi ha chiamato Flavio T. – scrive Longo alla Canegrati in un sms del 25 maggio 2015 – segnalandomi che i 10k non sono ancora arrivati. Puoi verificare per cortesia?».
Tre giorni dopo arrivano le coordinate bancarie corrette della fondazione Ricostruiamo il Paese e la «donazione» viene tracciata.
Poi Longo, intercettato dai carabinieri in auto, si sbottona con la compagna Silvia Bonfiglio e spiega che l’operazione, tramite il socio italoamericano Stefano Lorusso e il referente piemontese di Tosi, Alessandro Albano, era dieci volte più grossa: «Longo – appuntano gli investigatori nei loro brogliacci – spiega che Alessandro (Albano, ndr) gli aveva dato 100mila euro “in nero” da convertire per la campagna elettorale di Tosi, ovvero il denaro contante doveva essere convertito entro e non oltre ieri », ma i termini erano saltati.
Negli atti non c’è ulteriore traccia di questo versamento. E la vittoria di Luca Zaia in Veneto blocca i progetti espansivi.
Rizzi, nel frattempo, muove verso la Liguria. E verso Silvio Berlusconi.
Sa che le dentiere gratis sono un vecchio pallino del Cavaliere, lo vuole – e lo avrà , a concludere i lavori insieme a Maroni – a un convegno che organizza a Palazzo Lombardia il 9 febbraio 2015 sull’odontoiatria sociale.
La segretaria di Rizzi, il 3 gennaio 2015, gli racconta al telefono «che il presidente Berlusconi ha fatto molte domande su questo convegno (dove nasce e perchè)».
Creato il gancio, il duo Rizzi-Longo comincia a fare sul serio. Parlano con l’anestesista di fiducia di Berlusconi della poltrona di direttore generale della Sanità della giunta Toti.
Massimo Pisa e Emilio Randacio
(da “La Repubblica”)
argomento: Giustizia | Commenta »
Febbraio 26th, 2016 Riccardo Fucile
LO SCRITTORE DENUNCIA LA MANCANZA DI RINNOVAMENTO DELLA POLITICA, COMPRESI I CINQUESTELLE
“Lo sa il Pd nazionale come tratta i posti difficili del sud? Come buchi neri. E difatti tende a lavarsene continuamente le mani”.
Roberto Saviano non ha smesso di scagliare le sue analisi indigeste. “Quello che accade a Napoli e in Campania è esemplare, basta osservare l’offerta politica, l’assenza di un autentico rinnovamento, proprio quando si decide il destino di una capitale del Mezzogiorno sempre più povera, e più preda del crimine”.
Ma ne ha anche per gli altri. “I Cinque Stelle sono un’estensione della volontà di Casaleggio. E il sindaco de Magistris ha fallito l’unica missione che aveva”.
Uno sguardo non addomesticato nè dalla fama, nè dalla (periodica) lontananza.
Lo scrittore guarda dall’America al Mezzogiorno e alla sua Napoli, una delle metropoli che a giugno va al voto amministrativo in una sfida che non si annuncia semplice per il Pd di Matteo Renzi.
Saviano, cos’è cambiato cinque anni dopo la svolta arancione che accomunò Napoli a Milano, Genova e Cagliari? Con quale animo andrebbe a votare, se fosse rimasto in città ?
“Io non voto a Napoli perchè da dieci anni vivo sotto scorta. Forse bisognerebbe chiederlo a chi vive in una città dove si spara quotidianamente, dove è quasi impossibile trovare lavoro, dove non si investe più. Purtroppo, ciò che opprime la vita di tanti cittadini, o li costringe ad andare via, non è cambiato”.
De Magistris si ricandida: si è paragonato al Che, poi a Zapata. Cosa salva e cosa boccia della sua “rivoluzione”?
“Il sindaco aveva una missione e l’ha fallita. A fine mandato non è importante isolare cosa va salvato e cosa no, ma quale città si è ereditata e quale città si lascia. L’evoluzione delle organizzazioni criminali a Napoli non ha vita propria, ma si innesta nel tessuto cittadino e in quello politico e imprenditoriale. Se fino a qualche anno fa era quasi solo la periferia a essere dilaniata da continui agguati di camorra, ora si spara in pieno centro. E si spara per le piazze di spaccio. Non una parola sulla genesi di agguati e ferimenti. Non una parola sul mercato della droga che in città muove capitali immensi. Fare politica a Napoli e in Campania dovrebbe voler dire essere l’avanguardia della politica in Italia.
Sul Pd ha detto, a Ballarà³, che la “più credibile è la vecchia generazione, che con Bassolino ha clientele”. Ma lui, osteggiato dai renziani, può raccontarsi come nuovo.
“Lo ripeto. Io vedo che il Pd nazionale si lava continuamente le mani della Campania e di Napoli. Buchi neri, così percepisce le realtà tanto difficili da gestire. Ecco perchè non c’è nessuna proposta nuova, nessun percorso alternativo, ma tutto è lasciato ad assetti già esistenti. Cosa c’è da spiegare? È tutto evidente”.
Il Movimento 5 Stelle appare ancora segnato dal caso Quarto: da 20 giorni non riesce a indicare il candidato sindaco di Napoli e a sedare malumori
“Il Movimento 5 Stelle, che sul Sud poteva fare la differenza, sconta un vizio di forma: essere sempre meno un partito e sempre più un’estensione della volontà di Casaleggio. Così il codice d’onore, la multe e – vedi Quarto – le espulsioni assumono un profilo pericoloso perchè antidemocratico: quello della cessione di sovranità attraverso la negoziazione privata. Per logica dovrebbe essere: se vengo eletto, credo di poter amministrare secondo le specificità del territorio. Ma nel M5S non è così, perchè basta invece prendere una decisione in disaccordo col direttorio per essere cacciato via. Mi domando se gli iscritti al Movimento questa cosa l’abbiano compresa, se la ritengano giusta o la subiscano. La mia sensazione è che anche per loro la politica ormai sia solo comunicazione”.
Cosa serve di più al futuro sindaco di Napoli?
“Attenzione costante. E progetti veri: da Roma, dall’Europa. Nessun politico, nessun partito può farcela senza un progetto nazionale e internazionale che sostenga la riforma della città . Chiunque creda di potercela fare inganna se e gli elettori”.
Nella città dove i killer sono sempre più “bambini”, gli intellettuali si dividono sulla temporanea esposizione a Roma d’una splendida opera del Caravaggio. Ha vinto il no. Lo chiedo a lei che ha fondato una corrente narrativa: ma Gomorra si può esportare e i capolavori d’arte no?
“Capisco la provocazione: un Caravaggio esposto a Roma avrebbe agito ottimamente da marketing per il turismo. Se poi è vero quanto ho letto, e cioè che il prestito avrebbe garantito fondi per una casa rifugio al rione Sanità per donne e bambini, allora credo che certe polemiche non solo siano sterili, ma anche dannose. Il Il Pio Monte della Misericordia, dove si trova il Caravaggio, è in via dei Tribunali, a due passi da Forcella, dove a Capodanno è stato ucciso un innocente. Mi viene da sorridere quando oltre al vincolo di inamovibilità si fa appello alla comprensione dell’opera solo nel contesto che in cui è inserito. Perchè quel contesto è terribile e difficile per chi ci vive e per chi resiste”.
Conchita Sannino
(da “La Repubblica”)
argomento: Napoli | Commenta »
Febbraio 26th, 2016 Riccardo Fucile
LA 21ENNE ROMANA, FIGLIA DI UN IMPRENDITORE, ALL’ORIGINE DELL’ABBANDONO DEI GIOVANI DI “AZZURRA ITALIA”
Pare proprio che quest’estate un’altra ragazza sia entrata nel cuore dell’ex premier Silvio
Berlusconi, e proprio dopo una vacanza in Sardegna.
A raccontarlo è il Fatto Quotidiano: “Si chiama Lavinia Palombini, romana, 21 anni, bionda e spesso senza trucco, proprio come ama B., figlia di un imprenditore romano. Tutto bene, tutto previsto, macchè. L’amicizia tra i due ha destabilizzato ulteriormente il suo rapporto con la (presunta) compagna Francesca Pascale, ha creato nuovo panico nel cerchio magico (“oddio, e ora chi è questa?…oddio, ci risiamo!”, le prime reazioni di chi gli sta vicino)”.
L’amicizia tra i due avrebbe creato, però, dei problemi e non solo a livello personale all’ex premier italiano.
Lavinia Palombini, dice il giornale diretto da Marco Travaglio, sarebbe la causa della rottura della relazione con la Pascale, infatti, Lavinia sarebbe la nuova fidanzata di Berlusconi.
Inoltre, Alessandro Ferrucci, racconta come questa relazione abbia causato “l’addio a Forza Italia del gruppo di giovani fondato dai fratelli Zappacosta, Luca e Andrea, per divergenze politiche e per “l’influenza negativa della vita privata”.
Nonostante in un’intervista riportata dal quotidiano, Andrea Zappacosta abbia più volte ribadito che dietro la scelta politica non ci siano gli atteggiamenti della ragazza ma motivazioni “di natura politica”.
Come si legge sul Fatto Quotidiano: “La sostanza racconta di liti tra l’ex Cavaliere e Francesca Pascale, di discussioni accese, per usare un eufemismo; di accuse e fughe. Ritorni. Altre liti. No, Lavinia, proprio no. Più giovane della fidanzata ufficiale di quasi dieci anni, molto, eccessivamente simile alla celeberrima Noemi Letizia; si definisce appassionata di politica, affascinata dal “carisma” di Berlusconi e da un mondo di riflettori, lusso, regali e ancora regali, storie, storielle e il solito menu, tutto snocciolato nella settimana passata a Villa Certosa”.
Infatti, chi avrebbe assistito alla nascita della loro amicizia, racconta il Fatto Quotidiano, testimonierebbe di almeno 60 telefonate al giorno da parte di Silvio Berlusconi alla nuova fidanzata.
“In Sardegna — dice la fonte dell’articolo del Fatto — la chiamava in continuazione, la cercava sempre”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Febbraio 25th, 2016 Riccardo Fucile
LO SCUDIERO DI VERDINI IMITA CRAXI E SI BECCA GLI INSULTI… LA SINISTRA PD E’ UNO ZOMBI
Ecco, si alza Lucio Barani, garofano rosso, nel taschino, Craxi nel cuore: “Il nostro voto favorevole alla fiducia – scandisce il capogruppo di Ala – non è mercimonio, ma coerenza”. Una voce si leva dai banchi dei Cinque stelle: “Vai ad Hammamet”.
L’immagine fissa che il maxi-schermo proietta in Transatlantico, al Senato, è questa. In piedi, Barani, che nella mimica imita Craxi, girandosi a 45 gradi rispetto al microfono prima verso destra poi verso sinistra.
Alla sua sinistra Denis Verdini, aria sorniona. Dietro Manuela Repetti, per la quale Bondi sognava un ruolo da portavoce di Berlusconi. Di fronte al no, scoppiò l’amore per Renzi.
Alla sinistra della Repetti Amoruso, ex An, ex Pdl area Gasparri: “Siamo rimasti fedeli al patto del Nazareno – prosegue Barani – e il nostro è un sì tecnico e politico. Il rischio è che senza i voti di Ala questa legge non passi, così come senza i nostri voti non sarebbe passata la riforma costituzionale”.
Il ministro Orlando passa davanti allo schermo. A domanda, se la foto ricorda il governo Berlusconi, tira dritto: “Scusate, devo dare un’intervista al Corriere”.
Fa effetto l’immagine. Verducci allarga le braccia. Provvidenziale, sul telefonino, compare l’Ansa con le dichiarazioni di Giorgio Napolitano: “Renzi al Colle? I voti di Ala sono solo aggiuntivi”. Aggiuntivi, determinanti, il quesito della giornata lo chiarisce Sposetti, sempre circondato da capannelli di senatori che adorano la sua saggezza comunista: “Da che mondo è mondo, se uno vota la fiducia significa che sta in maggioranza. O no? Il dato politico è che d’un colpo è cambiata la natura del Pd, che è diventato un partito moderato e quella della maggioranza con l’ingresso di Verdini”.
L’unico a parlare chiaro. Il grosso del Pd evita il discorso.
Loro, i verdiniani, per l’intera giornata, non si vedevano neanche al bar. Profilo basso, non una parola coi giornalisti.
Stefano Esposito, turco del Pd, li guarda con occhi sbarrati: “Sono delle sfingi, nulla li turba. Riuscirebbero a negare il loro nome rimanendo imperturbabili. È una forma di professionismo politico. Sono, indubbiamente dei professionisti, comunque uno la pensi. Comunque, sa che le dico? Menomale che c’è Gandolfini. Ci ha fatto uno spot che chiude la giornata”.
Già , Gandolfini, che vede i cosacchi in Vaticano è una manna dal cielo.
Pure la Cirinnà , che ha visto stravolta la sua legge, pare meno tramortita. Dentro, parecchi cattolici vanno al sodo. Giuseppe Ruvolo, una volta gran difensore di Cuffaro oggi con Verdini: “Siamo in maggioranza e all’inpiedi, perchè le poltrone sono tutte occupate”.
Esce dall’Aula Jonny Crosio, leghista. Ha appena finito di parlare in Aula con Verdini. Chiacchiere, come accade nelle giornate infinite: “Verdini sta sul pezzo, sta sul pezzo di brutto… Altro che unioni civili, dentro si fanno i discorsi seri: il conflitto di interessi, le autostrade. Lotti sta furioso con Delrio. E Denis… Faccio una previsione: finiranno tutti assieme, appassionatamente: Renzi, Lotti, Verdini”.
La vulgata, dentro Ala, è che per ora siamo “all’appoggio esterno”, l’ingresso al governo avverrà dopo il referendum, poi le liste assieme.
Riccardo Villari, vecchio volpone: “Vabbuò, ma è chiaro quello che sta accadendo: Verdini sta facendo esplodere le contraddizioni del Pd. È convinto che Renzi scaricherà i comunisti. E i fatti gli danno ragione”.
A palazzo Madama, a metà pomeriggio, tutta la sinistra dem è riunita. Clima teso: “Parliamoci chiaro – dice uno dei presenti – l’ingresso di Verdini è un cazzotto nello stomaco, la fiducia sui diritti un modo di procedere vergognoso, ma come facciamo a dire di no a questo compromesso che comunque è un passo in avanti?”. In Transatlantico è un florilegio di battute sulla vis pugnandi della sinistra Pd.
Vicino a una finestra, c’è Sergio Lo Giudice a telefono, furioso. F
orse è un’intervista: “La fedeltà – dice – è un concetto obsoleto. Non può mica essere questo il fondamento della famiglia”.
Si avvicina Guido Viceconte, senatore lucano di Ncd: “Riccà , questo non sta buono. Dobbiamo chiamare il 118”.
Villari, imperturbabile: “Guido, come sei antico. Liberati dalle catene”.
Si aggira, ovunque, una sorridente Cirinnà : “Abbiamo sconfitto il partito incolore dell’immobilismo”.
E anche Verdini continua a muoversi molto.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Diritti civili | Commenta »
Febbraio 25th, 2016 Riccardo Fucile
“UNA SCELTA CHE FA VOMITARE: UNA COPPIA DI QUALSIASI GENERE CHE DECIDE DI SPOSARSI ACCEDE A UN RITO CHE HA I SUOI VALORI SIMBOLICI, NON E’ UNA QUESTIONE CHE SI POSSA LIQUIDARE COME HA FATTO IL PARLAMENTO”
«Una piccola grande vergogna». Questo pensa, Massimo Cacciari, del modo in cui il concetto di
fedeltà è finito nel dibattito sulle unioni civili.
Svilito del suo significato più profondo. Usato come un dispetto della politica da coloro che hanno voluto sottrarre l’obbligo di fedeltà ai gay che decidono di sposarsi. E come una ripicca insensata da chi ora propone di levarlo anche al matrimonio, ritenendolo desueto e ancorato a un passato che non c’è più.
«È la vergogna di un istituto da cui traspare lo spirito del mondo in cui stiamo vivendo. Uno spirito misero, che mi fa orrore», dice il filosofo.
Professor Cacciari, ha senso consentire le unioni gay eliminando l’obbligo di fedeltà ?
«È allucinante che si parli di queste cose con tale leggerezza. La fedeltà è un argomento serissimo di cui queste persone neanche capiscono il significato, il termine, l’etimo. Questa cosa che venga considerata un elemento di sacralizzazione del matrimonio per gli eterosessuali e – al contrario – un optional per gli omosessuali che decidono di costituire una famiglia, fa vomitare».
Alcuni parlamentari del Pd propongono che l’obbligo sia tolto anche dalle norme che regolano il matrimonio. Che ne pensa?
«Va bene. Di fronte a puttanate si risponde con battute. Come tra ubriachi. Questo mi sono sembrati i dibattiti di questi giorni al Senato: discussioni tra ubriachi».
Ma non crede che l’obbligo di fedeltà possa essere considerato il retaggio di una mentalità superata, di un mondo diverso da quello di oggi?
«Sono questioni che non riguardano solo le leggi. Quando quelle norme sono state scritte penso che i politici si rendessero conto del significato del termine fedeltà . Qualsiasi relazione, una coppia di qualsiasi genere che decide di sposarsi, accede a un rito che ha i suoi valori simbolici e che esiste da decine di migliaia di anni. Questo è un fatto molto importante che impegna, che responsabilizza. Un Parlamento che si mette a giudicare queste cose con siffatta faciloneria è incomprensibile. Potrei parlare a lungo del significato e del valore della fedeltà , ma avrei bisogno di 50 pagine. Non è un tema che possa essere trattato in questo modo».
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)
argomento: Diritti civili | Commenta »
Febbraio 25th, 2016 Riccardo Fucile
“IL GIUDICE NON DEVE CONSIDERARE ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE LA INOSSERVANZA DEL DOVERE DI FEDELTA’ CONIUGALE”
C’è anche Monica Cirinnà tra i firmatari del disegno di legge presentato dalla senatrice del Pd Laura Cantini e che prevedere di “togliere dall’articolo 143 del Codice Civile il riferimento all’obbligo reciproco di fedeltà tra i coniugi”.
Il ddl è stato sottoscritto da altri 11 senatori tra i quali la stessa Cirinnà e Sergio Lo Giudice.
L’obbligo di fedeltà , ha spiegato la senatrice Cantini, “è un retaggio di una visione superata e vetusta del matrimonio il giudice non può fondare la pronuncia di addebito della separazione sulla mera inosservanza del dovere di fedeltà coniugale. Inoltre la legge 219 del 2012 — sottolinea la senatrice Pd — ha superato la distinzione tra figli legittimi e naturali, che rese fondamentale all’epoca l’obbligo di fedeltà tra i coniugi”
Per la senatrice quindi “da questo punto di vista l’accordo raggiunto sulle unioni civili recepisce un modello molto più avanzato, che dovrà essere recepito dal Codice civile”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Diritti civili | Commenta »
Febbraio 25th, 2016 Riccardo Fucile
VIVIAMO UN’ARRETRATEZZA CULTURALE DI FONDO … LA SPECULAZIONE POLITICA E’ RIUSCITA A PERSEGUITARE I BAMBINI
Una soluzione che ben potrebbe essere considerata paradossale, se i modi fantasiosi dell’attuale
politica non l’avessero spinta verso funambolismi che la destituiscono di vera credibilità .
Si rafforza, infatti, l’attuale maggioranza di governo proprio sul terreno più “divisivo” tra Pd e Ncd. Ma non sarebbe questo l’unico paradosso, o l’unica contraddizione, di una fase così confusa e politicamente così mal gestita.
E allora è il caso di fare una prima valutazione di quel che è già avvenuto, di quanto si è già perduto e di quanto si può ancora perdere
La discussione sulle unioni civili era cominciata sottolineando che finalmente era alle porte una legge da troppo tempo attesa, che avrebbe consentito all’Italia di recuperare un livello di civiltà dal quale si era allontanata e che, in questo modo, l’avrebbe riportata in Europa.
Ma, avendo perduto troppi pezzi, la legge approvata finirà con l’essere considerata come una nuova testimonianza di una arretratezza di fondo che, anche quando si fanno sforzi significativi, non si riesce davvero a superare.
Che cosa vuol dire Europa in una materia davvero fondamentale, non per una forzatura ideologica, ma perchè riguarda i fondamenti stessi del vivere?
Vuol dire costruzione di un sistema sempre più diffuso e condiviso di principi e regole, che è stato poi affidato ad un documento comune, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che dal 2009 ha lo stesso valore giuridico dei trattati e che, quindi, dovrebbe essere costante punto di riferimento nelle discussioni legislative dei singoli Stati membri.
Proprio per il tema affrontato in questi giorni al Senato, l’innovazione della Carta è stata massima.
L’articolo 21 ha vietato ogni discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale. L’articolo 9 ha cancellato il requisito della diversità di sesso per il matrimonio e per ogni forma di organizzazione familiare, e i giudici europei seguono ormai questo criterio. Eguaglianza, parità dei diritti, libertà nelle scelte.
Principi essenziali, che avrebbero dovuto guidare i dibattiti parlamentari e che lì, invece, sono comparsi in maniera sempre più pallida.
Sono stati spesso sopraffatti da un coacervo di confusi riferimenti morali, strumentalizzazioni politiche, controversi riferimenti scientifici.
Si finisce così con l’avere la sensazione che l’Italia – al riparo da un “Grexit” per ragioni economiche e da un “Brexit” per ragioni politiche – abbia scelto la strada di un “exit” dall’Europa tutto culturale.
Già possiamo misurare gli effetti sociali di questo modo di procedere. Sono tornati nella discussione pubblica, con una rinnovata e violenta legittimazione derivante da toni del dibattito parlamentare, argomenti omofobi, discriminatori, aggressivi, incuranti dell’umanità stessa delle persone.
Si è minacciato il ricorso ad un referendum popolare contro la norma che avesse ammesso l’adozione del figlio del partner.
Forse vale la pena di ricordare che, nel 1974, quando ci si avviava verso l’eliminazione delle discriminazioni contro i figli nati fuori del matrimonio (i “figli della colpa”, gli “illegittimi”), i professori Sergio Cotta e Gabrio Lombardi, che già avevano promosso il referendum contro la legge sul divorzio, ne minacciarono uno contro una riforma che fosse andata in quella direzione (intenzione caduta dopo che l’abrogazione del divorzio fu respinta dal voto popolare).
E proprio intorno alla norma sull’adozione si è concentrato oggi un fuoco di sbarramento che colpisce, insieme, i diritti delle coppie e quelli dei bambini.
Proprio dei bambini, strumentalmente indicati come oggetto di una necessaria tutela e che, invece, rischiano d’essere ricacciati in una condizione di discriminazione, creando una nuova categoria di “illegittimi”.
Più che un intento discriminatorio, ormai uno spirito persecutorio.
Si può in concreto indebolire o cancellare la tutela di cui essi già godono fin dal 1983 attraverso un saggio intervento e una valutazione dei giudici, che hanno applicato le norme sull’adozione in casi particolari in nome dell’interesse “supremo” del minore.
Una conquista civile dalla quale non si dovrebbe uscire, richiamata dall’Avvocatura dello Stato davanti alla Corte costituzionale, che ieri ha deciso un caso relativo all’adozione da parte di due donne sposate negli Stati Uniti delle reciproche figlie.
Dallo scarno comunicato della Corte non si può dedurre con certezza se le sue indicazioni puntuali consentiranno di continuare a ricorrere alle diverse soluzioni già utilizzate dai giudici.
La prudenza e il rigore dovrebbero sempre guidare il legislatore. Ma più ci si inoltra negli intricati meandri in cui si è cacciato il Senato nella tenace sua volontà riduzionistica delle unioni civili, più si coglie l’approssimazione e l’incapacità di comprendere la rilevanza dei diritti in questione.
L’esecrazione per l’utero in affitto, improvvisamente evocata contro l’adozione del figlio del partner nelle coppie omosessuali mentre è pratica al 93% di quelle eterosessuali, porta a declamare la sua qualificazione come “reato universale” con condanna del genitore e divieto di riconoscimento del figlio.
Ma si ignora che la questione è stata risolta il 26 giugno 2014 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha condannato la Francia a trascrivere l’atto di nascita dei figli nati all’estero da una madre surrogata, anche se in Francia, come in Italia, questa pratica è vietata.
E la Cassazione francese ha dato seguito a quella decisione. Ma la nostra aggrovigliata discussione ignora a tal punto l’Europa da aver subito dimenticato che il Parlamento non ha scelto liberamente di legiferare in questa materia, ma è stato obbligato a farlo da una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 2015, che ha condannato lo Stato italiano a riconoscere alle coppie di persone dello stesso sesso uno statuto giuridico adeguato.
Un “obbligo positivo”, al quale si tenta di sottrarsi con mille sotterfugi, cominciando con il trascurare che quella sentenza è fondata sull’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che riconosce il diritto alla “vita privata e familiare”.
A questo non basta fare un riferimento generico. Poichè la sentenza dice che “le coppie dello stesso sesso hanno una situazione sostanzialmente simile a quelle delle coppie di sesso diverso”, e qui la discrezionalità del legislatore è ridotta, il riferimento alla vita familiare deve essere inteso nella sua pienezza organizzativa.
Altrimenti si fa una operazione culturalmente regressiva, un altro atto implicito di uscita dall’Europa.
È in corso una grottesca operazione di ripulitura di ogni accenno che possa far pensare al matrimonio. Persino l’idea della fedeltà nelle coppie di persone dello stesso sesso deve essere allontanata, quasi che l’affetto e il “diritto d’amore” possano scomparire per effetto di arzigogoli verbali.
In realtà si sta preparando una linea interpretativa rigidissima della nozione di famiglia per bloccare ogni ulteriore sviluppo in materia. È urgente invece un riflessione culturale sul sistema costituzionale, quella che nel 1975 aprì la strada alla riforma del diritto di famiglia.
Tutto questo, e molto altro che si potrebbe aggiungere, ci dice con quale spirito si dovrà accogliere la legge ora annunciata.
Nessuno predica il tanto peggio tanto meglio. Ma nessuno potrà negare che un testo scarnificato, impoverito, mortificato porterà al suo interno il segno di una sconfitta politica e culturale.
Condannando l’Italia, la Corte europea aveva parlato di un tradimento della fiducia e delle attese delle persone omosessuali.
Tradimento che oggi riguarda tutti i cittadini ai quali spetta di vivere in un paese coerentemente inserito nel contesto culturale europeo.
E invece si annunciano nuove distanze nuovi conflitti, rinvii a testi futuri, giochi d’inganni.
Stefano Rodot�
(da “La Repubblica”)
argomento: Diritti civili | Commenta »
Febbraio 25th, 2016 Riccardo Fucile
LA PROMESSA TRADITA DI QUANDO CORREVA PER DIVENTARE SEGRETARIO DEL PD
Era il 29 novembre 2013 quando l’allora candidato alla segreteria del Pd Matteo Renzi si sfidava in diretta tv su Sky Tg24 con i suoi rivali Gianni Cuperlo e Pippo Civati. Tra i tanti interventi ce n’è uno che è tornato a girare sui social network in questi giorni di discussione e approvazione al Senato della legge sulle unioni civili.
Un testo dal quale, com’è noto, è stato eliminato un pilastro portante del ddl Cirinnà : la stepchild adoption.
Durante il confronto tv il premier Renzi infatti lanciò una promessa: “Nel mio gruppo di lavoro – disse – c’è una coppia, Letizia e Teresa, che da poche settimane ha un figlio che si chiama Ernesto. Da segretario del Pd lavorerò perchè Ernesto abbia gli stessi diritti dei miei figli e, dopo tanti anni di discussioni andate a vuoto, faremo una legge sui diritti civili”.
La decisione di porre la fiducia da parte del governo sul maxi-emendamento uscito dall’accordo tra Pd e Ncd ha portato al sacrificio dell’adozione del figlio del partner sull’altare del compromesso.
Lo stesso Renzi, in realtà , durante la conferenza di fine anno, aveva detto che il governo non avrebbe fatto ricorso a uno strumento come la fiducia per lasciare liberi tutti i parlamentari di votare.
Ora però tanti sui social network chiedono conto al premier che ne sarà del piccolo Ernesto: “Salutaci il piccolo Ernesto. Tu che mantieni le promesse”, scrive un utente. Oppure “Ernesto, stai sereno”.
Tanti saluti e tanti abbracci al piccolo figlio di Letizia e Teresa. E auspici per il futuro: “Ernesto, al prossimo giro ti andrà meglio, contaci”.
(da “Huffingtonpost“)
argomento: Diritti civili | Commenta »
Febbraio 25th, 2016 Riccardo Fucile
NEL MIRINO IL TRASFERIMENTO AD ISERNIA DELL’ALLORA PREFETTO DI ENNA GUIDA
Il ministro dell’Interno Angelino Alfano è indagato per abuso d’ufficio dalla procura di Roma. 
Con Alfano sono indagati anche il viceministro Filippo Bubbico e il suo segretario particolare Ugo Malagnino, l’ex senatore del Pd Vladimiro Crisafulli, il presidente dell’università Kore di Enna, Cataldo Salerno.
Il reato sarebbe stato commesso il 23 dicembre, giorno in cui il Cdm approvò il trasferimento ad Isernia dell’allora prefetto di Enna, Fernando Guida.
Il fascicolo è stato trasmesso dalla procura di Roma al tribunale dei ministri lo scorso primo febbraio.
Nell’avviso notificato agli indagati, che vale come informazione di garanzia, si legge che Alfano e gli altri indagati risultano «sottoposti ad indagini per il reato di cui all’articolo 323 del codice penale, commesso in Roma il 23.12.2015».
«In data odierna – è scritto ancora nell’avviso – questo ufficio ha trasmesso il procedimento sopra indicato al competente Collegio per i reati ministeriali, al quale i suddetti possono presentare memorie o chiedere di essere ascoltati».
Il provvedimento è firmato dal sostituto procuratore Roberto Felici e dal procuratore aggiunto Francesco Caporale.
L’inchiesta – secondo quanto si apprende – riguarda proprio il trasferimento da Enna del prefetto Guida.
Questi lo scorso 28 ottobre aveva avviato le procedure e gli accertamenti che si sono conclusi, dopo il suo trasferimento, con il commissariamento dell’università Kore.
Lo scorso primo febbraio la prefettura di Enna, con un decreto, ha sciolto gli organi amministrativi dell’ateneo e ha nominato tre commissari, per un periodo di sei mesi, prorogabili. Si tratta del prefetto Francesca Adelaide Garufi e dei professori Carlo Colapietro e Angelo Paletta.
La procedura era stata avviata dopo la proposta, avanzata dalla Fondazione per la libera università della Sicilia centrale Kore di modificare il proprio statuto.
(da “La Stampa”)
argomento: Alfano | Commenta »