Marzo 18th, 2016 Riccardo Fucile
“MAI PIU’ NEGLI STADI ITALIANI”… “CHIUDERE ROMA AI TIPOSI BESTIA”… “VANNO SCHEDATI”… LA MELONI NON HA NULLA DA DIRE
Rabbia, indignazione, orrore. 
Il giorno dopo il video pubblicato da El Paìs che riprende un gruppo di tifosi dello Sparta Praga in trasferta a Roma orinare su una mendicante che chiede l’elemosina su Ponte Sant’Angelo esplode la polemica.
Sul web è un coro di voci contrariate.
E l’umiliazione e l’oltraggio ai danni di quella donna buca anche la campagna elettorale per il sindaco di Roma.
“Mi piacerebbe che quei sedicenti tifosi dello Sparta Praga che hanno urinato su un mendicante e hanno pure avuto il coraggio di immortalarsi su Youtube non mettano mai più piede in uno stadio italiano, a partire dall’Olimpico, e mi auguro che siano identificati nel più breve tempo possibile. Il calcio non può essere una scusa per venire a Roma a fare nefandezze” scrive su Facebook il candidato del centrosinistra, Roberto Giachetti.
“Sta facendo il giro del web questo video che mi indigna profondamente come essere umano e come romana. L’accattonaggio selvaggio a Roma è un problema, se non a volte una vera e propria emergenza, ma qui siamo di fronte a una violazione dei diritti umani. Un episodio disgustoso e deplorevole in pieno giorno davanti agli occhi di decine di passanti e nei pressi di una delle più grandi bellezze culturali del mondo. Con il MoVimento 5 Stelle al governo di Roma farò il possibile perchè a queste bestie siano chiuse le porte della città ” dice Virginia Raggi.
“I protagonisti di quel gesto orribile non vanno solo cacciati dalla nostra città ma schedati in modo che non possano andare più da nessuna parte. Cosa c’entra con lo sport una barbarie simile?” ha dichiarato nel corso della trasmissione ‘L’Aria che Tira’ Stefano Fassina, candidato sindaco della sinistra.
Il silenzio del centrodestra è rotto solo da Storace che commenta: “Roma è diventata il cesso di qualunque bestia venga da fuori”.
Un po’ poco, ma sempre meglio della vergognosa assenza degli altri.
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Marzo 18th, 2016 Riccardo Fucile
«E’ UNA VICENDA DA CORTILE, SONO TRIBU’ IN LOTTA, LA PAGHERANNO CARISSIMA”
Un candidato a sinistra, Roberto Giachetti, l’hanno trovato. A destra invece…
«La destra è grossier, non ha raffinatezze e ha risolto tutto in vicenda di cortile. La battuta fulminante è di Italo Bocchino: a Berlusconi gli è finita come a Gheddafi. Tolto il rais le tribù hanno iniziato a massacrarsi tra di loro. E questo è successo nella vicenda romana. È un’operazione da manuale».
Di autodistruzione?
«Avevano la possibilità di vincere immediatamente, avevano pure il candidato pronto. Bastava salire sul treno di Marchini».
Marchini, dunque, è il centrodestra?
«No. Fino a ieri era il vaso di coccio tra due di ferro: quello del centrosinistra e quello del centrodestra. Ma l’evoluzione dei fatti, con il centrosinistra che si dilania nelle primarie, con il centrodestra che invece si riduce alle guerre tribali, è andata a finire che il vaso di coccio è diventato d’acciaio e ha frantumato gli uni e gli altri».
A destra è stato tutto un ondeggiare tra proposte, ripensamenti, veti e controveti. In campo, a contendersi la stessa porzione, ad oggi ci sono principalmente quattro destre — Meloni, Bertolaso, Marchini e Storace — più outsider (Tosi) e gli identitari (Msi e CasaPound). Che segnale è?
«Faccio un’obiezione. Marchini non c’entra niente con la destra. Era l’opportunità , come lo fu Berlusconi nel ’93, che la destra non ha saputo cogliere. Del resto, non si può mettere sulle sue spalle la responsabilità della catastrofe del centrodestra. Questa è una vicenda dove, se si mettono in fila i fatti, non si può che ridere a ogni passaggio. Un candidato, schierato contro la sinistra e contro Renzi, insomma c’era. Marchini, ricordiamolo, è quello che ha costretto Ignazio Marino alle dimissioni consentendo ai romani di tornare al voto. E il centrodestra, invece di seguire uno schema “tatarelliano”, si è incarognito in una guerra tribale».
Quali tribù?
«Parenti, cognati, cugini, manca solo di cantare, con “Io, mammeta e tu”, jatevenne tutti quanti!»
Perchè?
«Da un lato Berlusconi perde perchè vuole assicurare al Matteo suo (Renzi, ndr ) la tranquillità , loro invece hanno l’interesse a mantenere i piccoli appezzamenti. Perchè hanno necessità di farsi contare».
Al Pantheon un po’ tutti spiegavano che quella di Meloni era e resta la «scelta naturale» per Roma.
«Se tu sei di destra e vuoi fare una scelta identitaria non puoi che votare Storace. Oppure, il Movimento sociale Italiano con Alfredo Iorio, quindi CasaPound con Simone Di Stefano».
Ma della candidatura Meloni, con la citazione della Lupa che allatta i due gemelli?
«Ecco, la prima cosa che mi viene in mente è che uno dei due gemelli ha ammazzato l’altro».
Non si può non fare un parallelismo con il ’93.
«Un parallelismo, in verità , c’è: hanno perso l’opportunità . Allora si chiamò Berlusconi, oggi Marchini».
La ditta Berlusconi e Pascale non trovato di meglio che definire i leghisti di Roma “fascisti” e “fascista”, per quanto “raffinata” e “moderna”, Giorgia Meloni.
«Berlusconi dovrebbe pensare che l’antifascismo, soprattutto quello suo, gli porta male. Ma male vero. La sua sfiga iniziò a Onna, quando, al culmine del suo successo, indossò il fazzolettone da partigiano: da lì cominciarono Noemi, la D’Addario, i bunga-bunga…»
Le abbiamo ribattezzate sul Tempo “Le liti di Marzo”. Un necessario parricidio?
«I parricidi in politica sono fondamentali, non v’è dubbio. Ma si fanno quando i padri sono al potere».
Si dice, infine, che nella confusione a destra s’avanza la (penta)”stella” di Virginia Raggi.
«La stragrande maggioranza degli elettori che non è di sinistra le ha dato appuntamento al ballottaggio. Fermo restando questo andazzo».
Antonio Rapisarda
(da “il Tempo”)
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Marzo 18th, 2016 Riccardo Fucile
LA CINQUESTELLE REPLICA: “L’HANNO MANDATA ALEMANNO E LA RUSSA?”
Salvini lo aveva già detto: “Se la destra non arrivasse al ballottaggio voterei M5s”.
Oggi lo ripete anche la
ventriloqua Giorgia Meloni, candidata sindaca di Fratelli d’Italia e Noi con Salvini, nota per avere idee originali e mai al seguito di nessuno: “Se non arrivassi al ballottaggio voterei Raggi anche se trovo deludente la storia di M5s perchè speravo di avere degli alleati in parlamento su alcuni argomenti di rottura. Poi ho capito che per loro l’unica cosa importante è che loro sono puliti e gli altri spazzatura e non ti aiutano mai a portare a casa un risultato”.
E su Giachetti: “Sono molto amica di Roberto ma davvero non riuscirei a sostenere il governo Renzi e i suoi rappresentanti”.
Virginia Raggi replica a stretto giro: “Ogni tanto ritornano, non so chi sia stato ad averle consigliato di scendere in campo, Alemanno o Berlusconi con il quale ha governato, La Russa, con cui ha fondato un partito, sono sempre gli stessi”.
Pochi giorni fa, l’esponente grillina era stata solidale con la Meloni che poteva fare la mamma e il sindaco, oggi la liquida così.
(da agenzie)
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Marzo 18th, 2016 Riccardo Fucile
IL SUO AUSPICIO: “CI VORREBBE UN MANAGER”
Vincere a Roma fa paura. Parola di uno che conosce la città meglio di ogni altro: Carlo Verdone.
In una intervista al Fatto Quotidiano il regista si sofferma sul caos pre elettorale capitolino.
Alla base, secondo Verdone, non ci sono solo le conseguenze in caso di sconfitta, ma soprattutto le responsabilità in caso di vittoria.
“Non le è venuto il sospetto che a Roma non voglia vincere nessuno?”, chiede il cronista. “Certo che mi è venuto. Roma è da sempre la culla di qualunque ambizione politica. Chi la governa, cade”.
A limitare l’azione della politica, secondo Verdone, c’è la paura di risultare impopolari. “Hanno paura di non essere più votati e quindi da anni danno un colpo al cerchio e un colpo alla botte. Hanno paura dei piccoli egoismo personali. Di perdere il loro pacchetto di preferenze”.
Per questo, sottolinea Verdone, “forse Roma la può governare soltanto un manager che pensi: ‘Tra 5 anni non devo ricandidarmi'”.
Quanto al pool di candidati in campo, il regista è impietoso: “Ora siamo al Medioevo. Alla totale sfiducia nei confronti delle istituzioni. Alla competizione elettorale si presenta una squadra di calcio. Quattro candidati di centrodestra, tre di centrosinistra, i Cinque stelle, gli indipendenti. non si riescono a individuare facce, nomi e ruoli. Chiunque vinca queste incaciaratissimecarlo elezioni deve però sapere che siamo all’ultima spiaggia”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 18th, 2016 Riccardo Fucile
NON C’E’ PIU’ LIMITE ALLA VERGOGNA, MAI CHE CERTI ESCREMENTI UMANI VENGANO ARRESTATI
Non c’è limite alla vergogna. 
Dopo i fatti di Madrid – dove alcuni tifosi del Psv Eindhoven avevano lanciato monetine contro i mendicanti – è successo di peggio a Roma, dove i tifosi dello Sparta Praga, nella Capitale per il match contro la Lazio valido per gli ottavi di Europe League, si sono resi protagonisti di un altro episodio vergognoso, urinando su una donna che chiede l’elemosina su Ponte Sant’Angelo.
Il tutto avviene di giorno e davanti agli occhi di alcuni passanti che pur accorgendosi di quello che sta accadendo non intervengono, mentre altri addirittura sorridono del folle gesto.
Alla fine la donna si alza per allontanarsi e mentre cerca riparo altrove una ragazza, impietosita, si avvicina a lei e le porge una moneta.
Non abbiamo sentito alcuna presa di posizione sull’episodio da parte dei tanti politici che ogni giorno ci propinano le loro banalità .
Non abbiamo letto di procedimenti in atto di identificazione dei responsabili per assicurarli alle patrie galere.
Forti coi deboli e deboli coi forti.
Finchè qualcuno non spezzerà le gambe a questi escrementi umani.
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Marzo 18th, 2016 Riccardo Fucile
TULLIA MORETTO NON AVREBBE “IL FISICO ADATTO”: DALLA LOTTA DI CLASSE ALLA LOTTA CONTRO LE GRASSE
“Chiunque abbia usato discriminazioni basate sull’aspetto, per fare lotta politica, non è degno di restare nel partito e nell’amministrazione”.
Con questo giudizio, che sembra preludere alla caduta di qualche testa, il sindaco di Bologna Virginio Merola stigmatizza la vicenda dell’esponente dem Tullia Moretto, denigrata dai colleghi di partito perchè troppo grassa.
La cuperliana — presidente del circolo Fossolo e possibile candidata per la corsa alla guida del Quartiere Savena — ha riferito, durante la riunione del direttivo, di aver ricevuto delle offese sul suo aspetto.
Alcuni colleghi dem le hanno detto esplicitamente che non ha il fisico adatto per candidarsi perchè è troppo grassa.
“Ce lo ha raccontato durante il direttivo dell’altra sera — conferma Maurizio Ghetti, consigliere comunale del Pd —. Sono allibito dal fatto che, in un partito come il nostro, vengano fatte queste affermazioni sull’aspetto fisico. Non era mai successo. Da parte di tutti i consiglieri massima solidarietà a Moretto”.
La consigliera oggetto di offese aveva inviato ai 15 componenti del direttivo del circolo Fossolo una convocazione urgente che faceva presagire nell’incipit l’argomento della serata, come conferma Ghetti: “Vista la situazione sempre più grave creatasi nel nostro quartiere, nella quale anche la sottoscritta è stata oggetto di affermazioni veramente basse, anzi per l’esattezza “grasse” etc…”
Sì, perchè in realtà l’episodio è solo l’ennesimo atto di una guerra per le candidature nel Quartiere Savena e Tullia Moretto è finita nel mirino di alcuni colleghi di partito che hanno deciso di condurla senza esclusione di colpi.
Ad affrontarsi, come avviene spesso nel Pd, opposte correnti.
Da una parte i renziani che caldeggiavano la rielezione di Virginia Gieri, dall’altra i sostenitori del sindaco Merola che appoggiavano Maurizio Gaigher.
Alla fine è stata scelta la consigliera comunale uscente Marzia Benassi, scontentando le due fazioni, mentre altri candidati che avevano dato la loro disponibilità — critica Ghetti — “non sono proprio stati presi in considerazione”.
“Nella riunione del circolo — aggiunge — ci sono state molte critiche sulle modalità con cui si è arrivati ad esprimere la scelta sul Savena”. Soprattutto — sottolinea — “riguardo i veti posti sull’attuale presidente Gieri che era sicuramente la soluzione più indicata in un momento così”.
“Non sapevo che al Quartiere Savena si fosse arrivati a tali livelli di conflittualità — interviene preoccupata Donata Lenzi, deputata Pd appartenente all’Unione Savena che comprende sia il suo circolo (S.Ruffillo) che il Fossolo -.
È un episodio bruttissimo, segno di rapporti personali deteriorati. Io avrei visto con favore la candidatura di Moretto. Poteva rappresentare il territorio di S.Ruffillo che finora, nel Quartiere Savena, è stato poco rappresentato”. Lenzi si propone come paciere dell’infuocata situazione: “Se c’è bisogno d’aiuto per ristabilire un clima positivo, sono disponibile ad andare alle riunioni dell’Unione”.
Intanto il segretario del Pd di Bologna, Francesco Critelli, lancia un avvertimento chiaro ai suoi: “Discriminazioni basate sull’aspetto fisico non hanno mai avuto, non hanno e non avranno mai cittadinanza nella nostra comunità ”.
Prende posizione anche la responsabile della Conferenza delle donne Pd, Federica Mazzoni: “Piena vicinanza e solidarietà a Tullia Moretto.
Gli attacchi denigratori che ha ricevuto sono miseri e denotano totale assenza di sostanza politica. La pochezza viene espressa nei soliti modi stereotipati e maleducati”.
Paola Benedetta Manca
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 18th, 2016 Riccardo Fucile
SONDAGGIO IPSOS PER IL CORRIERE DELLA SERA: PIU’ CHE LA NUOVA “DESTRA LEPENISTA” E’ UNA CAPORETTO…FORZA ITALIA AL 13% VICINA AL SORPASSO
E’ l’ultimo sondaggio appena sfornato da Ipsos per il Corriere della Sera e risente degli avvenimenti
intervenuti sia nel centrodestra che nel centrosinistra negli ultimi giorni.
Alcuni dati sono clamorosi: la Lega perde in pochi giorni lo 0,7% e precipita al 13,2%, ormai quasi sui livelli del Bossi dei tempi migliori.
Contestualmente il ruggito del vecchio leone Berlusconi viene premiato con addirittura un + 1,9%, determinato dal fatto che molti che non votavano più Forza Italia, nel momento che Berlusconi ha rotto con Salvini e Meloni, hanno apprezzato la novità tanto attesa.
Ora Forza Italia è al 13% secondo Ipsos a un soffio dal sorpasso.
In flessione anche il M5S che perde l’1,4% e attestandosi al 26,9%.
Sale il Pd dello 0,8% raggiungendo il 32,2%.
Stazionari i partiti minori che rimangono al limite del 4%.
La tendenza al calo della Lega è confermata anche dal sondaggio odierno di Piepoli che con un – 0,5% colloca Salvini al 13%, qualcosina ancora in meno rispetto alla Ipsos.
Da rimarcare, ma torneremo in argomento, che l’unico candidato di centrodestra nelle città più importanti che arriverebbe al ballottaggio, a parte Milano, è Lettieri a Napoli, appena oggi scaricato da Salvini per appoggiare un candidato di Fdi che a Napoli vale il 2,3%.
Più che il nuovo fronte lepenista, sembra la Caporetto della destra xenofoba italiana.
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Marzo 17th, 2016 Riccardo Fucile
LE LAVORATRICI IN PIAZZA: “MOLTE DI NOI SONO COSTRETTE A SCEGLIERE TRA IMPIEGO E MATERNITA'”
“Certo che Giorgia Meloni incinta può fare il sindaco, se sa fare bene il politico”.
Le donne, ricercatrici e insegnanti, in piazza Vidoni per una manifestazione Usb, non hanno dubbi, maternità e lavoro si riescono a coniugare anche se a fatica.
“Chi è benestante si può permettere di stare a casa”, afferma una ricercatrice in statistica.
La polemica sulla maternità della Meloni e prima ancora quella di Marianna Madia, ministro della Funzione Pubblica che oggi hanno cercato di incontrare per alcune questioni sindacali, le fa sorridere.
“Ma loro sono delle privilegiate, non credo abbiamo problemi a permettersi una baby sitter, il nido, e altri servizi di assistenza. Non hanno nemmeno un capo a cui dover dar contro. Allora chi lavora sette ore in un call center? Chi ha un contratto precario? La maggior parte delle mamme fa davvero salti mortali”, raccontano le lavoratrici. Dimissioni in bianco, contratti interrotti per la maternità , difficoltà nel fare carriera: le lavoratrici fanno capire quanto in realtà questa scelta non sia così semplice in Italia rispetto alla Scandinavia.
E la natalità zero sia legata molto alle poche tutele nel lavoro.
Molte donne precarie sono infatti costrette a scegliere tra impiego e maternità , le trentenni non riescono nemmeno a pensare ad un progetto di così lungo respiro come quello di accudire un bambino.
“Non so nemmeno dove lavorerò domani a chi lo lascio il pargolo, non si ha spesso uno stipendio adeguato, non penso che la Meloni abbia lo stesso problema, le faccio gli auguri ma i problemi quotidiani sono altri”, dice ironica una maestra precaria
Irene Buscemi
(da Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 17th, 2016 Riccardo Fucile
IL PRESTITO ANTECEDENTE AL 2009 E’ STATO ONORATO SOLO PER 129.000 EURO… L’IPOTECA REGISTRATA SOLO NEL 2013, DOPO L’ARRESTO DELLA SEGRETARIA MINUTILLO.. IL PM AVEVA PARLATO DI COLLUSIONE TRA L’EX GOVERNATORE E LA BANCA
Tra la banca e lo Stato vince la banca: i proventi della vendita all’asta della villa sequestrata a Giancarlo
Galan andranno a Veneto Banca.
Alle casse del Paese finiranno — forse — le briciole. E dire che la residenza dell’ex ministro era stata sequestrata dai magistrati di Venezia come garanzia a seguito del suo arresto per corruzione nel giugno 2014 per il Mose.
Galan dopo 78 giorni di carcere aveva patteggiato una pena di 2 anni e 10 mesi oltre al pagamento di 2,6 milioni di euro a fronte dei 15 di cui secondo l’accusa si sarebbe impossessato illecitamente.
A garanzia del pagamento il tribunale lagunare aveva sequestrato la cinquecentesca magione di Cinto Euganeo.
Ma sulla villa grava un’ipoteca di Veneto Banca iscritta per un finanziamento da 1 milione 850 mila euro concesso alla società il prestito alla società Margherita srl dell’ex ministro e di cui appena 129 mila euro sono stati restituiti.
Nel novembre 2015 il gip di Venezia, Giuliana Galasso, aveva ritenuto il diritto dello Stato prevalente a quello della banca giudicando così legittima la confisca della villa. Ma l’istituto di credito ha fatto ricorso e martedì è stata depositata l’ordinanza che ribalta la decisione iniziale e assegna alla banca il diritto di ricevere per prima i proventi della vendita.
Secondo quanto riportato ieri dal Corriere del Veneto, nell’ordinanza di martedì il gip Roberta Marchiori ha riconosciuto la prelazione alla banca sostenendo che non spetta al giudice penale la valutazione di merito. Ora, salvo eventuali possibili ricorsi in Cassazione, la villa dovrà essere messa all’asta.
I legali di Galan, Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, hanno stimato il valore della casa in 3 milioni 500 mila euro mentre i periti del tribunale avevano calcolato una cifra di un milione inferiore.
Anche se dovesse essere venduta al prezzo di 3,5 milioni, dopo la prelazione della banca non rimarrebbero comunque fondi sufficienti a Galan per saldare il debito con lo Stato. Ma questo “non è un problema di Galan”, “Noi abbiamo fatto una datio pro solutum e la procura sapeva benissimo che c’era l’ipoteca della banca”.
In pratica “abbiamo dato l’immobile con una stima di 3,5 milioni come datio pro solutum, quindi, visto che l’esistenza della ipoteca era ben nota, è un problema per Veneto Banca e per la procura della Repubblica di Venezia che immagino ora farà ricorso in Cassazione contro l’ordinanza”.
Secondo l’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Stefano Ancilotto, il prestito era stato concesso in tre distinte rate: febbraio 2009 un milione di euro, agosto 2012 altri 300 mila euro e il resto a dicembre 2012.
In questi tre frangenti non era mai stata chiesta nè fornita una garanzia, nonostante l’ammontare dell’esposizione fosse ben superiore allo stesso capitale sociale della srl di appena 20 mila euro.
La garanzia viene invece registrata nel marzo 2013, immediatamente dopo l’arresto di Claudia Minutillo, assistente di Galan, avvenuto il 28 febbraio. E soprattutto, secondo gli inquirenti, subito dopo la pubblicazione da parte della stampa della notizia che Minutillo stava collaborando con i magistrati per ricostruire la rete di tangenti che ruotava attorno al Mose.
Ancilotto ha parlato dunque di “collusione” tra l’ex governatore del Veneto e l’istituto di credito finalizzata a sottrarre la villa allo Stato.
Saputo che Minutillo era in carcere e collaborava, Galan non poteva ignorare che le parole della segretaria avrebbero portato gli inquirenti fino a lui e così — ragiona l’accusa — avrebbe deciso di iscrivere ipoteca sull’abitazione nel tentativo di sottrarla al sequestro. Tesi accolta ma ribaltata martedì scorso.
Ora la villa sarà messa all’asta e il ricavato finirà nelle casse della banca. Allo Stato resteranno le briciole. Forse.
Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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