Destra di Popolo.net

AL SERVIZIO DI MOSCA: LA CANDIDATA DELLA MELONI CHE “CORRE COL MODELLO PUTIN”

Maggio 7th, 2016 Riccardo Fucile

IRINA OSIPOVA VUOLE IMPORTARE IN ITALIA LA “DEMOCRAZIA PUTINIANA”… BASTA STARE ATTENTI A NON PASSEGGIARE SUL LUNGOTEVERE, A MOSCA AGLI OPPOSITORI CAPITA DI ESSERE AMMAZZATI

Lei si chiama Irina Osipova, è un’esperta di relazioni internazionali ed è co-fondatrice del «Rim», l’associazione dei giovani italo-russi.
In molti nella Capitale la conoscono come appassionata sostenitrice dell’azione politica del Presidente russo e per il suo impegno contro le sanzioni alla Russia.
Da ieri è anche candidata al Consiglio comunale nella lista di Fratelli d’Italia.
Sono ormai noti i legami che soprattutto la Lega, attraverso i rivoli di pseudo associazioni culturali, intrattiene con la “democrazia putiniana”.
Non a caso in passato diversi media avevano parlato di prestiti bancari al Carroccio, sul modello Le Pen, da parte di banche moscovite.
In una intervista a “il Tempo”, la Osipova che si trova in Italia dal 2000 afferma:   “Ho avuto modo di affezionarmi all’Italia, alla sua cultura. Adesso mi sento parte di questa società  e sento il dovere di impegnarmi per questa». E auspica “«un modello “putiniano” applicato all’Italia” ricordando che “Giorgia Meloni condivide diverse battaglie che vengono affrontate in Russia, da quella contro la liberalizzazione delle droghe leggere alla sicurezza”.
Si dichiara infine favorevole alle Olimpiadi: “sono stata a Sochi come volontaria, e ho visto come i giochi hanno aiutato un’intera regione ad attrarre l’attenzione internazionale».
Peccato che la candidata non abbia nulla da dire sul “modello democratico putiniano” e sul trattamento che viene riservato agli oppositori, magari ricordando anche gli arricchimenti improvvisi della oligarchia russa.

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LIVORNO: AVVISO DI GARANZIA PER IL SINDACO M5S NOGARIN

Maggio 7th, 2016 Riccardo Fucile

IL PRIMO CITTADINO: “PRONTO A DIMETTERMI SE DOVESSE EMERGERE UNA CONDOTTA CONTRARIA AI PRINCIPI DEL MOVIMENTO”

Il sindaco di Livorno Filippo Nogarin ha ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta sull’azienda di raccolta di rifiuti della città .
A confermarlo è lo stesso primo cittadino del Movimento Cinque Stelle: “Come già  avevo previsto in questi giorni — ha scritto su facebook — stamattina ho ricevuto un avviso di garanzia legato alla richiesta di concordato per l’Aamps di Livorno del tutto identico a quello dell’assessore Lemmetti”.
Al centro di tutto c’è Aamps, vero nodo politico dell’amministrazione M5s: il caos sulla partecipata aveva portato a uno sciopero dei netturbini, ma anche a una spaccatura all’interno della maggioranza politica a sostegno di Nogarin (con l’espulsione di tre consiglieri ora passati all’opposizione).
Gianni Lemmetti, assessore al Bilancio della giunta Cinquestelle e braccio destro del sindaco, aveva ricevuto la comunicazione della Procura nelle scorse settimane. Secondo quanto era stato ricostruito a lui erano contestate tre ipotesi di reato: il falso in bilancio, la bancarotta fraudolenta e l’abuso d’ufficio.
Da quanto è stato possibile ricostruire sono tre gli atti contestati.
Il primo: il via libera dato al bilancio 2014, preparato dalla dirigenza aziendale nominata dalle giunte di centrosinistra, ma approvato contro il parere del collegio dei sindaci revisori.
Il secondo: l’assunzione di 33 precari di Aamps, avvenuta il 25 gennaio dopo un confronto con sindacati e lavoratori.
Il terzo: l’azzeramento del consiglio di amministrazione deciso all’inizio del 2016 perchè quello precedente (nominato dallo stesso Nogarin) era contrario alla scelta del concordato preventivo in continuità , percorso invece scelto dal sindaco per risanare l’azienda.
Nogarin dice di non conoscere “quale sia la contestazione specifica che la procura muove nei miei confronti: sono fermamente certo di aver sempre agito per il bene dell’azienda e dei livornesi, ma se durante le indagini preliminari dovesse emergere una condotta contraria ai principi del MoVimento 5 Stelle sono pronto a dimettermi”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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IL VETO DELLA CIA SU CARRAI A PALAZZO CHIGI

Maggio 7th, 2016 Riccardo Fucile

LO STOP ALLA CONSULENZA: NON SONO GRADITI I SUOI LEGAMI CON ISRAELE

Dietro lo stop alla controversa consulenza a Palazzo Chigi per Marco Carrai, l’amico e fedelissimo del presidente del Consiglio Matteo Renzi, ci sarebbero gli Stati Uniti e la Cia in particolare. Lo scrive oggi il Fatto Quotidiano.
Lo stop definitivo, dopo quelli già  posti dal Colle, è arrivato su “vigoroso consiglio” dei servizi segreti italiani fatti oggetto di un “costante e crescente pressing” da parte dell’intelligence statunitense.
Il premier ha deciso di assecondare Washington. Almeno per ora.
Dietro allo stop Usa ci sarebbero i rapporti stretti che Carrai avrebbe con Israele e con la sua intelligence in termini sia di amicizie che di rapporti economici.
Come ricorda il Fatto – alcune delle società  riconducibili a Carrai vedrebbero come soci anche uomini di affari ed “ex agenti dei servizi israeliani”.
Contestate a Carri anche alcune amicizie pesanti.
Da Michael Ledeen, “già  finito in un’inchiesta dell’Fbi che ha individuato e smantellato una rete di agenti legata al Mossad intenta a sottrarre documenti riservati del Pentagono” a “l’attuale ambasciatore di Israele a Roma Noar Gilon” fino a al primo ministro Benjamin Netanyahu “al quale proprio Carrai ha organizzato la visita in Italia e l’incontro fiorentino con il premier Matteo Renzi”.

(da “Huffingtonpost”)

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LONDRA, KHAN SINDACO CON IL 56,8% DEI VOTI: “LA CITTA’ HA SCELTO LA SPERANZA SULLA PAURA”

Maggio 7th, 2016 Riccardo Fucile

E’ DIVENTATO PRIMO CITTADINO CON IL PIU’ VASTO MANDATO PERSONALE DI SEMPRE… “ORA STIPENDI MIGLIORI, MAGGIORE SICUREZZA E CITTA’ PIU’ PULITA”

Sadiq Kahn è diventato ufficialmente il primo sindaco musulmano di Londra vincendo le elezioni con il 56,8% dei consensi, diventando – con un totale di 1.310.143 voti, fra prime e seconde preferenze – il primo cittadino con il più vasto mandato personale di sempre nella storia della politica britannica.
La sua vittoria segna il ritorno dei laburisti dopo otto anni nella capitale.
Figlio di immigrati pakistani e avvocato specializzato in diritti umani, Khan, 45, ha vinto con un ampio margine sull’avvocato conservatore Zac Goldsmith (994.614 preferenze), attuale membro del Parlamento per la circoscrizione di Richmond Park, a sud ovest di Londra. In una dichiarazione, Khan ha ringraziato gli elettori per la fiducia in lui e per aver reso possibile “qualcosa che sembrava impossibile”.
La vittoria di Khan è stato accolta con entusiasmo da Jeremy Corbyn, che si è anche congratulato con lui attraverso il suo account prima della dichiarazione ufficiale. “Non vedo l’ora di lavorare con te per creare una Londra più equa per tutti” ha twittato Corbyn.
Khan ha ammesso di non aver mai “immaginato” di raggiungere la carica di sindaco della capitale britannica a causa della sua umile origine.
“Voglio che ogni londinese abbia le possibilità  che questa città  ha dato a me e alla mia famiglia”, ha detto Khan.
“Prometto di essere sempre un sindaco per tutti i londinesi, indipendentemente dal background di ogni cittadino”, ha detto il nuovo sindaco.
“Londra oggi ha scelto la speranza sulla paura, l’unità  sulla divisione. Spero che non faccia mai più una scelta basata sulla paura”.
Le dichiarazioni di Khan hanno improntato tutta la campagna elettorale sul neccessario cambio di marcia per passare dalla semplice opportunità  di sopravvivere, a prosperare; ha promesso stipendi migliori, maggior sicurezza e misure per rendere Londra più pulita e più sana.
Tutta la campagna del suo oppositore si è focalizzata sul suggerire la condivisione di posizioni fondamentaliste. Khan ha ricoperto il ruolo di Ministro dei trasporti (primo musulmano a ricoprire l’incarico, così come il primo asiatico).
I laburisti trionfano dopo la gestione del conservatore Boris Johnson, e otto anni di potere Tories.
La vittoria di Khan è stata una scelta particolarmente rilevante perchè riflette la diversità  della popolazione di Londra, una capitale cosmopolita con più di otto milioni di persone.
I laburisti hanno spesso denunciato la campagna diffamatoria attuata da Goldsmith che ha cercato di stabilire legami tra il candidato Khan e gli “estremisti musulmani”.
Ma dopo la vittoria Khan ha ricevuto anche le congratulazioni della sorella di Goldsmith, la giornalista Jemima Khan, famosa nel Regno Unito per essere stato sposata con il politico pakistano ed ex giocatore di cricket Imran Khan.
“Congratulazioni a Sadiq Khan, il primo sindaco musulmano di Londra, una città  di tutte le culture, provenienze e religioni un grande esempio per i giovani musulmani” ha twittato Jemima Khan dopo la vittoria del candidato laburista.
Le elezioni amministrative si sono svolte in tutto il Regno Unito nella giornata di giovedi, con il Labour che ha tenuto in tutti i consigli chiave del Paese, e ha mostrato una crescita nella rappresentazione a Exeter nell’Inghilterra sud-occidentale.
Male in Scozia dove ha perso 13 seggi nel parlamento locale, con i conservatori che ne hanno guadagnati 16.

(da “La Repubblica”)

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CALABRIA, CANDIDATA PD A SINDACO PLATI’ SI RITIRA: “NON CI SONO LE CONDIZIONI”

Maggio 6th, 2016 Riccardo Fucile

PASSO INDIETRO DELLA LEONARDI NEL PAESE SIMBOLO DELLO STRAPOTERE DELLA ‘NDRANGHETA    

Il Partito democratico rinuncia alla competizione elettorale nel paese del reggino divenuto simbolo dello strapotere della ‘ndrangheta sul territorio: Platì.
A poche ore dal termine ultimo per la presentazione delle liste, ha fatto un passo indietro Anna Rita Leonardi, giovane attivista dem calabrese che nei mesi scorsi aveva lanciato la propria candidatura direttamente dal palco della Leopolda.
“Giorni fa – scrive Leonardi sul suo profilo Facebook – a seguito di alcuni elementi emersi, sono stata convocata ad una riunione a Roma e insieme ai vertici del partito abbiamo dovuto constatare che non c’erano più le condizioni politiche e di agibilità  per svolgere serenamente la campagna elettorale”.
Per quale motivo o a cosa si riferisca, Leonardi non lo spiega. Anzi, ancor più sibillina accenna a “vicende che, da un anno e per un anno, continuano a perdurare sul territorio Platiese” e a suo dire “rendono queste elezioni, ancora oggi, non un alto momento politico, ma una farsa degna del peggiore sceneggiatore.
Anche alla luce di questa consapevolezza, ascoltati cittadini e candidati, ho ritenuto doveroso fare un passo indietro”. Un messaggio che, a dispetto della forma velata, lascia trasparire una profonda amarezza.
Nelle ultime settimane, l’allora aspirante sindaco di Platì, arrivata alla vigilia della presentazione delle liste, si era trovata senza candidati su cui puntare.
Per questo aveva chiesto aiuto al suo partito. Su sollecitazione dei vertici nazionali anche il segretario calabrese Ernesto Magorno si era occupato del caso, finito al centro di una riunione a Reggio Calabria, alla presenza dei massimi rappresentati locali del partito. Ma l’auspicata soluzione non è arrivata.
I quattro giovani che avevano pubblicamente dato la propria disponibilità  – Alfonso Romeo, Rocco Garreffa, Lucia Romeo ed Elisa Raco – rapidamente si ritirano, perchè “dal nulla – scrivono in una nota – sembra venire fuori uno strano congegno che partorisce, senza alcuna gestazione, un continuo di nomi da proporre e contrapporre, senza un programma o un progetto politico che li rappresenti”.
Leonardi, che un anno fa aveva deciso di annunciare la propria candidatura sui social network e di saltare così tutte le camere di compensazione locali e di partito, sceglie Facebook per annunciare l’abbandono.
E nel paese che l’anno scorso non è andato a elezioni per mancanza di candidati, il Partito democratico si tira fuori dalla mischia.

(da agenzie)

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PALLOTTOLE, COMMISSARIAMENTI E CARCERE PER LA STAMPA LIBERA TURCA

Maggio 6th, 2016 Riccardo Fucile

LA VERGOGNA DI AVERE COME ALLEATI GLI ERDOGAN E GLI AL SISI

Fare il giornalista in Turchia non è mai stato così rischioso. Sparisce dalle edicole Zaman, il principale quotidiano di opposizione al presidente Recep Tayyip Erdogan, commissariato da Ankara a inizio marzo, mentre si fa sempre più forte la stretta su Cumhuriyet, con il direttore sotto processo con l’accusa di spionaggio e addirittura sfuggito a un attentato.
Uno scenario che inquieta ancor di più perchè avviene in un momento in cui Erdogan sta aumentando progressivamente il suo potere, fino al punto di rompere i rapporti con il premier Ahmet Davutoglu costringendolo al ritiro.
I media turchi hanno lanciato la notizia della chiusura di Zaman il prossimo 15 maggio. Voci smentite dagli amministratori del quotidiano, i quali spiegano che “non abbiamo un piano per la chiusura, abbiamo lavorato per la pubblicazione e la crescita di questo giornale, e continueremo a farlo”.
Di fatto, però, Zaman non è più lo stesso ormai da mesi: principale voce dell’opposizione a Erdogan, a inizio marzo era stato deciso il sequestro giudiziario per presunti legami con il magnate e imam Fethullah Gulen, ex alleato ma oggi nemico giurato del presidente turco.
Era stato nominato un direttore pro-Erdogan, fra le proteste generali sedate dalle forze dell’ordine.
Da allora per Zaman è stato un crollo verticale delle vendite: prima del commissariamento aveva una tiratura media quotidiana di oltre mezzo milione di copie, oggi ne circolano poco più di 2 mila.
Non è una prima volta, se si tiene conto che il crollo delle vendite aveva portato in precedenza alla chiusura di tv, radio e giornali del gruppo editoriale Ipek, anch’esso commissariato alla vigilia delle elezioni di novembre, sempre per presunti legami con Gulen.
Di altro tenore le vicende che stanno riguardando la testata Cumhuriyet. Il direttore Can Dundar, insieme al capo della redazione di Ankara Erdem Gul, è accusato di spionaggio, minaccia alla sicurezza e sostegno a gruppi terroristici armati per aver dato notizia di un camion dell’intelligence carico di armi pronto ad attraversare il confine con la Siria, ed è stato condannato a 5 anni e 10 mesi di prigione.
Non solo, ma lo stesso direttore Dundar è scampato a un attentato davanti al tribunale di Istanbul. Nell’attacco è rimasto ferito a una gamba, in modo non grave, un reporter di Ntv, Yagiz Senkal, che si trovava nelle vicinanze.
“L’attacco era rivolto a me, ma non so chi sia l’assalitore”, ha commentato Dundar, rimasto illeso.
Bulent Utku, avvocato dei due giornalisti, aveva affermato di aspettarsi la loro assoluzione. “Ma con i processi politici non si sa mai”, aveva precisato.
Per Dundar la procura aveva chiesto 31 anni e sei mesi di carcere, mentre per Gul aveva chiesto 10 anni.
L’arresto di Dundar e Gul, ordinato dal tribunale di Istanbul lo scorso 26 novembre, ha infiammato la polemica sulla libertà  di stampa in Turchia.
Il 26 febbraio, dopo 92 giorni in carcere, la Corte costituzionale ha stabilito che la loro detenzione era illegittima e dopo poche ore il tribunale di Istanbul ha dovuto ordinare la scarcerazione, pur vietando l’espatrio.
La questione ha avuto strascichi politici pesanti, con il presidente Recep Tayyip Erdogan che ha affermato di non riconoscere la sentenza della Corte costituzionale, mentre il governo ha annunciato di voler emendare la legge che permette ai cittadini di ricorrere direttamente alla Corte costituzionale, adottata dallo stesso Erdogan quando era premier, nel quadro nei negoziati di adesione all’Unione europea.

(da “Huffingtonpost”)

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“SOGNO CHE MIGRARE NON SIA UN DELITTO. PONTI, NON MURI”: IL GRANDE DISCORSO DI PAPA FRANCESCO

Maggio 6th, 2016 Riccardo Fucile

“CHE COSA TI E’ SUCCESSO EUROPA, SVEGLIATI!”

Ha raccontato un sogno oggi papa Francesco, parlando ai leader europei arrivati in Vaticano per assistere alla cerimonia del Premio internazionale Carlo Magno.
Che è stato assegnato al Santo Padre per il suo ” impegno a favore della pace, della comprensione e della misericordia in una società  europea di valori”. Ha raccontato il sogno di un’Europa che è stata, e che ora non è più.
“Con la mente e con il cuore, con speranza e senza vane nostalgie, come un figlio che ritrova nella madre Europa le sue radici di vita e di fede, sogno un nuovo umanesimo europeo”, ha detto il Papa.
“Sogno un’Europa giovane, capace di essere ancora madre”, ha affermato.
“Sogno un’Europa che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perchè non ha più nulla e chiede riparo”. “Sogno un’Europa, in cui essere migrante non sia delitto bensì un invito ad un maggior impegno con la dignità  di tutto l’essere umano”.
Un discorso infuocato quello del Papa argentino, pronunciato davanti una platea di leader, re, ambasciatori, rappresentanti politici e internazionali di un’Europa che ha definito “stanca”.
Vecchia, una “nonna, vecchia e sterile” senza più ricordi.   “La creatività , l’ingegno, la capacità  di rialzarsi e di uscire dai propri limiti appartengono all’anima dell’Europa”, ha affermato il Pontefice. Che poi però, rivolgendosi ai leader presenti, ha aggiunto: “Che cosa ti è successo, Europa?”
Francesco ha invocato quella “umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà “. “Che cosa ti è successo, Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità  dei loro fratelli?”. La domanda è risuonata nella sala regia gremita di chi sta disegnando un destino di muri e barriere. Infrangendo sogni, di migranti, di Papi, infangando il passaggio di uomini in fuga da guerre e disperazione.
Bergoglio ha ricordato antichi ideali ormai, “spenti, e noi figli di quel sogno siamo tentati di cedere ai nostri egoismi, guardando al proprio utile e pensando di costruire recinti particolari”.
E’ ora, ha detto il Papa, che l’Europa si risvegli. “A tal fine ci farà  bene evocare i padri fondatori dell’Europa. Seppero cercare strade alternative, innovative in un contesto segnato dalle ferite della guerra. Essi osarono cercare soluzioni multilaterali ai problemi che poco a poco diventavano comuni. I progetti dei padri fondatori, araldi della pace e profeti dell’avvenire, non sono superati: ispirano, oggi più che mai, a costruire ponti e abbattere muri. Sembrano esprimere un accorato invito a non accontentarsi di ritocchi cosmetici o di compromessi tortuosi per correggere qualche trattato, ma a porre coraggiosamente basi nuove, fortemente radicate”.
Il Papa ha tentato di risvegliare un sogno comune.
Perchè “L’identità  Europea è, ed è sempre stata, un’identità  dinamica e multiculturale”. “La bellezza radicata in molte delle nostre città “, ha detto Francesco, “si deve al fatto che sono riuscite a conservare nel tempo le differenze di epoche, di nazioni, di stili, di visioni”. Mentre “l’esclusione provoca viltà , ristrettezza e brutalità . Lungi dal dare nobiltà  allo spirito, gli apporta meschinità “.
La chiesa aiuterà , collaborerà , parteciperà , ma l’Europa intanto deve “passare da un’economia liquida, che tende a favorire la corruzione come mezzo per ottenere profitti, a un’economia sociale. Da un’economia che punta al reddito e al profitto in base alla speculazione e al prestito a interesse a un’economia sociale che investa sulle persone creando posti di lavoro e qualificazione” ha continuato Francesco che – citando parole di Giovanni Paolo II – ha indicato alla Ue l’obiettivio di “un’economia sociale di mercato, incoraggiata anche dai miei predecessori”. Un passaggio che, ha concluso, “non solo darà  nuove prospettive e opportunità  concrete di integrazione e inclusione, ma ci aprirà  nuovamente la capacità  di sognare quell’umanesimo, di cui l’Europa è stata culla esorgente”.
Oggi era la quarta volta che il Papa incontrava la Angela Merkel in Vaticano. Ma la cancelliera tedesca non era sola, con lei al Palazzo apostolico sono arrivati i leader europei ad ascoltare, questa volta, la parola di Francesco sui migranti e il suo appello per l’Europa.
Alla cerimonia Matteo Renzi per l’Italia, il re di Spagna Felipe IV, i tre presidenti europei Schulz, Juncker e Tusk. Presenti anche il governatore della Bce, Mario Draghi, e il fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi, che hanno ricevuto il Premio Carlo Magno nelle scorse edizioni. Altri capi di Stato (tra i quali il Granduca di Lussemburgo e il presidente della Lituania) e numerosi ambasciatori hanno assicurato la loro presenza.

(da “La Repubblica”)

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SONDAGGIO TECNE’: PARISI SORPASSA SALA A MILANO, LA MELONI SOLO QUARTA A ROMA

Maggio 6th, 2016 Riccardo Fucile

MILANO: PARISI 38,3% SALA 37,6%… ROMA: RAGGI 28,2%, GIACHETTI 20,6%, MARCHINI 20,3%, MELONI 19,6%… AL BALLOTTAGGIO PARITA’ SOLO TRA RAGGI E MARCHINI, CON LA MELONI LA RAGGI VINCEREBBE 53,6 CONTRO 46,4%

Stefano Parisi ha sorpassato Beppe Sala nei sondaggi sulle amministrative realizzati da Tecnè per TgCom24.
Al primo turno il candidato del centrodestra sarebbe avanti dello 0,7 per cento, attestandosi al 38,3.
A prima vista si tratterebbe di un vero e proprio travaso di voti perchè rispetto all’ultima rilevazione di 10 giorni fa l’ex manager di Expo ha perso lo 0,4 per cento e la stessa quota è andata invece a incrementare le preferenze per l’ex dirigente aziendale sostenuto dall’intero centrodestra e da Ncd .
Da notare che Basilio Rizzo, candidato dell’area di sinistra, raccoglie circa il 5 per cento dei voti( (che di fatto sottrae a Sala)*
Il vantaggio di Parisi su Sala si confermerebbe, anche se con una distanza inferiore, al ballottaggio: Parisi al 50,3, Sala al 49,7.
La cosa certa è che si tratterà  di un testa a testa.
Meno sorprendente — rispetto a tutti i sondaggi degli ultimi mesi — il dato di Tecnè per le Comunali di Roma.
Qui è in vantaggio la candidata a sindaco del Movimento Cinque Stelle Virginia Raggi che anzi aumenta il suo bacino di voti virtuale dello 0,6 per cento. Raggi è data ora al 28,2 (contro il 27,6 del 27 aprile).
La Raggi è l’unica certa di conquistare il secondo turno delle amministrative nella Capitale.
Gli altri candidati: Roberto Giachetti (Pd) è al 20,6, Alfio Marchini è al 20,3%, Giorgia Meloni è al 19,6%.
Nel caso di un ballottaggio tra Raggi e Giachetti, la candidata grillina è in vantaggio di oltre 20 punti percentuali (finirebbe ad oggi 60,4 a 39,6).
Tirata al massimo, invece, l’eventuale sfida tra la stessa Raggi e Marchini: 50,1 a 49,9.
Il ballottaggio tra la candidata dei 5 Stelle e la Meloni vedrebbe infine la Raggi al 53,6% contro il 46,4% della leader di Fratelli d’Italia.

(da agenzie)

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“A ROMA CONTRO IL TRAFFICO SERVE UNA FUNIVIA”: L’USCITA DELLA RAGGI SCATENA L’IRONIA DEL WEB

Maggio 6th, 2016 Riccardo Fucile

“SCI E SCARPONI LI DA’ IN AFFITTO IL M5S?”…”E UNA RUOTA PANORAMICA DIETRO IL CUPOLONE?”

Uno dei più gravi problemi di Roma? Il traffico. E i mezzi pubblici che funzionano male (quando funzionano).
“Serve un cambio di marcia” deve aver pensato la candidata sindaco dei 5 Stelle nella Capitale, Virginia Raggi.
Qualcosa di rivoluzionario che non sia, come diceva Verdone in Gallo Cedrone, “prosciugare il Tevere perchè così il traffico score”.
Quindi? Una funivia.
Sì, una di quelle cose coi piloni, la fune e le cabine che viaggiano qualche metro sopra il suolo. Quelle che si usano per andare sui monti a sciare.
Invece, qui, sarebbe in pianura: tra Casalotti e Boccea, secondo la Raggi.
“Un professore universitario ha studiato un sistema di funivia adatto alla pianura per portare i cittadini dall’estrema periferia alla fermata della metropolitana Battistini. Si tratterebbe di porre semplicemente i piloni della funivia e di calibrare bil numero delle cabine a seconda dell’afflusso dei passeggeri nelle varie fasce orarie” ha spiegato al Senato, ripresa dal quotidiano “Il Messaggero”.
Funivie in città  già  esistono: a parte quella famosissima che sale al Pan di Zucchero a Rio, ce ne sono a Bercellona e a Singapore. ma hanno finalità  per lo più turistiche. “Ma i costi di una funivia sono un decimo di quelli di un tram” insiste la Raggi.
L’idea, però, ha suscitato per lo più ironia e ilarità  sui social network.
Ecco alcuni dei commenti su Twitter, riportati sempre da “Il Messaggero”: “A quando il teletrasporto?”. Oppure: “E una bella ruota panoramica dietro al Cupolone?”. E ancora: “Ma questa @virginiaraggi si rende conto che dentro una funivia non entra lo stesso numero di persone che va in un treno?”.
Pure su Facebook i commenti sulla funivia a 5 Stelle sono stati un poco corrosivi. Alberto: “Sci e scarponi li dà  in affitto il M5s”. Daniele: “Più parapendii e deltaplani per i romani vota Raggi”. Marcello: “Perchè non una bella funivia fino a Ostia direttamente sulla spiaggia?”.

(da agenzie)

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