Maggio 8th, 2016 Riccardo Fucile
GERMANIA E FRANCIA HANNO RIFORMATO IL WELFARE, NOI NO… E SOLO IL 4% DEGLI OVER 65 RICEVE L’ASSISTENZA DOMICILIARE
Corticella, prima periferia di Bologna, «Centro disturbi cognitivi» del servizio sanitario della
Regione Emilia Romagna.
La diagnosi di Mario, uno dei due milioni e mezzo di italiani non autosufficienti con più di 65 anni, è semplice: Parkinson-demenza. E’ la sua vita a non essere stata semplice per niente.
E se il volto umano è la cartina che segna tutti i territori in cui abbiamo vissuto, quella di sua moglie Rossella, che ha 75 anni come lui, deve essere stata persino peggio, perchè mentre entra con il marito nello studio numero sei della dottoressa Antonella Tempestini, il suo sguardo si porta dentro tutta la fatica di questi anni.
Deve avviare le pratiche per chiedere l’invalidità del marito, il cui destino è segnato. Tra poco non riuscirà più a deglutire, avrà bisogno del pannolone e di essere imboccato tre volte al giorno.
Così serve la pensione da 500 euro per assumere qualcuno che stia con lui quando lei va a fare la spesa, o magari a trovare la sorella.
E’ probabile che l’assegno arriverà , anche se appena il 12% dei tredici milioni e mezzo di anziani lo ottiene.
Statisticamente poco più di uno su due di coloro che ne hanno bisogno. Mentre uno su tre, aggiungono impietosamente i numeri, a differenza di Mario vive da solo.
E anche se la solitudine non è il Parkinson, è altrettanto pericolosa.
«La solitudine è forse il problema più grave di tutti, perchè in un 75enne anche un piccolo deficit cognitivo peggiora rapidamente, trasformandosi in una valanga che porterà l’anziano in una struttura residenziale se non c’è nessuno che gli resta di fianco», dice il professor Marco Trabucchi, geriatra e professore di neuropsicofarmacologia dell’Università di Tor Vergata.
Il futuro prossimo
Nel giro di un paio di decenni il problema rischia di trasformarsi in una catastrofe.
Ma come agisce lo Stato per tutelare se stesso e soprattutto chi si trova o si troverà in una condizione di debolezza, cioè ciascuno di noi? Mario e Rosella non hanno figli. O meglio, non li hanno più. Sono morti uno a 38 e l’altro a 45 anni, per colpa di una malattia genetica e non curabile: paraparesi spastica.
E mentre Rossella parla per 45 minuti con la dottoressa Tempestini, Mario guarda altrove in un posto fuori dallo spazio e dal tempo che conosce solo lui.
Quello che conosce lei – eterna accudente con la capacità organizzativa di un manager – è invece una quotidianità piena di pianti nascosti in cui la sua identità viene espropriata per la necessità di «stare accanto», «di pensare a», «di preoccuparsi per, in attesa di» e la sua agenda è piena di appuntamenti sanitari e schemi di terapie complesse e con nomi indicibili.
Il caregiver familiare
Anche per questa sua attività decisamente privata esiste un nome tecnico mutuato dall’inglese: caregiver familiare.
Un esercito di quasi tre milioni e mezzo di persone che vive seguendo un calendario meticoloso di gesti quotidiani dedicati ai genitori, ai propri mariti o alle proprie mogli, in attesa che si allarghi un sistema di welfare sempre più sgonfio in cui i caregiver come Rossella coprono l’80% delle prestazioni e delle spese.
«Senza un robusto incremento del finanziamento pubblico per l’assistenza agli anziani non autosufficienti il sistema è destinato a un inevitabile e progressivo declino, ma il punto è che la politica ha passato i primi dieci anni del secolo immaginando una riforma che non ha mai fatto e ora le priorità sono cambiate e l’attenzione si è concentrata sulla povertà più in generale», dice il professor Cristiano Gori, coordinatore del Quinto rapporto sugli anziani non autosufficienti promosso dall’Irccs-Inrca per il network nazionale per l’invecchiamento.
Soluzioni possibili? Una la offre Alberto De Santis, presidente dell’associazione nazionale strutture per la terza età . «Se i lavoratori dipendenti e autonomi rinunciassero a un giorno di ferie potremmo creare un fondo da destinare a chi in vecchiaia è particolarmente fragile».
Il modello tedesco
La proposta è mutuata dal modello tedesco, dove i lavoratori rinunciano non a uno, ma a tre giorni di ferie per assicurarsi un futuro familiare e personale sereno. Così, per esempio, se un signore di Berlino vuole andare un mese in ferie, ci penserà lo Stato a mandare e a pagare con mille e quattrocento euro un infermiere professionale che si prenderà cura della madre o del padre bloccati in casa.
In Germania, cioè, già nel 1995 hanno immaginato e realizzato una riforma per l’assistenza continuativa (Long Term Care) e altrettanto hanno fatto in Francia nel 2002, in Spagna nel 2006 e in Gran Bretagna nel 2014.
L’Italia, dice ancora il rapporto sulla non autosufficienza, «è l’unico grande Paese europeo a non avere riorganizzato in maniera organica il suo sistema» anche se «riguardo alle politiche sociali è positivo che il Fondo Nazionale per la non autosufficienza sia tornato ad avere una dotazione di 400 milioni di euro nel 2015, si tratta infatti della principale risorsa per gli enti locali a cui attingere per finanziare interventi sociali e socio sanitari» come l’assistenza domiciliare o i servizi di prossimità e teleassistenza.
«Il ritorno del fondo è certamente un bene, ma si tratta di una goccia nell’oceano. D’altra parte, a differenza di quello che succede con Papa Francesco, avete mai sentito Renzi parlare di anziani?», chiede Trabucchi.
E anche Gori ha una domanda fa fare: «A che cosa siamo disposti a rinunciare se vogliamo immaginare un futuro diverso?».
Aspettando la riforma
In attesa di una riforma del sistema che si preoccupi del 21% della popolazione, il ruolo dei caregiver è destinato a ridursi se è vero che il rapporto tra le persone con una età compresa tra i 45 e i 64 anni e le persone con oltre 75 anni si dimezzerà entro il 2050 e che la famiglia tradizionale sta cambiano forma, lasciando spazio a comunità sempre più ristrette. E se è vero che l’assistenza domiciliare integrata (Adi) e i servizi di assistenza domiciliare forniti dalle aziende sanitarie locali hanno una funzione decisiva è anche vero che appena il 4,3% degli italiani over 65 vi fa ricorso.
Dunque, ancora una volta, lo sforzo per consentire a chi ha disabilità psichiche e funzionali di continuare la propria esistenza a casa viene consegnato a famiglie e associazioni di volontariato.
L’alternativa sono strutture residenziali, pagate per metà dal pubblico, che costano comunque al privato dai 1800 euro al mese in su.
Cifre che con la crisi in pochi possono permettersi, tanto che nelle strutture private non ci sono più liste d’attesa, ma oltre 17 mila posti letto disponibili. Perciò la domanda di Gori ritorna: a che cosa siamo disposti a rinunciare per immaginare un futuro diverso?
Duecentovendiduemila contatti
Rosa Romano, pensionata e dirigente dell’Auser Filo d’argento ha rinunciato al suo tempo libero. Seduta al tavolo del centro d’ascolto di Legnano assieme ai colleghi, mostra numeri che sono la testimonianza di un successo capace di attirare l’attenzione di omologhe associazioni belghe: «Nel 2015, solo qui in Lombardia, nei nostri 21 punti di ascolto abbiamo avuto 222 mila contatti». Duecentoventiduemila.
Le linee sono aperte 24 ore su 24 e gli anziani chiamano per ogni problema: ansia, voglia di fare due chiacchiere, consigli, bisogno di avere la spesa e le medicine a casa o magari la necessità di farsi accompagnare a una visita medica.
Esigenze che l’Auser riesce a soddisfare anche grazie ai finanziamenti frutto di un accordo con la Regione Lombardia che dovrebbe essere rinnovato in queste ore. «Speriamo, non c’è motivo perchè così non sia», dice moderatamente preoccupata Rosa, mentre Libera, una delle volontarie compone il numero della signora Anna. «Come sta Anna? Si sta preparando il pranzo? E che cosa mangia oggi?». Anna racconta e Libera ottiene due risultati. Le fa compagnia e verifica che la donna, ultraottantenne, si preoccupi delle sue esigenze primarie, cibo, pulizia, salute.
La piazza virtuale di Gallarate
Pochi chilometri più in là , a Gallarate, Lino Campioni, anche lui dirigente Auser e responsabile del centro socioculturale («tutto attaccato perchè le due dimensioni sono inscindibili») «Figli del lavoro» gestisce una vera e propria piazza virtuale via Internet.
Parte degli anziani del centro sono collegati tra loro via Skype e nel primo pomeriggio si mettono davanti alle televisioni connesse con i computer e parlano comodamente seduti sulla poltrona di casa.
E anche Campioni sperimenta quotidianamente quanto sostiene il professor Trabucchi: «Le persone che hanno accesso alla nostra piazza virtuale hanno ridotto del 40% il ricorso al medico di famiglia. Lo Stato ha scarsissima attenzione per gli anziani. Ma queste persone sono una risorsa straordinaria. Basterebbe guardarli quando ballano e ricominciano a innamorarsi per capire».
La storia di Maria
A Torino, in via Renier, Giovanna, apre la porta dell’appartamento al terzo piano senza ascensore. E’ lei che sedici ore a settimana aiuta la signora Maria Giovaniello a lavarsi o a fare la spesa e Maria, che ha 87 anni, è invalida al 100%, ed è la settima di otto fratelli (una dei tre rimasti in vita) è legata a lei come se fosse la nona sorella. Maria vive grazie alla reversibilità del marito (600 euro) e a un assegno di accompagnamento da 500 euro, 150 dei quali servono per garantire parte dello stipendio di Giovanna, che a suo modo è un’eccezione.
Dipendente di una cooperativa, è una badante italiana in un mondo di badanti straniere.
Delle sue 830 mila colleghe, infatti, il 90% viene dall’estero, circa un quarto dalla Romania. Due terzi di loro lavorano in nero. Giovanna no. Maria, donna di grande spirito, ha fatto le cose per bene.
«Ho avuto una vita complicata. Mio marito è stato malato per anni, poi è morto di tumore e io ho campato mangiando colli di pollo. Ma sono lucida e i miei figli mi stanno vicino. Mi piacerebbe solo che qualcuno mi portasse ancora in gita, come facevano le associazioni di volontariato quando potevo camminare. Ma non mi lamento. A mia sorella è andata peggio di me. Ha l’Alzheimer e non riconosce più nessuno. I figli l’hanno dovuta ricoverare e oggi pagano duemila euro al mese. “Sono bravi, ma che fatica».
Una fatica condivisa da milioni di persone in Italia, ma difficilmente percepita dallo Stato. «La verità è che la nostra classe politica non è all’altezza», sentenzia Trabucchi. E a questo punto, come sostiene Karl Jasper: «l’ultima questione da sapere è se dal fondo delle tenebre un essere può brillare» o come dice più semplicemente la signora Giovaniello, esprimendo il desiderio che più le sta a cuore, «c’è qualcuno che può portarmi un’ultima volta al mare?».
Andrea Malaguti
(da “La Stampa”)
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Maggio 8th, 2016 Riccardo Fucile
I CANDIDATI PIU’O MENO IMPROBABILI
C’è la figlia di Aldo Moro che appoggia Giachetti a Roma, c’è l’ex concorrente del Grande Fratello Roberta Beta che sta con Marchini sempre nella Capitale e poi ci sono autisti dei big della Lega che si schierano con Parini a Milano, culturisti (Giovanni Montis in provincia di Cagliari), aspiranti politici con slogan improbabili (Carlo Goldoni a Milano), uomini che gridano alla “rivolta degli schiavi” (Dario di Francesco a Roma).
Questo e molto altro, come racconta Monica Rubino su Repubblica, nei nomi in lista nelle prossime amministrative del 5 giugno.
Ora si entra nel vivo: chiuse e depositate le liste per le comunali, scende in campo la schiera di migliaia aspiranti consiglieri, al fianco degli sfidanti alla poltrona di sindaco. Peseranno anche loro su una partita quanto mai incerta, tutta da scrivere nelle grandi città al voto. In palio 1.368 municipi, 25 capoluogo. E, su tutti, Roma e Milano, Napoli, Torino, Bologna, Cagliari, Trieste.
Milano, in questo senso, è la sfida cui si guarda con più attenzione. Perchè i sondaggi danno appaiati il candidato del centrosinistra Giuseppe Sala e quello del centrodestra Stefano Parisi. “Li asfalteremo sulla concretezza”, ostenta tranquillità Sala al lancio del suo programma.
Ma il centrodestra (qui unito) è pronto a brandire contro il governo un’eventuale sconfitta dell’uomo di Expo che arriva tra l’altro dopo l’amministrazione Pisapia.
A Torino Piero Fassino (Pd) corre per la riconferma contro Chiara Appendino (M5s), Osvaldo Napoli (FI), Alberto Morano (Lega e Fdi), Giorgio Airaudo (SI).
Mentre a Napoli l’uomo da battere è Luigi De Magistris, sindaco uscente che si presenta con ben 14 liste, contro le 13 di Gianni Lettieri e le 10 di Valeria Valente. Ma è ancora polemica nel Pd, sia per la scelta di Valente di farsi appoggiare da Ala, sia per quella di candidare uno degli esponenti ripresi a distribuire euro fuori ai seggi delle primarie: “Una vergogna”, dice Antonio Bassolino; “I rancori alimentano l’astensionismo”, replica Valente.
Roma, infine. Epicentro delle fibrillazioni nel centrodestra, che corre con i due candidati Giorgia Meloni (Fdi, Lega) e Alfio Marchini (FI, Ap, La Destra). Martedì arriverà Silvio Berlusconi ad accendere la campagna elettorale, anche se dentro FI c’è chi invita a guardare ai tentativi di dialogo dove ci si presenta uniti anche in vista di una sfida unitaria per il referendum. C
on Meloni e Marchini, il Dem Roberto Giachetti si giocherà il ballottaggio, dietro la favorita (secondo i sondaggi) Virginia Raggi (M5s). Ma è già pronto a giocare su “incertezza e impreparazione” grilline o “onestà e competenza” Dem.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 8th, 2016 Riccardo Fucile
IL NUOVO SONDAGGIO DI SCENARI POLITICI: SORPRESE AL SECONDO TURNO
Giochi apertissimi al primo turno, e rischio di cattive sorprese al secondo. 
I nuovi sondaggi condotti da Scenaripolitici per L’Huffington Post vedono Roberto Giachetti in leggero vantaggio per guadagnarsi un posto al ballottaggio (dietro Virginia Raggi saldamente in testa ai pronostici), sui suoi sfidanti Giorgia Meloni e Alfio Marchini.
L’ex consigliera M5s risulta al 26,5%, seguita da Giachetti al 23,5% e Meloni e Marchini appaiati al 19,5%.
Le sorprese guardando i diversi scenari al ballottaggio.
Non ci sarebbe partita tra Raggi e Giachetti, con la prima al 60% e il secondo al 40%. Diverso invece il caso di confronto tra la candidata M5s e sia Alfio Marchini che Giorgia Meloni, che risulterebbero in vantaggio (al 51% contro il 49%)
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 8th, 2016 Riccardo Fucile
“LA MELONI VUOLE UN CONFRONTO CON ME? INIZI A PRESENTARSI, FINORA PER DUE VOLTE NON SI E’ VISTA”
«Invito tutti a rendere pubblici i contributi ricevuti per questa campagna elettorale, cifre e nomi». Il candidato sindaco di Roma del M5S, Virginia Raggi, richiama più volte Buzzi e Carminati, Mafia Capitale, e l’incoerenza di chi «tiene il piede in due scarpe» (si riferisce al candidato del Pd Giachetti, allo stesso tempo deputato) o di chi «diceva di essere libero dai partiti e ora li ha in casa» (Marchini).
In questa intervista a Il Tempo , la Raggi bacchetta i suoi avversari, propone un «patto» ai costruttori, assicura appalti trasparenti, uno stadio per la Roma («ma deve seguire le regole») e uno per la Lazio.
Infine, alle Olimpiadi preferisce un impegno per rilanciare gli impianti sportivi comunali. E infine accetta la sfida lanciata dalla Meloni di confrontarsi a viso aperto.
Avvocato Raggi, per i sondaggi lei è avanti di alcuni punti sui suoi avversari. Si sente inseguita?
«Non guardo i sondaggi. Mi fanno piacere, piuttosto, i riscontri positivi che ho tra la gente».
Teme che i romani che ora dicono che la voteranno possano cambiare idea?
«Noi ci proponiamo per quello che siamo, cittadini che vogliono impegnare il loro tempo per un progetto in cui credono, cioè entrare nelle istituzioni per migliorare la loro città . E faremo esattamente questo, così come abbiamo rinunciato a 42 milioni di rimborsi elettorali o creato un fondo a favore delle piccole e medie imprese. Quello che diciamo lo realizziamo».
Sulle colonne de Il Tempo Giorgia Meloni ha chiesto di confrontarsi con lei. Lo farà ?
«Certo. Ci sono già state un paio di occasioni ma lei non si è presentata. In ogni caso io sono sempre pronta a discutere dei temi che interessano ai romani. Se la Meloni intende invece andare nei talk show o in tv, si farà anche questo, ma non è la priorità nè per Roma nè per me».
Giachetti vorrebbe lavorare con lei, invece, per liberalizzare le droghe leggere…
«Mi sembra che Giachetti confonda i suoi due ruoli: i sindaci non hanno competenze su questi temi. Io penso a Roma, lui si dedicasse a fare il parlamentare visto che è stato eletto per questo. Noi abbiamo un punto di vista differente: ci dicevano di candidare Di Battista o altri come sindaco ma non l’abbiamo fatto per rispettare la volontà dei cittadini. Gli incarichi non sono trampolini di lancio».
L’hanno accusata di essere vicino alla destra, le hanno rimproverato di aver svolto il praticantato forense nello studio Previti. Pensa che in quest’ultimo mese la campagna elettorale continuerà a essere velenosa?
«Bè, dopo il metodo Boffo c’è stato il metodo Raggi. Ma non m’importa, se ci attaccano vuol dire che stiamo lavorando bene. Mi dispiace soltanto che, vista la stagione calda, non potranno dire che ho i calzini azzurri» (come quelli del giudice della sentenza Fininvest-Cir, Raimondo Mesiano, criticati nel 2009 in un servizio tv su Canale 5, ndr).
Quanto ha speso finora per la sua campagna elettorale?
«In tutto spenderò poche migliaia di euro, noi ci finanziamo con micro-donazioni dei cittadini perchè soltanto così possiamo avere le mani libere. Sarebbe ora che lo facessero anche gli altri partiti, sostenuti in passato da Buzzi e Carminati. Li invito a rendere pubblici i contributi che ricevono».
Tra pochi giorni incontrerà il presidente del Coni, Malagò. Si aspetta che tenterà di farle cambiare idea sullo stadio della Roma e le Olimpiadi?
«Sullo stadio non devo cambiare idea. Voglio farlo (anche uno per la Lazio) ma il progetto deve seguire le norme. Per le Olimpiadi ho sempre la stessa linea: ricorderò a Malagò che Roma ha bisogno di sviluppare lo sport ordinario, dobbiamo sistemare gli impianti comunali che cadono a pezzi e incentivare l’attività nelle scuole. Insomma, se uno ama lo sport deve amarlo sempre».
Vedrà anche i costruttori?
«Certo, sono importanti per Roma e per il Lazio, danno lavoro a tante persone. La nostra proposta è puntare alla riqualificazione energetica e alla riduzione dei rischi idrogeologici e, ovviamente, al miglioramento dei quartieri. Peraltro l’Europa mette a disposizione molti fondi. Basta con nuove costruzioni, già ci sono centomila appartamenti sfitti o invenduti».
Come combatterebbe il traffico e le buche?
«Innnanzitutto con appalti trasparenti che consentano lavori fatti bene. Poi vogliamo rafforzare il sistema “io segnalo” anche con una app con cui i cittadini possano indicare le buche grandi e pericolose. Poi immagino più mobilità pubblica, nuovi autobus e treni, corsie preferenziali, semafori intelligenti, una rete di piste ciclabili e più car sharing. Bisogna anche ripensare il carico/scarico, incentivare il telelavoro e fare in modo che i cittadini possano ottenere on line certificati e documenti senza andare negli uffici comunali».
È vero che se diventasse sindaco il suo vice sarebbe l’ex consigliere comunale del M5S Daniele Frongia e che Marcello De Vito, anche lui 5 Stelle, potrebbe diventare presidente del Consiglio comunale?
«Stiamo lavorando sul programma, per i nomi c’è tempo. Comunque mi fa sorridere che ora alcuni mi accusino di voler dare incarichi a cittadini normali mentre fino a poco tempo fa mi accusavano di avere dietro poteri forti. Hanno paura della normalità , proprio quello che manca a Roma».
(da “il Tempo”)
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Maggio 7th, 2016 Riccardo Fucile
IL CENTRO DELLA CAPITALE BLOCCATO PER ORE DAL CORTEO… “SI’ ALLA UE, NO ALLA SVOLTA AUTORITARIA”… LA PIU’ GRANDE MANIFESTAZIONE DOPO LA CADUTA DEL COMUNISMO
Almeno duecentoquarantamila in piazza. Per l’Unione europea e i suoi valori costitutivi, per le
regole della democrazia, contro il governo di maggioranza assoluta neoconservatore e il suo euroscetticismo.
Varsavia sabato pomeriggio ha vissuto quella che con ogni probabilità è stata la più grande manifestazione dal 1989 della caduta del comunismo.
La dimostrazione è stata organizzata da “Libertà , uguaglianza, democrazia”. Così si chiama, evocando il motto della rivoluzione francese, la nuova alleanza delle opposizioni democratiche.
Una contromanifestazione dei nazionalisti che appoggiano in strada da destra il governo ha raccolto appena un migliaio di persone.
“Siamo in Europa, siamo nella Ue e vogliamo restarci, siamo contro gli attacchi alla Ue e alle libertà di questo governo”, erano gli slogan dei manifestanti.
La dimostrazione è stata organizzata dai due nuovi leader dell’opposizione.
Cioè Mateusz Kijowski, il giovane imprenditore che ha fondato il KOD, Comitato per la difesa della democrazia (la sigla evoca il KOR, antico movimento dissidente non violento in Polonia sotto la dittatura comunista) e da Nowoczesna, ‘I moderni’, il partito liberal guidato da Ryszard Petru che è seconda forza in Parlamento.
E infine ma non ultimo da Platforma Obywatelska (PO), il partito liberal sconfitto dal PiS di Kaczynski alle elezioni del 25 ottobre scorso.
Sì all’Europa, no alla svolta autocratica, hanno detto i due oratori alla manifestazione. Per ore, l’intero centro di Varsavia, dalla città vecchia al nuovo quartiere degli affari stracolmo di grattacieli, sono rimasti bloccati dal corteo.
La protesta è rivolta in primo luogo contro le leggi governative, che secondo l’opposizione e anche a detta della Ue hanno di fatto esautorato la Corte costituzionale, dopo le epurazioni nei media pubblici.
Secondo ma non ultimo, le opposizioni chiedono di negoziare con Bruxelles sia sulle libertà sia sul nodo della ripartizione dei migranti, che Varsavia rifiuta. “Questo governo indebolisce e isola la Polonia sia sui mercati mondiali sia in Europa, minaccia di gettarci nell’isolamento o in braccio a Mosca”, ha detto Grzegorz Schetyna, leader di PO, parlando ai dimostranti.
La crescita delle manifestazioni antigovernative — più affollate da un weekend all’altro nei grandi centri urbani del ceto medio colto ed europeista, ignorate nelle campagne conservatrici e nell’est più povero — costituisce un problema innegabile per la maggioranza di governo.
Una prova arriverà nei prossimi giorni con le revisioni dei rating, anche per la Polonia, da parte delle agenzie internazionali.
In questi giorni Varsavia ha fatto fronte con Budapest nel pronunciare il no più assoluto alle decisioni della Ue (ispirate anche dalle proposte di Renzi) per un’equa ripartizione delle quote di migranti da accogliere.
Polonia, Ungheria e resto dell’Est di Ue e Nato, pur dovendo in parte la loro prosperità agli aiuti di Bruxelles, rifiutano ogni solidarietà all’Ovest della Ue, soprattutto ai paesi come Germania Svezia Italia Austria e Grecia che affrontano l’emergenza del massimo numero di migranti.
Le opposizioni polacche non lottano per uno scontro frontale: al contrario, sia Kijowski leader del KOD sia Petru numero uno di Nowoczesna lanciano ogni giorno appelli al dialogo costruttivo col governo di maggioranza.
Ma in risposta ricevono accuse di tradimento o al minimo di ‘posizioni antipatriottiche’. L’esecutivo guidato dalla premier Beata Szydlo, fedelissima all’uomo forte della destra nazionalconservatrice maggioritaria, Jaroslaw Kaczynski, insiste che “con la maggioranza assoluta gli elettori ci hanno dato un mandato preciso”.
Instabilità e imprevedibilità polacche pesano oggettivamente su presente e futuro della Ue, visto anche il peso geopolitico, economico, politico e militare del paese.
(da “La Repubblica“)
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Maggio 7th, 2016 Riccardo Fucile
IL CONDUTTORE DELLA GABBIA FA CAMPAGNA CONTRO IL CARROCCIO: “QUANDO HO ROTTO I PONTI CON IL CENTRODESTRA MI SONO DIMESSO PER COERENZA, RINUNCIANDO A UN CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO, OGGI SONO LIBERO DI DIRE QUELLO CHE PENSO”… “”HANNO MESSO MARONI CAPOLISTA PER FARGLI AVERE LA SOSPENSIONE DEL PROCESSO”
“Perchè è la città che amo, perchè ci sono nato e ci vivo. Ecco perchè ho deciso di entrare nel pieno di questa campagna elettorale con Varese Blog”.
L’incipit è vagamente berlusconiano ma parla Gianluigi Paragone, il conduttore de La Gabbia su La7, nel primo video auto-realizzato che apre la sua campagna da “attivista” per le amministrative alle porte.
“L’ho aperto perchè i cittadini capiscano che cosa è stato il potere del centrodestra. E mi auguro che perda”.
Sì perchè anche a Varese si vota e Paragone, che da 44 anni ha sempre vissuto nella roccaforte del Carroccio, ha deciso di usare una pagina Facebook per catalizzare il malessere che cova nel popolo che vendette l’anima alla Lega. A chi lo contesta per l’iniziativa giura di essersi poi ripreso la sua.
“Sul blog mi danno del “voltagabbana” se attacco il centrodestra”, risponde, prevenendo l’obiezione più ovvia.
“E’ vero che sono stato cooptato in Rai su indicazione della Lega, ma quando ho rotto col centrodestra mi sono dimesso lasciando un contratto da dirigente a tempo indeterminato. Non ero entrato lì per concorso o per merito e ho pareggiato i miei conti. E oggi sono libero di dire quel che penso”.
Chiarito il “chi” tocca al cosa, Varese caput mundi.
Così l’han sempre venduta i duri e puri del movimento per l’indipendenza della Padania che dal Sacro Monte dovevano calare su Roma ladrona per poi bruciarla. E non sono più tornati.
Paragone parla di questa lunga stagione come di una “grande illusione”. Varese, dice, è governata dalla Lega ininterrottamente dal 1993. Ventitrè anni.
“Il primo sindaco fu Raimondo Fassa, arrivarono anche le antenne della Cnn alla Città Giardino. Per dire come il fenomeno Lega Nord che sembrava rivoluzionario avesse gli occhi puntati addosso. E’ stato rivoluzionario? Neppure lì, nella roccaforte simbolo di tutto il movimento. A un certo punto questi avevano il Comune, la Provincia, la Regione e lo Stato centrale: se neppure in questa condizione sei stato capace di fare delle cose per la tua città e la tua gente prendi atto del tuo fallimento e riparti da capo. E invece ripartono con le stesse facce e i soliti slogan”.
E siamo già al come. “Io mi incazzo quando oggi vedo i manifesti del candidato del centrodestra Paolo Orrigoni che promette “più sicurezza”. Ma come, hanno amministrato per un quarto di secolo la città facendo della sicurezza il loro cavallo di battaglia e ora dicono che se li voti te la garantiscono? Sono loro che hanno governato finora, se non c’è neppure sicurezza devono fare ammenda e non chiedere altri voti”. E’ solo un esempio perchè poi c’è il verde pubblico, i trasporti, le auto in centro, gli spazi per i bambini. Tutti temi e spunti critici sul governo della città che il blog di Paragone conta di convogliare per dare un messaggio chiaro: “Varese è bloccata da 23 anni, bisogna cambiare”.
“Insomma — sbotta Paragone — è poi tanto difficile fare delle piccole cose di buon senso a favore dei cittadini? Perchè Piazza Repubblica è un buco nero? Perchè la caserma Garibaldi cade a pezzi? Perchè non ci sono le piste ciclabili? Perchè manca un progetto di città che evolva per dare benessere a chi decide di restare?”.
Neppure gli scappa quando alla domanda risponde che tra gli ultimi benefattori di Varese primeggia ancora un “terùn” come Salvatore Furia, geniale meteorologo e poeta di Caltanissetta che in cima al Sacro Monte riuscì a fare l’osservatorio astronomico.
“Ecco, lui aveva un sogno, un’idea. Gli altri non hanno neppure quella, solo piccolo furbizie, come candidare Maroni come capolista in città solo per ottenere la sospensione del processo a suo carico per tutto il periodo elettorale”.
Non sa chi votare, il perchè lo dice pure.
“Purtroppo i Cinque Stelle non sono riusciti ad avere una lista unica… Mi è dispiaciuto perchè avrei voluto vedere la città amministrata con logiche diverse”. Non per fare il Paragone, ma questa convergenza grillina sembra la riedizione degli esordi in salsa verde, al tempo della Padania…
“In realtà sono più grillino del M5S, lo sono sempre stato. Molte cose di Grillo, soprattuto sul versante del trasporto pubblico, delle rinnovabili io lo seguivo al tempo degli spettacoli, ancora oggi mi riascolto quello al teatro delle Vittorie in Rai. Mi convertì lui alla macchina ibrida. Mi sarebbe piaciuto vedere la declinazione di quegli argomenti su scala cittadina e li avrei anche votati molto volentieri”.
Chi c’è, con quali forze e come finirà . “Varese ancora guarda al centrodestra, probabilmente farà vincere Paolo Orrigoni che viene dalla cosiddetta società civile che in questo caso è imprenditoriale. Questo è il padrùn dei supermercati. Siccome il Comune rilascia licenze commerciali ed edilizie questo ha conflitti di interesse in entrambi i settori”.
Poi c’è il Pd che qui non tocca palla da una quarto di secolo. “Hanno candidato un giovane ma ahimè è renziano, per me sarebbe difficile. Potrei anche votarlo — turandomi naso, orecchie e bendandomi tutto — se mi convince che per lui è prioritaria la buona amministrazione delle città ”.
Come capolista di Forza Italia c’è Piero Galparoli: “E’ il presidente della squadra di calcio con una cordata molto discussa, uno che si è fatto un bar in centro. E molti a chiedersi se sia normale avere amministratori o politici che possano godere di facilitazioni e permessi. Non cambia nulla. E’ come se la città fosse sempre roba loro”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 7th, 2016 Riccardo Fucile
ECCO COME SALVINI DIFENDE I LAVORATORI PADANI: LEGHISTI IN MEZZO A UNA STRADA, E LUI PRENDE 10 COLLABORATORI SENZA ASSUMERLI
Matteo Salvini ha lanciato in questi giorni il suo blog con commenti, articoli e video di attualità ,
chiamato ‘Il Populista’.
Ma gli ex giornalisti del quotidiano leghista ‘La Padania’ che sono in cassa integrazione dopo la chiusura della testata nel 2014 lamentano di non essere stati coinvolti nella nuova iniziativa editoriale di via Bellerio, “nonostante i chiari e inequivocabili accordi sindacali per la loro ricollocazione”.
Una decina di persone per il momento lavorano alla testata, tutti collaboratori. Nessuno è stato assunto.
Il direttore è Alessandro Morelli, già direttore di Radio Padania, il sito è stato lanciato giovedì scorso, 5 maggio.
Mentre la diffusione sarà tutta incentrata su Facebook, compito è stato affidato a Luca Morisi che cura il profilo social di Salvini, della Lega e di Noi con Salvini, considerato “il Casaleggio” del segretario.
“I giornalisti cassaintegrati della Padania – si legge in una nota del cdr che fa il verso agli slogan di lancio del sito – ‘liberano la bestia’ che è in loro e con ‘audacia e istinto’ si rivolgono per l’ennesima volta a Salvini, che da tempo, nonostante le ripetute richieste, tace, almeno su questo fronte, e chiedono a gran voce: come la metti con i ‘tuoi’ lavoratori?”.
“Noi cassa integrati – conclude la nota – stiamo al Populista come i taxi stanno a Uber, perchè non abbiamo da Salvini lo stesso trattamento che riserva ai taxisti? E’ ora di dare risposte anche a noi”.
(da “la Repubblica”)
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Maggio 7th, 2016 Riccardo Fucile
IL TIMORE PER UN EFFETTO SUL VOTO INDUCE I CINQUESTELLE A FAR QUADRATO CON IL SINDACO DI LIVORNO… STAVOLTA NON GRIDANO ALLE DIMISSIONI… I GUAI POSSONO ARRIVARE DALL’AVER ASSUNTO 33 PRECARI QUANDO L’AZIENDA NON ERA IN GRADO DI ASSUMERE PERSONALE
Beppe Grillo alza il telefono e chiama Filippo Nogarin, il sindaco di Livorno raggiunto da un avviso di garanzia legato alla richiesta di concordato per l’Aamps, l’azienda municipalizzata che si occupa della raccolta dei rifiuti.
Da diversi giorni la notifica dell’atto era nell’aria ma per i 5Stelle è una bomba, che arriva nelle ore in cui scade il termine ultimo per presentare le liste per le amministrative.
Tutto ciò è infatti destabilizzante in vista di una campagna elettorale che entra sempre più nel vivo. Tanto che è Grillo in prima persona a intervenire, mostrandosi garantista, sminuendo quanto è successo ed esprimendo solidarietà al primo cittadino.
Il pensiero – tra i 5Stelle – va però al caso Quarto, con le dovute differenze ma come allora si temono gli sviluppi delle indagini, che in quel caso portarono alla cacciata di Rosa Capuozzo dal Movimento.
“Ti sosteniamo, siamo con te. Tieni duro, non ti lasciamo solo”, avrebbe detto il leader pentastellato a Nogarin. È questa la prima mossa che si registra, dopo che lo stesso sindaco si è detto pronto a dimettersi se “dalle indagini preliminari dovesse emergere una condotta contraria ai principi del Movimento”.
La fiducia, nei confronti di Nogarin, viene assicurato, è stata rinnovata anche dal Direttorio. Nessuno però, almeno per ora, ci ha messo la faccia, nonostante gli attacchi a raffica arrivati dal Pd.
Il fuoco di fila è partito da Ernesto Carbone della segreteria dem: “Di Maio, dopo Lodi (dove è stato arrestato il sindaco Pd ndr) passa da Livorno, c’è posta per M5S. Noi sempre garantisti, voi due pesi e due misure”.
Il fatto che l’avviso di garanzia ricalchi perfettamente quello ricevuto dall’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti, lascerebbe qualche speranza ai 5Stelle.
Sia Nogarin che Lemmetti, infatti, sono indagati per concorso in bancarotta fraudolenta, ma la speranza è che l’accusa venga meno nel momento in cui il piano che il cda dell’Aamps sta mettendo a punto verrà consegnato in tribunale.
Il consiglio di amministrazione dell’azienda di raccolta di rifiuti livornese ha infatti ottenuto dal giudice la proroga per la consegna delle carte sul concordato.
Secondo quanto apprende l’Adnkronos, il cda sta ultimando il piano e dovrebbe portarlo in tribunale già la prossima settimana.
La speranza, dunque, è che il ‘restyling’ dell’Aamps venga promosso dai giudici, facendo decadere le indagini che vedono sotto accusa i due esponenti M5S. Se così fosse, i 5 Stelle ne uscirebbero senza macchie e Nogarin resterebbe saldo alla guida di Livorno.
Ma la vera preoccupazione riguarda l’assunzione dei 33 precari storici fatta prima della richiesta di concordato. È qui infatti che potrebbe essere ravvisata una responsabilità penale del sindaco, quindi concorso in bancarotta fraudolenta, poichè l’Aamps non era nelle condizioni di assumere personale.
C’è grande nervosismo, quindi, malgrado si millanti un clima tranquillo e sereno.
In fondo Livorno, nonostante la vittoria di Nogarin sia stata salutata due anni fa con grande entusiasmo dai 5Stelle, è sempre stato un terreno scivoloso per loro.
Tanto per cominciare ci sono voluti tre mesi per comporre la Giunta tra veti e scontri tra i grillini locali.
E sempre per restare in tema di grillini contro grillini, mesi fa il bilancio presentato dal sindaco M5S era stato bocciato da una parte del gruppo consiliare del Movimento. Adesso i 5Stelle devono fare i conti con i giudici e la vicenda potrebbe rivelarsi un boomerang trenta giorni prima del voto delle amministrative.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 7th, 2016 Riccardo Fucile
“LA MELONI HA ANTEPOSTO L’AMBIZIONE PERSONALE ALL’AMORE PER LA CITTA'”… “E ORA DI GUARDARE AVANTI, ARICHIVIANDO IL ‘900”
“A Roma stiamo sperimentando una svolta centrista. Che può valere ovunque”. Alessandra
Mussolini difende così – in una intervista al Messaggero – la sua scelta di correre come Capolista di Forza Italia a sostegno di Alfio Marchini.
Una scelta anche per archiviare anche le divisioni del passato, visto che Marchini viene da una famiglia di partigiani.
“A Roma – dice Mussolini – finalmente in questi giorni abbiamo chiuso il 900 ideologico che ha tanto frenato tutti quanti”.
Un invito quindi ad andare oltre gli steccati perchè – aggiunge – “le vecchie storie sono finite e andiamo avanti. Come dicono le mie figlie: per il bene di Roma, scialla!”
Lui parla di suo nonno partigiano e lei di suo nonno Duce.
“Macchè! Parliamo di buche sulle strade e di asili nido, di trasporti e della questione nomadi”.
E comunque?
Marchini mi ha detto una cosa perfetta, da uomo concreto qual è. Ed è questa: ognuno ha la sua storia, ma per un atto di generosità verso questa città che amiamo ci si mette insieme per un progetto comune”.
Nessuna rottura comunque con Giorgia Meloni. Ma qualche appunto.
Proprio perchè è una leader di partito, doveva avere la capacità di comprendere che una campagna elettorale non è un fatto personale. ma un fatto politico che deve trasformarsi in evento sociale. Giorgia ha ritenuto che la propria candidatura fosse più importante dell’unità del centro-destra. Questo è il suo errore.
(da “Huffingtonpost”)
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