Maggio 5th, 2016 Riccardo Fucile
L’SVD NON CORRE CON IL PD… CENTRODESTRA DIVISO IN DUE
Circa centomila cittadini del Trentino e dell’Alto Adige andranno domenica 8 maggio alle urne,
dalle 7 alle 21, per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale in 20 comuni, tra cui Bolzano.
A Bolzano gli elettori potranno scegliere tra un esercito di 497 candidati.
Le elezioni si svolgono ad un anno di distanza dall’appuntamento elettorale che aveva visto la vittoria, al ballottaggio, di Luigi Spagnolli, che, alla guida di una giunta Svp-Pd, non era stato in grado di trovare una maggioranza in consiglio ed aveva dovuto lasciare il posto ad un commissario.
Nonostante il fatto che nel frattempo la Regione abbia approvato una nuova legge elettorale, che per la prima volta a Bolzano introduce una seppur minima soglia di sbarramento per l’accesso al Consiglio, il panorama politico è ancora estremamente variegato: i partiti che si presentano alle elezioni, infatti, sono 17, con ben 13 persone che aspirano a divenire sindaco
A rappresentare i colori del Pd sarà Renzo Caramaschi, settantenne ex segretario generale del Comune, profondo conoscitore, dunque, della macchina amministrativa, scelto attraverso apposite primarie.
La Svp, che a Bolzano tradizionalmente è alleata al Pd, stavolta ha deciso di correre da sola, presentando candidato sindaco l’avvocato Christoph Baur.
Come nel resto del Paese, anche nel capoluogo altoatesino sono complesse le vicende che hanno attraversato lo schieramento del centro-destra.
Al termine di una battaglia caratterizzata da forti polemiche tra la commissaria di Forza Italia Elisabetta Gardini e la deputata locale Michaela Biancofiore, i candidati che il centro-destra presenta saranno due: il medico ospedaliero Mario Tagnin e l’ex deputato di area An Giorgio Holzmann
Con tutta probabilità dalla tornata elettorale di domenica non uscirà un vincitore e si dovrà andare al ballottaggio.
Potrebbe essere la tradizionale sfida centrosinistra – centrodestra, ma c’è anche chi ipotizza che il candidato Svp raggiunga un consenso tale da potersi presentare a contendere il posto di sindaco.
Sarà infine interessante vedere la performance dei partiti della destra di lingua tedesca. Nonostante l’elettorato di lingua tedesca a Bolzano sia tradizionalmente vicino a posizioni centriste, c’è chi ipotizza che i recenti successi della destra alle presidenziali Austria possano influenzare in qualche modo l’esito elettorale.
(da agenzie)
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Maggio 5th, 2016 Riccardo Fucile
IL RESTAURO FINANZIATO DAL GOVERNO TEDESCO…LA RICOSTRUZIONE DELLE VECCHIE CASE NON E’ MAI INIZIATA
Fece soltanto una cosa buona, ad Onna, il terremoto del 6 aprile 2009: buttando giù le travi e i muri della chiesa di San Pietro Apostolo, edificata la prima volta dai monaci cistercensi nel lontano 1230, permise di riscoprire casualmente un tesoro di affreschi risalenti al 1400 e attribuiti poi dagli studiosi alla Scuola di Giotto.
Un patrimonio immenso che sabato 7 maggio, a mezzogiorno, verrà presentato al mondo ufficialmente con l’inaugurazione della chiesa restaurata.
Ad Onna, la frazione dell’Aquila che contò da sola 40 vittime in quella notte tragica del 6 aprile, interverranno tra gli altri il sottosegretario ai Beni culturali del governo italiano, Ilaria Borletti Buitoni, insieme all’ambasciatore tedesco a Roma, Susanne Marianne Wasum-Rainer.
Eh sì, perchè è stato il governo tedesco a finanziare completamente l’opera «con circa 3 milioni e 700 mila euro», ricorda Wittfrida Mitterer, coordinatrice del piano di ricostruzione di Onna, il cui costo complessivo – quando mai sarà terminato – dovrebbe aggirarsi sui 60 milioni di euro.
La Witterer venne nominata, subito dopo il disastro, dall’allora ambasciatore tedesco Michael Steiner, incaricato personalmente da Angela Merkel di seguire la rinascita del paesino, dopo la visita che la Cancelliera stessa fece tra le rovine nel luglio 2009, accompagnata dall’ex premier Silvio Berlusconi: «Non vi abbandoneremo», promise la Merkel agli abitanti sostando davanti alla stele che ricordava le vittime dell’eccidio del giugno 1944, compiuto dai nazisti proprio ad Onna.
La Merkel, però, sabato 7 maggio non ci sarà . Ma sembra che abbia già assicurato la sua presenza per il giorno in cui sarà inaugurata un’altra struttura simbolo della storia locale: il vecchio forno del paese, risalente al primo Novecento, anch’esso danneggiato gravemente dal sisma, il cui restauro però dopo 7 anni stenta ancora a decollare.
«à‰ la burocrazia che ci uccide – lancia un appello la signora Mitterer – Pensate che i 240 superstiti della frazione vivono ancora nelle casette di legno del villaggio provvisorio creato nel 2009 dalla Croce Rossa italiana e da quella del Canada insieme con la Provincia autonoma di Trento. I vecchi edifici, invece, non sono ancora stati ricostruiti. à‰ tutto fermo. Speriamo che almeno il forno storico, che rinascerà su due piani con un’anima antisismica in legno massello, grazie all’Ance, a Formedil e alle parti sociali, sia pronto per la fine di quest’anno».
Fabrizio Caccia
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 5th, 2016 Riccardo Fucile
LA FABIOZZI SOTTRATTA AL LINCIAGGIO, DUE AGENTI FERITI
Così come nei giorni scorsi a Raimondo Caputo – l’uomo accusato dell’omicidio della piccola
Fortuna Loffredo – è accaduto di essere aggredito da alcuni reclusi nel carcere di Poggioreale, anche la sua compagna Marianna Fabozzi ha subìto una aggressione da parte di un gruppo di detenute nella casa circondariale di Pozzuoli.
La donna sarebbe stata colpita più volte con pugni e calci e solo l’intervento del personale della polizia penitenziaria avrebbe evitato che la situazione degenerasse, tanto che due agenti sono stati feriti.
Marianna Fabozzi non è accusata dell’omicidio di Fortuna – avvenuto nel giugno di due anni fa al Parco Verde di Caivano – ma in un’inchiesta parallela: quella sulle violenze sessuali che le figlie della Fabozzi avrebbero subito da Caputo.
Per questa vicenda, emersa durante le indagini sulla morte di Fortuna, sia l’uomo che la donna furono arrestati nel novembre scorso, ma lei successivamente ottenne il trasferimento ai domiciliari.
In questi giorni, però, ha rilasciato dichiarazioni a giornalisti che sono andati a intervistarla, venendo così meno all’obbligo di non comunicare con l’esterno cui è sottoposto chi è ristretto in casa, e il giudice di sorveglianza ha quindi deciso di revocare la misura attenuata e ha disposto il trasferimento della donna in carcere. Dove le altre recluse erano a conoscenza, per averlo appreso dalla tv, del ruolo che Marianna Fabozzi avrebbe avuto sia nella vicenda della violenza sulle figlie, sia in quella della morte di Fortuna (sarebbe stata a conoscenza delle responsabilità di Caputo ma lo avrebbe coperto) e per questo l’hanno picchiata.
(da agenzie)
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Maggio 5th, 2016 Riccardo Fucile
LE ASSOCIAZIONI: “FALSO, I NUMERI LO SMENTISCONO”… I SOLITI NEMICI DELLA SOLIDARIETA’
Non intralciare l’attività dei negozi e minimizzare la sottrazione di risorse alle attività commerciali.
Sono questi alcuni dei principi che hanno guidato la giunta regionale lombarda nella redazione del nuovo regolamento di disciplina delle “cessioni a fini solidaristici“.
Per intenderci, le vendite di beneficenza che vengono effettuate nelle piazze italiane per raccogliere fondi a favore di persone in difficoltà , ricerca su malattie e altro ancora. Insomma, da oggi in Lombardia sarà più complicato organizzare la vendita di arance o di azalee per raccogliere fondi per la ricerca sul cancro, oppure vendere torte o caldarroste per finanziare il progetto di una scuola o di un’associazione no profit.
La giunta Maroni, infatti, nel nuovo regolamento approvato lo scorso 18 aprile ha messo nuovi paletti e previsto adempimenti burocratici che sembrano andare nella direzione di recare il minor danno economico possibile a quelle attività commerciali che vendono prodotti simili a quelli ceduti estemporaneamente dalle associazioni no profit.
Ad esempio le aree pubbliche sulle quali le associazioni effettueranno le vendite a fini solidaristici dovranno essere individuate dai Comuni di riferimento “in accordo con le associazioni imprenditoriali maggiormente rappresentative — si legge nel disciplinare — per il settore commercio su aree pubbliche, tenendo conto della densità delle attività commerciali e della intensità dei flussi di pubblico, così da evitare sia l’eccessiva concentrazione delle attività promozionali in vicinanza dei negozi, sia il confinamento delle attività di cessione in aree eccessivamente marginali in cui la raccolta di fondi risulterebbe troppo esigua”
Il comune tiene anche conto “dell’opportunità di indirizzare le attività verso aree dove già si riscontrano flussi significativi di pubblico” dovuti alla presenza di servizi non commerciali (ospedali, scuole, uffici, alberghi) con l’obiettivo di “massimizzare il risultato dell’attività di raccolta fondi minimizzando la sottrazione di risorse alle attività commerciali”.
Ma secondo Niccolò Contucci, direttore generale dell’Associazione italiana ricerca sul cancro (Airc) che l’8 maggio sarà in 3.700 piazze italiane a vendere per finanziare le proprie attività , il problema non esiste: “Airc si adegua ai regolamenti, e ci mancherebbe. Ma — spiega a ilfattoquotidiano.it — i numeri smentiscono qualsiasi ipotesi di concorrenza alle attività commerciali da parte delle nostre raccolte fondi effettuate nelle piazze. Dai dati in nostro possesso risulta che, in un anno, tutte le associazioni no profit che hanno effettuato vendite di fiori a scopo benefico sul territorio nazionale abbiano distribuito un milione di piante e fiori. Solo noi dell’Airc ne abbiamo venduti 600mila. Nel solo giorno della Festa della donna, l’8 marzo, i fioristi italiani hanno venduto oltre un milione di mimose. Per cui, mi sembra che la questione della nostra concorrenza proprio non si possa porre”.
Negativa invece la lettura del consigliere regionale del Pd, Marco Carra, fa delle intenzioni che hanno spinto la giunta Maroni a predisporre il regolamento: “Quando sei mesi fa fu approvata la legge — commenta — avevamo purtroppo visto giusto: la Regione mostra i muscoli sempre contro i più deboli. Sono tantissime le associazioni che raccolgono fondi con i banchetti, tante le persone che vi si dedicano gratuitamente per sostenere la ricerca contro le malattie o per finanziare attività per i ragazzi, per i disabili e per le persone in difficoltà . La Regione dovrebbe aiutarli, non complicargli la vita come sta facendo con questo regolamento. E c’è un fattore non secondario, che sono gli ulteriori adempimenti a carico dei comuni. Questi, inevitabilmente, si riverseranno sui cittadini che non capiranno per quale ragione per iniziative benefiche siano necessari tanta burocrazia e tanti paletti”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Sergio Silvotti, portavoce regionale del Forum per il Terzo Settore: “Un regolamento di cui non c’era nessun bisogno — dice a ilfattoquotidiano.it — e che fa riferimento a norme già esistenti, complicando, però, le attività di volontariato. Si parla tanto di sussidiarietà e poi si producono regolamenti che fanno passare la voglia di fare volontariato”.
Emanuele Salvato
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 5th, 2016 Riccardo Fucile
IL PARTITO GEMELLATO CON SALVINI VUOLE DISCRIMINARE GLI ITALIANI…C’E’ SEMPRE QUALCUNO PIU’ TERRONE DI TE
Una nuova stangata per i frontalieri arriva dalla proposta della Lega dei ticinesi, il cui
parlamentare Lorenzo Quadri ha chiesto di imporre a loro carico una tassa di entrata in Svizzera.
Un balzello che appare come l’ennesima provocazione nella campagna contro i lavoratori che sono considerati come i colpevoli di quasi tutti i mali dell’economica del Canton Ticino.
La proposta è contenuta in una mozione che il deputato ha presentato al governo federale di Berna con l’intenzione – a suo dire – di difendere meglio l’occupazione locale: «In Ticino i frontalieri, oltre a essere fonte di problemi sul mercato del lavoro, usufruiscono di prestazioni finanziarie da parte dei contribuenti elvetici e causano alla collettività dei costi che non sono chiamati a coprire».
Afferma che gli oltre 60 mila frontalieri provocano un’importante usura alla rete viaria cantonale. A suo dire gli ingorghi prodotti dall’eccesso di traffico danneggiano l’economia del Ticino poichè la mobilità efficiente è una condizione importante per qualsiasi piazza economica.
Quadri arriva ad affermare che i frontalieri producono rifiuti solidi urbani, il cui smaltimento è a carico dei residenti.
Il deputato leghista ha anche quantificato la sua proposta: l’imposizione per ogni frontaliere dovrebbe essere almeno di 500 franchi all’anno, con un entrata per le casse del cantone di 30 milioni di franchi (circa 25 milioni di euro).
Non sono mancate le reazioni. Il sindacalista comasco della Cisl Carlo Maderna ha subito ribattuto: «E noi siamo pronti a scioperare…».
Una risposta che non è piaciuta nemmeno ad Andrea Puglia, suo collega svizzero dell’Organizzazione cristiano-sociale: «L’intervento di Maderna è stato provocatorio, in risposta all’altrettanto provocatoria mozione di Quadri. Si tratta di misure entrambe inattuabili. La proposta di Quadri farebbe cadere gli accordi bilaterali fra i due Paesi e lo sciopero dei frontalieri provocherebbe la paralisi di buona parte dell’economia svizzera. Vedere i frontalieri come dei nemici è un grosso errore».
Teresio Valsesia
(da “La Stampa”)
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Maggio 5th, 2016 Riccardo Fucile
“OGGI 260 ONOREVOLI RICEVONO 150 MILIONI PIU’ DI QUANTO HANNO VERSATO”
Applicando le regole del sistema contributivo – oggi in vigore per tutti gli altri lavoratori italiani – all’intera carriera contributiva dei parlamentari, la spesa per vitalizi si ridurrebbe del 40%. In altre parole «i vitalizi dei parlamentari sono quasi il doppio di quanto sarebbe giustificato alla luce dei contributi versati». Lo afferma il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in audizione nella commissione Affari costituzionali della Camera.
Tradotto: il sistema non regge più.
760 MILIONI DI RISPARMIO
Portando le prestazioni parlamentari ai valori normali, ragiona il presidente Inps, la spesa scenderebbe a 118 milioni, con un risparmio, dunque, di circa 76 milioni di euro all’anno (760 milioni nei prossimi 10 anni).
«I correttivi apportati più di recente alla normativa, pur avendo arrestato quella che sembrava una inarrestabile crescita della spesa – ha osservato Boeri – non sono in grado di evitare, come si vedrà , forti disavanzi anche nei prossimi 10 anni». «Oggi – ha continuato – ci sono circa 2.600 vitalizi in pagamento per cariche elettive alla Camera o al Senato per un costo stimato intorno a 193 milioni di euro, circa 150 milioni superiore rispetto ai contributi versati», ha spiegato Boeri.
SPESA MAGGIORE DEI CONTRIBUTI
Il numero uno dell’Inps ha poi sottolineato come la spesa negli ultimi 40 anni sia stata «sempre più alta dei contributi.
Normalmente un sistema a ripartizione (in cui i contributi pagano le pensioni in essere) alimenta inizialmente forti surplus perchè ci sono molti più contribuenti che percettori di rendite vitalizie.
Nel caso di deputati e senatori, invece, il disavanzo è stato cospicuo fin dal 1978, quando ancora i percettori di vitalizi erano poco più di 500, prova evidente di un sistema insostenibile».
(da agenzie)
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Maggio 5th, 2016 Riccardo Fucile
DA BEIRUT I SERVIZI SEGRETI AVVISARONO
Tutto nasce da una direttiva di Matteo Renzi, che ha fatto togliere il segreto a decine di migliaia di
documenti sulle stragi italiane.
Nel mucchio, i consulenti della commissione d’inchiesta sul caso Moro hanno trovato una pepita d’oro: un cablo del Sismi, da Beirut, che risale al febbraio 1978, ossia un mese prima della strage di via Fani, in cui si mettono per iscritto le modalità del Lodo Moro.
Il Lodo Moro è quell’accordo informale tra italiani e palestinesi che risale al 1973 per cui noi sostenemmo in molti modi la loro lotta e in cambio l’Olp ma anche l’Fplp, i guerriglieri marxisti di George Habbash, avrebbero tenuto l’Italia al riparo da atti di terrorismo
Ebbene, partendo da quel cablo cifrato, alcuni parlamentari della commissione Moro hanno continuato a scavare. Loro e soltanto loro, che hanno i poteri dell’autorità giudiziaria, hanno potuto visionare l’intero carteggio di Beirut relativamente agli anni ’79 e ’80, ancora coperto dal timbro «segreto» o «segretissimo».
E ora sono convinti di avere trovato qualcosa di esplosivo. Ma non lo possono raccontare perchè c’è un assoluto divieto di divulgazione.
Chi ha potuto leggere quei documenti, spera ardentemente che Renzi faccia un passo più in là e liberalizzi il resto del carteggio.
Hanno presentato una prima interpellanza. «È davvero incomprensibile e scandaloso – scrivono i senatori Carlo Giovanardi, Luigi Compagna e Aldo Di Biagio – che, mentre continuano in Italia polemiche e dibattiti, con accuse pesantissime agli alleati francesi e statunitensi di essere responsabili dell’abbattimento del DC9 Itavia a Ustica nel giugno del 1980, l’opinione pubblica non sia messa a conoscenza di quanto chiaramente emerge dai documenti secretati in ordine a quella tragedia e più in generale degli attentati che insanguinarono l’Italia nel 1980, ivi compresa la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980»
Va raccontato innanzitutto l’antefatto: nelle settimane scorse, dopo un certo tira-e-molla con Palazzo Chigi, i commissari parlamentari sono stati ammessi tra mille cautele in una sede dei servizi segreti nel centro di Roma.
Dagli archivi della sede centrale, a Forte Braschi, erano stati prelevati alcuni faldoni con il marchio «segretissimo» e portati, con adeguata scorta, in un ufficio attrezzato per l’occasione.
Lì, finalmente, attorniati da 007, con divieto di fotocopiare, senza cellulari al seguito, ma solo una penna e qualche foglio di carta, hanno potuto prendere visione del carteggio tra Roma e Beirut che riporta al famoso colonnello Stefano Giovannone, il migliore uomo della nostra intelligence mai schierato in Medio Oriente.
Il punto è che i commissari parlamentari hanno trovato molto di più di quello che cercavano.
Volevano verificare se nel dossier ci fossero state notizie di fonte palestinese per il caso Moro, cioè documenti sul 1978.
Sono incappati invece in documenti che sorreggono – non comprovano, ovvio – la cosiddetta pista araba per le stragi di Ustica e di Bologna.
O meglio, a giudicare da quel che ormai è noto (si veda il recente libro «La strage dimenticata. Fiumicino 17 dicembre 1973» di Gabriele Paradisi e Rosario Priore) si dovrebbe parlare di una pista libico-araba, chè per molti anni c’è stato Gheddafi dietro alcune sigle del terrore.
C’era la Libia dietro Abu Nidal, per dire, come dietro Carlos, o i terroristi dell’Armata rossa giapponese
Giovanardi e altri cinque senatori hanno presentato ieri una nuova interpellanza. Ricordando le fasi buie di quel periodo, in un crescendo che va dall’arresto di Daniele Pifano a Ortona con due lanciamissili dei palestinesi dell’Fplp, agli omicidi di dissidenti libici ad opera di sicari di Gheddafi, alla firma dell’accordo italo-maltese che subentrava a un precedente accordo tra Libia e Malta sia per l’assistenza militare che per lo sfruttamento di giacimenti di petrolio, concludono: «I membri della Commissione di inchiesta sulla morte dell’on. Aldo Moro hanno potuto consultare il carteggio di quel periodo tra la nostra ambasciata a Beirut e i servizi segreti a Roma, materiale non più coperto dal segreto di Stato ma che, essendo stato classificato come segreto e segretissimo, non può essere divulgato; il terribile e drammatico conflitto fra l’Italia e alcune organizzazioni palestinesi controllate dai libici registra il suo apice la mattina del 27 giugno 1980».
Dice ora il senatore Giovanardi, che è fuoriuscito dal gruppo di Alfano e ha seguito Gaetano Quagliariello all’opposizione, ed è da sempre sostenitore della tesi di una bomba dietro la strage di Ustica: «Io capisco che ci debbano essere degli omissis sui rapporti con Paesi stranieri, ma spero che il governo renda immediatamente pubblici quei documenti».
Francesco Grignetti
(da “La Stampa”)
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Maggio 5th, 2016 Riccardo Fucile
POI ATTACCA SALVINI: “CHI NON HA ADULATORI SI VANTA DA SOLO”
Quella parte della Lega che non ha digerito la deriva populista di Salvini e le sue scelte estremiste esce allo scoperto. Non è un mistero che Zaia e Maroni non sopportino il “nuovo posizionamento” della Lega, sempre meno attenta al Nord e sempre più vicina a quella che considerano una strategia perdente di isolamento dal centrodestra nazionale.
Loro con Berlusconi avevano sempre trovato la quadra, in nome dell’esigenza comune di governare.
E stamane scende in campo in prima persona il Senatur, per anni lucido stratega della “Lega di lotta e di governo” e piazza una micidiale bordata: “A Roma tra la Meloni e Marchini chi voterei? Marchini senza ombra di dubbio”
E non contento spara un’altra raffica contro Salvini, citando un detto in dialetto bergamasco che tradotto suona così: «Chi non ha adulatori si vanta da solo».
A sua volta Berlusconi definisce il modo di fare di Salvini e Meloni un atteggiamento «incomprensibile», di gente «senza prospettive» che rischia di condannare il centrodestra alle «divisioni» e quindi alla «sconfitta» proprio ora che le Politiche si avvicinano.
Chi lo ha sentito per telefono si è sorbito soltanto sfoghi contro Matteo Salvini e quei suoi continui «affronti» che, a suo dire, non porteranno da nessuna parte.
Per il Cavaliere, al contrario, il centrodestra dovrebbe ritrovare l’unità : «Io sono sicuro e così risulta da tutti i sondaggi che Matteo Renzi perderà il referendum di ottobre e, di conseguenza, dovrà dimettersi, visto che lo ha detto chiaramente e non lo ha mai eletto nessuno. Questo significa che si andrà a votare prestissimo. Però, così divisi, faremo vincere i grillini…» ha concluso amaro.
E nella faida dei «fratelli coltelli» ci mette lo zampino anche Gianfranco Fini: «Meloni non vuole fare il sindaco, utilizza la corsa per il Campidoglio come trampolino per altro. Non ci si improvvisa sindaco, Meloni credo che non conosca neanche una delibera. Marchini è un candidato credibile perchè conosce l’amministrazione comunale».
(da agenzie)
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Maggio 5th, 2016 Riccardo Fucile
IL “POPOLO DELLA FAMIGLIA” AL VOTO PER “ESTIRPARE IL MALE E L’IDEOLOGIA GENDER”… IL MOVIMENTO ULTRACATTOLICO PRESENTA LE SUE LISTE IN 300 COMUNI
«Facciamo la storia». L’impegno e il sogno sono grandi per il Popolo della famiglia: creare una
sorta di Movimento 5 Stelle cattolico e presentare 300 liste alle elezioni comunali di giugno che decideranno 1.371 nuovi sindaci.
Le truppe da schierare convinte sono i “reduci” della battaglia per fermare il disegno di legge Cirinnà , approvato il 25 febbraio dal Senato, che prevede l’introduzione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in Italia.
Così l’house organ dei cattolici oltranzisti, il quotidiano “La Croce”, ha deciso di passare al contrattacco presentando il movimento politico con un titolo a tutta pagina, pubblicato il 3 marzo: «Ecco il popolo della Famiglia».
Dopo due mesi le « liste con l’aiuto di Dio » sono pronte al battesimo di fuoco delle urne e cercano di aggregare tutti i partecipanti e fan del duplice Family Day del giugno 2015 e del gennaio 2016.
Mente e cuore del progetto è il frontman Mario Adinolfi, ex deputato democratico, leader del comitato “Difendiamo i nostri figli” ed oggi direttore de “La Croce”.
Adinolfi è sceso nell’arena del voto a Roma presentandosi come un’alternativa fuori dalle coalizioni: «Alfio Marchini è a favore delle unioni civili. Così come Raggi, Giachetti e Fassina. Per questo ci sarà una nostra lista che sarà guidata da Gianfranco Amato, avvocato e presidente di Giuristi per la vita. E la mia candidatura a sindaco della città ».
Le priorità per conquistare la Capitale sono poche, ma chiare: combattere l’aborto grazie al sostegno ai medici obiettori e ad un bonus bebè comunale di 2.500 euro per ogni nuovo cittadino. Stessa somma per le giovani coppie che si sposano, e poi abbattere la pressione fiscale sulla famiglia e stroncare i privilegi.
Nell’elenco non potevano mancare i punti fissi di chi si è auto-proclamato difensore della famiglia: «A scuola occorrerà fronteggiare l’offensiva della colonizzazione ideologica del gender, una cultura pericolosa che è “un errore della mente umana” ed estirpare le colonie del male con la chiusura dei luoghi dove scorrono fiumi di droga finalizzati alla perdita della coscienza di sè e all’incontro sessuale tra sconosciuti»
Forti di queste idee hanno anche composto un inno che sembra una chiamata per gli eletti nella crociata contro il demonio-Cirinnà : «Alzati e cammina, dice a noi ora Gesù. E per i figli non c’è diritto ad una mamma ed un papà . Ed alziamo i nostri cuori per cantar la verità , le nostre armi saranno i fiori per difendere la civiltà ».
E poi bordate al Pd napoletano “Io te pago il voto”, e critiche e schiaffoni a destra e a manca: «A Bologna si regalano soldi per le serate del Cassero (il comitato Arcigay locale impegnato nei diritti Lgbt) e per i corsi di pornografia. A Milano ci sono due candidati gemelli che si sono detti favorevoli perfino alla filiazione delle coppie gay», annunciano dalla pagina Facebook del movimento .
Troppo per chi non vede i cambiamenti del mondo moderno e ne fa una battaglia ideologica. Meglio un candidato alternativo tutto casa, chiesa e rigorosamente “No gender” (presente anche nel logo) a Milano, Napoli, Torino, Bologna, Cagliari, Rimini, Salerno, Benevento, Crotone, Novara, Bolzano, Varese, Pordenone.
Grandi sfide anche in piccoli centri siciliani come Patti e Vittoria, Cordenons (Pordenone) e posti simbolici come Assisi (Perugia) con queste motivazioni: «Si lavora città per città per permettere a dieci milioni di italiani di poter scegliere sulla scheda elettorale il Pdf (acronimo di Popolo della famiglia) unica alternativa all’esistente per chi crede che il diritto alla vita e i diritti della famiglia naturale siano la priorità da far entrare nell’agenda politica del paese».
BOLOGNA: DAL PD AL PDF
A Bologna il candidato in pectore arriva dall’odiato partito del segretario Matteo Renzi. Si chiama Paolo De Fraia ed è un “trombato” dalle liste del partito democratico. Approdato lo scorso inverno in casa Pd dopo aver fatto parte di “Amicizia civile”, il movimento guidato dall”ex sindaco Walter Vitali nato per coinvolgere vari mondi anche legati all’universo cattolico.
Accusato di essere antibortista e contro i diritti degli omosessuali, per molti era troppo vicino al movimento delle Sentinelle in piedi, e ha espresso la sua fede via Facebook scagliandosi contro l’inesistente teoria del gender, definendola così: «Non è una bufala. È la triste realtà dell’avvento del regime di un nuovo ordine mondiale. Questa è discriminazione violenta».
Lui ha replicato piccato: «Io vicino alle Sentinelle in piedi? Balle. Come cattolico ho ovviamente la mia idea sull’aborto, questo va da sè. Ma, ripeto, il Pd lo sa».
La precisazione però non è bastata: «Alcuni organi di stampa hanno evidenziato princìpi, posizioni e ragionamenti di uno dei candidati che nulla hanno a che fare con il profilo politico del Pd di Bologna e con l’impegno in favore di un allargamento dei diritti».
Il suo nome è stato depennato a metà marzo tra l’elenco dei 36 nomi in lizza per un posto da consigliere sotto le due torri. Passano pochi giorni e Mirko De Carli, il candidato sindaco del Popolo della famiglia gli offre ospitalità con queste parole: «Benvenuto tra noi Paolo, complimenti per il coraggio, il Pdf è casa tua». De Fraia nicchia prende tempo e alla fine accetta: sarà il numero 2 della lista.
L’ABBRACCIO CON CASA POUND
I candidati si sono autodefiniti i «300 contro Serse», al pari dei combattenti greci che hanno tenuto testa all’esercito persiano dell’imperatore Serse I nella famosa battaglia delle Termopili.
A Milano l’abbraccio degli ultracattolici porta dritto-dritto ai fascisti del Terzo Millennio, i combattenti contro la società multietnica di Casa Pound. Il candidato sindaco che unisce i due mondi è Nicolò Mardegan con la sigla “Noi per Milano”.
Una corrente del centrodestra che punta a raccogliere i tanti fuoriusciti milanesi dei vecchi partiti, inquadrandoli in un progetto liberale e filo-americano che sfidi il centro sinistra di Mr Expo Beppe Sala.
Il suo fondatore è Nicolò Mardegan, ex coordinatore cittadino del Nuovo centrodestra e nipote di Michele Mardegan, ex capogruppo comunale del Pdl sotto la giunta Moratti. Il suo obiettivo è quello di dare un taglio netto con il passato della vecchia Casa delle Libertà , creando una lista civica su modello di quella di Flavio Tosi a Verona e di Luigi Brugnaro a Venezia. Pochi politici professionisti candidati, sostituiti da imprenditori e dirigenti che non vivono di politica.
Arrivati sotto le elezioni ha però prevalso la linea poco moderata dei cattolici oltranzisti di Adinolfi e i duri e puri di Casa Pound per tentare una corsa a Palazzo Marino praticamente impossibile.
I fascisti capeggiati da Gianluca Iannone e Simone Di Stefano proprio nella metropoli lombarda hanno tentato di organizzare il proprio raduno nazionale lo scorso settembre, ma furono respinti da una sollevazione di Palazzo Marino, Anpi e centinaia di cittadini che hanno chiesto espressamente di vietare ogni manifestazione della galassia nera in Lombardia .
DIO, FAMIGLIA E VESUVIO
A Napoli la scelta del sindaco in pectore è caduta su Gigi Mercogliano. Vulcanico giornalista de “La Croce” e sindacalista nel settore delle telecomunicazioni.
Ex salesiano della comunità del Vomero, sposato e padre di due figlie, ha lanciato la sua candidatura con questo post: «Non ho mai chinato il capo dinanzi alle imprese impossibili ed assumendomene sempre la responsabilità in prima persona ho rischiato con coraggio esponendo me stesso, mia moglie e le mie figlie ad ogni sorta di problemi. Ma ho sempre avuto una certezza, anzi due: sul mio cammino ad accompagnarmi ci sono sempre stati mia moglie Sonia con la famiglia e il mio Signore»
Per ora l’impresa impossibile è raccogliere le firme necessarie alla presentazione della lista. Ma Gigi Mercogliano non si spaventa e nel primo video messaggio si rivolge alla città di Napoli: «Occorre dare una rappresentanza al popolo del family day che è stato tradito in Parlamento da quelle forze che si sono dichiarate cristiane, cattoliche ed evangeliche ma che hanno votato leggi contrari a quei principi. Il Popolo della famiglia ha la pretesa e l’ambizione di diventare partito politico ed andare al Governo della Nazione. Sogna in grande. Adelante».
Michele Sasso
(da “L’Espresso”)
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