Maggio 4th, 2016 Riccardo Fucile
AL CENTRO DELL’INCHIESTA UN’EROGAZIONE DI 3 MILIONI DI EURO AL CONSORZIO CORTINA TURISMO
Indagato il sindaco di Cortina d’Ampezzo Andrea Franceschi, insieme ad altre dieci persone, tra le quali assessori ed ex consiglieri comunali.
Nella mattina del 4 maggio, la Guardia di finanza di Belluno ha operato un blitz nel comune di Cortina e nella sede del Consorzio Cortina Turismo su delega della Procura bellunese.
Al primo cittadino è contestato il reato di abuso d’ufficio: al centro dell’inchiesta un’erogazione fatta dal Comune al Consorzio di 3 milioni di euro, un importo superiore a quello previsto dall’Unione Europea per aiuti pubblici, in cui tetto è di 200mila euro in un triennio.
Secondo quanto si è appreso, sono indagati per abuso d’ufficio il sindaco di Cortina Andrea Franceschi, il vice sindaco Enrico Pampanin, gli assessori Stefano Verocaie Giovanna Martinolli, il consigliere comunale Stefano D’Andrea e altri quattro ex consiglieri, e l’ex segretario comunale Agostino Battaglia.
E’ inoltre indagato il presidente del Consorzio Cortina Turismo, Stefano Illing, per falso ideologico e indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato.
Sotto la lente della Guardia di Finanza di Belluno c’è tutta la documentazione dal 2012 al 2014: secondo la procura, in questo periodo è stato erogato un contributo di tre milioni di euro dal Comune di Cortina al Consorzio Cortina Turismo.
I militari delle Fiamme gialle, coordinati dal pm Roberta Gallega, hanno perquisito oltre il municipio anche la sede del Consorzio e le abitazioni delle persone coinvolte nelle indagini.
Secondo l’accusa, il contributo erogato dal Comune al Consorzio supera l’importo massimo degli aiuti pubblici che, nel triennio, possono essere concessi ad una società privata. Per gli inquirenti, inoltre, i consiglieri comunali si sono trovati in conflitto di interessi in quanto soci dello stesso Consorzio, non ultimo il fatto di essere amministratori o soci di strutture alberghiere o commerciali.
All’esame inoltre le dichiarazioni sostitutive presentate dal presidente del Consorzio Illing che, secondo la procura, ha omesso di dichiarare di aver percepito dal Comune tre milioni di euro in modo da poter accedere a contributi erogati dalla Regione Veneto per un importo di 200 mila euro.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 4th, 2016 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA INTERNA ALLA POLIZIA MUNICIPALE RIGUARDA IL CCORDINATORE ROMANO LUCIANO ANDREONI: “PROGRESSIVO ASSENTEISMO NON GIUSTIFICATO IN ORARIO DI SERVIZIO E INSPIEGABILMENTE NON SEGNALATO AI SUPERIORI”…LA REPLICA: “SOLO INVIDIA”
«Un vigile che da mesi svolge attività politica per conto di Matteo Salvini» con il risultato di un
«assenteismo non giustificato in orario di servizio».
È l’accusa anonima che un «gruppo di onesti agenti» ha messo nero su bianco in una lettera inviata al capo dei vigili urbani della Capitale, Raffaele Clemente e al commissario di Roma, Francesco Paolo Tronca.
Nell’esposto anonimo ma circostanziato si denuncia l’operato di un vigile, Luciano Andreoni, che da mesi svolgerebbe «un’attività politica con la responsabilità di “coordinatore” ufficialmente riconosciuta nel partito Noi con Salvini di Roma». Andreoni proprio il 4 maggio sarà il moderatore di un appuntamento elettorale a Roma con il leader della Lega.
La questione, sottolineano gli autori della lettera, non sarebbe degna di nota se gli stessi «colleghi non avessero notato un progressivo assenteismo non giustificato in orario di servizio e inspiegabilmente non segnalato dai nostri superiori».
In più, sempre secondo la missiva, il vigile avrebbe fatto «sedicenti promesse » elettorali.
Il «gruppo di onesti agenti» si augura un intervento» del comandante Clemente per una «risoluzione immediata della vicenda che giudichiamo altamente imbarazzante e destabilizzante nell’organizzazione e nell’operatività del Gruppo».
«Vogliamo rendere pubblica questa lettera – scrivono infine i vigili – nel rispetto del lavoro che svolgiamo ogni giorno con fatica e senso del dovere e che non accettiamo sia strumentalizzato e destabilizzato ai fini elettorali di qualsiasi parte politica si tratti».
Immediata la replica del vigile Luciano Andreoni, in forza al II Gruppo Parioli e vice segetario romano del Sulpl, uno dei sindacati piu’ rappresentativi della Municipale della Capitale. “Non svolgo attività politica durante l’orario di servizio. Ero di riposo, il 27 e il 28 febbraio scorsi quando, sì è vero, ho preso parte all’iniziativa dei banchetti per la scelta del candidato sindaco. E lo sono anche oggi, 4 maggio, che organizzo il convegno”.
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 4th, 2016 Riccardo Fucile
RAGGI TRA IL 25% E IL 28,5%, GIACHETTI, MARCHINI E MELONI TUTTI AL 20%… AL BALLOTTAGGIO: MARCHINI 52,5%-RAGGI 47,5%… RAGGI 53%-MELONI 47%… RAGGI 58%-GIACHETTI 42%
A Roma corsa a tre per il ballottaggio
I sondaggi Ipr e Tecnè Raggi e MoVimento 5 Stelle saldamente in testa Marchini, Meloni e Giachetti al 20% si giocano l’accesso al secondo turno
Per il secondo posto a Roma non sarà più una partita a due ma a tre: precisamente tra Giorgia Meloni, Roberto Giachetti e la new entry, Alfio Marchini.
Parola di sondaggione di Porta a Porta che ha richiesto a due società di rilevazioni (Ipr e Tecnè) di «testare» gli umori degli elettori dopo la crisi del centrodestra romano che ha visto la rottura tra Silvio Berlusconi e il duo «lepenista» Meloni-Salvini.
Il risultato? Se in pole position rimane da settimane la grillina Virginia Raggi — con una forbice che va dal 25% (Ipr) al 28.5 (Tecnè) — è l’altro accesso al ballottaggio che scatena la curiosità di addetti ai lavori e non.
Ed è un vero testa a testa.
Per Ipr, ad esempio, Meloni e Marchini si attestano al 20%; per Tecnè Giachetti è al 20.5%, Meloni al 20 e Marchini al 19.5%. Ipr, infine, colloca Giachetti in quarta posizione al 19.5%. Insomma, la «semplificazione» — ossia il passo indietro di Guido Bertolaso, sostenuto da Forza Italia, a favore di Alfio Marchini — nel centrodestra premia, almeno secondo le rilevazioni, la proposta di Alfio Marchini, al quale sono portati in dote adesso anche i voti dell’ormai ex candidato Francesco Storace.
Mentre, a quanto risulta, a farne le spese di questo sommovimento è il Pd Giachetti (che fino a questo momento superava un po’ ovunque il 20%).
Con un quadro ormai stabilizzato – quattro grandi candidature più gli outsider – che cosa ne sarà al secondo turno?
Nelle possibili combinazioni, per Tecnè Raggi vincerebbe contro tutti: da Giachetti (60 a 40), a Marchini (51.5 a 48.5) e Meloni (53 a 47).
Per Ipr vincerebbe la Raggi 58 a 42 con Giachetti e 51.5 contro 48.5 con la Meloni.
Il solo a poter contendere il Campidoglio? Per Ipr è proprio Alfio Marchini con un 52.5 contro il 47.5% della candidata del M5S.
Quest’ultima rilevazione, quindi, confermerebbe il leit motiv di diversi esponenti del centrodestra che hanno spiegato la loro scelta pro-Marchini indicandolo come il candidato che ha più possibilità di battere al ballottaggio la favorita Raggi.
Concetto ribadito ieri mattina da Francesco Storace il quale, riferendosi alle rilevazioni precedenti, è tornato ad attaccare così la candidata di Fratelli d’Italia e Lega: «Se Meloni avesse davvero intenzione di fermare la corsa della candidata del MoVimento 5 Stelle, sceglierebbe chi ha più possibilità . E come evidenziano tutti i sondaggi, chi ha più possibilità di battere la Raggi al ballottaggio è Marchini. Se si fanno altre scelte, evidentemente si punta a far perdere».
E se resta tutt’altro che scientifico il decurtisiano «è la somma che fa il totale», risulta evidente, allo stesso tempo, il potenziale bacino di consenso del centrodestra unito.
Ne è convinto l’ex leader della Lega Umberto Bossi: «A Roma si sta perdendo una grande occasione — si legge nell’intervista a Oggi – perchè, dopo il disastro di Marino, il centrodestra poteva vincere a mani basse».
E invece? «Sono stati commessi tanti errori — ha continuato il Senatùr, amareggiato -, da parte di tutti. Ci voleva maggiore unità . Ora si va divisi e nessuno riuscirà a vincere».
(da “il Tempo“)
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Maggio 4th, 2016 Riccardo Fucile
UN DECLINO INARRESTABILE DELLA “DESTRA CAPITALE”: 24,07% DI AN NEL 1997, 21,04% NEL 2001, 19,46% NEL 2006, FINO AL 19,21% DEL PDL ALLE ULTIME COMUNALI
I dati sono già nel titolo ed esprimono in tutta evidenza il declino inarrestabile della destra romana, divisa da decenni in correnti, spifferi, ducetti di periferia, sette esotiche più che esoteriche.
Tramontati i grandi riferimenti “ideologici”, messi in soffitta i set di sopravvivenza, archiviati i tanti giovani martiri, azzerate passioni e weltanschauung, siamo arrivati alla generazione dei talent senza avere talenti.
L’unico “talento” di riferimento è quello relativo alla “monetizzazione” delle cariche, possibilmente estesa a parenti, sorelle e cognati.
Si è partiti dalle piazze per arrivare a “Piazza Pulita”, dalla occupazione sociale delle case si è giunti a occupare stabilmente solo i talk televisivi dove possono trovare seguito persino asini, ruttologi e mascotte ritoccate nelle forme perchè per esserlo nei contenuti bisognerebbe almeno averli.
Dalla “presenza militante” al “presenzialismo”, ecco la sintesi rivoluzionaria della “destra de noiatri”.
Se si vince si sistema qualche centinaia di amici nelle municipalizzate, se si perde qualche incarico si rimedia sempre, grazie alla tribù di appartenenza.
Altro che “non rinnegare e non restaurare”, qua si sono venduti pure i mobili, non serve neanche lo stucco: non a caso l’unico argomento che suscita ancora grande passione è il tesoretto di An.
Ogni tanto qualcuno rispolvera vecchie parole d’ordine, un salto in cantina e si sistema nel salotto buono la falsa copia della “destra sociale”, divenuta nel frattempo asociale causa inquinamento xenofobo nell’aria, essendo noto quasi a tutti che il concetto di sociale sarebbe sinonimo di “solidarietà ” e non di “respingimento”.
Il tutto condito con mirabili contorsionismi come quello di mandare ai confini dell’inferno qualche connazionale in divisa per poi poterne chiedere la liberazione e trovare così un argomento che giustifichi una forma-partito.
La destra dei rottamandi ora si appresta all’ultima battaglia sull’orlo della discarica.
Sperando che ai rom non venga l’idea di abbandonare Roma prima del 5 giugno, altrimenti so’ cazzi…
Dopo che ci hanno restituito i marò, se pure i rom fanno la furbata, che argomenti rimangono agli sfascisti della destra italiana?
Eia, eia, quaquaraqua’, la destra dove sta?
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Maggio 3rd, 2016 Riccardo Fucile
STRALCIATA LA NORMA CHE ESCLUDE DALLE ELEZIONI CHI NE E’ SPROVVISTO… BASTERA’ UNA “DICHIARAZIONE DI TRASPARENZA”
Norme “punitive” sì, ma con delle “attenuanti”. 
Si può riassumere così l’asse portante del testo base sulla riforma dei partiti depositato in commissione Affari costituzionali della Camera, che prevede la possibilità di escludere dalle elezioni quei partiti che non saranno dotati di uno statuto.
Ma potranno correre se saranno muniti di una «dichiarazioni di trasparenza».
Una norma questa, viene sottolineato, che viene incontro a quei movimenti, come i 5 Stelle, che non sono organizzati come un partito politico e non hanno uno statuto.
Non potranno partecipare alle elezioni, inoltre, quei partiti che non presenteranno il programma elettorale.
Questi, secondo quanto viene spiegato, alcuni dei punti nodali della proposta di legge sulla riforma dei partiti, elaborata dal relatore Matteo Richetti (Pd) e che sarà il testo base su cui lavorerà la commissione Affari costituzionali della Camera, impegnata finora nell’esame di 18 diverse proposte di legge di attuazione dell’articolo 49 della Costituzione.
Il testo predisposto da Richetti prevede quindi, viene ancora riferito, una norma che prevede l’esclusione dalla competizione elettorale per quelle formazioni politiche che non sono dotate di uno statuto o che, perlomeno, non abbiano depositato una «dichiarazione di trasparenza» che, dunque, diventa «sostitutiva» dello statuto.
Nel testo, infatti, si parla espressamente di «statuto» o di «dichiarazione di trasparenza» per quei partiti o gruppi politici organizzati che si trovino «in assenza dello statuto».
Viene superata così la norma più stringente prevista dalla proposta di legge del vice segretario del Pd Lorenzo Guerini, che prevedeva invece l’esclusione dalle elezioni per quei partiti privi della personalità giuridica ovvero «non iscritti nel registro nazionale».
Lo statuto, va ricordato, permette di garantire le regole di democrazia interna ai partiti, evitando i partiti personali o in mano a pochi.
(da agenzie)
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Maggio 3rd, 2016 Riccardo Fucile
ECCO LA TESTIMONIANZA INTEGRALE DI CATERINA UGGE’ CHE HA DATO IL VIA ALL’INCHIESTA
In questa testimonianza agli atti dell’ordinanza del gip che ha portato all’arresto del sindaco di
Lodi Simone Uggetti, la funzionaria comunale Caterina Uggè racconta in presa diretta una improvvisa riunione nell’ufficio del primo cittadino.
L’oggetto è il bando per l’assegnazione della gestione delle piscine estive, al cento dell’inchiesta, sul quale la Uggè aveva sollevato forti perplessità .
Con sua grande sorpresa, la funzionaria trova nell’ufficio anche l’avvocato Cristiano Marini, poi finito in carcere insieme al sindaco Pd, consigliere della società Sporting Lodi, secondo l’accusa beneficiaria del bando truccato.
Non solo: i due, accusati di turbativa d’asta, stanno correggendo insieme la bozza del bando.
Il sindaco propone inoltre di coinvolgere nell’affare anche la società sportiva della sorella della funzionaria. Che però, nonostante il panico, registra tutto e, uscita dalla stanza, si rivolge al responsabile anticorruzione del Municipio.
Dalla sua denuncia in procura partirà l’inchiesta che ha portato agli arresti di oggi.
“La scena che mi si presenta mi è subito chiara. Questa volta l’incontro non sarà come al solito a due, ma a tre. Il terzo interlocutore mi viene presentato come l’avvocato Marini, consigliere del cda di Astem e di Sporting Lodi. Vorrei andarmene, ma non trovo il coraggio. Vedo sulla scrivania la copia del mio bando e del mio capitolato e capisco di aver interrotto una riunione in cui lo stavano esaminando e correggendo insieme.
Il mio stato confusionale è totale. Quando Marini con il fare più naturale del mondo comincia a leggermi un articolo del bando riguardante l’offerta economica e il sindaco mi invita a spiegare meglio quanto ho scritto, riesco solo a chiedere che Marini esca dall’ufficio.
Capisco che la mia reazione ha infastidito il sindaco e questo atteggiamento mi matte in una condizione di vulnerabilità ancora più forte.
Durante gli oltre 20 minuti di registrazione, cerco di reggere alle insistenze del sindaco che mi chiede un cambiamento dopo l’altro alternando dinieghi a rassegnate accettazioni. Cerco sempre, in uno stato di panico mentale, di trovare spiegazioni logiche alle sue proposte, di incanalarle in ciò che potrebbe essere comunque accettabile.
Fingo di essere disposta a rimettere in discussione ancora tutto, per paura della reazione, sapendo ormai dentro di me che quel bando non lo avrei mai più firmato perchè veniva totalmente snaturato nel suo equilibrio, perchè chissà da quante mani era già passato, perchè da quel procedimento di cui dovevo essere l’unica responsabile ero ormai completamente estranea.
Fingo di prendere appunti e mi rendo conto che sto lavorando sulla copia del bando di Marini. Leggo in stampatello la parola Sportime scritta da Marini come appunto e chiedo spiegazioni. E’ casualmente la società sportiva gestita da mia sorella, che tra l’altro è stata da sempre esclusa dalla nuova piscina coperta poichè in concorrenza con Sporting Lodi.
Il sindaco mi spiega che lui stesso aveva pensato che Sporting Lodi potesse chiedere Sportime di collaborare poichè i suoi tanti iscritti avrebbero fatta massa critica per l’assegnazione dei punteggi (nel bando di gara, ndr).
Da società concorrente di Sporting Lodi nella piscina coperta, Sportime poteva ambire a diventare un partner strategico per le estive. Parlo, parlo senza nemmeno sentirmi e capisco subito chiaramente che il tentativo di coinvolgimento della società di mia sorella non è per niente casuale, ma è il modo con cui farmi sentire parte della partita.
Prima di uscire, porto via il bando su cui Martini stava lavorando. Lui è restato tutto il tempo fuori dalla porta. Quando lo saluto, rientra tranquillo nell’ufficio del sindaco. Quel bando da me ormai non verrà più firmato e, come insegnatoci nei recenti corsi dell’anticorruzione, decido di andare segnalare quanto accaduto alla persona indicata nel Piano Anti Corruzione Comunale, ovvero il mio Dirigente G. D. E’ tardi e non lo trovo in ufficio”.
Mario Portanova
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 3rd, 2016 Riccardo Fucile
“NON DATEVI MAI PER VINTI, QUALUNQUE MESTIERE SI FACCIA E PER QUANTO LA SITUAZIONE SEMBRI BRUTTA”
“Il giorno più bello della mia vita? Non lo so. È un bellissimo momento, ma se mi concentro su quel che abbiamo fatto, non riesco a non tornare al principio, a Pozzuoli, quando nel 1987 con il Campania, in serie C, battemmo il Cagliari contro ogni previsione e il presidente Orrù e il direttore sportivo dei sardi di allora, Carmine Longo, mi assunsero per iniziare questo strano viaggio con la valigia sempre in mano. Da calciatore, tra Roma, Catanzaro, Catania e Palermo non sono stato un grande campione. Non mi hanno dato subito un grande club da allenare. Cagliari fu l’inizio del sogno. Salimmo dalla terza serie alla serie A. Quegli anni mi diedero la possibilità di essere dove sono oggi. Non sarò mai abbastanza grato. Se me lo chiede tra qualche anno, magari, la risposta sarà diversa e la memoria di questa Premier League avrà un altro peso. Il ricordo ha questo di magnifico: si fa coprire dalla nostalgia, diventa più dolce con gli anni che passano, si fa idealizzare. Ma per fare i consuntivi, almeno spero, rimane ancora tanto tempo”.
Non guardarsi indietro, stanotte, sarebbe un peccato di superbia. Claudio Ranieri ha sempre punito quelli altrui e dopo aver trainato Leicester al centro del pianeta, torna con la memoria al suo piccolo mondo antico, quello in cui tutto si doveva ancora costruire e gli scudetti un erano un affare che toccava ad altri, una festa da osservare, proprio come adesso, con il volume di una tv in sottofondo.
Alle due di notte, la città incantata si è trasformata da set permanente di Ken Loach a Moulin Rouge.
Clacson, balli di piazza, canti e capannelli. A Casa Ranieri, Claudio e Rosanna, sua moglie, ridono forte ma tengono la voce molto bassa: “O mio dio, ma se le dico una cosa ci crede? Siamo proprio tranquillissimi. Vediamo la festa in tv e siamo contenti di sentire i tifosi far festa per strada. Vedere la gente felice mi rende felice. Vedere i miei ragazzi commossi, dopo tutti i sacrifici che hanno fatto, commuove anche me”.
È stato sempre così, un lavoro di squadra, la vita di Ranieri.
Ufficiale in comando, con oneri e onori, dei paradossi dei grandi club in cui ha prestato servizio. Gentiluomo sempre, nella buona e nella cattiva sorte. Napoli, Fiorentina, Parma, Valencia, Atletico Madrid, Chelsea, Juventus, Roma. Leicester, adesso. Per la storia e perchè le partite, Ranieri insegna, durano sempre più di novanta minuti.
Signor Ranieri, parlano di voi.
Dalla Cina all’Australia. Una roba da non credere. Ora lo posso dire, ho sempre saputo che avremmo vinto.
Dice davvero? Alla stampa ha sempre detto il contrario.
Perchè sono fatto così. Le cose mi è sempre piaciuto più farle che dirle.
Quando ha capito che il sogno avrebbe potuto trasformarsi in realtà ?
A Natale. Avevamo raggiunto la salvezza. Ci siamo riuniti nello spogliatoio e abbiamo parlato: “Proviamoci, non ci costa nulla” ci siamo detti. E piano piano abbiamo capito che era il momento di osare.
Nessuno avrebbe puntato un penny su di voi.
È stato un vantaggio. In Premier è stato un anno incredibile. Non è che le grandi abbiano giocato sempre male, ma non sono riuscite ad avere continuità . Noi zitti, zitti, piano, piano, abbiamo preso fiducia.
Da Vardy in giù, le tv hanno mostrato la gioia di un gruppo di ragazzi normali e sorpresi, arrivati per una serie di circostanze in cima all’Olimpo.
Ogni tanto succede. Raramente, ma succede. A questi calciatori straordinari, a queste persone straordinarie, ho detto una cosa precisa, fin dal primo giorno.
Cosa gli ha detto?
Quello che ripeto da sempre: Non so mai contro chi gioco e non mi importa nulla di chi ho di fronte. Del nome degli avversari. Della storia più o meno gloriosa che portano in campo. Noi giochiamo in undici e tutti e undici dobbiamo cercare solo di vincere qualsiasi partita.
Non si gioca sempre in undici?
È una falsa verità . No, non capita sempre. Un giornalista del Times ha recentemente fatto un esempio per spiegare l’alchimia che si è creata al Leicester. Se aspetta un istante le prendo l’articolo. (Passano trenta secondi, Ranieri doma l’archivio, torna al telefono nda). Eccolo, l’articolo.
Ci dica mister.
Un agronomo aveva fatto un esperimento in campagna con undici atleti. Ognuno di loro aveva uno strumento per valutare la forza individuale e doveva spostare un peso. Individualmente, ognuno dei ragazzi riusciva a muovere circa 80 chili. Ma se provavano a sforzarsi tutti insieme, la somma dei chilogrammi del peso spostato risultava inferiore alle prestazioni individuali.
Quindi?
Quindi non si muovevano da squadra. Eccellevano come individualità , ma non restituivano la stessa intensità se chiamati allo sforzo in comune. Al Leicester è successo il contrario. Tutti hanno dato tutto e tutti insieme nello stesso momento.
A Leicester è capitato. Qualcuno suggerisce che la squadra abbia giocato addirittura in dodici. Il dodicesimo, neanche a dirlo, sarebbe stato proprio lei.
Io non credo si possa vincere se non esistono le qualità di base. E le qualità di base, nella squadra che ho guidato, c’erano tutte.
La prima qualità da conservare per vincere?
La testa. Senza la testa non vai da nessuna parte.
Quella del Leicester è diventata una vicenda paradigmatica. Un esempio di come il più debole possa sovvertire i rapporti di forza.
Non darsi mai per vinti, qualunque mestiere si faccia e per quanto la situazione sembri brutta. Per quanto ti senta giù e creda di non potercela fare, hai sempre una riserva di energia a cui appellarti. Finita davvero, morte a parte, non è mai.
Ricorda cosa dicevano di lei dopo l’esperienza con la Grecia?
Ricordo benissimo. Mi hanno fatto passare per incompetente. Mi hanno detto che ero superato. Ma io dico: possibile che uomini che capiscono il calcio e lo giudicano quotidianamente, non comprendano che un allenatore quando incontra tre giorni prima di una partita calciatori che non ha avuto il modo di valutare e conoscere attentamente, non riesca a incidere come vorrebbe?
Non sembra difficile. E nonostante questo, le critiche furono feroci.
Però, mi creda, io non sento di avere rivincite da prendermi. So che lavoro faccio. Sono pagato molto bene per essere considerato l’unico colpevole se le cose vanno male. So come va il gioco. Non mi sono mai arrabbiato, nè l’ho presa sul personale. E ho sempre pensato in positivo.
Ci dà un esempio?
Se un’avventura finiva all’improvviso, pensavo sempre: “È stata un’esperienza, ripartiamo”.
Poche ore fa, dopo il 2-2 con il Tottenham che vi ha resi ufficialmente campioni, John Terry del Chelsea ha detto parole bellissime su di lei.
Il ricordo che lascio alle persone con cui ho lavorato, la certezza che loro sanno che tipo di persona sia io, è la soddisfazione a cui tengo di più.
Ora rischia di sognare una semplice passeggiata, come accadeva al Totti che qualche anno fa rimpiangeva di non poter mettere piedi in Via del Corso senza essere assediato dai fan.
Continuerò ad andare al supermercato come ho sempre fatto. Non ho mai cambiato le mie abitudini in trent’anni ed è un po’ tardi per farlo adesso. Sono capace di viaggiare sull’aereo privato del presidente, come sull’autobus e in metro. Che problema c’è?
Malcom Pagani
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 3rd, 2016 Riccardo Fucile
POLVERINI: “MOLTA DESTRA ROMANA E’ SCHIERATA CON MARCHINI. SALVINI HA ALLONTANATO LA MELONI DAL NOSTRO MONDO”
“Ma di che parliamo. E’ il segno che non ci sono più argomenti!” Reagisce così Francesco Storace
alle ultime accuse di Giorgia Meloni che nello smentire ipotesi di un suo ritiro parla di “bufala” messa in giro dallo staff di Storace.
Intervenendo a Radio Città Futura, il leader de “La Destra” ribalta le accuse sulla Meloni: “Se avesse davvero intenzione di fermare la corsa della candidata del Movimento 5 Stelle, sceglierebbe chi ha più possibilità . E come evidenziano tutti i sondaggi, chi ha più possibilità di battere la Raggi al ballottaggio è Alfio Marchini. Se si fanno altre scelte, evidentemente si punta a far perdere”.
Storace ha poi ribadito le sue critiche a Giorgia Meloni, rea a suo dire, di aver posto immotivati veti. Dovuti a cosa?
“Chiedete a lei perchè non ha voluto fare coalizione con la mia storia pulita. Cosa è successo in questi ultimi tre anni per trasformarmi da “campione della destra”, candidato alle regionali, a nemico, oggetto di veto? Ma non è una cosa personale, l’ha fatto con tutti . La Meloni si sta comportando come Fini, sempre con me, nel 2008: veti su veti”.
Storace ha poi incalzato: “C’è tutto un mondo di destra che non si riconosce in Fratelli d’Italia. Ci sono gli esempi della Mussolini, che si candida con Forza Italia a sostegno di Marchini, della Polverini, che ha annunciato il suo sostegno, di me stesso a ricordarlo”
Storace ne ha anche per la candidata del M5S, Virginia Raggi e per le sua recente intervista sul debito di Roma: “ Ma che vuol dire azzerare il debito! Il debito semmai si ricontratta per ridurlo. Pensate cosa accadrebbe se arrivasse un signore a candidarsi come presidente del consiglio e proponesse di azzerare nel corso del suo mandato il debito dell’Italia… Uno così lo ricoverano”.
In un’intervista al Corriere della Sera la deputata di Forza Italia Renata Polverini afferma che “molta destra romana è schierata con Marchini. An è qui, con noi, con Marchini, non è Meloni ad aver raccolto l’eredità di un partito che ha tanti volti e tante personalità . Il problema della Meloni è Salvini: è lui che la allontana dalla destra in cui lei ha sempre militato”
(da agenzie)
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Maggio 3rd, 2016 Riccardo Fucile
FORZA ITALIA SALE AL 13,1%, LEGA E FDI PERDONO LO 0,5% A TESTA… ORA LA MELONI A ROMA CERCA L’APPOGGIO DI EX NOTABILI DEMOCRISTIANI TROMBATI PER DARSI UN LOOK MODERATO
Forza Italia accelera nei sondaggi e si porta a una incollatura dalla Lega.
I tumultuosi fatti romani e la separazione nel teatro capitolino del partito di Silvio Berlusconi da quelli guidati da Matteo Salvini e Giorgia Meloni fa aumentare i consensi nazionali degli azzurri.
Una rilevazione realizzata da Alessandra Ghisleri rivela, infatti, che Forza Italia si attesta al 13,1 contro il 13,3 della Lega.
I due principali partiti del centrodestra sono praticamente alla pari, con Fi che guadagna uno 0,1% e il Carroccio che perde uno 0,5%.
Anche Fratelli d’Italia è in calo di uno 0,5%.
Da registrare anche una impennata della popolarità di Berlusconi che sale dello 0,6% mentre scendono sia la Meloni che Salvini.
Berlusconi – che l’8 presenterà le liste milanesi di Fi e il 20 maggio incontrerà a Milano il presidente del Ppe, Joseph Daul – di concerto con lo stato maggiore del partito continua a lavorare per la delicata partita capitolina.
La lista azzurra a sostegno di Alfio Marchini è ormai in via di definizione con Alessandra Mussolini capolista e il coordinatore romano Davide Bordoni come numero due.
Marchini loda la scelta del Cavaliere. «Berlusconi è stato generoso e coraggioso. Ha sposato un movimento civico che ha combattuto battaglie vere. Bertolaso sarà nella squadra come assessore e anche molto di più. È una straordinaria risorsa, avrà un ruolo ad hoc».
In dirittura d’arrivo anche l’accordo con Francesco Storace. «Marchini è la soluzione più ragionevole se si trova un accordo sul programma», spiega l’ex governatore. «Chi voterà me, voterà Marchini attraverso il mio nome».
Grandi manovre in corso anche sull’asse Salvini-Meloni che sta imbarcando qualche ex Dc nel tentativo di darsi un volto moderato: ci sarà una lista a trazione centrista – i Popolari per la Libertà – nella quale figurerà come capolista Giuseppe Cossiga, già candidato alle Politiche con Fdi e che avrà il sostegno di Mario Mauro e Mario Tassone.
(da agenzie)
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