Maggio 3rd, 2016 Riccardo Fucile
A RENZI SERVONO 20 MILIONI DI VOTI
Nello spumeggiante comizio al teatro Niccolini di Firenze, Matteo Renzi ha pronunciato tre frasi,
distanti tra loro, ma collegate da un filo rosso che corrisponde alla preoccupazione inconfessabile del presidente del Consiglio: riuscire a motivare e a trascinare alle urne del referendum di ottobre milioni e milioni di elettori, almeno venti, perchè tanti presumibilmente ne serviranno per vincere una consultazione che Renzi stesso ha voluto trasformare in un plebiscito sulla sua leadership.
Le tre frasi rivelatrici scandite ieri dal palco del Niccolini sono queste.
La prima: «Io non sarei mai arrivato a Palazzo Chigi se non avessi avuto una straordinaria esperienza di popolo».
La seconda: «Ora c’è una partita che da solo potrei anche vincere ma non basterebbe». La terza: «Sono sicuro che vinceremo il referendum sulle riforme costituzionali. Non ho paura di perdere, ma ciò che è più importante è coinvolgere gli italiani, ho bisogno di voi, ho bisogno che ci siano 10mila comitati in tutta Italia».
Spinto dall’adrenalina, dalla sua proverbiale fame di vincerle tutte, Renzi riscopre il popolo delle Primarie, ammette che ha «bisogno» della base del suo partito, solitamente oggetto trascurato nella propaganda e nella prassi renziana, arrivando a sostenere che non ha paura di perdere e che la cosa più importante è «coinvolgere» gli italiani.
Frasi da comizio, perchè è evidente che per Renzi la cosa migliore sarebbe vincere – e non perdere – il referendum, mentre è verace l’auspicio del presidente del Consiglio sul coinvolgimento del maggior numero di elettori possibile.
E Renzi sa che non basterà portare milioni di elettori a votare: la vittoria del “sì”, che nel Palazzo viene data scontata, non lo è per uno degli istituti più seri in fatti di sondaggi.
Per Euromedia Research, guidata da Alessandria Ghisleri, per anni sondaggista di fiducia di Silvio Berlusconi, la più recente rilevazione parla chiaro: i “no” sono in vantaggio sui “sì”, sia pure di misura: 52 per cento contro 48.
Nell’analisi fatta a palazzo Chigi dei risultati del referendum sulle trivelle del 17 aprile, si valuta che non tutti i 15 milioni e mezzo di italiani che sono andati a votare, lo abbiano fatto perchè “anti-renziani”.
È vero che il presidente del Consiglio aveva consigliato di stare a casa, ma parecchi elettori sono andati alle urne motivati dalla ostilità alla normativa sottoposta a referendum, come dimostra l’alta partecipazione nelle regioni adriatiche, le più interessate alla questione.
E dunque, neppure il totale dei sì (13 milioni e 334mila) alla abrogazione alla legge (la posizione più lontana da quella del governo) sono totalmente ascrivibili al fronte degli elettori anti-Renzi.
Eppure, fatte queste premesse contabili e logiche, si valuta in 10-12 milioni il numeri degli elettori che sono andati a votare con l’obiettivo di mandare un messaggio a Renzi.
Con una partecipazione che a ottobre si immagina non si fermerà al 31,18% e possa superare quota 50, Renzi dovrà motivare 18-20 milioni di elettori per superare i suoi antipatizzanti.
Calcoli non sufficienti, anche perchè Renzi sa che non basterà motivare i “propri” elettori. Gli ultimi, attendibili sondaggi sono allarmanti
L’unico istituto che si è occupato in modo sistematico di testare l’opinione degli elettori sul tema referendum è Euromedia, che ha compiuto il primo sondaggio il 5 febbraio: anche allora prevalsero i “no”, ma di strettissima misura: 51 a 49.
Il problema, visto da palazzo Chigi, sta proprio in questo: in tre mesi nulla di sostanziale si è modificato nella opinione degli italiani interpellati dall’istituto.
Fabio Martini
(da “La Stampa”)
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Maggio 3rd, 2016 Riccardo Fucile
LA NATURA STESSA DEL MOVIMENTO DIVENTA ELETTORALMENTE UN HANDICAP
A leggere i sondaggi sono in testa a Roma, si avviano al ballottaggio a Torino e hanno
performance di tutto riguardo nelle altre grandi città che vanno al voto tra poco più di un mese.
Eppure tra i Cinquestelle si sta facendo strada il timore che le amministrative non si trasformeranno nella consacrazione del M5S di governo che i vertici sperano e attendono.
Il problema non sono i candidati nè la gestione delle campagne elettorali sui territori, ma la natura stessa del Movimento
«Correndo da soli – ragionano ad alta voce i vertici Cinquestelle – finiamo per avere al massimo 48 candidati nelle città più grandi, tutti compressi in una sola lista mentre gli altri magari ne schierano otto o dieci».
Non è solo un problema di voto clientelare, ma una banale quanto stringente questione aritmetica: avere più candidati significa poter intercettare più mondi di pensiero o, più modestamente, zone di quartiere che, con meno nomi in lista, rischiano di non avere rappresentanti conosciuti in corsa per il consiglio comunale.
Così, benchè i sondaggi nazionali lo vedano sempre più consolidato come alternativa al Pd di Matteo Renzi, le urne di giugno rischiano di punire il solipsismo del M5S nonostante le performance si annuncino lusinghiere.
A Milano, dove storicamente non sono mai brillanti alle elezioni, il candidato Gianluca Corrado ha cominciato la corsa in condizioni oggettivamente proibitive.
C’è entrato in seguito al controverso ritiro di Patrizia Bedori e al momento è stritolato nei sondaggi dal testa a testa tra Sala e Parisi.
Nonostante questo anche lì i Cinquestelle sono attestati in doppia cifra intorno al 15 per cento. Voti peraltro decisivi se il Movimento dovesse mai decidere di imboccare la strada dell’indicazione di voto per uno dei due candidati al ballottaggio.
Ipotesi sempre preclusa almeno dal punto di vista formale.
Mentre, nella sostanza, alle volte è praticata con malizia, soprattutto al sud.
Stesso discorso per Bologna, dove Bugani sarebbe intorno al 16 e per Napoli, dove il brianzolo ingegner Brambilla è accreditato di oltre il 17 per cento delle preferenze dei partenopei.
Gli obiettivi considerati buoni dai vertici M5S per rivendicare le amministrative come una vittoria prevedono come minimo una grande città conquistata tra Roma e Torino, una media nazionale che si aggiri intorno al 22/23 per cento e almeno un centinaio di Comuni presi per dimostrare che, dove gli altri falliscono, l’alternativa Cinquestelle esiste e i cittadini le si affidano con crescente fiducia.
Asticelle alte che, se non dovessero essere raggiunte, provocherebbero l’apertura di un cantiere interno al M5S per mettere in discussione tutto: a partire dal divieto di alleanze.
Francesco Maesano
(da “La Stampa”)
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Maggio 3rd, 2016 Riccardo Fucile
UOMO VICINO A GUERINI, SIMONE UGGETTI HA PRESO IL SUO POSTO… UNA FUNZIONARIA DEL COMUNE: “SUBITO PRESSIONI DAL SINDACO”
Il sindaco di Lodi, Simone Uggetti (Pd), è stato arrestato dal Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza per turbativa d’asta.
E’ accusato di aver favorito un consorzio per la gestione delle piscine comunali scoperte in via di aggiudicazione alla società Sporting Lodi.
Insieme a lui è stato arrestato anche l’avvocato Cristiano Marini.
Gli investigatori sono in Comune, a Palazzo Broletto, per l’acquisizione di documenti. Sulla vicenda delle piscine a Lodi erano già scoppiate polemiche. Ma l’inchiesta è partita dopo che una funzionaria del Comune ha denunciato nel marzo scorso di “aver subito pressioni indebite da parte del sindaco” nell’assegnazione del bando di gara.
Erede di Guerini.
Subito dopo l’ordinanza di custodia cautelare, Uggetti, erede del conterraneo Lorenzo Guerini (è stato anche per due volte suo assessore quando Guerini era sindaco di Lodi) è stato sospeso dalla carica.
“Le funzioni di rappresentanza e di coordinamento dell’amministrazione – si sottolinea in una nota ufficiale del Comune – vengono pertanto assunte dal vice sindaco, Simonetta Pozzoli”. Uggetti è stato assessore all’Ambiente e Mobilità durante i due mandati di Guerini sindaco, dal 2005 al 2012.
Una vita nel Pd.
Uggetti, 42 anni, nativo di Sant’Angelo Lodigiano (Lodi), è stato esponente della sinistra giovanile lodigiana e, dopo essere stato consigliere comunale per la città di Lodi dal 1995 al 2005, è stato dal 2005 al 2013, assessore all’Ambiente, Urbanistica, Mobilità Sostenibile e Attività Produttive nelle due giunte comunali guidate da Guerini. Il 10 giugno 2013 è stato eletto sindaco: al ballottaggio ha ottenuto il 53,62% dei voti, entrando formalmente in carica dal giorno successivo.
(da agenzie)
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Maggio 2nd, 2016 Riccardo Fucile
LE PRESSIONI STATUNITENSI CONTRO LE TUTELE E IL “PRINCIPIO DI PRECAUZIONE EUROPEO”
Nel mirino dei negoziatori americani che trattano con quelli europei le regole del trattato TTIP (il
trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti) ci sarebbero proprio le regole europee a tutela della salute e dell’ambiente.
Lo rivelerebbero una serie di documenti segreti – note a scopo interno scritte dai negoziatori europei – su cui ha messo le mani l’organizzazione ecologista Greenpeace, e che sono stati visionato da una serie di media come il quotidiano francese «Le Monde», quello britannico «The Guardian», e il sito italiano «Eunews».
I negoziati per il progetto di trattato sono in corso da oltre tre anni, e oggettivamente vanno a rilento per differenze «inconciliabili» in molti settori.
Nei giorni scorsi il presidente USA Barack Obama ha sollecitato una rapida firma dell’accordo, che per i fautori creerà la più grande area di libero scambio del pianeta, sommando due economie che insieme, rappresentando oltre 800 milioni di persone, ammontano già oggi al oltre il 46% del Pil dell’intero pianeta.
Un trattato che però è fortemente osteggiato in molti paesi europei, perchè considerato in grado di aggirare o far saltare molte delle norme europee in tema di salute, ambiente e protezione dei consumatori, consentendo ai prodotti americani di essere liberamente venduti in Europa anche se non rispettosi delle norme Ue.
A insospettire molti c’è anche la segretezza con cui i negoziati – giunti al 12esimo round – sono stati condotti, e la famosa clausola che permetterebbe alle multinazionali americane di citare gli Stati europei rei di limitare la loro attività presso una corte arbitrale.
Contro il progetto del Ttip hanno manifestato pochi giorni fa 250mila persone in Germania, e il 7 maggio una manifestazione nazionale è previsto anche a Roma.
Non è detto che l’accordo venga chiuso: a quel che si sa ci sono ancora grandi differenze su molti temi.
Certo è che a prendendo per buoni i documenti diffusi da Greenpeace – 240 pagine di carte – emerge che, per spingere all’accordo su maggiori importazioni di prodotti agricoli e alimentari americani in Europa, Washington minaccia di bloccare le facilitazioni sulle esportazioni per l’industria automobilistica europea.
Allo stesso tempo gli americani attaccano il cosiddetto «principio di precauzione» che è alla base delle norme di tutela del consumatore europeo, e che oggi proteggono 500 milioni di consumatori dall’ingegneria genetica negli alimenti e dalla carne trattata con ormoni.
Dai documenti, poi, emerge la rigida tattica adottata dagli americani: secondo la tedesca «Sueddeutsche Zeitung», «mentre l’Ue rende pubbliche le sue proposte, gli Usa si ostinano a mantenere segrete le posizioni, garantendosi così uno spazio di manovra tattico».
Gli americani cercano con forza di far saltare le regole europee che mettono al bando i cosmetici testati sugli animali, cercano di proteggere il loro settore dell’engineering, e propongono che l’Unione Europea debba informare preventivamente tutte le industrie Usa su possibili nuove regolamentazioni (anche su aspetti tecnici molto limitati), coinvolgendole (come le industrie europee) nella fase di preparazione dei provvedimenti.
Jorgo Riss, direttore di Greenpeace per l’Unione europea, sostiene che «questi documenti trapelati ci consentono uno sguardo senza precedenti sull’ampiezza delle richieste americane, che vogliono che l’Ue abbassi o aggiri le sue tutele dell’ambiente e della salute pubblica nell’ambito del Ttip».
Secondo l’esponente ecologista, «la posizione europea è brutta, ma quella americana è terribile» e, secondo lui, «si sta spianando la strada a una gara al ribasso negli standard ambientali, della salute e della tutela dei consumatori».
Roberto Giovannini
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Maggio 2nd, 2016 Riccardo Fucile
“CI DEVE PASSARE L’AUTOSTRADA”: MA PRIMA NON LO SAPEVA NESSUNO?… SPRECATI 500.000 EURO DI RIMBORSI DELLO STATO
A maggio del 2012 Franco Bastia e sua moglie Giancarla, residenti ad Alberone (in provincia di Ferrara), hanno perso la casa per colpa del terremoto.
Oggi, dopo aver trascorso gli ultimi quattro anni in un container, con 520mila euro di contributi pubblici l’hanno finalmente ricostruita, ma a causa dell’autostrada Cispadana la loro abitazione sarà presto espropriata e poi demolita.
“E’ una storia che ha dell’incredibile — racconta il figlio Michele Bastia a ilfattoquotidiano.it — prima il terremoto, poi la lunga trafila burocratica per ottenere i contributi alla ricostruzione, e ora questo. Com’è possibile che il Comune di Cento e la Regione Emilia Romagna, quando hanno esaminato il progetto relativo alla casa dei miei genitori, non si siano accorti che sul loro terreno dovrà passare l’autostrada? E pensare che già nel 2011, secondo quanto ci ha detto l’Arc, la società Autostrada regionale Cispadana, vennero dei tecnici qui ad Alberone per effettuare rilievi relativi al tracciato”.
Per il sindaco di Cento, Piero Lodi, la colpa del paradosso, però, non è delle istituzioni locali, ma della burocrazia.
La vicenda dei Bastia, infatti, inizia 4 anni fa, quando le scosse rendono l’abitazione dei due coniugi inagibile, e la famiglia avvia le pratiche per poter procedere prima all’abbattimento, e poi alla riedificazione di una nuova casa in via Colombarina Imperiale 26.
“Il progetto è stato vagliato dal Comune di Cento e poi dalla Regione, e infine il 20 aprile dell’anno scorso a mio padre è stata rilasciata la concessione edilizia per la ricostruzione a causa del sisma”, con l’ordinanza 164 del 13 agosto 2015. Per i lavori, alla famiglia è stato riconosciuto un rimborso di 520mila euro, e in un anno la ditta incaricata dai Bastia ha praticamente ultimato l’opera, tanto che tra il 20 e il 31 maggio 2016 i coniugi potranno lasciare il container abitativo di 20 metri quadrati dove attualmente vivono per rientrare in casa.
“Nemmeno il tempo di festeggiare”, ha spiegato Bastia, “che pochi giorni fa il sindaco di Cento convoca un’assemblea cittadina ad Alberone per parlare della Cispadana, e abbiamo saputo che l’ipotesi di tracciato deliberata dal Consiglio dei ministri passerà proprio da Alberone, e più precisamente sul nostro terreno”.
Così Franco ha contattato la società Arc per chiedere spiegazioni.
“Il tecnico ci ha detto che sì, se il tracciato verrà confermato il nostro terreno sarà espropriato, e la casa demolita. Ma io mi chiedo: vi pare giusto che due persone di 65 anni debbano subire per la seconda volta, oltre al terremoto, un disagio del genere?”. La lettera di esproprio i Bastia non l’hanno ancora ricevuta, tuttavia è questione di poco tempo: i cantieri per realizzare l’infrastruttura, 67 chilometri tra il casello di Reggiolo-Rolo, dove si raccorda con l’autostrada A22 del Brennero, e quello di Ferrara Sud, A13 Bologna-Padova, dovrebbero partire entro il 2017.
Bastia ha scritto alla Regione Emilia Romagna per denunciare la situazione: “Questa storia”, ha concluso, “comporterà un enorme spreco di soldi pubblici. Bastava che il Comune di Cento ci avesse delocalizzati ai tempi della ricostruzione, e noi avremmo costruito da un’altra parte”.
A giustificare la situazione è il primo cittadino Pd di Cento Piero Lodi: “Il problema è che fino a fine 2015, il tracciato preso in considerazione per la Cispadana era diverso”.
Il percorso autostradale che attraversa Alberone, e quindi anche la proprietà dei Bastia, infatti, fu considerato e poi scartato nel 2011, su richiesta dello stesso Comune e della Regione, proprio perchè sarebbe dovuto passare nel cuore del paese, e si ipotizzò un percorso alternativo, che avrebbe portato l’infrastruttura al di fuori del centro abitato.
“Ma rimaneva un problema di vincoli paesaggistici, così, senza consultare nessuno, a febbraio il ministero dei Beni Culturali e quello all’Ambiente hanno deciso di tornare al vecchio tracciato”.
Cento, infatti, ha il vincolo sul 70% del territorio.
“Qualche burocrate a Roma”, continua Lodi, “pensando di essere il più intelligente di tutti, ha tracciato una linea nell’unica fetta di territorio non vincolata a livello paesaggistico, senza accorgersi che stava passando sopra alle abitazioni — spiega Lodi — e il dramma è che il consiglio dei ministri, per sbloccare l’opera, si è espresso su quest’ultima soluzione. Che non solo mette a rischio decine di case, ma passa a 300 metri dall’asilo nido che stiamo costruendo. E’ folle, ma non credo sia una decisione politica. E’ colpa della burocrazia”.
Annalisa Dall’Oca
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 2nd, 2016 Riccardo Fucile
IL PIACERE E’ INARRIVABILE
Una è nascere, un’altra morire. In mezzo, parecchie altre cose ti succedono una volta sola nella
vita.
Il viaggio avventuroso, la notte d’amore che non avevi nemmeno osato immaginare, l’occasione presa per i capelli o persa per un pelo.
Emozioni uniche, della cui irripetibilità sei consapevole nel momento stesso in cui le provi.
Noi del Leicester sappiamo fin troppo bene che la nostra squadra adottiva non vincerà mai più il campionato inglese. Sotto sotto lo speriamo persino, altrimenti l’eccezionalità di quanto sta per accadere perderebbe un po’ del suo fulgore.
Soltanto i potenti non si annoiano mai di esserlo (e per questo lo sono, però che noia). La storia di provincia che ha incendiato la curiosità del mondo intero è un attentato alla logica e un inno alla speranza.
Una banda di scarti e di incompresi che l’anno prima ha rischiato la retrocessione viene affidata a un allenatore non più di primo pelo, Ranieri, considerato da sempre un magnifico perdente.
I difensori centrali hanno la mobilità di un armadio e nei piedi la sensibilità dei ferri da stiro.
Il centravanti per un certo periodo ha giocato col braccialetto elettronico alla caviglia, essendo in libertà vigilata per i postumi di una rissa da bar.
I giocatori di maggior talento sono un francese del Mali e un algerino che nessuna delle Big si è degnata di ingaggiare.
Partita dopo partita, la banda diventa squadra e il sogno prende forma. Sembra uno scherzo a cui non crede ancora nessuno.
Poi le corazzate di Londra e Manchester cominciano a sbandare e il Leicester si rivela a se stesso e agli altri con un gioco semplice e redditizio, uno spirito di gruppo unico e una concatenazione di coincidenze favorevoli che solo dei prosaici chiamerebbero botte di c.
L’incredibile diventa possibile, quindi probabile e infine inesorabile.
Ah, che sensazione unica di pienezza regala il sentirsi spinti dal vento dell’inesorabile.
Ogni partita è un calvario con inglobata la resurrezione e alla fine piangono sempre tutti: giovani e vecchi, in campo e sugli spalti.
Piangono per gratitudine o perchè faticano ancora a credere che la storia si sia capovolta, che la trama di un film sia diventata cronaca, che ciascun uomo abbia un Leicester potenziale nel suo destino.
Invece può succedere, tanto è vero che succede. Ogni tanto.
Diciamo, una volta nella vita.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Maggio 2nd, 2016 Riccardo Fucile
RAGGI 27,6%, GIACHETTI 21,5%, MARCHINI 20.9%, MELONI 20%, FASSINA 5,6%, STORACE 1,6%
Non solo per i sondaggi Tecnè Marchini ha superato la Meloni, ma anche per l’ultimo sondaggio effettuato nella capitale dall’Istituto Tecno per conto di TGCOM 24.
La Raggi al primo turno non avrebbe avversari e si attesta a una quota di sicurezza del 27,6%.
In crisi rimane il candidato del Pd romano Giachetti che comunque resta al secondo posto con il 21,5% di consensi.
La grossa novità è sicuramente nel centrodestra: Marchini è al 20,9% contro il 20% da cui ormai non si smuove più la Meloni (oggi ha smentito le voci che si rincorrono su un suo ritiro).
Tra l’altro il sondaggio ha continuato a testare anche Storace, pur dando per certo ormai il suo passaggio alla coalizione civica di Marchini.
Quindi in teoria il suo 1,6% andrebbe a sommarsi ai voti di Marchini e con questi scavalcherebbe Giachetti, arrivando così al ballottaggio e relegando al quarto posto la Meloni.
Astenuti circa il 36%, incerti l’11%
(da agenzie)
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Maggio 2nd, 2016 Riccardo Fucile
E STORACE PUNGE LA MELONI: “DIFFIDO DA CHI SI NASCONDE DIETRO L’ANAGRAFE PER RINNEGARE IL PROPRIO PASSATO, CHIEDO SOLO RISPETTO PER LA STORIA”…ALESSANDRA MUSSOLINI CAPOLISTA DI FORZA ITALIA A ROMA
“A giugno scorso ho chiamato Storace che è un fascista autentico, vero, de core, perchè mi
spiegasse qual è la differenza tra me e lui e in cosa ci differenziamo”.
Lo ha detto il candidato sindaco di Roma Alfio Marchini a Omnibus a proposito del quasi certo appoggio di Storace, aggiungendo di voler “disarticolare questo fantoccio politico nel quale dietro una finta ideologia non c’è nulla”.
“Chiamai Storace prima dell’estate – dice poi Marchini in visita al mercato Trionfale – siccome io notoriamente vengo da una storia diversa, chiesi a lui – che considero un simbolo della destra più passionale a Roma – di spiegarmi qual è la differenza tra la destra sociale e le idee che io ho sul programma. Mi sono accorto che effettivamente, lasciando fuori le ideologie che non hanno nulla a che fare con la sistemazione delle buche, c’è la possibilità di avere uno scenario ben più ampio sulle cose concrete”.
La replica di Storace.”Marchini è la soluzione giusta per Roma se la discussione sul programma va in porto”, ha detto Storace a ‘L’Aria che Tira’ rispondendo a chi gli chiedeva se fosse ancora candidato o se avesse appoggiato Alfio Marchini.
“Ieri sera – ha aggiunto – ho incontrato i candidati della lista che porterà il mio nome: ho spiegato la situazione perchè io voglio vincere a Roma”.
In particolare, sul “fascista de core”, Storace risponde: “Io non chiedo agli italiani di mettere la camicia nera ma chiedo rispetto per la storia. Ho paura di quelli che si nascondono dietro l’anagrafe per rinnegare una storia, ma non mi chiedete di essere antifascista”.
E a chi gli ricordava che Alfio Marchini, che lui potrebbe appoggiare, è “nipote di partigiani”, Storace ha replicato: “Accanto al nonno di Marchini c’è pure il nonno della Mussolini in coalizione, quindi insomma ci possono stare anche i figli di Storace, se vuole”.
Intanto, Alessandra Mussolini ha annunciato che “a Roma sarò candidata capolista con ForzaItalia”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 2nd, 2016 Riccardo Fucile
ATTENDERA’ I RISULTATI DELL’ARBITRATO NEL NOSTRO PAESE… INDUBBIO SUCCESSO DI RENZI, GLI ALTRI STREPITANO, LUI HA SCELTO LA VIA CHE ANDAVA IMBOCCATA SUBITO… LA MELONI PERDE IL 50% DEI SUOI RICCHI CONTENUTI
Salvatore Girone sarà in Italia durante l’arbitrato avviato dal governo italiano davanti al
Tribunale arbitrale dell’Aja.
C’è una prima svolta positiva nella lunga vicenda del marò che insieme al collega Massimiliano Latorre (in Italia con un permesso speciale per gravi motivi di salute) è accusato dall’India di aver ucciso due pescatori al largo delle sue coste nel 2012 nel corso di una missione antipirateria.
Il tribunale ha accolto la richiesta italiana, invitando le parti a concordare le modalità del rientro del fuciliere in patria.
L’ordinanza verrà resa pubblica domani ma la Farnesina ha confermato l’anticipazione sottolineando che il nostro governo “conta su un atteggiamento costruttivo dell’India anche nelle fasi successive e di merito della controversia”.
“Se la notizia è vera sono strafelice. E’ una notizia meravigliosa. Adesso devo sentire mio figlio e mia nuora per accertare se è vera”, è stato il primo commento di Michele Girone, papà del militare.
“Ho parlato con il marò Girone che potrà tornare in Italia” della “straordinaria notizia” che viene dal Tribunale internazionale dell’Aja ha detto il premier Matteo Renzi in conferenza stampa a Firenze con il premier giapponese Shinzo Abe.
“E’ un passo avanti davvero significativo al quale abbiamo lavorato con grande dedizione e determinazione”, ha aggiunto Renzi che ha lanciato “un messaggio di amicizia e collaborazione al grande popolo indiano e al primo ministro indiano” Narendra Modi. “Siamo sempre pronti a collaborare”, ha concluso il premier.
“Sono particolarmente contenta anche per le famiglie, visto che da tempo vivono uno stato di ansia rispetto a questa lontananza, è stato il commento della presidente della Camera, Laura Boldrini.
“Questo – ha aggiunto Boldrini a margine di un incontro al quale ha partecipato a Bari – conferma che era giusto rivolgersi a un arbitrato internazionale. Sono contenta che l’arbitrato abbia potuto stabilire il rientro del fuciliere”.
La Farnesina.
“La decisione del Tribunale de L’Aja recepisce le considerazioni legali e di ordine umanitario derivanti dalla permanenza di Girone in India da oltre quattro anni e che avrebbe potuto prolungarsi per altri due o tre anni, tenuto conto della prevista durata del procedimento arbitrale. Il governo – aggiunge ancora la Farnesina – avvierà immediatamente le consultazioni con l’India affinchè siano in breve tempo definite e concordate le condizioni per dare seguito alla decisione del Tribunale arbitrale. Il governo sottolinea che la decisione odierna del Tribunale relativa alle misure richieste dall’Italia in favore del Sergente Girone non influisce sul prosieguo del procedimento arbitrale, che dovrà definire se spetti all’Italia o all’India la giurisdizione sul caso della Enrica Lexie”, conclude la Farnesina.
(da agenzie)
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