Luglio 9th, 2016 Riccardo Fucile
LA CONFERMA DI DON VINICIO ALBANESI ALL’ANSA: ” SE CHI DIFENDE L’ASSALITORE DICE SOLO PARTE DELLA VERITA, RACCONTA BUGIE, LA VERITA’ BISOGNA DIRLA TUTTA”
L’esito dell’autopsia sul corpo di Emmanuel Chidi Namdi, condotta ieri dal medico legale Alessia
Romanelli, non è stata ancora ufficializzata e già emergono le indiscrezioni di parte.
La difesa avrebbe fatto trapelare che il nigeriano è morto a causa di una frattura cranica .
Il profugo, dopo esser stato colpito da un pugno sferratogli da Amedeo Mancini, tra la mandibola e il labbro inferiore, sarebbe caduto a terra picchiando violentemente la testa, dopo la colluttazione tra i due uomini, che aveva avuto luogo a Fermo in seguito agli insulti di stampo razziale nei confronti di Emmanuel e sua moglie.
Sul corpo della vittima son stati trovati un ematoma sul polpaccio (che dev’essere ancora analizzato per comprendere se sia effettivamente causato da un colpo di spranga, ma si parla di lesione ai legamenti) un’abrasione al polso e segni di unghiate.
L’avvocato della vedova Namdi che si occupa del caso ha commentato i risultati dell’autopsia dicendo che “le risultanze istruttorie sono in piena evoluzione, e qualunque valutazione espressa oggi è una valutazione di parte”
L’avvocato Astorri ha poi sottolineato che “i dati oggettivi sono due: una provocazione (Mancini che chiama la compagna di Emmanuel “scimmia africana” ndr) e la morte del ragazzo. Faremo di tutto perchè la verità sia accertata, in piena collaborazione con la magistratura“..
L’udienza di convalida del fermo nei confronti di Amedeo Mancini è fissata per l’11 luglio, sul 38enne ricade un’accusa di omicidio preterintenzionale con l’aggravante razzista.
I funerali di Emmanuel Chidi Namdi verranno celebrati domani alle 18 nel Duomo di Fermo.
Chi invece non tace sui risultati dell’autopsia è don Vinicio Albanesi che poco fa all’Ansa ha anticipato: ““Emmanuel è stato ucciso dalle botte. L’emorragia interna devastante che l’ha ammazzato non è stata provocata dalla caduta all’indietro ma dal pugno che ha ricevuto in faccia. Se chi difende l’assalitore dice parte della verità sull’autopsia, questa mezza verità diventa una bugia”.
”La verità — ha sottolineato — bisogna sempre dirla tutta”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 9th, 2016 Riccardo Fucile
“VORREI VIVERE IN UN PAESE DOVE CI VOGLIA CORAGGIO A FARE IL DELINQUENTE, NON A ESSERE ONESTO”
“Inasprire le pene serve a poco contro la corruzione, se non si sa a chi darle: prima bisogna trovare i colpevoli e far emergere la corruzione sommersa, in un Paese come l’Italia dove non se ne denuncia praticamente mai”.
Il monito arriva dal presidente dell’Anm, Piercamillo Davigo, al convegno dei Cattolici democratici.
Per Davigo, “a questo scopo servono incentivi per chi parla, operazioni sotto copertura e ruolo proattivo delle forze di polizia”.
Nessuna vergogna.
Ma il presidente dell’Associazione nazionale megistrati lancia anche un appello: “I politici perbene non dovrebbero stare seduti vicino ai corrotti”, ha detto.
“Nel 1992 erano molti i politici che si vergognavano di essere stati sorpresi a rubare. Ho detto, ricevendo molte critiche, che oggi in molti continuano a rubare, ma non si vergognano più. Ribadisco che molti lo fanno, che non vuol dire tutti: per distinguere le pecore bianche da quelle nere, bisogna fare i processi”.
E continua: “A qualche politico ho chiesto se si rendeva conto che se continuava a sedersi vicino a un corrotto, i cittadini fossero autorizzati a pensare che siete uguali. Sarebbe meglio dire ‘finchè c’è lui, io qui non mi siedo’. E forse allora – ha concluso Davigo – anche chi commette reati tornerebbe a vergognarsene”.
Corruzione come pizzo.
Per Davigo, secondo cui “la corruzione della classe dirigente fa più danni della microcriminalità “, “siamo in presenza di un sistema criminale, del tutto simile a quello di Cosa Nostra per la riscossione del pizzo.
Per la corruzione in Italia, non si tratta di devianze individuali, si tratta di un sistema seriale, perchè tende a ripetere il reato, e diffusivo, in quanto cerca di tirare dentro più soggetti possibile”.
Il ruolo della politica.
Il presidente ritiene che “il potere politico compie un errore gravissimo quando, di fronte a episodi di corruzione che riguardano esponenti politici, si limita a dire che occorre attendere che la giustizia faccia il suo corso”.
Per Davigo questo tipo di atteggiamento “è una sorta di delega della politica alla magistratura a compiere una selezione della classe dirigente. Ma la politica dovrebbe invece – secondo il presidente dell’Anm – dimostrare una propria, autonoma capacità di valutazione rispetto ai procedimenti giudiziari. Se la politica si avvalesse su questo tema di una sua autonomia di giudizio questo basterebbe a far allentare la tensione, spesso al calor bianco, tra la politica stessa e la magistratura”, ha ribadito Davigo, che ha concluso dicendo che vorrebbe “vivere in un Paese dove ci vuole coraggio a fare il delinquente, non a essere onesto”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 9th, 2016 Riccardo Fucile
EX DIPENDENTE VINCE CAUSA DI LAVORO, ARRIVA L’UFFICIALE GIUDIZIARIO
L’ufficiale giudiziario di Catania ha eseguito il pignoramento del supermercato ‘Commissary Store’
di proprietà del governo Usa nella base militare di Sigonella.
Il suo contenuto, escluso frutta e carne, stimato in 1,1 milioni di dollari, sarà venduto per pagare il debito dell’amministrazione con un suo ex dipendente licenziato nel 2000, Carmelo Cocuzza, un vetrinista che ha vinto la causa per ingiusto licenziamento col governo statunitense.
La sentenza, esecutiva dal 2014, prevede un risarcimento danni di 600mila dollari per Cocuzza e il reintegro nel posto di lavoro.
“Se il mio assistito non sarà riassunto – annuncia il suo legale, l’avvocato Concetta La Delfa – ci sarà una violazione di un provvedimento di un giudice e noi denunceremo il responsabile in sede penale”.
Il pignoramento è stato eseguito alla presenza anche dei carabinieri della base e del vice comandante del 41/esimo Stormo antisom dell’aeronautica militare italiana, responsabile di Sigonella.
Ieri era stato eseguito un altro tentativo di pignoramento, ma non è stato possibile eseguirlo.
Il primo di una serie, risalente allo scorso 12 febbraio, era stato interrotto soltanto perchè l’allora comandante dei marines Usa presenti nella base Sigonella si era impegnato a risolvere il problema in tempi rapidi.
Dopo una serie di incontri che non hanno trovato una soluzione condivisa Cocuzza e il suo legale hanno deciso di procedere al pignoramento.
“E’ la vittoria della giustizia italiana e il riconoscimento del valore di una sentenza dei nostri giudici – osserva l’avvocato Concetta La Delfa – la nostra determinazione è stata essenziale e andremo avanti fino a quando giustizia non sarà fatta fino in fondo”. Per Cocuzza “non è una vittoria, ma il primo passo verso l’affermazione della verità “. “E’ stato triste – aggiunge – essere stati costretti a pignorare un bene di un governo straniero per avere quello che da due anni dei giudici italiani hanno stabilito con una sentenza definitiva. La legge deve essere uguale per tutti, e anche i governi stranieri devono rispettare le norme italiane in Italia”.
Per l’ex dipendente licenziato arbitrariamente per i giudici è il momento di bilanci: “Ho 50 anni – sottolinea Cocuzza – e da 16 anni che combatto e per fare questo ho dovuto rinunciare a farmi una famiglia. La mia vita è stata fortemente condizionata da quel licenziamento: mi ho dovuto concentrare tutte le mie forze, anche economiche, soltanto in questa battaglia”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 9th, 2016 Riccardo Fucile
COSTATO 6 MILIONI DI EURO, ERA STATO INAUGURATO APPENA SETTE ANNI FA
Dopo nemmeno sette anni dall’inaugurazione, dopo una ristrutturazione costata tre milioni e 200mila euro di opere edile e tre milioni e mezzo di macchinari, crolla il pavimento del reparto di Rianimazione centrale dell’Azienda ospedaliera di Padova, considerata un gioiello in fatto di tecnologie e modernità , all’avanguardia in ambito sanitario.
Il pavimento, spiega Federica Cappellato sul Gazzettino, ha ceduto sotto il peso dei letti, 200 chili quelli base, 500 chili quelli destinati ad accogliere i pazienti ustionati, che devono stare sdraiati su una sorta di vasca riempita di sabbia in grado di farli ondeggiare, contrastando la durezza del materasso.
L’intero reparto da 1.700 metri quadrati, pronto ad accogliere 18 letti del valore di 70mila euro ciascuno, è stato completamente evacuato, tutti i pazienti sono stati trasferiti e le attrezzature e i macchinari spostati.
Dopo lo sgombero sono iniziati i lavori per sostituire il pavimento.
Il reparto era stato inaugurato nel 2009 dall’allora presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan. I cantieri proseguiranno fino alla fine di agosto, per permettere il ritorno all’operatività a settembre.
Ricorda Federica Cappellato sul Gazzettino:
Qui ogni anno vengono accolti 900 malati, sottoposti a trapianti e interventi di particolare complessità chirurgica, traumatizzati della strada o del lavoro, grandi ustionati, pazienti affetti dalle patologie più gravi trattate all’interno dell’Ospedale di Padova.
Degenza media 7 giorni, tasso di sopravvivenza del 90%, staff di una quarantina di medici e una cinquantina tra infermieri e tecnici, tutti impegnati per dare il massimo in una lotta contro il tempo.
Insomma una Rianimazione al top a livello regionale che però ha dovuto, oltre al pavimento inadeguato, ingoiare anche un altro boccone amaro: quattro dei diciotto letti sono chiusi da un anno per mancanza di personale infermieristico.
Quasi 300 mila euro di investimento lasciati in stand-by, concentrando l’attività sugli altri quattordici letti, alcuni accolti in stanze singole per garantire l’isolamento, altri uno a fianco all’altro in un open space
«Si attende che la situazione si sblocchi, il personale addetto all’assistenza — spiega Giancarlo Gò della Cgil funzione pubblica di Padova — è troppo poco per consentirne la piena operatività . Per attivare i letti mancanti, ad altissimo contenuto tecnologico, servirebbe un’iniezione di infermieri e operatori socio-sanitari, speriamo che le annunciate assunzioni possano colmare questa importante lacuna e dare un’offerta completa. Auspichiamo insomma che la direzione trovi il personale per fare il turno aggiuntivo, altrimenti dopo l’estate avremo ancora 14 letti a regime, su 18».
(da “il Gazzettino”)
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Luglio 9th, 2016 Riccardo Fucile
PER VIVERE CON MILLE EURO BISOGNA STARE AL SUD
Gli italiani tornano a mangiare carne e sono disposti a spendere qualcosa in più per una cena al
ristorante.
Dopo due anni di calo, le spese per servizi ricettivi e di ristorazione crescono infatti a due cifre, con un +11%, da 110,26 a 122,39 euro al mese e tornano poco sopra i livelli del 2013 (119,23).
La fotografia dell’Istat sulle “Spese per i consumi delle famiglie nel 2015” registra «timidi segnali di ripresa in un quadro macroeconomico caratterizzato dal lieve aumento, per il terzo anno consecutivo, del reddito disponibile delle famiglie, dalla stabilità della loro propensione al risparmio e dal primo anno di ripresa del Pil dopo tre di recessione».
In particolare si arresta il calo dei consumi di carne, in atto dal 2011
Ma questi piaceri non sono alla portata di tutti.
Il 48,4% delle famiglia rinuncia completamente a viaggi e vacanze (era il 48,7%) e 29,2% cerca di ridurre la quantità o qualità della spesa in questi campi (era il 31,8% nel 2014).
LA SPESA ALIMENTARE
Nel dettaglio, il livello medio della spesa alimentare è pari a 441,50 euro al mese (436,06 euro nel 2014, +1,2%), di cui 98, 25 per le carni.
La spesa per frutta aumenta del 4,5% rispetto al 2014 (da 38,71 a 40,45 euro mensili), quella per acque minerali, bevande analcoliche, succhi di frutta e verdura del 4,2% (da 19,66 a 20,48 euro).
GLI ALTRI BENI E SERVIZI
È sostanzialmente stabile la spesa per beni e servizi non alimentari (2.057,87 euro in media al mese).
Per il terzo anno consecutivo si riducono le spese per comunicazioni (-4,2%), anche per l’ulteriore diminuzione dei prezzi. Aumentano le spese per servizi ricettivi e di ristorazione (+11%, da 110,26 a 122,39 euro, dopo due anni di calo), e le spese per beni e servizi ricreativi, spettacoli e cultura (+4,1%, 126,41 euro).
AL SUD LA VITA COSTA MENO
Di positivo c’è che la spesa media mensile per famiglia cresce in parallelo con il timido aumento del reddito disponibile registrato negli ultimi tre anni e si attesta a 2.499,37 euro (+0,4% rispetto al 2014, +1,1% nei confronti del 2013).
Il dato negativo è che resta un enorme divario tra Nord e Sud. La Calabria è la regione con la spesa media mensile più bassa, inferiore di 1.300 rispetto a quella della Lombardia. Secondo i dati Istat, Lombardia, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna sono le regioni con la spesa media mensile più elevata (rispettivamente, 3.030,64, 3.022,16 e 2.903,58 euro) mentre in Calabria si ferma a 1.729,20 euro.
CHI HA LA LAUREA SPENDE DI PIU’
La spesa media mensile è molto eterogenea al variare del titolo di studio: ammonta a 3.383,05 euro per le famiglie con persona di riferimento laureata o con titolo di studio superiore alla laurea, circa il doppio rispetto a quella delle famiglie la cui persona di riferimento ha la licenza elementare o nessun titolo di studio.
Tra le famiglie di occupati dipendenti la spesa media mensile è pari a 2.321,50 euro se la persona di riferimento è operaio e assimilato, sale a 3.124,56 euro se è dirigente, quadro o impiegato.
Tra gli occupati indipendenti, la spesa media mensile è di 3.585,20 per imprenditori e liberi professionisti e di 2.733,88 euro per gli altri lavoratori indipendenti.
(da “la Stampa”)
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Luglio 9th, 2016 Riccardo Fucile
LUI CARICA LA PISTOLA PER LA PARTENZA, ARRIVANO LE FORZE DELL’ORDINE IN ASSETTO ANTISOMMOSSA
Assetto antisommossa e pistole puntate per disinnescare la minaccia di un uomo armato in centro storico a Prato. E’ allarme immediato in viale Galilei.
Di questi tempi non si sa mai: stavolta però ad essere circondato dai poliziotti è stato soltanto un ignaro settantenne starter di una gara podistica organizzata nell’ambito della Festa dell’Unità .
L’ episodio è avvenuto a Prato venerd’ sera, quando ben tre equipaggi delle volanti della polizia sono stati fatti convergere nell’area della ‘Passerella’, accanto alla stazione di Porta al Serraglio, dopo che una donna aveva chiamato il 113 preoccupata nel vedere una persona armata che aveva appena caricato platealmente una pistola.
I poliziotti, indossati i giubbotti antiproiettile, hanno circondato la zona fino a individuare la persona segnalata, che stazionava nei pressi di un chiosco bar.
L’uomo è stato avvicinato e identificato: si trattava di un settantenne fiorentino che possedeva una pistola con relative cartucce a salve.
L’arma, provvista di tappo rosso, sarebbe stata usata da lì a poco per dare il via ad una corsa podistica legata alla festa de l’Unità di cui l’anziano era lo starter.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 8th, 2016 Riccardo Fucile
PIPPI MELLONE: “L’ATTENZIONE PER GLI ULTIMI E’ LA NOSTRA BUSSOLA, NELLE CAMPAGNE ADESSO CI SONO CONTAINER CON L’ARIA CONDIZIONATA. LE SPESE? AL COMUNE HO TOLTO ANCHE IL TELEVISORE”
«Il povero e il diseredato non hanno colore nè nazionalità . L’attenzione per gli ultimi è la nostra
bussola»: Pippi Mellone, giovane avvocato, classe 1984, neosindaco di Nardò in provincia di Lecce, non ha fatto in tempo ad indossare la fascia tricolore che si è cimentato in una battaglia per «l’umanesimo del lavoro».
«L’amministrazione – spiega al Corriere – ha ottenuto che nelle campagne neretine fossero installati container con aria condizionata, dove far riposare di notte i lavoratori stranieri impegnati nel raccolto».
A questo risultato si è giunti grazie alla concertazione con la Coldiretti: gli imprenditori si accolleranno tutte le spese, circa cinquanta mila euro.
«Un segnale di civiltà », commenta il primo cittadino.. «Gli imprenditori del settore agricolo locale – racconta – si sono ritrovati sotto processo per schiavismo. E noi abbiamo fatto la battaglia per la costituzione del Comune come parte civile in Tribunale, mentre la precedente amministrazione di centrosinistra non scelse di difendere l’immagine della città …».
Nell’operato di Mellone c’è un filo rosso, quello del socialismo antimaterialista che alimentava le elaborazioni degli eretici del Msi, fino alla destra sociale teorizzata da Giano Accame: «Ho “scavalcato” la Cgil sui migranti? Succederà spesso. C’è una certa sinistra parolaia, che si dimentica di difendere i non garantiti per schierarsi al fianco del capitale e delle banche», chiosa il sindaco, ritornato quattro volte in sette giorni nel più grande campo di braccianti, per alternarsi con la Caritas nel portare rifornimenti di acqua.
Il progetto politico per Nardò di Mellone è nato con una lista civica, “Andare oltre”, ha sbaragliato i rivali candidati con il Pd e con i fittiani, e ora punta a superare le vecchie categorie novecentesche: «Destra e sinistra non sono sufficienti a inquadrare i bisogni dei cittadini. Ho schierato candidati consiglieri di ogni orientamento politico, determinati a voltare pagina dopo il malgoverno del passato».
Nel pantheon di Mellone, cresciuto nella scuola missina di Graziano De Tullie, «c’è Berto Ricci e Che Guevara, Ezra Pound e Paolo Borsellino, ma anche l’attenzione per l’ecologia con Fare Verde e l’elaborazione dei Campi Hobbit. E la passione per la musica: nella mia stanza a risuonano le note di Rino Gaetano…»
Tra le priorità , dopo il ratificato taglio del 20% dello stipendio, c’è la campagna contro i privilegi della casta e «i malvezzi partitocratici delle precedenti giunte».
Si concretizza la lezione di Marco Pannella e Giorgio Almirante contro i privilegi della politica: «Ho messo in vendita l’auto blu in dotazione al sindaco. Vado alle riunioni in Regione o a Lecce con la mia auto, una Mini-Cooper. A mie spese».
Poi ha rottamato la televisione nel palazzo comunale: «Il canone Rai costava tanto. Tagliato. Come gli abbonamenti ai quotidiani cartacei: li ho convertiti in più economici contratti digitali».
Non ci sono più nemmeno i telefonini per gli amministratori («avevamo un sindaco che spendeva 4600 euro di bolletta l’anno per l’utenza in sua dotazione»).
La lotta agli sprechi di risorse pubbliche è solo all’inizio. «Questi denari – puntualizza Mellone – li investiremo nei capitolati dei servizi sociali, per dare ristoro alle famiglie in difficoltà ».
Il chiodo fisso: le periferie. «Il territorio va ascoltato ogni giorno. Andando nei quartieri periferici e rendendo la casa comunale una campana di vetro. La mia segreteria – conclude Mellone – è aperta tutti i giorni».
(da “il Corriere della Sera”)
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Luglio 8th, 2016 Riccardo Fucile
UN TESTIMONE VERO: “MANCINI IL GIORNO DOPO PASSEGGIAVA TRANQUILLAMENTE PER FERMO”… “TOCCAVA IL SEDERE ALLE DONNE CHE ENTRAVANO AL BAR, NON MI STUPISCE CHE ABBIA INSULTATO UNA IMMIGRATA, ERA IL SUO DIVERTIMENTO”… IL SINDACO: “FINO A SETTE ANNI FA ERA DI SINISTRA, ORA GIRAVA CON MAGLIETTE DI ESTREMA DESTRA”
Scrive Fanpage: “Mancini frequentava quotidianamente un bar del centro di Fermo, tra il convitto dell’Itis Montani e la Prefettura. Era abituato a passare ore seduto al tavolo, spesso solo o con pochi amici, più sovente in compagnia di parecchie bottiglie di birra:
“L’ho incontrato la mattina dopo il delitto, passeggiava nei pressi del tribunale, sembrava assolutamente tranquillo, come se il giorno prima non avesse fatto niente di strano”, racconta un uomo che lo conosceva.
“Lo vedevo quasi tutte le sere quando portavo a passeggio il mio cane e me ne tenevo alla larga. Da queste parti chiamiamo ‘sempliciotti’ i tipi del genere: l’ho visto coi miei occhi toccare il sedere alle donne che entravano nei bar che lui frequentava, l’ho sentito fare commenti volgari, non mi stupisce che abbia dato della ‘scimmia’ a un’immigrata. Era il suo divertimento”.
Alcuni ospiti del seminario arcivescovile confermano: Mancini e altri balordi come lui rimanevano spesso a lungo appostati in attesa che un immigrato passasse per insultarlo. “Suor Rita, la coordinatrice della struttura di accoglienza, ci ha sempre chiesto di non reagire a nessuna provocazione e di avvertirla se fossimo stati infastiditi”.
Difficile dire se l’assassino di Emmanuel Chidi Namdi fosse sufficientemente politicizzato Quel che appare chiaro, e che è stato confermato da più fonti, è che simpatizzava per organizzazioni di estrema destra: che fosse razzista appare certo.
Il sindaco di Fermo Paolo Calcinaro ha invece dichiarato:
“Mancini è un criminale, idiota e razzista per quello che ha fatto. Lo conosco anche perchè è un mio coetaneo. 7-8 anni fa era infatuato di tutt’altri valori politici, poi invece lo si vedeva in giro con magliette con simboli di estrema destra. E’ sempre stato incline alla violenza fisica e alla prevaricazione sull’altro. Il classico bullo di quartiere”.
Calcinaro ha poi constatato che “in Italia il livello di pace sociale si sta un po’ deteriorando. Questo purtroppo può andare a colpire all’improvviso una cittadina come la nostra che, sbagliando, si riteneva immune e forse aveva abbassato la guardia da questo punto di vista. La presenza degli immigrati non è casuale, perchè da anni qui ci sono progetti per gli immigrati. Abbiamo comunità per disabili, comunità di recupero. Siamo una città che ha molto interagito con le fragilità , da sempre. In generale, in Italia, non monitoriamo chi di nascosto pesca nel torbido. Dovremmo iniziare a intervenire già da chi imbratta i muri delle scuole con scritte razziste. Magari questi toni venivano usati anche prima, però ora ci sono i social che arrivano ovunque. Sono pieni di link, di notizie bufala che sono fatte apposta per alimentare il senso di intolleranza nei confronti degli immigrati”.
Poi c’è la cosiddetta “supertestimone”, una che – come ricorda il giornalista Cartolai – già era ascesa all’onore delle cronache un paio di anni fa per aver denunciato alcuni cinesi che stavano catturando dei gatti con un retino da pesca.
La notizia ovviamente era falsa, e dunque non si capisce perchè quando questa donna è spuntata fuori come testimone dell’omicidio di Emmanuel qualcuno abbia deciso di darle credito.
Se non per una esigenza giustificazionista che si nutre anche di una versione completamente inattendibile.
Una versione che diverge addirittura da quella fornita dallo stesso Mancini alla polizia, oltre ad essere incoerente anche con le altre testimonianze raccolte dalle forze dell’ordine.
Per ultimo ci sono le immagini del fatto in cui Mancini pare indossasse una maglietta della band di estrema destra Zeta Zero Alfa, tesi confermata indirettamente dal suo avvocato che sostiene “non sapeva che si trattasse di una band di estrema destra”.
Razzista a sua insaputa.
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Luglio 8th, 2016 Riccardo Fucile
TOTI, GELMINI E CARFAGNA SE LA GIOCANO
La lunga riflessione, il silenzio e anche quel senso della misura che portano le grandi paure hanno
fatto maturare la grande decisione, nella testa di Silvio Berlusconi.
A ottobre, dopo il referendum, si svolgerà il congresso del nuovo partito che prenderà il posto di Forza Italia.
La notizia è che del nuovo partito di cui più volte si è parlato Silvio Berlusconi si è convinto. Tanto che ha iniziato a ragionare del “come”, già nell’incontro con i capigruppo.
L’idea è di mantenere il ruolo di presidente, da padre nobile. Mentre il coordinatore unico sarà eletto in modo democratico.
“Eletto”, proprio così: un evento da quelle parti. Una sorta di “primarie” di partito. Non un congresso con le tessere perchè in tempi pentastellati, seppellire un marchio nato nel ’94 con procedure che ricordano i partiti di dieci anni prima, non gli sembra una idea ad effetto.
E sta pensando a una sorta di “primarie” di partito. Non la designazione di un erede ma un “chi vuole corra e vinca il migliore”.
Nuovi metodi per un nuovo partito. Perchè, vista da lontano e con distacco, Forza Italia è sembrata a Berlusconi peggio di come la vedeva da vicino. Un partito senza spinta, lacerato dai conflitti, dalle ambizioni di un ceto politico che ha poco da dire. In una parola, “vecchio”, senza vele per il vento dei tempi. Da consegnare al museo, come una barca che ha vinto tante regate in questi vent’anni.
L’operazione, con le banche, l’ha chiusa la Rossi: prestiti ottenuti e accordi fatti con le banche per sanare i debiti. In modo da avere tutto pronto per ottobre-novembre.
Proprio la Rossi è uno dei pochi collaboratori ancora ammessi ad Arcore dopo la riorganizzazione imposta dalla famiglia, perchè più volte chiamata dallo stesso Berlusconi.
Il che, secondo i maligni, avrebbe prodotto qualche reazione contrariata della famiglia e di Marina.
Fatto sta, che la riorganizzazione, al momento, tiene, col fedelissimo Valentino Valentini che gestisce due “deleghe” pesanti: “l’agenda del presidente”, nelle mani di Alessia Ardesi fino al ricovero di urgenza al San Raffaele e le “relazioni esterne”, nelle mani di Deborah Bergamini, passata dal ruolo di portavoce di Berlusconi a quella di portavoce del partito.
Una retrocessione notevole, considerando che fine farà il partito.
Ora i comunicati stampa partono dalla “segreteria del presidente”.
Il segnale della nuova investitura è la foto, all’uscita del San Raffaele, di Berlusconi che si appoggia a Valentino Valentini, sbarbato per la prima volta in vita sua, proprio come piace a Berlusconi, dopo anni in cui è stato l’unico collaboratore a cui era concesso di portare la barba.
Una rasatura che sa di devozione totale. Nel nuovo gruppo ristretto anche Sestino Giacomoni, al fianco di Berlusconi dal 2005 prima dell’era del cerchio magico.
La sola ipotesi del congresso ha già scatenato le brame della nomeklatura azzurra. Cene, trame, ambizioni.
Attovagliati qualche sera fa in un ristorante del centro c’erano parecchi i big del partito: Toti, Gelmini, Romani, Marin e Maurizio Gasparri, per iniziare a ragionare sul coordinatore unico.
Il più attivo è Giovanni Toti, che si sente potenziale federatore del centrodestra: “Esportiamo il modello Liguria, lì dove governiamo con la Lega” è il suo schema. Toti, ma anche Gelmini o Carfagna.
Questi i nomi “spendibili” attorno a cui già iniziano le trame congressuali. Sempre che Berlusconi non cambi idea.
Al momento, da imprenditore, è concentrato sul “brand”. “Centrodestra unito”, “Altra Italia” alcune ipotesi, ma non sembrano definitive.
Perchè la verità è che mentre tutta la nomenklatura azzurra è ossessionata da Renzi, il Cavaliere è rimasto molto colpito dai Cinque stelle la cui onda di novità ed estraneità alla politica gli ricorda Forza Italia delle origini.
Ed è sull’alternativa a loro che va pensato il nuovo partito, altrimenti il partito nasce già vecchio.
(da “Huffingtonpost”)
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