Destra di Popolo.net

INTERVISTA A PARISI: “NIENTE MODELLI LEPENISTI, DOBBIAMO RECUPERARE 10 MILIONI DI ELETTORI”

Luglio 29th, 2016 Riccardo Fucile

“SERVE UNA CLASSE DIRIGENTE ONESTA E DI QUALITA’, BASTA URLA IN TV, SI TORNI A VOTARE PER QUALCOSA, NON CONTRO QUALCUNO”

«Tocca all’area moderata stabilire la rotta. Tocca ai moderati riconsegnare a quest’area la sua centralità  e il suo primato».
L’«Incaricato» non parla mai di «egemonia» ma è chiara la traccia politica e culturale del suo progetto liberal-popolare.
Così Stefano Parisi si intesta l’idea – «un’idea di governo, non un’idea minoritaria» – e assegna a Silvio Berlusconi «l’input di modernizzatore»: «È lui che sta spingendo per il cambiamento, in modo da recuperare almeno una parte di quei dieci milioni di voti persi dal centrodestra».
Per riuscirci, «serve una linea alternativa al centrosinistra e competitiva con i Cinque Stelle. Serve una politica nuova, con una classe dirigente onesta e di qualità  che muova dentro processi decisionali trasparenti. Serve un linguaggio di verità  sui temi più scottanti per il Paese, fuori dal politicamente corretto di certe èlite che hanno fallito. E serve anche un fair play politico che superi le logiche di delegittimazione tra forze avversarie. Perchè questi atteggiamenti, le urla in tv, hanno indotto i cittadini a disertare le urne. O a votare contro qualcosa e non più per qualcosa».
Prima del fair play con gli avversari, al centrodestra servirebbe un fair play tra alleati.

«Le liti che si sono succedute negli anni, i meccanismi autoreferenziali, l’attardarsi a discutere solo di questioni interne, hanno determinato le sconfitte. Ma appena si dà  una speranza, la classe dirigente si mobilita e si mobilita la militanza. Il progetto liberal-popolare – per riconquistare la fiducia della pubblica opinione – punta certo a un dialogo tra le strutture dei partiti esistenti ma punta anche ad andare oltre: per coinvolgere in politica i giovani, il mondo delle imprese e dell’associazionismo, in modo da affrontare dossier complicati».
Immagino sappia che da «incaricato» si sta attirando i sospetti di chi pensa che voglia essere il «candidato» a Palazzo Chigi.
«Non mi preoccupo del mio ruolo, vedremo più avanti quale sarà . Per ora ho assunto questo doppio incarico: Berlusconi mi ha chiesto un progetto per il rilancio di Forza Italia e al contempo lavoro alla costruzione dell’area liberal-popolare. A questo servirà  la Convenzione in programma a Milano per settembre».
Pensa di affidarsi agli Stati generali, come ai tempi della giunta Albertini?
«Gli Stati generali promossero un confronto tra istituzioni e partiti. La Convenzione servirà  a raccogliere nuovi contributi utili a costruire la piattaforma programmatica liberal-popolare».
Al segretario della Lega, Matteo Salvini, questo presepe già  non piace. Dice che se nel vostro programma ci saranno la difesa dell’euro, di Angela Merkel e di Hillary Clinton, dovrete scordarvi dei loro voti.
«Intanto la nostra priorità  oggi è stabilire la rotta di governo dei moderati. Prima vengono i moderati. E nel perimetro moderato ovviamente non c’è spazio per modelli lepenisti. Chiarito questo, penso che porre adesso delle pregiudiziali sia un errore e che – se vuole governare il Paese – la Lega debba porsi questo problema».
Complicato adottare il «modello Milano» su base nazionale: un conto è accordarsi per amministrare una città , altra cosa un programma per governare il Paese.
«Il principio è lo stesso. E credo che attraverso il dialogo si possa trovare un’intesa di programma. Se invece si partisse dalla necessità  di tenere tutti insieme, per forza, si sbaglierebbe. Sembrerebbe la riedizione dell’Unione di Romano Prodi».
Come andrebbe strutturata la nuova coalizione?
«Molto dipenderà  dalla legge elettorale. L’ideale sarebbe un meccanismo federativo, per tenere unite l’anima moderata e quella più radicale, consentendo a tutti una certa autonomia. Non dimentichiamoci che il centrodestra ha subito varie diaspore in questi anni e non sarebbe immaginabile rimettere tutti subito insieme. Da questo punto di vista il “modello Milano” ha funzionato».
Ritiene che Angelino Alfano e Matteo Salvini possano convivere o alla fine verranno elise le parti estreme?
«Siamo in presenza di una grave crisi del Paese dentro una grave crisi mondiale e pensiamo di riportare al voto milioni di elettori attardandoci sulle alchimie politiche? Con le soluzioni di programma si risolveranno i problemi: se ci saranno tutti bene, altrimenti qualcuno deciderà  di restare fuori. Anche su questo bisogna cambiare schema, insieme all’impegno di rinnovare in profondità  la classe politica».
Sta dicendo che andrebbero superate le attuali forze politiche?
«Non è detto, ma non c’è dubbio che debbano rigenerarsi, darsi nuove forme organizzative, dotarsi di un nuovo personale e di un linguaggio adeguato ai tempi».
E magari servirebbe anche adottare il meccanismo delle primarie per scegliere il candidato premier…
«Non ci sono solo le primarie per evitare che la scelta sia frutto di una nomina. Altri processi democratici potrebbero definire la leadership».
Come va con i dirigenti di Forza Italia?
«L’accoglienza è stata spettacolare».
Lì sanno che ogni incaricato da Berlusconi è stato sempre scaricato da Berlusconi.
«Ma no… Stiamo lavorando a un grande progetto. L’ambizione è di rigenerare la politica italiana».
Non teme che una vittoria del Sì al referendum possa compromettere il suo progetto, visto che si è schierato per il No?
«Andrei avanti comunque, anche perchè sono convinto che la riforma costituzionale varata dal governo genererebbe il caos e sarebbe causa di contenziosi come fu la modifica del Titolo V, anche quella approvata a maggioranza. Per questo, e solo per motivi di merito, auspico la vittoria del No. Ed è stato un errore del premier ridurre tutto a un plebiscito sul suo governo. Bisogna evitare la logica del ricatto. Bisogna evitare di impaurire i cittadini e i mercati. Si deve discutere del merito, come ha sottolineato giustamente il presidente della Repubblica».
Se vincesse il No ha detto che Matteo Renzi dovrebbe comunque restare a Palazzo Chigi.
«Se vincesse il No ho detto che la legislatura dovrebbe continuare per consentire al Parlamento di tornare a legiferare, così da abolire il Senato e consentire – nella prossima legislatura – la nascita di un’Assemblea costituente, cui spetterebbe modificare in modo più compiuto la nostra Carta. L’Italia ha bisogno di un governo più forte, con un presidente del Consiglio più forte. Per fare tutto questo servirebbe un esecutivo chiamato a predisporre un processo Costituente nuovo e bipartisan. Bisognerebbe dare il tempo alle Camere di lavorare fino al 2018, anche per varare una legge elettorale adeguata: perchè la maggioranza di governo deve rispecchiare la maggioranza degli italiani».

Francesco Verderami
(da “il Corriere della Sera”)

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“MUSULMANI DOMENICA IN CHIESA”. L’APPELLO DEGLI IMAN FRANCESI FA ESULTARE “AVVENIRE”: “GRANDE COSA”

Luglio 29th, 2016 Riccardo Fucile

“ABITUATI COME SIAMO AL CINISMO, QUESTO INVITO SEGNA UNA SVOLTA”

«Sarebbe una cosa grande. Se anche solo uno su dieci dei cinque milioni di islamici che vivono in Francia rispondesse all’appello del Consiglio francese per il culto musulmano e domenica si recasse in una chiesa, nell’ora della Messa, in segno di solidarietà  dopo Rouen, sarebbe davvero una cosa grande. Tanto grande che, abituati come siamo al cinismo e al pessimismo, quasi fatichiamo a crederci».
Così Avvenire accoglie, in un editoriale firmato da Martina Corradi, l’iniziativa lanciata venerdì dall’organismo ufficiale dell’Islam francese, che chiede ai fedeli di esprimere «solidarietà  e compassione» ai cattolici e a padre Jacques Hamel, il sacerdote massacrato martedì 26 luglio da due terroristi islamici nella sua chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray
«Il rispetto delle altre fedi»
L’appello invita «i responsabili delle moschee, gli imam e i fedeli a rendere visita alle chiese a loro più vicine in occasione della messa di domenica mattina».
Significativa anche la richiesta alle 2.500 moschee di Francia di «cogliere l’occasione della preghiera del venerdì per ribadire il ruolo preponderante che occupa nella religione musulmana il rispetto delle altre fedi, così come degli uomini che le rappresentano».
Già  martedì il Consiglio aveva definito l’attentato «un atto orribile e terrificante».
La posizione di Papa Francesco
L’iniziativa della massima istanza dell’islam francese è un gesto senza precedenti, che rappresenta una prima risposta importante alle richieste che da tempo le comunità  musulmane europee si vedono rivolgere da istituzioni e media affinchè condannino senza ombre e senza distinzioni il terrorismo che agisce in nome della loro fede. L’editoriale di Avvenire, da questo punto di vista, è un’ottima sintesi della posizione – culturale e spirituale – espressa dall’attuale pontificato sulla «guerra mondiale» in corso, che non è, afferma il Papa, una guerra di religione o tra religioni, ma una guerra dichiarata da organizzazioni di assassini in nome di un’interpretazione assassina dell’Islam.
Il no ad «accostamenti sommari»
La decisione degli imam francesi scalda dunque il cuore della Chiesa, perchè – scrive il quotidiano dei vescovi – «si può dire che già  questo appello, dall’organismo che rappresenta in maniera ufficiale le 2.500 moschee del Paese, è ciò che si sperava, uno dei segni che si attendevano. Non solo la presa di posizione di un imam o di un altro, ma l’invito a un gesto corale».
Il Papa si conferma leader concreto che guarda ai fatti e nemmeno nel frangente più drammatico rinuncia al dialogo, convinto che identificare un’intera comunità  con il terrorismo sia il più grande assist possibile agli assassini.
L’editoriale ne esprime il pensiero con chiarezza: « Bisogna pregare per questa domenica francese. Quale respiro buono verrebbe a tutti noi da una domenica francese di solidarietà  e di pace».
La Chiesa aspetta i musulmani ma non accuserà  chi non verrà : sarà  colpa dell’«accostamento sommario» tra gli assassini e un miliardo e mezzo di persone.

Gianluca Mercuri
(da “il Corriere della Sera”)

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IL MAROCCHINO ACCOLTELLATO PER AVER DIFESO UN’ANZIANA: “VOGLIO INCONTRARE IL MIO AGGRESSORE”

Luglio 29th, 2016 Riccardo Fucile

IL GIOVANE ABDEL STA MEGLIO E IL SINDACO DI SERRAVALLE VUOLE PREMIARLO

«Voglio incontrare Andrea, l’uomo che mi aggredito, per chiedergli come si sente. Voglio sapere se si è pentito».
A parlare è Abdellatif Araid, il giovane marocchino che ha visto la morte in faccia dopo essere stato accoltellato nel basso ventre da un operaio di Serravalle Scrivia, Andrea Verganesi (ora in carcere ad Alessandria), per aver difeso un’anziana minacciata da un cane in piazza.
Cammina a fatica, Abdellatif, ma ora sta meglio ed è tornato a casa dall’ospedale di Novi Ligure dov’era stato ricoverato dopo l’aggressione.
Di lui e delle sua storia, raccontata mercoledì scorso su La Stampa, da qualche giorno si stanno occupando anche le televisioni.
Sul sito del quotidiano, la notizia è stata letta da oltre duecentomila persone e ha fatto il giro del mondo, ripresa da altri siti e giornali.
E anche il sindaco di Serravalle, che ha definito il suo un gesto eroico, ha promesso che lo incontrerà  e gli consegnerà  un premio a nome dei suoi concittadini.

(da “La Stampa”)

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“SI DA’ FUOCO DOPO AVER PERSO CASA E LAVORO”: SI SCATENA LA FOGNA RAZZISTA SUL WEB, MA NESSUNO LEGGE CHE L’UOMO ERA UN MAROCCHINO

Luglio 29th, 2016 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DEL “SECOLO XIX”: QUANDO DOPO VENTI COMMENTI DA GALERA QUALCUNO LEGGE FINALMENTE L’ARTICOLO E AVVISA CHE ERA UNO STRANIERO FINISCE LA SOLIDARIETA’

Ieri mattina abbiamo pubblicato sulla pagina Facebook del Secolo XIX la notizia dell’uomo di 38 anni che ha cercato di darsi fuoco a Sarzana dopo avere perso casa e lavoro, ma senza specificare che si tratta di un cittadino marocchino.
Abbiamo scritto semplicemente che «un uomo di 38 anni, sfrattato e senza lavoro, tenta di darsi fuoco davanti alla moglie e ai figli».
Il primo commento è arrivato 4 minuti dopo la pubblicazione del post: «Diamo lavoro agli altri…», con tanto di “mi piace” di un’altra persona che evidentemente ha la medesima opinione; poi, un diluvio: «(con gli immigrati non lo fanno», «aiutiamo gli italiani come il signore», o anche, in rapida sequenza, «per lui non esistono sussidi, alberghi e pranzi pagati, vero?» e «aiutiamo gli altri, noi carne da macello», «come mai non gli hanno dato un albergo a tre stelle come ai suoi fratelli migratori?», e i vari «ma noi… pensiamo a ‘sti maledetti immagrati » e «invece agli immigrati… » o il più articolato «ma perchè, perchè… basta andare a Brindisi, imbarcarsi per l’Albania e fare ritorno a Brindisi il giorno dopo… vestito male… e il gioco è fatto!».
È solo quasi 4 ore dopo la condivisione del post che qualcuno legge la notizia e si accorge che il 38enne è in effetti un cittadino straniero, e lo fa notare agli altri: «24 commenti e nessuno ha letto l’articolo, viste le risposte!».
Proprio così: sino a quel punto, evidentemente, moltissimi avevano commentato basandosi solo sul titolo, senza nemmeno sapere su che cosa stavano esprimendo la loro opinione.
Da quel momento, il tenore degli interventi cambia, c’è chi fa notare a molti dei primi commentatori che «guardate che è marocchino» e comunque il post perde rapidamente d’interesse: il 38enne non è italiano e quindi, come fa notare qualche irriducibile, «non avremo perso nulla…».

(da “il Secolo XIX”)

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ROMA, TRUFFA SUI RIFIUTI, INDAGATI ALL’AMA, BUFERA SULL’ASSESSORA DEL M5S PAOLA MURARO

Luglio 29th, 2016 Riccardo Fucile

GLI IMPIANTI AVREBBERO DOVUTO ESSERE VIGILATI DALLA MURARO, RESPONSABILE FINO AL 30 GIUGNO DEI TNB DELLA CAPITALE

Fortini, numero uno dimissionario della municipalizzata, cinque ore in procura. Inchiesta a tutto campo. Nel mirino gli impianti vigilati da Paola Muraro. A Rocca Cencia e in via Salaria si sarebbe smaltita meno immondizia di quella prevista dal contratto di servizio
Mentre l’immondizia sta soffocando Roma e i proclami della giunta Raggi di una città  pulita “il prossimo mercoledì” (ovvero tre mercoledì fa) sono caduti nel vuoto, ieri altri due impianti per lo smaltimento dei rifiuti della municipalizzata Ama sono finiti sotto inchiesta.
Si procede per truffa nei confronti di nuovi indagati, funzionari dell’azienda, proprio ieri iscritti nel registro dalla procura.
I loro nomi sono al momento top secret. Le centinaia di carte sequestrate in mattinata dai carabinieri del Noe nei due Tmb – impianti di trattamento meccanico biologico – Ama di Rocca Cencia e di via Salaria raccontano che si sono smaltiti meno rifiuti di quanto prescritto dalla normativa e dal contratto di servizio.
Se questo sia avvenuto con la complicità  o con la sciatteria di responsabili dell’azienda non è dato ancora saperlo.
Ma che l’assessora all’Ambiente Paola Muraro, sia stata per 12 anni consulente e fino al 30 giugno scorso responsabile proprio dei Tmb capitolini con la mansione specifica di controllare il rispetto delle prescrizioni Aia (autorizzazione integrata ambientale) è un dato inoppugnabile.
E ora i riflettori sono puntati proprio su quegli impianti su cui lei vigilava.
Già  la prima polemica si era scatenata sulla Muraro qualche giorno fa, quando si presentò armata di telefonino nel quartier generale Ama, immortalando in streaming la strigliata ai vertici dell’azienda a cui ha imposto a gran voce che si usi il tritovagliatore di Rocca Cencia, di proprietà  del plurindagato re delle discariche Manlio Cerroni: “Deve essere utilizzato!”.
Peccato che quell’impianto sia al centro di un’altra inchiesta i cui indagati sono accusati di reati pesantissimi: truffa, frode e associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti.
Ma questo, malgrado gli anni passati nella municipalizzata, lei non lo sospettava.
Ieri non è stata solo la giornata dei nuovi sequestri di carte e degli indagati.
Alle 15 si è chiuso nella stanza del pm Alberto Galanti il numero uno di Ama, ora dimissionario, Daniele Fortini.
La sua audizione-fiume, come persona informata sui fatti, è durata cinque ore. Un tempo infinito che la dice lunga sulle cose da spiegare che hanno portato una città  al collasso.
Non solo Mafia Capitale, che ha prosciugato il Campidoglio con appalti assegnati alle cooperative di Buzzi e Carminati, ma anche funzionari e responsabili di settori nevralgici di Ama che hanno contribuito allo sfacelo.
Tanto che Fortini, pochi mesi dopo il suo insediamento, ha raccolto documenti e ha tirato fuori 14 dossier degni di essere sottoposti all’attenzione della magistratura. Su quei 14 esposti è stato ascoltato fino alle 20.
“Ho rappresentato una situazione anomala e per certi versi stravangate. C’erano dissintonie nella consequenzialità  degli atti. Mai un contratto tra Ama e Colari (socio di Cerroni, ndr) per l’uso del tritovagliatore di Rocca Cencia, mai una gara d’appalto”.
Fortini ha spiegato di aver depositato un’ulteriore documentazione al pm a sostegno dell’esposto che presentò nella primavera del 2015. “Quando una cosa non torna dal punto di vista del procedimento amministrativo o dei rapporti finanziari o nelle relazioni dell’azienda con fornitori e partner è opportuno che intervenga la magistratura”.
E sulle responsabilità  della Muraro? Fortini si trincera dietro un “non posso dire niente”.
Dopo il tritovagliatore di Rocca Cencia, fortemente voluto dall’assessora all’Ambiente grillina, nel giro di 48 ore sono finiti nel mirino della magistratura anche i due Tmb Ama più gli altri due di Cerroni che sono Malagrotta 1 e 2.
Un’inchiesta monstre che ormai coinvolge tutti e quattro gli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti, realizzati dalla stessa azienda, la società  Sorain Cecchini riconducibile al re della spazzatura.
E intanto, tra scarti non a norma e anomalie sui quantitativi di pattume smaltiti, i romani continuano a navigare nella sporcizia.

(da “La Repubblica“)

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INTERVISTA A GULEN: “ERDOGAN AVVELENATO DAL POTERE, NON DOVEVO FIDARMI”

Luglio 29th, 2016 Riccardo Fucile

“HO PIU’ VOLTE CONDANNATO IL GOLPE, RIFIUTO OGNI ACCUSA”

Nella sua abitazione americana, dove è in esilio, Fethullah Gulen ha rilasciato un’intervista al Corriere della sera dove spiega il suo punto di vista sul tentato golpe turco contro il presidente Erdogan.
Erdogan stesso ha individuato proprio in Gulen la mente del colpo di stato e ha richiesto agli Stati Uniti la sua estradizione in Turchia. Richiesta che l’imam turco commenta così:
“Finora il governo degli Stati Uniti non ha confermato di aver ricevuto una richiesta ufficiale di estradizione dal governo turco. È evidente che si tratta di una richiesta politicamente motivata e sono sicuro che i fatti lo dimostreranno. Ho più volte criticato il colpo di stato e rifiuto con forza ogni accusa di un mio coinvolgimento. Le autorità  del governo degli Stati Uniti hanno detto chiaramente che seguiranno le procedure legali nel rispetto della legge e del diritto. Non sono preoccupato e coopererò con le autorità  americane”.
A proposito del suo passato rapporto con Erdogan, Gulen spiega:
“Durante la campagna elettorale del 2002, il partito di Erdogan promise di portare avanti il tentativo di ingresso della Turchia nell’Unione europea, di difendere i diritti umani e le libertà  e di porre fine alla discriminazione dei cittadini sulla base della loro visione del mondo e appartenenza a gruppi sgraditi. Nessun altro partito portava avanti riforme democratiche e per l’ingresso nell’Ue quanto il partito di Erdogan. Durante il suo primo mandato, Erdogan applicò davvero alcune riforme democratiche e fu elogiato per questo dai leader europei. Ma sembra che, dopo essere rimasto al potere troppo a lungo, il presidente Erdogan e il suo partito siano stati affetti dal veleno del potere. Non mi pento di aver appoggiato le riforme democratiche. Se fosse stato un partito diverso a promuoverle, lo avrei sostenuto ugualmente. Adesso, col senno di poi, mi rendo conto di avergli dato troppa fiducia. Mi pento di aver creduto che fossero sinceri sulle cose che promettevano di portare a termine”.
L’imam poi nega decisamente il suo coinvolgimento nel tentato golpe:
“La mia posizione, i miei scritti, i miei discorsi, le mie idee, sono pubblici e chiari. In tutta la mia vita, sono stato vittima di colpi di stato, ho sofferto durante i regimi militari, e ho criticato l’intervento dell’esercito nella politica locale. Se degli individui che leggono le mie opere o che ascoltano i miei discorsi o simpatizzano con le mie idee sono stati coinvolti nel colpo di stato, allora quello che hanno fatto è un tradimento dei miei valori di base”.

(da “Huffingtonpost”)

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ENRICO ROSSI AGGREDITO CON UN SECCHIO DI LETAME ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI SAN MINIATO

Luglio 29th, 2016 Riccardo Fucile

AL GOVERNATORE DELLA TOSCANA LA SOLIDARIETA’   DI MATTEO RENZI

Ha raggiunto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che partecipava ad un dibattito alla festa dell’Unità  di San Miniato, in provincia di Pisa, e gli ha rovesciato addosso un secchio di letame.
Protagonista del gesto, poco fa, un imprenditore della macellazione, Giovanni Cialdini, nemico giurato di una norma regionale che impone un limite il numero degli animali da macellare.
Rossi era alla festa per presentare il suo libro ‘Rivoluzione socialista’.
L’uomo si è avvicinato, ha aggredito il governatore spingendolo a terra e gli ha rovesciato addosso il secchio di letame. Rossi ha reagito e l’uomo ha tentato di allontanarsi ma è stato riconosciuto e bloccato dalle forze dell’ordine.
Qualche minuto perchè Rossi potesse lavarsi e cambiarsi e la presentazione del libro è ripresa davanti al pubblico della festa che ha espresso solidarietà  al presidente della Regione.
Il gesto compiuto dall’imprenditore che ha rovesciato un secchio di letame addosso al presidente della Regione Toscana è stato condannato dai dirigenti del Pd.
Tra i primi ad esprimere solidarietà , pubblicando sul suo profilo facebook anche la foto del luogo in cui è avvenuto il maleodorante agguato il vicesegretario regionale del partito, Antonio Mazzeo “L’aggressione subita questa sera a San Miniato da Enrico Rossi è vergognosa e inaccettabile. E’ un atto gravissimo. Si possono avere idee diverse, si può contestare e protestare. Ma il rispetto – scrive Mazzeo – è e deve essere alla base di tutto. La mia piena e totale solidarietà  al presidente della Regione e la più ferma condanna a chi ha compiuto un gesto, semplicemente, inqualificabile”.
Anche il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha telefonato per esprimere la sua “solidarietà  e vicinanza” al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi.
Rossi ha commentato l’accaduto in un post sulla propria pagina Facebook: “Sono stato aggredito da un violento alla festa dell’Unità  di San Miniato: mi ha scaricato addosso un secchio di letame. Mi sono lavato e rivestito con abiti prestati dai compagni e ho ripreso il dibattito in altro luogo della festa, che purtroppo era disturbato dalla musica del ballo. Se pensano di fermarmi così si sbagliano di grosso. Ai compagni di San Miniato dico che ci rivedremo a settembre per discutere insieme il mio libro ‘rivoluzione socialista’”.

(da “Huffingtonpost”)

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E’ MORTA MARTA MARZOTTO, ADDIO ALLA REGINA DELLA MODA E DEI SALOTTI

Luglio 29th, 2016 Riccardo Fucile

FIGLIA DI UN CASELLANTE E DI UNA MONDINA, AVEVA SPOSATO IL CONTE UMBERTO… GLI AMORI PER GUTTUSO E LUCIO MAGRI

E’ morta Marta Marzotto. La stilista si è spenta stamattina a Milano, aveva 86 anni.
A darne notizia la nipote Beatrice Borromeo, con un tweet di addio alla amata nonna. “Ciao nonita mia”, ha scritto pubblicando una foto.
Marta Marzotto era malata da tempo. Già  da diversi giorni era ricoverata nella clinica La Madonnina, dove è morta.
Nata a Reggio Emilia nel 1931, esuberante, estroversa, è stata la signora dei salotti, dall’arte, della politica, della moda, del charity.
Aveva appena pubblicato la sua ultima autobiografia, in cui raccontava la sua vita: l’infanzia povera, il lavoro da mondina, il matrimonio da fiaba.
E poi l’amore per Guttuso e Lucio Magri. La mondanità . Craxi, Pertini, il Pci.
Stilista ed ex modella, disegnatrice di gioielli, musa, ha lasciato un segno profondo nella vita culturale del Paese.
Nata Marta Vacondio, figlia di un casellante delle ferrovie e di una mondina, vive i primi anni della sua vita a Mortara, in Lomellina.
Comincia a lavorare molto giovane, per poi muovere i primi passi nel mondo della moda, a Milano. Conosce così il conte Umberto Marzotto, uno dei fratelli eredi della dinastia industriale tessile vicentina dei Marzotto.
Dalla loro unione nascono cinque figli: Paola, Annalisa (morta per una malattia), Vittorio Emanuele, Maria Diamante e Matteo.
Anche dopo il divorzio, la contessa Marta Marzotto continuerà  a usare il cognome del marito.
Nel 2006 gli eredi di Guttuso la portano in tribunale per una vicenda che riguardava 700 riproduzioni dei opere del maestro, per il quale Marta Marzotto è la sua “dolce libellula d’oro”, e anche “miele, sangue, respiro, amore”.
Viene prima condannata a otto mesi, poi tre anni dopo la Corte d’appello di Milano annulla la sentenza. Il rapporto tra i due cessa improvvisamente dopo circa venti anni.
“Io alla vita ho sempre sorriso, lei a me non sempre”, diceva pensando alla morte della figlia.
E sulla sua età , sul tempo che passava tagliava corto: “Io no ho età , sono immortale. Bloccatemi se siete capaci”.

(da “La Repubblica”)

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LEGA NORD, RISSE IN VENETO CON ESPULSIONI E IL SEGRETARIO DI VICENZA SI TAGLIA LE VENE

Luglio 28th, 2016 Riccardo Fucile

IL BOSSIANO DEL RE CACCIA O SOSPENDE 25 ISCRITTI TRA CUI ANTONIO MONDARDO, CAPO DEL PARTITO A VICENZA CHE, PRESO DALLO SCONFORTO, SI E’ TAGLIATO LE VENE, SALVATO, ORA E’ A PSICHIATRIA

Dramma sfiorato nella casa leghista del Veneto, dove sono tornate le “purghe” che ai tempi del segretario Flavio Tosi falcidiarono gli oppositori.
Nell’era del nuovo leader, il bossiano Toni Da Re, invece, in un sol colpo sono state decretate una quindicina di espulsioni e una decina tra sospensioni e richiami, con il risultato che il segretario vicentino Antonio Mondardo, sfiduciato dal consiglio nazionale, preso da sconforto si è tagliato le vene.
Salvato grazie al provvidenziale allarme lanciato dalla moglie, non è in pericolo di vita, ma rimane ricoverato in ospedale profondamente scosso.
Che nella Liga Veneta ci fosse aria di regolamento di conti dopo la tornata delle amministrative lo si sapeva da tempo.
Ma nessuno sospettava che avrebbe assunto tali dimensioni e avrebbe avuto un epilogo quasi drammatico.
La riunione si è tenuta a Noventa Padovana dove si è recato anche Mondardo, 51 anni, che non solo era segretario a Vicenza, ma riveste anche il delicato incarico di tesoriere del partito.
Suo malgrado ha dovuto fare i conti con i regolamenti interni e con la linea dettata dal presidente Massimo Bitonci (sindaco di Padova) e dal segretario Toni Da Re (già  sindaco di Vittorio Veneto).
Mondardo, che fa il commercialista, ha un passato di tutto rispetto nella Lega: è stato sindaco di Grancona, vicepresidente della Provincia di Vicenza e consigliere d’amministrazione di Poste italiane.
Un mese fa aveva dovuto ingoiare un rospo, quando Da Re e Bitonci avevano nominato vicesegretario-vicario del Veneto Paolo Franco, un vicentino da sempre rivale di Mondardo. L’aveva preso come un affronto personale e politico.
Per protesta si era dimesso da segretario, poi ci aveva ripensato, ritirando la lettera. Troppo tardi. Perchè in base allo statuto del partito le dimissioni presentate vanno accolte.
Il consiglio nazionale, quindi, ha preso atto della situazione e dichiarato Mondardo decaduto dalla segreteria.
Dopo tanti anni di militanza, forse si attendeva un epilogo diverso, anche se Da Re ha tentato un’ultima mediazione.
Mondardo, secondo quanto racconta Il Mattino, è andato a casa, a Grancona, ha telefonato alla moglie che era all’estero e le ha manifestato il suo profondo abbattimento.
La donna ha capito e ha dato l’allarme: si era tagliato le vene, ma è stato soccorso e operato. Adesso è sotto osservazione nel reparto di Psichiatria, fuori pericolo, ma visibilmente scosso. “Un fatto tristissimo, spero che l’amico Antonio si riprenda completamente e al più presto” ha commentato il presidente del consiglio regionale, Roberto Ciambetti.
La lunga notte delle purghe non è finita qui.
Il consiglio nazionale ha commissariato la segreteria di Vicenza, affidandola all’ex assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato (uomo di cui Da Re si fida ciecamente).
Una quindicina le espulsioni: 6 a Padova, 4 a Verona, un paio nel Veneto Orientale e altrettante a Treviso. Una decina le sospensioni o i richiami.
E’ l’effetto di comportamenti tenuti in campagna elettorale e ritenuti non ortodossi da un partito che fin dai tempi di Bossi ha chiesto fedeltà  ai propri aderenti.
A farne le spese, a Padova, è stato Tiberio Businario, sindaco di Carceri, arrivato al secondo mandato. E’ anche vicepresidente della società  di raccolta rifiuti Padova Tre. Lo ha saputo da un sms e, infuriato, dichiara: “Mi hanno cacciato, senza sentirmi, per dichiarazioni alla stampa, critiche espresse sulla gestione del consorzio, non del partito. Farò ricorso al Federale”.
Era stato lui, assieme agli altri amministratori, a parlare di buchi di bilancio.
Mandato via anche l’ex segretario della circoscrizione di Treviso, Enrico Chinellato, troppo vicino al sindaco-sceriffo Giancarlo Gentilini, entrato ormai in rotta di collisione con il nuovo corso della Lega.
Galeotta una cena, a marzo, dove secondo l’accusa Gentilini sarebbe stato sobillato a prendere posizione contro i vertici del partito, il capogruppo comunale Mario Conte e l’ex assessore Mauro Michielon, già  consigliere d’amministrazione di Poste Italiane. Un video della serata finì anche alla stampa. E a pagare il conto è stato Chinellato.
Il segretario Da Re assicura: “Non ci saranno altre espulsioni, quella di Chinellato è dovuta a una serie di comportamenti culminati con la cena di marzo. Abbiamo aspettato per prendere dei provvedimenti perchè Salvini ci aveva chiesto di rimandare a dopo le amministrative. La decisione è all’unanimità . Il messaggio è chiaro: dopo due anni di anarchia, non è più possibile fare quello che si vuole. Chi va sulla stampa o sui social e spara contro il movimento è fuori”.
Insomma, pugno di ferro. E Gentilini gli fa da controcanto: “Questi metodi dittatoriali non mi piacciono, sono degni dei bolscevichi che spedivano in Siberia chi non la pensava come loro. Nessuno mi ha mai sobillato, nemmeno quando parlavo di leprotti, panchine e confini blindati”.

Giuseppe Pietrobelli
(da “il Fatto Quotidiano“)

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