Novembre 9th, 2016 Riccardo Fucile
DILAGA IL POPULISMO MA SENZA DARE SOSTANZA ALLA SPERANZA… COME TRASFORMARE L’ANGOSCIA IN SOGNO
Qualche giorno fa, in un brevissimo post relativo alla Presidenziali Usa 2016, scrissi che questa
volta, chiunque avesse vinto (tra Trump e Clinton), il mondo avrebbe avuto (comunque) un problema.
Lo pensavo “ieri”. Lo penso ancor di più oggi… Ma questa è soltanto la “premessa minore”..
Cosa “ci aspetterà ” nel prossimo futuro è difficile stabilrlo. Non sarà un “futuro semplice”, però.
Lungi dal volermi avventurare nei sentieri perigliosi di una fantomatica sfera di cristallo, nell’immediato un dato mi appare dirompente, così dirompente da non lasciare spazio a nessunissima forma di immaginazione…
La vittoria di Trump è la vittoria dell’ “altra America”, quella del “popolo della rivolta”. Quella del popolo che, sebbene – in buona parte – avesse variamente dichiarato che non lo avrebbe mai votato (in alcuni casi, si era finanche “preoccupato” di precisare che, caso contrario, se ne sarebbe addirittura vergognato) alla fin fine, nel segreto della cabina elettorale, ha ceduto a quel crescente senso di rabbia, a quell’angoscia devastante, a quella spinta ribelle nei confronti di un sistema che gli sembrava sempre più distante, lontano, troppo elitario e drammaticamente insensibile rispetto alle angosce della collettività .
Il populismo non va schernito puramente e semplicemente. Bisogna cercare di comprenderne le ragioni. Seguirne il “senso” (anche quello illogico, nel caso): stigmatizzarlo senza approfondire, è errore molto grave.
Negli ultimi mesi, due eventi elettorali specifici hanno condotto a risultati che sembravano inverosimili: interrogarsi, riflettere e concepire “soluzioni” all’altezza della storia, per quanto sia sfida ardua, è cosa oltremodo doverosa…
Il 4 dicembre nel nostro Paese si voterà per il referendum: siamo davvero così convinti che il NO vincerà a mani basse?
Chi vuole fare politica, chi vuole comunicare, chi vuole appassionare, non soltanto deve avere un sogno, ma deve saperlo anche trasmettere, e la cosa viene sistematicamente “dimenticata”
Per usare l’espressione di un carissimo amico, il nostro Paese è molto arrangiato.
Al populismo dilagante ci siamo arrivati già da tempo. La classe politica ha realmente intenzione di mettersi in gioco o vuole continuare a fare (soltanto) imperitura accademia?
In un vecchio film di Alberto Sordi, un padre, nel parlare col proprio figlio, ad un certo punto gli dice di non paura di affrontare la folla, perchè “la folla è femmina: vuole essere fottuta!” Frase forte. Molto forte. Anche molto offensiva nei confronti delle donne.
Reca in sè una piccola variante “sul tema”: i tempi sono cambiati. La “folla” vuole partecipare… Quindi, che si fa?
Si andrà avanti col “Pinturicchio di prima maniera” (come nel famigerato film di Totò, “la banda degli onesti”) o si proverà a disegnare il futuro stando tra la gente?
Questo dilemma è ricorrente anche se non sempre lo si coglie fino in fondo.
Stare tra la gente (e con la gente) vuol dire anche percorre sentieri angusti; sentire l’odore dirompetente della sofferenza; prendere coscienza dell’angoscia e placarla, trasformarla in sogno; darle la sostanza della speranza…
Mi rendo conto che “è tanta rob(b)a”.
Volere è potere, però, e la storia continua a chiamare.
Salvatore Castello
Right BLU – la Destra Liberale
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Novembre 9th, 2016 Riccardo Fucile
DOPO L’ACCORPAMENTO ALLA FORESTALE, NUOVI PROTOTIPI DI AUTO… FORESTALI ARRABBIATI: “SEMBRANO LE AUTO DELLA LEGA NORD”
Di colore verde, il verde smeraldo della Forestale.
Ma con la scritta bianca “Carabinieri” sulle fiancate, sul cofano e sul retro.
Eccolo il primo prototipo dell’automobile che sarà a disposizione, dal primo gennaio 2017, del “Comando tutela ambientale, agroalimentare e forestale”, cioè la vecchia Guardia Forestale accorpata all’Arma, come stabilisce il decreto legislativo 177 di riorganizzazione delle forze di polizia.
“Sembrano le macchine della Lega Nord”, è il commento più sobrio che circola in queste ore tra i forestali arrabbiati per una riforma che faticano a digerire.
Le foto si riferiscono a un prototipo: il mezzo (un’Alfa Romeo attualmente in uso alla Forestale ridipinta in un’officina dei Carabinieri a Roma) porta ancora il numero di telefono 1515 per l’emergenza ambientale e la targa con la sigla Cfs, Corpo forestale dello Stato.
Un paio di settimane fa i bozzetti della nuova livrea delle macchine e la nuove divise sono stati presentati ufficialmente in una cerimonia nella quale è stato ribadito che a dirigere il Comando tutela ambientale sarà il generale di Corpo d’armata Antonio Ricciardi.
“La ministra Marianna Madia ipotizza un risparmio di 100 milioni di euro con l’accorpamento, cifra impossibile perchè solo per modificare la livrea degli elicotteri per uniformarla a quella dei Carabinieri servirebbero 4,5 milioni”, commenta Marco Moroni, segretario del Sapaf, il sindacato autonomo dei Forestali.
“Anche il servizio bilancio del Senato ha espresso dubbi. Adesso però cominciamo a capire da dove arriva il risparmio. Dal maquillage. Prendono le nostre macchine e cambiano la scritta sulle portiere. Ci sembra poco dignitoso, sia per l’Arma e la sua storia bicentenaria, sia per i forestali”.
Il Sapaf ha presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, perchè con l’accorpamento il sindacato si dovrà sciogliere.
E al Tar sono stati depositati migliaia di ricorsi da parte dei forestali che non vogliono essere militarizzato.
Giusto lunedì sono stati pubblicati i primi decreti attuativi, che dividono i 7.563 forestali così: circa settemila possono andare nei Carabinieri, un centinaio nella Polizia, una settantina nella Finanza, quattrocento nei Vigili del Fuoco e una sessantina al dicastero dell’Agricoltura.
Manca ancora il decreto della Presidenza del consiglio che dovrà individuare le amministrazioni pubbliche a cui potranno fare domanda di transito chi si rifiuterà di vestire una divisa militare.
“Le auto dei ‘forebinieri’ rendono perfettamente l’idea del pastrocchio di una riforma che è nata male e sicuramente finirà peggio”, dice Luca Comellini, del Partito dei Militari. “Renzi è ancora in tempo per fermare questa baggianata”.
(da “La Repubblica”)
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Novembre 9th, 2016 Riccardo Fucile
E UN PERSONAGGIO CHE SI PRESENTA ANTISISTEMA DIVENTA PERFETTAMENTE FUNZJONALE AL SISTEMA
Quando la malattia si palesa in tutta la sua potenza e la prognosi è chiara, il paziente si sottopone a
una terapia, segue un protocollo e monitora di giorno in giorno il suo stato clinico con la speranza di tornare presto in salute.
La società occidentale è malata da tempo.
Ma la prognosi purtroppo ancora non è chiara, perchè il paziente si rifiuta di prendere atto della situazione.
Il capitalismo è alle corde. Il suo orizzonte asfittico ha i giorni contati.
Le ideologie e i populismi di novecentesca memoria rischiano di rientrare dalla finestra, dopo essere stati cacciati dalla porta. Ma non sono certo la soluzione.
Perchè anch’essi, figli della rivoluzione industriale, non sono minimamente capaci di reggere il peso della tecnica che incombe e che schiaccia.
Chi non è capace di guardare la tragedia negli occhi non sa che pesci pigliare.
La società si divide in blocchi. Da una parte l’èlite finanziaria, economica e politica (e poco importa il colore o la collocazione spaziale destra-sinistra), dall’altra il popolo che si sente oppresso e reagisce.
Ma come? È questo il punto. Non avendo chiaro il quadro, reagisce con la pancia dando sfogo agli istinti bestiali.
E se l’èlite opprime, chiunque le si opponga diventa immediatamente preferibile. E non perchè propone una reale alternativa: anzi, in genere il personaggio anti-sistema è perfettamente funzionale al sistema.
In quest’ottica, allora, Donald Trump non è la soluzione ma il sintomo di una malattia che dilaga in occidente, di cui la Clinton è uno dei virus. Dei molti virus inconsapevoli del loro ruolo. Del loro essere strumento della tecnica: la vera padrona del mondo.
E allora, di fronte a un quadro di questo tipo, con l’occidente incapace di guardarsi negli occhi, cos’altro potevamo aspettarci? Non bastava la Brexit a farci capire che la rotta presa ormai duecentocinquant’anni fa è sbagliata?
E così, il capitalismo finalmente collassa, l’èlite si chiude a riccio e un qualunque personaggio antisistema (pur vomitevole nei modi e nei contenuti) non poteva che avere la strada spianata.
L’America non fa altro che anticipare la dissoluzione delle istituzioni politiche e culturali di questo morto occidente. Il che va anche bene.
Questo occidente è giusto che scompaia. Il problema semmai è di non farlo rientrare dalla finestra coi populismi di novecentesca memoria.
Per evitare che nuovi Trump bussino alle nostre porte, dovremo inventarci qualcosa di nuovo. E con il dominio della tecnica che incombe, il compito non è certo agevole. Ma bisogna provarci lo stesso.
Tutto crolla, frana, implode… eppure all’orizzonte una luce, pur flebile, dovrà splendere ancora…
Alessandro Pertosa
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 9th, 2016 Riccardo Fucile
TRUMP HA INTERPRETATO L’INTESTINO DEGLI” INCAZZATI CONTRO TUTTI”, SALVO CHE CON SE STESSI… I DEMOCRATICI HANNO SCELTO UNA CANDIDATA COMPROMESSA CON IL POTERE, CON SANDERS AVREBBERO VINTO
Con l’aiutino della Fbi che negli ultimi dieci giorni ha depauperato il vantaggio consolidato di Hillary e dei servizi segreti di Putin che hanno hackerato tutto il possibile, alla fine il sogno di metà degli americani si è avverato: quello di avere uno come loro, ovvero un evasore fiscale, un corruttore, un razzista e un molestatore di donne, presidente degli States.
Non che dall’altra parte ci fosse molto di meglio, grazie alla stupidità del partito democratico di fossilizzarsi sulla candidatura della Clinton, interprete smaccata dei poteri finanziari considerati, a torto o a ragione, dalla maggioranza degli americani, come responsabili della crisi economica.
Entrambi i partiti tradizionali hanno commesso errori imperdonabili: i Repubblicani di ammettere alle primarie un soggetto che più che alla Casabianca avrebbe dovuto da tempo trovare accoglienza nelle prigioni federali, i Democratici di non capire che serviva un candidato di rottura, non un catafalco della continuità .
Le indicazioni dei sondaggi erano chiare: Sanders avrebbe stracciato Trump perchè era un candidato pulito e capace di galvanizzare i giovani, bastava affiancargli un vice adeguato a pescare tra le minoranze etniche e non ci sarebbe stata partita.
Tramonta il modello ipocrita di una democrazia “esportabile”, cade il mito americano della tolleranza, della modernità , del rispetto delle minoranze, avanza il popolo intestinale dei pistoleri d’accatto, dei violenti, dei razzisti incappucciati, degli ignoranti e dei vaccari (con tutto il rispetto per le vacche).
Tempi duri attendono gli Stati Uniti, ma chi è causa del suo mal pianga se stesso.
Complimenti a Putin: dopo aver minato l’Europa, è riuscito a far eleggere un suo socio d’affari a capo della potenza antagonista
Mandriani e cosacchi invadono il mondo e le coscienze, altro che profughi.
Goodbye America.
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