Novembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
PRIMA ERA UN LOSCO STUPRATORE, ORA “HA TALENTO”… E ANCHE LA RIFORMA DELLA SANITA DI OBAMA POTREBBE NON ESSERE TOCCATA.. IN REALTA’ SE LA STA FACENDO SOTTO, GLI STATES CON LUI RISCHIANO LA GUERRA CIVILE
Se parlasse seriamente oppure no bisognerà aspettare per capirlo.
Sta di fatto che in un’intervista all’emittente televisiva Cbs Donald Trump ha annunciato la sua mossa a sorpresa.
Tra i suoi futuri consiglieri potrebbe esserci (ammesso che accetti) nientemeno che il marito della sua (ormai ex) rivale Hillary Clinton, l’ex presidente Bill.
«Ci penserò di sicuro» ha detto il neo-eletto presidente rispondendo a una domanda sulla composizione della sua squadra, e in particolare sull’ipotesi che proprio Bill Clinton potesse farne parte.
«Si tratta di una persona di grande talento, la sua famiglia ha grande talento».
Trump, che venerdì aveva rilasciato la sua prima intervista dopo il voto al Wall Street Journal aprendo a sorpresa a un parziale mantenimento dell’Obamacare, alla Cbs è tornato a parlare anche di Hillary Clinton: «La sua chiamata è è stata incantevole, e per lei era dura da fare, me lo posso ben immaginare. Più dura per lei di quanto lo sarebbe stata per me, e per me sarebbe stata molto, davvero molto difficile. Lei però non avrebbe potuta essere più garbata. Semplicemente, mi ha detto `Congratulazioni, Donald, ottimo lavoro’».
Coi disordini di piazza in tutti gli Stati Uniti e il rischio di una guerra civile, Trump scarica il suo elettorato per non avere conseguenze sui suoi affari.
(da “il Corriere della Sera”)
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Novembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
IL TRASFERIMENTO FORMALE DELL’IMPERO AI FIGLI E’ UN ESCAMOTAGE A CUI NON CREDE NESSUNO
La volontà annunciata dal neo presidente americano, Donald Trump, di trasferire il suo impero
all’interno di un ‘blind trust’ gestito dai suoi tre figli maggiori, cioè Don, Ivanka e Eric, non basta a fermare l’ondata di interrogativi e critiche che si sta sollevando in queste ore negli Stati Uniti sul conflitto d’interessi del tycoon.
A iniziare dal fatto, sottolineano alcuni analisti e commentatori statunitensi, che la soluzione individuata per il suo impero, fatto di quasi 500 imprese e un patrimonio di circa 4 miliardi di dollari, non regge fino in fondo dato che un blind trust implica il fatto che il proprietario non sappia cosa possiede o gestisce il suo gruppo.
Una condizione che non varrebbe per Trump dato che ha creato lui il suo impero e conosce alla perfezione ogni singola sfaccettatura dello stesso.
L’America si interroga sul suo presidente miliardario.
“I ricchi presidenti precedenti, da John F. Kennedy alla famiglia Bush – hanno messo le loro attività in un blind trust, ma la loro ricchezza proveniva in gran parte da fonti nazionali e, nel caso del Bush più giovane e di John F. Kennedy, è stata in gran parte ereditata, rendendo più facile per il presidente prendere le distanze dalle attività trasferite nel trust”, scrive Politico.
Secondo la legge attuale, Trump non è obbligato a liberarsi delle sue imprese.
Il presidente e il vicepresidente degli Stati Uniti, infatti, sono esenti dalle leggi sul conflitto d’interessi e dai regolamenti in materia, una deroga basata sull’idea che il presidente si occupa di così tante questioni che il tema del conflitto d’interessi si porrebbe inevitabilmente in essere.
Alcuni giuristi statunitensi mettono però in evidenza che c’è una clausola della Costituzione che vieta ai funzionari del governo degli Stati Uniti, tra cui il presidente, di accettare regali o denaro da governi stranieri senza il consenso del Congresso.
E i rischi potrebbero derivare dagli accordi tra l’Organizzazione Trump e i governi stranieri, ponendo il presidente in una posizione delicata.
Il professor Josef Sassoon, sociologo e docente al master in Story Telling all’università di Pavia, spiega: “Trump non mi sembra che abbia la capacità di gestire al meglio questo problema che tornerà a presentarsi durante la sua presidenza, perchè non credo che abbia voglia di smettere di fare l’imprenditore e non ha la capacità e la lucidità per tenere separate queste due dimensioni, quindi scopriremo nodi e problematiche man mano che le cose emergono”.
L’America si interroga e i dubbi sono ancora tutti da sciogliere.
(da “Huffingonpost”)
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Novembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
IL FUTURO DELL’AMERICA NON SARA’ RAZZISTA, L’ELETTORATO DI TRUMP E’ FATTO DI VECCHI
Non solo Trump non ha avuto la maggioranza dei voti popolari ( a scutini ultiminati la Clinton ha prevalso complessivamente per 330.000 voti), ma se si analizza il voto per fasce di età , emerge un dato molto indicativo.
Se avessero votato solo i Millenials, i giovani nati dopo il 1982, Hillary Clinton avrebbe stravinto, lasciando a Donald Trump appena 5 stati: Idaho, Wyoming, North Dakota, Kentucky e West Virginia
Se avessero votato solamente loro alle ultime elezioni, Hillary Clinton avrebbe stracciato il proprio avversario.
Il 55 per cento ha infatti scelto la candidata democratica, contro il 37 per cento andato a favore di Trump.
Un vantaggio che si riduce ampiamente nella fascia 34-44 (50 per cento contro 42) e che si inverte a favore del miliardario repubblicano solo dai 45 anni in poi.
Un altro dato smentisce la tesi che i ceti popolari avrebbero votato Trump:
Sotto il reddito di 30.000 dollari è verò l’opposto: solo il 41% ha votato Trump, mentre il 53% ha votato la Clinton.
Stesso discorso per le donne: solo il 42% per Trump, il 54% per Hillary.
Trump ha prevalso solo nel voto degli uomini con il 53%, dei bianchi con il 58% e a bassa istruzione con il 52%
(da agenzie)
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Novembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
CONTINUANO MANIFESTAZIONI E DISORDINI CONTRO L’ELEZIONE DELL’EVASORE FISCALE RAZZISTA
Una persona è stata colpita da un colpo di pistola ad una manifestazione anti Trump a Portland, in
Oregon.
Lo dice la polizia locale che chiede a tutti di “evacuare l’area immediatamente”. Lo sparo sarebbe stato esploso vicino al ponte Morrison dove passava il corteo.
Le proteste nella città dell’Oregon sono state le più dure da quando in varie città e campus universitari degli Stati Uniti sono state inscenate manifestazioni contro Trump.
Anche ieri la polizia ha usato lacrimogeni e granate stordenti per disperdere la folla dopo che centinaia di manifestanti hanno marciato in città bloccando il traffico e sporcando i muri con i graffiti.
Durante i disordini, ‘alcuni oggetti in fiamme’ sono stati lanciati contro i poliziotti che hanno risposto con i lacrimogeni.
Ma le manifestazioni sono continuate in altre città americane. In centinaia hanno marciato per le strade di Los Angeles fermando la circolazione e sventolando cartelli con la scritta: “Respingiamo il presidente eletto”.
Proteste anche a Miami e a New York, dove i manifestanti si sono riuniti al Washington Square Park e vicino alla Trump Tower, dove vive il magnate, sulla Fifth Avenue.
(da agenzie)
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