Novembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
CINQUESTELLE ALL’ANGOLO: A PARTE CHE L’AUTOSOSPENSIONE E’ UNA FARSA, STAVOLTA CONTINUERANNO A FARE I FURBETTI?… IN TOTALE SONO DIECI GLI AVVISI DI GARANZIA PARTITI QUESTA MATTINA
Sono partiti questa mattina dieci avvisi a comparire per gli indagati della vicenda firme false del Movimento 5 stelle.
Sono atti che contengono gli avvisi di garanzia firmati dal procuratore aggiunto Dino Petralia e dalla sostituta Claudia Ferrari.
Alcuni degli indagati hanno concordato con i magistrati le date delle audizioni.
Sono almeno una decina le persone indagate (sul numero c’è ancora massimo riserbo): tra loro i deputati regionali Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, che si sono autosospesi, e alcuni deputati nazionali, che però al momento sono ancora al loro posto.
Gli interrogatori, che comprendono quelli dei parlamentari Riccardo Nuti e Claudia Mannino, dovrebbero iniziare nel week-end.
E’ stata inoltre depositata questa mattina in Procura a Palermo l’informativa della Digos sugli accertamenti svolti in questo mese relativi alle indagini sulle firme false del M5S alle amministrative del 2012 di Palermo.
In queste settimane sono state ascoltate oltre 400 persone per riconoscere le firme depositate dai grillini per partecipare alle Comunali di quattro anni fa.
Ma oltre cento persone ascoltate hanno fatto mettere a verbale che le firme depositate non fossero le loro.
Addirittura, in alcuni casi, qualcuno ha dichiarato di non avere mai firmato per le amministrative ma per il referendum sull’acqua pubblica.
Un dubbio che ha espresso anche Fabio Trizzino, marito dell’ex assessore regionale Lucia Borsellino.
E il caso rischia di allargarsi a macchia d’olio: anche a Bologna ci sono degli indagati per presunte irregolarità nella raccolta firme a sostegno del Movimento.
Si tratta di un’inchiesta che ipotizza a carico di quattro persone la violazione della legge elettorale in occasione delle Regionali 2014, un fascicolo nato da un esposto di due militanti.
(da agenzie)
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Novembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
IRREGOLARITA’ NELLA RACCOLTA FIRME PER LE REGIONALI 2014
Dopo Palermo, anche Bologna. 
Sono scattati dalla Procura emiliana quattro avvisi di garanzia per altrettanti indagati per presunte irregolarità nella raccolta firme a sostegno del Movimento 5 Stelle.
Tra i quattro indagati c’è anche Marco Piazza, vicepresidente del Consiglio comunale. Ai quattro è contestata la violazione dell’articolo 90 comma 2 del Dpr 570 del 1960. Piazza sarebbe chiamato in causa in qualità di ‘certificatore’, insieme ad un suo collaboratore e ad altre due persone.
Da circa due anni è in corso un’indagine sulle presunte irregolarità , denunciate in un esposto presentato nel 2014 da due ex attivisti, Paolo Pasquino e Stefano Adani, molto critici nei confronti della gestione interna del Movimento 5 Stelle di Bologna, nelle mani di Massimo Bugani, uno degli esponenti più vicini all’ormai ex Direttorio e a Beppe Grillo.
Sotto la lente c’è la raccolta delle sottoscrizioni presentata dagli esponenti del Movimento 5 stelle, in vista delle Regionali di novembre 2014.
I Carabinieri hanno sentito circa 200 persone informate sui fatti, mesi di lavoro investigativo per il riconoscimento delle firme e verificare la presenza dei certificatori di lista.
Le elezioni regionali furono vinte da Stefano Bonaccini del Pd, mentre i 5 Stelle raccolsero il 15%.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
RACCOLTE 400 TESTIMONIANZE… I PARLAMENTARI COINVOLTI NON VOGLIONO SOSPENDERSI, GRILLO STA PERDENDO LA PAZIENZA
È il portinaio del palazzo dove vivono la deputata M5S Loredana Lupo e il marito Riccardo Ricciardi a dare nuove conferme su quanto accaduto a Palermo in occasione delle elezioni amministrative del 2012.
Durante la trasmissione ‘Le Iene’ Paolo Di Blasi rivela osservando i moduli delle sottoscrizioni alla lista M5S che “quella firma no, non è la mia. Forse neanche quella di mia figlia è questa”.
Di Blasi e la moglie raccontano che quattro anni fa Loredana Lupo, all’epoca semplice attivista, si presentò in casa loro chiedendo la firma sui moduli a sostegno della lista dei 5stelle alle elezioni comunali, alle quali anche lei era candidata.
Mentre il marito avevo il compito di presentare la lista e i moduli con le sottoscrizioni.
Tra l’altro ogni firma avrebbe dovuto ricevere l’autentica dal cancelliere del Tribunale, in questo caso Giovanni Scarpello, che sarebbe tra gli indagati.
Difficile, secondo Le Iene, che il cancelliere potesse autenticare le firme casa per casa.
Quindi, “io ho firmato”, conferma la signora Rizza. Anche il marito, conferma. Ma sia il portinaio e sia la moglie non riconoscono le loro firme.
“Questa no… qui manca la S… chi me l’ha fatta?”, afferma Di Blasi. “No, no, no – ripete – forse neanche quella di mia figlia è questa”. E quella di sua moglie? “Non è sua dice, perchè la ‘p’ non la fa così”.
Sarebbero tre delle 1400 firme ricopiate da moduli non validi, a causa di un vizio di forma, in nuovi moduli corretti.
Discorso diverso riguarda Fabio Trizzino, il marito di Lucia Borsellino, figlia del giudice ucciso della mafia, che invece ha dichiarato in Procura di non aver mai firmato per la lista delle amministrative bensì in precedenza per il referendum sull’acqua. In questo caso dunque la firma sarebbe stata clonata.
Tutto ciò è contenuto nel corposo dossier, che oggi la Digos consegnerà al procuratore di Palermo Dino Petrella e al sostituto Claudia Ferrari, dove vi sono oltre 400 testimonianze.
Intanto proprio Petrella ieri sarebbe voluto a Roma, andata e ritorno in giornata, per ascoltare con ogni probabilità Riccardo Nuti e Claudia Mannino, i due che ancora non avevano depositato a differenza di Giulia Vita, Chiara Di Benedetto e della stessa Lupo.
I primi interrogatori degli indagati invece dovrebbero cominciare nel fine settimana. Gli iscritti nel registro sarebbero almeno dieci.
Ma l’elenco potrebbe allungarsi visto che la norma non punisce soltanto gli autori materiali delle falsificazioni, ma anche chi utilizza, consapevolmente, le sottoscrizioni non autentiche. Una formula che consentirebbe, in presenza di testimonianze a riscontro, di allargare l’indagine ai candidati alle elezioni a conoscenza dei falsi.
In Procura dovrebbero presentarsi intanto i parlamentari nazionali Riccardo Nuti e Claudia Mannino, indicata quest’ultima come una delle attiviste che ricopiarono le firme.
Al momento i vertici nazionali attendono le mosse della Procura e l’invio degli inviti a comparire per prendere una decisione definitiva.
Solo i deputati regionali Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio hanno fatto un passo indietro autosospendendosi, come richiesto da Beppe Grillo, mentre i deputati nazionali continuano a resistere.
Ma se in presenza di un avviso di garanzia non dovessero accettare l’invito del leader, allora sarà lo stesso Grillo a sospenderlo di imperio.
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
UN MILIONE E MEZZO ANDRANNO ALLE URNE… IL SI’ IN VANTAGGIO IN AMERICA, IL NO IN TESTA TRA I CERVELLI IN FUGA
L’unica cosa su cui vanno d’accordo è che questa volta saranno tanti gli italiani all’estero che
voteranno al referendum.
E tanto per i promotori del Sì, quanto per i comitati del No, il loro peso potrebbe oscillare tra il 5 e il 6 per cento dei votanti complessivi, prendendo per buona l’ipotesi di Renzi di 25-30 milioni alle urne.
Vuol dire, in cifra assoluta, tra il milione e 400 centomila e il milione e mezzo di connazionali che voteranno all’estero e che in caso di testa a testa potrebbero rivelarsi decisivi.
Con la maggioranza che si dovrebbe schierare per il Sì. È con queste previsioni che negli ambienti di governo spiegano il ricorso annunciato dal No sui voti all’estero: “In giro per il mondo rischiano il cappotto e ora mettono in dubbio quel voto”.
I renziani sono convinti che i ricorsi verrebbero respinti. E quelli tra di loro che conoscono bene le nostre comunità – particolarmente attivi Boschi e Gozi – confidano sul fatto che “gli italiani all’estero già si sentono esclusi, se poi metti in dubbio il loro voto si arrabbiano e il Sì cresce”.
Chi vive all’estero ha già ricevuto le schede elettorali. Le buste con il voto e il codice a barre anti-brogli dovranno essere restituite ai consolati entro il 1° dicembre e da lì arriveranno in Italia nei sacchi diretti all’hangar di Castelnuovo di Porto.
Dal conto delle prime schede arrivate ai consoli, i votanti sono decisamente più di quelli del referendum sulle trivelle, 700mila, e forse anche delle politiche del 2013, quando votarono 1,2 milioni dei circa 4 che aventi diritto.
La sensazione che si raccoglie dai responsabili estero dei due schieramenti è che a favore del No siano principalmente i cervelli in fuga, arrabbiati con un Paese che li ha costretti ad emigrare.
Per il Sì, invece, la fascia di mezza età . A maggior ragione se professionisti, manager o imprenditori. I più anziani, a sorpresa, non rispondono agli input di patronati e sindacati (in prevalenza per il No) che gestiscono il voto estero.
Protesta il Comitato del No: “Certo, con le lettere di Renzi e i viaggi dei ministri…”.
In Sud e Nord America – granai tradizionalmente governativi come Argentina e Brasile – i sostenitori del Sì prevedono un trionfo, puntano al 75%.
In Europa la partita è più incerta. In Svizzera, ad esempio, per il No è molto attivo il senatore dem Claudio Micheloni.
In Germania i governativi sono comnunque ottimisti. La pd Laura Garavini assicura: “Molti elettori inizialmente per il No ora cambiano opinione”.
(da “La Repubblica”)
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Novembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
HA PRESO LE DISTANZE DA TUTTE LE PROMESSE FATTE IN CAMPAGNA ELETTORALE E ORA I SUOI SOSTENITORI SONO FURIOSI
Marcia indietro tutta, anche su Parigi? Donald Trump sta infliggendo una doccia fredda ai suoi sostenitori, prendendo le distanze da varie promesse della campagna elettorale.
Già diversi siti e commentatori della destra radicale sono furiosi perchè ha detto di non voler continuare le indagini su Hillary Clinton.
Nei comizi le folle urlavano entusiaste “Lock her up” (mettetela in carcere), e perfino in un duello televisivo lui glielo disse in faccia, che avrebbe nominato uno “special prosecutor” per incriminarla. Scherzava.
Ma fin qui, la retromarcia è comprensibile, perfino prevedibile. Si possono dire cose durissime in campagna elettorale, poi quando uno ha vinto volta pagina, e sotterra l’ascia di guerra.
Tanto più che Hillary agli ultimi conteggi ha preso due milioni di voti in più di lui, accanirsi con inchieste giudiziarie contro di lei oltre che una brutta vendetta sarebbe un gesto che acutizzerebbe le divisioni di una nazione già lacerata.
Ma Parigi? Qui la questione è molto più delicata.
Non solo Trump ha più volte detto di considerare il cambiamento climatico “una bufala” (o addirittura “un’invenzione dei cinesi per danneggiare la competitività dell’industria americana”); non solo ha promesso più volte di stracciare quegli accordi; inoltre ha inserito quelle promesse in un più generale piano di riabilitazione delle energie fossili, petrolio e carbone.
Oltre ad essere perfettamente in linea con la tradizione repubblicana (i Bush padre e figlio erano espressione della lobby Big Oil), quelle promesse gli valsero voti cruciali, ad esempio tra i minatori delle montagne Appalachian.
Wall Street sale dalla sua elezione, anche perchè le multinazionali energetiche festeggiano. La Famiglia Koch, potentato petrolchimico di destra che aveva avuto una certa freddezza verso Trump, ora lo appoggia.
Insomma retrocedere sull’anti-ambientalismo non gli sarà facile.
Un’avvertenza ulteriore. La frase “possibilista” su Parigi, Trump l’ha pronunciata in queste ore nel corso di un incontro con la direzione e redazione del New York Times, quotidiano liberal che lo ha osteggiato e continua ad essere fortemente critico verso di lui. Trump – anche in questo fedele al suo modello Berlusconi? – ha una certa tendenza a plasmare la sua oratoria sui gusti di chi lo sta ascoltando.
Gli piace piacere. Adora accattivarsi l’audience che ha davanti.
Se domani sera lo intervistasse un giornalista alla O’Reilly o alla Hannity su Fox News, sarebbe capace di dire cose molto diverse da quelle che ha appena detto al New York Times.
(da “La Repubblica”)
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Novembre 23rd, 2016 Riccardo Fucile
IL RAPPORTO UE: PERICOLO ALTO ANCHE SE LA QUALITA’ DELL’ARIA STA LENTAMENTE MIGLIORANDO… E TRUMP CAMBIA IDEA: “NESSUNA INTENZIONE DI BOCCIARE L’INTESA SUL RISCALDAMENTO GLOBALE”
L’inquinamento atmosferico ha un forte impatto sulla salute dei cittadini europei, in particolare di
quelli che vivono nelle aree urbane.
Anche ora che la qualità dell’aria sta lentamente migliorando, lo smog resta il più grande pericolo per tutti, con una conseguente minore qualità della vita a causa di malattie e una stima di 467mila morti premature ogni anno.
Sono questi i primi dati del Rapporto “Qualità dell’aria in Europa 2016”, pubblicato stamattina dall’Agenzia europea per l’ambiente.
L’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) è un organismo dell’Unione Europea che si dedica alla fondazione di una rete per monitorare le condizioni dell’ambiente nel Vecchio continente.
Istituita nel 1990, è operativa dal 1994 e ha sede a Copenaghen, in Danimarca. Ne fanno parte i rappresentanti dei governi degli Stati membri, un rappresentante della Commissione europea e due scienziati designati dal Parlamento europeo. Si avvale inoltre della consulenza di un board di scienziati.
“La riduzione delle emissioni hanno portato a miglioramenti nella qualità dell’aria in Europa, ma non abbastanza per evitare danni inaccettabili alla salute umana e all’ambiente”, ha detto il direttore esecutivo dell’Agenzia, Hans Bruyninckx, commentato il rapporto 2016 sulla qualità dell’aria in Europa. “Abbiamo bisogno di affrontare la cause dell’inquinamento dell’aria, il che richiede una trasformazione radicale e innovativa della nostra mobilità , dell’energia e del sistema alimentare. Questo processo di cambiamento – aggiunge – richiede un’azione da parte di tutti, tra cui le autorità pubbliche, le imprese, i cittadini e la comunità della ricerca”.
La novità viene invece dagli Usa
Il presidente Usa Donald Trump, a differenza di quanto ha ripetutamente annunciato in campagna elettorale sull’intenzione di bocciare l’accordo sul riscaldamento globale firmato lo scorso dicembre a Parigi, si è dimostrato “aperto” a trovare un’intesa.
A riferirlo è il New York Times, i cui vertici lo hanno intervistato al Nyt Building, la sede del quotidiano, mandando poi in diretta su Twitter l’intervista.
Il tycoon si è detto “pronto a valutare tutte le possibilità ” e di “star valutando da vicino la questione”. Parlando delle colpe degli uomini per il riscaldamento globale ha affermato: “Credo ci siano delle connessioni”.
(da agenzie)
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