Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
LUI NEGA MA NON MOSTRA LE RICEVUTE
Il Giornale oggi racconta oggi a pagina 4 una storia che riguarda Luigi Di Maio, il vicepresidente della
Camera che è iscritto all’Ordine dei Giornalisti come pubblicista ma da due anni non versa le quote.
L’articolo è di Pasquale Napoletano:
Chi di elenco ferisce, di elenco perisce. Luigi Di Maio pubblica la lista di proscrizione dei giornalisti nemici del M5S ma finisce a sua volta in un’altra lista: quella dei giornalisti morosi. Prima di approdare ai piani alti della politica italiana, il leader pentastellato aveva intrapreso la carriera di cronista. Ora Di Maio figurerebbe nell’elenco dei morosi: sarebbero almeno due le annualità che il vicepresidente della Camera dei deputati non abbia ancora saldato. Sulla presunta inadempienza Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, non si sbottona: «si tratta di dati sensibili».
Di Maio è iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania dal 4 ottobre 2007: il parlamentare grillino ha mosso i primi passi nel giornalismo con un settimanale locale, Paese Futuro, che ha sede a Pomigliano D’Arco, dove il numero due di Montecitorio vive.
Di Maio sarebbe dunque un giornalista pubblicista moroso, dice il Giornale.
Magari perchè il vicepresidente della Camera ha deciso di farsi depennare dalle liste per coerenza. Intanto, racconta sempre il Giornale, l’Ordine della Campania ha convocato in audizione il giornalista Di Maio per il quale sta valutando l’ipotesi di un deferimento al Consiglio di Disciplina per la storia della lista di proscrizione di qualche giorno fa.
Di Maio su Twitter ha negato a parole di essere moroso, ma non ha prodotto la prova delle ricevute dei versamenti.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
MA NON ERANO I GRILLINI QUELLI CHE SI LAMENTAVANO PERCHE’ L’ITALIA E’ AL 77° POSTO DELLA CLASSIFICA DELLA LIBERTA’ DI STAMPA? … ORA SONO I PRIMI A MANGANELLARE CAPURSO, REO DI AVER FATTO IL SUO MESTIERE
Il prevedibile epilogo della surreale vicenda delle “confessioni” smentite, ritrattate e negate dell’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Paolo Berdini è quello che sta succedendo ora sul profilo Facebook del giornalista della Stampa Federico Capurso, autore dello scoop che ieri ha portato Berdini rimettere il mandato nelle mani della sindaca, dimissioni che però sono state respinte “con riserva” da Virginia Raggi.
Ieri la Stampa ha pubblicato la prova audio che dimostra che quella conversazione è effettivamente avvenuta e che Berdini era a conoscenza che Capurso fosse un giornalista — precario — della Stampa.
Quelli che definisco “merda” e “pennivendolo” Federico Capurso
In un’intervista a RaiNews Berdini aveva definito Capurso “mascalzone”, “un poveretto”, “povero disgraziato”, “piccolo delinquente” accusandolo di aver contraffatto l’intervista, di non essersi presentato come giornalista e di aver origliato un colloquio privato (fatti questi che sono poi stati successivamente smentiti proprio dalla pubblicazione della registrazione).
Non stupisce quindi che il popolo pentastellato si sia riversato sul profilo personale di Capurso per rincarare la dose di legnate, il tutto ovviamente in nome della libertà di stampa e della necessità di far avanzare il nostro Paese dal famigerato 77° posto della ben nota classifica che viene solitamente utilizzata dagli attivisti a Cinque Stelle per dimostrare che in Italia i giornalisti sono al servizio della Ka$ta.
Alcune avvisaglie c’erano già state nei commenti sulla pagina Facebook de La Stampa ma sul profilo privato del giornalista le cose sono degenerate.
Il giornalista viene definito “spione” e qualche persona di buon cuore gli augura senza troppi problemi di morire per rendere l’Italia “un po’ meno merda”.
Alcuni di questi difensori del diritto alla privacy non hanno alcun problema a insinuare che Capurso abbia fatto “certi servizietti a prelati viziosi” perchè è chiaro che uno che scrive articoli del genere la laurea (dalle informazioni del profilo Capurso ha studiato Scienze della Comunicazione all’Università Pontificia Salesiana) se la deve essere per forza comprata in qualche modo.
I benaltristi chiedono come mai non abbia fatto la stessa cosa con Sala (e allora il PD???), qualcuno ha pudore di scrivere “merda” e preferisce ricorrere al simpatico emoji della cacca, un altra invece accusa Capurso di essersi venduto “per un piatto di lenticchie” e di aver distrutto il futuro dei nostri figli (perchè nessuno pensa i bambini???).
C’è quello che fa il magnanimo ma poi non si trattiene più e scrive “mai vista una montagna di merda così tutta assieme”.
Mentre una giovane donna con le lacrime agli occhi scrive che avrebbe voluto fare la giornalista ma dopo aver scoperto che è un mestiere senza dignità rivendica con orgoglio il suo ruolo di moglie e madre di figli “studiosi e onesti”.
Ce n’è anche per Myrta Merlino (già finita nel ciclone dei ridicoli boicottaggi pentastellati) colpevole di aver intervistato Capurso dopo la prima smentita di Berdini e definita per questo “cerebrolesa”
Il Popolo della Rete ha anche validi analisti che dopo una rapida analisi del profilo di Capurso (poco meno di 200 amici e quasi tutte i post con privacy settata su privato e non su pubblico) sentenzia che Capurso è un troll, un fake.
Non poteva mancare quello laureato in giornalismo alla prestigiosa Università della Strada (l’unica senza servizietti) che ci spiega la deontologia professionale senza tenere conto due cose: in primo luogo che è perfettamente legale registrare — anche di nascosto — una conversazione, in secondo luogo che quando qualcuno, come ha fatto Berdini, ti accusa di esserti inventato tutto e di essere “sceso al secondo scantinato” della cronaca, è addirittura doveroso pubblicare la registrazione che dimostra che Paolo Berdini mente.
Chissà che ne pensa di questi attacchi alla libertà di stampa e ad un giornalista l’onorevole — e giornalista — Luigi Di Maio che nei giorni scorsi ha stilato una lista di proscrizione dei giornalisti “sgraditi” al MoVimento riportando in auge la simpatica rubrica dal titolo “Il giornalista del giorno” dove lo Staff del M5S schedava e metteva alla gogna, con nome, cognome e foto i giornalisti “ostili” al partito di Grillo.
Perchè bisogna ricordare che il cattivo rapporto degli attivisti del MoVimento con i giornalisti viene da lontano e da un posto ben preciso.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
LA GIUNTA BOCCIA UNA PROPOSTA BIPARTISAN E SCOPPIA LA POLEMICA… ASSURDO CHE NON POSSANO BERE DALLE CARAFFE COME I LORO COMPAGNI
Negata l’acqua della caraffa ai bambini che si portano il panino da casa. 
Tutta colpa di un emendamento che segna un nuovo capitolo nella battaglia infinita sul panino libero a scuola.
Se sulla mozione pro-lavoratrici delle mense messe a rischio dalla riduzione dei bambini che usufruiscono del servizio Pd e Movimento 5 Stelle avevano trovato l’accordo bipartisan, sulla possibilità di dare la garanzia ai bambini che si portano la schiscetta da casa di poter bere l’acqua delle mensa si sono divisi.
I pentastellati hanno bocciato l’emendamento e in futuro i genitori dovranno mettere anche una bottiglietta d’acqua nello zaino dei loro figli. Almeno questa è l’indicazione che la Sala Rossa ha dato alla sindaca Appendino e all’assessore alle Risorse Educative, Federica Patti, sulla prossima gara per affidare il servizio.
Indicazione che viene fuori dal voto: la maggioranza del Consiglio a trazione Cinque Stelle ha detto no.
La questione è stata subito ripresa dalla pagina Facebook Caro Mensa – la pagina aperta dalle famiglie che hanno condotto la battaglia sul panino libero a scuola – con tanto di foto che indica il testo dell’emendamento e l’elenco dei consiglieri che hanno votato a favore, Pd, Torino in Comune, Forza Italia, Lega, Lista Civica per Torino, Lista Rosso, e contro, il Movimento 5 Stelle. Astenuti i Moderati.
Chi attacca i pentastellati gioca sulla difesa dell’acqua pubblica. Acqua che ora viene negata a chi sceglie di dare il pranzo da casa al figlio.
“È pazzesco che si vieti ai bambini che portano il pasto da casa di poter bere dalle caraffe come i loro compagni , una scelta stupida e ingiustificabile”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI ALGHERO, NOVELLO CUPIDO, FA RITROVARE I DUE GIOVANI CHE SI ERANO SCAMBIATI UNO SGUARDO FATALE ALL’AEROPORTO DI PISA
La storia d’amore tra Chiara e Alessandro è pronta a fare il giro d’Italia per la seconda volta.
La love story più social d’inizio anno si è arricchita oggi di un nuovo capitolo, che potrebbe segnare una svolta nella storia dei due ragazzi che si sono incrociati e sfiorati per caso all’aeroporto di Pisa e che ora – complici la fatalità , la tecnologia e il sindaco di Alghero – potrebbero coronare il loro sogno di conoscersi, parlare, guardarsi negli occhi e, se quelle prime sensazioni saranno confermate, instaurare una relazione.
La storia è questa.
Chiara è la ragazza di 24 anni, pare toscana, che il 23 dicembre scorso all’aeroporto di Pisa ha visto un ragazzo, suo coetaneo o poco più.
Tra i due c’è stato uno di quegli sguardi che lasciano il segno, che fanno fantasticare e fanno venire voglia di non abbassare mai gli occhi per primi, per non vivere poi di rimpianti.
Dopo aver rimuginato a lungo e aver provato in vari modi a risalire a lui, Chiara ha scritto al sindaco di Alghero, Mario Bruno.
“Viaggiava per Alghero, mi aiuti a ritrovarlo, voglio chiedergli di partire con me”, scrive. “Non cerco visibilità , nè un lavoro, credo nei sogni e sento che in un’epoca come questa, dove la tecnologia lo consente, posso ritrovare quel ragazzo”, prosegue sotto l’assedio di tutti i media nazionali.
Bruno pubblica la sua lettera su Facebook e l’appello di Chiara diventa un caso cui si appassionano tutti i romantici e i sognatori d’Italia.
La notizia fa il giro del Paese e sconfina, fino ad arrivare ad Alessandro, che non si chiama così ma vuol restare anonimo, che è sardo, del Nord Ovest, ma vive oltre i confini nazionali.
Ieri il giovane scrive alla mail di Mario Bruno. “Salve sindaco, le scrivo riguardo l’annuncio relativo al post di Chiara, che parla del suo innamoramento in aeroporto – dice il giovane – credo di essere il fantomatico Alessandro della sua storia, mi piacerebbe molto se ci potesse mettere in contatto”.
Per dimostrare di non essere matto, Alessandro chiarisce che “tutto ciò ha dell’assurdo”, anche per lui.
Mario Bruno si diverte, alla faccia dei suoi detrattori capisce di comunicazione come pochi. Il sindaco sta al gioco.
Li mette in contatto, riceve continui feedback. Sino allo scambio di foto che sancisce il riconoscimento ufficiale di due giovani che vorrebbero far perdere le loro tracce ma sono sulla bocca di tutti, che non hanno impegni sentimentali, che sono belli, che si piacciono già , che si cercavano e si pensavano ma non lo sapevano.
Alla fine ha avuto ragione Chiara.
L’amore ai tempi di Facebook e della socialità virtuale più esasperata funziona così. In tanti l’hanno presa per matta, la giovane Chiara, ma oggi lei ha trovato il suo “Alessandro”.
E Alessandro, che sembrava disinteressato ma continuava a pensare a quella ragazza carina e dallo sguardo vivace e timidamente coraggioso, esiste e corrisponde.
La loro storia, dopo essersi rincorsi tra Pisa, Alghero e la rete, può iniziare.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
RAGGI CEDE AGLI EMISSARI DI GRILLO E NON SILURA L’ASSESSORE, MA DI FATTO LO COMMISSARIA…E ORA, CON LO STADIO, VEDIAMO COME FINISCE LA FAVOLA “NESSUN FAVORE AI PALAZZINARI”
“Ma come si permette?”. Virginia Raggi è furibonda. Vuole cacciare immediatamente l’assessore
all’Urbanistica Paolo Berdini che, in un colloquio con La Stampa, non solo la ha etichettata come una sindaca “impreparata e circondata da una banda” ma a proposito del rapporto con l’ex capo della segreteria Salvatore Romeo dice: “Sono proprio sprovveduti. Questi secondo me erano amanti. L’ho sospettato fin dai primi giorni. Mi chiedevo come mai questo rapporto?”.
A Palazzo Senatorio il tira e molla su Berdini va avanti tutta la giornata. I vertici chiedono alla sindaca di prendere tempo, lei accetta ma ottiene nei fatti il commissariamento dell’assessore.
La giornata delirante inizia con le sfuriate e finisce con Romeo sentito in Procura nell’ambito dell’inchiesta sulla sua nomina e anche sulle polizze vita intestate al primo cittadino.
In mattinata Raggi arriva in Campidoglio, si ferma a parlare con i cronisti, nera in volto per la rabbia: “Mi aspetto una smentita da Berdini”.
Una smentita vera e propria non arriverà mai. L’assessore attacca il cronista definendolo un “piccolo mascalzone” che ha rubato e contraffatto frasi che l’assessore ha scambiato con amici.
Ma il giornalista Federico Capurso replica che “è stato un faccia a faccia, io e lui, io mi sono presentato come giornalista”. Esiste l’audio della conversazione e il sito lo pubblica in serata.Insomma Berdini è nei guai.
All’ora di pranzo, in Campidoglio, in tanti danno l’assessore all’Urbanistica fuori dalla squadra. Con la sindaca in realtà non si sono mai presi, anzi la vicenda dello Stadio della As Roma li ha sempre divisi.
Da un lato Berdini che lo ha subito ostacolato a causa delle cubature troppo ampie e dall’altro il sindaco che anche oggi ha ribadito di non essersi mai espressa nel merito. E quest’ultimo concetto non è caso se viene ribadito proprio oggi.
A palazzo Senatorio, sotto choc, non si parla d’altro. “Così ci danneggia e non fa squadra”, dice più di un consigliere: “È evidente che non sta portando avanti un gioco di squadra, rilascia dichiarazioni più vicine alle opinioni personali che non allo spirito di squadra”.
Intanto il sindaco sta consultando i vertici del Movimento per decidere insieme cosa fare. Lei lo vorrebbe mandar via, ma Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, gli emissari di Beppe Grillo a Palazzo Senatorio, frenano.
Inizia un giro di telefonate tra Roma-Genova-Milano, quindi tra Raggi, Grillo e Casaleggio. “Adesso non c’è un sostituto, sarebbe un problema non avere l’assessore e dover ricominciare tutto dall’inizio”, questo è il ragionamento che viene fatto.
In più, poche ore dopo, è in programma un’importante conferenza stampa con Luigi Di Maio e i sindaci per presentare una nuova piattaforma dei Comuni: la cacciata dell’ennesimo assessore sarebbe un modo per rovinare la festa.
Quindi: tempo. Berdini arriva in Campidoglio, si vede con la sindaca, un incontro ristretto. Lui chiede scusa, è mortificato. “In ginocchio sui ceci e con il capo cosparso di cenere”, lo descriverà la sindaca che ne approfitta per la stoccata.
Qualcuno dice in lacrime, rimette il mandato nelle mani del sindaco, ma lei respinge le dimissioni ma con riserva.
Cosa significa? “Ho respinto le dimissioni con riserva perchè Roma sta affrontando temi complessi, come i piani di zona o lo stadio. Non voleva dire quelle parole, non le pensa”.
Sta di fatto che adesso Berdini è un assessore dimezzato e Raggi, che in fondo con lui è sempre andata allo scontro, ha la libertà di decidere soprattutto sulla vicenda dello Stadio, immaginate come.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 8th, 2017 Riccardo Fucile
INCONCEPIBILE NON SOLO DA UN PUNTO DI VISTA GIURIDICO, MA ANCHE LOGICO… O NON HA TROVATO GRILLO AL TELEFONO PER AVERE IL PERMESSO?
Nel comunicato con cui Paolo Berdini afferma di aver rimesso il mandato nelle mani della sindaca Virginia Raggi, ci sono da sottolineare un paio di circostanze molto interessanti che ci danno l’esatta dimensione della serietà dell’assessore:
“Ho incontrato Virginia Raggi in Campidoglio: le ho ribadito la stima che merita. Provo profonda amarezza per la situazione che si è venuta a creare. Ne ho preso atto e, pertanto, ho rimesso il mandato conferitomi dalla sindaca lo scorso luglio. Una conversazione carpita dolosamente da uno sconosciuto che non si è nemmeno presentato come giornalista e durante la quale avrei persino affermato di essere amico del procuratore Paolo Ielo che non ho mai conosciuto in vita mia”.
Federico Capurso ha dichiarato di essersi presentato come giornalista a Paolo Berdini, come del resto prevede la deontologia, come d’altronde è stato provato dall’audio messo in rete stasera.
Ma non è questo il punto.
Immaginiamo che invece Berdini abbia ragione e davanti a lui la settimana scorsa si sia presentato un quisque de populo chiedendogli cosa ne pensasse della Raggi. Berdini, come potete notare, nel comunicato non ha smentito di aver detto le frasi che ha detto sull’amministrazione. Così come la Raggi, del resto.
Ebbene, Berdini nel colloquio sulla Stampa ha sostenuto nell’ordine:
— che Virginia Raggi aveva una relazione con Salvatore Romeo
— che il problema della Raggi non era l’inesperienza, ma proprio l’incapacità
— che non è vero che la sindaca non sapesse niente delle polizze vita di Romeo
— che la sindaca si è messa vicino “una banda” (di assassini, ha precisato successivamente Capurso)
A questo punto la domanda sorge spontanea: ma Berdini è solito andare in giro a raccontare segreti (o per meglio dire: diffamazioni) dell’amministrazione e giudizi così netti sulle bande in Comune al primo che passa per strada?
E se così fosse, visto che le sue parole sembrano abbastanza inequivocabili, è sicura la Raggi che le dimissioni dell’assessore fossero da respingere?
Poi c’è un’altra questione, anche più interessante.
Respingere le dimissioni con riserva è un non senso giuridico dal momento che la riserva si appone all’accettazione delle dimissioni (come quando il Presidente della Repubblica accetta con riserva le dimissioni del presidente del consiglio invitandolo a restare in carica per il disbrigo degli affari correnti), non già alla loro reiezione.
La formula “Respingerle con riserva” sembra suggerire che le dimissioni siano respinte tout court ma ci si riservasse di accettarle.
In realtà la riserva serve ad evitare vuoti di potere e discontinuità amministrative causate dalle dimissioni di chi svolge pubbliche funzioni.
Respingere con riserva invece è anche inconcepibile dal punto di vista logico, oltre che giuridico, visto che riconfermare la piena fiducia al dimissionario (perchè di questo si tratta, altrimenti le dimissioni andrebbero “accettate con riserva”) e al tempo stesso subordinare questa fiducia ad una non meglio precisata riserva violerebbe il principio aristotetelico di non contraddizione.
Ma queste, nel momento in cui parliamo di un assessore che racconta a uno sconosciuto degli amanti della sindaca, sono purtroppo mere tecnicalità .
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 8th, 2017 Riccardo Fucile
IN CHE MANI E’ FINITA ROMA: UN ASSESSORE CHE MENTE AI CITTADINI NEGANDO IL CONTENUTO DI UN’INTERVISTA RILASCIATA E DANDO DEL MASCALZONE AL CRONISTA DE “LA STAMPA”
Non per accanirsi, ma giusto per far rendere conto delle mani in cui si trova l’assessorato
all’urbanistica di Roma, la Stampa alla fine pubblica l’audio del colloquio tra il giornalista Federico Capurso e Paolo Berdini.
L’assessore stamattina a Rainews aveva detto di non aver parlato con nessun giornalista ma con amici e che il colloquio era stato “rubato” .
Nel pomeriggio aveva corretto il tiro affermando che la persona con cui aveva parlato non si era presentato come giornalista.
Berdini aveva anche detto di non conoscere Paolo Ielo, mentre nell’articolo della Stampa si affermava che lui lo conoscesse.
Nell’audio pubblicato dalla Stampa si parla proprio di Paolo Ielo.
Anche se prima si discute d’altro: “Mica è finita la musica, dopo ‘sta cosa de l’Espresso tra tre giorni ne esce un’altra… No guarda, è una situazione che trovo esplosiva”.
E ancora: “Tra la Raggi e Romeo c’è un rapporto [non udibile] Questo io l’ho scoperto il secondo o terzo giorno… va bene, io sono un uomo generoso, ti porto a letto… Questa donna che dice che lei non sapeva niente (delle polizze)? Ma a chi c…o la racconta? Per fortuna che non c’è nessun reato… E lei era pure già separata… vada a letto con chi c… gli pare!”.
In alcune parti il colloquio è incomprensibile. In altre Berdini si sente benissimo: «Se lei si fidasse delle persone giuste… lei s’è messa ‘sta corte dei miracoli…mettiti il meglio del meglio di Roma! Invece s’è messo una banda».
«Otto ore di interrogatorio! Che c…o! Cioè io sono amico della magistratura però… Perchè io poi lo so che questi quanno te pizzicano… Paolo Ielo è una persona bravissima, io lo conosco personalmente».
Prima della fine dell’audio si sente Capurso dire che è un collaboratore (precario) della Stampa.
È quindi confermato: Berdini sapeva di stare parlando con un giornalista.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 8th, 2017 Riccardo Fucile
“FALSATO IL RISULTATO DELLE REGIONALI DEL 2010”
Tredici anni e sei mesi all’ex assessore regionale per la Casa, Domenico Zambetti, sedici anni e sei mesi al presunto boss della ‘ndrangheta Eugenio Costantino, dodici anni ad Ambrogio Crespi, fratello di Luigi, ex sondaggista di Silvio Berlusconi, undici anni a Ciro Simonte, presunto affiliato ai clan calabresi. Assoluzione invece per l’ex sindaco di Sedriano Alfredo Celeste e per il medico Marco Scalambra.
Sono durissime le condanne dell’ottava sezione del tribunale di Milano per il presunto “patto di scambio politico mafioso” tra politica e clan calabresi.
Il collegio ha aumentato di tre anni e sei mesi la richiesta della procura per Zambetti (la richiesta era di dieci anni), e addirittura raddoppiato la condanna per Crespi, da sei a dodici anni.
E anche per Simonte, di fronte a una richiesta del pm di otto anni, la corte ha comminato undici anni di pena.
Un aggravio di pena, perchè il tribunale ha riconosciuto il concorso esterno in associazione mafiosa che il pm aveva invece escluso. Solo per Costantino i giudici hanno abbassato di quattro mesi, a sedici anni e sei mesi, la richiesta di condanna della procura che era di diciassette anni.
“Non ho proprio idea di cosa sia la mafia – ha commentato dopo la condanna Costantino – la mafia non esiste”.
Secondo l’inchiesta dell’allora pm della Dda, Giuseppe D’Amico, ora procuratore aggiunto a Busto Arsizio, sostituito in udienza dalla pm Alessandra Cerreti, Zambetti pagò duecentomila euro per un pacchetto di quattromila voti.
L’ex politico era accusato solo di corruzione e voto di scambio aggravato dall’aver favorito i clan. Per la procura e i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, venne falsato “il risultato di elezioni importanti come le Regionali del 2010”.
Volge così al termine un processo durato oltre due anni. Ben cinque udienze sono state dedicate dal pm D’Amico alla requisitoria, in cui il magistrato ha messo in evidenza la “completa disponibilità dell’assessore ad accontentare le richieste di Costantino” e la “compromissione” tra un “esponente di spicco della Regione Lombardia e gruppi politici mafiosi”.
Secondo l’accusa, ci sarebbe stato, in quegli anni, un “grave tentativo di Costantino di alterare le elezioni Comunali a Milano e a Rho”.
(da agenzie)
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Febbraio 8th, 2017 Riccardo Fucile
UN PROCESSO RIDICOLO E UNA CONDANNA AD HOC… IL BLOGGER ANTICORRUZIONE: “CONDANNATO PER LA MIA ATTIVITA’ POLITICA, PUTIN E LA SUA BANDA DI LADRI HANNO PAURA DI AFFRONTARCI”
Aleksei Navalny è stato condannato in Russia da un tribunale di Leninksy di Kirov, negli Urali.
Cinque anni (con la condizionale) e 500mila rubli di multa (circa 8mila euro) per truffa e appropriazione indebita ai danni della società statale Kirovles.
Il più noto leader dell’opposizione russa e considerato l’unico con delle chance nelle future presidenziali del 2018, da cui questa condanna lo esclude per legge, ha annunciato che ricorrerà contro la sentenza.
«Colpito per la mia attività politica»
«C’è gente interessata a impedirmi di svolgere attività politica, a causa delle rivelazioni diffusi dal mio Fondo Anticorruzione», ha detto Navalny alla stampa durante una pausa del processo.
A suo dire, dietro la sua condanna vi sono alti funzionari di Stato, di cui il Fondo anticorruzione ha rivelato le vite condotte al di sopra dei propri mezzi.
Il tribunale Leninsky di Kirov, a 800 chilometri da Mosca, ha condannato Navalny per appropriazione indebita nel processo Kirovles bis.
Secondo quanto denunciato dallo stesso oppositore, la sentenza è identica «parola per parola», compresi i refusi, a quella emessa nel 2013, quando gli furono comminati cinque anni con la condizionale. «Hanno fatto come l’altra volta», senza portare ulteriori prove della mia colpevolezza, ha denunciato Navalny al quale ora, da pregiudicato, è impedita la corsa al Cremlino.
L’oppositore ha ribadito che non rinuncerà alla sua corsa alle presidenziali 2018, ha dichiarato che farà ricorso contro il verdetto e che si rivolgerà alla Corte costituzionale per contestare il divieto di candidarsi.
«Ci rivolgeremo alla Corte costituzionale, a tutti i tribunali possibili», ha avvertito. Su Twitter ha scritto: «Grazie a tutti per il sostegno: Putin e la sua banda di ladri hanno paura di affrontarci nelle elezioni. Giusto così: vinceremo».
(da “il Corriere della Sera”)
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