Destra di Popolo.net

BUFERA GIUDIZIARIA SU FILLON E MARINE LE PEN, NEI SONDAGGI AVANZA MACRON

Febbraio 24th, 2017 Riccardo Fucile

MARINE LE PEN SI APPELLA EROICAMENTE ALL’IMMUNITA’ PARLAMENTARE PER SFUGGIRE AI GIUDICI, FILLON RISCHIA IL PROCESSO… SONDAGGI: MACRON AL 22,5% INCALZA LA LE PEN E STACCA DI 2 PUNTI FILLON

Nella corsa all’Eliseo i protagonisti sono ormai i giudici.
Quelli che fino ad oggi sono stati i principali candidati, Marine Le Pen e Francois Fillon, sono in piena bufera giudiziaria, su di loro pesano inchieste compromettenti. La Le Pen ha deciso di sfidare le toghe, non rispondendo alla convocazione per un interrogatorio.
È Emmanuel Macron con il suo “En Marche” – da ieri ufficialmente alleato con il centrista Francois Bayrou – ad uscire indenne da questa inattesa tempesta che si abbatte sulla campagna delle presidenziali: secondo un ultimo sondaggio, rimonta di tre punti e tocca quota 22,5%, di quattro misure dietro la Le Pen (26,5%).
Sarebbero loro – al momento – i duellanti al ballottaggio, ma Fillon non cede e resta al 20,5%
“Verrò soltanto dopo la fine delle elezioni politiche”, ha risposto la Le Pen ai giudici che l’hanno convocata mercoledì, avvalendosi dell’immunità  parlamentare e non andando all’interrogatorio insieme con la sua guardia del corpo Thierry Legier e la sua capo di gabinetto ed ex cognata, Catherine Griset.
La presidente del Front National è in realtà  entrata in un terreno di sfida. Perchè, secondo la prassi, essere interrogati senza essere neppure indagati non farebbe parte – secondo alcune interpretazioni – della sfera dell’immunità . Per questo – in una lettera inviata ai magistrati – la Le Pen invoca una certa “tregua elettorale”. Che però non ha fondamenti giuridici.
Per il primo ministro, Bernard Cazeneuve, “Marine Le Pen non può mettersi al di sopra delle leggi”.
Per Nathalie Kosciusko-Morizet, dei Republicains, la Le Pen “porrebbe un problema sostanziale se venisse eletta dopo non aver risposto alla convocazione dei magistrati”.
Su Fillon, la bufera cominciata un mese fa non accenna a schiarite, anzi. L’inchiesta preliminare, portata avanti dalla polizia, non si è fermata.
Al contrario, è sfociata nell’apertura di un’indagine giudiziaria a carico dell’ex premier e ora candidato della destra Republicains e di sua moglie Penelope, per i presunti impieghi fittizi come assistente parlamentare.
L’inchiesta passa ora nelle mani di un giudice istruttore che – nella maggior parte dei casi – finisce per mettere sotto inchiesta i sospettati e decidere poi – dopo l’istruttoria – di archiviare o di rinviare a giudizio. Fillon – che nella sua prima reazione aveva detto di voler rinunciare alla candidatura se indagato – si è poi corretto annunciando di voler “andare fino in fondo” anche se sotto inchiesta.

(da “Huffingtonpost”)

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SOSPESI DAL SERVIZIO I TRE CARABINIERI ACCUSATI DELL’ OMICIDIO DI CUCCHI: L’ARMA DIFENDE L’ONORABILITA’ DELL’ISTITUZIONE

Febbraio 24th, 2017 Riccardo Fucile

PER GLI ALTRI DUE MILITARI, L’IMPUTAZIONE DI CALUNNIA E FALSO NON PREVEDE LA SOSPENSIONE

Sono stati sospesi dal servizio i tre dei cinque carabinieri accusati della morte di Stefano Cucchi e per i quali la procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio preterintenzionale.
Altri due militari dell’Arma sono imputati di calunnia e falso, reati che però non prevedono, in questa fase, la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio.
I tre militari sospesi, con stipendio dimezzato, sono i carabinieri scelti Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro e il vicebrigadiere Francesco Tedesco: la sospensione è stata disposta a titolo precauzionale, dopo la richiesta di rinvio a giudizio, dal Comando generale dell’Arma per i primi due, mentre per il graduato è stata decisa dal Ministero della Difesa, sempre su richiesta del Comando generale.
“Apprendo la notizia che le tre persone coinvolte direttamente nel ‘violentissimo pestaggio’ (come definito dalla Procura di Roma) di Stefano Cucchi sono state sospese dall’Arma dei Carabinieri. Credo che questo sia giusto e sacrosanto proprio a difesa e a tutela del prestigio dell’Istituzione. Ora non potranno più nascondersi dietro una divisa che non meritano di indossare”.
Lo scrive, su Facebook, Ilaria Cucchi, sorella di Stefano.

(da agenzie)

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L’ARROGANZA DELLA LE PEN CHE SI RIFIUTA DI PRESENTARSI DAVANTI AI GIUDICI: E QUESTA SAREBBE LA DESTRA DELLA LEGALITA’ ?

Febbraio 24th, 2017 Riccardo Fucile

LA LEADER DEL FN ACCUSATA DI AVER USATO 340.000 EURO DI FONDI PUBBLICI PER IMPIEGHI FITTIZI A SUOI COLLABORATORI RIFIUTA LA CONVOCAZIONE DEI MAGISTRATI FRANCESI… FATELA ANDARE A PRENDERE DALLA GENDARMERIE, COSI’ CAPISCE COSA VUOL DIRE IL SENSO DELLO STATO

Marine Le Pen sfida i giudici, da lei accusati due giorni fa di “complotto” ai suoi danni. Convocata per un interrogatorio previsto per mercoledì scorso nel quadro dell’inchiesta sugli incarichi fittizi dei suoi assistenti parlamentari a Strasburgo, la presidente del Front National, candidata alle presidenziali, ha risposto con una lettera di rifiuto.
Nella lettera, secondo Le Monde, Marine Le Pen ha dichiarato che non si recherà  ad alcuna convocazione di polizia o giudici fino alla conclusione delle elezioni politiche dell’11 e 18 giugno.
Le monde scrive che Le Pen era convocata nello stesso giorno in cui i magistrati dovevano ascoltare il suo capo di gabinetto e storica collaboratrice Catherine Griset, che in seguito è stata formalmente accusata di abuso d’ufficio nell’inchiesta che accusa Il Front National, il partito di Le Pen, di aver frodato al Parlamento Europeo circa 340mila euro tramite impieghi fittizi.
Somma che Strasburgo reclama da Marine Le Pen, che è parlamentare europea, perchè considera ingiustamente versati a un altro suo collaboratore, Theirry Legier, nel 2011, e a Griset, dal 2010 al 2016, per dei lavori da assistenti parlamentari che non sarebbero mai stati fatti e per i quali sono stati pagati con fondi pubblici europei.
Intanto, contro Le Pen arriva un duro attacco del connazionale Pierre Moscovici. Il commissario Ue agli Affari economici e monetari, in un intervento su Le Monde, ha scritto che la leader del Fn “propone semplicemente di uccidere l’Europa invece di curarla. Io definisco questo un crimine politico!”.
Secondo Moscovici “il rimedio che propone è peggiore del male: è l’eutanasia dell’Europa. Le Pen è infatti l’unica dei contendenti per la presidenza a favore della fine dell’euro e dell’appartenenza all’Ue come obiettivi politici. Questo è sia un errore enorme di analisi storica ed economica sia una impostura politica senza precedenti, che finirebbe per ritorcersi contro la stessa Francia”.

(da agenzie)

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MALORE RAGGI, ARRIVANO LE DUE TEORIE COMPLOTTISTE

Febbraio 24th, 2017 Riccardo Fucile

DA UN LATO QUELLI CHE “LA RAGGI SI E’ AMMALATA PER EVITARE DI INCONTRARE LA ROMA”… DALL’ALTRO QUELLI CHE “E’ TUTTA COLPA DEI GIORNALISTI”

Questa mattina la sindaca di Roma Virginia Raggi è stata ricoverata all’ospedale San Filippo Neri per alcuni accertamenti dopo essere stata colta da un malore.
L’ex marito della Raggi, Andrea Severini, è con lei in ospedale che ha fatto sapere a mezzo Facebook che la situazione non è grave e che la sindaca sta bene: «Scrivo qui per le persone che mi chiedono di Virginia. Sta bene, sta facendo accertamenti ma sta bene. Grazie a tutti per il vostro affetto».​
ll Direttore del Pronto Soccorso San Filippo Neri ASL Roma 1 Massimo Magnanti ha fatto sapere che la sindaca Virginia Raggi “è giunta stamattina alle ore 8 e 54” al pronto soccorso dell’Ospedale San Filippo Neri della ASL Roma 1 “per la comparsa di un malore improvviso” in seguito al quale “sono stati eseguiti gli accertamenti clinici e diagnostici necessari e non sono state riscontrate alterazioni significative”.
Le condizioni cliniche della Raggi — continua Magnanti —   appaiono in netto miglioramento e nelle prossime ore dopo una regolare osservazione se ne valuterà  la dimissibilità .
Il problema è che oggi alle ore 16 è previsto l’incontro tra Campidoglio e i proponenti sulla vicenda dello Stadio della Roma, dossier che la sindaca sta seguendo in prima persona.
Per questo motivo qualcuno ha pensato che dietro il malore della sindaca si celi la più classica delle scuse usate dagli studenti delle scuole di ogni ordine e grado: l’indisposizione.
Non avendo ragione di dubitare delle condizioni di salute della Raggi, che d’altronde se non avesse nulla non sarebbe ancora ricoverata al San Filippo Neri, questa sembra una fantasiosa ipotesi di complotto.
La questione dello Stadio della Roma a Tor di Valle sarà  senz’altro affrontata dalla sindaca non appena sarà  dimessa e non c’è motivo di pensare che la Raggi abbia voluto utilizzare la scusa del malore per evitare un incontro che in ogni caso nella peggiore delle ipotesi verrà  rimandato ai prossimi giorni e non annullato per sempre. Del resto è innegabile che queste ultime settimane siano state molto stressanti per la Raggi e quindi l’eventualità  che abbia avuto un crollo è umanamente comprensibile. L’ex marito della Raggi ha detto che a breve la sindaca sarà  dimessa e ha risposto “penso di sì” alla domanda sulla presenza della sindaca all’incontro tra il Comune e l’As Roma sullo stadio di Tor di Valle.
Non sapendo se si tratta di pessima ironia o di vere ipotesi di complotto non ci resta che far notare come argomentazioni su malori “provvidenziali” siano state usate nel recente passato anche da autorevoli giornalisti.
E proprio i giornalisti sono indicati — questa volta da alcuni sostenitori a Cinque Stelle — come i principali responsabili del malore della Raggi. È colpa dei giornalisti e della fortissima pressione mediatica esercitata sulla sindaca se la Raggi oggi è dovuta ricorrere alle cure dei medici.
I giornalisti sono responsabili del rallentamento dei lavori di cambiamento di Roma Capitale e saranno colpevoli anche di un eventuale ritorno della Ka$ta al Campidoglio se la Raggi fosse costretta a gettare la spugna.
Le aggressioni della stampa che si è accanita contro Virginia Raggi sono quindi le dirette responsabili del ricovero della sindaca.
Perchè quando lo fanno i Cinque Stelle si chiama “operazione fiato sul collo” quando invece lo fanno i giornalisti sono aggressioni mediatiche.

(da “NextQuotidiano”)

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STADIO, SCISSIONE CONTRO LA RAGGI

Febbraio 24th, 2017 Riccardo Fucile

GLI ATTIVISTI CONTESTANO LA LINEA: ASSEMBLEA IL 4 MARZO

Hanno già  un nome e una piattaforma: si chiama «Roma partecipata». Sottotitolo: Democrazia diretta, cittadini attivi e tavoli di lavoro.
Hanno anche un simbolo, il solito Colosseo e, sotto, cinque piccole stelle a ricordare la propria origine, perchè per il resto su sito e social non c’è traccia del logo M5S. «Casaleggio parla di Rousseau e dice che permetterà  ai cittadini di entrare nelle istituzioni, qui invece stiamo perdendo il contatto con la gente diventando un partito virtuale».
A parlare è una sola persona ma lo fa a nome dell’intero comitato promotore, e chiede che vengano citate come dichiarazioni di un collettivo.
E allora ecco i nomi: Claudio Lauretti, Ernesto Cimbalo, Gianluca Magalotti, Francesco Sanvitto e Giuseppe Morano.
Sono loro a coordinare i tavoli di lavoro del M5S che si ritroveranno in assemblea il 4 marzo all’Hotel Cicerone: «Sin dal nome, Roma partecipata, evoca uno dei principi fondamentali del M5S, la partecipazione dei cittadini all’amministrazione della città , quello che ci avevano promesso e che non si sta realizzando».
Dai tavoli di Urbanistica, Bilancio, Scuola e altri è nato il «90%» del programma di Virginia Raggi, ma «la sindaca non lo sta rispettando». I tavoli sono organi che pulsano nelle viscere del M5S, sono lo strumento della militanza più attiva e adesso si sentono abbandonati dai loro portavoce.
Nei termini in voga in questi giorni si potrebbe anche chiamare scissione.
Se non lo è nella forma lo è certamente nel metodo e nello spirito. E si ripropone uguale ad altre.
Con un’unica differenza: qui siamo a Roma, nell’epicentro del M5S, nel luogo in cui tutto sta accadendo, dove le luci dei riflettori bruciano per intensità  e la rabbia della base echeggia nel megafono nazionale.
Sono voci che non vogliono tacere e che ora apprendono con amarezza che Beppe Grillo ha sancito «la fine dei meet-up» e «dell’uno vale uno» come ha detto a consiglieri comunali e presidenti di municipio sbigottiti: «Vuol dire che è finito il M5S per come lo conoscevamo».
In altri tempi queste eresie sarebbero costate espulsioni di massa. Ma ora il Movimento, che di ricorsi per le epurazioni ne ha già  abbastanza, veleggia verso logiche governative.
Sullo sfondo della rivolta romana c’è il caso stadio, una miccia che rischia di divampare in incendio. Sanvitto, uno dei coordinatori dei tavoli, ha già  guidato una truppa di ribelli a manifestare sotto il Comune, snobbato da Raggi ma non da altri consiglieri comunali.
Il M5S è spaccato in due. I favorevoli sono sempre meno. Beppe Grillo è rimasto a Roma più del solito e ieri ha lasciato la sua stanza all’hotel Forum solo dopo aver ricevuto ragguagli da Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, i due deputati inviati come commissari in Campidoglio.
Grillo se n’è andato alla vigilia dell’incontro cruciale di oggi tra giunta, As Roma e i costruttori Parnasi. Il leader ha cercato di mediare, convinto però da periti consultati personalmente che la zona a Tor Di Valle sarebbe ad alto rischio idrogeologico, un pericolo che secondo i proponenti sarebbe già  scongiurato dalle soluzioni proposte nel piano.
E allora si continua a trattare, soprattutto sulle cubature, con le diplomazie all’opera per tutto il giorno, in attesa del parere dell’Avvocatura comunale.
Nella serata di ieri circolavano voci di una anticipazione informale secondo la quale il Comune sarebbe tutelato dalle penali milionarie.
Un esito che darebbe più forza alle ragioni dei 5 Stelle, meno alla Roma. I tifosi giallorossi ieri all’Olimpico hanno fischiato la sindaca e Grillo, mentre l’allenatore Luciano Spalletti è tornato all’attacco: «Mi chiedo chi ha interesse che lo stadio non si faccia. Come si fa a non trovare un accordo che porta lavoro e sviluppo? Il nostro presidente James Pallotta è americano, è venuto qui a fare investimenti. Se andrà  via, ci renderemo conto di cosa abbiamo perso».

Ilario Lombardo
(da “La Stampa”)

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INFURIA IL DERBY POPULISTA: FEDE GIALLOROSSA CONTRO RETE GRILLINA

Febbraio 24th, 2017 Riccardo Fucile

LE RADIO SPORTIVE MARTELLANO GRILLO, NEI BAR SI CRITICA LA SINDACA… E PURE SUI TAXI IL CUORE E’ DIVISO: “AHO’, IO SO’ PIU’ ROMANISTA CHE TASSISTA”

“Mortacci – dice Claudio che guida il Taxi Rieti 63 – ci ho 65 anni e prima de morì lo volevo vedè ‘sto stadio della Roma”.
E giura che lui non si è ancora ammattito “ma ho assistito a una scena de matto: l’amico mio Giuseppe stamattina se dava li cazzotti in faccia, come se fosse due persone, e allo specchio s’era sputato pure: tiè, stronzo”.
E perchè? “Ma come perchè? Perchè ha votato per i cinque stelle, per la Raggi porella, che è stata tanto brava con noi tassisti, anche se ha strafatto un po’”.
E perchè? “Ma come perchè? Perchè in piazza nun ce doveva venì. Bastava farlo sapere: io sto con voi”.
“In fondo è il sindaco, e ce serve di più se non sbraca, se non se caca sotto per lo stadio”. Sei più tassista o più romanista? “Più romanista. Ma guarda che a Roma i tassisti so tutti romanisti”. E i laziali? “So na minoranza. Se ce fai caso so tutti molisani d’origine”. E che vuol dire? “Che sino all’altro ieri guidavano er carretto”.
Se provate a togliergli il dialetto e a tradurlo in italiano, scoprirete che il pensiero non è per nulla pittoresco come suona.
C’è infatti buon senso e c’è un disturbo di personalità  nel tassista che si prende a cazzotti. Insomma il calcio batte la politica con quella parola d’ordine di Totti e Spalletti che da ieri mattina le tante radio romaniste rilanciano con il cannone: #FamoStoStadio. Anche se poi “tanto ppe faglie capì l’umore” si sono messi a cantare ‘Non mi fido di te’, la canzone degli Stadio, appunto: “Non mi fido di te / Che così bene chiacchieri / Perchè hai già  dimostrato / Che non ti fai scrupoli”. E intanto con intelligenza il conduttore di Retesport commenta: “È la canzone degli Stadio, ma non è ironia, se mai è satira amara: ve faccio notà  che è una canzone d’amore”.
Girando tra gli umori romanisti che la sociologia descrive come il sottoproletariato selvaggio, come la nuova suburra, scopro dunque che sono più popolani che coatti i tifosi della Roma: “Davvero te sembro un coatto, uno che non ragiona?”.
Coatto viene da cogere, più esattamente dal participio passato coactus e vuole dire spinto, e dunque costretto, senza autonomia.
E infatti a Roma è coatto il burino, l’abitante della periferia che è ‘spintò nel ghetto, ‘costrettò a vivere ai margini, lo sradicato, il ragazzo di vita pasoliniano. Il tifoso invece smette volontariamente di ragionare è vero, ma solo per la Roma.
E dunque, nel bar della Garbatella dove mi porta Claudio, Marcolino, che indossa calzini corti giallorossi con l’effigie della lupa, si mette le mani sui fianchi e, come fosse un coatto, sacramenta contro Grillo con irripetibili parolacce: “Perchè dire ‘facciamolo da n’altra partè è un sonoro ‘sti cazzì allo stadio”.
Ma ce l’ha pure con il presidente James Pallotta che ha twittato in inglese che rinunziare allo stadio sarebbe una catastrofe per la città , per il calcio e per lo sport italiano: “E vuol dire che senza stadio se ne va, che l’americano lascia Roma con l’Olimpico vuoto di spettatori, ce ricatta insomma. Il risultato? Sti cazzi con Grillo e sti cazzi con Pallotta”.
“E no – irrompe Brunello aggrappandosi al suo braccio – io se fossi il Movimento 5 stelle ce darebbe uno schiaffo morale a Pallotta: lo faccia er Comune lo stadio”.
Replica l’altro: “E ‘ndo lo fa?”. “A Capannelle invece che a Tor di Valle”. “Un bel ciufulo: te pare che così dai ‘na speranza alla ggente de Roma? Il comune fa lo stadio e lo regala alla squadra? Perepè”.
Marcolino contro Brunello, il romanista-romanista contro il romanista – grillino è l’inedito derby tra due pance di Roma, tra due trippe alla romana: insieme fanno il tassista che stamattina prendeva a schiaffi se tesso.
Marione, che della Roma è il tifoso sempre contro “tranne quanno vincemo”, con la sua famosa trasmissione “Te la do io Tokio” che scimmiotta il vecchio titolo di Grillo in Rai “Te la do io l’America”, è la minoranza, la controinformazione, l’antisistema “il vero popolo contro o stadio de Pallotta” perchè “so sette anni che non se parla d’altro e non se vince niente”.
Marione, che molti anni fa militò nei Nar, è un omone tutto core de Roma con due dita di barba, ha la sua redazione in un bugigattolo di via Prenestina dove ogni sera la sua opinionista Valeria, che si prende in giro con ironia, va in onda con ‘Gli Inascoltabili’.
Ci sono, alla fine, gli umori più superficiali e pure quelli più profondi della città , nelle radio del calcio romano.
Scandito da mille “a stronzi”, “dò state?”, “do ‘annate?”, è un genere – non solo un degenere – che produce anche saperi professionali sorprendenti come quelli del bravissimo Flavio Grasselli che, giornalista precario commentatore di Radioyes, dove si era specializzato nel mettere insieme dati e tempi di possesso palla, proiezioni e previsioni, è stato assunto con un signor contratto da Eurobet, uno dei trust mondiali delle scommesse, per fare l’analista in diretta.
E Valentina Catoni, un ragazzona focosa riccia e rossa, è la speaker giallorossa di Teleradiostereo, – “aho, De Rossi stasera è un bronzo de Riace” – tre ore al giorno, un fenomeno, una piccola star grazie ai suoi tormentoni: “Se avevo quattro gambe ero un ragno”, “me do foco come Giovanna d’Arco, povera anima, per quanto sto a soffrì ppe ‘sta Roma”, “non è facile entrà  dentro de me quando sto a far ste cronache”.
Il genere è quello del tamarro creativo che, ieri sera, dopo una serie di incredibili frasi alla Frassica ma in romanesco (“qui ce vole un Platone d’esecuzione”), arriva a questa semplice verità : “Ma me vole spiegà  il signor Grillo perchè dice che ce vole il salvagente a Tor di Valle? Lì da cinquant’anni famo le corse dei cavalli, non quelle delle foche”.
È qui e non sui giornali e neppure su Internet che si combatte la battaglia dello stadio, che è probabilmente una battaglia perduta che sta facendo però montare come una maionese l’intera città .
Ore e ore di filo diretto non più solo di sport, c’è chi racconta i sedici stadi di Londra, e chi è stato all’Arena Aiax di Amsterdam, e “ora sti grillini dicono che lo stadio sarà  de Pallotta e non de la Roma? E che vuol dire, che quando parte se lo porta via?”.
E ancora: “A Milano costruiscono, a Roma nun se fa niente, il cemento fa schifo solo qui?”. Giorni e giorni di opinioni su calcio e politica, calcio e urbanistica, calcio ed economia, infrastrutture, sovrintendenze, con il linguaggio del populismo, spesso basso e viscerale com’è ormai anche quello della politica – non era la sorella della Taverna che voleva “appiccicare la Raggi per le orecchie?”.
La sguaiataggine è lo spirito del tempo, ma sono le radio che rendono il populismo romanista molto più caldo del populismo grillino che in rete ha sì la durezza del linguaggio scritto ma non ha la libertà  del microfono aperto, il calore dell’urlo, la forza del dialetto, del gergo, delle divisioni in tribù e le balle e gli errori qui almeno sono spiritosi. Le radio romaniste sono quello che una volta erano le sedi dei partiti
E ora, prima che esploda il conflitto sull’acqua del Tevere, sul terremoto, sulle idrovore, “sull’idrogeocomecavolosechiama” di Tor di Valle ci fermiamo rapiti perchè su Radio Radio, come per una pausa tra un combattimento e l’altro, il simpatico Enrico Silvestrini ha lanciato un dibattito su “uno studio scientifico che dimostra che più sport fai e meno sesso fai”. E la spiegazione è ormonale: “Perchè, come se chiama? Il tostotorone…”.
“E però deve essere vero perchè nelle statue antiche gli atleti hanno tutti er pisello piccolo piccolo”.
Ieri il dottor Papalia, l’ex proprietario dell’ippodromo di Tor di Valle, che ha venduto i terreni al costruttore Luca Parnasi (“ma me pare, dottor Papalia, che lei i soldi ancora non li ha visti”), in tutte le radio smentisce il rischio “idrogeocomecavolosechiama” e gli ascoltatori ovviamente lo adorano: “Quanto è autorevole”, dice Nando.
E poi, gran finale in latinorum: “Con tutte le stronzate che scrivono, il dottor Papalia è box clamans in desertum: mannaggia a Grillo, te posseno…”.

(da “La Repubblica”)

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LO STUPRO INVENTATO CHE HA ECCITATO SALVINI E LA MELONI: ORA CHIEDETE SCUSA, LEPENOSI !

Febbraio 24th, 2017 Riccardo Fucile

ORA SI SCOPRE CHE LA VITTIMA DEL PRESUNTO STUPRO DI VIGEVANO SI ERA INVENTATA TUTTO, MA I DUE SOVRANISTI SI GUARDANO BENE DAL COMMENTARE LA NOVITA’

Una decina di giorni fa diversi giornali hanno dato la notizia di un presunto tentativo di stupro avvenuto il 9 febbraio a bordo di un treno della della linea Milano-Mortara ai danni di una ragazza di 15 anni residente a Vigevano.
A commettere le molestie sarebbero stati due cittadini identificati come “nordafricani” e “magrebini”.
La ragazza sarebbe stata insultata, presa a calci e pugni e palpeggiata più volte nelle parti intime dai due sconosciuti che in seguito si sarebbero dati alla fuga una volta che il treno è arrivato a Vigevano.
Paola Fucilieri sul Giornale di oggi dà  la notizia che la presunta vittima si sarebbe inventata tutto.
A giungere a queste conclusioni, dopo che politici come Giorgia Meloni e Matteo Salvini avevano chiesto di usare il pugno duro contro gli stranieri che delinquono e che assaltano le nostre donne, sono stati gli agenti di Polizia che non solo non hanno ritrovato alcun riscontro nei fotogrammi delle telecamere di sorveglianza ma che hanno scoperto che uno dei due presunti stupratori aveva un alibi di ferro.
La ragazzina infatti aveva raccontato che qualche tempo addietro era stata contattata via Facebook da un giovane nordafricano il quale aveva insistito per avere un incontro con lei per conoscerla.
Il ragazzo si è presentato in commissariato con il suo avvocato precisando che sì, aveva avuto dei contatti via social con la ragazza ma raccontando che in seguito i due si erano conosciuti (cosa che la vittima aveva negato) e soprattutto fornendo le prove che lui su quel treno dove sarebbe avvenuta l’aggressione non c’era nè da solo nè in compagnia di un amico.
Inoltre incredibilmente gli inquirenti non hanno trovato testimoni oculari che confermassero il racconto della ragazza.
Matteo Salvini, che aveva invocato la castrazione chimica per gli stupratori ha sorvolato sulla notizia data dal Giornale, così come lo ha fatto Giorgia Meloni. Nonostante infatti gli articoli di quei giorni avessero più volte precisato che la Polizia era ancora alla ricerca di un riscontro oggettivo rispetto a quanto raccontato dalla ragazza diverse pagine di fascionazionalisti avevano iniziato a cavalcare l’onda della protesta scatenata dalle reazioni dei leader della Lega e di Fratelli d’Italia.
Il noto sito riscattonazionale.it raccontava così l’occultamento della verità  in atto sui quotidiani “di sinistra” che evitavano di menzionare la nazionalità  dei due stupratori (nazionalità  che nemmeno la vittima ha indicato):
Curiosamente oggi il sito che ci racconta quotidianamente tutti i crimini degli immigrati nasconde la notizia data da Paola Fucilieri sul Giornale.
Perchè del resto il fatto che due nordafricani abbiano stuprato una ragazzina italiana fa notizia.
Quello che la vittima si è inventato tutto probabilmente no. Complotto?
Il punto non è la fake news perchè quando i giornali hanno riportato la notizia era “vera”, cioè era vero che una ragazza avesse denunciato due ignoti nordafricani per un tentativo di violenza sessuale.
Quello che è grave è quello che è successo dopo, ovvero il modo in cui la notizia è stata manipolata dai politici esperti nel criminalizzare gli immigrati.
La polizia non aveva ancora arrestato nessuno nè incriminato qualcuno di preciso che già  Salvini e Meloni avevano celebrato tre gradi di giudizio e   proposto la loro ricetta anti-violenza.
Ricetta che però nel caso in questione non serve a nulla. Ma intanto altro odio è stato seminato contro una categoria di persone già  “sgradita” a molti italiani.

(da “NextQuotidiano“)

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SONDAGGIO SWG: PD CALA MA RESTA PRIMO PARTITO, SCENDE ANCHE IL M5S, MA IL 40% NON SI ESPRIME

Febbraio 24th, 2017 Riccardo Fucile

PD 28%, M5S 25,3%, LEGA 12,9%, FORZA ITALIA 12,8%, FDI 5,2%, PISAPIA 3,9%, PARTITO BERSANI & CO. 3,2% , SIN. IT. 1,5%., STORACE-ALEMANNO 0,3%

Il Pd primo partito al 28%, nonostante la scissione a sinistra.
Ecco come un sondaggio riservato, commissionato dai vertici del Partito democratico a Swg –   fotografa l’attualità  politica, dopo le turbolenze tra i democratici.
La stessa rilevazione indica che un’alleanza tra democratici e centristi – ma senza bersaniani e civici di Giuliano Pisapia – avrebbe la meglio sul centrodestra dopo un testa a testa all’ultimo voto: 31,8% contro 31,2%.
E il Movimento cinque stelle? Seconda forza politica, ma terzo polo elettorale nonostante il 25,3% stimato al 23 febbraio.
Per Matteo Renzi la frattura sul fianco sinistro non sarebbe comunque indolore.
Il Pd è infatti segnalato al 28%, in calo di 3 punti nell’ultima settimana, ma ai dem vanno sommati il 3,3 di Ncd e lo 0,5% degli altri centristi.
La somma dell’area di sinistra, invece, tocca quota 9,4%.
Con questa distribuzione dei pesi: 3,9% al Campo progressista di Pisapia, 3,2% al partito di Bersani e D’Alema, Rossi e Speranza, 1,5% a Sinistra italiana e 0,8% a Rifondazione comunista.
Dei grillini si è già  detto: 25,3%, in calo dello 0,9% in sette giorni. Poi c’è il centrodestra: sul filo la sfida interna tra Forza Italia (12,8%) e Lega Nord (12,9%).
A loro vanno aggiunti il 5,2% di Fratelli d’Italia e lo 0,3% del Movimento nazionale sovranista.
Alto il dato di chi non si esprime, infine: 39,5% del campione intervistato.

(da “Huffingtonpost”)

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SONDAGGIO IXE’: STADIO DELLA ROMA, IL 62% DEGLI ITALIANI NON LO VUOLE

Febbraio 24th, 2017 Riccardo Fucile

E SOLO IL 13% DEGI ELETTORI PD DISPOSTI A SEGUIRE GLI SCISSIONISTI

Al nuovo stadio della Roma, al centro delle cronache (e delle polemiche) in questi giorni, dice no il 62% degli elettori totali e il 63% di quelli del Movimento 5 Stelle.
È Il risultato di un sondaggio Ixè, presentato ad Agorà  (Raitre).
Il 67% degli elettori M5s, e il 33% di quelli totali, ha fiducia in Virginia Raggi.
Nei giorni della scissione il Pd perde il 2,3% nei sondaggi ed è quasi raggiunto da M5S.
Da un rilevamento sulle intenzioni di voto, condotto mercoledì scorso, emerge che i Dem sono al 28,1% e sono tallonati dai pentastellati che in una settimana guadagnano lo 0,8% e arrivano al 27,8%. La Lega Nord scende di mezzo punto al 13%, mentre Forza Italia si attesta al 12,9%.
Fratelli d’Italia e Sinistra italiana crescono dello 0,2% e sono rispettivamente al 4,5% e al 4,1 per cento.
8 elettori su 10 del Pd confermano il loro sostegno anche dopo la scission
Oltre 8 elettori Pd su 10 confermerebbero il proprio voto al Partito democratico anche dopo la scissione degli ultimi giorni.
Il 40% degli intervistati, infatti, ha risposto che sicuramente voterà  Pd, mentre il 45% probabilmente darebbe il suo voto al partito guidato fino a pochi giorni fa da Matteo Renzi.
Il 13%, invece, non voterà  più Pd proprio a causa della scissione.

(da “Huffingtonpost”)

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