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DALLA NAZIONALE ALL’AFRICA: GIOCATRICE DEL BRESCIA LASCIA IL CALCIO E DIVENTA MISSIONARIA

Giugno 23rd, 2017 Riccardo Fucile

ELISA MELE, 21 ANNI: “ANDRO’ IN MOZAMBICO, POI STUDIERO’. VOGLIO METTERE IL MIO TALENTO A DISPOSIZIONE DEGLI ALTRI”… “INTRAPRENDERE UN NUOVO CAMMINO SPAVENTA, MA E’ PIU’ PERICOLOSO RIMANERE FERMI”

Dalla maglia azzurra al Mozambico. Elisa Mele, 21enne centrocampista del Brescia Calcio Femminile, lascia il calcio per diventare missionaria.
Addio al pallone: passerà  l’estate in Mozambico, poi andrà  avanti con gli studi. Settimana scorsa, era titolare nella finale di Coppa Italia persa dalle Leonesse contro la Fiorentina. E’ stata la sua ultima partita.
Addio al calcio, al giro della Nazionale, a una passione che ha coltivati dai tempi dell’oratorio. A agosto volerà  in Mozambico, Africa.
«Andrò in missione con altri ragazzi miei coetanei. Sarei egoista e poco credibile anche con me stessa a dire che partirò solo per aiutare e per fare del bene perchè, sono convinta, che prima di tutto andrò per essere aiutata e per ricevere tanto bene. Donando si riceve e sono sicura che riceverò tantissimo. Da settembre invece intraprenderò un percorso di studi e le tempistiche non saranno più compatibili con partite ed allenamenti. Lascio il calcio – chiosa – perchè mi sono resa conto di voler mettere la mia vita e, quindi, anche questo talento a disposizione degli altri».
Cresciuta nel Brescia Femminile, ha collezionato 44 presenze e otto reti con il club in undici stagioni tra settore giovanile e prima squadra.
Ha vinto scudetto e Coppa Italia, giocato in Champions, esordito in nazionale nel corso del Torneo di Manaus lo scorso dicembre, collezionando tre presenze.

Questa la lettera scritta da Elisa:
Appesa in camera ho la foto della mia prima squadra di calcio: anno 2002. Avevo 6 anni. Giocavo nel mio oratorio, Santa Maria della Vittoria, di cui sono particolarmente orgogliosa. Man mano scorro tra le varie foto appese ne vedo altre. Anno 2007, Brescia Calcio Femminile, primo anno da piccola leonessa. In realtà  l’anno prima avevo partecipato ad un Porte Aperte e avrei dovuto iniziare all’età  di dieci anni ma, per motivi di lavoro dei miei genitori e per la distanza del campo, non avevo potuto cominciare. Il Brescia è stata la mia famiglia da quando avevo dieci anni. Dalle Pulcine alla Serie A, dalla maglia dell’oratorio alla maglia azzurra della nazionale. Quante partite con quella maglia indosso, quante vittorie, quanti pianti, quanta passione ed entusiasmo.
Se sono la ragazza che sono adesso è anche grazie al calcio perchè, infondo, è lo specchio perfetto della vita di ogni giorno. Gioie, tristezze, salite, vittorie, sconfitte, sacrifici, allenamenti, ma tutto sempre con entusiasmo e soprattutto con tanta umiltà . Ho sempre sognato di arrivare dove sono arrivata ora e probabilmente anche più in alto. Poi, però, capita che i tanti progetti che avevi in testa iniziano ad essere sormontati da qualcosa di diverso.
Si potrebbe dire “la vita prende il sopravvento” ma preferisco utilizzare altri termini. Più che questo preferisco dire che ad un tratto si prende in mano la vita, ci si guarda allo specchio e ci si dice: “Che cosa voglio fare, o meglio, chi voglio essere?” e la mia sempre sicura risposta “voglio fare ed essere una calciatrice” ha iniziato a lasciare il posto a “voglio essere voce di chi non ha voce, aiuto per gli altri…voglio essere chi mi dice il cuore”. Si sa, al cuor non si comanda e quando un cuore inizia a suggerirti ed invitarti a qualcosa di bello allora si è pronti anche a fare ‘pazzie’. Sono consapevole di avere lasciato tanto, ma allo stesso tempo sono convinta che tanto troverò. Fare delle scelte comporta sempre dire no a qualcosa e sì ad altro… e io sono felice di aver fatto questa scelta nonostante tutte le paure e i mille dubbi che la accompagnano. Mi è costato tanto dire no al calcio, ci ho pensato e ripensato, ma sento che quello che intraprenderò è quello che voglio davvero fare. Ad agosto partirò un mese per il Mozambico, in Africa, e andrò in missione con altri ragazzi miei coetanei. Sarei egoista e poco credibile anche con me stessa a dire che partirò solo per aiutare e per fare del bene perchè, sono convita, che prima di tutto andrò per essere aiutata e per ricevere tanto bene. Donando si riceve e sono sicura che riceverò tantissimo. Da settembre invece intraprenderò un percorso di studi e le tempistiche non saranno più compatibili con partite ed allenamenti. Lascio il calcio perchè mi sono resa conto di voler mettere la mia vita e, quindi, anche questo talento a disposizione degli altri. Il calcio sarà  sicuramente uno strumento che utilizzerò in tante occasioni come aggregazione, educazione, gioco. Lascio il calcio giocato, non il calcio in tutto e per tutto.
Voglio ringraziare tutti, da mio papà  che è stato il mio primo allenatore a chi ci portava l’acqua al campo d’allenamento con il Brescia, da chi mi ha accompagnato alla mia prima partita di calcio a sei anni a chi mi ha sostenuta quando la decisione di smettere si faceva sempre più vicina. Grazie a tutta la società  per questi undici anni, grazie a tutto lo staff e grazie alle mie compagne di squadra. Porterò sempre tutti nel cuore, ovunque sarò. Ho letto una frase che mi piace particolarmente e che faccio mia: “Intraprendere un nuovo cammino spaventa, ma dopo ogni passo che percorriamo ci rendiamo conto di come era pericoloso rimanere fermi”.

Il Brescia: «Sei diventata una donna, grazie di tutto»
Questa la nota ufficiale diffusa dalla società , che saluta Elisa augurandogli le migliori fortune: «Il Brescia CF comunica che la calciatrice Elisa Mele ha deciso di ritirarsi dal calcio giocato all’età  di ventuno anni. La giovane centrocampista classe ’96 lascia così la maglia biancoblu dopo undici stagioni tra Settore Giovanile e prima squadra dove è diventata protagonista nella stagione 2015/16 risultando decisiva con le sue giocate e le sue reti per la conquista del secondo scudetto nella storia del Brescia e della terza Coppa Italia biancoblu, con esordio da titolare in Champions League nella gara di andata dei quarti di finale contro il Wolfsburg. In totale sono quarantaquattro le presenze collezionate con il Brescia ed otto le reti segnate, l’esordio è datato 8 dicembre 2012 in occasione di Brescia-Mozzecane terminata 4-1 quando subentrò nei minuti finali al posto di Sabatino; l’albo d’oro conta uno scudetto, una Coppa Italia e due Supercoppe Italiane, venendo anche convocata in Nazionale maggiore dal ct Cabrini in occasione della gara di qualificazione europea contro la Georgia per poi fare il proprio esordio in azzurro nel corso del Torneo di Manaus lo scorso dicembre collezionando tre presenze. In calce pubblichiamo una lettera aperta di Elisa, a cui tutto il Brescia CF dice grazie per questi splendidi undici anni passati insieme in cui da bambina è diventata donna, grazie per l’impegno ed il talento messo a disposizione della squadra con cui ha contribuito da protagonista alle ultime vittorie della società , grazie per la professionalità  ed il suo sorriso che ha accompagnato ogni nostro giorno di lavoro. In bocca al lupo».

(da “il Corriere della Sera”)

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“PUTIN COINVOLTO DIRETTAMENTE IN CAMPAGNA HACKER PER AIUTARE TRUMP”: LA DENUNCIA DEL “WASHINGTON POST” CHE CITA IL RAPPORTO DELLA CIA

Giugno 23rd, 2017 Riccardo Fucile

L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE RUSSO PER DANNEGGIARE LA CLINTON

Vladimir Putin ordinò personalmente ai suoi di “sconfiggere o almeno danneggiare Hillary Clinton, ed aiutare l’elezione del suo oppositore Donald Trump”.
È il contenuto di un rapporto speciale della Cia, top secret, consegnato a Barack Obama nell’agosto 2016 con la raccomandazione che lo leggessero solo il presidente e un ristretto gruppo di alti consiglieri. §
Lo rivela oggi il Washington Post, in un nuovo scoop sul Russiagate. Mentre continua l’inchiesta su questo scandalo, affidata all’ex capo dell’Fbi Robert Mueller, la rivelazione sul ruolo diretto di Putin è una novità  rilevante.
Nel rapporto che fu consegnato a Obama viene documentato per la prima volta dall’intelligence americana un intervento personale del presidente russo con istruzioni così dettagliate per interferire nella campagna elettorale.
La materia era così scottante che quel rapporto top secret venne trattato con gli stessi protocolli di sicurezza usati nei preparativi del raid contro Osama Bin Laden, spiega il Washington Post.
Fu solo cinque mesi dopo, a fine dicembre e quando ormai stava per lasciare la Casa Bianca al suo successore, che Obama varò una ritorsione: abbastanza modesta peraltro, poichè si trattava dell’espulsione di 35 diplomatici russi e della chiusura di due palazzi da loro usati.
Un po’ poco per quello che il reportage definisce “il crimine politico del secolo, un attacco alla democrazia americana destabilizzante, senza precedenti, e coronato dal successo”.
Il prezzo che Mosca ha pagato per quelle azioni non è certo proporzionale al danno arrecato. Eppure il capo dello staff di Obama, Denis McDonough, sostiene che il presidente giudicò subito quella vicenda come “un attacco al cuore del nostro sistema”. Diversi collaboratori dell’ex presidente ora sembrano convinti che la reazione non fu affatto adeguata alla gravità  dell’attacco.
Anche se il reportage si dilunga sui tormenti interni alla Casa Bianca obamiana, le novità  di questo scoop del Washington Post sono sostanzialmente due: il coinvolgimento personale di Putin; e il pentimento ex-post dei vertici dell’Amministrazione passata per non avere inflitto alla Russia un castigo adeguato. Su quest’ultimo punto è comprensibile il rammarico: forse delle sanzioni più immediate e pesanti, ed una denuncia più forte presso l’opinione pubblica, avrebbero potuto cambiare le sorti del voto accentuando nell’opinione pubblica l’allarme per il legame Putin-Trump.
Ma queste sono ormai recriminazioni ex post. Più interessante è capire quanto il rapporto della Cia possa influire sull’inchiesta in corso, quella che Mueller dovrà  concludere con un suo rapporto da consegnare al Dipartimento di Giustizia e al Congresso.
Più appare evidente l’intento di Putin di cambiare il corso dell’elezione americana, più questo potrebbe influire sull’andamento dell’inchiesta e sulla reazione del Congresso. Nel frattempo, forse non a caso, Trump ha ripreso a dare segni d’insofferenza verso l’inchiesta e verso i suoi stessi collaboratori che ne sono i referenti, a cominciare daggli attuali vertici del Dipartimento di Giustizia.

(da “La Repubblica“)

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A SOSTEGNO DELLA CAMPAGNA DEI RADICALI “ASSAD ALL’AJA”

Giugno 23rd, 2017 Riccardo Fucile

ASSAD DEVE ESSERE PROCESSATO PER CRIMINI CONTRO L’UMANITA’

I Radicali andrebbero ascoltati sempre, seguiti spesso. Soprattutto quando il campo è quello dei diritti umani e della politica internazionale.
Meritoriamente, i Radicali, in primis Marco Pannella ed Emma Bonino, hanno ritenuto che il rispetto dei diritti umani e la condanna di chi di essi fa scempio non dovessero trovare ostacoli insormontabili nell’affermazione secondo cui all’interno dei confini di uno Stato-nazione tutto, o quasi, potesse essere permesso o tollerato, in nome di quell’imperante sovranismo nazionale che oggi, Trump docet, non solo fa spregio di diritti e libertà  ma tende a marginalizzare tutti quegli organismi sovranazionali che quel sovranismo potrebbero intaccare.
I Radicali, gliene va dato atto, hanno provato a ribaltare questa logica e affermato che esiste un Diritto umanitario internazionale che permette, se c’è la volontà  politica, di sanzionare, con un giusto processo, i responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità .
Il frutto positivo di queste battaglie è, ad esempio, la nascita della Corte Penale Internazionale de l’Aja, ovvero la Corte per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia o nel Darfur. È la via legale “all’ingerenza umanitaria”, quella che Giovanni Paolo II invocò di fronte al martirio di Sarajevo o alle atrocità  di Srebrenica
Può esistere dunque una terza via tra rassegnazione e violenza nel rivendicare diritti umani, sociali, civili, di rispetto delle minoranze o per l’autodeterminazione dei popoli: questa via è la disobbedienza civile, la resistenza popolare non violenta.
È rilanciare, su scala internazionale, il concetto che non vi è pace senza giustizia e che la giustizia ha sedi nelle quali può e deve essere esercitata, col pieno rispetto dei diritti della difesa.
Solo così la giustizia non si trasforma in vendetta e il diritto non viene piegato alla realpolitik nè abusato da chi detiene la forza.
E se c’è oggi un Paese al mondo in cui il diritto è calpestato, dove ogni giorno si fa scempio di vite umane, in cui un popolo è tenuto in ostaggio in una guerra entrata nel suo settimo anno, questo Paese è la Siria.
“Assad all’Aja! Per una Siria libera e democratica” è il titolo dell’appello lanciato da Radicali Italiani e rivolto a tutti i cittadini, i Governi e alle Nazioni Unite affinchè nella guerra in Siria si faccia trionfare la pace attraverso la giustizia.
L’appello, che può essere firmato sul sito di Radicali Italiani chiede che tutti i criminali di guerra, del regime al potere o dei suoi oppositori, siano deferiti davanti alla Corte Penale Internazionale dell’Aja e processati per crimini contro l’umanità . Chiede inoltre il congelamento dei beni patrimoniali nei confronti del presidente Bashar al-Assad e di altri che potrebbero essere coinvolti nell’ordine o nell’esecuzione di crimini di diritto internazionale.
“Le centinaia di migliaia di morti e i milioni di profughi segnano la peggiore tragedia umanitaria, umana e civile della storia recente”, rimarcano il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi e Igor Boni, membro della Direzione nazionale.
“Un massacro al quale il mondo occidentale non ha saputo far fronte e che è divenuto in realtà  pretesto per trasformare la Siria in un campo di battaglia e di alimentazione di bande terroristiche, dove si sono scontrati e si scontrano gli interessi di molti. In particolare l’azione di Putin e della Russia, a sostegno del regime violento e sanguinario di Assad, hanno peggiorato di molto una situazione che era già  di per sè gravissima. Noi crediamo da anni che il filo da tirare per uscire dalla guerra sia quello richiamato dal motto “Non c’è pace senza giustizia”. Con questa convinzione profonda offriamo alla comunità  internazionale e a tutti i cittadini uno strumento per dare soluzioni durature per un angolo di mondo che non potrà  certo tornare a una parvenza di normalità  a suon di bombe e distruzioni e non potrà  di nuovo essere governato dal dittatore Assad. Uno strumento che speriamo faccia proprio immediatamente il Governo italiano e l’Europa stessa”, concludono Magi e Boni.
È una campagna da sostenere, una via da seguire, perchè non chiude gli occhi di fronte alla devastazione perpetrata in Siria (circa 400 mila morti, oltre un milione di feriti, 2,7 milioni di rifugiati, 9,3 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza, oltre 6,5 milioni di profughi interni, il 31% dei villaggi rasi al suolo) e non accetta il consolatorio assunto “ma io che posso fare…”.
Ecco, una cosa è possibile fare: sostenere questa campagna. Informandone, anzitutto. Di seguito il testo dell’appello:
“Circa 400.000 morti e milioni di profughi nella peggiore guerra della storia recente. Come in Bosnia venti anni fa, quella in corso in Siria non è una “guerra civile” ma è una “guerra ai civili”, una sistematica opera di massacro della popolazione iniziata e attuata da un dittatore, Bashar al-Assad, che è disposto a tutto pur di mantenere il proprio potere. Noi cittadini d’Italia, d’Europa e del mondo, noi organizzazioni per la difesa dei diritti umani e civili, diciamo, innanzitutto, BASTA!
Basta con il silenzio, basta con l’indifferenza, basta con la rassegnazione. Basta con una realpolitik che ha contribuito a distruggere un intero Paese. Il regime sanguinario siriano deve finire, non certo per dare in mano la Siria a nuovi tagliagole o a terroristi; i cittadini siriani hanno il diritto a una democrazia e a un governo scelto tramite libere elezioni. Assad e tutti i criminali di guerra, del regime al potere o dei suoi oppositori, devono essere deferiti davanti alla Corte Penale Internazionale dell’Aja e processati per crimini contro l’umanità . Deve essere attuato il congelamento dei beni patrimoniali nei confronti del presidente Bashar al-Assad e di altri che potrebbero essere coinvolti nell’ordine o nell’esecuzione di crimini di diritto internazionale. Mai come ora per la Siria e per il mondo intero vale il motto “Non c’è pace senza giustizia!”.
La campagna dei Radicali Italiani s’intreccia con quella lanciata da Amnesty International per chiedere ai leader mondiali di agire per assicurare giustizia, verità  e riparazione a milioni di vittime del conflitto.
La campagna, intitolata “Giustizia per la Siria”, chiede ai governi di porre fine all’impunità  e avviare l’accertamento delle responsabilità  sostenendo e finanziando il meccanismo d’indagine approvato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite lo scorso dicembre e applicando la giurisdizione universale per indagare e processare persone sospettate di crimini di guerra e crimini contro l’umanità  nel corso del conflitto siriano.
“Dopo sei anni terribili, non c’è più alcuna scusa per lasciare impuniti gli orrendi crimini di diritto internazionale che vengono commessi in Siria — ha dichiarato Samah Hadid, direttore campagne presso l’ufficio di Amnesty International a Beirut —. I governi hanno già  a disposizione gli strumenti giuridici per porre fine all’impunità  che ha causato la morte di centinaia di migliaia di siriani e la fuga di milioni di persone. Ora è il momento di usarli”.
Tutti gli Stati, ricorda Amnesty, possono esercitare la giurisdizione universale su crimini di diritto internazionale come i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità . Essa permette di indagare e processare nei tribunali nazionali persone sospettate di essere responsabili di detti crimini, così come di quelli di tortura, genocidio e sparizione forzata, a prescindere dallo Stato dove siano stati commessi e della nazionalità  della persona sospetta o di quella della vittima.
La giustizia internazionale ha i suoi strumenti, le sue vie. Non praticarle significa essere complici dei criminali responsabili del genocidio siriano.

(da “Huffingtonpost”)

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È MORTO RODOTÀ: UNA VITA TRA PASSIONE POLITICA E DIFESA DELLA COSTITUZIONE, UOMO LIBERO ATTENTO AI DIRITTI CIVILI E SOCIALI

Giugno 23rd, 2017 Riccardo Fucile

IL NOTO GIURISTA AVEVA 84 ANNI… RADICALE, POI NEL PCI, E’ STATO PRIMO PRESIDENTE DEL PDS…. POI CANDIDATO DEL M5S AL QUIRINALE, ALLA FINE GRILLO LO DEFINI’ VOLGARMENTE   “UN OTTUAGENARIO MIRACOLATO DALLA RETE”

“C’è un impoverimento culturale che si fa sentire, la cattiva politica è figlia della cattiva cultura”, così Stefano Rodotà , morto oggi all’età  di 84 anni, ammoniva già  nel 2000.
Una frase che sintetizza l’impegno di una vita di un protagonista della nostra vita pubblica che con passione inesausta ha sempre cercato di far valere un punto di vista laico nei grandi temi del nostro Paese.
Difficile inquadrarlo con un’etichetta – giurista, politico, riserva della Repubblica – ma anche complicato incasellarlo dentro uno schieramento: è stato radicale, poi indipendente di sinistra, infine movimentista senza casacca. Comunque sempre a sinistra. E’ stato un intellettuale di valore, uno degli ultimi in questo Paese sempre più avaro di idee. Soprattutto, fino alla fine, è stato un uomo libero.
Era nato a Cosenza il 30 maggio del 1933, negli anni del fascismo.
Il padre, insegnante di matematica di origine albanese poi iscritto al Partito d’azione insegnava alle medie, dava ripetizioni a Giacomo Mancini, il futuro leader socialista; uno zio divenne segretario locale della Dc.
La politica, insieme allo studio, è sin da subito una passione divorante. Nel 1953 approda a Roma per laurearsi in legge. Dice no a un’offerta di Adriano Olivetti, che lo vorrebbe con sè ad Ivrea, e che gli accrediterà  comunque, come sostegno per i suoi studi, 300 mila lire sul conto corrente.
Prima dei quarant’anni è già  ordinario, insegna diritto civile alla Sapienza, ma l’impegno accademico è sempre intrecciato con quello politico; milita nei Radicali, scrive sul “Mondo” di Pannunzio   – a 22 anni il primo articolo finisce in prima pagina – dopo che da ragazzo aspettava ogni settimana impaziente l’uscita del numero in edicola.
E’ Elena Croce, la figlia di Benedetto, nel cui salotto conosce Klaus Mann e Adorno, a introdurlo. “Non c’è un giorno nel quale non abbia preso un libro in mano”, dirà .
E’ tra i primi professori a scrivere regolarmente sui giornali, sin dai primi anni Settanta, quando le tribune dei giornali erano scansate dagli accademici.
Insegna a Oxford, in Francia, in Germania, negli Stati Uniti, viaggia incessantemente, l’altra sua passione è la buona cucina, da gourmet, “l’investimento per una buona cena non va considerato di serie B rispetto a un libro o a un disco”, dirà .
Nel ’79 entra in Parlamento, ma a sorpresa rifiuta l’offerta dei radicali (“l’unico partito al quale sono mai stato iscritto”), e si candida come indipendente di sinistra nelle liste del Pci.
A Pannella, che quell’anno aveva convinto Sciascia a candidarsi, preferisce Berlinguer. Sono anni difficili, il terrorismo mette a dura prova la tenuta delle istituzioni.
Quando il Pci voterà  a favore delle leggi emergenziali di Cossiga, Rodotà  si smarcherà . Vi rimarrà  fino al 1993 quando si dimetterà , a sorpresa, dopo essere stato eletto vicepresidente della Camera.
Scrive: “La mia non è una ritirata, nè un rifiuto sull’aria “ingrata politica non avrai le mie ossa”. I tempi sono così pieni di politica che nessuno può tirarsene fuori con un gesto o una parola”.
La Seconda Repubblica lo vede quindi fuori dal Palazzo, e con più forza, con meno vincoli. Nel 1997, durante il primo governo Prodi, diventa Garante della Privacy, “il signor Riservatezza”, ruolo che regge con equilibrio fino al 2005, in un momento storico in cui, grazie all’esplosione della rete, ogni certezza sui dati personali sembra saltata. Riceve 80 ricorsi al giorno.
Interviene, guida, spiega con mano ferma temi che aveva iniziato a studiare sin dai primi anni Settanta.
I temi di una vita sono i diritti, quelli individuali e sociali, perchè “è da quelli che si misura la qualità  di una società “.
E poi la laicità  dello Stato, i valori della Costituzione, da far conoscere e da preservare, il rapporto tra Stato e Chiesa, quello tra democrazia e religione, la bioetica, la libertà  di stampa.
Su questi argomenti scrive incessantemente, per anni, con prosa scabra, puntuale, “perchè il linguaggio è sempre rivelatore”. Pungola la sinistra ogni volta che può, “sui diritti è debole, quasi che la chiesa cattolica abbia il monopolio delle questioni etiche”.
Il Paese oscilla tra grandi slanci riformatori e repentini ripiegamenti, Rodotà  si ritrova spesso in minoranza. “Viviamo in uno stato di diritto, ma nessuno ci crede”, commenterà  un giorno, amaro.
Con la sinistra dei partiti il suo rapporto è complesso. Nell’89, dopo la Svolta di Occhetto, aderisce al Pds. Ne diventa presidente, ma senza sentirsi mai pienamente a casa. E’ un irregolare.
Sono gli anni di Tangentopoli, la sinistra sconta le sue debolezze, avanza il berlusconismo, il paesaggio del Novecento, con le sue certezze, frana di colpo.
Il conflitto d’interessi di Berlusconi diventa così il nuovo campo di battaglia dove misurare la forza della democrazia repubblicana. Rodotà  è in prima fila.
Ne denuncia le storture ripetutamente. “Siamo alla rottura dei fondamenti di un moderno Stato democratico”, dirà  dopo che Berlusconi avrà  incassato la sua prima fiducia, nell’aprile del 1994, intervistato da Rina Gagliardi.
Rodotà  in qualche modo è sempre stato moderno. A 80 anni si scopre star del web. Parla ai giovani.
Nel 2013 i Cinquestelle lo candidano alla successione di Napolitano. Il tifo per lui “Ro-do-tà  -Ro-do-tà “, risuona a Montecitorio, lo votano anche Sel e alcuni del Pd; poi Grillo, con un atto volgare dei suoi, lo definirà  “un ottuagenario miracolato della rete”. Viene rieletto Napolitano. Sposato da più di mezzo secolo con Carla, collaboratrice di Repubblica, due figli, Carlo e Maria Laura, una delle firme del giornalismo italiano, ha quindi attraversato questo nostro tempo con una profonda curiosità  e spirito civile. “Il mio narcisismo l’ho consumato in tutte le cose che ho fatto. Ora mi sento pacificato”, disse tempo fa ad Antonio Gnoli.
La sua voce, mai accomodante, mancherà .

(da “La Repubblica”)

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IN ODIO A PIZZAROTTI, A PARMA IL M5S INVITA A VOTARE PD

Giugno 23rd, 2017 Riccardo Fucile

NON GLI E’ BASTATO RIMEDIARE APPENA IL 3,2% E LA DESOLAZIONE DI GENTE AI COMIZI

Daniele Ghirarduzzi è il candidato del MoVimento 5 Stelle che ha rimediato un’epica brutta figura a Parma prendendo il 3,18% e finendo surclassato da Federico Pizzarotti, il quale ha già  dimostrato che un M5S senza Grillo è possibile e si appresta a sfidare al ballottaggio Paolo Scarpa, candidato del Partito Democratico.
Evidentemente Ghirarduzzi deve ancora digerire la sconfitta, visto che poco fa su Facebook ha invitato a votare… Scarpa, il candidato del PD, spiegando il tutto con una logica che renderà  orgogliosi i cittadini di Parma, chiunque vinca al ballottaggio, di aver votato… qualcun altro.
“Se vuoi impedire che il PD conquisti il Comune NON votare Pizzarotti. Almeno Scarpa è sostenuto da 3 liste diverse“, ha scritto infatti l’ex candidato grillino sponsorizzato da Massimo Bugani.
Ovviamente a Ghirarduzzi sfugge il piccolo dettaglio che tra le tre liste che sostengono Scarpa c’è il PD, mentre nell’unica lista che sostiene Pizzarotti il PD non c’è.
Ma la notizia è un’altra: ovvero che il M5S odia e teme tanto Pizzarotti da indicare di votare il suo peggior nemico pur di vederlo perdere.
Curiosamente, nei commenti è un massacrato
A Ghirarduzzi sfugge che comunque vada al ballottaggio Pizzarotti, come abbiamo scritto domenica scorsa, ha già  dimostrato a tutti che un 5 Stelle senza Grillo è possibile. E le piazze vuote agli appuntamenti grillini ufficiali, oltre alla sua uscita di oggi, ne sono la più trasparente testimonianza.

(da “NextQuotidiano”)

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BISINELLA VEDE IL SORPASSO E TOSI SI PREPARA A NUOTARE PER 10 KM NELL’ADIGE

Giugno 23rd, 2017 Riccardo Fucile

“FERMIAMO I RAZZISTI”: FRONTE COMUNE CONTRO LA LEGA A VERONA… E COME DICE SALVINI PER GLI ALTRI: SE PERDI A VERONA TI DEVI DIMETTERE, SE POI PERDI ANCHE A PADOVA VAI A LAVORARE PER UNA VOLTA IN VITA TUA

La differenza a Verona la farà  chi saprà  convincere gli elettori a tornare al voto il 25 giugno e chi saprà  invogliare quel 40% di votanti che ha già  snobbato il primo turno. Federico Sboarina, candidato del centrodestra unito, in testa dopo il primo turno col 29,26% dei consensi non le manda a dire: «Votare in piena estate è una scelta scellerata. Spero che i veronesi abbiano voglia di cambiare marcia dopo 10 anni di Flavio Tosi».
Chi ovviamente punta alla continuità  è Patrizia Bisinella, senatrice di Fare! che dopo il primo turno segue a ruota con il 23,54% dei voti, ex leghista come Flavio Tosi e compagna del sindaco uscente: «Verona è una città  efficiente. Vogliamo che continui ad esserlo».
Apparentamenti dopo il primo turno non ce ne sono stati. Ma c’è più di un endorsement che rischia di contare pesantemente domenica.
Federico Sboarina incassa la dichiarazione di voto della lista civica Verona pulita che al primo turno valeva un importante 5%.
Patrizia Bisinella si prende significative dichiarazioni di voto da parte del Pd veronese che non vuole lasciare la città  alla destra ma non solo.
Mercoledì in città  c’era il sindaco di Vicenza del Pd Achille Variati, uno che conta molto in Veneto. Con Flavio Tosi firma un importante accordo di collaborazione con le municipalizzate veronesi.
E si sbilancia assai sul prossimo ballottaggio: «Conosco Patrizia Bisinella. Ha una sua personalità . Se fossi veronese potrei anche sostenerla».
Si gioca ovviamente di sfumature. Un apparentamento dopo che per appena 1200 voti la candidata del centrosinistra ha mancato il ballottaggio sarebbe stato improponibile. Ma i segnali di un avvicinamento tra il centrosinistra e l’ex leghista in corsa per Palazzo Barbieri ci sono.
Nell’assemblea del Pd dell’altro giorno al centro Tommasoli è stato stilato un documento unitario in cui si invita i propri elettori ad andare alle urne ma non a votare Federico Sboarina: «I valori della coalizione che lo sostiene, a partire dalla Lega, non sono compatibili con quelli del Partito Democratico».
Altri sostenitori della candidata al centrosinistra al primo turno hanno invece firmato una petizione assai eretica in cui si chiede di andare a votare proprio per l’ex nemica Patrizia Bisinella: «Si può fare… Come in Francia e Germania abbattiamo i muri della contrapposizione destra-sinistra per il bene comune. Non possiamo invece votare per i razzisti e populisti, oggi sconfitti in buona parte d’Europa».
Patrizia Bisinella, nel caso, giura che non aprirà  la sua giunta al Pd ma qualche concessione si può fare: «Nella mia giunta, ci saranno figure tecniche che si dovranno occupare di cultura e turismo…».
In ballo c’è poi una commissione Trasparenza del Comune che dovrebbe avere un potere di controllo non vincolante, sul modello di un analogo istituto a Milano, sugli atti di Palazzo Barbieri.   Patrizia Bisinella pensa di farla guidare dalla minoranza che non chiama neanche opposizione. E poi ci sono le oltre 140 cariche tra municipalizzate e controllate dal Comune da sistemare dopo il voto.
Si capisce che la partita di domenica è proprio su questo. In una città  ricca con il tasso di disoccupazione al 5% e dove la questione sicurezza non è un problema reale si guarda altrove.
L’Arena è commissariata e unico ente lirico in Italia nel 2016 perde 40 mila spettatori rispetto al 2015. In ballo c’è l’ex scalo ferroviario di Porta Nuova che con i suoi 500 mila metri quadrati fa gola a tanti.
Flavio Tosi, che siederà  ancora in consiglio comunale ma non in giunta, scommette sulla perdita del candidato del centrodestra: «Se la mia fidanzata Patrizia Bisinella diventerà  sindaco di Verona nuoterò per 10 chilometri nell’Adige».

(da “la Stampa”)

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CAMILLERI: “GIOVANI, NON CREDETE A RENZI E AI CINQUESTELLE, SONO GIA’ CADAVERI”

Giugno 23rd, 2017 Riccardo Fucile

AI LICEALI DI AGRIGENTO: “TENETELI LONTANI DAL VOSTRO AVVENIRE”

“Non credete ai Renzi e ai Cinque Stelle” perchè “sono già  cadaveri”.
Questo l’invito rivolto da Andrea Camilleri a un gruppo di studenti del Liceo classico Empedocle di Agrigento, lo stesso frequentato da ragazzo dallo scrittore.
Intervistato nella sua casa di Roma dai ragazzi, Camilleri ha parlato dei suoi romanzi, della lingua inventata per il Commissario Montalbano, di letteratura e di politica.
Ne è venuto fuori un video proposto ieri ad Agrigento nel corso di una affollata “Serata Camilleri” organizzata nell’ambito del Festival della Strada degli Scrittori.
Un video destinato a suscitare polemiche nel mondo politico.
Camilleri dispensa infatti consigli affilati come lame, invitando i ragazzi “a non credere ai Renzi o ai CinqueStelle” perchè “sono già  cadaveri, già  fuori dalla vostra storia e dal vostro avvenire. Teneteli lontani dal vostro avvenire. Fatevelo voi…”.
Alla prima domanda dei ragazzi Camilleri racconta il suo rapporto con i vecchi partiti: “Mai votata la Democrazia cristiana. Io ho sempre votato Partito comunista che, bene o male, aveva il rispetto delle istituzioni”.
E oggi? “Oggi la politica è rappresentata da gente che ha degradato il lavoro.Nel lavoro consiste buona parte della dignità  dell’uomo… E ci si domanda che valore abbia l’articolo 1 della Costituzione. La verità  è che i primi a non considerarla sono i partiti della sinistra, del cosiddetto centrosinistra”.
Prevale un certo pessimismo nelle parole consegnate agli studenti dell’Empedocle da Andrea Camilleri che, per la prima volta, parla della sua vista, sempre più spenta.
Ma a turbarlo è la condizione della politica: “Sono scoraggiato. Alle ultime elezioni romane non sono andato a votare. Sono invece andato al referendum. Anche se per andarci mi sono dovuto sottoporre a tre visite mediche per accertare la mia cecità  e potere andare in cabina elettorale accompagnato”.
Ed ancora: “Voglio darvi un consiglio: rifate la politica che è diventata quasi sinonimo di disonestà . Ricordatevi Pericle, il discorso che fa sulla democrazia. Applicatelo. Voi giovani siete in condizioni di farlo”.
Infine una riflessione sui vecchi e i giovani, sulle responsabilità  degli adulti: “Anch’io mi sento responsabile… Ho vissuto l’entusiasmo del 1945, del 1947 per rifare l’Italia.
E poi? Poi io consegno a mia pronipote e a voi un futuro incerto. Questo è un fallimento che mi porto nella tomba”.
Ma non è un invito ad estraniarsi dalla vita pubblica, come conclude Camilleri: “È facile cadere nell’antipolitica, ma il populismo è la fiammata di un mattino. Appunto, non crediate ai Renzi o ai CinqueStelle…”.

(da “Huffingtonpost”)

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IL TAPPETO VOLANTE DI TOTI, ALTRA BRUTTA FIGURA SUI NUMERI DEL TURISMO

Giugno 23rd, 2017 Riccardo Fucile

PER TOTI IL TAPPETO ROSSO HA FATTO AUMENTARE A MAGGIO LE PRESENZE TURISTICHE A RAPALLO DEL 6%, PECCATO CHE A GENOVA L’AUMENTO SIA STATO DELL’8,25%, NELL’IMPERIESE DELL’ 8,94% NEL SAVONESE DEL 9,82% E NELLO SPEZZINO DEL 13,27%

Strana assonanza tra venditori di fumo e venditori di tappeti (in questo caso sarebbe più corretto dire “acquirente di tappeti” a spese del contribuente).
Non avendo le fisique du rol per farsi immortalare sul red carpet di Cannes, a fianco magari di qualche attrice internazionale, c’è chi ripiega su “un tappeto rosso denoiatri” per provare l’ebrezza della sfilata tra due ali di gabbiani, in mancanza di folla.
Non contento di aver dato così sfogo alle sue fantasie da star, vorrebbe pure convincerci che aver steso un red carpet in quella nota località  meta di giovani che è Rapallo, ha determinato in loco un “aumento dei turisti del 6%”.
Dall’Italia e dall’estero avrebbero scelto Rapallo e Santa Margherita non per la bellezza delle località , ma per mettere piede su un tappeto rosso che lui ha pensato di stendere sul marciapiede (costato pare, se non escono fuori altre fatture, la modica cifra di 55.000 euro, fatturate da Liguria Digitale di Bucci alla Regione Liguria di Toti).
Altri che quei pezzenti di Iseo con il ponte galleggiante di Christo, qua abbiamo la grande opera del Gabibbo bianco che non teme confronti.
Toti proclama quindi un aumento del 6% di presenze turistiche nel Tigullio come un avvenimento storico.
Bene, andiamo a consultare le statistiche ufficiali della Regione Liguria, quindi pubblicate da Toti sul sito ufficiale dell’Ente che governa (e che dovrebbe conoscere).
Nei primi quattro mesi del 2017 i dati sono seguenti:
provincia di Genova: presenze aumentate dell’8,25%
provincia di Savona: presenze aumentate del 9,82%
provincia di Imperia: presenze aumentate dell’8,94%
provincia di Spezia: presenza aumnetate del 13,27%
Ovvero, laddove il red carpet non è stato steso, i turisti sono aumentati dal 2% al 7% in più rispetto a Rapallo.
E sono stati pure risparmiati 55.000 euro a località .
Un altro fumogeno è finito per scoppiare in mano al maldestro Gabibbo.

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GLI SMS CON CUI CASALEGGIO GUIDAVA LA RAGGI

Giugno 23rd, 2017 Riccardo Fucile

GLI SCAMBI SU WHATSAPP SMENTISCONO LA SINDACA: LA NOMINA DEL FRATELLO DI MARRA FU CONCORDATA

L’influenza di Davide Casaleggio sulle iniziative della sindaca Virginia Raggi.
E ancora: l’intesa tra la Raggi e il suo ex braccio destro Raffaele Marra sulla promozione del fratello Renato alla direzione del Turismo del Campidoglio.
Sono questi i due aspetti più rilevanti della chat tra Raggi e Marra di cui dispone la Procura di Roma. Ne dà  conto La Stampa oggi in edicola, che scrive:
Traspare, in particolare, la dipendenza della sindaca da Davide Casaleggio. Virginia Raggi si confronta con Raffaele Marra su tutto e gli riferisce che ha ricevuto istruzioni da Casaleggio anche in materia di emergenza abitativa.
Ecco un Whatsapp che la sindaca ha ricevuto da Davide e che inoltra a Marra: “Sì, anche capire se questi sono veramente nelle case che dovevano essere per emergenza abitativa o meno credo debba fare la parte della replica”. La sindaca della prima città  d’Italia teleguidata? Sicuramente intimorita.
C’è poi la questione della nomina del fratello di Marra. In questo caso, la chat smentisce la sindaca, che sentita dall’Anticorruzione del Comune aveva parlato di una decisione presa “in totale autonomia”. Le cose, a leggere la conversazione, non sono andate esattamente così:
A proposito dell’aumento dello stipendio del fratello Renato, Raffaele Marra (difeso dagli avvocati Francesco Scacchi e Fabrizio Merluzzi) scrive alla sindaca il 14 novembre scorso: «Se lo avessi fatto vicecomandante, la fascia (retributiva, ndr) era la stessa».
La Raggi (assistita dall’avvocato Alessandro Mancori) replica subito dopo: «Infatti abbiamo detto vice no. Abbiamo detto che restava dov’era con Adriano». E lui controbatte: «E infatti con Adriano il posto era quello di cui abbiamo sempre parlato». Si tratta di Adriano Meloni, assessore comunale al Turismo, con il quale appunto Renato Marra sarebbe dovuto andare a lavorare grazie alla nuova nomina (poi revocata).
E ancora:
La chat emerge dalle intercettazioni del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Roma che avevano messo sotto controllo il telefono di Raffaele Marra per un caso di corruzione che lo aveva portato in carcere lo scorso 16 dicembre, intercettazioni poi confluite nell’indagine della squadra mobile di Roma sulle nomine di Marra e di Romeo. Dallo scambio di battute è evidente l’intesa Raggi-Marra e il fatto che avessero più volte discusso della nomina del fratello dell’ex vicecapo di gabinetto. Quando lei si lamenta di non aver capito che Renato Marra avrebbe guadagnato di più, il fratello di questi esclama: “Mi stai dando del disonesto. Non ti ho mai nascosto nulla. Te l’ho detto, evidentemente non troppe volte. È solo a tua tutela che ha fatto un passo indietro (da vicecomandante dei vigili, ndr). Purtroppo l’onestà  non paga”. E la Raggi replica appunto che avevano deciso che la scelta migliore era quella del settore turismo.

(da “NextQuotidiano”)

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