Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
VIAGGIO DISPERATO NELLA RABBIA DEGLI ELETTORI M5S SUL WEB, DELUSI “DA QUESTO POPOLO DI COGLIONI” CHE VOTA PER I MAFIOSI
Il popolo del #vinciamopoi è stanco di questa Italia maledetta. Il MoVimento 5 Stelle ha perso
le elezioni amministrative e mentre il senatore Vito Crimi festeggia per la vittoria del 5 Stelle in un paese di 400 abitanti altrove attivisti e simpatizzanti la pensano diversamente.
Per scoprilo è sufficiente andare a leggere le reazioni a caldo del popolo pentastellato su Facebook.
Come da tradizione del M5S lo psicodramma grillino è tutto in Rete. Ed è tutto da ridere
Il timore dei brogli
La serata era iniziata con il migliore degli auspici. Una delle tante pagine di supporter pentastellati dava la lieta novella: “ottime notizie da molti comuni sui 50mila abitanti”. Addirittura a Genova e a Palermo il M5S secondo i dati era il primo partito. La vittoria forse non era a portata di mano perchè il sistema elettorale consente ai partiti di coalizzarsi ma non bisognava scoraggiarsi. Che poi lo sanno tutti che i partiti si coalizzano perchè hanno paura del MoVimento, no?
La verità dei fatti non è tardata a palesarsi in tutta la sua drammaticità . E sul gruppone “Club Luigi Di Maio” che raccoglie migliaia di attivisti e simpatizzanti pentastellati è iniziata l’analisi del voto. Ovviamente con la consueta pacatezza e lucidità pentastellata. Non mancano coloro che ritengono che i risultati siano stati falsati.
Chi è che non ha ciucciato bene la matita? E come è possibile che dopo mezz’ora i giornalisti (quella kasta maledetta) avessero già i risultati? Qui gatta ci cova.
Man mano che passano le ore l’analisi del voto si fa più acuta e raffinata.
La verità inizia a farsi strada nelle menti degli elettori del M5S. Il MoVimento non ha perso perchè non ha presentato candidati validi, perchè ha dimostrato di non saper governare o perchè ha fatto fuori gli unici che sapevano farlo.
Il M5S ha perso perchè alle comunali “c’è sempre più corruzione, voto parentale, voto amicale”. Se gli italiani fossero liberi (di fidarsi di Beppe) allora sicuramente voterebbero M5S.
Il caso di Parma, con il sindaco uscente Pizzarotti al ballottaggio e il M5S con percentuali ridicole, è emblematico.
Chi è che ha votato quel traditore di Pizzarotti? Fuori i nomi subito di tutti quelli che hanno tradito il M5S. Perchè non hanno fatto votare i robot che hanno espulso Pizzarotti? Sicuramente sarebbe stato meglio.
Non tutti però la vedono così. C’è anche chi si arrampica sugli specchi per dimostrare che a Parma il M5S ha vinto di nuovo. Il motivo? Pizzarotti “è sangue a 5 stelle”. E poco male se Grillo l’ha fatto fuori perchè “è nato dai 5 Stelle”. Insomma le cose non sono andate poi così male.
Molto più difficile accettare la sconfitta a Palermo e a Taranto. Due città che — come Roma — avrebbero davvero tantissimo bisogno di un’amministrazione a 5 Stelle. Eppure i palermitani e tarantini hanno preferito scegliere la casta, la vecchia politica. C’è chi è sollevato dal fatto che il M5S non ha vinto a Palermo, meglio così: era ancora acerba.
Non è questo il momento di fare autocritica. Non la fa Beppe, non la fanno i maggiorenti del partito, perchè dovrebbe farla laggente? Meglio fare come fa Marione: godere nel guardare gli italiani sguazzare nella merda. Con tanti auguri ai cittadini di Taranto e Palermo.
Perchè il M5S ha davvero a cuore il destino di quelle città . A loro mica interessa governare per avere il potere.Manca solo chi augura un’invasione di cavallette. Ma niente paura: ci sono gli sbarchi di immigrati clandestini.
Ecco quindi un honesto che augura licenziamenti, mafia e “di respirare veleno”.
«Italiani popolo di coglioni»
La faccenda si fa biblica. Ecco quelli che ci spiegano che in fondo anche quando al popolo fu concesso di scegliere tra Gesù e Barabba scelse Barabba. E il MoVimento messianico si riconosce nella situazione del Cristo. Ancora una volta il popolo italiano ha voltato le spalle alla salvezza e alla redenzione.
Eccoli lì, gli italiani, che prendono le trenta monete come Giuda. Si prevedono processioni riparatorie al Sacro Cuore dell Dibba nelle maggiori città italiane. Grillo perdona loro perchè non sanno quello che fanno!
Non c’è tempo però per i penitenziagite. Se il M5S avesse potuto combattere alla pari, uno contro uno e non contro le coalizioni allora sì “che gli avrebbe rotto il culo”.
Le cose sarebbero andate ancora meglio se i candidati degli altri partiti fossero stati legati e imbavagliati. Perchè non provare?
Qualcuno sospetta anche del voto agli immigrati. Se potessero votare solo gli elettori del M5S probabilmente il MoVimento governerebbe l’Italia. Ma qualcuno non lo vuole. Che siano i poteri forti della Costituzione? A saperlo
Improvvisamente: lo sconforto
La colpa è degli italiani, della Rai e dei giornalisti che parlano sempre male dei 5 Stelle, della mafia, dei brogli, della vecchia politica e degli immigrati.
Come si fa a cambiare un’Italia così, un’Italia che non vuole cambiare?
Qualcuno teorizza che dopotutto le elezioni non sono lo strumento giusto per dare il via al tanto agognato cambiamento. Qualcun altro spiega che i partiti hanno avuto 50 anni di tempo per convincere gli italiani. Il M5S invece ha avuto poco tempo.
C’è chi ricorda l’ingratitudine degli italiani che prendono “i soldi del M5S” e poi votano la vecchia politica.
Un copione già visto in occasione della ricostruzione in Emilia quando al MoVimento saltarono i nervi.
Ma gli elettori M5S sono troppo delusi e amareggiati.
Non dalla sconfitta (perchè nessuno dei capi ha ancora detto che c’è stata) ma dagli italiani. Meglio allora lasciarsi andare alla deriva, come un naufrago.
Magari l’elettore pentastellato verrà avvistato da una delle ONG che però non lo aiuterà perchè “di carnagione chiara”.
Che amarezza, quanta delusione.
A riveder le stelle? Chissà .
(da “NexQuotidiano”)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
MARCO FABBRI A COMACCHIO ERA STATO ESPULSO NEL 2014 CON REGIO DECRETO SUL BLOG DI GRILLO… RIELETTO CON UNA LISTA CIVICA ALLA FACCIA DI GRILLO
Marco Fabbri, sindaco di Comacchio, era stato espulso dal MoVimento 5 Stelle nell’ottobre 2014 con decreto regio sul blog di Grillo:
La sua colpa era stata quella di aver partecipato alle elezioni provinciali di secondo grado, le stesse che hanno portato nel 2016 Virginia Raggi alla guida della Città Metropolitana (le regole per alcuni si applicano, per altri si interpretano).
All’epoca Fabbri ricordò a Grillo che era venuto a Comacchio «a mangiare a sbaffo l’anguilla»: «da buon genovese ti sei risparmiato i soldi per una chiamata per espellermi e non hai avuto nemmeno i coglioni per un confronto sul tema: prendo atto. Non sono mai stato un amante dei supereroi, non sarà di certo una persona a cambiare l’Italia.
Marco Fabbri di certo no, ma il suo piccolo contributo lo sta dando e si sta sporcando le mani tutti i giorni, altri sbraitano e gridano. Nel Movimento 5 Stelle ci sono persone buone e meno buone».
Oggi Marco Fabbri è stato confermato sindaco di Comacchio senza le insegne del M5S: nel paese sul delta del Po, infatti, Fabbri l’ha spuntata, sia pure di pochi voti, senza dove ricorrere al secondo turno ed è stato eletto sindaco con il 50,9%.
Staccata l’esponente del centrodestra, Maura Tomasi, ferma al 24%, ancora di più quello del centrosinistra, Piero Fabiani, fermatosi all’11%.
(da agenzie)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
NOGARIN CERCA DI MINIMIZZARE: “ABBIAMO POCA ESPERIENZA”
“Nessuno può stupirsi della sconfitta: hanno espulso tutti i vecchi attivisti. quelli che avevano
lavorato sul territorio e che gli elettori conoscevano, per candidature sconosciute fedeli allo Staff”.
Marika Cassimatis, che è stata esclusa dal Movimento Cinque Stelle alla corsa per il comune di Genova dopo aver vinto le primarie sul blog, non nasconde la sua amarezza in un’intervista alla Repubblica: “Nel M5S, in tutta Italia, hanno emarginato e buttato fuori la vecchia guardia degli attivisti con motivazione casuali o addirittura senza motivazione”.
Secondo Cassimatis, la pesante sconfitta subita dal candidato grillino Pirondini a Genova, nasce dal presunto cambio di programma del Movimento: “Ha cambiato gli obiettivi, la linea di programma: parla con Confindustria, ora. E non è più contrario a infrastrutture contro cui la vecchia guardia si è battuta per anni. Il M5S ha perciò dovuto rinnovare gli attivisti. Il gioco non gli è riuscito. Mancando il territorio, il castello crolla: pensano di andare avanti solo con la Tv. Hanno pensato che il Movimento dello Staff funzionasse meglio del Movimento del territorio. Le urne hanno risposto.”
Un’interpretazione diversa della debacle elettorale arriva dal sindaco del Movimento a Livorno, Filippo Nogarin, intervistato dal Corriere della Sera: “Paghiamo moltissimo il fatto di esserci sempre presentati da soli mentre gli altri partiti hanno affrontato le urne in coalizione”.
La ragione della sconfitta, secondo il sindaco di Livorno, vanno cercate nella scarsa esperienza del Movimento: “Le Amministrative premiano sempre chi ha una storia alle spalle. Chi è nuovo non ottiene facilmente un risultato.”
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
AVER CACCIATO CHI AVEVA REGOLARMENTE VINTO LE COMUNARIE PER IMPORRE IL “PREFERITO” DI ALICE NON HA GIOVATO ALLA CAUSA
“Fidatevi di me”, aveva detto Beppe Grillo cacciando Marika Cassimatis che aveva vinto le Comunarie del MoVimento 5 Stelle a Genova e imponendo il suo candidato Luca Pirondini.
Alla fine di un lungo percorso fatto di appelli, contrappelli, cappelli e cappellate Pirondini era diventato il candidato del M5S, come voleva Grillo.
E oggi è fuori dal ballottaggio tra il candidato di centrodestra e il candidato di centrosinistra Crivello e Bucci.
La tranvata è impressionante: dal 29% al 18% in appena due anni
Il MoVimento 5 Stelle, che a Genova ha introdotto sia il Metodo (che prevede soltanto fedelissimi del candidato sindaco come candidati consiglieri) sia le Indovinarie (perchè nel voto bisogna indovinare qual è il candidato preferito da Grillo) riparte da una sonora sconfitta, a cui non è di certo estranea la partecipazione al voto di Marika Cassimatis e Paolo Putti.
Putti, quello “contrario alla politica dei selfie”, era un grillino duro e puro della prima ora, che si è trovato ad essere travolto dalla svolta di marketing imposta dalla Casaleggio.
La professoressa Cassimatis è stata cacciata senza ragione dopo aver vinto di un soffio le Comunarie con il voto decisivo dei tanti grillini che l’atteggiamento ostile della dirigenza M5S in regione ha fatto diventare dissidenti.
Oggi si godono la sconfitta altrui. E dimostrano che aveva ragione l’avvocato Lorenzo Borrè quando sosteneva che dopo Genova Grillo non potrà più dire “fidatevi di me”. Anche perchè i risultati della fiducia si sono visti.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
IL CAPO ASSOLUTO E L’EREDE AL TRONO SONO RIUSCITI A LITIGARE CON LA BASE E IMPORRE CANDIDATI OBBEDIENTI PRIMA CHE BRAVI… E ORA SCATTA LA CACCIA AL COLPEVOLE
Beppe Grillo e il suo fido yesman Luigi Di Maio sono i principali responsabili della sconfitta
del MoVimento 5 Stelle alle elezioni amministrative.
Il Capo Assoluto del MoVimento 5 Stelle e l’erede al trono designato hanno portato avanti con il solito atteggiamento rispettivamente da “io so’ io e voi nun sete un…” e “zì, badrone” che li ha portati a scegliere candidati ubbidienti invece che bravi nelle città al voto; a Parma lo strappo si era consumato prima, a Genova lo spettacolo orribile dell’addio di Putti (contrario alla politica dei selfie…) e della querelle Cassimatis hanno fatto capire a tutti che nel M5S comanda Beppe.
E ai cittadini che vanno al voto di essere governati magari va anche bene, ma di essere comandati proprio no
Il disastro M5S e la linea sociopatica di Grillo e Di Maio
La linea di Grillo e Di Maio ha così portato a una sconfitta cocente, ancora più pesante se raffrontata ai numeri lusinghieri del M5S in alcune città come Palermo, dove alla fine Forello è rimasto vittima di una faida interna insensata partita dopo il caso delle firme false, che Grillo e Di Maio hanno fermato quando ormai era troppo tardi e usando anche lì la mannaia delle sospensioni invece di ascoltare e incanalare il disastro della base cercando di portarla unita alle elezioni: per paura di sporcarsi le mani dopo i servizi delle Iene hanno comandato da Roma e Genova sanzioni su sanzioni, spaccando un gruppo che si era formato insieme alla nascita del M5S ben prima delle elezioni del 2013 e aveva contribuito agli ottimi risultati nell’isola.
Grillo e Di Maio hanno scelto la “corrente” Cancelleri-Forello e mollato quella dei deputati indagati che evidentemente, a parte le ipotesi irreali di complotto, qualche ragione storica ce l’avevano.
E così Forello non è riuscito a fermare Leoluca Orlando che si è riconfermato al primo turno in città e ha rivitalizzato il centrodestra, scivolando al terzo posto nelle preferenze degli elettori.
Come di costume, i retroscena dei giornali ci parlano di un MoVimento che ha capito la lezione solo a metà . Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera ci raccontano di un processo a Di Maio:
C’è chi lo dice apertamente. «Chi ha deciso la linea a Palermo e Genova deve assumersi le proprie responsabilità . E farsi da parte», dice un parlamentare.
Il riferimento nemmeno troppo velato è all’area pragmatica e a Luigi Di Maio. Il vicepresidente della Camera potrebbe tornare di nuovo sulla graticola, anche se le sue chance per la corsa a candidato premier sembrano difficili da scalfire.
Non mancano già i primi affondi: «Paghiamo il distacco dalle lotte che ci hanno contraddistinto: ci siamo messi a mercanteggiare senza ottenere nulla, se non perdere credibilità tra chi ci sostiene», rimbrotta un parlamentare. Qualcuno guarda già oltre e chiede apertamente che per la prossima legislatura gli over 40 possano essere candidati anche a Montecitorio (in questo momento le regole interne al Movimento non lo consentono) perchè «ci sono troppo immaturi» alla Camera.
Ovviamente nulla c’entrano le norme per le candidature alla Camera con la sconfitta alle amministrative, e poco c’azzecca anche la trattativa sulla legge elettorale. Basti vedere Parma, dove Federico Pizzarotti ha allungato una severa scoppola alle velleità da Rasputin di Massimo Bugani, che pensava davvero di fare ombra a un sindaco che ha ben lavorato con un candidato rimediato all’ultimo e due comizi in città
Il KO e la faida interna
Con la sconfitta di ieri c’entrano di più i disastri di Roma e Torino, dove Virginia Raggi e — dopo un buon inizio — Chiara Appendino si stanno rivelando sempre più inadeguate al compito di amministrare città a loro modo complesse.
E anche qui il M5S ha delle responsabilità , visto che preferisce nascondere la testa sotto la sabbia dei complotti invece di assumersi le responsabilità .
Più che Stalingrado oggi Parma è una Caporetto. Che dimostra che un MoVimento 5 Stelle senza Grillo è possibile. E che l’era degli yesman ha preso oggi una robusta tranvata. Per scomparire definitivamente, però, ci vorrà una sconfitta personale. Potrebbe arrivare presto.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
FIRME FALSE A PALERMO, ESPULSIONI A PARMA, FAIDE A GENOVA… GLI ORTODOSSI: “FALLITA LA GESTIONE DEGLI ENTI LOCALI”… “PAGHIAMO LE DIFFICOLTA’ DI RAGGI E APPENDINO”
«È il fallimento del sistema Di Maio». Le chat degli ortodossi del Movimento 5 stelle esplodono allo scorrere dei primi exit poll. E ricordano che il delegato degli enti locali resta il vicepresidente della Camera, insieme ai fidati Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro.
«Ci siamo concentrati solo sulle politiche, abbiamo inseguito Renzi che voleva andare subito al voto per fregarci, perchè sapeva che alle amministrative ci saremmo sfracellati», si sfoga un senatore.
La trattativa fallita sulla legge elettorale è considerata, ormai da molti, l’errore capitale.
«Chi ce lo faceva fare – chiede una deputata – perchè non aspettare le regionali siciliane, dove è previsto che andremo fortissimo, prima di andare al voto? La verità è che lo stratega aveva sbagliato tutti i calcoli, come al solito».
Ma ci sono altri indici puntati, seppur nascosti da un ufficiale silenzio: sulla cattiva gestione di Roma, «la prova che non siamo ancora pronti». Sulle nuove difficoltà di Chiara Appendino a Torino, «alla fine si è rivelata inesperta anche lei».
Umiliati a Parma, vittime delle proprie divisioni a Genova, l’un contro l’altro armati a Palermo, ancora molto bassi nel Nord Est produttivo e a Verona, dove stentano a rubare terreno alla Lega.
Alle nove di sera, un messaggio perentorio della comunicazione invita gli eletti dei 5 stelle a non rilasciare dichiarazioni.
Le attese erano negative, il nervosismo di Beppe Grillo al seggio ne è stata la prova tangibile. Ma su un successo “miracoloso” nella sua città , il fondatore sperava. Non l’avesse fatto, non l’avrebbe scelta per il comizio di chiusura insieme a Luigi Di Maio.
Ma a risultati consolidati, quel che filtra dai vertici è un mesto: «Lo sapevamo. Non abbiamo speso nulla per questa campagna. Non abbiamo fatto tour. Localmente siamo comunque cresciuti, alle amministrative soffriamo perchè corriamo soli contro le accozzaglie».
Animano le truppe, Grillo e Casaleggio: «Puntiamo alla Sicilia e all’Italia. È su quelle battaglie che ci spenderemo»
Ad attivisti amici, una deputata di peso come Roberta Lombardi dice: «Dobbiamo curare di più il lavoro sui territori, essere più presenti, pensare che il percorso nazionale si costruisce su ogni singolo comune».
Altri sono più arrabbiati: «I nostri consiglieri, i nostri sindaci, si sentono abbandonati. I gruppi sono stati lasciati allo sbando». Quel che serve, dicono in molti, è un coordinamento vero. La piattaforma Rousseau – che ha una parte dedicata allo sharing delle buone pratiche negli enti locali – non è sufficiente.
Che la sconfitta di Parma sarebbe stata bruciante, il fedelissimo della Casaleggio Max Bugani e il senatore Nicola Morra lo avevano capito quando, alla chiusura, non si sono ritrovati davanti praticamente nessuno.
Cinque anni fa Grillo sollevava il braccio di Federico Pizzarotti. Di quella vittoria – «la nostra Stalingrado», aveva scritto il blog – sono rimaste solo macerie. A Pizzarotti era stato rimproverato proprio quello che molti parlamentari dicono oggi: l’aver parlato della necessità di una struttura fisica, di un coordinamento vero.
Cacciato lui, a Parma il Movimento è di fatto scomparso. A Palermo la guerra interna lo ha dilaniato fino a dissanguarlo. Il gruppo del deputato Riccardo Nuti era considerato forte, finito nei guai per le firme false, ha cercato solo di non far vincere i sopravvissuti.
Fino a fare un esposto in procura contro il candidato Ugo Forello.
A Genova il gruppo si è diviso seguendo la faglia nazionale: i dimaiani di Alice Salvatore da una parte, con Pirondini, i movimentisti della prima ora dall’altra: usciti (Putti) o cacciati (Cassimatis). Hanno corso tutti, nessuno è arrivato al ballottaggio (che nel 2012 era stato sfiorato).
Semmai i leader M5S avessero seguito una strategia, quella di ieri è stata la notte del fallimento. Temuto, forse, ma non in modo così schiacciante.
Da oggi, si penserà a quel che deve cambiare. In molti sono pronti a chiederlo a gran voce
(da “La Repubblica”)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
MA E’ PREMATURO DEDURRE CHE SIA COMINCIATO IL DECLINO DEL M5S
Nel vuoto di quel che resta dei partiti, mai come questa volta svogliati e distratti, la tornata
delle elezioni comunali era l’inevitabile specchio di una politica sfilacciata, senza idee.
Eppure dal voto negletto sono emerse rilevanti indicazioni.
Non tanto il ritorno del bipolarismo centrodestra/centrosinistra, perchè servono ben altre conferme prima di poterlo affermare.
Quanto la grave sconfitta del Movimento Cinque Stelle, la prima seria battuta d’arresto registrata da un Grillo che forse presagiva la disfatta per come nelle ultime ore appariva scontroso e infastidito nelle strade della sua Genova.
Essere esclusi da tutti i ballottaggi che contano è un pessimo presagio, tanto più che le percentuali raccolte da nord a sud sono scarse per una forza che si è proposta in questi anni come alternativa al sistema.
È del tutto prematuro dedurre da questi dati che è cominciato il declino del M5S.
Del resto, non c’è quasi mai omogeneità fra voto amministrativo e voto politico. I Cinque Stelle, nella loro storia breve e turbolenta, hanno dimostrato di essere a loro agio sul terreno delle elezioni legislative, mentre le vittorie nei comuni maggiori (Parma, Livorno, Roma e ora persino Torino) non hanno portato loro granchè fortuna
Quel che è certo, un movimento radicale e populista ha bisogno di continui rilanci nel favore popolare.
Un partito tradizionale, che vive di gestione del potere, può anche permettersi delle pause e dei passaggi a vuoto. Viceversa, per un movimento carismatico come quello che Grillo ha avuto l’ambizione di costruire, la crescita non può essere che continua.
Quasi sempre la prima sconfitta segnala, se non altro, la fine della fase ascendente e la difficoltà di ripartire come se nulla fosse. Accadde così per l’Uomo Qualunque nell’immediato dopoguerra e per Poujade nella Francia degli anni Cinquanta.
Grillo paga per la prima volta i suoi errori.
L’ultimo è recentissimo: aver dato la sua copertura al patto Renzi-Berlusconi sul falso modello tedesco. Un piccolo pasticcio parlamentare all’italiana da cui i Cinque Stelle sono usciti frastornati. E si capisce.
Se si pretende la purezza, non si entra in certe combinazioni che hanno il sapore della “casta”, secondo l’ambigua terminologia grillina. Ma ci sono stati molti altri sbagli.
La gestione Raggi a Roma prima o poi avrebbe presentato il conto. E l’infortunio di Chiara Appendino a Torino, con il disastro di piazza San Carlo, è accaduto troppo a ridosso del voto per non avere conseguenze.
Si potrebbe continuare. I litigi continui sul piano locale hanno lasciato il segno.
A Parma Pizzarotti, personaggio emblematico, va al ballottaggio dopo essere stato espulso a suo tempo dal movimento e nessuno ha capito ancora bene perchè.
A Genova, come è noto, è stata cacciata da Grillo la candidata prescelta dai cittadini con il metodo delle primarie “via web”.
Lo spettacolo di un partito che non rispetta le sue stesse regole, enunciate con tutta l’enfasi possibile, non è il miglior viatico per conquistare nuovi consensi. Quel tanto di campagna che il leader si è caricato sulle spalle non ha prodotto grandi risultati, come si è visto ad esempio a Taranto. O a Palermo.
Sul piano nazionale, il tentativo del movimento di trasformarsi in forza affidabile, persino moderata, sembra un po’ goffo.
Si veda Di Maio che cerca di costruirsi un profilo europeista ed elogia francesi e tedeschi. Un’evoluzione è sempre possibile, non c’è dubbio, ma ha bisogno di tempo per essere credibile. Altrimenti ha il sapore di un espediente. E le operazioni fatte a metà , con eccesso di astuzia, finiscono per scontentare tutti. In questo caso, gli elettori.
Sta di fatto che la sconfitta grillina arriva nello stesso giorno in cui la Francia offre al presidente Macron la più squillante delle vittorie, in virtù di un sistema maggioritario fondato sui collegi che non ha niente, ma proprio niente in comune con l’Italicum, come pretenderebbero i nostalgici del sistema bocciato dalla Corte Costituzionale.
In Francia sono sconfitti i nazional-populisti di Marine Le Pen. Ed è curioso come anche la leader del Fronte Nazionale avesse tentato nelle ultime settimane una cauta conversione, abbandonando i temi più aspramente anti-europei e ostili alla moneta unica. Chissà se anche gli elettori francesi sono rimasti sconcertati da questo zig-zagare, al pari degli elettori italiani dei Cinque Stelle.
In ogni caso, è evidente che il populismo ha conosciuto una serie di brucianti sconfitte in giro per l’Europa.
Pochi mesi fa, dopo la Brexit e la vittoria di Trump, sembrava in procinto di conquistare l’Occidente. Oggi è del tutto ridimensionato.
Vedremo quel che accadrà nel prossimo futuro, in Italia e altrove in Europa.
(da “La Repubblica”)
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Giugno 12th, 2017 Riccardo Fucile
AL PRIMO TURNO PASSA ORLANDO A PALERMO, ALTROVE E’ BALLOTTAGGIO TRA CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA… PIZZAROTTI SFIDERA’ SCARPA A PARMA, A VERONA LA LISTA TOSI AL BALLOTTAGGIO CON IL CENTRODESTRA
Frana M5s. È una sconfitta dai contorni pesanti quella che arriva per Grillo dalle urne dei 1.004 comuni chiamati al voto per rinnovare le amministrazioni.
Il Movimento – a meno di sorprese dai risultati definitivi – è escluso dai ballottaggi di tutte le maggiori città al voto. Compresa Genova, la città del leader che si era detto sicuro del successo anche davanti alla piazza vuota per l’ultimo comizio.
E, in più, in quasi tutti i grandi centri il distacco dei candidati M5s dai primi due che andranno al ballottaggio (quasi ovunque di centrodestra e centrosinistra) è abissale. Anche nella Parma di Pizzarotti, sulla quale erano puntati occhi da tutta Italia, che pur con una bassa affluenza alle urne ha comunque lasciato il candidato grillino sotto il 5%.
E, insieme, queste elezioni aprono una nuova possibilità per l’asse di centrodestra Fi-Lega: di fatto inesistente a livello nazionale con la palese ostilità Salvini-Berlusconi, ma rinato in molte delle città al voto. Con il risultato di portare in quasi tutte un candidato al ballottaggio.
E al ballottaggio si va in quasi tutti i 21 capoluoghi di provincia e 4 capoluoghi di regione al voto: la gran parte dei sindaci delle grandi città saranno eletti il prossimo 25 giugno.
A Genova si affronteranno i candidati del centrodestra, Marco Bucci (38%), a sorpresa in vantaggio, e del centrosinistra, Gianni Crivello che va oltre il 33%. Fuori dai giochi, come detto, il Movimento di Beppe Grillo e bassissima l’affluenza: solo il 48,39% degli aventi diritto ha votato.
Praticamente neanche un genovese su due è andato a votare.
A Parma, il sindaco uscente Federico Pizzarotti (Liste civiche) è vicino al 35% e se la vedrà al secondo turno con Paolo Scarpa del centrosinistra.
A Catanzaro il candidato sindaco Sergio Abramo (centrodestra) si avvicina al 40% e sfida Vincenzo Ciconte (centrosinistra), mentre a Palermo plebiscito per il sindaco uscente, Leoluca Orlando, che va verso la vittoria al primo turno (la legge elettorale siciliana ha abbassato al 40% il quorum per essere eletti) attestandosi sul 45% delle preferenze. Lo sfidante del centrodestra, Fabrizio Ferrandelli, non va oltre il 33%.
Due settimane per preparare a Verona la sfida tra Federico Sboarina (centrodestra), che supera il 29%, e la compagna di Flavio Tosi, Patrizia Bisinella (Fare+civiche). Centrodestra avanti anche a Taranto con Stefania Baldassarri oltre il 21%: con lei si contenderà la poltrona di sindaco Rinaldo Melucci (centrosinistra).
Il centrodestra si conferma a Lecce coalizione di riferimento, ma il candidato sindaco Mauro Giliberti non riesce a sfondare, costretto al ballottaggio con Carlo Maria Salvemini, del centrosinistra
A L’Aquila alla seconda tornata vanno Americo Di Benedetto (centrosinistra) 47% e Pieluigi Biondi (centrodestra). Il neosindaco dell’Aquila dovrà proseguire il difficile lavoro per la ricostruzione post sisma
Massimo Bitonci (centrodestra) è avanti a Padova e sfiderà tra due settimane Sergio Giordani (centrosinistra).
Sconfitta a Lampedusa Giusi Nicolini, la sindaca vincitrice del Premio Unesco per la Pace, arrivata terza, dopo Salvatore Martello, detto ‘Totò’ e Filippo Mannino. I dati non sono ancora definitivi perchè lo spoglio è lento, ma dai rappresentanti di lista viene confermata la vittoria di Martello, ex sindaco di Lampedusa e vicino a una parte del Pd.
Per Carrara è ballottaggio tra il candidato a sindaco del Movimento 5 stelle Francesco De Pasquale e quello della coalizione del Centrosinistra (Pd-Psi-Pri) Andrea Zanetti.
Ballottaggio anche a Lucca tra Tambellini (centrosinistra), che ha più del 37%, e Santini (centrodestra).
E’ durata solo una legislatura la guida a 5 Stelle del Comune di Mira, nel Veneziano, uno dei primi municipi conquistati nel 2012 dal movimento di Grillo, con il sindaco Alvise Maniero.
Confermato Daniele Lorenzini, a capo della lista civica ‘insieme per Rignano’, sulla poltrona di sindaco a Rignano sull’Arno. Lorenzini, che nel 2012 era stato eletto dal Pd, ha battuto con largo margine la candidata del Pd Eva Uccella.
A quanto pare, la scelta di Lorenzini di andare contro il suo vecchio partito e contro Tiziano Renzi, segretario del circolo anche se attualmente autosospeso, ha dato i suoi frutti.
Verso la vittoria al primo turno a Cuneo il candidato di centrosinistra Federico Borgna, che supera il 60% delle preferenze. Stesso discorso per Frosinone: qui Nicola Ottaviani del Centrodestra sfiora il 70%.
(da agenzie)
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Giugno 11th, 2017 Riccardo Fucile
COME PREVISTO, GRILLO RIESCE A SFASCIARE IL M5S E DARE UNA MANO AL LEGHISTA BUCCI… CRIVELLO (PD) VA AL BALLOTTAGGIO CON IL CENTRODESTRA
Lasciamo perdere la tradizione di sinistra di Genova, acqua passata. 
Per ragionare sul risultato previsto dai primi exit-poll bisogna partire dal dato più recente, quello relativo a due anni fa alle regionali.
Nella città di Genova i risultati erano i seguenti: M5S 27,6% (la candidata a governatrice Alice Salvatore superò il 29%).
Ora Pirondini è dato appena sotto il 20%.
Centrodestra due anni fa: Lega 16,7%, Forza Italia 10,1%, Fdi 3%, Lista Musso 3%, AP 0,9% per un totale intorno al 34%
Ora Bucci è dato tra il 32% e il 36%, quindi nulla di nuovo, risultato confermato.
Centrosinistra due anni fa: Pd 24,8%, altri di sinistra 2,8%, altra di sinistra 4,6 per un totale intorno al 32%.
Ora Crivello è dato tra il 32% e il 36%, diciamo leggero incremento.
C’era poi Sinistra Italiana al 4%, oggi appoggia l’ex grillino Putti, accreditato di un 3-4%%. L’altra ex Cinquestelle Cassimatis è data intorno all’ 1-2%
Considerazioni finali (se i risultati fossero confermati):
Il dato più eviente è il crollo del M5S che avrebbe perso un 9%, menre centodestra e centrosinistra sono più o meno stabili e appaiati.
Ago della bilancia saranno al ballottaggio gli elettori grillini (ovvero il 20% di Pirondini) e il 4-5% che ha votato a sinistra del Pd, ovvero per Putti o per l’ex Cassimatis.
Si conferma la nostra tesi: Grillo è riuscito nell’impresa di perdere a Genova in un contesto favorevole, spaccando il Movimento, semplicemente perchè non voleva vincere.
A questo punto manca la ciliegina finale: l’aiutino a Bucci nelle ultime due settimane, come da strategia nazionale.
E vedrete che non mancherà .
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